Lunedì 4 novembre a Ronchi la mostra “4×8. Cent’anni di vittime dimenticate”.

All’Auditorium di Ronchi dei Legionari (GO) la mostra di fotografie inaugura lunedì 4 novembre; giovedì 21 novembre va in scena la performance di musica e teatro

Il progetto “4X8. Cent’anni di vittime dimenticate”, ideato e prodotto dall’Associazione Nuovo Corso di Monfalcone, torna nell’Isontino: nell’Auditorium di Ronchi dei Legionari, per la stagione “Autunno da sfogliare, autunno da ascoltare”, organizzata dal Comune di Ronchi dei Legionari – Assessorato alla Cultura e dalla Biblioteca Comunale “Sandro Pertini”, “4 x 8. Cent’anni di vittime dimenticate” si presenta come mostra fotografica e come performance.

Entrambi gli eventi sono a ingresso libero.

Lunedì 4 novembre, alle ore 18.30 verrà inaugurata all’Auditorium la mostra fotografica “4X8. Cent’anni di vittime dimenticate” (32 preziose immagini), alla presenza dell’autore degli scatti, Luca Alfonso d’Agostino, del curatore grafico del progetto, Roberto Duse.

Sarà l’occasione per percorrere assieme all’artista il percorso fotografico e per presentare il volume (4 i racconti contenuti) che raccoglie il progetto e ne porta il titolo. Il volume (che verrà raccontato dal responsabile dei testi, Gianni Spizzo, anch’egli presente all’inaugurazione) è stato inserito, grazie alla sua veste grafica, nel prestigioso ADI Design Index 2019. Al termine dell’incontro seguirà una degustazione con i vini dell’Azienda Agricola Castello di Rubbia. La mostra rimarrà aperta fino al 6 dicembre 2019.

Mercoledì 21 novembre, alle ore 20.30, l’Auditorium ospita la performance “4X8. Cent’anni di vittime dimenticate”un reading di parole e musica che vede sul palcoscenico il quintetto del contrabbassista Giovanni Maier (con Francesco Ivone alla tromba, Flavio Brumat a sax tenore, sax contralto e flauto, Giancarlo Schiaffini al trombone e Urban Kušar alla batteria) insieme all’attrice Luisa Vermiglio, impegnata nella lettura scenica di alcuni brani degli scritti di Gianni Spizzo, Sara Stulle, Giovanni Fierro e Francesco Tomada, contenuti nel volume che porta il titolo del progetto.

IL PROGETTO

“4X8” trae il suo nome da un percorso storico attraverso i segni della Prima Guerra mondiale (1918), delle persecuzioni razziali (1938) e dell’esodo (1948) che trovano corrispondenza nelle migrazioni e nelle guerre degli anni in corso (2018): i quattro momenti storici (tutti segnati dall’otto finale) sono rivissuti attraverso la potenza delle arti, della libera espressione e della bellezza. “4X8” restituisce le emozioni e i ricordi che la sofferta terra del Nordest e le sue genti portano nei paesaggi e nelle espressioni.

“4X8” non è dunque “solo” un libro, una mostra, una performance: è un progetto nel quale dialogano improvvisazione jazz, racconti inediti, espressione teatrale e fotografia artistica. Tutto è contestualmente raccolto in un volume (Gossmann Edizioni), curato da una veste grafica di grande pregio e con allegato il cd con le musiche originali, suonate dal Quintetto.

La cura del progetto “4X8” nel suo complesso è dell’Associazione Nuovo Corso di Monfalcone, e a dare espressione ad esso sono Giovanni Maier per la parte musicale, Luca A. d’Agostino per la parte fotografica, Gianni Spizzo per la parte testuale, Luisa Vermiglio per la lettura teatrale, Roberto Duse per la parte grafica.

