lunedì , 23 aprile 2018
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Dall’Ucraina alla Polonia: Viaggio da Kiev a Varsavia

Dall’Ucraina alla Polonia: Viaggio da Kiev a Varsavia

Kiev

Kiev

Ero giunto giusto in tempo alla piattaforma numero 6 della stazione centrale di Kiev, quando il locomotore incominciava a sbuffare ripetutamente. Avevo da poco pagato e ricevuto il mio titolo di viaggio in una biglietteria in stato a dir poco di subbuglio totale. C’erano soldati in divisa che si accalcavano nervosamente nelle sale d’aspetto e nei corridoi; numerosi erano i viaggiatori che si trascinavano alle spalle grossi pacchi. Fui persino fermato da donne di mezza età che cercavano di cambiare, senza dare troppo nell’occhio, la valuta locale: la Grivnja, con Euro o Zsloty kievpolacchi. Il treno era uno dei più lunghi che avessi mai visto in vita mia! Mostrai il mio biglietto al primo controllore che, dopo averlo guardato frettolosamente, in un misto fra lingua russa e linguaggio dei gesti, mi fece intendere che i vagoni diretti a Varsavia erano in testa al treno. Io dovetti improvvisare una goffa corsa per raggiungere il mio vagone, nel momento in cui tutte le porte venivano chiuse per l’imminente partenza e il capotreno dopo avermi osservato attentamente mi fece salire quasi spingendomi. Con un pizzico di meraviglia, notai che ero in un vagone-letto con alcune insegne in italiano: erano i vagoni-letto in uso nel nostro Paese negli anni ’80! Ho avuto una sorta di deja-vou, avendoli già adoperati in un viaggio con mio padre durante la mia infanzia. Il biglietto diviso in 2 tagliandi e scritto, ovviamente, in alfabeto cirillico, riportava parecchi numeri segnati sopra. Un uomo, probabilmente addetto alla sicurezza, mi controllò il passaporto e mi fece accomodare in una cabina con 2 letti all’interno. Io ero sul punto di sistemare le mie cose quando il capotreno, in modo un pò rude, sparò una serie di roboanti parole in russo; dopo l’ennesima volta che gli feci intendere di non capire, anche ricorrendo al mio dialetto di origine (il barese) o dopo aver usato l’inglese e qualche parola di tedesco, finalmente mi “spinse” verso un’altra cabina. Lo stupore mi sorprese nuovamente: ero in una cabina di prima classe, con un letto unico e con il controllore che si lasciò andare a un timido sorriso. Dopo avere riposto le mie cose definitivamente, mi abbandonai appagato sul letto; in quel momento nella mia mente rividi il filmato delle 2 settimane passate in Ucraina, seguito da un tumulto di forti emozioni, sia positive che negative. Mi sentivo quasi sollevato, per la prima volta nella mia vita (probabilmente anche l’ultima), di fare ritorno nell’Unione Europea. Mentre gli ultimi palazzi periferici di Kiev, sotto un sole cocente, mi varsavia1sfilavano davanti attraverso il finestrino, mi assopii dolcemente. Al mio risveglio, durante il tramonto, il vagone era silenzioso e semi vuoto; il paesaggio diventava sempre più ricco di vegetazione e meno monotono, come se stessi navigando in un fiume di serenità. Arrivati alla stazione della città di Rivne, nell’Ucraina Occidentale, mi fu chiesto nuovamente il passaporto; nello stesso istante ripetuti scossoni del convoglio segnalavano il distacco dei vagoni posteriori, che avrebbero proseguito il loro viaggio in direzione di Leopoli. In piena notte la porta del mio scompartimento fu aperta dall’esterno; entrò dapprima il capotreno, gridando “Granica! granica!(dogana)” seguito da un poliziotto molto robusto, accompagnato da un collega con grosso segugio di razza pastore tedesca. Consegnai i miei documenti e caddi subito dopo in un leggero abbiocco, mentre il treno riprese in breve la sua corsa. Poco più avanti il solito capotreno aprì di nuovo la mia porta dall’esterno riconsegnandomi il passaporto; questo mi fu richiesto (finalmente in inglese) dopo pochi minuti, da una possente poliziotta polacca. La donna, mentre 2 suoi colleghi effettuavano controlli vari sulla mia persona, mi sottopose a varie domande riguardo il mio viaggio e dopo essersi accertata fino in fondo che non fossi un persona dedita al contrabbando mi richiuse la porta con un sorriso quasi ironico. Ripresi finalmente sonno; stavamo lasciando stazione della città polacca di Lublino. Mi ridestai all’ennesimo

Varsavia

Varsavia

grido del capotreno, il quale urlava “Warszawa-Warszawa”!! La giornata era uggiosa e il treno scivolava pigramente all’interno della Capitale polacca; accanto vedevo enormi grattacieli luccicanti, in stile occidentale. Quando il convoglio arrestò la sua corsa mi trovai in una grande stazione, forse appena realizzata, che sembrava quasi uno scalo di un moderno Aeroporto. Cominciava per me una nuova avventura.

Andrea Forliano

About Andrea Forliano

Andrea Forliano
Nato a Bari il 22/05/1978,vive a Trieste,di formazione umanistica sta completando il corso di laurea in Storia indirizzo contemporaneo,è da sempre appassionato di storia,viaggi,letteratura,politica internazionale e in costante ricerca di conoscere nuove culture.Inoltre segue l'attualità,il calcio,il cinema e il teatro

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