San Giovanni e blùmari

La notte di San Giovanni è un momento di reale magia. Come ogni anno alla chiesetta di Santo Spirito a Spignon genti da tutto il Friuli raccolgono le erbe per il mazzo di San Giovanni. Questo sabato, il maestro di fisarmonica Aleksander Ipavec (Ipo dell’Etnoploc Trio) ha accompagnato la vestizione del blùmaro. Il rito carnevalesco che avviene il martedì pomeriggio a Montefosca, la più remota ed isolata frazione montana del comune di Pulfero, dove c’è la piccola, ma eletta schiera dei blùmari o blùmeri.

Il termine, secondo i locali, riprodurrebbe per onomatopea il suono dei campanacci, ma è più probabile che provenga dal tedesco “blume”, fiore, per il copricapo che ricorda un albero fiorito. Tutto quel che riguarda i blùmari è improntato alla sacralità, fin dalla vestizione che è quasi un cerimoniale con regole fisse.

Un tempo adattavano alla persona un lenzuolo, poi si sono fatte le tute bianche. Un anziano intreccia una corda al busto del blùmaro, incrociandola sul petto e annodandola sul dorso, in modo che i campani, che vi vengono appesi, non scivolino uno sull’ altro e possano muoversi e dare chiaro suono durante l’azione.

Le ragazze della “classe” aiutano ad adattare il copricapo, trattenendolo e ornandolo con fazzoletti colorati, perché resti ben fissato. Abili anziani confezionano questi bellissimi copricapi, formati da una calotta intrecciata, di paglia, da cui parte (in verticale e in orizzontale) una complessa costruzione di fil di ferro rivestito di paglia. Riproduce un alberello stilizzato, tutto ricoperto di fiori e striscioline di carta colorata.

Il suo sviluppo piramidale esalta la significanza rituale del blùmaro. Completa l’abbigliamento un lungo bastone che qui chiamano pistòc e che anticamente era di certo il bastone del pastore. I blùmari, giovani maschi non sposati, hanno un loro spazio e non si mescolano con i gruppi di maschere che contemporaneamente a loro girano per il paese e non questuano; ricevono solo il ristoro di bevande che le donne recano loro lungo il tragitto.

Essi hanno il volto pulito, appena un poco velato dai fazzoletti. I blùmari sono sempre in numero dispari (ed anche questo ha un significato magico). Il loro rito è una “corsa magica”, compiuta in fila indiana per  imitare la disposizione processionale, e ripetuta tante volte quanti sono i blùmari stessi.

Durante il rito nessuno in paese deve lavorare, né compiere comunque attività che abbiano uno scopo pratico e quotidiano: altrimenti non verranno rape, le galline non faranno uova.

Malannata sarà quella che non ha i blùmeri!

E’ il momento magico in cui gli spiriti della vita cacciano la morte invernale.

I blùmari così “ariosi”, portano annuncio di rinascita: i loro campani cacciano gli spiriti cattivi, la loro corsa (o “trotto”, come essi dicono) e il battito dei pistoc scuote la terra, risveglia le forze sotterranee,  propiziando in questo modo la rinascita dei campi e il ritorno della primavera.

L’eccitazione della corsa è come l’orgasmo di un amplesso alla terra. Il loro percorso è circolare, lo stesso delle processioni e della circumnabulatio roga­zionale. È il percorso sacro che deve racchiudere tutto l’abitato della comunità nel suo effetto protettivo e propiziatorio.

Di tanto in tanto sostano per bere, poi si allacciano alle spalle, fra loro, racchiudendo al centro un compagno, e compiono un movimento da girotondo, forse reliquia di danza sacra, che sembra voglia sollecitare la terra nel tempo del disgelo, affinchè rapida germini la nuova vita e le giovani piantine di grano crescano alte come i loro salti.

Contemporaneamente scuotono i cam­panacci, muovendo le spalle, come chi è preso da forte brivido, e lanciano iurìscat, gridi di uccelli in amore, come durante le fienagioni da un poggio all’altro. Alla fine vengono festeggiati in osteria, là dove tutto ha avuto inizio.

Di notte poi a “La Gastaldia d’Antro” con i balli di Cristina Pertoldi davanti al kries e ai fuochi accesi da Matej Špacapan.

Lucia Pertoldi

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PORDENONE: SOTTO IL LIVELLO DEL MARE – mostra fotografica


