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QUESTIONE FAME/MALNUTRIZIONE, LO SCANDALO DELLO SPRECO ALIMENTARE

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Nella giornata in cui esce il rapporto annuale sullo Stato dell’insicurezza nel mondo (“The State of Food insecurity in the world – Sofi 2013”), emerge come la lotta allo spreco alimentare sia l’obiettivo davvero strategico per affrontare in modo organico la questione ormai indifferibile della fame e della malnutrizione. «La fame cronica non colpisce solo i Paesi in via di sviluppo – commenta Andrea Segrè, presidente di Last Minute Market e promotore della campagna “Un anno contro lo spreco” – È vero che, come riporta il rapporto diffuso oggi, il numero di affamati è leggermente diminuito rispetto alla rilevazione precedente: ventisei milioni di persone affamate in meno non sono poche, ma ne restano ben 842 milioni, ovvero una persona su 8 al mondo soffre di fame cronica e  non ha abbastanza cibo per condurre una vita sana e attiva. Ma la questione è soprattutto un’altra – sottolinea Segrè – e cioè che la popolazione malnutrita si estende nei paesi cosiddetti sviluppati, complice la crisi economica. La fame è ovunque. Di fronte a questi numeri, e un calo complessivo di qualche milione non è molto consolatorio, è davvero uno scandalo che – come emerge sempre da un rapporto FAO presentato la scorsa settimana, oltre un terzo della produzione agroalimentare mondiale si perda e si sprechi. È dalla riduzione degli sprechi che il sistema agroalimentare mondiale deve (ri)partire. Inutile produrre di più, per una popolazione mondiale peraltro in crescita, se poi il cibo non è disponibile per tutti e una parte così rilevante viene persa … Per questo la campagna Un anno contro lo spreco ha agito sul Parlamento europeo così come su centinaia di sindaci italiani per avviare, con Carta Sprecoi Zero, un sistema operativo di buone pratiche sul territorio. E per questo l’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market ed Swg hanno verificato con un sondaggio che gli italiani chiedono informazione adeguata per scendere in campo nella lotta contro lo spreco alimentare: a partire dalle abitudini personali e da un circolo virtuoso che potrebbe finalmente  innescarsi fra il carrello del supermercato e il frigorifero di casa».

Già, perché è lo spreco domestico che soprattutto incide sulla quota annuale del cibo sprecato secondo rilevazioni di Waste Watcher, il primo Osservatorio permanente sullo spreco attivato da Last Minute Market e dall’Università di Bologna (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari – Dipartimento di Statistica) in collaborazione con Swg. Secondo l’ultima elaborazione di Waste Watcher, gli italiani sembrano pronti a scendere finalmente in campo contro lo spreco alimentare: il 78% degli intervistati si dichiara preoccupato del fenomeno e il 95% chiede da subito maggiori informazioni e indicazioni utili a ridurre lo spreco domestico. Tra i più desiderosi di informazioni i responsabili degli acquisti e della gestione della spesa e delle scorte di cibo.

 

«I dati – aggiunge Segrè – per il nostro Paese sono choccanti, e lo testimoniano rilevazioni aggiornate del nostro Osservatorio Waste Watcher: lo spreco alimentare rappresenta addirittura l’1,19% del pil (circa 18,5 miliardi riferiti al 2011). Una stima della quale «soltanto» lo 0,23% si colloca nella filiera di produzione (agricoltura), trasformazione (industria alimentare), distribuzione (grande e piccola) e ristorazione (collettiva), mentre il resto è tutto a livello domestico e rappresenta lo 0,96% del Pil. Dobbiamo ridurre l’eccesso, il surplus, il ‘troppo’, e far crescere l’ “eco”, la “casa grande” – ecologia, natura – e quella “piccola” – uomo, economia – per ritrovare una società fatta di uomini che, nella riduzione al minimo assoluto dello spreco, dell’eccedenza, dell’inutile, vive per durare nel tempo, rinnovandosi continuamente».

