Arti compenetranti

La primavera a Roma arriva prima. Nuove energie ed espressioni sbocciano in luoghi nascosti tra il verde del Gianicolo e Villa Doria Paphili con un progetto interessante di Luciana Clemente.

Scatti e tratti di pennello per rivelare ciò che le fotografie celano dell’anima e della personalità del soggetto, in particolare di quel mondo misterioso e affascinante che è il corpo e la psiche della donna. L’unione della razionalità fotografica con il tratto vivo recupera segnali persi e trasporta lo sguardo ed il pensiero verso verità nascoste.

“L’idea per questo progetto era di unire in una sola azione due aspetti della vita : la realtà e il sogno. Questi due stati d animo sono stati rappresentati attraverso tecniche molto amate nell arte contemporanea : la pittura e la fotografia. Il soggetto scelto per la realizzazione di queste tecniche sovrapposte è la figura femminile, nei suoi diversi aspetti legati alla attualità. Difatti oggi la donna è una figura in movimento, non più legata alle sue funzioni tradizionali ma con la possibilità di esprimersi nelle sue più disparate sfaccettature.”

 

 

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Compagnia Baraban: commedia e morale

La cosa che mi sorprende di più ogni volta che vado a teatro è la passione che muove ciascun attore nella preparazione dello spettacolo: per renderla propria, interpretarla, misurarla con la scena e con gli altri attori protagonisti della vicenda che sentono, a loro volta, la storia da proporre a loro modo. Un ‘bravo’ veramente sentito a tutti gli interpreti e se poi questi lo fanno per hobby, come la compagnia udinese ‘Baraban’, complimenti doppi.
Lunedì sera, al Palamostre, simpatica commedia francese di fine ‘800, ambientata in un contesto di società borghese, di nuove classe abbienti che iniziano a concedersi il lusso di una vacanza in montagna. La famiglia Perrichon (padre, madre e figliola in età da marito) si barcamena tra i piccoli agi che l’epoca proponeva: viaggia in treno, va in Svizzera, soggiorna in albergo, incontra un paio di giovanotti di buona famiglia e coglie l’occasione per trovare un fidanzato alla bella Herriette che comunque sceglie in libertà il suo sposo senza farsi influenzare dalle simpatie del padre per uno dei due pretendenti i quali, per tutta la commedia, si sfidano tra loro per entrare nelle grazie della bella fanciulla.

Dicevo della bravura degli attori, perché vorrei sottolineare che questa è stata la forza della rappresentazione. In particolare vorrei segnalare il protagonista, il signor Perrichon (l’attore Gianni Nistri), degno di un pubblico più numeroso. La passione che ci metteva era tale che scendeva dritta dritta in platea tra il pubblico e unita alla capacità degli altri attori rendeva un po’ più vivace questa commedia che in realtà, a mio gusto, non aveva una tematica poi così intrigante da lasciare il segno, specialmente nella prima parte piuttosto lenta nei dialoghi. Plauso alla compagnia per l’impegno e una nota di merito va senz’altro all’originalità delle scene: una bella serie di teli perimetrali sui quali erano disegnati, con tratto quasi infantile ma efficace, i vari ambienti: la stazione, l’albergo con finestra che si apriva sui monti, e l’abitazione della famiglia. Il cambio scena avveniva tirando su la prima tenda e sotto compariva già pronto il successivo locale in quattro e quattr’otto.

E la morale finale della commedia? Ho raccolto due messaggi: quello dello scrittore, Eugene Labiche, cioè il consglio che fare piaceri è quasi sempre più gratificante che riceverli e che i piccoli inganni non portano quasi mai a risultati positivi. Il secondo: la bravura degli attori e la fantasia degli sceneggiatori ci dicono che anche con poca materia, ma tanta capacità, si può realizzare un buon lavoro.

commedia di Eugene Labiche
compagnia teatro Baraban
regia di Italo Tavoschi
Teatro Palamostre Udine
lunedì 27 febbraio

AlGa

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Tibet: In un mondo di ciechi

8 Agosto 2008, uno spettacolo oltre il limite dell’immaginazione apre i Giochi della XXIX Olimpiade, nel nuovissimo e super tecnologico Stadio Olimpico di Pechino. Il grande paese rosso si è totalmente aperto all’occidente; potrebbe essere l’inizio di una nuova Era per le potenze mondiali. Forse la Cina è pronta per diventare una nazione forte e democratica, in cui i diritti umani entrano prepotentemente nell’apparato statale e legislativo del paese.

