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La liberalizzazione della politica

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Ieri il Governo italiano, presieduto da Mario Monti, ha approvato il testo del decreto legge sulle liberalizzazioni presentando un’azione di modifica radicale del sistema economico italiano. L’Italia starà forse diventando un Paese più forte? Nessuno può dirlo. Certo è che un governo cosiddetto “tecnico” (provate a spiegare agli europei questa definizione) sta facendo arrabbiare, spaventare ma anche riflettere molti cittadini che assistono a una “liberalizzazione della politica”, possono vedere come si comportano i politici nel sostenere le durissime ma necessarie scelte di altri senza dover pensare al consenso, all’opinione delle masse e agli ineressi particolari, possono notare come la competenza vinca in un mercato concorrenziale. La competenza, ad esempio, di un ministro che deve sostenere lo sviluppo economico di un Paese industrializzato o quella di un ministro che ha il dovere di garantire una giustizia efficace nei rapporti economici e sociali.
Poter contare su dirigenti competenti e soprattutto attivi nella loro “missione” rende un organizzazione stabile, forte ed efficiente, lo stesso vale per uno Stato.

Oltre alla competenza è necessaria infatti “l’attività”, il desiderio reale di “fare politica” che non significa perseguire le proprie ambizioni di potere ma, al contrario, mettere in campo tutte le proprie capacità al servizio delle ambizioni di una collettività, di una società, di una nazione.
Ricordare gli anni (basterebbere prendere un giornale di settembre 2011) in cui la lettura dei giornali significava trovare promesse, dichiarazioni, annunci di politici che mostravano una quasi totale assenza di consapevolezza del ruolo pubblico che ricoprivano. Promesse, dichiarazioni, annunci sistematicamente caduti nel vuoto di un “fare politica” interessato e fallimentare.

Da qui il governo degli economisti, dei giuristi, degli esperti, dei “tecnici”, dovrebbe consentire ai partiti di trovare il tempo per riformare “l’offerta politica”, per rappresentare finalmente le voci del popolo, per ricoprire con responsabilità e lungimiranza l’altissimo ruolo del legislatore.

Federico Gangi
federico.gangi@ildiscorso.it

© Riproduzione riservata

About Federico Gangi

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Pubblicista iscritto all'albo Fvg dall'aprile 2013 Diplomato al liceo classico “J. Stellini”, attualmente frequenta la Facoltà di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trieste. Agli studi universitari ha affiancato diverse attività lavorative nel Triveneto. Ideatore della Fedarmax, direttore della Calcetto Udine e promotore del giornale on-line Il Discorso, di cui è direttore editoriale.

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