Inaugurazione mostra venerdì 29 giugno, ore 18

Cosa si nasconde sotto il livello del mare? L’occasione per scoprirlo è data dall’omonima mostra allestita nelle sale del Museo civico di Storia Naturale dal 29 giugno (giorno dell’inaugurazione, alle 18) al 21 ottobre. Un allestimento, a cura di Silvia Pignat, che prevede 35 “ritratti” fotografici realizzati dal fotografo pordenonese Mario Caprari affiancati da una ventina di modelli (in diversi materiali come legno, carta e metallo) e disegni realizzati dall’illustratore naturalista genovese Vittorio Morandi. Ad accomunarli è la passione per il mare, che amano frequentare muniti di pinne e bombole. Mario Caprari, membro del Centro Pordenonese Sommozzatori e del Circolo fotografico l’Obiettivo, ha abbandonato la pesca per dedicarsi all’osservazione e alla documentazione con la sua Nikon D 700, opportunamente attrezzata realizzando negli anni una ricca collezione di scatti, coi quali è stato più volte premiato a concorsi di foto subacquea come il Foto Isotta o ai campionati italiani di caccia fotografica subacquea. Le foto in mostra sono state realizzate tra il 2008 e il 2011 principalmente in mari tropicali tra il Mar Rosso, il Mare delle Filippine e in Indonesia, dove si trova il parco marino di Bunaken (nello Sud Sulawesi, vero e proprio paradiso terrestre, con la più alta biodiversità al mondo), ma anche nel Mediterraneo. Una passione che richiede moltissima pazienza e costanza, ma che è estremamente appagante per il contatto diretto con la natura e animali che pochi hanno il privilegio di incontrare a tu per tu. Dell’attività dei fotografi subacquei si avvale naturalmente la scienza, perché permette una osservazione puntuale delle caratteristiche anatomiche, punto di partenza per qualsiasi studio, affiancata successivamente da disegni e modelli. A corredo della mostra, oltre ad una proiezione video e a pannelli giganti che aiuteranno a sentirsi in fondo al mar, ci saranno i pannelli esplicativi a cura di Umberto Chalvien. Essi fungeranno non solo da supporto didattico, ma anche da stimolo per riflettere sull’importanza del mondo marino e della sua tutela, invitando anche ad un turismo sostenibile e consapevole. L’habitat naturale della maggior parte maggior parte dei pesci in mostra sono infatti le barriere coralline, ambienti delicatissimi e fragili, ecosistemi importanti e molto interessanti dal punto di vista scientifico. Non dobbiamo dimenticare, infine, che dall’acqua e dal mare è nata la vita sulla terra, dunque si tratta di un bene prezioso e unico da tutelare da tutti i comportamenti individuali o collettivi (inquinamento, industrie, stoccaggio di rifiuti radioattivi, pesca selvaggia) che ne minano le qualità originarie.  La mostra sarà visitabile ad ingresso gratuito durante gli orari di apertura del museo: da martedì a sabato 15.30- 19-30; domenica 10 – 13 e 15.30 -19.30.

Le scolaresche possono accedere anche al mattino, previo appuntamento




“Su la Maschera!”. Intervista a Gigi Revelant

Si è conclusa domenica 17 giugno l’undicesima edizione di Su la Maschera, splendida manifestazione avente a tema le maschere lignee del carnevale popolare nelle Alpi, che ha visto protagonisti scultori-mascherai, provenienti da differenti regioni italiane e da Austria e Slovenia, in rapporto simbiotico con la messe di appassionati e visitatori che hanno animato la tre giorni tarcentina. Scultura dal vivo, incontri a tema, laboratori per i più piccoli e spettacoli sono stati le anime della manifestazione che ha interessato Tarcento nelle giornate del 15, 16 e 17 giugno. Al termine della manifestazione andiamo a trovare Gigi Revelant, dell’Associazione I Mascarârs di Tarcint, motore della manifestazione e fucina di talento e passione. Gigi ci accoglie sorridente e, nel mostrarci il laboratorio in cui è solito dedicarsi al suo rapporto con il legno, ci offre un po’ del suo tempo per soddisfare le nostre curiosità.

Gigi, possiamo dirlo: è andata proprio bene. Quanta stanchezza hai accumulato?

Certo, sì, la manifestazione “Su la maschera!” mi pare sia andata proprio bene, sia per l’alto numero di mascherai e scultori presenti, ventitre, sia per il sostegno ampio che la manifestazione ha avuto da parte delle Istituzioni, Enti culturali pubblici e operatori privati. E mi piace, anche, sottolineare il clima che si è stabilito fra i mascherai, un rapporto di apertura e amicizia spontaneo che si consolida e accresce a ogni nuovo appuntamento. Tutti sono disponibili a scambiare esperienze, tecniche, conoscenze, e questo non è sempre scontato … E quando le cose vanno bene, la stanchezza non si fa sentire poi molto.

Come nasce l’esperienza della scultura lignea?

Per quanto mi riguarda è nata per una fortunata coincidenza. All’inizio degli anni ottanta vidi casualmente una serie di tomâts -così sono chiamate le maschere lignee del carnevale a Tarcento- esposti in occasione della riapertura della biblioteca comunale, ospitata in un prefabbricato dopo il terremoto del 1976. Fu un colpo di fulmine. Quando rientrai stabilmente a Tarcento dopo alcuni anni, decisi di cercare gli autori di quelle maschere e di interessarmi alla storia del nostro carnevale. Ci sono voluti anni e passione per far conoscere prima le maschere, organizzando diverse mostre, di cui due a Milano, e poi i mascherai, organizzando incontri e laboratori pubblici sia a Tarcento che in altre località alpine in Italia, Austria e Slovenia.

Perché il legno e perché la maschera?

Il legno perché sono stato “iniziato” fin da bambino, dal nonno, a usare il legno per costruire “cose” utili. La maschera perché non è un’opera “normale” dell’uomo: ha a che vedere con realtà parallele e affascinanti, è di origine antichissima e diffusa in tutte le culture del mondo, con significati anche diversi. Ha insomma un fascino tutto speciale che è più facile sentire che spiegare.

Cosa accomuna uno scultore friulano, che lavora sulla maschera lignea, a uno sardo piuttosto che a uno scultore d’oltrAlpe?

