La Groenlandia di Pontrandolfo e Martinuzzi in Tv

Venerdì 9 novembre alle ore 21.15, sabato 10 alle ore 15 e domenica 11 alle ore 18, Dee Jay Tv (canale 44 del digitale terrestre) trasmetterà il film della traversata della Groenlandia, che l’esploratore polare Michele Pontrandolfo assieme al suo compagno d’avventura Marco Martinuzzi hanno compiuto tra aprile e giugno di quest’anno. Il documento filmato “racconta” dell’orizzonte che sparisce nascondendo ogni punto di riferimento, registra le sferzate taglienti del vento, rimanda con le immagini alle
temperature estreme, evidenzia il pericolo dei crepacci, il rischio di perdere l’attrezzatura e fa emergere le sfide nascoste nell’immensa distesa di ghiaccio. Mai nessuno aveva tentato di attraversare il continente ghiacciato da sud a nord per tutta la sua lunghezza e i due esploratori sono stati i primi italiani a compiere questa impresa di 2.315 chilometri in 54 giorni, anziché in 70 come previsto. Pontrandolfo e Martinuzzi sono partiti il 13 aprile da Narsarsuaq, villaggio abitato da circa 150 eschimesi sulla costa meridionale della
Groenlandia. Mantenendo il contatto radio con una base di supporto a Pordenone (venivano aggiornati costantemente sulle condizioni meteo), hanno affrontato la traversata a piedi e sugli sci, servendosi gli ultimi 20 giorni di una vela (snow-kite), sfruttando il vento come forza motrice. Aggiornavano quotidianamente il blog sugli eventi di cui erano protagonisti, dando vita a un affascinante racconto in tempo reale che tutt’ora può essere rivissuto visitando il sito www.groenlandia2012.gazzetta.it




Boreyko e Suwanai al Teatro Nuovo Giovanni da Udine

L’artista che devastato da una passione infernale cerca la morte nell’oppio trovandovi una realtà allucinata in cui l’amata diviene melodia e il mondo dapprima visione, figurazione, infine delirio. Cos’è la Symphonie fantastique se non uno straordinario collage di ritagli di vita intriso di romanticismo fino all’ultima delle note, un lavoro di splendida incoerenza concettuale travestita di finti significati – o meglio, di fantasia – appiccicati l’uno con l’altro a formare un capolavoro, né più né meno, che se non è un unicum nella storia della musica, senz’altro è una chiave di volta, un punto di ripartenza. In un groviglio confuso di idee e fantasie, episodi di esistenza e sogni, il compositore francese fonde vita vissuta ed immaginata, realtà ed ideali in un racconto musicale più onirico che autobiografico. Se l’amore per l’attrice Harriett Smithson e la forzata aderenza al “programma” di vita d’artista restano ad oggi un tentativo poeticamente forse non memorabile di dare al materiale un senso di unicità e coerenza (dai contenuti di stampo forzosamente romantico), la musica invece è rivoluzionaria nel vero senso della parola. Lo è nell’utilizzo dell’alchimia, degli impasti strumentali, del timbro orchestrale, nella concezione coreografica del suono. Né va negata la strabiliante adesione al dettato musicale dell’immagine evocata, secondo quel concetto di musica a programma che è cifra basilare del poema sinfonico che con Berlioz nasce e che dominerà l’ideale artistico di musicisti tra i più importanti della seconda metà del secolo e del primo novecento.

Sul palco del Teatro Nuovo Giovanni da Udine l’Orchestre National de Belgique guidata da Andrey Boreyko offriva una prova del capolavoro di Berlioz che chi abbia avuto fortuna di ascoltare, non dimenticherà facilmente. La formazione belga ha dimostrato di possedere lo spessore tecnico delle compagini sinfoniche di primo livello assecondando al meglio il disegno interpretativo, dal gusto più russo che francese, del direttore. Una sinfonia fantastica in cui Boreyko ha potuto dare sfogo a tutto il suo temperamento in una lettura vibrante, energica, emozionante. Un profluvio di sapori e colori, di alchimie, perfettamente restituite da un’orchestra impeccabile, densa e brillante, capace di sostenere al meglio i cinque tempi dell’opera sia nei passi più elegiaci (un valzer di beethoveniana poesia) che nei momenti apertamente infuocati (un Sabba teso e delirante di diabolica furia).

Non solo Berlioz al GdU, tutt’altro. La prima parte di concerto ha visto la talentuosa Akiko Suwanai e il suo Stradivari impegnati nel concerto per violino e orchestra op.77 di Brahms. Virtuosismo ed ottimo gusto al servizio della musica del compositore tedesco, protagonista dei primi impegni stagionali del teatro udinese. Esecuzione di gran classe ed eleganza quella della violinista giapponese, tecnicamente ineccepibile e molto curata nel suono (aiutata dall’ampia cavata e dalla pienezza di suono dello strumento) pur senza pagare dazio all’espressività, anzi, cogliendo appieno il gusto romantico del concerto. Chi invece ha convinto meno in Brahms è stato il direttore che è parso ingessato, forse imbrigliato dall’obbligato rapporto con la solista, che non è riuscito a trovare quella coerenza di intenzioni e quella spontaneità che hanno caratterizzato il suo Berlioz. Se è vero che l’orchestra è suonata diafana e morbida nei passi più soffusi, Boreyko non è riuscito ad evitare un certo senso di pesantezza e rigidità, quasi metronomica, nei momenti di forte orchestrale, soprattutto nella prima parte di concerto.

