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Il tifo rimanga tifo, la vita non è una partita di calcio

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Il fine settimana arriva per allietare i lavoratori, distrarre chi un lavoro non ce l’ha più, far sperare milioni di tifosi di godersi una vittoria della propria squadra del cuore per poter tornare nella realtà con maggiore serenità. Il calcio è anche questo e va avanti grazie al numero infinito di spettatori e consumatori del prodotto. Tutto questo è fisiologico, è connaturato alla società e al regime economico in cui viviamo ma, anche in questo ambito, non è accettabile cadere nell’estremismo. I gruppi di tifosi organizzati diventano adepti di un credo che supera i criteri dell’intelligenza e della sensibilità umana fino a convincersi di essere il “bene” contro il “male”. Cosa c’entra lo sport? Dove si colloca la sana rivalità tra fazioni opposte? Siamo fuori strada.

Un esempio di quando scritto è stato lo striscione apparso nella curva dell’Inter allo stadio “Meazza” di Milano sabato sera durante la partita Inter-Juventus, valevole per la decima giornata di campionato. Il testo recitava: “Acciaio scadente: nostalgia dell’Heysel“. Le parole di condanna verso questo gesto non potrebbero essere abbastanza. Vista la premessa non sto facendo una critica di parte contro una specifica tifoseria poiché questo non è tifo ma un insensato odio mascherato dai colori della squadra in campo. Il mio disappunto, forte disappunto, è rivolto a quelle persone che si sono volute “mostrare” con un messaggio che disonora la propria curva e manca di profondo rispetto per 39 persone, 39 tifosi come loro che nel 1985 persero la vita mentre stavano per assistere ad un evento sportivo. Inoltre si è fatto riferimento ad un’inchiesta sulla copertura del nuovo stadio della Juventus che noi abbiamo seguito nella sua realizzazione in quanto episodio d’innovazione architettonica, ingegneristica e culturale quasi unico in un paese in decadenza come il nostro; inchiesta che vede la società bianconera parte lesa.

Mi chiedo se l’Inter avesse preferito essere rappresentata dai propri tifosi in un modo migliore e sono sicuro che così è, visto che sabato sera lo spettacolo è stato totalmente privo di rispetto e stile.
Un vero tifoso, un vero sportivo chiederebbe di stringere la mano a Maicon per il bellissimo gol sotto l’incrocio e a Marchisio per l’ennesima magia, invece si sentono cori razzisti o che augurano la morte di rappresentanti della squadra avversaria fino ad arrivare a striscioni che tirano in ballo, lo ripeto, 39 vittime italiane (juventine ma anche interiste) senza cognizione di causa, senza il minimo senso dello sport e del cordoglio. Grazie al sacrificio delle vittime dell’Heysel l’Inghilterra adottò misure durissime contro la tifoseria violenta che affliggeva il calcio britannico facendolo diventare oggi un modello da imitare, la memoria è come una saggia maestra e infangarla è un delitto.

 

Federico Gangi
federico.gangi@ildiscorso.it

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About Federico Gangi

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Pubblicista iscritto all'albo Fvg dall'aprile 2013 Diplomato al liceo classico “J. Stellini”, attualmente frequenta la Facoltà di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trieste. Agli studi universitari ha affiancato diverse attività lavorative nel Triveneto. Ideatore della Fedarmax, direttore della Calcetto Udine e promotore del giornale on-line Il Discorso, di cui è direttore editoriale.

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