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Al “Ca’ dal Bat” di Borgnano con Gabriele Battistutta: esperienza e tradizione

Al “Ca’ dal Bat” di Borgnano con Gabriele Battistutta: esperienza e tradizione

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Oggi vi portiamo a Borgnano vicino a Cormons, da Gabriele Battistutta, un vignaiolo di grande esperienza.

Ci accoglie nella sua frasca “Ca’ dal Bat”, con grande vivacità, simpatia e frizzantezza, dà l’impressione di essere l’amico che conosci da tanto tempo e che non vedi da chissà quando.

I suoi vini sono freschi, profumati, vivaci di facilissima beva, rispecchiano in pieno la personalità di chi li fa.

Se dovessi paragonarlo ad un vino, lo paragonerei alla bollicina che produce, semplicemente spumeggiante ed allegra.

Qual è la storia della cantina?

È iniziato tutto con mio nonno, quindi tre generazioni fa,  abbiamo 70 anni di storia. Dopo aver fatto un po’ di esperienza, ho preso in mano l’azienda nel 2000, abbiamo incominciato l’imbottigliamento in quell’anno, prima facevamo solo vino sfuso. Quando ho iniziato avevamo già un po’ di Vigne e come i contadini di una volta, qua c’era la stalla e quattro mucche di mio papà. Lui lavorava in ferrovia, quindi lui si divideva un po’ tra quel  lavoro e un po’ qui in azienda. Mia madre aveva un ettaro vitato della sua famiglia a Dolegna e da lì abbiamo cominciato a piantare vigne negli anni ’90, poi pian piano ci siamo ingranditi sempre più, fino ad arrivare ad adesso, dove abbiamo quasi 5 ettari vitati.  Ora facciamo quasi 14.000 bottiglie l’anno, più il vino sfuso. Lavoriamo tanto con clienti privati, bar locali e qualche supermercato, poi spediamo un po’ dappertutto. Tutti i vini vengono vinificati solo in acciaio, a parte uno che fa barrique. Lo produco ogni due anni, è composto il 90% da uve di Cabernet Franc e per il 10% con uve di merlot, che passa solo in acciaio per ammorbidirsi, così da non avere il solito Cabernet Franc erbaceo. Il  friulano prodotto in pianura lo vendo solo sfuso, mentre nell’ettaro a Dolegna, dove produciamo Friulano e Pinot Grigio lo imbottigliamo. Questa scelta è data perché le viti che ho a Dolegna hanno 60 anni, quindi hanno radici belle profonde, inoltre ora c’è un progetto per recuperare le viti vecchie, dato che danno una grandissima espressione del territorio. Questi due vini sono prodotti che aumenteranno la qualità nel tempo, dato che grazie alle tecniche moderne di salvaguardia della vite degli ultimi anni, hanno cominciato a curare le viti da malattie, tipo il mal dell’esca, con metodi sempre più efficaci.  Grazie a ciò stanno salvando il 90% delle viti, pero esse danno produzioni più limitate, anche se più qualitative.

Produciamo anche Sauvignon poi, con un Pinot Grigio proveniente da viti giovani in pianura, realizziamo uno spumante elaborato in autoclave, che contiene una piccola percentuale di chardonnay e di glera, per generare un Extra Dry piuttosto morbido. Mi sarebbe piaciuto molto spumantizzare il Sauvignon, ma è un vino difficile, non alla portata di tutti, soprattutto quello Friulano con il suo tipico profumo piuttosto marcato. In altre zone il Sauvignon può venire diverso, ma diciamo che quello tipico friulano si riconosce soprattutto dal prorompente sentore erbaceo, cioè il cosi detto profumo di “pipì di gatto”. C’è chi cerca di domarlo o chi magari ha dei cloni particolari, però generalmente è quello, ovviamente bisogna avere dei Sauvignon che siano giustamente profumati, ma che abbiano anche un gusto riconoscibile, perché può essere troppo profumato e poi può risultare scarico in bocca. Per avere profumi non si usano prodotti rameici, si de foglia il meno possibile, perché anche il sole va a colpire le sostanze aromatiche presenti sulle bucce, poi quando si vendemmia, si fa una piccola parte con uva poco matura, così da avere profumo e acidità, inoltre c’è macerazione a freddo eccetera.

Da cosa nasce la tua passione per il mondo vitivinicolo?