LA MOSTRA (inaugurazione lunedì 4 novembre 2019, ore 18.30)
Gli scatti di Luca A. d’Agostino (illustre firma della fotografia di spettacolo) ritraggono il territorio e i volti dei protagonisti con una visione scarna, appassionata e tagliente, dalla quale traspare il grande affetto dell’artista per la mission del progetto. Luca “trasforma in arte la relazione tra figura e sfondo, mettendo in relazione il legame dell’uomo con il significato delle cose e dei luoghi che lo circondano”. Trentadue delle immagini di d’Agostino vivono nella mostra e sono anche riprodotte nel volume edito da Gossmann.

IL READING MUSICALE (giovedì 21 novembre 2019, ore 20.30)
Il reading musicale porta in scena i quattro racconti appositamente concepiti da Gianni Spizzo (anche curatore della parte testuale complessiva del progetto) e da Sara Stulle, Giovanni Fierro e Francesco Tomada. Quattro stili e quattro testi diversissimi che insieme toccano le corde ancora scoperte dei drammatici momenti storici citati dal titolo.
Alcuni stralci degli scritti sono portati in scena e tradotti dalla recitazione di Luisa Vermiglio (monfalconese attrice, regista e operatrice culturale di grande esperienza) che – restituisce un affresco di emozioni e di storie attraverso un intenso dialogo in scena con il Quintetto di Giovanni Maier, impegnato con le musiche composte per “4X8”.
“Ho assemblato la Suite – spiega Maier – con alcuni brani musicali che […] hanno un collegamento con gli avvenimenti storici commemorati e anche con la storia della mia famiglia”: nelle musiche originali e nei nuovi arrangiamenti del contrabbassista e compositore scorre grande precisione tecnica, fedeltà alla storia della musica e del jazz in particolare e – insieme – le emozioni e la gratitudine di forti legami famigliari.

“4 x 8. Cent’anni di vittime dimenticate” nasce dall’idea di Manlio Comar – socio fondatore dell’Associazione Nuovo Corso – che crede e vuole profondamente dare una forma artistica quanto più completa ed efficace alla propria idea di memoria, sofferenza e umanità.

 Le foto allegate sono di Luca A. d’Agostino per il progetto “4X8”




Dottor Sleep: il seguito di Shining è un film piacevole, ma rimane lontano dalle vette raggiunte da Kubrick

Preceduto da Shining Extended Edition, l’atteso sequel del capolavoro di Stanley Kubrick è uscito nelle sale cinematografiche il 31 ottobre. Il protagonista è Dan Torrance, ormai diventato un adulto, che non è mai riuscito a riprendersi dai traumi subiti all’Overlook Hotel quarant’anni prima. Analogamente a suo padre, ha problemi con l’alcol e conduce una vita ai margini della società, ma riesce a redimersi frequentando un club di ex alcolisti e lavorando in un ospizio, dove sfrutta i suoi poteri paranormali, la luccicanza, per aiutare gli anziani in punto di morte. Da questa meritoria attività deriva il suo soprannome, Dottor Sleep.

La prima parte del film racconta due storie parallele: quella di Dan Torrance e quella di una setta di individui votati al male, una specie di vampiri che si nutrono di luccicanza, tra i quali emerge la personalità e la sensualità della conturbante Rose Cilindro. Questo gruppo si sposta continuamente alla ricerca di giovani dotati di poteri paranormali, che vengono uccisi tra atroci sofferenze per estrarre la luccicanza, nutrimento che permette agli accoliti della setta di sopravvivere per un tempo indefinito.

Le due storie si uniscono quando Dan Torrence viene contattato dalla giovane Abra Stone, che grazie ai suoi eccezionali poteri paranormali è riuscita a individuare il posto dove i vampiri hanno ucciso e seppellito la loro ultima vittima. Inizialmente restìo a gettarsi nella mischia, Dan viene convinto dal vecchio Dick Halloran, e assieme ad Abra prima elimina i membri della setta e poi attira la loro leader, Rose Cilindro, nel vecchio e abbandonato Overlook Hotel, dove avviene la resa dei conti finale.