Paolo Locatelli

paolo.locatelli@ildiscorso.it

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AL ROSSETTI DA OGGI 1 NOV. : IL TITANIC IL RACCONTO DI UN SOGNO

“Dedicato al Titanic nel centenario dell’affondamento, il primo musical della Stagione 2012-2013 al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Scritto e diretto da Federico Bellone, fra le musiche un indimenticabile tema di Ennio Morricone, protagonista l’ottimo Danilo Brugia Titanic – il racconto di un sogno avvincerà anche per la storia sentimentale e avventurosa e gli effetti speciali della messinscena. Debutto giovedì 1 novembre alle ore 20.30 alla Sala Assicurazioni Generali del Politeama Rossetti e repliche fino a domenica 4”.

Dopo il debutto nazionale a Bologna è subito in scena a Trieste, ospite del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, il musical inedito dedicato al Titanic, nel centenario dell’affondamento: nuova produzione italiana firmata da Barley Arts è un appuntamento da non mancare, da giovedì1 adomenica 4 novembre alla Sala Assicurazioni Generali. Titanic – il racconto di un sogno si basa su un copione coinvolgente – avventura, mistero, una struggente storia d’amore – e si avvale di una messa in scena in forma di musical – come quella che Federico Bellone presenta per la prima volta in Italia – che assicura un ulteriore accrescimento delle emozioni. Il sentimento infatti trova la sua via espressiva delle musiche – intense, coinvolgenti concepite dallo stesso Bellone e da Cristiano Alberghini e arricchite da un tema del Maestro Ennio Morricone – e percorre la storia attraverso i momenti coreografici, le calde scene d’assieme, le interpretazioni generose di un cast elegante, capitanato dal romantico protagonista Danilo Brugia, dalla carismatica Dora Romano e dalla toccante Valentina Spalletta. Ritraggono figure che compongono l’affresco di un’epoca, ma ognuna singolarmente porta con sé una sfaccettatura del leggendario sogno collettivo simboleggiato dal Titanic. L’idea del musical è di Federico Bellone, già direttore artistico per Stage Entertainment con al suo attivo spettacoli come La Bella e La Bestia e Flashdance: in Titanic si impegna come autore, regista e coproduttore, sostenuto da  Barley Arts, realtà di alto profilo che nel mondo dei concerti cura nomi quali Bruce Springsteen, Sting e i Gun‘n’ Roses e che, dopo il successo di We Will Rock You, affronta nuovamente la realizzazione di un musical. Oggetto di molte rivisitazioni teatrali e soprattutto cinematografiche, la vicenda del Titanic appassiona Bellone da sempre: vi si è dedicato per anni, anima e corpo, coinvolgendo nella creazione del libretto e delle musiche artisti di pregio, prima di ipotizzare la messinscena. Fondamentale, secondo lui il workshop realizzato quest’estate: «Una modalità di lavoro inusuale in Italia (ma frequente all’estero)» – ha spiegato. «È stata l’occasione di sperimentare con gli interpreti, una sezione essenziale di musicisti e con elementi di costume e scena scarni le potenzialità del materiale scritto: ha permesso di precisare molte scelte e comprendere la forza della storia.

