IL CAMMINO DI SAN CRISTOFORO Due nuove tappe arricchiscono il Cammino, col coinvolgimento del Comune di Pordenone

L’assessora Cucci: lavorare sul turismo slow e sostenibile, è il focus del nostro impegno nel 2020

Per volontà dell’amministrazione comunale di Pordenone, il Cammino di San Cristoforo si arricchisce di due nuove tappe, che vedono il coinvolgimento dello stesso Comune e dei Comuni lungo gli itinerari prescelti – entrambi attraversano gli ambienti unici e straordinari dei Magredi – Cordenons, San Quirino, Vivaro, e Vajont, oltre ai Comuni già toccati dal Cammino, Spilimbergo, Maniago e Montereale Valcellina. Anche questa parte del progetto è sostenuta dalla Regione Friuli Venezia Giulia, attraverso i bandi per il turismo e consentirà alla città e agli altri territori interessati, di connettersi al Cammino di San Cristoforo, creando un circuito ad anello dalle spiccate valenze culturali e naturalistiche.  “La nostra adesione al progetto “Cammino di San Cristoforo – afferma l’assessora al turismo del Comune di Pordenone Guglielmina Cucci, si inserisce naturalmente nella nostra programmazione che ci vede al lavoro seguendo il fil rouge della “mobilità lenta”, del turismo slow, sostenibile ed esperienziale. Le analisi delle tendenze presentano un quadro chiaro: si sente il bisogno di rallentare i ritmi di vita, esigenza che coinvolge anche le modalità di trasporto; c’è più attenzione all’ambiente; piacciono sempre di più i viaggi in treno; chi viaggia è sempre di più alla ricerca di esperienze gastronomiche locali. Per quanto riguarda i camminatori e le camminatrici dal questionario realizzato da Terre di mezzo evidenzia come nel 2018 il numero di persone che hanno percorso i cammini in Italia ha superato quello degli italiani che hanno percorso il Cammino di Santiago de Compostela. Date queste premesse e date le caratteristiche del nostro territorio, stiamo pensando a un Manifesto del turismo Lento Responsabile e Sostenibile. Attori importanti in questo quadro saranno tutti gli elementi – agroalimentari, esperienziali, emozionali, ambientali, paesaggistici, culturali, storici, artistici – che sono l’espressione più genuina del nostro territorio, senza dimenticare il carattere di inclusività e la centralità della relazione e dell’incontro. Il Cammino di San Cristoforo in questo senso è un modello e una buona pratica, sia per i principi su cui si basa, sia per il lavoro di squadra tra tutti gli enti, i portatori di interesse e chi opera nel settore”.

Con le due nuove tappe il Cammino di San Cristoforo si arricchisce sia in termini storico culturali, basti pensare alle opere del Pordenone, ai musei cittadini, ai Templari e le vie storiche di pellegrinaggio, sia ambientali e naturalistici, con i parchi cittadini, le risorgive e i Magredi, siti di importanza comunitaria, di straordinario fascino e unicità. 

Esse possono essere utilizzate per raccordarsi al percorso in pedemontana, ma anche per creare un itinerario ad anello, che unisce Pordenone, Maniago e Spilimbergo. 

“Nell’ottica di valorizzare ulteriormente quanto già realizzato in ambito urbano, dandogli nel contempo un respiro più ampio – aggiunge Cucci – abbiamo voluto creare un collegamento, che in alcuni casi diventa anche sovrapposizione, del Cammino con gli itinerari ciclopedonali culturali e naturalistici già individuati nel progetto “Musei in rete”, guardando anche a quelli di prossima realizzazione. Si tratta dunque di un progetto trasversale che comprende anche gli aspetti della mobilità, dell’ambiente e della cultura e che verrà anche valorizzato nel prossimo cicloraduno Fiab. Per l’aspetto naturalistico abbiamo al nostro fianco anche l’ufficio biodiversità della Regione Fvg”.

Camminare per ritrovare il contatto con la natura, con se stessi o con il mondo; camminare perché fa bene al corpo e alla mente, perché aiuta la meditazione, nutre la spiritualità e sostiene la fede: oggi come nei secoli passati, qualunque sia la motivazione, sempre più persone si mettono in cammino. Il Friuli Venezia Giulia, terra di confine e quindi anche di passaggio e di incontro, è ricco di itinerari e cammini.

