Nasce la Academy Woman Cycling

La neonata società ciclistica femminile nasce da un progetto promosso e curato dai dirigenti della società forlivese ReArtù General System. L’obiettivo primario è promuovere l’attività ciclistica nel territorio, ponendosi come punto di riferimento per quelle ragazze che fanno della passione per lo sport del ciclismo l’opportunità di crescita sportiva e personale.

Forli – 9 gennaio 2020 – Con il ritiro di inizio anno, tenutosi a Fratta Terme (FC) presso l’Hotel Romagna, la nuova società di ciclismo femminile giovanile Academy Woman Cycling ha iniziato la programmazione dell’attività per la nuova stagione in cui si pone come punto di riferimento nel territorio romagnolo per quelle ragazze che fanno della passione per lo sport del ciclismo l’opportunità di crescita sportiva e personale. In realtà di nuovo c’è soltanto il nome della società.

Il collaudato staff è guidato dal Team Manager Nanni Fausto, dal Presidente Silvagni Andrea, la Vice presidente Villa Caterina, e i consiglieri Filippi Stefano e Pregnolato Gabriella con la doppia mansione in quanto con il D.S. Orlati Mauro gestiscono insieme agli altri componenti dello staff dei D.S. la preparazione e la gestione dell’attività agonistica. Terminata la campagna acquisti le squadre Esordienti, Allieve e Juniores, hanno iniziato la preparazione invernale e il ritiro di inizio gennaio è servito per dare l’opportunità a tutte di fare conoscenza sia con le compagne di squadra che con il personale che le accompagneranno nell’avventura 2020.

Il roster della squadra Esordienti è costituito dall’imolese Andrenacci Alena, dalle cesenati Candela Sara e Casadei Aurora, della ravennate Dollaku Nikol che insieme alla confermata Di Pilato Alessia formano il quintetto di giovani speranze.

Le nove ragazze della squadra Allieve formata dalle confermate nella categoria Bolognesi Gaia, Malucelli Sara e Mazzotti Amy, a cui si sono aggiunte le ragazze che sono approdate quest’anno nella categoria. Capellari Sara, Guglielmi Elena, Lazzari Camilla, Ostolani Anna, Urbinati Melissa e Zanzi Valentina.

La novità della stagione 2020 è la squadra Juniores, il sogno nel cassetto che si è avverato dopo tanti anni e che impegnerà, la società e lo staff tecnico, a fondo per gestire le dieci ragazze che ne fanno parte, dalle torinesi Caudera Beatrice e Colombo Francesca, alla reggiana Beltrami Matilde, le ravennati Cassandra Chiara e Pedrelli Chiara, la forlivese Cipressi Carlotta, la savignanese Pepoli Melany, la riccionese Morelli Margherita, le marchigiane Gorini Sara e Palazzi Alice.

La società sta organizzando l’attività e i programmi futuri per ottimizzare la preparazione in vista dell’inizio delle gare con ritiri, allenamenti di squadra organizzando al meglio possibile il ciclismo e gli impegni scolastici.

 




Metropolis, il capolavoro di Fritz Lang che nel 1929 creò un nuovo immaginario nel cinema di fantascienza

Metropolis di Fritz Lang

Pochi film hanno lasciato un impronta così profonda nell’immaginario collettivo come Metropolis, del 1927, di Fritz Lang. Una pellicola costata una cifra iperbolica in quegli anni, che alla sua uscita costituì un fiasco commerciale che mise a rischio bancarotta la UFA, compagnia di produzione tedesca, destinata a diventare un organo della propaganda nazista. Ma il tempo ha reso onore a questo capolavoro del cinema.

La storia narrata è una distopia, che vede gli abitanti di Metropolis suddivisi in due categorie: i ricchi, che vivono una vita idilliaca rinchiusi nei loro maestosi palazzi, e i poveri, destinati a spaccarsi la schiena nei sotterranei della città, trascinandosi lungo un’esistenza miserevole.