UNA SCENA DEL MUSICAL

Ora affrontiamo il debutto con maggiore consapevolezza» Dopo il debutto i produttori Federico Bellone e Claudio Trotta hanno ufficializzato l’intenzione di esportare il musical all’estero, intento che comincia a prendere forma. Il primo segnale arriva da Londra dove si sta concretizzando l’interesse della Phyl McIntire Entertainment, produttore di We Will Rock You e già partner di Barley nella messa in scena italiana del musical con le canzoni dei Queen. Bellone dirige un cast concentrato e molto preparato: nella parte di Francesco, il giovane e affascinante clandestino che si imbarca sul translatlantico ricco di sogni ed entusiasmo, troviamo Danilo Brugia, già affermato attore, a breve anche sugli schermi televisivi di Rai 1 protagonista della seconda serie della fiction Rossella. Con lui sul palco, nella parte di Madame Duval la straordinaria Dora Romano, già diretta da registi del calibro di Ermanno Olmi e Glauco Mauri, solo per citarne alcuni. Valentina Spalletta, personaggio televisivo e attrice teatrale, già  protagonista del musical Aladin di Stefano D’Orazio è la giovanissima cantante lirica Isabelle Duval, affascinata e poi perdutamente innamorata corrisposta di Francesco. Insieme a loro un nutrito cast di attori cantanti come gipeto, Marco D’Alberti, Luca Giacomelli, Marco Massari, Antonio Orler, Nicoletta Ramorino, Angelo de Maco, Andrea Fazio, Camilla Mafezzoli, Sergio Maniscalco e Angela Pascucci darà vita ad uno spettacolo struggente e sorprendente. Il musical parte da un flashback: Bruce Ismay, ai vertici della compagnia navale del Titanic, risponde ai giornalisti in merito al naufragio e ricorda allora la partenza, quando i passeggeri affollano con entusiasmo le rispettive classi e i ponti. Francesco, un clandestino italiano in cerca di fortuna, stringe amicizia con John: un biglietto di terza classe per raggiungere la sua donna. Nelle cabine più lussuose viaggia invece la giovane soprano Isabelle Duval, seguita dalla madre, austera ed egoista, cui non riesce a ribellarsi. Mentre il Titanic aumenta in velocità per raggiungere l’America con sorprendente anticipo, Isabelle e la madre visitano la nave: è qui che Francesco vede per la prima volta la giovane donna. Poco dopo assieme a John conosce una coppia di anziani che dà loro un’importante lezione sull’amore. La sera stessa – mentre vengono ignorate le segnalazioni di iceberg – in prima classe si dà una splendida festa e Francesco, camuffato elegantemente, vi si intrufola per corteggiare Isabelle. La giovane se ne innamora e danza a lungo con lui. All’apertura del secondo atto l’impatto con l’iceberg è già avvenuto ma pochi ne hanno colto la gravità: Isabelle e la madre litigano per Francesco, che intanto brinda all’amore assieme a John. Sul ponte di comando gli ufficiali capiscono che il naufragio è vicino, che il sogno di gloria diverrà tragedia e danno l’allarme. Quando ormai il panico dilaga, Isabelle pensa solo a trovare l’amato Francesco. Sul Carpathia i pochi superstiti comprendono di essere identici davanti al destino, ricchi e poveri, nobili e semplici: solo l’amore rimane immortale. Cent’anni fa, al momento del varo, non si poteva immaginare un esempio più alto di ingegneria navale: il Titanic era stato concepito sicuro, veloce, lussuoso, per coprire una linea settimanale di collegamento fra l’Inghilterra e New York. Era all’avanguardia non solo per la tecnologia (la sua stazione radio era la migliore mai montata su una nave) e le macchine, ma anche per la concezione degli spazi, degni di una crociera. Il Titanic fu fra le prime navi munite di piscina coperta, palestra, campo di squash, per non dire dello sfarzo degli arredi e del lusso delle cabine di prima classe… Partì per il suo primo viaggio il 10 aprile 1912 da Southampton, ma nella notte del 14 aprile entrò in collisione con un iceberg che squarciò lo scafo: il transatlantico affondò in meno di tre ore. Perì l’intero equipaggio e delle oltre 2000 persone imbarcate, solo 700 furono tratte in salvo dal Carpathia. Per il mondo fu uno shock la cui emozione non ha ancora smesso di riverberare nell’immaginario collettivo. Titanic il racconto di un sogno va in scena alla Sala Assicurazioni del Politeama Rossetti dall’1 al 4 novembre, da giovedì a sabato alle ore 20.30 e – sabato 3 e domenica 4 – anche alle 16, spettacolo inaugurale del cartellone Musical e grandi eventi.

La Stagione 2012-2013 del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia va in scena grazie al sostegno della Fondazione CRTrieste. Si ringraziano tutti i Soci, in particolare il Comune di Trieste,la Regione FriuliVenezia Giulia ela Provinciadi Trieste.

 

(Carlo Liotti per la redazione)




ArtePadova 2012, un’occasione imperdibile per tutte le scuole!

Da sempre ArtePadova si è imposta sul territorio non soltanto per essere la mostra mercato più importante del nord est ma anche come punto di riferimento culturale di alto livello per tutto il territorio. Essere punto di riferimento culturale per Nicola Rossi, padre e direttore artistico di ArtePadova, significa creare reali occasioni di crescita e di scambio. E chi più degli studenti delle scuole medie superiori possono trarre massimo giovamento da un’esposizione fieristica che vede al suo interno- riuniti in un’unica sensazionale mostra!gli autori internazionali più famosi, quelli che hanno fatto la storia dell’arte contemporanea? In nessun museo gli studenti potrebbero trovare dipanati in un unico contenitore i più significativi nomi della storia dell’arte: autentici capolavori dell’arte: i grandi maestri del Novecento e gli artisti più quotati nell’odierno mercato dell’arte, tra i quali ricordiamo: Accardi, Afro, Arman, Baj, Balla, Boetti, Burri, Carrà, Christo, Clemente, De Chirico, De Pisis, Dorazio, Fontana, Guttuso, Haring, Hartung, Klee, Magritte, Mathieu, Matta, Morandi, Picasso, Pistoletto, Rosai, Rotella, Santomaso, Sassu, Schifano, Sironi, Soffici, Soldati, Tamburi, Vasarely, Vedova, Warhol, fino ad arrivare alle originali proposte degli artisti emergenti. Esposte ad ArtePadova le più rappresentative e celebri correnti artistiche del Novecento: dall’Espressionismo al Surrealismo, dal Futurismo al Dadaismo, dal Cubismo all’Astrattismo, senza dimenticare l’Informale, lo Spazialismo, l’Arte Concettuale, il Nouveau Réalisme, la Pop Art, l’Arte Povera, il Graffitismo e la Transavanguardia. Quello che ArtePadova mette a disposizione degli studenti è l’entrata gratuita per tutti quelle classi che, accompagnate da un loro professore di riferimento, vorranno organizzare una visita guidata nei padiglioni fieristici durante il periodo espositivo. Un’occasione imperdibile non solo per gli studenti ma anche per i docenti che potranno quindi applicare sul campo vastissimo offerto dal parterre di ArtePadova, grazie ai maestri presenti in mostra, la didattica di solito relegata allo studio sui libri o a qualche sporadica uscita culturale. Tutti questi autori, questi capolavori, tutti in una volta, tutti ad ArtePadova e con accesso gratuito!  Una puntatina a CATS, la sezione dedicata ai giovanti, futuri talenti dell’arte contemporanea, non mancherà di offrire una riflessione pratica agli studenti, accendendo magari una piccola fiammella creativa che, forse in futuro, brillerà di luce e di talento.