Se parliamo di maschere carnevalesche ci accomuna il senso del rito e del valore di antiche culture popolari, radicatissime nelle società contadine e insospettatamente vive ancor oggi. Studiando i vari carnevali alpini si trovano in effetti elementi profondi comuni, anche se le espressioni “esteriori” possono sembrare diverse. E il carnevale di Mamoiada, Ottana e degli altri luoghi della Sardegna non fanno eccezione. Per questo fra mascherai-scultori di provenienze e lingue diverse non si fa fatica ad intendersi.

Cosa distingue uno scultore friulano, che lavora sulla maschera lignea, da uno sardo piuttosto che da uno scultore d’oltrAlpe?

Le distinzioni possono essere rappresentate dai soggetti delle maschere, più “codificati” e ripetitivi quanto più “strutturato” è il carnevale che le impiega. Un’altra differenza può essere il tipo di legno impiegato, ma questo si spiega ovviamente con la disponibilità di un’essenza in un dato luogo piuttosto che un’altra. Le tecniche possono anche essere leggermente differenti, ma il risultato finale, le maschere lignee, per quanto apparentemente differenti, avranno sempre qualcosa in comune, a leggerle e compararle con attenzione.

Quanto lavoro c’è, nella composizione di una maschera, da artigiano e quanto da artista?

E’ una distinzione che non mi pare opportuno fare. Ognuno può giudicare l’opera di un mascheraio come preferisce. Sottolineo soltanto che i “mascherai alpini” sono normalmente dediti ad altre occupazioni rispetto alla scultura, evidentemente con qualche eccezione, e hanno imparato a intagliare le maschere con l’osservazione e la passione, e tanta pratica naturalmente. E poi vorrei dire che tutte le persone hanno capacità creative e possono scoprire talenti insospettati. Basta voler cercare.

Quanto è difficile, e stimolante allo stesso tempo, organizzare una manifestazione come quella di Tarcento conclusasi il 17 giugno?

Direi che non è particolarmente difficile, avendone già fatto esperienza. Tuttavia i tempi di preparazione non possono essere brevi, se si cercano risultati significativi; si deve iniziare almeno sei mesi prima, con il progetto base e la ricerca dei fondi necessari. Poi, via via, vengono le attività di realizzazione della campagna promozionale e dell’organizzazione pratica, che si intensificano negli ultimi due mesi. Tutto è molto stimolante, per chi è appassionato. Si conoscono sempre persone nuove e si stabiliscono rapporti che moltiplicano interessi e possibilità future. E poi ci si confronta con esperienze e realtà che a volte sono di grande aiuto per migliorare.

Prova a darci un bilancio della manifestazione in termini di partecipazione da parte delle persone, di stimoli offerti e stimoli ricevuti?

In primo luogo ribadisco il significato dell’incontro di un numero rilevante di mascherai, di tre diverse nazionalità, e della possibilità di un confronto di esperienze raramente possibile in questi termini. Gli scambi culturali tra gli scultori sono stati fondamentali, così come la conversazione tenuta da Valter Colle nella serata di venerdì. Tutti siamo rimasti affascinati dalla scoperta delle radici comuni e simboliche dei carnevali, attraverso la figura antica e simbolica di Hellequin, ovvero dell’Arlecchino che è ben diverso dalla figura stereotipata a cui si è soliti pensare.

Sono convinto che le persone che hanno visitato la manifestazione nelle vie e piazze del paese, che hanno ammirato la mostra di Palazzo Frangipane, che hanno chiacchierato con i mascherai, abbiano potuto fare un’esperienza autentica e non superficiale. I mascherai stessi si sono felicemente mescolati con tanti cittadini che hanno frequentato il centro della cittadina nella lunga serata del sabato, serata resa possibile e animata dall’impegno di tantissimi operatori commerciali che hanno voluto affiancare l’organizzazione della manifestazione con un loro programma specifico.

Voglio anche ricordare gli ottimi rapporti di collaborazione stabiliti con il Museo Etnografico di Udine, la presenza al nostro fianco di due enti culturali importanti come la Società Filologica Friulana di Udine e l’Istituto Culturale Ladino, la visita della direttrice del Carnival King of Europe di S. Michele all’Adige …

In definitiva penso che la manifestazione “Su la maschera!” abbia fornito significativi spunti di conoscenza e approfondimento a scultori e visitatori, ricevendo anche incoraggiamenti e stimoli da parte di importanti Enti Culturali, per ulteriori iniziative.

Quali sono i progetti per il futuro e che futuro si prospetta per la maschera lignea?

La nostra Associazione intende proseguire la sua attività di promozione e divulgazione delle maschere lignee usate nei carnevali tradizionali alpini, sia incrementando il numero dei suoi soci (quest’anno siamo arrivati a 30!), sia ampliando la zona di interesse specifico, in particolare a località della Svizzera e del sud della Germania. Abbiamo anche nel cassetto un progetto per la realizzazione della “strada dei paesi delle maschere” e stiamo partecipando ad un progetto “Interreg” con l’Austria incentrato sulle maschere invernali, al quale forniamo il supporto culturale-tecnico. C’è insomma parecchia carne al fuoco e, dopo le esperienze internazionali di questi ultimi anni, posso dire che la maschera lignea (quella usata, non quella appesa al muro) può avere un bel futuro.