Da queste premesse nell’estate del 2018 è nato il Cammino di San Cristoforo, da un’idea di Luisa Cappellozza e Giorgio Viel col coordinamento del GAL Montagna Leader di Maniago, in sinergia con la Diocesi di Concordia-Pordenone, Promoturismo Fvg e tutti gli enti locali toccati dal tracciato.

L’itinerario connette il Veneto agli antichi percorsi di pellegrinaggio in Friuli, che conducevano e ancora oggi conducono, camminatori e camminatrici dalla Carinzia al Friuli e quindi a Venezia. 

Il tracciato in Friuli si snoda tra Livenza e Tagliamento lungo la direttrice pedemontana, inoltrandosi anche nella Val Meduna, Val Cosa e Val d’Arzino, entrando nei borghi soprattutto per favorire il contatto con le comunità locali e l’ospitalità nelle oltre 20 strutture aderenti (B&B, alloggi agrituristici e alberghi).

il progetto intende valorizzare e incentivare la crescita economica del territorio attraverso lo sviluppo del turismo dei cammini, integrandolo, mettendolo in rete e portandolo a sistema con le altre risorse esistenti. Attraverso il Cammino vengono promosse forme di mobilità “dolce” da praticare a piedi, ma anche in bicicletta, o con il supporto del treno (linea ferroviaria Sacile-Gemona). 

Nel suo primo anno di vita ha visto la presenza soprattutto di piccoli gruppi provenienti dall’Austria, famiglie, gruppi di amici, ma anche docenti Universitari e studiosi provenienti da Klagenfurt. Il Cammino infatti si innesta ad est sulla Romea Strata, favorendo per chi proviene dal nord Europa il collegamento con il Veneto, attraverso la nostra Pedemontana.

A caratterizzare il Cammino, oltre all’aspetto naturalistico e paesaggistico è l’imponente patrimonio artistico costituito da oltre 100 chiese di origine medievale e rinascimentale, che presentano all’interno notevoli affreschi, sculture, manufatti e tele di pregio artistico e tradizionale. Di particolare rilievo le opere del periodo rinascimentale, tra cui spicca indubbiamente Giovanni Antonio de’ Sacchis, detto il Pordenone. Per questo motivo possiamo parlare di un Museo diffuso sul territorio.

Le nuove tappe

Partendo dalla città di Pordenone in prossimità della Chiesa di Sant’Ulderico (che reca sulla fiancata destra  un San Cristoforo attribuito al Pordenone), l’itinerario raggiunge Cordenons, dove all’altezza della chiesa di San Giacomo (col suo altorilievo del San Cristoforo), si divide in due segmenti.

La Tappa 7 è caratterizzata da un aspetto più naturalistico: superato Cordenons si prosegue verso ovest lungo il letto del torrente Cellina, sino a San Quirino e poi più a nord verso San Leonardo Valcellina e Vajont. Continuando si giunge a Maniago Libero, in prossimità della chiesa di San Vigilio e quindi alla Città dei Coltelli: Maniago. 

La Tappa 8 si dirige verso est ed è profondamente imperniata sull’arte. Mantenendosi sulla destra del Meduna, raggiunge Spilimbergo, la città del mosaico, toccando il San Cristoforo della chiesa di San Nicolò di Tauriano e quello della chiesa di Sant’Antonio Abate di Barbeano. La Tappa attraversa l’area compresa fra il Cellina e la sponda destra del Meduna, entrando dunque nel cuore delle “terre magre” sino a giungere all’abitato di Vivaro. Proseguendo incontra la frazione di Basaldella, e quindi Tauriano situato sull’antica via romana detta “Giulia” giungendo infine a Spilimbergo, città di origine medievale di indubbio fascino e suggestione, collocata al centro della Via Maestra delle Pittura. 

Gli itinerari possono essere percorsi in mountain-bike; in alternativa ai guadi, in presenza di acqua, si possono utilizzare diversi ponti. Interessante la possibilità di compiere in 2-3 giorni un percorso ad anello che vede nella città di Pordenone punto di partenza e arrivo. Camminatori e camminatrici avranno così modo di visitare centri storici importanti come Pordenone, Maniago e Spilimbergo, e attraversare aree di pregio naturalistico quali i magredi, le risorgive o il biotopo di San Quirino. Il tutto con la possibilità di arrivare in treno a Pordenone e poi muovendosi solo a piedi o in bicicletta, nell’ottica di una mobilità sostenibile.

 

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