Il regista Mike Flanagan ha accettato una sfida improba

Va detto che mettere in scena la continuazione di Shining è un impresa che richiede coraggio, visto che è impossibile non confrontarsi con il mito di un capolavoro di Kubrick, diventato negli anni una pietra miliare del cinema in generale e del genere horror in particolare. Sfida resa ancora più impegnativa dal fatto che l’autore del libro dal quale è stato tratto Shining, Stephen King, non ha mai nascosto la sua delusione per quanto realizzato da Kubrick, a detta dello scrittore troppo autoriale e distante dal suo romanzo.

Analogamente al suo illustre predecessore, anche il film di Flanagan è stato tratto da un omonimo libro di Stephen King, che per la prima volta nella sua pluridecennale carriera ha scritto il seguito di un suo romanzo, probabilmente anche per la pressione che ha subito dal suo pubblico, che voleva sapere come il piccolo Dan Torrance se l’era cavata, dopo i tragici fatti accaduti all’Overlook Hotel. Il regista si è quindi trovato a doversi confrontare con due mostri sacri, uno del cinema, Stanley Kubrick, e uno della narrativa horror, Stephen King. E probabilmente Flanagan si è preoccupato più di soddisfare lo scrittore, piuttosto che rendere omaggio al leggendario regista.

Dottor Sleep forse vuole spiegare troppo nel dettaglio Shining

Shining è un film cerebrale, curato nei minimi dettagli da Kubrick, che non si è mai preoccupato di dare spiegazioni dettagliate di quanto effettivamente successo nell’Overlook Hotel, tanto che allo spettatore può rimanere il dubbio che le entità presenti nell’edificio siano in realtà il frutto della fantasia dei protagonisti. L’omonimo libro di King racconta invece una storia ambientata in un albergo effettivamente infestato dai fantasmi, descrivendo una situazione convenzionale nel genere horror. Probabilmente da questa differenza si è originato il pessimo giudizio sul film che King ha espresso quando è uscito, nel 1980, che non è mai mutato negli anni.

Ma è proprio il non detto quello che conferisce a Shining un fascino irresistibile, contribuendo a creare un crescendo di tensione, che si nutre del fatto che lo spettatore non è in grado di comprendere razionalmente quanto sta accadendo nei meandri tortuosi dell’albergo, metafora di quelli delle menti dei personaggi che si muovono al suo interno.

Questa componente è invece assente in Dottor Sleep, che non solo rivela i meccanismi del mondo paranormale che governa l’Overlook Hotel e i suoi ospiti, ma non crea reali situazioni di suspence, in quanto lo spettatore è quasi sempre bene informato su quanto accadrà nella scena successiva.

Più che un horror in senso stretto, insomma, questa pellicola potrebbe essere classificata come un film di intrattenimento, che si guarda bene dal volere veramente spaventare il pubblico, che può trascorrere piacevolmente due ore e mezzo del suo tempo assorbito nella sua visione, comodamente seduto nella sua poltrona. Sulla quale non farà molti sussulti, vista l’assenza di veri colpi di scena e l’estrema moderazione con la quale sono state rappresentate le situazioni potenzialmente più raccapriccianti.

Dottor Sleep: un film che si lascia guardare con piacere

La storia raccontata da Mike Flanagan è indubbiamente accattivante, anche se all’inizio forse scorre un po’ troppo lentamente. Merito anche dell’ottima recitazione del cast, a cominciare dal convincente Ewan McGregor, che interpreta Dan Torrance, a dall’affascinante Rebecca Ferguson, che impersona una ammaliante Rose Cilindro.

Probabilmente molti cultori di Shining non hanno apprezzato che i personaggi presenti anche nel cult movie abbiano cambiato volto. Forse in questo caso sarebbe stato meglio fare uso di effetti speciali per resuscitare gli originali. Oppure non citarli affatto.

Così come gli amanti del capolavoro di Kubrick probabilmente non hanno gradito neanche che troppi dettagli del mondo dell’Outlook Hotel siano stati rivelati, rovinando la magia e la fascinazione che il mistero sempre porta con sé. Dottor Sleep è forse anche troppo ricco di citazioni di Shining, concentrati nella parte finale della pellicola, probabilmente studiati proprio per fare un regalo agli appassionati del cult movie.

