Anita Pittoni e la moda italiana degli anni ’30 del ’900

Trieste, Palazzo Gopcevich

Sala “Bobi Bazlen”

 11 aprile 2012

17.30-18.30

 

 

Mercoledì 11 aprile 2012, alle ore 17.30, presso la sala “Bobi Bazlen” di palazzo Gopcevich in via Rossini 4 a Trieste, nell’ambito del ciclo di conversazioni “Interno con figure. I mercoledì della Fototeca e dei Civici Musei di Storia ed Arte” si terrà l’incontro Anita Pittoni e la moda italiana degli anni ’30 del ’900. Le nuove acquisizioni dei Civici Musei di Storia ed Arte, a cura di Michela Messina.

Nel trentennale della scomparsa di Anita Pittoni (Trieste 1901-1982), l’intervento vuole ripercorrerne il percorso di creatrice di moda attraverso l’analisi di manufatti inediti e fotografie che, a partire dal 2004, sono entrati nelle collezioni dei Civici Musei di Storia ed Arte. Dalle prime opere di sapore futurista fino alle creazioni in canapa conseguenti alle leggi per l’autarchia, ne risulta l’immagine di una “proto-designer” che ha saputo interpretare originalmente un decennio di moda italiana. Sarà anche l’occasione per riscoprire l’attività di un’altra artista triestina, Maria Lupieri, amica della Pittoni e anch’ella attiva nell’ambito della progettazione tessile.

Michela Messina è nata a Trieste, dove ha conseguito la laurea in Lettere Moderne, indirizzo storico artistico; successivamente si è specializzata in storia del tessile antico presso l’Università degli Studi di Pisa.

Nel 1998 ha iniziato la sua collaborazione con i Civici Musei di Storia ed Arte, di cui è conservatore dal 2008.

Si occupa in particolare delle collezioni di arte applicata (abiti e tessuti, argenti, armi, ceramiche e porcellane), e ha curato l’allestimento della Sala del Tessuto presso il Civico Museo di Storia Patria.

Ha al suo attivo diverse pubblicazioni scientifiche, saggi e cataloghi di mostre.




MODA IN ITALIA: 150 ANNI DI ELEGANZA

Molteplici sono stati gli eventi e le manifestazioni organizzati per celebrare l’Unità d’Italia, ma di notevole rilievo e qualità vi è senz’altro la mostra sulla storia della moda italiana, ospitata nella Reggia sabauda di Venaria alle porte di Torino.

Le magnifiche Sale delle Arti del palazzo barocco, di recente portato a nuova vita, sono diventate lo scenario perfetto della mostra intitolata Moda in Italia: 150 anni di eleganza 1861-2011curata da Gabriella Pescucci e Franca Sozzani.

Divisa in due grandi sezioni, la mostra racconta, attraverso un itinerario di stile, creatività e formidabile capacità sartoriale, la complessità della vicenda storica, sociale, politica, culturale e di costume del nostro Paese. Gabriella Pescucci, costumista cinematografica premio Oscar per L’età dell’innocenza nel 1994, ha curato la parte relativa alla “Moda nel Regno d’Italia, dal Risorgimento al Fascismo, fino alla nascita della moda italiana”, mostrando per la prima volta una parte della Collezione degli abiti provenienti dalla Fondazione Tirelli-Trappetti di Roma. La seconda sezione, curata dalla direttrice di Vogue Italia, Franca Sozzani, propone invece la moda italiana dalla svolta del pret-à-porter degli anni Ottanta, fino ai giorni nostri, presentando i nomi degli stilisti più importanti d’Italia.

Queste due visioni, continuative e complementari, ma allo stesso tempo differenti, dimostrano come la moda sia uno dei simboli identitari più forti di ogni Paese: attraverso gli abiti, gli accessori, la creatività del vestire, infatti, si leggono pagine intere di storia e di vicende di una Nazione.

Il discorso acquista più significato ed importanza quando si parla dell’Italia, un Paese giovane che nel 1861 era costituito da una miriade di differenze culturali, ma che ha saputo coniugare la tradizione dell’artigianalità con l’industria moderna.

Ogni abito diviene così lo strumento più colto, ma anche quello più diretto e immediato per coinvolgere l’animo e la mente umana. La moda sfonda le barriere della comunicazione, dialoga con qualsiasi tipo di pubblico e coinvolge tutti senza lasciare indifferenti.

Questo magnifico viaggio nello stile italiano rappresenta un’importante opportunità di riflessione sulla nostra storia e, come dichiarano Piero Fassino, Roberto Cota e Antonio Saitta, Presidenti del Comitato Italia 150, uno sguardo ottimistico sul futuro che può riservare possibilità di sviluppo e benessere proprio attraverso la valorizzazione del Made in Italy e del patrimonio culturale nazionale.

Camilla Manzato

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