Ma la stratificazione verticale della città del futuro è ancora più articolata: il creatore di Metropolis, Joh Fredersen, vive nell’edificio più alto e imponente dell’area urbana, l’immaginifica New Tower of Babel, mentre, nelle catacombe che si celano sotto la città dei lavoratori, avvengono delle riunioni segrete, nelle quali una giovane donna, Maria, esorta gli operai ad avere fede nella venuta di un mediatore, destinato a porre rimedio alle differenze di classe inumane esistenti nella città.

Confronto tra la città dei ricchi e città dei poveri in Metropolis di Fritz Lang

La città dei ricchi (a destra), sulla quale svetta la New Tower of Babel, e la città dei lavoratori (a sinistra)

Il figlio di Joh, Freder, rimane affascinato dalla figura di Maria, che ha l’ardire di fargli vedere le miserevoli condizioni dei bambini poveri, da lei portati negli immaginifici Eternal Gardens, dove il rampollo del creatore di Metropolis vive una vita dorata, in una sorta di harem ipertecnologico.

Ma Joh Fredersen sorveglia suo figlio, e quando si rende conto che esiste un pericolo per l’ordine costituito, non esita a rivolgersi a Rotwang, figura e metà strada tra l’alchimista e lo scienziato, chiedendogli di dare le sembianze di Maria e un robot da lui costruito, per incitare i lavoratori alla rivolta e giustificare in tal modo la loro repressione.

Le cose vanno in modo diverso da quanto calcolato dal padre, perché i lavoratori, distruggendo le macchine che li rendevano schiavi, provocano l’inondazione dei sotterranei e la distruzione della principale centrale energetica della città, mettendo a repentaglio l’esistenza della stessa Metropolis.

Alla fine ci sarà una riconciliazione tra Joh e i lavoratori, nella cattedrale della città, che vede suo figlio Freder nel ruolo di mediatore. Nel film vengono mescolate simbologie religiose e esoteriche, che convivono in un’ambientazione futuristica.

Rotwang: un nuovo immaginario per la scienza e lo scienziato

Il personaggio di Rotwang è particolarmente interessante, perché portatore di una nuova iconografia della scienza, destinata ad avere un duraturo impatto nel cinema di fantascienza successivo al capolavoro di Lang. Al di là dell’acconciatura scapigliata, destinata a caratterizzare la figura di innumerevoli scienziati nei decenni successivi, esso personifica il prototipo del mad doctor, che mette il suo sapere al servizio del potere e dei propri capricci personali.

Rotwang

Lo scienziato Rotwang

La sua casa-laboratorio è l’unica in Metropolis a non essere in stile moderno o futuribile. Sembra quasi un relitto di un passato ormai dimenticato. Si tratta di un piccolo edificio isolato, dal tetto spiovente, privo di finestre, la cui porta di ingresso è marchiata con la stella a cinque punte. Nel laboratorio, pieno di macchine dal funzionamento misterioso, c’è il robot creato dal genio di Rotwang, inizialmente progettato per dare una nuova vita a Hem, avvenente donna di cui lo scienziato è innamorato, ma che è morta nel dare alla luce il figlio di Joh.

Ma nei sotterranei della casa si nasconde anche un accesso segreto alle catacombe della città. In pratica la casa di Rotwang è una sorta di elemento di congiunzione tra il mondo ipertecnologico di Metropolis e la religiosità che ancora è ben viva nel sottosuolo, sia pure in modo non percepibile dai palazzi dei ricchi.

La casa-laboratorio di Rotwang

La casa-laboratorio di Rotwang

Rotwang stesso è una figura ambigua, nella quale la convivenza tra scienza ed esoterismo trova la sua massima espressione nel film. È capace di costruire un robot utilizzando macchinari dal funzionamento incomprensibile, ma la sua dimora è piena di simboli esoterici. Non indossa un camice bianco, segno distintivo degli scienziati dagli anni trenta in poi, ma, come il successivo dott. Frankeinstein, ha un aiutante deforme.

Lo scienziato ha una mano finta, e si vanta di averla persa nel tentativo di creare l’uomo artificiale, il lavoratore del futuro. Quella della disabilità dello scienziato è un tema che ritornerà spesso nel cinema. Basta pensare a Serizawa nel primo Godzilla, del 1954, al dottor Stranamore del capolavoro di Kubrick, del 1964, o al Dr. Everett Scott in The Rocky Horror Picture Show, del 1975.

