domenica , 26 Gennaio 2020
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ZEROVSKIJ ALL’ARENA DI VERONA: IL CAMBIAMENTO DI RENATO ZERO

ZEROVSKIJ ALL’ARENA DI VERONA: IL CAMBIAMENTO DI RENATO ZERO

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Non è facile recensire il concerto di Renato Zero, anzi, lo spettacolo di Renato Zero “Zerovskij.…solo per amore”, per chi non ha mai amato particolarmente questo artista, vuoi per il suo modo di proporsi al pubblico o anche per le sue canzoni infarcite di doppi sensi fra il provocatorio e il dissacrante.

Partiamo subito con il descrivere la delusione che si leggeva negli occhi dei “sorcini” (così vengono denominati i fan di Renato Zero) presenti all’Arena di Verona il 1° settembre, quando, in attesa del concerto, ha iniziato a circolare la voce che buona parte dello spettacolo sarebbe stato incentrato sui brani dell’ultimo album “Zerovskij… solo per amore” e che ben poco spazio verrebbe riservato ai brani che lo hanno reso celebre e che lo hanno, di fatto, incoronato re dei “sorcini”; la maggioranza del pubblico era lì speranzoso di poter ascoltare un concerto celebrativo con il repertorio classico dell’artista che proprio quest’anno compie 50 anni di carriera (il suo primo 45 giri fu pubblicato nel 1967, ndr), delusione mitigata dalla consapevolezza di trovarsi comunque davanti al loro beniamino per una serata sicuramente da ricordare.

Renato Zero è cambiato, e su questo non ci sono  dubbi, non sapremmo dire se è maturato o se ha imboccato un’altra strada rispetto a quella si qui percorsa infarcita di ambiguità e trasgressione ma di certo lo spettacolo, anzi l’opera, di Renato Zero vista l’altra sera all’Arena ha messo in luce un lato più intimistico e riflessivo dell’artista romano. Anche in questa sua nuova fatica l’artista non sempre riesce a sfuggire alla retorica, tagliare fuori dalla scaletta i vecchi successi sembra poi un azzardo ma alla fine il pubblico gli consacrerà il meritato tributo d’amore, seppur con qualche perplessità.

Due “sorcine”

Pubblico in attesa dell’inizio del concerto di Renato Zero nella meravigliosa cornice dell’Arena

Arena piena  in quasi ogni ordine di posti (le  pessime previsioni meteorologiche, poi per fortuna non avveratesi, hanno probabilmente scoraggiato qualcuno) con il pubblico proveniente un po’ da tutto il nord Italia che all’ingresso dell’anfiteatro scaligero si è sottoposto pazientemente ai rigidi controlli di sicurezza per vedere nuovamente sul palco Renato Zero.

Una improbabile stazione ferroviaria “Stazione Terra” di cui Zerovskij è il capostazione, è il luogo dove vengono affrontati alcuni temi tanto cari a Renato Zero come l’Amore, l’Odio, il Tempo, la Morte e la Vita ma, nel prosieguo dello spettacolo, anche argomenti terribilmente attuali quali l’eutanasia ed il femminicidio. I cinque temi principali, ciascuno umanizzato da singoli interpreti/attori che si sono alternati sul palco con Renato Zero, hanno portato lo spettacolo a divenire una sorta di musical dove recitazione, balletto, prosa e, ovviamente, musica si fondono tutt’uno. Fra i personaggi sul palco citiamo, senza tema di smentita, Roberta Faccani  – voce dei Matia Bazar dal 2004 al 2010 –  interprete di Morte: una nota molto brillante dell’intera messa in scena del lavoro di Renato Zero, sia dal punto di vista vocale (straordinaria!) che della recitazione. Un plauso anche ai “moderni” Adamo ed Eva che in più riprese hanno vivacizzato lo spettacolo ed a Enne-Enne, il figlio di nessuno attorno al quale ruota tutta la storia. Gli oltre 60 elementi dell’orchestra Franciacorta, diretti dal maestro Renato Serio, ed i 30 elementi del coro rendono tutto il testo musicale molto accattivante e lo spettacolo risulta comunque alla fine gradevole e pieno di pathos.

