E’ Mauro CORONA IL VINCITORE DEL PREMIO BANCARELLA 2011

Lo scultore e scrittore anticonformista pe r eccellenza Mauro Corona è il vincitore del premio Bancarella 2011.

Con “La fine del mondo storto” L’Apocalisse secondo Mauro Corona

Lo scrittore immagina un mondo senza petrolio e chissà se il prossimo inverno,  per via della crisi sarà anche solo minimamente vicino all’inverno di castigo che Mauro Corona ha immaginato.  Il nuovo romanzo per Mondadori dell’alpinista e scultore ha un titolo inquietante,  “La fine del mondo storto”,  e una storia che profetizza un cambio radicale della società, dove finalmente i valori della terra saranno riscoperti, non prima di aver attraversato il più buio dei periodi per l’umanità, alla fine del quale giungerà una primavera in cui gli uomini saranno uguali e la natura sarà di nuovo amica, madre e nutrice. E’ la storia, cruda e spietata, ma tuttavia anche piena di speranza, ha avuto una genesi lunga eppure semplice. Dove anche  il ricco scopre che i soldi non possono comprare nulla, perché il mondo non ha più niente da vendere, che un quadrato di verde nella città può essere coltivato per avere cibo, che la tela o il cartone riparano il corpo e gli uomini ritrovano il silenzio della notte e il canto degli uccelli, mentre le donne diventano leonesse vicino ai loro figli. Guai a chiedere a Mauro Corona una ricetta, non ce l’ha, non esiste e non la cerca.Speranza per l’umanità, ma non felicità.Gli uomini sono come gli alberi, Corona ce lo ha insegnato in tanti altri romanzi di boschi e montagne, di boscaioli e uomini viziosi, alcuni maestosi, altri sfigati, perché la discriminazione comincia dalla natura, ma la natura stessa dà a ciascun essere una funzione, così tutti gli alberi servono come tutti gli uomini. Le storie che Corona racconta nei suoi romanzi, che con il vincitore del “Bancarella” è arrivato a quindici, sono vicende di persone ai margini, confinate nell’isolamento come lo erano fino a cinquant’anni fa le sue zone, quelle di Erto, quelle del Vajont, racconti veri tramandati oralmente, che lo scrittore di mestiere fissa sulla carta dandogli consistenza, la stessa che dà alle sue sculture. Togliendo il legno alla fine non  resta che la forma, una sostanza che rimane lontano dal clamore, come la sua vita, un giorno solitario sulle montagne e un altro in un bar a bere una birra, certo, ma anche a disegnare per i bambini, a firmare autografi di cui pure è orgoglioso e a discutere d’amore e ecologia.

 

Enrico Liotti

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