In definitiva un film che vale la pena vedere, anche per apprezzare come il cinema sia cambiato nei quarant’anni che separano le due pellicole. Dottor Sleep segue i canoni dei film d’intrattenimento contemporaneo, rinuncia a stupire, ma regala comunque oltre due ore di piacevole visione. Ma forse sarebbe stato meglio che Dan Torrance non fosse tornato sulle cime delle montagne del Colorado, dove riposa tranquillo il mito dell’immaginario Overlook Hotel. Forse sarebbe stato meglio che la storia si fosse svolta altrove. Perché è difficile, e forse pretestuoso, pensare di raggiungere di nuovo le vette toccate da Kubrick. E forse non ha molto senso cercare di dare spiegazioni razionali a ciò che ormai è diventato un mito del cinema.




Cantine Aperte a San Martino : esperienze per tutti i gusti sabato 9 e domenica 1 0 novembre

I caldi colori autunnali che colorano i vigneti saranno la magica cornice delle vostre visite e degustazioni in 37 cantine del Friuli Venezia Giulia che apriranno le loro porte a turisti e appassionati per un weekend tutto da gustare. Due giorni ricchi di gustose iniziative che si svolgeranno nelle cantine di tutto il territorio regionale per scoprire e apprezzare eccellenti vini e delizie gastronomiche. Degustazioni guidate dai produttori, abbinamenti cibo-vino, Pranzi e Cene con il Vignaiolo e piatti speciali saranno i protagonisti del grande evento Cantine Aperte a San Martino, organizzato per sabato 9 e domenica 10 novembre dal Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia.

Nelle due giornate dell’evento le cantine apriranno le loro porte dalle 10 alle 18 per visite e degustazioni, libere o su prenotazione. Alcune aziende organizzano anche cene e pranzi A Tavola con il Vignaiolo, in cui l’enogastronomia viene declinata in menù caratteristici da degustare direttamente nelle cantine, negli agriturismi e nei ristoranti della regione. In molte cantine troverete il Piatto Cantine Aperte a San Martino, ovvero interessanti proposte di abbinamento cibo/vino per arricchire ulteriormente le vostre degustazioni. Inoltre, in tutte le cantine aderenti troverete gli sfiziosi panificati Il Maggese/Novalis in grado di coniugare gusto e salute.

Oltre alle interessanti proposte di degustazione vini in abbinamento a prodotti tipici del territorio e di stagione, nelle cantine potrete vivere anche altre interessanti esperienze artistiche come la pittura con la feccia del vino, incontri con artisti locali e mostre fotografiche, naturalistiche alla scoperta delle terre del Chiarò, storiche con visite ad Abbazie e bunker della Guerra Fredda, tradizionali come la torchiatura dell’uva passita con il torchio di legno.

L’evento non va inteso semplicemente come una festa del vino, bensì come un momento di confronto con le persone che si dedicano alla loro attività con professionalità e dedizione. Per questo motivo vi ricordiamo che i vignaioli sono pronti ad accogliervi offrendovi da 1 a 3 degustazioni gratuite mentre le successive, a discrezione di ogni singola azienda, potranno essere a pagamento.

I menù A Tavola con il Vignaiolo, l’elenco dei Piatti Cantine Aperte a San Martino, le esperienze proposte e tante altre informazioni per vivere al meglio Cantine Aperte a San Martino sono disponibili su www.cantineaperte.info




TEATRO VERDI PORDENONE: MARTEDÌ 5 NOVEMBRE (ORE 20.30) IN ESCLUSIVA “QUESTO È IL TEMPO IN CUI ATTENDO LA GRAZIA”

Una biografia onirica e poetica di Pasolini attraverso le sue sceneggiature

PORDENONE – Un nuovo appuntamento al Teatro Verdi di Pordenone nell’ambito della rassegna “Tra Letteratura e Teatro”, il percorso ideato dal Verdi, con la sua consulente artistica per la prosa Natalia Di Iorio, in collaborazione con la Fondazione Pordenonelegge che si avvale della media partnership di Radio Rai3 e la fondamentale collaborazione di Fondazione Friuli. La rassegna si compone di quattro spettacoli che spaziano dalla rilettura di alcuni romanzi cult all’esplorazione della musicalità della poesia incarnate nel corpo degli attori.

