1

C’era una volta un castello: l’antichità degli amanuensi rivive a Ragogna

C’era una volta un castello. In mezzo ai colli, luogo denso di fascino e teatro di epoche lontane. Quando ancora principi e principesse camminavano per quei corridoi, danzando tra le note dei menestrelli, mentre nelle segrete abili amanuensi passavano giornate intere a creare mirabili manoscritti. Pagine e pagine, dando vita a opere senza tempo e autentiche opere d’arte.

Uscendo da questa dimensione fiabesca, oggi l’anticchissima tradizione amanuense, che trova le proprie radici nel Medioevo, rivive tra le mura del Castello di Ragogna, vicino San Daniele del Friuli. Poche settimane fa, infatti, è stato inaugurato quì il Museo degli amanuensi, voluto fortemente dall’associazione Scriptorium Foro Juliense che da anni recupera e studia la grafia antica, oltre alle tecniche per produrre la carta.

<<Il Museo si aggiunge al percorso storico del Castello, – ci spiega Marco Pascoli, assessore alla cultura del Comune di Ragogna – oltre all’edificio in sé e alla mostra sul fiume Tagliamento (sul quale si affaccia, ndr): é, quindi, la terza mostra permanente>>. Ci descrive il Museo, con le sue due sale e il percorso illustrativo sulla produzione di carta, la stampa e gli strumenti dell’epoca. Sono inoltre presenti reperti originali del ‘700 e ‘800, giunti da fuori.

Sarà un luogo che coinvolgerà anche le scuole, con attività e personale esperto che racconterà questo mestiere ormai quasi dimenticato. Da marzo a ottobre sarà visitabile ogni weekend, seguendo gli orari del Castello, con inoltre la possibilità di visite guidate (su prenotazione contattsndo l’associazione Scriptorium) per gruppi. Ma perché proprio a Ragogna? <<Il Comune ha una grande tradizione storica – ci spiega Pascoli – e conserva numerosi documenti scritti risalenti al Medioevo. Inoltre, il nucleo originario dell’associazione è composto da gente di Ragogna>>.

Tra questi c’è anche il vicesindaco Pidutti, un uomo a cui si accende lo sguardo quando parla degli amanuensi e del loro mondo antico. <<Non è un museo tradizionale, ma ricostruisce un ambiente in linea con l’opficium librorium>> chiarisce, con voce pacata e serena. Spiega con grande competenza i procedimenti e l’importante lavoro che quegli uomini svolgevano, secoli e secoli fa, molto prima dell’invenzione della stampa.

La prima cosa che ci racconta riguarda la copia del Vangelo “secondo Marc”, scritta in friulano e riscoperto dall’ideatore del Museo, Roberto Giurano. Questo è stato donato alla Biblioteca di Washington, uno dei più grandi archivi letterari mondiali, con opere in tutte le lingue: <<È stato colmato un buco – spiega Pidutti – poiché non possedeva nessun libro in friulano>>. E un’altra copia è stata data a Papa Francesco, in occasione della sua visita a Redipuglia, pochi mesi fa.

Ad aumentare il prestigio di questo luogo è sicuramente la collaborazione con il Museo della carta di Fabriano. Il direttore stesso è venuto a Ragogna per visitare il Castello, lasciando la promessa di mettere in mostra un settaccio con filigrana dell’epoca, strumenti elaboratissimi e usati dagli amanuensi per creare la carta. Reperti preziosissimi, dato che il loro valore si aggira sui 30, 40 mila euro!

Per ora, quindi, in esposizione ci sono attrezzature per comporre libri, strumenti di scrittura (inchiostri, penne, terre…) e un percorso su come veniva creato un’opera. E manoscritti storici? <<Quelli non ci sono, solo esempi di scrittura recenti>> risponde Pascoli. Per quelli sarà necessario andare alla Biblioteca Guarneriana di San Daniele, la quale conserva opere antichissime.

Ultima domanda: saranno possibili collaborazioni con la Filologica friulana? Pidutti la auspica: <<Il Vanzel second Marc fu illustrato da Otto Angelo, un artista molto conosciuto in regione, e rappresenta un canale aperto che porta in essere una collaborazione >>. Insomma, la tradizione amanuense ha ancora molto da dire. E a Ragogna ha trovato sicuramente la pergamena migliore su cui scrivere il proprio futuro.

Timothy Dissegna