22 Febbraio 2012, la vera faccia della Cina emerge per quella che è e che è sempre stata. Tuttavia ancora oggi rimane protetta da quell’alone di mistero e dal silenzio dei governi del mondo. Ogni giorno le massime autorità del globo condannano quel dittatore sanguinario o quel governo anti-democratico, ma del grande Dragone Rosso mai un accenno, un articolo, una critica. Eppure in Cina di cose ne succedono e di una drammaticità spaventosa. La difficoltà nel rompere questo silenzio è naturalmente studiata nel minimo dettaglio dal governo centrale cinese, che da tempo impedisce a chiunque, sia reporter che turisti, di visitare il Tibet e quindi di far trapelare la verità sul genocidio che perpetua ormai da sessant’anni. Ogni tanto capita che qualche testimonianza riesca a trapelare e il panorama che se ne trae è di uno Stato tiranno che vuole cancellare un’intera realtà nazionale, distruggendo le persone di quei luoghi sia nello spirito che nel fisico. Si tratta di vera e propria violenza psico-fisica, una sorta di svuotamento totale dell’individuo dalla sua cultura, dalla sua storia, dai suoi affetti e dal suo futuro. In Cina si chiama “rieducazione” al partito, nella realtà si tratta di crudeli tecniche di terrore che portano alla paura e alla diffidenza verso chiunque, persino i parenti più stretti. In un’atmosfera di controllo totale della persona e delle situazioni, chiunque può essere un informatore del governo; e per il partito chiunque può essere un dissidente da “riabilitare”. Orwell nel 1949 pubblicava il romanzo “1984”, profezia di un paese totalmente succube di un ideale politico; nello stesso anno inizia la tragica storia del Tibet e della sua completa perdita di libertà.

Sul sito Asianews.it è possibile leggere la preziosa e rara testimonianza di una fonte tornata da Lhasa, che racconta nel dettaglio quello che succede oggi in Tibet, di come settemila persone possano scomparire nel nulla, di come i monasteri di tutto il paese siano diventati delle caserme armate, di come la repressione contro i dissidenti o meglio dei presunti tali sia costante e logorante.

Un’altra importantissima testimonianza sulle atrocità della Cina verso il popolo tibetano è quella del monaco buddhista Palden Gyatso, torturato e incarcerato nelle prigioni cinesi per 33 anni. La forza del suo spirito gli ha permesso di fuggire da quell’inferno; per mostrare al mondo intero tutte le agghiaccianti umiliazioni che ha subito e che subisce ogni giorno il suo popolo ha pubblicato la sua storia nel libro “Tibet – Il fuoco sotto la neve” (che consiglio caldamente di leggere) uscito nel 2006.

La peggiore pena che subisce questo popolo è la completa indifferenza delle Nazioni Unite e degli Stati Uniti d’America, che con il loro silenzio e la loro non curanza verso questo massacro ingiusto sono complici della scomparsa di un popolo.

Pagine da visitare:
http://www.asianews.it/notizie-it/Lhasa-%E2%80%9C%C3%A8-divenuta-un-inferno-per-i-tibetani.-Ecco-come-vivono%E2%80%9D-24044.html

Libri consigliati:
Tibet – Il fuoco sotto la neve, Palden Gyatso, pubblicazione 2006, Sperling & Kupfer

Carlo Liotti
carlo.liotti@ildiscorso.it

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“Assedio” giovedì 16 spettacolo a San Daniele del friuli

