“Stefano Bollani Danish Trio” meraviglia ed emoziona

Sorprende il Teatro Verdi di Gorizia una delle più geniali formazioni del jazz degli ultimi anni

Assuefatti, più per consuetudine che per consapevole deliberazione, dalla comune considerazione che la musica jazz si prepari con ingredienti troppo colti per essere compresi dai più e si risolva in condimenti decisamente poco edibili e fin troppo intimistici, siamo abituati a liquidare il genere che fa dell’improvvisazione la sua chiave espressiva con uscite da de gustibus non disputandum, finendo inevitabilmente a rappresentarlo come “il tipo d’uomo col quale non vorremmo mai che nostra figlia uscisse“, per dirla alla Duke Ellington. Ma esiste chi possiede il privilegio raro, caratteristica peculiare dei solisti jazz di grande talento, di non cedere alla tendenza ad ascoltare soltanto sé, ma cercare di ricreare un suono che sia pieno, totale, nella sua universale armonia, creazione perfetta di una pluralità di espressioni strumentali, non produzione di una ritmica prettamente individualista. E quando accade che a questa capacità si aggiunga anche la genialità, l’estro, l’apertura a ogni tipo di sperimentazione e l’abilità nel coinvolgere anche chi è semplicemente spettatore, la magia della musica crea un’atmosfera tale da rendere impossibile qualsiasi giudizio di valore o critica, ma soltanto godimento artistico, assoluto.

È quello che è accaduto ieri al Teatro “Giuseppe Verdi” di Gorizia durante l’esibizione di una delle più autorevoli personalità del panorama jazz made in Italy: Stefano Bollani, classe 1972, reduce dal grande successo televisivo dell’autunno 2011 (“Sostiene Bollani”, le cui performance ci sono forse note dalle più recenti repliche di gennaio e febbraio scorsi), ha proposto la sua nuova esperienza musicale che lo vede protagonista nell’ incontro con due vere e proprie meraviglie artistiche della scena jazz danese, il bassista Jesper Bodilsen e il batterista Morten Lund. La riuscitissima formazione del Danish Trio è nata in occasione del JazzPar del 2002 quando Enrico Rava, vincitore del premio, chiese a Bollani di esibirsi come solista durante la cerimonia di premiazione in cui Bodilsen e Lund s’occuparono della sezione ritmica. Da allora il sodalizio artistico non ha più diviso il trio che, dopo aver incantato l’Europa del Nord, non pare volersi più fermare dal tour che continua a stupire i teatri con un originalissimo percorso musicale che culminerà il prossimo giugno con la registrazione a New York del nuovo disco per l’ECM. 

Il concerto del Danish Trio non è mai un mero divertissement artistico, è privo cioè del compiacimento autarchico che i jazzisti sono soliti presentare nelle loro estemporanee composizioni; allo stesso tempo però assume le forme del divertimento, del gioco musicale, del ludus, la cui conduzione è assegnata in maniera perfettamente equilibrata a tutti i musicisti: “l’ascolto è un elemento centrale e ciascuno di noi è, in ogni istante, attento a ciò che gli altri stanno suonano, concentrato sul suono nella sua totalità”, esattamente l’ideale del gruppo a cui Bollani aspira, in cui un dialogo continuo fatto di note che paiono non avere mai fine interloquiscono fra di loro, attraversando suoni duttili, fluidi, ma eccentrici, intervallati a ritmi sincopati che si sciolgono in estreme distensioni.
Non ci capita mai di discutere sul modo di suonare un pezzo, cosa che, per la mia esperienza, è piuttosto insolita”, dice Bollani, conscio del fatto che la musica risulta avere primaria importanza rispetto a tutto il repertorio, tendenza che risulta evidente nel modo in cui il trio affronta brani danesi, italiani, americani, anche pop, attraverso una rielaborazione colma di un’espressività insolita e del tutto singolare.
Bollani balla, teatralizza il suono, canta, fischia, parla con tutto il corpo, esplode in geniali trovate comiche durante una composizione e l’altra, in cui riesce a coinvolgere anche l’apparente freddezza dei due artisti danesi che lo accompagnano, sorprende e non lascia disattendere alcuna aspettativa: è innegabile che questo incontro casuale, declinato nella forma del trio, sia una delle più geniali formazioni del jazz degli ultimi anni.

Ingrid Leschiutta