Nella giornata in cui esce il rapporto annuale sullo Stato dell’insicurezza nel mondo (“The State of Food insecurity in the world – Sofi 2013”), emerge come la lotta allo spreco alimentare sia l’obiettivo davvero strategico per affrontare in modo organico la questione ormai indifferibile della fame e della malnutrizione. «La fame cronica non colpisce solo i Paesi in via di sviluppo – commenta Andrea Segrè, presidente di Last Minute Market e promotore della campagna “Un anno contro lo spreco” – È vero che, come riporta il rapporto diffuso oggi, il numero di affamati è leggermente diminuito rispetto alla rilevazione precedente: ventisei milioni di persone affamate in meno non sono poche, ma ne restano ben 842 milioni, ovvero una persona su 8 al mondo soffre di fame cronica e  non ha abbastanza cibo per condurre una vita sana e attiva. Ma la questione è soprattutto un’altra – sottolinea Segrè – e cioè che la popolazione malnutrita si estende nei paesi cosiddetti sviluppati, complice la crisi economica. La fame è ovunque. Di fronte a questi numeri, e un calo complessivo di qualche milione non è molto consolatorio, è davvero uno scandalo che – come emerge sempre da un rapporto FAO presentato la scorsa settimana, oltre un terzo della produzione agroalimentare mondiale si perda e si sprechi. È dalla riduzione degli sprechi che il sistema agroalimentare mondiale deve (ri)partire. Inutile produrre di più, per una popolazione mondiale peraltro in crescita, se poi il cibo non è disponibile per tutti e una parte così rilevante viene persa … Per questo la campagna Un anno contro lo spreco ha agito sul Parlamento europeo così come su centinaia di sindaci italiani per avviare, con Carta Sprecoi Zero, un sistema operativo di buone pratiche sul territorio. E per questo l’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market ed Swg hanno verificato con un sondaggio che gli italiani chiedono informazione adeguata per scendere in campo nella lotta contro lo spreco alimentare: a partire dalle abitudini personali e da un circolo virtuoso che potrebbe finalmente  innescarsi fra il carrello del supermercato e il frigorifero di casa».

Già, perché è lo spreco domestico che soprattutto incide sulla quota annuale del cibo sprecato secondo rilevazioni di Waste Watcher, il primo Osservatorio permanente sullo spreco attivato da Last Minute Market e dall’Università di Bologna (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari – Dipartimento di Statistica) in collaborazione con Swg. Secondo l’ultima elaborazione di Waste Watcher, gli italiani sembrano pronti a scendere finalmente in campo contro lo spreco alimentare: il 78% degli intervistati si dichiara preoccupato del fenomeno e il 95% chiede da subito maggiori informazioni e indicazioni utili a ridurre lo spreco domestico. Tra i più desiderosi di informazioni i responsabili degli acquisti e della gestione della spesa e delle scorte di cibo.

 

«I dati – aggiunge Segrè – per il nostro Paese sono choccanti, e lo testimoniano rilevazioni aggiornate del nostro Osservatorio Waste Watcher: lo spreco alimentare rappresenta addirittura l’1,19% del pil (circa 18,5 miliardi riferiti al 2011). Una stima della quale «soltanto» lo 0,23% si colloca nella filiera di produzione (agricoltura), trasformazione (industria alimentare), distribuzione (grande e piccola) e ristorazione (collettiva), mentre il resto è tutto a livello domestico e rappresenta lo 0,96% del Pil. Dobbiamo ridurre l’eccesso, il surplus, il ‘troppo’, e far crescere l’ “eco”, la “casa grande” – ecologia, natura – e quella “piccola” – uomo, economia – per ritrovare una società fatta di uomini che, nella riduzione al minimo assoluto dello spreco, dell’eccedenza, dell’inutile, vive per durare nel tempo, rinnovandosi continuamente».

 

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