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Alla vineria la Botte Franco Trentalance presenta il suo nuovo vino: “Fallo”

Alla vineria la Botte Franco Trentalance presenta il suo nuovo vino: “Fallo”

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Giovedi 9 settembre, presso la vineria la Botte, si è tenuta la presentazione della linea di vino di Franco
Trentalance, di nome “Fallo” prodotta dalla cantina Spolert.
Il nome di questa linea è sicuramente malizioso e richiama i trascorsi dell’ex pornoattore.
E’ composta da una ribolla gialla ferma, una ribolla gialla spumantizzata e uno schioppettino.
I vini sono di facile beva, immediati e dinamici, un po’ come Franco, che risulta una persona piacevole,
diretta e alla mano, che ci ha raccontato con grande simpatia la sua passione e il suo progetto
nell’ambito dell’enogastronomia.
Se dovessi paragonarlo a un vino, lo paragonerei ad uno Chardonnay: un vino duttile, che sa cogliere le
espressioni più nascoste e profonde della terra in cui viene coltivato.

Come ti sei appassionato al mondo del vino?
In realtà io sono emiliano-romagnolo, quindi come i friulani abbiamo un legame particolare con tutto
ciò che ci fa godere. Con il buon cibo anni fa avevo già iniziato un progetto enologico, è stato un primo
step. Per ogni cosa della vita c’è un evoluzione, quindi questa prima collaborazione mi andava un po’
stretta e ho cercato una partnership più efficace, più dinamica, più stimolante.
Dico la verità: mi sono confrontato con diverse aziende di diverse regioni d’Italia e alla fine sia il destino,
che la volontà mi hanno portato in Friuli e nello specifico a Prepotto.

Qual è il tuo primo ricordo legato al vino?
Il primo ricordo fa sorridere, ma credo sia comune a tanti, mio nonno di Mantova faceva il vino come
si usava fare una volta, non solo nelle campagne, ma anche in città, riuscivano nelle cantine in maniera
più o meno corretta, a creare qualcosa che mi faceva bere. Ricorderò sempre il classico fiasco
impagliato, un po’ alla toscana, con un vinaccio bianco che per me era aceto o qualcosa di simile.
Quando eravamo in cantina che riparavamo le biciclette, lui si beveva a metà pomeriggio un paio di
bicchieri di questo vino e lo offriva poi anche a me, ovviamente per accontentare il nonno che mi
aggiustava la bicicletta, i giochi e qualsiasi altra cosa nella cantina magica, buttavo giù questo bicchiere
di quello credo fosse un Albana, ma dire che era pessimo era un complimento, pur non avendo le
competenze da ragazzetto per poterlo giudicare.
C’è questo ricordo affettuoso, di un nonno che a suo modo si prendeva cura di me, dandomi ciò che per
lui era buono. Sarei curioso di provarlo adesso, ma questo purtroppo rimarrà un piccolo grande mistero.
Cosa pensi in generale dell’enoturismo?
È un’arma a doppio taglio, come tutte le cose quando diventano popolari. Credo sia un bene, Io
arrivo dal porno, che quando è diventato popolare ha avuto il vero salto di qualità, a livello di produzione, di compensi e di budget per fare i film. La popolarità va sempre bene, ma bisogna fare attenzione.
Questo progetto relativo al vino “Fallo”, è stato realizzato anche per togliere un minimo di spocchia, che a volte nel mondo del vino c’è. Il vino è un alimento assolutamente popolare “World Wild”, però a volte è
rivestito da troppa nobiltà, che da un lato è vera, ma dall’altro risulta di facciata solo per avere un
etichetta. Per me non va bene, quindi ho ideato un progetto estremamente pop, quello di rendere il vino
alla portata di tutti, con la linea del tipo fallo, di buona qualità, però accessibile a chiunque, per togliere
questa questa aurea di finta nobiltà che alcuni assumono parlando di vino, di cantine e di enologia.
Il vino deve tornare al popolo, con un po’ di competenze in più. Chiunque si può avvicinare al mondo del
vino, però si può fare in una maniera più filosofica o più pratica. E’ importante la sensibilizzazione
ottenuta, che In ogni caso renderà il consumatore più attento, anche quando andrà al supermercato, cosi
potrà fare una scelta più appagante.

Come mai hai deciso di proporre la tua linea di vino con una cantina di vino Friulana e come mai Spolert?
Sono sincero, come tante cose della vita, da un lato c’è un’intenzione tua e dall’altro lato c’è
l’universo che si adopera per realizzare il tuo volere se sei armonico con te stesso e con ciò che ti
circonda. Quindi io avevo sparso la voce di voler riprendere un progetto enologico e mi sono confrontato
con molte aziende di diverse regioni d’Italia. Come spesso accade, dopo aver visitato più cantine, il destino mi ha portato in Friuli. Con questa terra ho un legame, sia dovuto alla naja che per me è stato un
periodo piacevole che mi ha fatto crescere, sia perché qui ho dei legami di parentela. Mi piace la serietà
dei friulani, a volte vi accusano di essere un po’ scorbutici, un po’ spigolosi, un po’ diretti forse per i primi 10 minuti, dopo se si capisce che si è fatti tutti della stessa pasta la diffidenza si trasforma in cordialità ed allegria.
Un po’ gli opposti si uniscono, anche molta gente del Sud è così, come i calabresi, i siciliani, all’inizio
sono un po’ come voi e poi si ammorbidiscono, dato che anche queste terre sono terre di passaggio
come il Friuli.

Cosa ne pensi del Friuli e cosa conosci?
Il Friuli non lo conosco ancora quanto vorrei. Ho visitato tutta la parte marittima, assieme a
Gorizia, a Prepotto che ormai comincio a conoscere, anche se è un realtà molto piccola. A Udine
quando ero un militare, ho avuto anche un’amante, di cui non posso dire il nome. Erano tempi non
sospetti, in cui ero meno noto. Adesso spero di riuscire a conoscere questa terra sempre di più.
Vorrei fare un tour nei ristoranti, lanciando una proposta di cena afrodisiaca, dove ovviamente non
spiegherò il vino friulano ai friulani, ma sarà un pretesto per unirci in un qualcosa che ci appassiona. Io
dico che seduzione e sessualità sono due facce della stessa medaglia, così come mangiare e bere bene in
compagnia sono due facce della socialità. L’importante è lo stare bene insieme, che è una delle ultime
forme di resistenza alla digitalizzazione esasperata. La tavola, la cucina e il bere sono una forma
aggregante antica quanto l’uomo ed è lo zoccolo duro rispetto alla socialità dei social, che purtroppo
unisce ma divide, invece la tavola unisce e basta.
C’era Dino De Laurentiis, il vecchio produttore, che raccontava in una bella intervista, che gli accordi più
importanti multimilionari di Hollywood, lui li concludeva a casa sua in America cucinando degli
spaghettini al pomodoro e basilico, con le più grandi star di Hollywood. Ci sarebbe voluto il vino “Fallo”, che all’epoca purtroppo non c’era, ma prossimamente chi lo sa, magari ci arriveremo.

Filippo Frongillo

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