San Daniele del Friuli – Una pièce tutta al femminile andrà in scena giovedì 16 febbraio all’Auditorium Alla Fratta di San Daniele del Friuli per la stagione realizzata da Comune ed ERT. In ‘Assedio’, questo il titolo dello spettacolo, l’Academia de Gli Sventati riunisce una drammaturga, una regista e due attrici: quattro giovani artiste che vivono, si sono formate e lavorano in Friuli Venezia Giulia, e che da anni sviluppano un’idea di teatro basata sulla comunicazione con il pubblico, al quale presentano lavori che trattano i grandi temi che la nostra società si trova a dover affrontare. Il testo, in scena alle 20.45, è di Barbara Bregant ed è interpretato da Serena Di Blasio e Monica Mosolo; la regia è di Nicoletta Oscuro.   Due donne si incontrano per caso in un luogo defilato e sospeso, forse una discarica di periferia o forse una geografia visionaria, in cui ognuna proietta le pieghe del proprio vissuto. Sono donne estranee e diverse tra loro: una, povera e stracciona, che pare proteggere un suo segreto, ma neanche troppo gelosamente; l’altra, ricca e benpensante, che non ama i segreti, ma sarà costretta dalle circostanze ad ammettere anche in se stessa l’esistenza di scomode verità. Tra diffidenze e autocritiche, basterà una sola notte a far incrociare e incontrare questi due destini apparentemente separati. A far affiorare echi di guerra, vagamente balcaniche, memorie di violenze e martiri di città. Ad aprire spazi intimi di confidenza insospettabile, oltre il recinto dei pregiudizi in cui ognuno si assedia, per paura, cecità o ritrosia. Indirettamente, è un invito al dialogo e alla comprensione reciproca, anche grazie alla virtù della parola, qui alleggerita anche dall’ironia o resa dolente a tratti da lampi di commozione subito trattenuta. Appunto, come sanno fare le donne, qui con un lavoro tutto firmato al femminile, con quattro giovani artiste friulane che si cimentano con il dolore delle cose e vi oppongono il linguaggio salvifico delle emozioni.

Maggiori informazioni al sito www.ertfvg.it o chiamando la Biblioteca Guarneriana al n. 0432.954934.




INCIDENTE ISOLA DEL GIGLIO

WWF: “MAGGIORI GARANZIE PER TUTELARE LE AREE SENSIBILI”
Il WWF scrive al ministro dell’Ambiente e chiede un tavolo di confronto con tutti gli operatori del mare. Ogni anno nel Santuario dei Cetacei 10.000 transiti commerciali e 70 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi.

Con una nota inviata al Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, il WWF solleva con forza il problema del controllo delle rotte all’interno del Santuario internazionale dei Cetacei e chiede un atto di verità e coerenza perché venga avviata una gestione reale, e non puramente formale, in un’area marina preziosa per la biodiversità, interessata ogni anno da oltre 10.000 transiti commerciali (non considerando quindi le imbarcazioni private), senza alcun obbligo di rotte certe e senza alcun riscontro satellitare costante, mentre l’unica attività ad alto impatto veramente vietata è quella delle gare
motonautiche offshore.

In assenza di regole basilari che sono state troppe volte rinviate, il Santuario dei Cetacei, istituito nel 1999, non è in grado di tutelare adeguatamente i propri beni ambientali e paesaggistici, e perde totalmente la sua ragion d’essere, tanto da poter essere dichiarato un sostanziale fallimento. Ne sono gli esempi più recenti il drammatico incagliamento della Costa Concordia al Giglio e quanto accaduto all’alba del 17 dicembre 2011, quando l’Eurocargo Venezia della Grimaldi Lines, ha perso due semirimorchi trasportati in coperta, contenenti tonnellate di un catalizzatore al cobalto-nichel estremamente inquinante a sud dell’isola di Gorgona, a una ventina di miglia dalla costa e a una profondità variabile tra i 120 e 600 metri, per un totale di 198 fusti metallici non ancora recuperati.

Alla luce di questi eventi, il WWF ribadisce la necessità di mantenere un dialogo strutturato con gli operatori del mare e chiede l’istituzione di un tavolo di confronto, che riprenda l’impostazione di quello del 2001 sul traffico marittimo pericoloso, per prevenire che incidenti di tale natura possano compromettere gli ecosistemi marini. Allo stesso tempo il WWF si appella a Costa Crociere perché, nell’ambito delle azioni messe in atto in questa delicata fase delle operazioni di recupero, continui a garantire la massima attenzione per scongiurare ogni tipo di impatto ambientale potenzialmente annesso alla tragedia, a partire dal rischio di sversamento di carburante che fino ad ora è stato mantenuto sotto controllo.