Disabilità che può essere vista come un problema nel gestire la conoscenza, e la responsabilità che da essa deriva. Ma è forse la separazione della scienza dal corpo sociale nel quale dovrebbe operare che costituisce l’origine del male. La casa-laboratorio di Rotwang è infatti senza finestre, e lo stesso inventore intima a Joh di lasciarlo solo, quando deve dare al suo robot le sembianze di Maria.

Il mad doctor realizza le sue creazioni mostruose chiuso nella solitudine del suo laboratorio, lontano dalle istituzioni che dovrebbero porre un freno alla sua attività. Lo stesso schema verrà ripetuto in innumerevoli film successivi a questa pellicola. Basta pensare a quanto accede in Frankenstein, di James Whale, del 1931, o al molto più recente Dr. Brenner, della serie Stranger Things, ormai diventata un cult. La scienza è positiva quando è al servizio della società, ma quando si isola, o lavora nell’ombra, genera mostri, che in genere si rivoltano contro il loro creatore.

Uno dei robot più famosi nella storia del cinema

Anche se molti sostengono che quello presente in Metropolis sia il primo robot nella storia del cinema, in realtà ci sono dei precedenti. Il primo è nel cortometraggio Gugusse et l’Automaton, purtroppo andato perduto, prodotto e diretto nel lontano 1897 da Gergoes Méliès, da molti ritenuto essere il vero padre della fantascienza cinematografica.

Il robot tra Joh Fredersen (a destra) e Rotwang, il suo creatore (a sinistra)

Nel 1921 viene poi girato L’uomo Meccanico, scritto, diretto e interpretato dal comico francese André Deed, meglio noto come Cretinetti. Oltre a essere uno dei primi film di fantascienza a essere stato girato in Italia, è il primo conosciuto dove si scontrano un robot buono e uno cattivo. Di questa pellicola esiste solo una versione di 26 minuti, restaurata nel 1992 dalla Cineteca di Bologna.

Mentre questi due precedenti hanno lasciato poche tracce di sé, molto più duratura è l’impronta lasciata dalla creatura di Rotwang nel cinema di fantascienza contemporaneo. Basti pensare che la struttura fisica del celebre robot C-3PO (D-3BO nella versione italiana), personaggio dell’universo fantascientifico di Star Wars, è chiaramente ispirata alla creatura di Metropolis. Un robot che è stato presente in tutti gli episodi della saga di Guerre Stellari, dal primo fino all’ultimo, mediocre, Star Wars: l’ascesa si Skywalker, mantenendo viva nell’immaginario collettivo un’immagine che proviene dagli anni Venti. Potere del cinema.

La somiglianza tra C-3PO di Star wars e il robot di Metropolis è evidente

C-3PO di Star Wars e il robot di Metropolis

In generale, nella fantascienza, esistono due strade tramite le quali l’uomo cerca di duplicare sé stesso o di creare nuova vita: quella meccanica e quella biologica. Il robot di Metropolis è l’antesignano più famoso della prima via, mentre quello più celebre della seconda è la creatura del dott. Frankenstein. Entrambe le strade portano al baratro, quando vengono percorse in solitudine dallo scienziato, che si isola dalla società al cui servizio dovrebbe invece operare.

Qualunque sia la via scelta, bisogna sottolineare come la fantascienza sia di fatto un espediente narrativo per rendere giustificabile l’accadimento di fatti che la scienza ufficiale considera impossibili. Da questo punto di vista la fantascienza è alla fin fine un tipo di magia, tollerabile dall’uomo moderno. Un trucco che rende possibile la sospensione dell’incredulità da parte dello spettatore, che, davanti all’esposizione di qualche oscuro macchinario, decide di credere, almeno per la durata del film, che quanto sta vedendo sia verosimile.

In Metropolis, Rotwang conserva dei caratteri riconducibili al mondo magico-esoterico. Gli scienziati che lo seguiranno tenderanno a perdere questa componente, come accade solo quattro anni dopo nell’ormai mitico Frankeinstein di James Whale, del 1931, dove lo studioso indossa un impeccabile camice bianco, muovendosi in un laboratorio che molto deve all’immaginario creato da Metropolis.

