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Positivo e negativo: la lezione di Hegel

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In Hegel la dialettica presuppone, come sfondo ineliminabile, la concezione della realtà come processo che si sviluppa mediante contraddizioni: la realtà è l’unità delle contraddizioni, e la verità è la struttura di tutte le verità; ogni singolo concetto, ogni determinazione, non ha senso isolatamente, al di fuori della totalità. La dialettica è appunto il movimento che forzando ogni realtà determinata, e svelandone la parzialità, articola la vita del tutto. Le contraddizioni, per Hegel, diversamente da Kant, che le considera solamente formali, sono interne alla realtà: è la stessa tensione immanente ad ogni finito che porta quest’ultimo a negarsi. In altri termini, la dialettica non è un metodo, un’astuzia del filosofo, ma la presentazione dello stesso mondo naturale e umano tramite il discorso.

Se la dialettica è il motore della realtà, il negativo, l’opposizione è il motore della dialettica. Nella Prefazione alla Fenomenologia dello Spirito, Hegel sottolinea quella “potenza del negativo” che, in ultima analisi, si identifica con la stessa vita dello spirito, in quanto rende fluidi i pensieri solidificati in virtù della distruzione, della morte. Dice Hegel:

La morte, se così vogliamo chiamare quella irrealtà, è la più terribile cosa; e tener fermo il mortuum, questo è ciò a cui si richiede la massima forza. Non quella vita che inorridisce dinanzi alla morte, schiava della distruzione; ma quella che sopporta la morte e in essa si mantiene, è la vita dello spirito“.

Va inoltre sottolineata la funzione svolta dalla negatività, che scandisce l’intero processo, manifestandosi nelle figure del desiderio, della lotta, della morte e del lavoro. Ognuna di esse è caratterizzata dalla negazione del dato, immediato, naturale, animale; ma è una negazione che è insieme distruzione e creazione: staccandosi da un mondo naturale e animale, l’autocoscienza perviene ad un mondo storico e umano. Ciò che determina l’uscita dell’autocoscienza da se stessa è il desiderio di riconoscimento, che non è un desiderio puramente animale, motivato da una qualche pulsione biologica, ma è rivolto costitutivamente all’altro. Scrive Hegel:

L’autocoscienza raggiunge il suo appagamento solo in un’altra autocoscienza“.

Tale desiderio di riconoscimento passa attraverso il conflitto fra le autocoscienze, dove non c’è mai la morte, ma il subordinarsi dell’una all’altra nel rapporto servo-signore.

La relazione di ambedue le autocoscienze è dunque così costituita ch’esse danno prova reciproca di se stesse attraverso la lotta per la vita e per la morte”. [Hegel, 1807]

Il signore o padrone è colui che ha rischiato per affermare la propria indipendenza, mentre il servo si è arreso perdendo la libertà. Tuttavia attraverso la paura della morte, il servizio ed il lavoro, il servo può formare sé stesso e invertire i ruoli.

Nel prossimo “pensiero” di nuovo con Marx ed il rovesciamento della dialettica, poi finalmente arriverà Popper.

 

Federico Gangi
federico.gangi@ildiscorso.it

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About Federico Gangi

Pubblicista iscritto all'albo Fvg dall'aprile 2013 Diplomato al liceo classico “J. Stellini”, attualmente frequenta la Facoltà di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trieste. Agli studi universitari ha affiancato diverse attività lavorative nel Triveneto. Ideatore della Fedarmax, direttore della Calcetto Udine e promotore del giornale on-line Il Discorso, di cui è direttore editoriale.

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