GRADO, ISOLA DELLE DONNE 3^ EDIZIONE, 26 / 28 APRILE 2019

Si conclude domani, domenica 28 aprile, a Grado la terza edizione del festival “Grado Isola delle Donne” che ha riunito nell’Isola d’oro scrittrici, giornalisteattricichefeditrici,produttrici vitivinicole per parlare delle donne, dei talenti al femminile e delle questioni di genere in rapporto al nostro tempo.  Due ospiti particolarmente attesi per la giornata conclusiva: si parte alle 11.00 al Velarium (Grand Hotel Astoria in caso di pioggia) con l’astrologo di fama internazionale e storico dell’arte Marco Pesatori, protagonista dell’incontro “Venere, il mito il simbolo e l’astrologia della donna”, moderato dalla conduttrice   RAI Stefania De Maria. Per Marco Pesatori l’astrologia è la scienza del tempo. Di un tempo complesso in accordo con i ritmi planetari che non differiscono dai ritmi di tutto ciò che sta sulla terra. Autore di oltre venti pubblicazioni – tra cui “Astrologia delle donne” e “Il trigono del sole” – cura da oltre quindici anni la rubrica su D Repubblica delle donne, con un oroscopo “filosofico-magico-dadaista” molto amato e famoso. Dal 2009 ha collaborato a lungo con Rai Radio 2 con le sue folli e poetiche “minime astrologiche” e soprattutto con il programma da lui ideato e scritto “Astrologica”. A chiudere la mattinata, alle 12.00, l’appuntamento con l’editorialista, scrittrice e giornalista Candida Morvillo in dialogo con la curatrice di pordenonelegge Valentina Gasparet. L’incontro, che prende il titolo dalla sua rubrica “Pernientecandida”, indagherà tematiche legate alla guerra tra i sessi e il rapporto tra amore e potere. Opinionista, inviata, direttrice, volto noto ai telespettatori per le sue frequenti apparizioni televisive – in primis nel salotto di Rai 1 “Porta a Porta” – Candida Morvillo tratta temi di attualità, costume, società e spettacolo. La conclusione del festival nel pomeriggio di domenica sarà dedicata alla bellezza e al… travestimento. Si inizia alle 15.00 con uno show che racconta il mondo del cosplay visto dalle donne, a seguire l’incontro con Antonella Marcon, ambasciatrice di stile per la griffe Carla Gozzi. Infine, il naturopata Davide Guzzon presenta il massaggio del corpo con una particolare spazzola nata e brevettata in Italia.




FEFF21 – UDINE | Il programma di domenica 28 aprile – Intimate Strangers: quando un blockbuster italiano. diventa sudcoreano!

