Bentornato Presidente (?)

Ieri, 20 aprile 2013, è stato eletto il nuovo Presidente della Repubblica, il dodicesimo. In un periodo di crisi e di necessità di cambiamento, la nostra politica non è riuscita a trovare un nome differente da quello di Giorgio Napolitano. Dopo i teatrini messi in scena con i nomi di Franco Marini e Romano Prodi, senza contare le ignorate “quirinarie” del Movimento 5 Stelle e la lista di nomi apparsi e scomparsi negli ultimi giorni, l’accordo del centrosinistra col centrodestra ha portato ad una scelta condivisa che altra funzione non ha se non quella di farci trovare al punto di partenza. “Finalmente ora potremo avere un governo” è stato il mormorio dei giornalisti televisivi che anno seguito l’elezione del Capo dello Stato. Ora, per quale ragione, non essendoci riuscito fino ad ora, dovrebbe trovare una soluzione per il Governo? Dopo aver incaricato Pierluigi Bersani, in barba alla sua vittoria di Pirro alle ultime elezioni e la mancanza di un numero decente di consensi, come possiamo pensare che ora abbia la soluzione in mano per risolvere questa crisi? Niente da dire riguardo alla grande responsabilità che Napolitano si è assunto, accettando la nuova candidatura all’età di 87 anni; il pensiero però va a quei profeti del cambiamento che sono i nostri politici e che hanno fatto di tutto e di più per non far cambiare niente, tanto da farci ritrovare al già citato punto di partenza. Un po’ come la famosa frase di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, messa in bocca al giovane Tancredi nel Gattopardo: “perché tutto resti uguale, bisogna che tutto cambi”; qui da noi cambia solo l’ordine delle parole, per in nostri politici: “perché tutto cambi è necessario che resti tutto uguale”. Ammesso che veramente i nostri politici vogliano cambiare qualcosa. La stampa tedesca parla di grandi intese negli orizzonti politici italiani, e ironizza sul fatto che “l’Italia ha un nuovo vecchio presidente”, portato al colle dal caos elettorale (“wahlchaos” è l’interessante parola composita utilizzata per descrivere la situazione). Interessante è anche la notizia che Napolitano abbia lottato a lungo contro un secondo mandato, mentre, a detta dei nostri giornalisti, pare non aspettasse altro. Probabilmente, in media stat virtus.
Comunque sia, gli unici a sembrare veramente contenti sono i nostri politici. La gente che aspetta di uscire dalla crisi, di avere di nuovo un lavoro e di riacquistare il proprio sorriso (perché questa è una delle cose fondamentali che ci hanno tolto), vuole e ha bisogno di un vero cambiamento, e sarà magari un semplice contentino, ma un cambiamento nato dall’alto sarebbe stato un sollevante punto di partenza. Forse, come ha ventilato qualcuno, sarebbe il caso che fosse il popolo ad eleggere il Presidente della Repubblica, e che non fosse prerogativa del nostro stantio mondo politico. Per il momento, non ci resta che affidarci alla collaudata guida del nostro Presidente, e fargli tanti auguri per un buon secondo mandato, magari nella speranza che l’input per mandare a casa la classe politica, con i suoi egoismi, i suoi privilegi e le sue false lacrime, parta proprio dal suo operato. In fondo, la sua decisione di accettare un’ulteriore candidatura, parte proprio dal voler far il bene dell’Italia. Riuscirà ad accantonare il bene della classe politica, in favore di quello del popolo?

SIMONE CALLEGARO