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CLAUDIO FILIPPINI pubblica il nuovo album “Squaring The Circle” in uscita martedì 19 maggio per la Cam Jazz

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Filippini_PH_Andrea_BoccaliniIl pianista Claudio Filippini pubblica per la Cam Jazz un nuovo album in studio festeggiando così i 10 anni del sodalizio artistico con il suo trio, composto dal contrabbassista Luca Bulgarelli e dal batterista Marcello di Leonardo. Conclusa l’esperienza “nordica” accanto a Palle Danielsson nei suoi due album precedenti, Filippini torna nuovamente sulla scena musicale incastonando una nuova perla discografica.   Squaring The Circle è, mai come in questo caso, nomen omen: la quadratura del cerchio nella carriera del pianista abruzzese, che con questo disco dimostra di aver raggiunto quella maturità artistica capace di renderlo uno degli interpreti più raffinati del panorama jazz.

In quasi tutte le lingue del mondospiega Filippinisi usa lo stesso termine per definire i verbi suonare e giocare. Mi sembra che in questo disco questi due elementi si siano fusi perfettamente per la spontaneità con la quale sono nate queste nostre reinterpetazioni di classici del songbook americano.  L’album è il frutto della rilettura di numerosi standard scelti e interpretati dando, di volta in volta, un punto di vista differente. Dopo aver registrato in soli tre giorni di session circa 50 brani pescati in modo casuale da quello scrigno sconfinato che è il repertorio jazz statunitense, il trio di Filippini ha scelto di farne un album selezionando le tracce che potessero costituire terreno fertile sul quale costruire storie personali grazie all’improvvisazione e che, soprattutto, lasciassero trasparire il loro modo di giocare con le note.  Il risultato è un album ricco di sfumature e di suggestioni, nel quale ad emergere è la straordinaria armonia tra i musicisti che, accanto alla padronanza indiscussa dei propri strumenti lasciano trasparire quell’anima ludica e leggera che è così raro scorgere in produzioni di questo tipo. Se a tratti Filippini si diletta a stravolgere l’armonia e a cambiare radicalmente i brani (come avviene in Impression) in altri casi le composizioni restano immutate, sebbene colpiscano per l’urgenza istintiva con la quale vengono interpretate (Autumn Leaves, Jitteburg Waltz). Non mancano episodi dal sapore più classico (I Didn’t Know What Time It Was) alternati a brani impreziositi da un uso sapiente dell’elettronica (Round Midnight, Stolen Moments).  La bellezza degli arrangiamenti di Filippini e il tocco inconfondibile del suo pianismo sofisticato fanno di questo album, interamente composto da standard, una gemma senza tempo per l’eleganza immutabile dei brani proposti. Un duplice lavoro il suo, a cavallo fra tradizione e innovazione: se da un lato si riallaccia ai classici, dall’altro inserisce riferimenti alla musica elettronica e alla psichedelia. Un lavoro mirabile, curato fin nei minimi dettagli eppure dotato di un’immediatezza e di una freschezza restituite appieno da un eccellente interplay tra i musicisti.

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