dal 22 gennaio “FALSTAFF E IL SUO SERVO” Al TEATRO ROSSETTI DI TRIESTE

Franco Branciaroli da mercoledì 22 gennaio ritorna sul palcoscenico del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia nel ruolo di Falstaff: una nuova importante prova dattore (dopo essere stato applaudito lultima volta a Trieste nel ruolo di Jean Valjean nella produzione dello Stabile, I Miserabili) che affronta dividendo la scena con un altro grande e raffinato maestro della scena italiana, Massimo De Francovich. La regia è di Antonio Calenda, anche coautore del testo assieme a Nicola Fano.Falstaff e il suo servoquesto il titolo dello spettacolo che permetterà – fino a domenica 26 gennaio di assistere a questo prezioso duetto.

«Falstaff è un personaggio unico nel canone shakespeariano: è un uomo disperatamente innamorato della quantità della vita» scrivono gli autori nelle loro note. «Il mondo e il teatro di Shakespeare sono pieni di geniali ragionatori (fossanche amanti profittatori o torbidi politici o paladini incerti della solitudine) o di virtuosi pensatori (e soprattutto virtuose pensatrici): Falstaff no. Falstaff non è nulla di tutto questo: è un uomo che antepone la vita da vivere a qualunque ragione; e tutto in lui diventa funzionale alla prossima avventura. Che è come dire la prossima vita.In lui, infatti, Shakespeare ha messo il germe di quegli uomini che non si fermano mai a pensare e che mentre poniamo corteggiano una donna, già pensano al bottino di carni o di denari da sgraffignare domani. Un personaggio unico, dunque. E attualissimo: come non pensare, seguendo le sue smanie, alla frenesia delluomo iperconnesso che vive contemporaneamente mille vite (vere o virtuali) pur di dimostrare a se stesso che esiste?» In Falstaff e il suo servo, dunque, il ruolo del titolo è concepito come una sorta di antieroe di tutti i più grandi personaggi di Shakespeare. E in un testo che sgorga dalla colta passione degli autori per il grande elisabettiano, e che è proprio costruito attraverso le sue stesse parole, da un collage di battute e di fascinazioni drammaturgiche tutte riconducibili al mondo shakespeariano, ecco che diviene possibile confrontare Falstaff ad altri  importanti protagonisti. Si parte naturalmente dalle quattro opere due parti di Enrico IV, poi Enrico Ve Le allegre comari di Windsorche coinvolgono Falstaff ma si attraversa molto altro della produzione di Shakespeare. «() Solo mettendo a confronto Iago e Falstaff, Amleto e Falstaff, Jacques e Falstaff si può arrivare, oggi, a cogliere la contemporaneità di quella maschera di pancione che si occupa solamente di riempire il mondo di se stesso» spiegano infatti ancora Fano e CalendaAl centro di questa creazione drammaturgica, Antonio Calenda che con questa regia ritorna sul palcoscenico dello Stabile regionale, da lui a lungo diretto ha immaginato due monumentali interpreti.  Franco Branciaroli con capacità virtuosistiche e di grande umanità veste i panni di Falstaff (e fra poco riprenderà per il terzo anno I Miserabilidi Hugo). Il raffinato Massimo De Francovich interpreta il suo contraltare, il suo servo, in un modo che la critica ha definito perfetto nel registro «intermedio, comico drammatico, quasi sobrio nella sua luciferina volontà e capacità di dominare lo sventato e avventato padrone»Accanto a loro un assieme di attori interessanti portano in scena uno spettacolo ricco di suggestioni: Valentina Violo, Valentina DAndrea, Alessio Esposito, Matteo Baronchelli. La produzione è del Teatro de Gli Incamminati assieme al Centro Teatrale Bresciano e allo Stabile DAbruzzo.  Falstaff e il suo servova in scena nellambito del cartellone di Prosa alla Sala Assicurazioni Generali dal 22 al 26 gennaio. Lo spettacolo inizia alle ore 20.30 tutti i giorni tranne la domenica in cui la replica è pomeridiana, alle ore 16. Giovedì 23 gennaio alle ore 18 al Café Rossetti il porfessor Peter Brown parlerà diFalstaff in un incontro a ingresso libero. La conversazione sarà ripetuta in linguainglese il giorno successivo, sempre alle 18 al Café Rossetti.

Si suggerisce di rivolgersi alla Biglietteria del Politeama Rossetti, agli altri consueti punti vendita, o via internet sul sito www.ilrossetti.it. Informazioni anche al numero del Teatro 040.3593511.