Per info e prenotazioni le scuole devono rivolgersi a:

Segreteria organizzativa:  Nef Srl via A. Costa, 19 – 35124 Padova Tel + 39 049 8800305; fax + 39 049 8800944

 

Vito di Giorgio per la redazione

 




A S. PIETROBURGO FIRMA ACCORDO TRA MUSEO ERMITAGE E FOND. VILLA RUSSIZ

Un importante quanto unico accordo per il riconoscimento del vino come soggetto culturale, da studiare, conoscere e promuovere nei suoi innumerevoli profili e rimandi alla storia, all’arte, al paesaggio verrà firmato nei prossimi giorni a San Pietroburgo tra la Fondazione Villa Russiz, produttore vitivinicolo del Goriziano al vertici dell’eccellenza italiana e il Museo Statale Ermitage, grazie alla collaborazione offerta dell’assessorato regionale alla Cultura.  L’atto, che verrà siglato alla presenza dell’Assessore Elio De Anna, dal Direttore generale del Museo Ermitage, Mikhail Piotrovsky e dal Presidente della Fondazione Villa Russiz, Silvano Stefanutti, si propone di ideare e sviluppare una serie di progetti di studio e di ricerca, e di creare eventi, pubblicazioni o esposizioni sulla base di un programma di collaborazione scientifico-culturale che i due protagonisti s’impegnano a individuare insieme partendo dal tema del vino e della sua storia millenaria. Inoltre il prodotto della cantina goriziana sarà utilizzato come vin d’honneur del prestigioso museo in occasione di particolari ricorrenze. Ma in quell’ambito verrà dato spazio anche all’gastronomia del territorio regionale: infatti uno dei momenti della cerimonia sarà dedicato alla presentazione dei piatti tipici del Friuli Venezia Giulia. Ma sarà anche l’occasione per promuovere il territorio regionale, facendo conoscere al pubblico russo le eccellenze locali. Inoltre, a dimostrazione del vincolo esistente tra la Russia e la nostra Regione, è previsto anche un concerto dell’Associazione musicale cividalese “Sergio Gaggia” che proporrà alcuni brandi della pianista Ella Adaïewsky, nata a San Pietroburgo nel 1846 e che frequentò assiduamente il Friuli. L’Ermitage, che con la Fondazione presente in Italia sta siglando una serie di accordi nel nostro Paese per la valorizzazione dei beni storico artistici e per lo studio delle relazioni con la Russia, ha deciso di affrontare anche il tema del vino nella sua valenza culturale e storico-artistica.

La tenuta Russiz nell'area di Capriva (GO)

La scelta è avvenuta rapportandosi ad una delle Regioni e dei territori – il Friuli Venezia Giulia – tra più significativi nel panorama enologico italiano e ad una realtà fortemente connotata da una proprietà pubblica e da uno scopo morale.  La Fondazione Villa Russiz, con sede a Capriva del Friuli (Go), è infatti un ente senza scopo di lucro con un Consiglio di Amministrazione di nomina regionale e di altre istituzioni in rappresentanza del territorio. Oltre a gestire i 95 ettari che compongono l’azienda agricola, di cui 40 ettari destinati a vigneto Doc Collio, la Fondazione è anche un Centro Educativo che offre diverse tipologie di servizi per la tutela dell’infanzia e lo sviluppo della dimensione socio-relazionale dei bambini. I proventi dell’attività vitivinicola sono destinati alla gestione della Casa Famiglia che accoglie minori dai 3 ai 14 anni con gravi situazioni di problematicità familiare.




