Covid-19….. Ma quando finirà?

Chiariamo subito che una risposta non l’abbiamo, è una domanda alla quale per adesso nessuno ha la risposta ma che tutti ci facciamo in continuazione con la speranza di uscire quanto prima da questa “moderna peste” che ci sta stravolgendo la vita.

Fra annunci, divieti, suggerimenti e fake news la nostra quotidianità è continuamente bombardata da notizie e informazioni che ci stanno mettendo giorno dopo giorno di fronte ad una realtà neanche lontanamente ipotizzabile poche settimane fa, non eravamo certamente pronti ad una cosa del genere (e come si potrebbe esserlo?) ed ora dobbiamo convivere con la paura e con le regole imposteci per evitare di pagare a caro prezzo il diffondersi di questo subdolo virus che non conosce confini ne barriere. Regole sempre più restrittive che purtroppo non tutti rispettano, alcuni cercano di eluderle pensando “tanto non toccherà a me”, mettendo così a repentaglio la nostra vita e quella dei nostri cari e vanificando il sacrificio di buona parte della popolazione che le regole invece le rispetta, altri – pur attenendosi alle disposizioni impartite – sono costretti ad andare al lavoro ma con il rischio intrinseco di entrare in contatto con qualche contagiato o asintomatico.

In questi giorni abbiamo assistito ad ogni genere di situazioni: dai viali delle città pressochè deserti agli assembramenti di persone in alcuni pubblici esercizi come se nulla fosse accaduto, dalle bare allineate in chiesa per mancanza di spazio in cimitero agli allenamenti in gruppo nei parchi, dalle metropolitane piene zeppe in conseguenza alla riduzione delle corse fino alla foto divenuta virale dell’infermiera addormentata sulla scrivania durante una breve pausa di un estenuante turno di lavoro; insomma, tante facce di un’Italia per nulla uniformata alle direttive impartite, dove i più cercano di attenersi scrupolosamente a quanto disposto dal Consiglio dei Ministri e dalle Amministrazioni locali ma dove una parte della popolazione agisce egoisticamente senza probablmente rendersi conto della gravità delle sue azioni.

Fino a ieri era consentito uscire di casa per una salutare passeggiata (con le precauzioni e le limitazioni del caso) ma da ora pure quella ci è stata impedita, non vogliamo qui contestare o recriminare decisioni che per colpa di alcuni limitano la libertà personale di un’intera popolazione ma auspichiamo che queste drastiche misure ci traghettino abbastanza velocemente – per quanto il termine velocemente ora sia molto relativo – verso una rinascita che coinvolga non solo la nostra nazione ma il mondo intero e dove la vicenda del Covid-19 rimanga solo un capitolo di storia, materia di studio dei nostri posteri.

Per guardare al futuro con fiducia vi lasciamo con “Guarire”, una bellissima poesia attribuita a Kathleen O’Meara – scrittrice e biografa cattolico irlandese-francese del 19° secolo – ma rivendicata dalla contemporanea Kitty O’Meara (la diatriba sulla paternità della poesia non ne inficia però la bellezza):

E la gente rimase a casa
e lesse libri e ascoltò
e si riposò e fece esercizi
e fece arte e giocò
e imparò nuovi modi di essere
e si fermò
e ascoltò più in profondità
qualcuno meditava
qualcuno pregava
qualcuno ballava
qualcuno incontrò la propria ombra
e la gente cominciò a pensare in modo differente
e la gente guarì.

E nell’assenza di gente che viveva
in modi ignoranti
pericolosi
senza senso e senza cuore,
anche la terra cominciò a guarire
e quando il pericolo finì
e la gente si ritrovò
si addolorarono per i morti
e fecero nuove scelte
e sognarono nuove visioni
e crearono nuovi modi di vivere
e guarirono completamente la terra
così come erano guariti loro.

Dario Furlan