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martedì 22 luglio a Lettere Mediterranee Gigliola Alvisi (su Ilaria Alpi) e Luigi Nacci (sul concetto di viandanza e di lento cammino)

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Gigliola Alvisi.

Gigliola Alvisi.

Continuano gli appuntamenti con la riflessione e l’approfondimento grazie a Lettere Mediterranee, questa volta con una doppia serata, attesa per martedì 22 luglio, sempre a partire dalle ore 21 in piazza Falcone e Borsellino a Monfalcone (o, in caso di maltempo, al Palazzetto Veneto di via Sant’Ambrogio, a pochi passi dalla piazza). Esordisce la scrittrice e giornalista padovana Gigliola Alvisi, raccontando del suo volume dedicato ad Ilaria Alpi: “Ilaria non aveva alcuna intenzione di diventare un’eroina. Quello che voleva, era fare bene il proprio lavoro, farlo al meglio, meglio addirittura di quanto le venisse chiesto, e non perché fosse un’arrivista, ma perché quello era il suo modo di essere”. Così l’autrice parla della giornalista uccisa in Somalia. Dall’inchiesta sul traffico d’armi e di rifiuti tossici e l’intervista a Mussa Bogor, sultano del Bosaso, che probabilmente le sono costate la vita, all’attivismo per la difesa dei diritti delle donne: attraverso gli agguati e gli incontri toccanti con la gente del luogo, la cooperazione con i soldati di stanza a Mogadiscio, l’amicizia con Miran e con gli altri giornalisti, si delinea il ritratto di una donna che con grande umanità ha saputo raccontare la storia attraverso le piccole storie di ogni giorno, in un Paese devastato dalla guerra civile.
Ciò che maggiormente ha stupito di questo libro è che è inserito nella collana  Ragazzi – Storie vere della Rizzoli: anche un ragazzo di 10 o 11 anni può entrare nel linguaggio di Gilgliola, pur nella gravità dei contenuti. Un linguaggio spontaneo, insieme lineare ed intimo. E lo stesso è lei, per come la si sente raccontare di Ilaria.

 

Luigi Nacci con Moni Ovadia

Luigi Nacci con Moni Ovadia

A seguire Fabio Turchini – da anni mediatore di Lettere Mediterranee – dialoga con Luigi Nacci, poeta, intellettuale e professore triestino, da qualche anno direttore del “Festival della Viandanza” a Monteriggioni in Toscana. Il suo libro, uscito per Ediciclo, si intitola “Alzati e cammina. Sulla strada della viandanza” e porta la prefazione di Paolo Rumiz. Così ne parlano autore ed editore: Un libro destinato a chi è nel limbo. A chi è insoddisfatto in famiglia, o sul lavoro, chi ha perso momentaneamente la speranza di risalire la china, chi, in definitiva, per una ragione o per l’altra, cerca la propria strada e sa che è giunto il momento di partire. “Alzati e cammina” propone degli esercizi e delle suggestioni per trovarsi pronti in quel momento: disfarsi di oggetti che non possono trovare spazio nello zaino, disfarsi delle abitudini superflue, del lavoro in cui non ci sentiamo realizzati, delle persone che ci trasciniamo accanto solo per paura di rimanere soli, camminare sotto la pioggia con serenità, camminare per andare a trovare una persona cara che non vediamo da tempo, aprire la porta di casa all’altro senza timore, perché non esiste viandante senza ospitaliere, e viceversa. E’ un’opera che esorta alla leggerezza, l’unica condizione che permette di stare a piedi uniti nel cammino, reggendo il peso delle domande che vertono sui nostri giorni, quelli presenti e quelli che verranno.

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