mercoledì , 25 aprile 2018
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L’insicurezza come male di vivere?

In una società complicata e incerta come quella in cui viviamo, esistono svariate paure, per esempio quella di una continua competizione esagerata ed esasperante oppure quella della violenza che ormai è sempre più diffusa.

Oltre a queste paure fisiche e comuni a tutti noi ne esistono alcune che vengono dette “paure dell’immaginario”, queste si riflettono su di noi come ostacoli che limitano il nostro vivere.

Nella realtà di ogni giorno, è inutile mentire, la paura è una necessità che molto spesso viene sottovalutata perdendo così la sua importanza come meccanismo di difesa, diventando così un vero e proprio mostro che ci corrode ogni giorno sempre di più, fino a renderci come anfore vuote.

Analizzando meglio questo concetto si possono supporre un numero immenso di riflessioni ma su uno solo potremo soffermarci. Crisi, questa è la parola chiave, crisi di cosa? Economica? Culturale? Sociale? Forse crisi di identità?

La risposta è una sola, sì.

Viviamo in un tempo che si potrebbe tranquillamente definire saturo, pieno fino all’orlo. E’ innegabile come la società occidentale in questo momento, crisi o non crisi, possa godere di privilegi e possa disporre di una notevole quantità di beni, oltre al necessario. Eppure anche in questo ambiente che dovrebbe in teoria definire “sereno” nella pratica soffre comunque di condizioni di ansia, panico, male di vivere o meglio paura. Quindi qui il concetto di saturo si va a mischiare alla parola chiave, ciò che ne scaturisce è un semplice termine che riassume le condizioni umane, Crisi? Si, crisi di sazietà.

L’uomo vive in un’insicurezza quotidiana, per la mancanza di pace, per il disprezzo della vita, per il sospetto nei confronti di chi gli vive accanto, per le insicurezze economiche e politiche, se si ragiona ancora e si approfondisce, si può trovare, nel groviglio di problemi, un filo rosso che lega i nostri interminabili elenchi di incertezze. Siamo spaventati e terrorizzati perché nella nostra mente il concetto di “futuro” si sta lentamente estinguendo e noi ci aggrappiamo con le unghie e con i denti a qualsiasi appiglio sicuro alla nostra portata pur di non cadere nella consapevolezza di aver creato noi stessi questa situazione. Quando il futuro viene meno, gli individui esplodono lasciando scaturire gli atteggiamenti più esasperati di difesa, ignoranza, discriminazione, giudizio, gesti i quali si affidano al potere, alla forza, alla vendetta e a un invano tentativo di risolvere i problemi.

Ecco quindi che la violenza dilaga a macchia d’olio diventando autodistruzione anche per gli artefici, ecco quindi il big bang che genera il nostro mondo saturo, che aspetta un cambiamento nel modo sbagliato. Perché per i più la paura è un mondo strisciante di vivere, fatto di sospetti, di rifiuti, di catalogazione di massa, ma è l’unico modo che conoscono di vivere, vivendo nella paura senza rendersene conto. gli effetti sono allora la mancanza di vere relazioni tra le persone,  poiché esse chiedono fiducia ma non ne danno, la disaffezione per la vita sociale e politica, poiché siamo ormai freddi e indifferenti, lo sfascio delle famiglie e le generazioni presenti e future ormai allo sbando. Eccolo il filo rosso, la crisi, la parola chiave.

Incertezza, insicurezza, ansia. La paura diventa così la paura di vivere del nostro tempo, l’angoscia di chi ieri non sapeva se avrebbe avuto mezzi per sopravvivere, e che oggi non si accorge di essere già morto.

Pietro Brunetti

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