Nella nota inviata al Ministro dell’Ambiente, il WWF ricorda anche che nell’alto Tirreno insistono aree di enorme pregio come i parchi nazionali dell’Arcipelago Toscano, della Maddalena, delle Cinque Terre, come l’Argentario, il Golfo dei Poeti, Lerici, Portofino, come la Corsica, le Bocche di Bonifacio o il ponente ligure. Un immenso patrimonio di bellezza e biodiversità, di paesaggi mozzafiato e natura, di cultura e tradizioni oltre che di lavoro, che viene quotidianamente messo a rischio dal traffico petrolifero: 49 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi vengono movimentate dal porto di Genova, 14 da quello si Savona, quasi 5 da quello di Livorno.

Il WWF chiede di fare il punto anche sull’applicazione dell’accordo volontario sul traffico marittimo pericoloso sottoscritto nel giugno del 2001, su iniziativa dei Ministri dell’Ambiente e dei Trasporti, con Confindustria (anche per conto di Confitarma, Unione Petrolifera, Assocostieri e Federchimica), l’Assoporti, le organizzazioni sindacali (CGIL, CISL, UIL e UGL) e le maggiori associazioni ambientaliste (Amicidella Terra, Italia Nostra, Legambiente, Marevivo e WWF Italia). L’accordo prevedeva un articolato programma di interventi concreti finalizzati a prevenire i rischi connessi al trasporto marittimo di sostanze pericolose, innanzitutto mediante la più rapida messa al bando dalle nostre acque delle navi petroliere monoscafo, oltre ad altre misure per evitare il lavaggio delle cisterne in mare, per una più calibrata formazione professionale degli equipaggi, per la rapida ratifica della Convenzione internazionale “bunker oil”, per la tutela di particolari aree quali le bocche di Bonifacio e la laguna di Venezia. Secondo il WWF non solo è fondamentale avere a 10 anni di distanza un bilancio condiviso, ma anche rilanciare su altri settori quali ad esempio lo stato di applicazione della Bunker Oil Convention in vigore dal novembre 2008. Inoltre il WWF chiede per questo settore una particolarissima attenzione anche al cosiddetto doppio bunker per i serbatoi delle navi da crociera che, come la vicenda della Costa Concordia dimostra, potenzialmente possono creare elevate criticità ambientali per le grandi quantità di combustibile trasportate.

Secondo il WWF il problema della delicatezza del Mediterraneo dev’essere assunto nel suo complesso al di là delle situazioni puntuali. Infatti sulle coste del Mediterraneo non solo insistono 750 porti turistici e 286 porti commerciali, ma anche 13 impianti di produzione di gas e 180 centrali termoelettriche. Questo sistema interessa la movimentazione di oltre 2000 traghetti, 1500 cargo, 300 navi cisterna, centinaia di imbarcazioni commerciali; stime delle Nazioni Unite attestano che il Mediterraneo ogni anno è attraversato da oltre 200.000 transiti. La sicurezza nasce dunque non solo dal fissare regole, ma anche dal farle rispettare garantendo i necessari controlli.

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Sara Bragonzi
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TUTTI GLI ANIMALI




L’ultimo capodanno dell’umanità

Arrivati a questo periodo dell’anno le conversazioni, che siano tra più o meno conoscenti o tra più o meno estranei, si riducono sempre alla solita, banale e noiosa domanda, ripetuta infinite volte fin dall’alba dei tempi. Interessi, progetti, opinioni e quant’altro vengono schiacciati dal peso della fatidica questione, declinata nelle più varie forme, ma pur sempre la stessa.

Eviterò, in questa sede, di riportarla, convinta che le orecchie dei più ne siano ormai assuefatte.

La cosa interessante, invece, sono le risposte, che potrebbero sembrare variegate ma, alla fin dei conti, si possono ridurre anch’esse ad una minuta lista di tipologie, inerenti a programmi che, di anno in anno, variano di poco.