Ma, in fondo, gli scienziati del cinema di fantascienza rimarranno sempre degli apprendisti stregoni e, se il film è fatto bene, rimarrà sempre un piacere perdersi nella narrazione, non importa quanto inverosimile possa sembrare la storia al di fuori della sala cinematografica. Magie del cinema!




Il 18 gennaio agli Alisei di Lignano Pineta per dare speranza ai bambini malati

Una serata benefica che unisce i costumi e il gusto tipico della Carnia all’atmosfera unica del mare, per portare lo spirito montano fino alle spiagge di Lignano Pineta che prenderà vita anche d’inverno con i colori degli abiti tradizionali carnici e i sapori della cucina di montagna. È questo l’obbiettivo degli organizzatori dell’avvenimento che si terrà sabato18 gennaio, dalle ore 19, nelle sale del Ristorante Alisei di Lignano Pineta, un locale sempre impegnato nel sociale e nella valorizzazione della città balneare. L’incasso derivato dalle specialità dolciarie sarà devoluto all’Associazione Genitori Malati Emopatici Neoplastici.  “Quando non avrai più niente da dire vieni nei nostri boschi in Carnia, siediti e ascolta la loro pace, dopo vedrai quante cose avrai da raccontare!” Questa frase di Raffaella Ferrari, una delle organizzatrici dell’evento, riassume il tema della serata lignanese che vuole favorire il dialogo e la sensibilità nel sociale attraverso il gusto. L’A.G.M.E.N. FVG è nata nel 1984 per iniziativa di alcuni genitori che, dopo la dolorosa esperienza della malattia subita dai loro figli, hanno deciso di impegnarsi affinché tutti i bambini che stanno percorrendo lo stesso cammino abbiano garantita dentro e fuori l’Ospedale una qualità di vita migliore. L’A.G.M.E.N. si adopera affinché tutti i bambini possano essere curati nell’ambiente più idoneo e meno traumatizzante per loro e si incarica di migliorare gli spazi di degenza, le attrezzature sanitarie, l’informazione e di garantire l’aspetto scolastico e ludico-ricreativo. Inoltre favorisce la ricerca e lo studio nel campo dei tumori infantili e promuove, soprattutto con particolare attenzione all’aspetto psicologico e sociale, un’assistenza globale, non solo dei bambini ma anche del nucleo familiare sia durante la malattia sia a guarigione avvenuta.

E,L.

 




Ritorna la Rassegna L’ENERGIA DEI LUOGHI 5° Edizione – 2° Parte – dal 12 gennaio al 29 febbraio 2020 organizzata dall’associazione culturale CASA C.A.V.E di Visogliano

Prende il via dal Comune di Duino Aurisina (Ts), domenica 12 gennaio 2020, la seconda parte della Rassegna “L’Energia dei Luoghi” – 5° edizione” con importanti appuntamenti organizzati dall’associazione culturale CASA C.A.V.E di Visogliano, nei mesi di gennaio e febbraio, a Visogliano, Ceroglie, Sistiana, Cervignano del Friuli e a Gorizia con la grande mostra internazionale “EVVI UN’ALTRA PROSPETTIVA“, ideata da Massimo Premuda e co-curata con Eva Comuzzi. La Rassegna si conclude sabato 29 febbraio, a Duino, con il Seminario NUOVE DIMENSIONI, aperto a tutti, a cura della fisica Marina Cobal, con importanti presenze internazionali del mondo dell’arte e della scienza.

Il primo appuntamento della Rassegna “L’Energia dei Luoghi” è previsto domenica 12 gennaio 2020, allo StudioMima di Visogliano n.1 con la sezione SUONI E VISIONI. Alle ore 18.00, è in programma l’inaugurazione mostra fotografica “La terra vista dalla terraLookdownartdel danese Steffen A. Andersen, un artista che pone particolare attenzione alla luce e alla composizione delle forme e dei colori, ricercando sentimenti di meraviglia, mistero e fiaba in una nuova fotografia impressionista.