Probabilmente è partita dai miei genitori che avevano questa azienda. Da lì è partito tutto, onestamente volevo fare l’odontotecnico, però siccome in disegno ero negato, allora mi sono buttato sul discorso del vino. La vendemmia era una festa una volta, si chiamavano amici, parenti ed era un divertimento. Da bambino mi facevano guidare il trattore ed ero molto felice, poi andavamo tutti dentro la botte a pestare l’uva, si stava tutta la notte a torchiare il vino, adesso in confronto è molto più facile. I prodotti  che venivano fuori erano molto più semplici, rustici, si usava poca solforosa o niente, le presse erano quello che erano, passava troppa aria e quindi si ossidava molto il prodotto.

Qual è la filosofia della tua cantina?

Mi piacerebbe fare biologico, biodinamico, ma nella zona in cui coltivo, penso non sia possibile, dato che abbiamo troppa umidità. I trattamenti da fare presto la mattina quando c’è troppa umidità possono diventare dannosi, anche per un discorso di temperatura, che può creare la bruciatura della foglia usando alcuni tipi di prodotto.

La mattina verso le 7:30 o 8 trovi tutto bagnato nella mia zona,  quindi abbiamo problemi di muffa peronospora, di oidio, poi può capitare tanta pioggia, eccetera, questo secondo me rende difficile fare biologico in pianura. Forse sul terreno che ho in collina sarebbe più facile fare biologico, perché comunque in collina c’è più vento e non c’è umidità. Là il prato non è quasi mai bagnato, mentre qua in pianura è sempre bagnato. Lassù abbiamo iniziato ad avere 7 capre, che tengono pulito Sottobosco durante l’estate e poi finite le vendemmie le mandiamo dentro la vigna, cosi oltre a pulire anche concimano.

Qual è il tuo prodotto di punta della tua cantina?

Il friulano, perché è il vino autoctono, perché da soddisfazioni sia a vendemmiarlo che a lavorarlo. Lo si vede direttamente dal vigore della vite. Mi viene molto bene anche il cabernet Franc, che è particolarmente richiesto, perché non viene troppo erbaceo e quindi la gente lo gradisce, anche se c’è un po’ di Cabernet Sauvignon all’interno, che gli dà un po’ più di morbidezza secondo me. Sono uve sottovalutate in questa zona, che tutti stanno estirpando per mettere uve a bacca bianca. Anche perché il terreno in cui sono io cambia molto, dato che la terra cambia, anche di pochi metri, dato che si trova vicino a Mariano Corona, che è terra di Rossi, dato che c’è tanta ghiaia. Siamo fortunati ad avere un condotto nuovo che porta l’acqua direttamente nei vigneti, quindi non abbiamo problemi di irrigazioni per ora, poi ovviamente dipende dal clima.

Come vedi il mondo del vino è il prodotto del vino friulano nel mondo?

Fa piacere andare nel mondo e vedere che il vino friulano è riconosciuto e apprezzato. Quando vai  all’estero, dici che vieni dal Friuli e ti dicono che hanno assaggiato un vino tal dei tali del Friuli, questo mi rende molto contento. L’altro giorno guardando su Facebook, c’era una mia bottiglia recensita da una persona spagnola. Ho contattato quest’uomo per chiedere come avessi avuto il mio vino, mi ha risposto che glielo aveva portata un signore italiano, il quale è mio cliente.

Cosa ne pensi dell’enoturismo?

Una bella idea è la ciclabile Alpe Adria, però sono turisti che vengono e consumano direttamente sul posto, raramente portano via qualcosa. Ho vari clienti tedeschi, con loro lavoro molto bene, però devi essere molto preciso, dal prodotto alla consegna.

Sicuramente l’enoturismo deve ancora evolvere in Friuli, anche perché siamo ancora molto indietro, bisogna aumentare le ciclabili, tenere puliti i sentieri da praticare a piedi sulle colline.

Come ti vedi Tra 10 anni e come vuoi che evolva la tua cantina?

Non avendo figli spero che i miei nipoti abbiano voglia di proseguire la mia attività. Io comunque vado avanti e ci metto il massimo. Stiamo ancora piantando vigne e qua c’è tanto lavoro, voglio raffinare i miei prodotti e lavorare con alcuni vini rossi su botti grandi. Dal prossimo anno vorrei fare macerazioni più lunghe sul friulano e poi unire con il vino dell’anno prima più macerato, quello più giovane.

Bisognerà vedere anche dove si rivolgerà il mercato, a seconda se il tuo prodotto è indirizzato sulla ristorazione o sulla vendita diretta o alle enoteche. Vedo che è sempre più giovani che si avvicinano al vino, cercando anche vini un po’ più particolari e raffinati, a volte complessi come alcuni tipi di macerati.

Filippo Frongillo

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