La più gettonata è, senza ombra di dubbio: “ Vado a (completare a piacere)!”, esclamata strizzando l’occhio al povero interlocutore, tentando, magari, di far sorgere in lui un qualsivoglia moto d’invidia. L’italiano medio, infatti, adora viaggiare in quello che è, di certo, il periodo più stressante e costoso dell’anno, in cui le città vengono de – popolate (concedetemi il neologismo) dai poveri cittadini e ri – popolate da orde di turisti il cui unico obiettivo, in genere, è festeggiare e risvegliarsi all’alba (o meglio, al tramonto) del nuovo anno ignari di tutto quanto sia accaduto nelle ultime ventiquattr’ore.

Non tutti, però, possono vantare questo asso nella manica, e c’è chi, a malincuore, deve barcamenarsi tra le proposte della propria città o regione, tentando di cavarne fuori qualcosa di interessante o, perlomeno, vicino alle proprie aspettative, proposte che, diciamoci la verità, raramente spiccano per brillantezza e innovazione. La formula tipica del capodanno italiano è sempre la stessa: piazza +  cover band parecchio negata ma, non si sa per quale motivo, molto seguita + fuochi d’artificio + dulcis in fundo, qualche deejay dal nome ridicolo a movimentare gli animi fino a mattinata.

Anche in questo caso la destinazione non importa, le offerte si somigliano tutte e  le piazze diventano dei non luoghi sovrappopolati da persone poco felici di essere lì, ma che di certo pensano “meglio che stare a casa”.

Carta di riserva, usata spesso in abbinata a quanto sopra, è il cenone a casa con amici, il cui obiettivo è stordirsi di cibo e vino, arrivando al giorno dopo con un vago senso di nausea e la consapevolezza che, finalmente, il capodanno è passato e per trecentosessantacinque giorni, ma anche un po’ meno, non si dovrà più sperare che nessuno ponga l’annosa questione.

Elisabetta Paviotti

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Ad Incontri con l’Autore Fabio Piuzzi con il suo libro Aenigma Cruciati

Mercoledì 21 dicembre alle 18 in sala Ajace

Si chiama “Aenigma cruciati. L’Enigma del Crociato” e punta a seguire le orme del capolavoro di Dan Brown “Il codice da Vinci”. È questo il titolo del prossimo libro protagonista del ciclo degli “Incontri con l’Autore”, organizzati dalla biblioteca civica e dall’assessorato alla Cultura del Comune di Udine, in programma mercoledì 21 dicembre alle 18 in sala Ajace. Fabio Piuzzi presenterà il suo nuovo romanzo dialogando con il docente Angelo Floramo.

“Aenigma cruciati. L’Enigma del Crociato” si inserisce nel filone dei thriller con riferimenti storico-religiosi, portato in auge dal best seller di Dan Brown (Il codice da Vinci), che meglio rappresenta la nutrita produzione editoriale di tale genere caratteristica di questi ultimi anni. Nel romanzo emerge, lentamente ma inesorabilmente, una verità che è contesa dalle forze del Bene e del Male e che, nel bene e nel male, si offre al giudizio degli uomini. Di cosa si tratta? La risposta a chi giungerà alle ultime parole dell’ultima frase del libro.

Fabio Piuzzi, nato a San Daniele del Friuli, ha conseguito la laurea in architettura a Venezia. Indirizzatosi verso l’archeologia medievale, è diventato collaboratore esterno di diverse università e della Soprintendenza per i beni e le attività culturali del Friuli Venezia Giulia. Dal 1980 ad oggi ha partecipato a numerosi scavi sia in Italia che all’estero. Ha pubblicato un centinaio fra libri, saggi e articoli inerenti ricerche archeologiche, studi su reperti, strutture architettoniche, didattica archeologica e museale. Con Aenigma Cruciati l’Autore ha inteso proseguire l’esperienza letteraria alla ricerca dell’equilibrio tra arte, storia e narrazione già avviata con Shatnetz. Gli strumenti del martirio perfetto (Edizioni Segno), opera con cui ha esordito come scrittore di thriller.




Chiarezza sulla democrazia e sul governo Monti

Mentre il governo Monti ottiene la fiducia sono in molti a parlare di sospensione della democrazia o, in maniera più raffinata, di anomalia democratica nel modo in cui si è costruito il nuovo esecutivo. In generale, si fa riferimento al fatto che Berlusconi sarebbe stato sfiduciato più dai mercati e da pressioni internazionali che dal parlamento, e che i diktat dell’economia e della finanza sembrano limitare la democrazia condizionando nascita, vita e morte dei governi.