Vuoi fare un augurio alla scultura lignea in italiano e par furlan?

“Datemi una maschera e vi dirò la verità” (Oscar Wilde).

Sperin di tornâ a viodi mascaris gnovis e zovins mascarars in Cjargne, come che o vin fat sucedi a Tarcint!

 

Salutiamo e ringraziamo Gigi che nel suo regno creativo, animato dalle armonie e dai profumi che si sprigionano dalle differenti essenze lignee che lo circondano, è già proiettato verso la prossima tappa del bel lungo viaggio nella maschera lignea.

A Gigi e a tutti, buon viaggio!

Per quanti fossero interessati: http://www.mascheraialpini.com/public/?file=kop1.php

http://ildiscorso.it/2012/06/11/su-la-maschera-tarcento-2012/

Gianpiero Bruno

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Premio giornalistico “J.White–A.Mario–A.Rossi” per una inchiesta sociale

Bando del Premio giornalistico “Jessie White – Alberto Mario – Adolfo Rossi” per una inchiesta sociale

E’ indetto il bando di concorso del premio giornalistico White-Mario-Rossi per una inchiesta sociale. Lo stralcio del bando è di seguito riportato per ulteriori informazioni la  segreteria del concorso è a disposizione per eventuali chiarimenti telefonicamente ai numeri 0425-605641, 0425-604343, 0425-63017, via mail all’indirizzo cultura.turismo@comune.lendinara.ro.it oppure in forma scritta via fax al numero 0425-642389 o mezzo posta, all’indirizzo della sede della Biblioteca (via Conti, 30 – 45026 Lendinara

1. Il bando
L’iniziativa, promossa dall’Amministrazione Comunale, dal Comitato della Biblioteca Civica “G. Baccari” e dall’Università Popolare – Auser di Lendinara, in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti del Veneto, ha l’obiettivo di incoraggiare la realizzazione di inchieste sociali nel territorio italiano da parte di giovani giornalisti. Lo scopo è quello di ricordare anche grazie a questa manifestazione le figure di insigni giornalisti
lendinaresi come Alberto Mario (1825-1883) e Adolfo Rossi (1857-1921) nonché quella della moglie inglese di Mario, Jessie White (1832-1906), che illustrarono l’attività del giornalismo italiano, occupandosi – in particolare White e Rossi – di inchieste sociali sul mondo dell’emigrazione, del lavoro, della condizione femminile, della promozione dei diritti civili e politici.

2. Il premio
Il premio ha cadenza biennale, con una dotazione complessiva di €. 3.000, di cui €. 1.500 per la categoria “Italia” ed €. 1.500 per quella “Veneto Al premio possono partecipare gli autori di inchieste sociali e di articoli relativi per la sezione “Italia” a problematiche e zone della nazione, comprese le realtà regionali, e per la sezione “Veneto” a problematiche e situazioni del Veneto, pubblicati su quotidiani o periodici cartacei e testate on-line, con una lunghezza massima dei testi pari a 13.000 battute spazi inclusi. Pena l’esclusione dal concorso, il lavoro deve essere presentato in forma stampata su carta ed in formato digitale compatibile con almeno uno dei principali software utilizzati nel mercato nazionale (es. pdf, jpg, word, o altro formato di testo).

3. Omissis

4. La giuria
È composta di 5 membri, compreso il presidente. La decisione della giuria è insindacabile. Per l’anno 2012 i membri della giuria sono: Vanna Boraso, presidente; Gianluca Amadori, Paolo Ciampi, Luca Colombo, Emilia Sarogni.

5. Modalità di partecipazione
Possono concorrere alla I edizione del Premio Giornalistico “Jessie White – Alberto Mario – Adolfo Rossi” i giovani che svolgono attività giornalistica (pubblicisti, praticanti e professionisti iscritti all’Ordine dei Giornalisti, nonché altri collaboratori a vario titolo di quotidiani, periodici italiani, testate on-line) che alla scadenza del bando non abbiano compiuto 35 anni. ………. …… La partecipazione al concorso è gratuita e può avvenire esclusivamente a titolo individuale, non sono perciò ammesse partecipazioni in forma di gruppo. Ogni concorrente può partecipare con un solo
lavoro.
6. Come partecipare al premio
Ciascun candidato potrà concorrere con un articolo realizzato nel corso dell’anno solare 2012. Il presente bando verrà chiuso il 31. 12. 2012. I lavori in concorso dovranno pervenire alla Biblioteca Comunale di Lendinara con consegna personale o per posta (via Conti, 30 45026 Lendinara / RO) o inviati per e-mail all’indirizzo cultura.turismo@comune.lendinara.ro.it entro e non oltre le ore 12 del 15 gennaio 2013.
La domanda di partecipazione dovrà contenere: – scheda di partecipazione compilata in ogni sua parte;
– sintetico Curriculum Vitae del partecipante; – lavoro in forma stampata su carta e in formato digitale compatibile con almeno uno dei principali software utilizzati nel mercato nazionale (es. pdf, jpg, word, o altro formato di testo).
– fotocopia (o scansione) di un documento d’identità valido;  – liberatoria per il trattamento dei dati personali ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. 196/2003 debitamente controfirmata; – prova dell’avvenuta pubblicazione del lavoro.
7. Dichiarazione assenza copyright e utilizzo lavori
II lavoro va accompagnato da una dichiarazione, firmata, di assenza di vincoli di copyright e di consenso all’utilizzo del lavoro presentato.
8. Prova di avvenuta pubblicazione
II lavoro va accompagnato da una prova dell’avvenuta pubblicazione che può essere copia, fotocopia o scansione della pagina riportante l’articolo firmato, in cui sono visibili nome della testata e data di pubblicazione.
9. Diffusione del bando, esito e premiazione del concorso
Il bando sarà pubblicato sul sito del Comune di Lendinara. — omissis —-
10. Accettazione del regolamento                                                                                                                                                                       La partecipazione al concorso implica l’accettazione integrale e incondizionata del presente  regolamento, in tutti i suoi articoli e relative declinazioni. Partecipando al concorso, i giornalisti danno il loro pieno consenso al trattamento dei loro dati personali ai sensi del D.Lgs 196/2003 e infatti allegano, pena l’esclusione, la liberatoria come indicato all’art.7 del presente regolamento.
11. Informativa sul trattamento dei dati personali
Ogni partecipante esprime, ai sensi della Legge 675/96 e del D.L. 196/03, il consenso al trattamento e alla comunicazione dei propri dati personali, nei limiti e per le finalità del Concorso.  —- omissis —
12. Segreteria organizzativa del concorso
La segreteria organizzativa del concorso è presso la Biblioteca Comunale di Lendinara, in via Conti, n. 30 – 45026 Lendinara (Rovigo).—–