INIZIA LA STAGIONE ERT-FVG DA GRADO CON :STASERA NON ESCORT

Stasera non escort 26 ottobre 2012 – 20:45

Un gruppo di attrici comiche “scende in campo” per commentare con una satira dissacrante lo stato delle donne italiane di oggi. Partendo dal presupposto che per una donna contemporanea l’unico lavoro sicuro e ben remunerato sembra essere quello della escort, le attrici posano il loro sguardo impietoso sulle disparità tra i sessi, nella sessualità, nell’immagine offerta dai media, nel mondo del lavoro. Un mondo, quello della società di oggi, talmente assurdo e paradossale da fornire un’infinità di spunti comici, sebbene di fronte alla desolazione di certi scenari il riso si faccia a volte amaro.Le attrici si alterneranno sulla scena tra monologhi e canzoni, dissertando in modo comico sulla realtà contemporanea, soffermandosi su temi cari al mondo femminile: dall’autostima all’incomunicabilità tra i sessi, dalle fiabe alla pubblicità, presentando al pubblico personaggi esilaranti quali: la signora Varagnolo (la desperate housewife di Pinerolo), l’antropologa esperta in escort, la cantante di liscio Daccela e le velone. Quattro straordinarie attrici disposte a tutto pur di demistificare a colpi di risate i luoghi comuni sul mondo delle donne.



La villa accanto all’impalcatura

Noi italiani abbiamo l’insana abitudine di generalizzare e lamentarci quando i problemi arrivano, invece di essere più vigili e attivi nei confronti di noi stessi e dei nostri rappresentanti. Se il nostro Paese si sta ammodernando lentamente e conserva geloso antichi vizi, è responsabilità di tutti. Il sistema partitico dovrebbe guidare la nazione verso uno sviluppo democratico, rispondendo alle istanze dei cittadini in quanto studenti, lavoratori o pensionati che siano.

L’Italia è come una meravigliosa villa un po’ diroccata, con un’ampia cantina piena di ricchezze accumulate nel tempo. Il tetto deve essere ristrutturato, gli infissi sostituiti, ma l’impalcatura necessaria per le migliorie sembra sia stata montata a fianco, attorno al vuoto. Una grande struttura in ferro fine a se stessa che, se fosse stata collocata al meglio, avrebbe consentito alla nostra dimora di affrontare le sfide della Storia con maggiore serenità e vigore.

Tra pochi mesi le elezioni politiche porteranno una ventata fresca, con la speranza di un cambio naturale di ciclo, non semplicemente di un’allegorica rottamazione. La “stagione Monti” sta finendo e la politica si sta preparando ad uscire da un provvidenziale periodo di palestra forzata. Sia chiaro, il governo Monti non rappresenta il fallimento della democrazia dal momento che l’ordinamento costituzionale italiano prevede l’elezione dei membri del Parlamento da parte del popolo, mentre il governo è soggetto alla nomina del capo dello Stato e alla fiducia del Parlamento. Con il voto favorevole delle due camere, il governo ottiene la sufficiente legittimazione democratica. L’elezione diretta del capo del governo, in Italia, è una “finzione elettorale”, un patto tra partiti ed elettorato che indica nel segretario del maggiore partito vincitore il candidato premier.

Sarebbe più intelligente, per i partiti, non definire l’attuale esecutivo un “governo tecnico”, per non rendere ancora più plateale il fallimento della propria classe dirigente, in buona parte inadeguata. La politica dovrebbe tornare a dare risposte, dovrebbe ricominciare ad anticipare i cambiamenti in atto per poi adeguare il nostro ordinamento al mondo reale, dando seguito ad una legislazione lungimirante e completa, non più “tappa buchi”. Gli slogan possono andare in campagna elettorale, servono sempre per dare ottimismo e morale, ma la coerenza è ancora importante ed è la vera sfida della politica.

Più di un programma, si abbraccia lo stile di un leader politico ma bisogna assicurarsi che la via indicata venga poi segnata dalle sue scarpe e che, la stessa via, porti a risultati per il bene comune. Servono esempi positivi, serve aiutare le persone a mettersi alla prova e dimostrare il loro valore, serve costruire un’impalcatura attorno ad una villa meravigliosa.

Federico Gangi

 




L’ISOLA DEGLI DÈI. BALI NELL’OPERA DI GOTTHARD SCHUH

L’inaugurazione venerdì 19 alle 18 alla Galleria “Tina Modotti”

Gli scatti degli incantevoli paesaggi di Bali e dei suoi abitanti, che l’autore, il celebre artista svizzero Gotthard Schuh, definì “Isola degli Dèi”, alimentano tuttora il mito di un luogo pacifico e incontaminato. L’isola ritratta da Schuh è infatti un gioiello incastonato in un mare luminoso, una sorta di paradiso caratterizzato da acqua cristallina, distese di palme e vulcani incorniciati dal verde. Aprirà i battenti venerdì 19 ottobre alle 18 presso la Galleria Fotografica “Tina Modotti” (ex mercato del pesce) di Udine, la mostra “L’isola degli dèi. Gotthard Schuh. Fotografie. Bali 1938-1939”, esposizione realizzata dal Museo delle Culture di Lugano diretto da Francesco Paolo Campione e proposta ora dai Civici Musei di Udine in quanto testimonianza dello sviluppo del dialogo tra antropologia e fotografia nella rappresentazione di un mondo e di una cultura lontani dal nostro. Non si tratta semplicemente delle fotografie scattate da un fotoreporter, ma piuttosto del risultato di uno studio ed una ricerca volte ad evidenziare le sensazioni e le emozioni che nascono dall’osservazione di un popolo. L’esperienza del viaggio, documento e sentimento, “realismo poetico”, sono quindi gli elementi fondamentali dell’operato di un grande fotografo che nel 1941 ha realizzato il volume “L’isola degli dei”, uno dei riferimenti nella storia della fotografia. La mostra resterà aperta, a ingresso libero, fino al 6 gennaio 2013, il venerdì dalle 15 alle 18, il sabato, la domenica e i festivi, dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 18.  Gotthard Schuh nasce in Germania, vive in Svizzera, nell’adolescenza comincia a dipingere e in seguito si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Monaco dove la sua specialità è l’incisione. Intraprende viaggi in Italia e in Francia, e a Parigi entra in contatto con gli artisti delle avanguardie. Nel 1926, all’età di 29 anni, inizia ad interessarsi alla fotografia. E dà il via alla produzione di reportages per il Zürcher Illustrierte. In seguito collabora con prestigiosi settimanali illustrati di diffusione internazionale tali “Vu”, “Paris Match”, “Life” e “Berliner Illustrierte”. Nel 1938 salpa per l’Indonesia, visita Bali, Giava e Sumatra, al suo ritorno pubblica Inseln der Götter, libro composto da una narrazione fotografica e da un testo poetico e discorsivo, di enorme successo, nel quale ritrae i balinesi nel loro paradiso terrestre.