Domenica 28 aprile. La terza giornata del FEFF 21 si presenta
con un’offerta di sette film e non si fa mancare un’anteprima mondiale:
stiamo parlando del noir femminile Motif, che batte bandiera malesiana e
porta la firma di Nadiah Hamzah. Riuscirà la caparbia poliziotta Dewi a
risolvere l’omicidio della figlia del boss locale? Ma soprattutto: siete pronti a
fare il “gioco delle differenze”, mettendo allo specchio un blockbuster
italiano e il suo remake sudcoreano?
L’ossessione per gli smartphone è un ormai un fenomeno universale, così
come la cattiva abitudine di nasconderci dentro tutti i nostri segreti, ed ecco il
divertentissimo Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese (inutile ricordare
tutte le stelle del cast, da Battiston a Giallini) “trasformato” da LEE Jae-kyoo
nel divertentissimo Intimate Strangers! Due commedie corali che, senza
alcun dubbio, accorciano la distanza Oriente/Occidente…
Tra gli highlights della terza giornata, un vero e proprio viaggio tra generi e
nazioni, ricordiamo anche l’adrenalinico Pegasus, l’attesissimo epic-action The Great Battle di Kim Kwang-sik (cinema pop fareastiano all’ennesima
potenza!) e il delicato, emozionante, Every Day A Good Day, l’ultimo saluto
al cinema di Kirin Kiki, musa gentile di Kore-eda.
Ore 9.00
Pegasus
di HAN Han (Cina, 2019)
Zhang Chi è un pilota che, dopo aver vinto per ben cinque volte il più prestigioso rally
cinese nel deserto di Bayanbulak nel Xinjiang, è stato bandito dalle corse a causa di una
gara illegale fatta dentro un parcheggio multipiano. Il suo sogno è tornare in pista e
riconquistare il podio che gli spetta. Un film adrenalinico diretto da Han Han, regista,
scrittore, blogger e pilota di rally.
Ore 10.50
Lying to Mom
di NOJIRI Katsumi (Giappone, 2018)
Quando la madre di un hikikomori trova il corpo del figlio suicida batte la testa e entra in
coma. Al suo risveglio ha dimenticato tutto. Il resto della famiglia decide di farle credere
che durante il coma il figlio sia andato a lavorare in Argentina. La notizia rende entusiasta
la madre ma la finzione è difficile da sostenere per gli altri che devono elaborare il lutto di
nascosto.
Ore 13.15
Motif
di Nadiah HAMZAH (Malaysia, 2019)
In una cittadina di campagna la figlia del boss locale, Hussein, viene uccisa. Per le
indagini, dalla capitale, arriva la caparbia poliziotta Dewi che sospetta subito che ci sia
qualcosa di poco chiaro nella famiglia di Hussein. La polizia locale non collabora ma la
donna segue il suo istinto senza farsi intimorire. Tra segreti e giochi di potere, un noir teso
ambientato nelle badlands malesi.
Ore 14.55
The Great Battle
di KIM Kwang-sik (Corea del Sud, 2018)
Ottantotto giorni: è quanto hanno dovuto resistere le truppe del generale Yang Man-chun
durante lo storico assedio della Fortezza Ansi scontrandosi contro 500.000 invasori della
dinastia Tang. Torna al Festival la grande epica in costume per un affresco storico, un
vortice di astuzie e contro-astuzie difensive e di combattimenti ad alto tasso di
spettacolarità.
Ore 17.25
Every Day a Good Day
di OMORI Tatsushi (Giappone, 2018)
La cerimonia del tè non è reliquia per turisti. Per Noriko è una compagna di viaggio che
sarà al suo fianco per 25 anni. Le difficoltà dell’adolescenza, l’università, il lavoro che non
c’è, le pene amorose: tutto trova il suo posto. Perché le più piccole cose, come il suono
dell’acqua che gocciola dal mestolo per il tè, esprimono la meraviglia dell’attimo presente
e ogni giorno è un buon giorno. Ore 19.35
Intimate Strangers
di LEE Jae-kyoo (Corea del Sud, 2018)
Tutti abbiamo due vite: una pubblica e una segreta. Oggi quest’ultima è conservata nei
nostri telefoni, scrigni dei nostri lati nascosti. Quando ad una cena tra amici la psicologa
Ye-Jin propone di mettere i propri telefono sul tavolo e condividere con gli altri ogni
messaggio e chiamata, i convitati scopriranno che non si conoscono poi così bene.
Remake dell’italiano Perfetti sconosciuti.
Ore 21.45
Master Z: The Ip Man Legacy
di YUEN Woo-ping (Hong Kong, 2018)
Dopo la sconfitta con il Maestro Ip, Cheung tenta di rifarsi una vita ad Hong Kong
servendo ai tavoli di un locale frequentato da stranieri. Ma non passa molto tempo prima
che il mix di stranieri, denaro e Triadi lo costringano ancora una volta a combattere. Sotto
l’egida di un veterano del cinema di Kung Fu, un cast internazionale per un elettrizzante
spin-off della saga del maestro Ip.
Ufficio Stampa / Far




Dorilla in Tempe: lascia a’ morti la pace

Ci sono opere che l’inerzia del tempo consegna alla loro più naturale destinazione: l’oblio. La Dorilla in Tempe di Antonio Vivaldi (et al.), ad esempio, negli archivi o in qualche sperduta biblioteca ci stava da Dio. Allora perché andare a rispolverarla? Si scherza, chiaramente. Le riscoperte un qualche valore ce l’hanno sempre, se non altro perché arricchiscono la storia dell’interpretazione, quella del teatro non sempre. E nella Dorilla di teatro ce n’è poco poco.