La mostra – visitabile sino al 19/01/2020 – dalle 18.00 alle 20.00 sarà accompagnata dall’intervento musicale della pianista Beatrice Zonta, una grande prova di sensibilità e abilità sull’antico Pokorni, pianoforte viennese, di fine Ottocento.  
Alle ore 19.00, seguirà l’incontro ”La scienza di Leonardo Da Vinci: Platone all’incontrario” con il violoncellista Riccardo Pes e il fisico Fabrizio Cocetti, ricercatore dell’Istituto E. Fermi di Roma e presso il CERN di Ginevra. L’evento è organizzato in collaborazione con l’associazione PianoFVG, nell’ambito del Progetto “Quaderni Leonardiani”. La lectio musicalis coniugherà la Musica, considerata da Leonardo sorella minore della Pittura, con il sapere della Scienza e della Filosofia. L’incontro sarà accompagnato dall’installazione “Dodecafonia per il pianeta – Non sei mai troppo piccolo per fare la differenza” di Fabiola Faidiga e Madia Cotimboe sarà proiettato il video “Osserva” a cura di Federica Pagnucco, Sara Beinat, Matteo Sabbadini.  

Presso lo Studio Mima, continuerà in settimana il programma di “SUONI E VISIONI”, a cura di Beatrice Zonta, con i seguenti appuntamenti, sempre alle ore 19.00: Mercoledì 15 gennaio, “Giovani pianisti” esibizione di alcuni allievi dell’istituto musicale Glasbena matica. Venerdì 17 gennaio,”Musica d’operetta e non solo…” con il soprano Daria Ivana Vitez. Domenica 19 gennaio,Artquiz indovinelli sull’arte e la cultura.

 




Pollicino del Teatro dell’Orsa in scena ad Arco, in provincia di Trento Il 12 gennaio

Una storia di coraggio, da una delle più belle fiabe di Charles Perrault: appuntamento imperdibile, per cuori di tutte le taglie, nell’ambito della rassegna Teatro a gonfie vele.

«Anche i più piccoli, alti come Pollicino, possono raggiungere grandi risultati. Basta avere un cervello fino, orecchie aperte, e grandi stivali fatati»: Bernardino Bonzanidel Teatro dell’Orsa cita un frammento di Pollicino, spettacolo di cui è protagonista, che sarà in scena domenica 12 gennaio alle ore 16.30 al Cinema Auditorium Oratorio ad Arco, in provincia di Trento, nell’ambito della rassegnaTeatro a gonfie vele.

«Pollicino è una storia che continua a parlarci di come, con la creatività e una buona dose di solidarietà, si possa uscire dalla povertà. Con questo spirito abbiamo voluto ideare e realizzare le scenografie e gli oggetti dello spettacolo» aggiunge l’attore e scenografo Franco Tanzi «Tutto è stato creato con materiale di riciclo: legno, metalli, stoffe, materie plastiche, persino lampade. Alla materia destinata allo scarto e alla discarica è stata restituita un’anima e una funzione in grado di comunicare ancora emozioni».

«Una fiaba per vincere la paura, un sentiero di molliche di pane per entrare nel bosco, sapere chi siamo, essere forti anche quando siamo piccoli» conclude Bernardino Bonzani «Come Pollicino occorre ritrovare la strada di casa e, quando proprio non si può fare altrimenti, si deve trovare il coraggio di affrontare l’orco».

Il Cinema Auditorium Oratorio si trova in via del Pomerio 15 ad Arco (TN).

Posto unico non numerato € 4,00.

Prevendita biglietti: presso gli sportelli delle Casse Rurali del Trentino.

Orario biglietteria teatro: un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.




Murder Ballad_Galleria Toledo – 10-11-12 gennaio 2020

 

Omicidio in rock
 

Dopo il grande successo di critica e di pubblico della stagione scorsa torna in Italia ad inizio 2020, MURDER BALLAD, il rock musical statunitense ideato e scritto da Julia Jordan, con i testi e le musiche di Juliana Nash: uno degli spettacoli più originali degli ultimi vent’anni di produzione Off-Broadway.