In realtà il caso del governo Monti non ha caratteristiche, né nuove né sufficienti, che possano portare a seri dubbi sulla sua natura democratica. L’Italia è una repubblica parlamentare: i cittadini eleggono dei rappresentati che, a loro volta, votano e legittimano il governo. I cittadini non sono meno cittadini per questo. Quando si dice che in Camera o Senato una qualunque maggioranza può “staccare la spina” al governo si dice l’assoluta verità, e ciò significa che il governo è nelle mani dei rappresentanti eletti dai cittadini. Il governo Monti potrà sospendere il bipolarismo, ma ciò non è sufficiente per gettare ombre sulla democrazia.

Ciò che preoccupa, invece, non è una novità, ed è la crisi dello stato nazionale. Il governo Monti non segnala un problema di democrazia all’interno del sistema italiano, ma un problema di sovranità statuale: le nazioni europee sono troppo piccole per incidere sui processi economici globali, e non riuscendo a governarli si trovano spesso costrette a subirli. Per questo negli ultimi decenni hanno progressivamente affidato il proprio potere politico ad organismi sopranazionali. Coordinandosi, è possibile gestire con più efficacia le dinamiche globali, ma questo implica delegare parti della propria sovranità nazionale, vincolarsi a decisioni prese oltre i propri confini e su cui si ha una capacità di intervento solo indiretta e parziale.

I problemi che nascono dalla crisi della sovranità potrebbero essere in parte superati se i poteri statuali venissero trasferiti ad organizzazioni efficaci e a loro volta democratiche. Ma attualmente non è così: basti pensare all’Unione europea. Organi poco rappresentativi come la Commissione Europea parlano chiaro. Quando vengono eletti i rappresentanti al Parlamento europeo, la campagna elettorale è specchio della politica nazionale, con il risultato che il Parlamento rappresenta o interessi democratici ma nazionali, oppure interessi comunitari ma di cui gli elettori sanno poco o nulla. Inoltre l’Unione Europea pecca in potere politico e quindi in capacità d’azione: alla Banca centrale europea non corrisponde un’autorità politica altrettanto forte. Una prova? La regia politica europea è in mano a Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, ovvero soltanto ai due maggiori interessi nazionali.

Il futuro è fatto di rischi e di speranze. Il rischio è che il nuovo esecutivo cada vittima di teoremi finora non dimostrati. C’è chi teme che il governo Monti risponda ai “poteri forti” e non al parlamento, non considerando il problema reale: in una situazione di crisi della sovranità, l’attuale governo è condizionato dall’esterno così come lo sarebbe qualunque altro. C’è anche chi crede che, sulla scorta del Porcellum, il primo ministro debba essere scelto direttamente dal popolo e non dal parlamento, avanzando una novità “presidenziale” che però ad ora non è presente in Costituzione. La speranza è che il governo Monti, avendo sufficienti carte in regole per essere definito democratico, agisca con convinzione in direzione europeista, collaborando per una migliore integrazione che possa diventare, allo stesso tempo, in grado di governare le dinamiche dell’economia internazionale e all’altezza delle aspirazioni democratiche dei popoli europei.

Gabriele Giacomini

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Acqua, Honsell al Pdl: “Non sanno davvero di cosa parlano”

Non sanno di cosa parlano e trovo sia una vera e propria vergogna che alcuni esponenti del centro destra comunale e regionale mistifichino a tal punto la verità. Ma non solo. Perché da quello che dicono appare con evidenza che non hanno capito il senso del referendum”.

Non si lascia attendere la replica del sindaco di Udine, Furio Honsell, ai consiglieri comunali e regionali del pdl che stamani, 8 ottobre, hanno convocato una conferenza stampa per attaccare il primo cittadino sul tema dell’acqua pubblica.

“Il problemareplica Honsellè che le bollette che i cittadini pagano per l’acqua devono andare a copertura delle spese per la costruzione degli acquedotti e non, come voleva il berlusconismo del pdl, nelle tasche degli azionisti privati. Così come dice la legge del 1996, che non è stata sottoposta a referendum”.