Centro Regionale Mielolesi, Honsell:”Un modello di civiltà”

Il sindaco ha accolto l’invito del “Centro progetto Spilimbergo” a visitare la struttura per la prevenzione e la rieducazione dei soggetti tetra paraplegici

 

“Un modello di civiltà dove la prevenzione, l’innovazione, ma soprattutto l’attenzione per la persona vengono poste a fondamento della piena inclusione sociale di coloro che devono utilizzare una carrozzina”. Così il sindaco di Udine, Furio Honsell, al termine della visita oggi, 25 giugno, al centro regionale mielolesi “Centro progetto Spilimbergo”.

La struttura è uno dei principali centri di prevenzione e di rieducazione per i soggetti tetra paraplegici a livello italiano e dove, attraverso sport, attività fisica e prevenzione si promuovono il pear conselling (ascolto e comunicazione tra pari) e progetti di vita indipendente.

“Molti cittadini di Udine – prosegue dopo la sua visita a Splimbergo, dove è stato invitato dai responsabili del centro – usufruiscono per brevi periodi di questa struttura. Sono rimasto molto colpito dalla qualità, dall’innovazione e dalla filosofia che ispira questo centro, che rappresenta senza dubbio un modello nel mondo per restituire la piena dipendenza di vita alle persone tetra e paraplegiche. Da parte mia, come amministratore – conclude –, ho assicurato l’impegno a costruire, d’intesa con loro, una città più accessibile e quindi più civile”.




A “Writers & Words in the place” il ragazzo che vuole abbracciare il mondo

Per il secondo appuntamento,organizzato per UdinEstate dalla libreria Ubik e da Pane Vino e San Daniele, il libro di Fulvio Ervas

“Se ti abbraccio non aver paura”, storia vera di Andrea

e suo padre in giro per il mondo contro l’autismo

Dopo il primo appuntamento con la presentazione del libro di Antonio Chiumento, torna, mercoledì 27 giugno alle 18 in piazzetta Lionello, “Writers & Words in the place”, il talk show nato dalla collaborazione trala Libreria Ubik di Udine e “Pane Vino e San Daniele” e che porterà in piazza per UdinEstate novità librarie e ospiti di primo livello nel panorama letterario italiano.

Ospite della seconda serata sarà Fulvio Ervas, che presenterà “Se ti abbraccio non aver paura” (ed. Marcos y Marcos), libro che svetta in cima alle classifiche dei libri più letti in Italia in questo momento, a tal punto che trasmissioni televisive come “Le Iene” o “Le Invasioni Barbariche” si sono interessate a questa vicenda editoriale e al caso di Andrea e suo padre.

“Se ti abbraccio non avere paura” è la frase scritta sulla maglietta di Andrea, adolescente con il vizio generoso di avvinghiare ogni persona che incontra, come se volesse bene a tutto il mondo. La maglietta viene da un’idea di suo padre, un modo per comunicare agli altri quello che Andrea non può dire. Perché Andrea, bel ragazzo dai capelli lunghi e l’aria svagatamente rock & roll, è autistico. Dopo anni di lotta, la famiglia si rassegna: nessuna cura sembra poter guarire Andrea. Per reazione, il padre decide di premiare il figlio con un viaggio. Lo porterà in giro per le Americhe, per mesi, in moto, zaino in spalla a bordo di una Harley Davidson. I due partono dagli Usa, attraversano

undici Stati e, quindi, si dirigono verso Sud, chilometri e chilometri fino in Messico, e poi ancora giù verso le grandi foreste dell’Amazzonia. Proprio durante la traversata il papà scopre in Andrea un perfetto compagno di avventure, perfino a suo agio, nella sua maniera speciale, in questa nuova dimensione esplorativa di genti e di autostrade. La famiglia di Andrea devolverà i proventi delle vendite a un ragazzo della Costarica conosciuto durante quei giorni indimenticabili: anche lui deve combattere con l’autismo.