E.L.




LA MEMORIA E LA SCELTA 4 – lo spettacolo “Un uomo banale” dal 23 al 26 gennaio alla Sala Bartoli e un evento il 26 alla Risiera di San Sabba

La quarta edizione del progetto La memoria e la sceltache il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia dedica ai temi della Shoah, si compone questanno di due momenti: lo spettacolo Un uomo banalein scena alla Sala Bartoli dal 23 al 26 gennaio, con Andrea Germani e Romina Colbasso e levento La Risiera raccontacon i ragazzi dei licei di Trieste alla Risiera di San Sabba nel pomeriggio del 26 gennaio. I testi ed il progetto sono a cura di Paola Pini. .

Giunge alla quarta edizione La memoria e la sceltail progetto a cura di Paola Pini e su idea del direttore Franco Però, che lo Stabile dal 23 al 26 gennaio declina sui temi della Shoah, offrendo al pubblico nel periodo della Giornata della Memoria unoccasione di conoscenza e riflessione su una pagina inquietante del Novecento, che va presa a monito perché non si cada mai più in simili gorghi di odio insensato.

Il progetto questanno raddoppia: oltre allevento finale che come nelle passate edizioni vedrà protagonisti i ragazzi dei licei Carducci/Dante, Galilei, Oberdan, Petrarca, Prešeren, in un simbolico perpetuare il messaggio presso le generazioni future, ledizione 2020 prevede anche quattro repliche alla Sala Bartoli dello spettacolo Un uomo banale, interpretato da Andrea Germani e Romina Colbasso.

La giornalista Paola Pini cura entrambe le parti de La memoria e la scelta/4, che avrà inizio alla Sala Bartoli il 23 gennaio alle 19.30 con la prima di Un uomo banale (repliche alla stessa ora fino a domenica 26 gennaio) e domenica 26 gennaio alle ore 16 culminerà nellevento intitolato La Risiera raccontacon i ragazzi dei licei, in scena proprio alla Risiera di San Sabba alle ore 16.

Ne La Risiera raccontasi affronteranno le figure di di Friedrich Rainer e Odilo Globočnik attraverso letture intervallate a interventi musicali.

Lo spettacolo Un uomo banaleinvece è liberamente tratto da In quelle tenebre, risultato dellintervista, ampliata da molte altre testimonianze, che Gitta Sereny fece a Franz Stangl nel 1971 presso il carcere di Düsseldorf, luogo in cui luomo scontava la condanna allergastolo.

Stangl poteva sembrare proprio un uomo qualsiasie per questo la sua storia colpisce tanto: nasce ad Altmünster, in Austria, nel 1908.

Poliziotto nel 1938 e in seguito ufficiale delle SS, è parte attiva nel Progetto Eutanasia, attraverso il quale saranno uccise tra le 60.000 e le 100.000 persone con minorazioni mentali o fisiche, tristemente noto come Aktion T4; nel 1942 dirige i campi di sterminio di Sobibor prima e di Treblinka poi; dal 1943 al 1945 è infine trasferito in Italia, dove risulta impiegato nei territori della Zona Operativa del Litorale Adriatico (lAdriatisches Küstenland), in particolare a Udine e a Fiume, ma la sua presenza è testimoniata anche a Trieste, alla Risiera di San Sabba.

Di fronte a quello che lui stesso descrisse come linferno di Dante materializzatonon seppe rifiutare lincarico di comandante del campo di sterminio di Treblinka, annegando nellalcol la propria vigliaccheria.

Gitta Sereny nasce a Vienna nel 1921. Nel 1934 assiste, a Norimberga, a un rastrellamento di massa operato dai nazisti; dopo lAnschluss del 1938, emigra in Francia dove opera nella Resistenza e, alla fine della Guerra, si unisce alle forze dellUNRRA (lAmministrazione delle Nazioni Unite per lassistenza e la riabilitazione delle popolazioni danneggiate dalla guerra) per occuparsi di riunire ai familiari i bambini superstiti a Dachau.

Quello che avviene in scena assomiglia a una partita a scacchi molto particolare: Gitta Sereny e Franz Stangl si fronteggiano in uno scambio verbale ed emozionale carico di tensione, un gioco di cui è lei a dettare le regole.