“L’invenzione del naso e altre storie”, le favole di Claudio Baglioni

Sabato 13 ottobre, nell’ambito della Fiera delle Parole di Padova, Paola Massari, moglie del celebre cantautore Claudio Baglioni, ha presentato il suo libro “L’invenzione del naso e altre storie”. L’incontro, svoltosi presso il Teatro Ruzante, ha visto come protagonisti Giovanni Baglioni, figlio del noto artista e anch’egli musicista, e lo scrittore triestino Pino Roveredo.

Paola e Claudio si sono incontrati nel 1971. Nel 1973 si sposano e instaurano un rapporto di collaborazione duraturo, il cui frutto principale è l’album “La vita adesso” uscito nel 1985. Il loro sodalizio si esprime nella composizione di brani, nell’ideazione di proposte grafiche per le copertine dei dischi, nella partecipazione alla registrazione dei cori, nell’organizzazione dei concerti. Nel 1993 Paola pubblica la sua prima produzione musicale, “Il Vento Matteo”. La musica e la scrittura sono le sue passioni principali. Attualmente collabora come autrice di testi con artisti della scena musicale italiana.

Paola Massari ha spiegato la genesi del libro. Cinque storie inedite, scritte dal padre Claudio Baglioni per tenere compagnia al piccolo figlio. Storie scritte su fax, che a distanza di anni la madre ha riunito insieme, dopo avere ripassato a mano quei fogli che il tempo aveva sbiadito. Fermare su carta questi ricordi era l’unico modo per tenerli in vita e non lasciare che cadessero nell’oblio o finissero sommersi in un cassetto. Paola ha voluto farli rivivere quei ricordi, di renderli parte attiva della sua esistenza. Storie che custodiscono reminiscenze del passato, emozioni, sensazioni e che parlano dritto al cuore. Storie rivolte ai più piccoli, ma che anche i grandi possono apprezzare. Il libro è corredato dalle bellissime illustrazioni del disegnatore romano Spartaco Ripa, che collabora con varie agenzie di pubblicità di Roma e Milano come illustratore, storyboardista e visualizer. “Il grafico era in stretto rapporto di amicizia con Claudio.” – rivela Paola – “C’è una curiosa coincidenza tra il modo in cui le favole sono state illustrate e le parole scritte, c’è una consonanza perfetta tra immagine e messaggio”. Favole molto divertenti e curiose, in cui emerge una sottile vena umoristica. Il titolo dell’opera rende omaggio alla favola principale in esso contenuta, quella relativa all’origine del naso. Altre due storie sono dedicate rispettivamente al primo e ultimo giorno di scuola. In quest’opera il padre ha saputo costruire e ritagliare un angolo ideale e fantastico riservato al proprio figlio.

La conversazione tra i protagonisti della serata ha regalato momenti di ilarità e si è alimentata della rivisitazione di episodi e retroscena di vita quotidiana, ma anche di riflessioni sulla scrittura e sulla musica, quelle passioni che occupano gran parte dell’esistenza di Paola e del figlio Giovanni. Alla domanda di Pino, se ai bambini di oggi dedichiamo le attenzioni necessarie, anche attraverso la lettura di una favola, Paola ha commentato: “Molto spesso infliggiamo ai nostri figli il peso di situazioni insopportabili, perché crediamo che siano piccoli uomini in potenza, che siano in grado di capire e subire ogni cosa”. Bisognerebbe restituire ai bambini la loro dimensione “genuina”, partendo anche da una bella favola illustrata. E ha espresso la sua preoccupazione come madre affinché un figlio sviluppi un’identità pura, lontana da ogni condizionamento e da ogni plagio da parte dei genitori.

