Il Cantico dei cantici di Roberto Latini

La Stagione Teatro Contatto inaugura il 2020 con l’artista Roberto Latini, straordinario autore, attore e performer, in scena al Teatro S.Giorgio di Udine sabato 11 gennaio (ore 21) con la sua interpretazione di uno dei testi più antichi e importanti di tutte le letterature, forse uno dei più misteriosi: il biblico Cantico dei cantici. Prodotto da Fortebraccio Teatro/Compagnia Lombardi-Tiezzi, lo spettacolo è parte di un percorso di ricerca sulla live performance, che prende la forma di ‘concerto per voce e corpo’, in cui confluiscono, in un lavoro autoriale condiviso, gli apporti di Roberto Latini, come performer, Gianluca Misiti per la partitura di suoni e musica, e Max Mugnai, per la parte visiva.
Lo spettacolo ha vinto due prestigiosi Premi Ubu nel 2017: Roberto Latini come Miglior attore/performer e Gianluca Misiti per il Miglior progetto sonoro.

Il Cantico dei cantici è un affascinante inno alla bellezza, un bolero tra ascolto e relazione, un balsamo per corpo e spirito: Roberto Latini si immerge con il respiro, la sua voce e le sue temperature di raffinato interprete, in questo testo pervaso di dolcezza e accudimento, di profumi e immaginazioni.

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LE RIFRAZIONI DI LEONARDO 11 e 12 gennaio Gorizia Galleria Tullio Crali in via Diaz 9

EXAMINA: LE RIFRAZIONI DI LEONARDO ISPIRANO LA MOSTRA DI LEO GILARDI, VENERDI’ 10 A GORIZIA L’INAUGURAZIONE

stefano zucchini
a stefano
2 ore fa

Dettagli

COMUNICATO STAMPA

L’inaugurazione, con una sonorizzazione dal vivo delle opere, venerdì 10

gennaio alle 19 alla Galleria Tullio Crali in via Diaz 9 a Gorizia

La mostra aperta sabato 11 e domenica 12 gennaio dalle 10 alle 18

LE RIFRAZIONI DI LEONARDO

ISPIRANO LA MOSTRA DI LEO GILARDI

L’associazione Examina, in collaborazione con “Quasi Quadro”, presenta

l’esposizione “Altierjinga” a conclusione del programma di eventi dedicato

alla figura del genio rinascimentale attraverso aspetti insoliti quanto inediti

Siamo agli inizi del nuovo secolo e Leonardo si occupa di studi sulla rifrazione. Collegando il funzionamento dell’occhio a quello della camera oscura, il genio vinciano procedette creando strani congegni ottici in grado di aumentare l’ampiezza del campo visivo.

Dall’analogia tra l’ideazione e la naturale predisposizione dell’uomo alla razionalizzazione, proprio come Leonardo, nasce l’idea della mostra “Altierjinga” del giovane artista Leo Gilardi, ospite dell’ultimo appuntamento organizzato dall’associazione Examina all’interno del ricco programma di iniziative, “Il lato ignoto di Leonardo”, che ha messo al centro aspetti curiosi e divertenti sulla figura del grande genio rinascimentale nel cinquecentenario dalla sua morte.

Leo Gilardi

L’esposizione, organizzata dall’associazione goriziana, in collaborazione con “Quasi Quadro” di Torino, sarà inaugurata venerdì 10 gennaio alle 19 alla Galleria Tullio Crali in via Diaz 9 a Gorizia. Il taglio del nastro, accompagnato da una sonorizzazione dal vivo delle opere e un brindisi inaugurale.

Gilardi, giovane artista torinese, nella mostra prende in analisi il fenomeno della realtà digitale attraverso un processo artistico contemporaneo. La sua ricerca ripercorre la cultura aborigena. “Altierjinga”, ovvero ‘Tempo del Sogno”, è infatti il nome di un mondo esistito prima della creazione, dove gigantesche creature totem attraversarono la terra cantando di ciò che incontravano, portando così questi elementi alla creazione. Come Leonardo Da Vinci, tenta di porre un’ordine tra l’empirico e il concreto partendo dallo studio dei fenomeni ottici legati alla luce e alla sua trasposizione in immagine.

In altre parole, Gilardi, attraverso un effetto ottico che scaturisce dalle sue stesse opere, interpreta la realtà e catturando quell’istante lo razionalizza facendolo diventare un elemento artificiale. L’artista riesce a soggiogare l’occhio dello spettatore, creando delle alterazioni percettive che portano quasi a una sorta di cecità selettiva, che dimostra l’impossibilità di comprendere la realtà se non attraverso il criterio logico.

Le opere esposte appartengono dunque al Tempo del Sogno pre-digitale, ossia quel mondo precedente al momento in cui l’innovazione tecnologica ha permesso una svolta nel rapporto tra macchina e persona, creando un proprio ritaglio nella realtà personale del genere umano. Elementi fatui, che rimangono in attesa di essere nominati, la cui forma non rispetta un’identificazione, visto che la loro conformazione segue le indicazioni dettate dalla superficie, di cui è impossibile coglierne il reale aspetto a causa degli effetti ottici. Secondo l’artista la razionalità senza la sua “contrapposizione naturale” guida la creazione in un modo sbilanciato, asettico, disumanizzante, in cui sono gli stessi creatori a doversi adattare nell’esplorazione di un nuovo ambiente.

La mostra resterà aperta a ingresso libero anche sabato 11 e domenica 12 gennaio dalle 10 alle 18. Per informazioni è possibile inviare una email all’indirizzo associazione.examina@gmail.com o consultare la pagina Facebook dell’associazione.