Il sindaco risponde anche sulla questione del gestore unico. “Da mesispiega sto cercando di realizzare il gestore unico dell’acqua ed ora ci stiamo arrivando. Per questo richiamo formalmente i consiglieri di centro destra, comunale e regionale, alla responsabilità nei confronti dei cittadini. Anche se questo rappresenta una sconfitta politica per la destra dichiara –, la lascino fare per il bene della collettività”.

Infine, anche una stoccata sulla cessione del ramo acqua da Amga, municipalizzata del Comune, a Cafc spa. “Questi esponenti del centro destra – conclude Honsell – non solo pare non sappiano di cosa stanno parlando sul referendum, ma non sanno cosa dicono nemmeno per quanto riguarda la cessione del ramo acqua da Amga a Cafc. Questa è una decisione dell’Ato presa all’unanimità da tutti, e dico tutti, i sindaci del territorio”.

Enrico Liotti




Positivo e negativo: la lezione di Hegel

In Hegel la dialettica presuppone, come sfondo ineliminabile, la concezione della realtà come processo che si sviluppa mediante contraddizioni: la realtà è l’unità delle contraddizioni, e la verità è la struttura di tutte le verità; ogni singolo concetto, ogni determinazione, non ha senso isolatamente, al di fuori della totalità. La dialettica è appunto il movimento che forzando ogni realtà determinata, e svelandone la parzialità, articola la vita del tutto. Le contraddizioni, per Hegel, diversamente da Kant, che le considera solamente formali, sono interne alla realtà: è la stessa tensione immanente ad ogni finito che porta quest’ultimo a negarsi. In altri termini, la dialettica non è un metodo, un’astuzia del filosofo, ma la presentazione dello stesso mondo naturale e umano tramite il discorso.

Se la dialettica è il motore della realtà, il negativo, l’opposizione è il motore della dialettica. Nella Prefazione alla Fenomenologia dello Spirito, Hegel sottolinea quella “potenza del negativo” che, in ultima analisi, si identifica con la stessa vita dello spirito, in quanto rende fluidi i pensieri solidificati in virtù della distruzione, della morte. Dice Hegel:

La morte, se così vogliamo chiamare quella irrealtà, è la più terribile cosa; e tener fermo il mortuum, questo è ciò a cui si richiede la massima forza. Non quella vita che inorridisce dinanzi alla morte, schiava della distruzione; ma quella che sopporta la morte e in essa si mantiene, è la vita dello spirito“.

Va inoltre sottolineata la funzione svolta dalla negatività, che scandisce l’intero processo, manifestandosi nelle figure del desiderio, della lotta, della morte e del lavoro. Ognuna di esse è caratterizzata dalla negazione del dato, immediato, naturale, animale; ma è una negazione che è insieme distruzione e creazione: staccandosi da un mondo naturale e animale, l’autocoscienza perviene ad un mondo storico e umano. Ciò che determina l’uscita dell’autocoscienza da se stessa è il desiderio di riconoscimento, che non è un desiderio puramente animale, motivato da una qualche pulsione biologica, ma è rivolto costitutivamente all’altro. Scrive Hegel:

L’autocoscienza raggiunge il suo appagamento solo in un’altra autocoscienza“.

Tale desiderio di riconoscimento passa attraverso il conflitto fra le autocoscienze, dove non c’è mai la morte, ma il subordinarsi dell’una all’altra nel rapporto servo-signore.

La relazione di ambedue le autocoscienze è dunque così costituita ch’esse danno prova reciproca di se stesse attraverso la lotta per la vita e per la morte”. [Hegel, 1807]

Il signore o padrone è colui che ha rischiato per affermare la propria indipendenza, mentre il servo si è arreso perdendo la libertà. Tuttavia attraverso la paura della morte, il servizio ed il lavoro, il servo può formare sé stesso e invertire i ruoli.

Nel prossimo “pensiero” di nuovo con Marx ed il rovesciamento della dialettica, poi finalmente arriverà Popper.

 

Federico Gangi
federico.gangi@ildiscorso.it

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