Un triangolo amoroso, il rock e un omicidio: questi gli ingredienti che compongono la miscela esplosiva di MURDER BALLAD, rock musical dal sapore metropolitano e underground. 90 minuti di emozioni sull’onda di brani dal sapore Newyorkese, per un viaggio nei labirinti della mente, tra eros e thanatos, destino e libertà, alla ricerca di una risoluzione, forse della verità. In scena un cast eccezionale, diretto da Ario Avecone e Fabrizio Checcacci: Arianna Bergamaschi, lo stesso Ario Avecone, Fabrizio Voghera, Myriam Somma, Martina Cenere, Valentina Naselli e Jacopo Siccardi. La direzione musicale è di Cosimo Zannelli. Il musical approda in Italia grazie al regista, autore e produttore Ario Avecone, ideatore del musical immersivo, che da 7 anni porta in scena “Amalfi 839AD” e il suo seguito “Rebellion” presso l’Arsenale della Repubblica di Amalfi, con grande successo di pubblico e critica. Murder Ballad affronterà una tournée nazionale che lo porterà nelle maggiori città italiane nei mesi di Gennaio e Febbraio 2020.

Ideato e scritto da Julia Jordan 

Musiche e testi di Juliana Nash
Adattamento teatrale: Ario Avecone
Traduzioni: Ario Avecone, Fabrizio Checcacci, Arianna Bergamaschi, 
Fabio Fantini, Myriam Somma

Regia di Ario Avecone e Fabrizio Checcacci
Direzione Musicale: Cosimo Zannelli

con 
Arianna Bergamaschi Sarah
Fabrizio Voghera Michael
Ario Avecone Tom
Myriam Somma Narratore
Martina Cenere Cover narratore/swing
Valentina Naselli Destino/Alternate Sarah
Jacopo Siccardi Libertà
Scenografie di Giuseppe Palermo
Costumi di Myriam Somma
Luci di Alessandro Caso e Ario Avecone
Aiuto Regia e Dinamica scenica: Antonio Melissa
Responsabile di produzione: Dario Matrone
Ufficio Stampa: Maria Gabriella Mansi e Silvia Arosio
Foto: Eolo Perfido, Pino Falcone

 

 
Biglietteria:
posto unico: 20 euro
link per l’acquisto online: https://bit.ly/2MNxWPH
PRENOTAZIONE CONSIGLIATA!



BAZ in teatro a Milano la città che l’ha adottato lunedì 20 gennaio 2020

Divenuto celebre per i suoi personaggi “BAZ il lettore multimediale” ed il cantante autoriferito “Gianni Cyano” l’artista sardo si cimenta in uno spettacolo dove “si toglie la maschera” ed interpreta se stesso dall’inizio alla fine dello show

Milano – Marco Bazzoni ‘torna’ a Milano, la città che l’ha adottato artisticamente, quando da Sassari si è trasferito dall’Isola al Continente: “Milano inizialmente è stata una tappa obbligata, nei primi anni 2000 la comicità era lì, rimanendo in Sardegna non avrei avuto tutte le possibilità di crescita che ho avuto a Milano“.

Dopo aver frequentato diverse scuole di recitazione, improvvisazione e canto, le esperienze nei comici “La Corte dei Miracoli” e il “CaffeTeatro” di Verghera di Samarate e dopo diversi riconoscimenti, tra cui il primo premio al “Festival del cabaret” di Martina Franca nel 2005, il Premio “Ettore Petrolini” a Bravo Grazie 2006 e il Premio “Walter Chiari” come rivelazione comica dell’anno, nel 2007 entra stabilmente nel cast del programma di Italia 1 negli studi milanesi di COLORADO e da lì inizia la sua grande popolarità.

Oggi, ne “La verità rende single“, Baz si mette “a nudo” non solo per mostrarsi autentico e vero, ma soprattutto per svelare con tanta ironia le ipocrisie di un mondo sempre più artefatto e sempre più ambiguo.

Una significativa svolta alla carriera dell’artista che arriva dopo un’intensa attività di live e dopo i suoi ultimi studi sulla stand-up comedy fatti a Los Angeles, dove si è esibito in diversi comedy club fino ad arrivare all’esordio nel tempio mondiale della comicità, l’Hollywood Comedy Store.