Il “melodramma eroico-pastorale” su libretto di Antonio Maria Lucchini è un’infilata di arie disomogenee per paternità e ispirazione: dopo la prima del 1726, Vivaldi ci rimise sopra le mani a più riprese espungendo via via, fino ad arrivare versione che si ascolta al Malibran (1734), parecchi numeri per sostituirli con musiche apocrife di compositori di scuola napoletana (Hasse, Sarro, Leo e Giacomelli). Il trucchetto funzionò e la Dorilla ebbe un buon successo, ma oggi se ne avvertono i limiti concettuali e la superficialità. La trama ricalca il più classico dei drammi pastorali, con lui che ama lei e lei che ricambia ma deve sposare quell’altro. Alla fine però “quell’altro” si rivela essere un deus ex machina che sbroglia la situazione e apparecchia l’happy ending.

Drammaturgia banalotta e senza grandi appigli, caratteri stereotipati, azione a singhiozzo che fa due passi avanti nei recitativi e uno indietro nell’aria che segue. Insomma è bravo Fabio Ceresa a cavare un po’ di sangue da un cesto di rape: la butta sul kitsch grottesco e smisurato, mescolando ironia e pathos, geometrie palladiane e dorature barocche, insomma provando a fare le cose in grande, anche se i mezzi lo consentono fino a un certo punto. D’altronde l’opera di Vivaldi nasce proprio così, più per stordire che per scavare in profondità. Il gioco riesce nella misura in cui è possibile creare azione e movimento dove non ci sono, per i miracoli Cerasa si sta ancora attrezzando. Le scene sono del solito affidabile Massimo Checchetto, i costumi di Giuseppe Palella che esagera un po’ con oro e lustrini (ma i cervi sono meravigliosi). Mattia Agatiello è assistente regista e cura i movimenti coreografici.

Sostanzialmente discreto il cast, che difetta però della grande personalità capace di catalizzare azione e attenzione. Manuela Custer è una Dorilla corretta, espressiva e musicalissima cui manca tuttavia la scintilla della virtuosa, Lucia Cirillo un eccellente Elmiro nel canto ma non travolgente. Véronique Valdés è Nomio, ossia l’Apollo sotto mentite spoglie; c’è una sola cosa che questo personaggio dovrebbe avere, ancor prima che le note: il carisma. Nada.

Michele Patti, Admeto, è un vecchio buffonissimo, direbbe Don Giovanni: ha in testa l’opera buffa (si presume su indicazione del regista) e da lì parte. Bella vocalità possente e fisicità esuberante, agilità ancora da oliare un pelo. Valeria Girardello è un’Eudamia un po’ alla Jessica Rabbit, Rosa Bove un buon Filindo.

Le cose migliori, in fin dei conti, arrivano dalla buca. Primo, per il puro dato documentale: l’orchestra della Fenice suona sì a ranghi ridotti, ma anche in assetto “baroque” (quindi corde di budello, trombe e corni naturali, legni antichi et cetera). Secondo perché Diego Fasolis fa le cose per bene: si ascolta il suono “giusto”, che ovviamente di tanto in tanto esce scorbutico e distorto, ma ben pennellato, contrastato e scolpito.

Onorevole as usual il coro preparato da Claudio Marino Moretti.

Successone.

Paolo Locatelli
paolo.locatelli@ildiscorso.it
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