C’è chi ha ravvisato in queste storie un’analogia con la scrittura di Rodari. Claudio Baglioni nello scrivere queste storie ha dimostrato di possedere, in comune con il grande scrittore di favole, una scrittura trasparente, ha rivelato il suo essere autentico e “bambinesco”, la sua capacità di osservare le piccole cose con l’occhio ingenuo del fanciullo. “Non ha pianificato le storie a tavolino”, ha commentato Paola, “la sua è stata una scrittura spontanea, in cui si rispecchia la purezza del bambino”. Forse questa dimensione del cantautore è un po’ sconosciuta e Paola Massari c’è l’ha svelata in tutta la sua evidenza.

Vito Digiorgio




21 ott.alle ore 17 alla Sala Bartoli–di Lei dunque capirà di Claudio Magris

“Recita straordinaria – domenica 21 ottobre alle ore 17 alla Sala Bartoli – di Lei dunque capirà di Claudio Magris 

 

 

Ottima prova d’attrice di Daniela Giovanetti diretta da Antonio Calenda. Lo spettacolo è una delle più fortunate produzioni del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia replicato a livello nazionale e internazionale con successo fin dal debutto avvenuto nel 2006: a Trieste una replica speciale, prima di approdare al Piccolo Teatro di Milano dove lo spettacolo apre la sua tournée 2012. Biglietti in vendita da martedì 16 ottobre”.

 

 New York, Il Cairo, Vienna, Budapest, Innsbruck… applausi in tutta Italia,  repliche a Roma in due stagioni diverse, l’apprezzamento della critica e del pubblico fin dall’esordio nel 2006… E nella stagione 2012-2013 ancora piazze importanti, fra cui il Piccolo Teatro di Milano, Venezia, Torino, Genova, la Svizzera.  In apertura del tour 2012 di Lei dunque capirà, lo Stabile regionale propone al pubblico di Trieste una recita straordinaria dello spettacolo – domenica 21 ottobre alle ore 17 alla Sala Bartoli – prima della partenza per Milano, dove si va in scena dal 23 al 28 ottobre nella stagione del Piccolo Teatro.  Lei dunque capirà di Claudio Magris è una delle più felici produzioni che lo Stabile del Friuli Venezia Giulia abbia presentato negli ultimi anni: diretto da Antonio Calenda e interpretato da una Daniela Giovanetti assolutamente emozionante, lo spettacolo dà seguito al prezioso rapporto di reciprocità dello Stabile con il grande germanista, intellettuale, scrittore triestino, iniziato nel 2003 con la messinscena de La Mostra.  Rispetto al resto dell’opera di Claudio Magris, Lei dunque capirà è sorprendente: i topoi della sua scrittura come il tema del disincanto, i richiami alla cultura mitteleuropea (evocata qui da suggestive atmosfere kafkiane) percorrono un testo che si incentra però su una storia intima ed avvincente, sulla verità e l’impossibilità di un amore struggente e totale, raccontato in una dimensione che gioca sul filo fra realtà e metafora, rifacendosi al mito d’Orfeo. Suggestioni che Antonio Calenda ha tradotto sul palcoscenico costruendo un universo di spazi, luci, ombre, suoni ove il realismo si fonde al mistero. È la rappresentazione attuale dell’Averno, così come lo intuisce Magris, così come lo sente Calenda: una casa silenziosa e grigia, essenziale negli arredi, inquietante talvolta. Forse una casa di riposo… Un posto, comunque, ove si entra per non uscirne più: come vorrebbe la sorte di Euridice, la toccante figura monologante cui Daniela Giovanetti si avvicina intrecciando appassionate memorie e malinconica dolcezza a una lancinante, femminile determinazione.  La protagonista al suo uomo ha dato e insegnato tutto: a scrivere, a misurarsi con la vita, ad amare e ad essere generoso, coraggioso… Fino all’estremo sacrificio che – lasciandosi travolgere da un meraviglioso mare di nostalgie e ricordi – la donna confida ora al misterioso Presidente che la sta ad ascoltare: è stata lei a chiamare il suo Orfeo, a costringerlo a guardarla, rimandandola nell’Averno…Il racconto antico vuole invece che Orfeo straziato – dopo aver perso la propria sposa, morsa da un serpente – l’insegua, e con il suo canto commuova a tal punto Persefone, da ottenere di riportarla con sé sulla terra. A condizione che l’uomo non si volga mai a guardarla prima di essere uscito dall’Ade: ma egli, misteriosamente, non resiste, ed Euridice viene restituita per sempre suo destino di morte.  La novità e le ragioni della scelta di Magris rappresentano il punto focale della sua rilettura del mito greco: che in Lei dunque capirà appare arricchito di induzioni attuali che ci toccano profondamente. Pur conservando il senso profondo del mito originale i suoi moderni Orfeo ed Euridice sono tratteggiati nella loro umanità, conosciamo ogni vibrazione del loro animo: la reciproca nostalgia, i sogni, la forza di Euridice, le fragilità di Orfeo, l’egoismo, l’amore, i sensi di colpa, la gioia assoluta e disarmante che solo chi ama conosce. Per la prima volta, forse, nella storia del teatro è lei a raccontare la propria storia «(…) la felicità, il vuoto, la catastrofe, la pienezza insostenibile di stare insieme».  Per l’allestimento di Lei dunque capirà Antonio Calenda si è avvalso dell’apporto di Pier Paolo Bisleri – per la creazione della scenografia – di Elena Mannini per i costumi e di Nino Napoletano per la concezione del disegno luci.  Lei dunque capirà è una produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.  I biglietti per lo spettacolo saranno in vendita da martedì 16 ottobre in internet e presso i consueti punti vendita dello Stabile regionale: i prezzi vanno dai € 15 (interi) ai € 12 (riduzione per gli abbonati alla stagione 2012-2013). Ai possessori di abbonamento “stelle”, lo spettacolo “costerà” soltanto una stella.