Come per tutti gli appuntamenti della rassegna, l’ingresso è libero e in caso di maltempo verranno spostati in sala Ajace.




Rock of Age

Un film di Adam Shankman con Paul Giamatti, Tom Cruise, Russell Brand, Malin Akerman, Catherine Zeta-Jones, Alec Baldwin, Bryan Cranston.

Si scivola indietro nel tempo fino agli anni ’80. Precisamente siamo nel 1987 e siamo a Hollywood, la città dove i sogni si realizzano. Il musical nelle prime scene ci si presenta come uno di quelli dolci e carini, più anni cinqaunta che anni ottanta, uno di quelli dove il politicamente scorretto è bandito. Almeno questa è l’impressione che si ha all’inizio, forse inevitabilmente, data la biondina coprotagonista prima ad apparire sulla scena. Cara ragazza lei, ma di rock sembra avere molto poco. Per fortuna oltre la solita storia d’amore (la biondina ed il suo cavaliere ovviemante),

indispensabile per il target di spettatori a cui punta il genere, c’è dell’altro. Non che si sviluppino delle sottotrame molto originali, ma qualche palanca di pepe viene felicemente gettata sulla pellicola. Ci pensano Tom Cruise, Catherine Zeta Jones, Bryan Cranston e la bella Malin a dare un sapore definitivamente rock al tutto. La prima apparizione di Cruise in particolare rende omaggio all’immaginario stereotipato che si ha delle rockstar. Aspettate. Anche la seconda e la trerza apparizione non scherzano. E pure la quarta. Ok, Tom Cruise rende omaggio allo stereotipo della rockstar. Per i nostalgici degli anni ottanta o per chi preferisce di gran lunga quel lontano panorama musicale a quello dei giorni nostri è un bel film, con un’azzeccata colonna sonora. Un film di quelli che anche se il finale lo capisci un’ora prima te lo gusti lo stesso.

Luca Artico

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64° Saggio ” Piccolo Teatro Città di Udine”…: un vero spettacolo!!

