lunedì , 15 ottobre 2018
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Reddito minimo, la proposta di Sel in regione che dovrebbe essere più “reale”

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Con dieci milioni ci puoi fare tante cose. L’imbarazzo della scelta su cosa farci, per qualunque famiglia avesse la fortuna di trovarsi in tasca un malloppo simile, non è certo indifferente. In tempo di crisi, solo il sentir pronunciare una cifra così ha un che di amaro, come un sogno sigillato a doppia mandata in qualche cassetto nascosto e inviolabile.

La Regione un’idea su come usarli se l’è fatta. Per questo ha deciso di metterli da parte in finanziaria, con il progetto di introdurre un sostegno al reddito per far fronte alla tremenda crisi del lavoro. Anche se, per ora, il Consiglio Regionale non ha rivelato niente sulle eventuali cifre che coinvolgerebbe un provvedimento del genere.

A premere affinché le cose si sblocchino è Sel, che pochi giorni fa ha lanciato una propria campagna nazionale sul web per promuovere una proposta di legge a riguardo: #unredditoilminimo. Scaricando dal sito www.unredditoilminimo.com il volantino e personalizzandolo con il proprio pensiero, chiunque può entrare a far parte di un “collage” di volti, richiedenti tutti la stessa cosa.

La storica giudice di X Factor, Mara Maionchi, probabilmente commenterebbe così il tutto: “Bravi, bravi: bell’idea, bello slogan, bello il fine…ma per me è un no!”. O quantomeno un “nì”, vista la delicatezza dell’argomento, ma qualche perplessità viene spontanea pensarla. Perché 10 milioni saranno sicuramente una cifra da cui partite, ma è il concetto stesso di assistenzialismo a preoccupare.

L’intento, lo ripetiamo, è nobile. E sicuramente garantire un reddito minimo è una cosa necessaria e dovuta, vista la grave crisi che sta colpendo la regione e l’Italia intera. Arrivare, oggi come oggi, alla fine del mese rappresenta un rebus per tantissime famiglie e qualche soldo in più, anche se non tantissimi, potrebbe veramente fare la differenza.

È vero, in tanti Paesi europei una legge simile esiste già. A volte in forme veramente insostenibili, come il caso della Francia il cui welfare rappresenta un costo esorbitante da sostenere, ed è un aspetto di cui tener conto. Finora solo Italia e Grecia non hanno preso provvedimenti in questa direzione, tanto per confermare il degrado del nostro Stato Sociale.

La Regione potrebbe avviare un’iniziativa simile, anzi dovrebbe per far respirare i lavoratori, ma ciò non può rappresentare assolutamente una soluzione ai problemi del Paese. Perché non è con l’assistenzialismo che si uscirà dalla crisi, ma sarà soltanto un rimandare al domani costi che i posteri pagheranno. Già oggi sarà un’impresa titanica pagare le future pensioni, andando avanti così non si risolve niente.

Perché, allora, non investire in nuovi posti di lavoro? Utilizzando magari quei soldi sotto chiave, o una parte almeno, per aumentare le assunzioni e quindi abbattere la disoccupazione? Anziché puntare tutto sull’assistenzialismo, che di per sé rappresenta qualcosa di precario, avrebbe più senso crea lavoro stabile e sicuro. Forse la sinistra dovrebbe difendere di più questi concetti, anziché aggrapparsi agli slogan 2.0.

Timothy D.

 

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