«A Gitta Sereny spiega Paola Pini, autrice del testo importa analizzare, scandagliando i ricordi e provocando le reazioni improvvise, spesso sconvolgenti dellinterlocutore non tanto perché, ma piuttosto come si sia potuti arrivare a quellorrendo sterminio su scala industriale che è stata la Shoah. Il pubblico ha così loccasione di comprendere quali meccanismi possano portare una persona comune, qual era Stangl allinizio della sua carriera di burocrate della morte, a trasformarsi nelluomo giudicato responsabile della morte di 900.000 persone, complice attivo dei veri carnefici, dei seminatori di odio e di violenza () Se tutto sommato può essere relativamente semplice cercare di identificarsi con la sofferenza delle vittime, o giudicare mostri i boia più efferati e pazzi i loro mandanti, risulta molto più complesso e difficile cogliere i pericoli che si nascondono nella potenziale somiglianza fra noi stessi e persone come Franz Stangl».

I semi del razzismo vanno consapevolmente eliminati dalla nostra vita, dalla quotidianità e riconosciuti nel loro pericolo, fin da subito. È questo il senso del progetto La memoria e la scelta: lidea di essere forti dellesperienza dolorosa del passato  e capaci di sceglieresempre e consapevolmente la via della giustizia. Sembrano proferite proprio per questo le recenti parole dellaSenatrice Liliana Segre: « ()Ritengo però che non si debba mai disgiungere la lotta all’antisemitismo dalla più generale ripulsa del razzismo e del pregiudizio che cataloga le persone in base alle origini, alle caratteristiche fisiche, sessuali, culturali o religiose. Questa visione mi pare tanto più necessaria in questa fase storica, in cui le condizioni di disagio sociale spingono tanti a indirizzare la propria rabbia verso un capro espiatorio, scambiando la diversità per minaccia…».

Per Un uomo banaleil prezzo del biglietto è unico, a 5 euro e la prevendita dei biglietti è già in corso, mentre per levento La Risiera raccontalingresso è libero.

Un uomo banale va in scena da giovedì 23 gennaio a domenica 26 gennaio alle ore 19.30 alla Sala Bartoli: Per biglietti e prenotazioni si suggerisce di rivolgersi alla Biglietteria del Politeama Rossetti agli altri consueti punti vendita, o via internet sul sito www.ilrossetti.it. Informazioni anche al numero del Teatro 040.3593511.




RICCARDO ROSSI in scena a MANIAGO, TOLMEZZO e SEDEGLIANO con W LEDONNE!

Riccardo Rossi per la prima volta calcherà i palcoscenici del Circuito ERT. Lartista romano, volto noto di cinema, televisione e pubblicità, sarà in scena con il monologo W le donne!Lo spettacolo scritto dallo stesso Rossi assieme ad Alberto Di Risio e diretto da Cristiano DAlisera sarà giovedì 23 gennaio al Teatro Verdi di Maniago, venerdì 24 gennaio al Teatro Candoni di Tolmezzo e domenica 26 gennaio al Teatro Clabassi di Sedegliano. In tutti e tre i teatri il sipario si alzerà alle ore 20.45.

I meno giovani ricorderanno Riccardo Rossi nel ruolo di Mazzocchi nel telefilm I ragazzi della terza C o in una delle tante apparizioni nelle commedie allitaliana dagli Ottanta fino al nuovo Millennio, da College a SPQR 2000 e ½ anni fa, passando per Le finte bionde, Grandi Magazzini, Uomini senza donne, Notte prima degli esami. A Teatro ha scritto e interpretato diversi monologhi: Pagine Rossi, La più bella serata della vostra vita, Per fortuna che cè Riccardo. La notorietà presso il grande pubblico è arrivata anche attraverso celebri pubblicità televisive, fiction (Il vizio di vivere, Don Matteo, Un medico in famiglia) e programmi tv (Cuochi e fiamme, Conosco un posticino, Sei più bravo di un ragazzino di 5a). Lultimo successo è la trasmissione che lo vede protagonista e autore, I miei vinili.

In questo W le donne!, lartista romano propone una divertente carrellata di tutte le figure cheognuno di noi incontra nel corso della propria vita: la mamma, la tata, la sorella, la nonna, la maestra, la fidanzata, la moglie, la figlia, fino ad arrivare alla temuta figura della suocera. Grazie a tutti questi incontri spiega Riccardo Rossi – all’uomo non resterà altro che fare l’unica cosa che non avrebbe mai voluto: crescere.

