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LA NOTTE CHE IL FRIULI ANDÒ GIÙ Dieci voci raccontano il terremoto del ’76

LA NOTTE CHE IL FRIULI ANDÒ GIÙ Dieci voci raccontano il terremoto del ’76

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IN TUTTE LE LIBRERIE il nuovo libro di Bottega Errante Edizioni con i testi di: Renzo Brollo, Pericle Camuffo, Pierluigi Di Piazza, Gian Paolo Gri, Maurizio Mattiuzza, Paolo Medeossi, Giada Messetti, Silvia Sacher, Antonella Sbuelz, Renzo Stefanutti

Presentazione in anteprima al Festival Vicino/Lontano 2016
Venerdì 6 maggio, ore 19.30, Chiesa di San Francesco, Udine
Intervengono: Pierluigi Di Piazza, Antonella Sbuelz,
Gian Paolo Gri, Paolo Medeossi, Maurizio Mattiuzza

Presentazione in anteprima anche del cortometraggio 1976 prodotto da Bottega Errante, scritto e diretto da Alessandro Venier con protagonista Fabiano Fantini

Un canto collettivo, corale, popolare, che ci riporta dentro la notte del 6 maggio 1976. Una data scolpita nella memoria di intere generazioni, che ha spostato la linea retta della storia del Friuli, un modo di essere, di vedere il mondo, di farne parte. Il racconto di una tragedia, che accanto ai mille morti e al crollo totale di interi paesi, è diventata simbolo dello spirito profondo di un popolo, di una comunità, fatto di commovente solidarietà, tenacia, lacrime trattenute, pacche sulle spalle.
La letteratura ha anche il compito di costruire un immaginario, di provare a narrare le emozioni, le contraddizioni, i dolori di quel 1976. Dai testi più “politici” ai più poetici, dalle testimonianze dirette alle riflessioni, scrittori, giornalisti, critici, musicisti ci mostrano in questo libro che cos’è stato per loro il terremoto.

Allora la solidarietà si è sperimentata in modo diretto, profondo, esteso: persone singole, gruppi, associazioni, comunità, alpini, diocesi e altri soggetti ancora d’Italia, d’Europa, d’altri Paesi in cui ci sono migranti friulani, sono stati presenti con dedizione di tempo, energie, denaro, competenze, in modo positivo, costruttivo. E si è vissuta la solidarietà nelle tendopoli e nei prefabbricati…
(Pierluigi Di Piazza)

Penso che dopo quarant’anni, per restare in vita e mantenersi lievito fecondo e critico, l’esperienza del terremoto abbia però una chance: non la strada della memoria passiva e ripetitiva, ma la sua trasformazione in oggetto di reinvenzione narrativa. Servono narratori non consunti e temi narrativi diversi.
(Gian Paolo Gri)

La sera di quel 6 maggio trattiene nella sua memoria un chiarore malato e opalescente, una calma precaria e un clima caldo, troppo caldo per la tarda primavera. Durante l’intera giornata il cielo è stato sereno, di un limpido azzurro disarmante, ma adesso è prossimo a imbrunire…
(Antonella Sbuelz)

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