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S.O.S. RUSSIA: NONOSTANTE IL FREDDO SI SCALDA IL CUORE

Suona la sveglia, e stamattina è facile uscire dal tepore delle coperte. Infilo veloce un paio di calzini – anche il linoleum può essere freddo di prima mattina – e subito in cucina a preparare la colazione e i panini per il gruppo. Pane, cipolla, farinata, lattuga e ancora pane. Ogni tanto una mescolata al müsli che pian piano arriva a bollore, profumando la cucina di mele e cannella.

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Quanto farà freddo a Trieste?
“Prevedono 4°C, ma la percepita sarà intorno allo zero.”
Saliamo in macchina, sistemandoci tra sciarpe, zaini, giacconi, bandiere e striscioni. Si parte.

Campi, fabbriche e case scorrono dietro il finestrino. Poi, infine, il mare. Il traffico di Trieste ci inghiotte, qualche svolta a vuoto, nel tentativo di aggirare la zona rossa, poi finalmente parcheggiamo.
Le rive, pressoché deserte, offrono uno scenario al limite del surreale mentre, con passo spedito e le bandiere al vento, raggiungiamo piazza Sant’Antonio costeggiando le transenne. Girato un ultimo angolo le prime bandiere colorate ci accolgono, qui e là una faccia amica, un cenno di saluto, un sorriso. La piazza in poco tempo è gremita e presto le note di Čajkovskij ci avvolgono.20131127-183605.jpg

Eccoci qui: ragazzi e ragazze, uomini e donne (e chi sta nel mezzo), eterosessuali, omosessuali, bisessuali, transgender e queer in piazza per manifestare – in occasione del vertice italo-russo che si tiene oggi a pochi metri da qui, in piazza Unità a Trieste – il nostro rifiuto di accettare i soprusi causati dall’amministrazione Putin in Russia,

Sul piccolo palco improvvisato salgono uno dopo l’altro gli organizzatori della manifestazione (Andrea Tamaro e Giacomo Deperu, Clara Comelli, Antonio Parisi, Daniel Saiani e il nostro presidente Alessandro Baldo), Elena Toffolo e Flavio Romani, presidenti nazionali di Arcilesbica e Arcigay, e infine Vladimir Luxuria, madrina d’eccezione di questa bella giornata. Sotto le loro parole una bandiera arcobaleno gigante copre la folla, gonfiata dal vento e dalle mani alzate verso il cielo dei manifestanti.

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In questo momento – mentre noi ascoltiamo le parole appassionate degli oratori, mentre Putin e Letta discutono di accordi commerciali e intergovernativi – centinaia, migliaia di persone gay, lesbiche, bisessuali, trans* e queer in Russia temono per la propria incolumità, rischiano di venire multat* o arrestat* solo per essere se stess*, grazie a leggi liberticide come quella che punisce la “propaganda dei rapporti non tradizionali ai minori” (legge talmente vaga da permettere di colpire chiunque possa dare fastidio a qualcuno), rischiano di venire picchiat*, insultat* e minacciat* solo per il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere.

Ecco per chi siamo venuti tutti in piazza oggi: per i nostri fratelli e sorelle russi che soffrono nel silenzio dei grandi media, per dare loro voce in questo momento buio.

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Uno dopo l’altro, si susseguono gli interventi dei rappresentanti delle associazioni che hanno aderito alla manifestazione, piano piano questo bell’incontro volge al termine, lasciando i partecipanti ebbri di una singolare eccitazione, al confine tra la soddisfazione per una manifestazione ben riuscita e l’agghiacciante brivido nel confrontare l’attuale situazione russa con quella di altri momenti storici, con altre leggi liberticide e discriminatorie che hanno portato terribili conseguenze.

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E allora ecco il mio auspicio, che giornate come queste possano diventare un faro nella nebbia, una piccola luce che ci ricordi che, unit* e con costanza, possiamo davvero fare la differenza, un piccolo passo dopo l’altro.

 

Parole di Andrea Regina, musica (o meglio foto) di Sara Rosso, componenti dell’Associazione Universitaria Iris

Rudi Buset
rudi.buset@ildiscorso.it
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