Maggiori informazioni al sito www.ertfvg.it o chiamando lUfficio Turistico di Maniago (0427 709063), lUfficio Cultura di Tolmezzo (0433 487961) e la Biblioteca di Sedegliano (0432 915533).




Giovedì libroforum alla Biblioteca Negroni in attesa del Giorno della Memoria a Novara

Giovedì 23 gennaio alle ore 16 Maria Adele Garavaglia conduce l’appuntamento dedicato al Libroforum con la presentazione di Codice sirio. I racconti del lager di Ferruccio Maruffi (Piemme editore) all’interno il ciclo dei giovedì letterari “Pagine di memoria”.

Codice Sirio è la toccante testimonianza di Franco, partigiano piemontese internato nel lager di Mauthausen. 
Fermo a un passaggio a livello, infatti, ormai libero e in età matura, vedendo passare un lunghissimo treno merci, rammenta e rivive dolorosamente il lungo anno  di prigionia, dopo il suo trasferimento nel campo austriaco, con il corollario di frustrazioni, umiliazioni, percosse, fame, freddo, fatica e precarietà che hanno accompagnato quei mesi interminabili. Ferruccio Maruffi, che si nasconde dietro il protagonista, in questo romanzo-verità, non privo di momenti ironici che si alternano  a quelli drammatici, non intende certo suscitare compassione: al contrario, con toni pacati e sereni, illustra la sua terribile esperienza per invitare le giovani 
generazioni a riflettere sulle conseguenze che derivano da scelte politiche sbagliate. Sulla scia della più famosa opera di Primo Levi, Maruffi aggiunge la sua voce a quella dei reduci che trovano il coraggio di parlare, di denunciare, di stigmatizzare la violenza e la prevaricazione in ogni forma e aspetto.

Raffaele Maruffi (Ferruccio) è nato a Grugliasco, in provincia di Torino, nel 1924. Partigiano in Val di Lanzo, nella Seconda Divisione Garibaldi, viene catturato nel marzo 1944 durante un rastrellamento dei nazifascisti della Repubblica Sociale Italiana. Dopo un breve periodo di detenzione alle Carceri Nuove di Torino,
 viene deportato a Mauthausen, in Austria, dove giunge il 20 marzo.
 Trascorre alcuni periodi anche nei sottocampi di Gusen e 
di Schweechat. Viene liberato dagli Americani il 5 maggio 1945 e rientra in famiglia il successivo 9 giugno, dove apprende la morte del padre, anch’egli partigiano garibaldino, massacrato nel dicembre 1944. 

Maruffi è  stato Consigliere Nazionale e Presidente dell’ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati Politici 
nei campi nazisti) di Torino. E’ mancato nel 2015. 

Oltre a Codice Sirio. I racconti del lager, la sua opera più nota edita nel 1986, ricordiamo La pelle del latte (Euredit, 1999), Laggiù dove l’offesa (Stamperia Ramolfo, 2001), Fermo posta Paradiso (La Stamperia, 2008), a cui si aggiungono articoli, interviste, interventi specialistici e molta attività nelle scuole, a contatto con gli studenti piemontesi, che spesso ha accompagnato a Mauthausen, in viaggi 
d’istruzione organizzati dalla Regione Piemonte nell’ambito del Concorso di storia contemporanea. 

I “Giovedì letterari in biblioteca” sono organizzati dal Centro Novarese di Studi Letterari in collaborazione con l’Istituto Storico Fornara con il patrocinio del Comune di Novara e della Regione Piemonte.




“RIGOLETTO” IN SCENA AL GIOVANNI DA UDINE VENERDI 24 GENNAIO

David Crescenzi dirige l’Orchestra Filarmonica Italiana e il Coro Lirico di Modena nel nuovo allestimento coprodotto dalla Fondazione Teatro Comunale di Modena, Fondazione Teatro Comunale di Ferrara e Azienda Teatro del Giglio

Udine, 16 gennaio 2020 – Da quell’11 marzo 1851 in cui vide la luce sul palcoscenico del Teatro La Fenice di Venezia, il Rigoletto di Giuseppe Verdi brilla fra le opere liriche più amate e interpretate al mondo. Dramma di passione, tradimento, gelosia e vendetta, la prima opera della trilogia popolare verdiana andrà in scena al Teatro Nuovo Giovanni da Udine venerdì 24 gennaio 2020 con inizio alle ore 20.00, nel nuovo allestimento coprodotto da Fondazione Teatro Comunale di Modena, Fondazione Teatro Comunale di Ferrara e Azienda Teatro del Giglio. A dirigere l’Orchestra Filarmonica Italiana e il coro lirico di Modena sarà il maestro David Crescenzi.