Assistere al Saggio annuale dei corsi di Danza del Piccolo Teatro Città di Udine NON richiede una tipica precauzione: non serve, infatti, armarsi di santa pazienza presagendo di dovere assistere a un numero esorbitante di balli e ballettini senza altro scopo che quello di “accontentare” genitori e parenti dei giovani allievi. Ma è bene ogni tanto dare un’occhiata alla brochure di sala e rileggere sovente che, sì, si tratta proprio di un Saggio di Scuola.…ma signori miei, CHE SCUOLA! E’ tutto misurato, elegante, brillante di… sobrietà! Il teatro “Giovanni da Udine” è di per sè un ambiente che richiama questo tipo di atmosfere ma, diciamolo: quante scuole della città lo ottengono? Come a dire che non è l’abito che fa il monaco…e calcare quelle scene, non fa di certi saggi uno spettacolo di danza degno di quel teatro lì. Ebbene, il Piccolo Teatro ci riesce benissimo, tanto che sovente ci si dimentica che non si sta seduti davanti alla televisione bensì a teatro e che, quindi, quelli non sono professionisti ma ragazzi molto giovani..ma è un’ amnesia che coglie già nella prima parte della serata proprio perchè non ci sono sbavature, errori , coreografie inadeguate al reale livello tecnico dei gruppi e dei solisti .  Certo, arriva anche il momento dei piccolissimi e qui, da esperta, temo le solite scene: bimbe minuscole in tutù enormi che non sanno che fare in uno spazio così grande; bimbe che si fermano attonite a guardare la platea cercando la mamma, altre che salutano mentre la musica va avanti senza di loro, spintonamenti, ammucchiate di tulle e braccine mosse a casaccio su musiche stucchevoli e la cui presenza è un optional…Macchè: un Arcobaleno di veli che non sbaglia una posizione, una riga, un semicerchio o il posto assegnato nel gruppo, mai; musicalità rispettata; manine che si alzano quasi all’unisono, inchini paffuti ma senza piaggerie esagerate. Applausi appaganti anche per chi, dietro le quinte, ha creato questa magia: le insegnanti delle allieve più piccine, Barbara De Zotti e Cristina Polito. . E se a qualcuno può sembrare che l’esibizione riservata ai piccolissimi sia “solo una serie di corsettine senza costrutto” vorrei consigliare, finalmente, quanto segue: 1) scegliete sempre per i vostri figli scuole in cui non vi si prometta la Scala di Milano fin dal primo giorno, nè tanto meno l’uso delle scarpe da punta a prescindere dagli anni di frequenza, dall’età e dall’avvenuta preparazione propedeutica e muscolare degli allievi; 2) l’orientamento spazio/temporale per un bambino è imprescindibile dal resto delle future acquisizioni tecniche. Del resto basti osservare che tutti quelli che poi vedremo sul palco in evoluzioni coreografiche di livello tecnico- spesso- piuttosto alto,proprio da lì, da quelle corsette hanno iniziato…..Gradualità didattica , dovrebbe significare ancora qualcosa. Spero e continuo ad auspicare.
Ma vediamo nel dettaglio alcune tra le coregrafie che hanno maggiormente evidenziato tutto questo: l’hip hop di Nicoletta Casarsa e Lucia Petris , in un teatro così raffinato e alternato a coreografie di danza classica, non stona mai nemmeno se ad eseguirlo sono i corsi dei più giovani; freschezza e soprattutto la sensazione di divertimento che emanano questi ragazzini significa un buon lavoro delle insegnanti alle spalle della sola esibizione; significa lezioni in cui disciplina e leggerezza vengono ben distribuite. E ciò perdura anche nei corsi avanzati in cui la componenete “musicalità” riesce puntualissima in un pezzo dagli arrangiamenti difficilie non scontati come “Bad man”, nel secondo tempo. Del resto ogni insegnante dà la propria impronta inconfondibile alla sua didattica , al modo di porgerla e di coreografare. Potrei riconoscere la provenienza di molti allievi dal loro modo di muoversi. Questo accade sicuramente quando posso ammirare i corsi di Laura Miotti: lei (come Nicoletta Casarsa) la conosco anche come ex allieva e quindi come interprete. Il sorriso sicuro su visetti sempre orgogliosi di ballare , la brillantezza di costumi e virtuosismi calibrati accuratamente, personalizzati sulle capacità di gruppi e solisti(deliziose la “Campanelle”), fa dei corsi medi e avanzati di danza classica di questa insegnante il vivaio più promettente per il futuro e una certezza di spettacolo sempre godibile già nel presente. La super visione eccellente, poi, di una grandissima professionista quale è Federica Rinaldi, rende ottimale la luce che queste allieve riescono ad aggiungere ad ogni performances del Piccolo Teatro. La seconda parte del saggio ha proposto poi , a parere mio, coreografie ancora più raffinate ( ma si sa, la “scaletta” della serata non è fatta da inesperti!…): con “The rich man’s frug”, Nicoletta Casarsa ha saputo riadattare le ancora modernissime coreografie di Bob Fosse alle sue allieve, tutte perfettamente “in parte” e , su tutte, Sara Missarino che io trovo sempre bella, brava e a proprio agio in tutte le coreografie moderne, hip hop o di neoclassico viste nel passato. “Dance Opera Duo” ha riunito tre bei nomi della cultura e danza udinese: il contrabbassista Franco Feruglio, la coreografa Flavia Romano e l’interprete Ilaria Armellini che hanno creato una parentesi sospesa di diverse armonie. “Patchwork”, ancora di Laura Miotti, ha concluso la serata: chiarissimo il piacere di eseguirlo degli interpreti, tutti radiosi e convinti. Tengo per ultimo, ma non nel mio ricordo, Rondò (o, come a grandi titoli scorreva sul fondale, Rond d’eau) di Fabiana Dallavalle : 9 ex allieve dei corsi avanzati di moderno di questa raffinatissima insegnante, si sono riunite ancora una volta per dare corpi- ma soprattutto cuori- ad un progetto estremamente femminile nei contenuti, nell’interpretazione, nella fluidità….è un lavoro da rivedere perchè credo che l’apporto sentimentale delle 10 donne lo renderà sempre sottilmente diverso. La sensazione che ho avuto è stata come se tutto il pubblico, in realtà, stesse spiando da uno stipite o da dietro un angolo il legame magico, il cerchio perfetto che solo la “sorellanza” riesce a creare…mi sono sentita lì sul palco, con loro ma, non invitata,sono tornata subito alla mia poltroncina per applaudire, commossa, a quell’incontro di bellezza in vesti floreali e dai delicati riflessi d’argento che scorrevano, leggerissime, su un palco trasformatosi in giardino bagnato dalla Luna. Bravissime.
Mi permetto una nota particolare a chi so da sempre tenacemente pronta a perseguire tutto questo, questi risultati , questo rigore così raro, ormai, sulle scene delle scuole di danza italiane: la signora Sirlene Rinaldi, una direttrice la cui impronta è stata , è e sarà sempre inconfondibile e il cui applauso finale a tutti gli allievi schierati è , per me, uno dei momenti più attesi e commoventi come fossi lì anche io: significa “Bravi, avete fatto bene” che,da lei, significa nettamente, proprio e davvero Quello.

Cynthia Gangi

cynthia.gangi@ildiscorso.it

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SEMIFINALEEEEEE

Cuore, grinta, determinazione, voglia e gioco!
Caratteristiche fondamentali per una vittoria meritata e costruita in tutti i 120 minuti ma concretizzatasi solo ai calci di rigore con un 4 a 2 finale dopo lo 0 a 0 dopo i minuti regolamentari e i supplementari.

La partenza sembra di buon auspicio per gli azzurri visto il palo di Pirlo dopo appena 3 minuti. L’Inghilterra però non sta a guardare e due minuti più tardi Buffon mantiene il punteggio sullo 0 a 0 con un miracolo su Johnson libero a centro area. Da qui per una ventina di minuti gli inglesi sembrano messi meglio in campo con la difesa italiana che si disimpegna al meglio in particolare su Rooney. Da metà tempo l’Italia si impadronisce del campo e va vicino al vantaggio in più occasioni in particolare con Balotelli, poco lucido, ma anche sfortunato in 3 occasioni e con Cassano su cui Hart ci arriva in due tempi.