L’ingresso in scena dei musicisti

I “moderni” Adamo ed Eva

Renato Zero – piuttosto statico sul palco – intona i brani da lui scritti con vigore e senza alcuna sbavatura accompagnandoli con la elegante gestualità delle mani di cui è maestro; nel corso degli anni la timbrica vocale dell’artista romano ha acquisito un’impronta sempre più  baritonale e dal vivo si apprezza l’estensione vocale e la duttilità interpretativa. Pochi i brani tratti dal suo vecchio repertorio, fra cui i più noti sono stati Infiniti treni e Motel, poco spazio anche per il cambio di costumi in scena cui Renato Zero aveva abituato il suo pubblico, presentatosi con un cappotto nero e cappello da capostazione si cambierà di abito solo nella parte finale dello show.

Delizioso il cameo di Gigi Proietti, comparso sui due mega schermi montati ai lati del palco, dove il grande Gigi, interpretando un clochard con indosso una cintura esplosiva fermato all’ultimo istante dalla giornalista Manuela Moreno, ha dato ulteriormente prova della sua classe innata con un breve monologo sul senso della vita.

Spettacolo di ben tre ore diviso in due atti dove, nel finale del secondo, Zerovskij si rivela “angelo buono-in completo bianco”  che salva il figlio di nessuno donandogli la Stazione Terra. I moderni Adamo ed Eva risolvono i millenari conflitti tra uomo e donna e Morte, anch’essa vestita di bianco, si muta in Vita; Zerovskij ha terminato il suo compito di angelo purificatore e si dice pronto a partire alla volta di altre stazioni che hanno bisogno della sua presenza. Sul finire dello spettacolo una voce fuori campo  (Dio in persona) promette di inviare un nuovo figlio sulla Terra sperando che almeno questa volta non sia rimesso in croce ma venga riconosciuto per il suo dispensare amore.

Renato Zero resta un messaggero lunatico ma innamorato della vita e cerca di trasmettere un messaggio romantico quanto cristiano, con molte frasi retoriche che, pur rischiando di stancare i suoi fan impossibilitati a cantare dal vivo con il proprio idolo i pezzi di cui sono innamorati , lascia un segno nel profondo dell’anima.

I prossimi appuntamenti con Zerovskij….solo per amore sono previsti  per il 7 ed il 9 settembre nel suggestivo Teatro Antico di Taormina.

Testo: Enrico Liotti e Dario Furlan

Foto: Dario Furlan

La scaletta del concerto:

La stazione
Ti do i voli miei
Vivo qui
Un secondino anch’io
Dedicato a te
L’amore che ti cambia
Il mio momento
Sono odioso
Stalker
Ci fosse un’altra vita
Padre nostro
Siamo eroi
Danza macabra
Scommetti
Potrebbe essere Dio
Infiniti treni
Mi trovi dentro te
Motel
Colpevoli
Evviva me
Pazzamente amare
Aria di settembre
Tutti vogliono fare il Presidente
Singoli
Marciapiedi
Un uomo da niente
Gli angoli bui
L’ultimo valzer
Ti andrebbe di cambiare il mondo?
Putti & Cherubini S.P.A.
Cara

About Dario Furlan

Dario Furlan
Fotografo free lance e giornalista pubblicista. Segue da anni il panorama musicale internazionale - ma anche locale - con particolare predilezione per quanto riguarda il rock (in tutte le sue derivazioni), il folk ed il blues nonché la musica in lingua friulana. Cultore di "motori e rally", dei quali vanta una conoscenza ultradecennale, è anche atleta nella disciplina ciclistica della mountain bike.

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