Composto su richiesta del Teatro La Fenice per l’inaugurazione del carnevale veneziano, il Rigoletto è la prima della cosiddetta trilogia popolare verdiana che comprende anche il Trovatore e la Traviata ed è un’opera che traspira modernità per i temi trattati e per la sua meravigliosa combinazione di ricchezza melodica e potenza drammatica.

La vicenda, per la quale il librettista Francesco Maria Piave si ispirò «Le roi s’amuse» di Victor Hugo, ci trasporta alla corte del duca di Mantova, uomo potente e incallito seduttore. Rigoletto, il buffone di corte, lo fiancheggia insensibile al dolore procurato alle fragili vittime di sotterfugi e menzogne, ma viene colpito dalla maledizione del Conte di Monterone, padre umiliato dell’ennesima preda del duca. Dopo aver scoperto che Gilda, l’ingenua figlia che il giullare tiene segretamente nascosta, ama il duca che la corteggia sotto mentite spoglie, Rigoletto trama vendetta ma quando crede di aver trionfato, sarà proprio la musica a svelargli l’orrore peggiore cui un padre affettuoso possa sopravvivere…

Per questo nuovo allestimento, che vede la regia di Fabio Sparvoli, troviamo nel ruolo del titolo Devid Cecconi, baritono tra i più affermati della scena operistica odierna che proprio nelle vesti del giullare di corte debuttò al Teatro Verdi di Trieste nel 2006. Oreste Cosimo sarà il duca di Mantova, Ramaz Chikviladze Sparafucile e Daniela Cappiello Gilda. Le scene sono di Giorgio Ricchelli, i costumi di Alessio Rosati, le luci di Vinicio Cheli.

«Scritto da Verdi alla soglia dei quarant’anni e da una posizione di operista ormai pienamente affermato – scrive il regista Sparvoli nelle note allo spettacolo -, Rigoletto rappresenta un momento di svolta decisivo sia nella produzione del compositore che per le sorti del melodramma. Abbandonati i grandi temi di ordine patriottico e risorgimentale, con Rigoletto Verdi concentrò la propria attenzione sulla figura umana, aprendo una strada che proseguirà con le successive Traviata e Trovatore […] Si trattava per Verdi di associare ai toni alti della tragedia non più personaggi aulici ed eroi presi a prestito dalla storia, ma protagonisti di estrazione umile, popolare, appunto: un giullare nel caso di Rigoletto, una prostituta per Traviata, uno zingaro nel Trovatore. A questa scelta di ordine poetico corrispose una questione di genere teatrale: nell’intento di mescolare i due generi della commedia e della tragedia, Versi si entusiasmò all’idea di mettere in musica Le Roi s’amuse di Hugo, un dramma nel quale il contrasto era sottolineato in massimo grado dal fatto che il protagonista era giustappunto un buffone.»

La stagione lirica del Teatro Nuovo Giovanni da Udine continuerà il 19 maggio 2020 con uno dei massimi capolavori della storia del Teatro musicale, Le Nozze di Figaro di Wolfgang Amadeus Mozart su libretto di Lorenzo da Ponte (1786), che rappresenta la perfetta sintesi tra tradizione melodrammatica italiana e genio mitteleuropeo. Mai ospitata prima sul palcoscenico del Teatro Nuovo Giovanni da Udine, l’opera è prodotta dalla Fondazione Teatro Nuovo Giovanni da Udine in sinergia con Danieli & C. Officine Meccaniche SpA, Fondazione Friuli, Associazione Ergonauti, Comune di Udine, Camera di Commercio di Pordenone e Udine, Confartigianato imprese del Friuli Venezia Giulia, CrediFriuli, Lavanderia Adriatica e ProntoAuto.

Biglietteria del Teatro Nuovo Giovanni da Udine aperta dal martedì al sabato dalle 16.00 alle 19.00. L’acquisto dei biglietti è possibile anche online su www.teatroudine.it e www.vivaticket.it, nei punti vivaticket e alla Libreria Feltrinelli di Udine (Via Canciani), il venerdì mattina dalle 9.30 alle 13.00. Per info: tel. 0432 248418 e biglietteria@teatroudine.it. Previste speciali riduzioni per i possessori della G-Teatrocard. Abbonamenti per la stagione lirica ancora disponibili.