La ripresa segue il copione del finale della prima parte con l’Italia che controlla senza molti problemi la gara, ma non riesce a sfruttare le diverse occasioni create: ci prova prima De Rossi e poi, in una triplice chance nella stessa azione, De Rossi, Balotelli e Montolivo ma gli inglesi si salvano. La gara prosegue con gli azzurri che dominano, con una rovesciata di Balotelli alta sopra la traversa da un lato, e dall’altra Young con un tiro alto di poco. La partita si avvia verso la fine con diversi cambi e un po’ di stanchezza che affiora. I 90 minuti si chiudono con un tiro di Damianti e un anticipo su Nocerino, ma anche con una rovesciata di Rooney a pochi secondo dal termine, finita alta sopra la traversa.

Il risultato non si schioda e si va ai tempi supplementari dove è ancora dominio azzurro sempre con Balotelli e con Diamanti che con un cross a tagliare centra il secondo palo italiano della partita. Nel secondo tempo supplementare è ancora Diamanti a farsi pericoloso ma la palla esce a lato.

Si va quindi alla lotteria dei calci di rigore. Ai gol di Balotelli risponde Gerrard. Al secondo tentativo azzurro però Montolivo tira fuori spaventando tutti i tifosi visto il gol del momentaneo vantaggio inglese firmato da Rooney. Pirlo non sbaglia con un pallonetto da brividi e grazie alla traversa di Young è 2 a 2. Nocerino è bravo a riportare in vantaggio l’Italia. Il risultato non cambia visto che Buffon blocca il rigore di Ashley Cole. Il rigore decisivo che fissa il risultato finale sul 4 a 2 è di Diamanti con un tiro preciso che spiazza Hart e ci porta alla semifinale dell’Europeo contro la Germania, vincitrice con il medesimo risultato, ma nel tempo regolamentare contro la Grecia, giovedì 28 giugno.

Rispettata la tradizione che vede gli azzurri in semifinale ogni 6 anni dal 1982 con alterne fortune.

Nell’altra semifinale, che si giocherà mercoledì 27 giugno, si affronteranno il Portogallo (vincente per 1 a 0 contro la Repubblica Ceca) e la Spagna che batte per 2 a 0 la Francia.

Rudi Buset

rudi.buset@ildiscorso.it

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CALA IL SIPARIO SUI XXVIII SPECIAL OLYMPICS BIELLA 2012

 UN GRANDE SUCCESSO PER TUTTI

 

Si avvicina il momento dei saluti per i 2mila atleti, i 300 dirigenti e tecnici, i 100 giudici e arbitri, i 1500 volontari e i 3 mila familiari che hanno condiviso una settimana di grandi emozioni ai XXVIII Giochi Nazionali Estivi Special Olympics di Biella 2012.

Tutto è iniziato con il viaggio della torcia olimpionica partita da Biella il 13 giugno e che ha fatto il giro di 82 comuni biellesi ed è passata nelle mani di più di cento persone fino ad arrivare all’ultima tedofora Roberta Guercioli, accompagnata dalla nazionale Elena Romagnolo, campionessa italiana di mezzo fondo, che fra meno di un mese parteciperà alle Olimpiadi di Londra.

In questi 6 giorni si è passati dalla straordinaria cerimonia di inaugurazione del 19 giugno, che nonostante un po’ di pioggia è stata scaldata dal cuore delle circa 10mila persone presenti allo stadio La Marmora, alle gare, ai programmi salute, prova lo sport e l’area dedicata alle famiglie nel Villaggio Olimpico, alle feste organizzate dei comuni Host Town, alla cerimonia di chiusura alla PalaLauretana del 22 giugno.

Grazie anche alla collaborazione di www.retebiella.tv e di tanti quotidiani on line sparsi in tutta Italia è stato possibile assaporare, anche per le persone lontane, i sapori e i colori della Cerimonia di apertura, trasmessa in diretta streaming.

Mai così tanti gli sport disputati in una sola edizioni: Atletica Leggera, nuoto, basket, bocce, ginnastica, equitazione, tennis, ciclismo, calcio, bowling, golf, ma anche TennisTavolo, pallavolo, floorHokey, ciclismo, badmington nei Prova lo Sport. Oltre alle delegazioni provenienti da tutta Italia presenti anche la Germania, la Francia, l’Austria e San Marino.

Tutto è filato liscio grazie all’impeccabile organizzazione del Comitato locale che come nel 2008 è stato sapientemente guidato dal presidente Charlie Cremonte: “Sono molto felice e soddisfatto e ringrazio tutti per la preziosa collaborazione, le istituzioni, i volontari, lo staff nazionale e locale che ha lavorato senza tregua per un anno e mezzo. Arrivato a questo punto comincio a sentire la stanchezza, ma vedere il sorriso e la gioia di tutte le persone intorno mi da la forza di andare avanti e di pensare già ad eventi futuri”.

Davvero tutto perfettamente organizzato – commenta un tecnico della delegazione cuneese -. Dai trasporti agli impianti tutto è stato studiato nei minimi dettagli e ha reso la nostra partecipazione più semplice e confortevole. Il territorio biellese si è dimostrato all’altezza del compito dimostrando accoglienza e disponibilità”.

Cala quindi il sipario XXVIII Giochi Nazionali Estivi sulla città di Biella, ma come nel 2008 il ricordo di questa settimana rimarrà vivo per molto tempo nella mente dei biellesi e nel cuore di tutti gli atleti.

(e.l.)