sabato , 27 Febbraio 2021
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La bora, il vento dell’amore tra mito e leggenda

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di Daniele  Rossini

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Chi di voi, cari lettori, non ha sentito parlare almeno una volta della famigerata bora, il forte vento che periodicamente flagella la città di Trieste con le sue violente raffiche? Ebbene, come romano trapiantato in questa stupenda città ormai da quasi vent’anni, posso dirvi che un conto è sentirne parlare, un altro è ricevere sulla propria pelle le stilettate di
questa autentica forza della natura. In effetti c’è il vento e c’è la bora; il vento, diceva Stendhal, è quando
“si è costantemente occupati a tenere stretto il cappello”, la bora è quando “si ha paura di rompersi un braccio”.
Sotto il profilo puramente meteorologico, la bora è un vento continentale,
secco e freddo che, non riuscendo ad oltrepassare i rilievi del Carso, delle Alpi Dinariche e delle Prealpi
Giulie, si incanala nei pochi valichi disponibili (le cosiddette “porte della bora”), acquista un’enorme velocità, a
volte anche superiore ai 200 km/h, e scende con estrema violenza verso l’Adriatico, investendo in pieno la città di Trieste. Una delle sue caratteristiche principali è quella diessere un vento discontinuo che si manifesta con
forti raffiche intervallate da momenti di apparente calma. Ai forestieri spesso la bora fa paura, con il suo
impeto incostante e gli ululati notturni; persino i vicini friulani la temono, tanto che la chiamano “vent sclàf ”, vento slavo,       evocando le masse nomadi e bellicose che per secoli hanno rappresentato una seria minaccia da Est per gli abitanti di queste zone. Alla maggior parte dei triestini invece, nonostante i disagi, questo vento risveglia sensazioni antiche e rafforza un bel senso di appartenenza, sentimento diffuso tra gli abitanti della città e ben rappresentato dalle parole del poeta istriano Fulvio Tomizza che della bora scrisse: “porta ognuno a ritrovare una parte di se stesso rimasta immutata dai giorni dell’infanzia, e nel contempo uguaglia tutti, rendendoli anche solidali fra loro, fedelmente attaccati a questo unico e composto margine di
terra che ogni tanto, con la bora appunto, dichiara la sua assolutezza e la sua irripetibilità”. Comunque, il legame che unisce Trieste e la Bora va al di là del semplice fenomeno naturale ed è