Tra le produzioni originali appositamente commissionate dal Verdi, spicca “Questo è il tempo in cui attendo la grazia”, in programma martedì 5 novembre (ore 20.30), una biografia onirica e poetica di Pier Paolo Pasolini attraverso le sue sceneggiature, fortemente voluto dal Teatro Verdi e affidata a quattro giovani e affermati artisti – Gabriele Portoghese, interprete della pièce e drammaturgo insieme a Fabio Condemi, anche regista, con l’udinese Fabio Cherstich alla drammaturgia dell’immagine e Igor Renzetti per i filmati – proposto in esclusiva a Pordenone e realizzato in collaborazione con il Teatro di Roma e il Centro Studi Pasolini di Casarsa.

Il lavoro – che rinnova l’annuale omaggio che il Verdi dedica ogni inizio novembre al poeta – crea un simbolico collegamento tra i due luoghi che hanno segnato la sua esistenza, in un viaggio a ritroso in tre tappe: da Ostia, terra della sua tragica morte – in un doppio passaggio tra Idroscalo e il Teatro del Lido – per finire a Pordenone, in Friuli, la regione della sua infanzia passando per Roma (al Teatro India), protagonista indiscussa del suo immaginario poetico.

Uno spettacolo originale costruito a partire dalle sceneggiature di Pasolini, per riflettere sul tema del vedere noi stessi e la realtà. In un periodo nel quale la capacità di osservare le cose si è atrofizzata, è stato scelto un materiale letterario dove la capacità di ‘guardare’ raggiunge livelli di chiarezza e di bellezza letteraria.

«Si è lavorato a una biografia poetica di Pasolini attraverso le sue sceneggiature – spiega il regista Condemi – ripercorrendo i momenti segnanti della sua vita utilizzando come materiale d’indagine i suoi soggetti cinematografici e le sue sceneggiature: è stato questo, secondo noi, il modo più immediato per entrare nell’universo pasoliniano, nella sua officina poetica. Lo sguardo su un mondo (quello contadino e preindustriale) che sta scomparendo, le periferie come luoghi di disperata e ultima ricerca della “grazia”, le folgorazioni figurative dei pittori medievali e manieristi scoperti a Bologna con Roberto Longhi. Ci confronteremo dunque con questo materiale, non con il suo cinema (cioè il prodotto definitivo delle sceneggiature). Uno sguardo, il suo, sempre in continuo movimento, pieno di echi antichissimi. Uno sguardo che ci riguarda, sempre».

«Con il progetto “Tra letteratura e teatro” abbiamo avviato una sperimentazione inedita e importante, spiega il Presidente del Verdi Giovanni Lessio: collaborando a produzioni originali e realizzando lavori commissionati ad hoc, il Verdi percorre a tutti gli effetti una nuova vena produttiva, diventando una sorta di teatro di produzione multiprogettuale». «Il percorso “Tra Letteratura e Teatro” è l’esempio concreto di ciò che Pordenone riesce a creare quando percorre sinergie di intenti fra realtà culturali d’eccellenza del territorio», fa eco il presidente di Fondazione Pordenonelegge Giovanni Pavan – «istituzioni che privilegiano l’intreccio di comuni percorsi caratterizzanti, come per le iniziative già intraprese sulla poesia: rinnovare e consolidare questa partnership con il Verdi è un impegno per noi prezioso per la valorizzazione culturale della città».

«Una gran parte della scena italiana, negli ultimi tempi, sembra trarre sempre maggiore ispirazione dal rapporto tra letteratura e teatro, conclude Natalia Di Iorio: un’urgenza creativa a cui valeva la pena dare spazio e che è stata premiata già nella passata Stagione dalla risposta degli spettatori».

informazioni e Biglietti: tel 0434247624 – biglietteria@comunalegiuseppeverdi.it

Caffè Licinio aperto dalle 19: caffè, drink e gusto.