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M’editare, convegno sull’autoeditoria

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Venerdì 1 febbraio, presso il Teatro dei Frari di Venezia, si è tenuto il convegno “M’editare 2013”, evento dedicato all’autoeditoria. Giunto alla sua quinta edizione, l’incontro è stato promosso da Edizioni dell’Autrice, in collaborazione con l’Assessorato alla Cittadinanza Digitale del Comune di Venezia e con il Gruppo Poesia Comunità di Mestre nell’ambito della rassegna Frari Fuori.

Sono stati numerosi gli interventi che hanno scandito il convegno, con testimonianze ed esperienze differenti tra loro ma accomunate dal tema di fondo dell’autoeditoria, ossia la pratica dell’editarsi da sé, assumendo su di sé il peso della funzione editoriale tradizionalmente delegato all’editore. Attraverso la pratica dell’autopubblicazione, l’autore compie un atto di libertà, assecondando la volontà di esprimersi dettata unicamente dai ritmi e dai tempi della propria creatività.

un intervento del convegno

L’autoeditoria si è diffusa anche grazie alla varietà e ricchezza di possibilità legate al web, alla comunicazione interattiva. Edizioni dell’Autrice nasce nei primi anni del 2000, su iniziativa di Antonella Barina, che ha voluto creare una rivista bimestrale autoedita di poesia. Così l’autrice descrive la nascita di questo progetto editoriale: “Questo è il modo migliore che ho trovato per rendere pubblico – pubblicare – quello che scrivo, stampandolo in proprio con il desiderio che viaggi oltre ogni confine, nel rispetto del mio metabolismo creativo e delle modalità grafiche e distributive da me scelte, per mettere al mondo la funzione poetica che mi è essenziale nel rispetto dei tempi e dei modi della mia propria maternità creativa, recuperando con ciò il senso pieno del significare attraverso la poesia” (http://www.edizionedellautrice.it/).

Come hanno sottolineato i partecipanti al convegno, all’autoeditoria è connesso un aspetto non sempre riscontrabile nell’editoria tradizionale: la creazione di relazioni umane, di rapporti di amicizia che vadano al li dà delle mere logiche e opportunità lavorative che possono instaurarsi in una casa editrice. Paolo Cabrini, promotore del Salone dell’editoria libera e autoprodotta di Milano, ha affermato come spesso all’autopubblicazione siano connessi pregiudizi difficili da scalfire. Chi sceglie di pubblicarsi da sé non lo fa perché è stato rifiutato da un editore; al contrario compie un atto di libertà, uscendo dalle anguste logiche dell’editoria industriale. Se pubblicare presso un grande editore o un marchio noto è una garanzia di maggiore visibilità, chi si autoedita sceglie volutamente di rimanere nell’anonimato o per lo meno una visibilità ridotta, avendo a cuore unicamente la produzione di un manufatto in cui riversare la propria creatività. Come ha scritto Marco Parente nel suo “Decalogo dell’editoria casalinga ovvero perché diventare editore casalingo migliora la qualità della vita” (Pratiche dello Yajè) scrive: “L’editoria casalinga è un kit di montaggio per realizzare la propria felicità poetica, una necessaria dichiarazione di esistenza in vita”.

Paolo Cabrini ha presentato il progetto “Liber – i libri liberi”, nato dalla collaborazione con Federico Zenoni (casa ed. Libera e Senza Impegni), un incontro tra autoeditori, psico-editori, finto-editori, artiste, poeti, scrittrici, che assemblano “fisicamente” i propri libelli, libelli e fanzine, dando vita ad un’editoria spontanea e libertaria. Liber è una rassegna di libri veri, con minime tirature, di libri da scegliere e portare a casa. Lontano dall’esperienza elitaria dei libri d’arte rivolti a un pubblico di collezionisti, esso rappresenta il punto di incontro di un’editoria decisamente innovativa fatta di autoproduzioni, di scarti cartacei, di self-publishing arricchito da preziosi ingredienti manuali. Anche una scatola di farmaci può divenire manufatto librario, a testimonianza di come i “prosaici” oggetti della vita quotidiana possano svelare il loro lato poetico e creativo.

Nel corso del convegno si sono alternate esperienze di autoeditoria nei più diversi campi: la comunicazione di genere (Cristina Papa per il “Paese delle donne” di Roma), la video poesia (Simonetta Borrelli di “Realtà non ordinaria”), l’opera di cura e traduzione (i poeti Fabio Barcellandi e Andrea Garbin) per la poesia internazionale di Thauma che in Italia si affida alla Comunità poetica itinerante, la memoria del “Salone dell’Editoria di Pace” di Venezia (promotore Giovanni Benzoni), le note dell’hang di Alessandro Cicuto, la fotografia di viaggio di Etta Lisa Basaldella. Inoltre, come recita il sottotitolo del convegno “Tradurre trasmettere tramandare”, sono state diverse le testimonianze di pratiche dell’autopubblicazione legate a traduzioni di autori e poeti di altre lingue. Ogni atto di traduzione implica necessariamente la volontà di trasmettere e tramandare altre culture e questo è uno degli ambiti in cui l’editoria casalinga si è cimentata con iniziative di forte impatto. Ada Galano ha presentato il suo progetto culturale (www.mediterraneocaribe.com – sito in via  di costruzione) di interscambio e traduzione tra poeti caraibici e poeti veneziani. Grande protagonista è stata la poesia con gli autori del Gruppo Comunità Poesia di Mestre (Piergiorgio Beraldo, Giorgia Pollastrini) e della Comunità poetica itinerante (Gerardo De Stefano, Bibiana La Rovere).

Vito Digiorgio

About Vito Digiorgio

Vito Digiorgio
Giornalista pubblicista iscritto all’Albo dei giornalisti dal 2013. Si è laureato all'Università di Udine con una tesi sulla filologia italiana. Collabora con alcune testate giornalistiche on line.

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