 

New York, Il Cairo, Vienna, Budapest, Innsbruck… applausi in tutta Italia,  repliche a Roma in due stagioni diverse, l’apprezzamento della critica e del pubblico fin dall’esordio nel 2006… E nella stagione 2012-2013 ancora piazze importanti, fra cui il Piccolo Teatro di Milano, Venezia, Torino, Genova, la Svizzera.

 

In apertura del tour 2012 di Lei dunque capirà, lo Stabile regionale propone al pubblico di Trieste una recita straordinaria dello spettacolo – domenica 21 ottobre alle ore 17 alla Sala Bartoli – prima della partenza per Milano, dove si va in scena dal 23 al 28 ottobre nella stagione del Piccolo Teatro.

 

Lei dunque capirà di Claudio Magris è una delle più felici produzioni che lo Stabile del Friuli Venezia Giulia abbia presentato negli ultimi anni: diretto da Antonio Calenda e interpretato da una Daniela Giovanetti assolutamente emozionante, lo spettacolo dà seguito al prezioso rapporto di reciprocità dello Stabile con il grande germanista, intellettuale, scrittore triestino, iniziato nel 2003 con la messinscena de La Mostra.

 

Rispetto al resto dell’opera di Claudio Magris, Lei dunque capirà è sorprendente: i topoi della sua scrittura come il tema del disincanto, i richiami alla cultura mitteleuropea (evocata qui da suggestive atmosfere kafkiane) percorrono un testo che si incentra però su una storia intima ed avvincente, sulla verità e l’impossibilità di un amore struggente e totale, raccontato in una dimensione che gioca sul filo fra realtà e metafora, rifacendosi al mito d’Orfeo.

Suggestioni che Antonio Calenda ha tradotto sul palcoscenico costruendo un universo di spazi, luci, ombre, suoni ove il realismo si fonde al mistero. È la rappresentazione attuale dell’Averno, così come lo intuisce Magris, così come lo sente Calenda: una casa silenziosa e grigia, essenziale negli arredi, inquietante talvolta. Forse una casa di riposo… Un posto, comunque, ove si entra per non uscirne più: come vorrebbe la sorte di Euridice, la toccante figura monologante cui Daniela Giovanetti si avvicina intrecciando appassionate memorie e malinconica dolcezza a una lancinante, femminile determinazione.

 

La protagonista al suo uomo ha dato e insegnato tutto: a scrivere, a misurarsi con la vita, ad amare e ad essere generoso, coraggioso… Fino all’estremo sacrificio che – lasciandosi travolgere da un meraviglioso mare di nostalgie e ricordi – la donna confida ora al misterioso Presidente che la sta ad ascoltare: è stata lei a chiamare il suo Orfeo, a costringerlo a guardarla, rimandandola nell’Averno…

Il racconto antico vuole invece che Orfeo straziato – dopo aver perso la propria sposa, morsa da un serpente – l’insegua, e con il suo canto commuova a tal punto Persefone, da ottenere di riportarla con sé sulla terra. A condizione che l’uomo non si volga mai a guardarla prima di essere uscito dall’Ade: ma egli, misteriosamente, non resiste, ed Euridice viene restituita per sempre suo destino di morte.

 

La novità e le ragioni della scelta di Magris rappresentano il punto focale della sua rilettura del mito greco: che in Lei dunque capirà appare arricchito di induzioni attuali che ci toccano profondamente.

Pur conservando il senso profondo del mito originale i suoi moderni Orfeo ed Euridice sono tratteggiati nella loro umanità, conosciamo ogni vibrazione del loro animo: la reciproca nostalgia, i sogni, la forza di Euridice, le fragilità di Orfeo, l’egoismo, l’amore, i sensi di colpa, la gioia assoluta e disarmante che solo chi ama conosce. Per la prima volta, forse, nella storia del teatro è lei a raccontare la propria storia «(…) la felicità, il vuoto, la catastrofe, la pienezza insostenibile di stare insieme».

 

Per l’allestimento di Lei dunque capirà Antonio Calenda si è avvalso dell’apporto di Pier Paolo Bisleri – per la creazione della scenografia – di Elena Mannini per i costumi e di Nino Napoletano per la concezione del disegno luci.

 

Lei dunque capirà è una produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

 

I biglietti per lo spettacolo saranno in vendita da martedì 16 ottobre in internet e presso i consueti punti vendita dello Stabile regionale: i prezzi vanno dai € 15 (interi) ai € 12 (riduzione per gli abbonati alla stagione 2012-2013). Ai possessori di abbonamento “stelle”, lo spettacolo “costerà” soltanto una stella