martedì , 31 Marzo 2020
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IL MALE CHE CI TARPA LE ALI

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L’uomo, a differenza degli altri esseri viventi, ha la capacità razionale di comprendere che è un essere finito e che tutto ciò che oggi esiste non sarà immutabile per sempre. La morte è un elemento costante nella nostra vita, essa può essere intesa non per forza come il termine biologico dell’esistenza ma soprattutto come concetto di fine, scadenza, limite di tutte le cose.

Siamo esseri consapevoli, quindi come specie tendiamo ad instaurare nelle nostre scelte il seme della responsabilità poiché sappiamo che se le nostre azioni avranno una logica intrinseca saranno più solide e resisteranno più forti al tempo.
La corsa inesorabile verso qualcosa di sconosciuto ha fatto crescere in noi la spiritualità, dato spazio al potere e alla speranza religiosa, consolidato il vivere sociale sulla base della comunicazione della conoscenza di generazione in generazione rendendo l’umanità più sicura e prospera.

Applicando questo ragionamento alla nostra vita quotidiana è facile accorgersi che ognuno di noi, nel suo piccolo, è custode del progresso dell’intera società umana. Nei rapporti che ogni giorno abbiamo con gli altri e nelle riflessioni su noi stessi abbiamo la possibilità di costruire qualcosa di più duraturo e fecondo che ci faccia diventare persone migliori.
Se riteniamo al contrario che l’altro possa essere, nella migliore delle ipotesi, solo una persona da cui ottenere piaceri, favori oppure doni forse saremmo più abbienti ma di certo rimarremmo individui piccoli e soli. La condizione dominante sarebbe la mediocrità: calda, rassicurante, quasi materna perché vicina al mondo dell’infanzia dove i problemi non devono essere risolti in prima persona visto che c’è sempre qualcuno che vi provvede.

Cito il nostro direttore Enrico Liotti nella conclusione dell’articolo “L’ignoranza è peggio della stupidità“: “Già alla fine degli anni settanta il filosofo e psicologo Eric Fromm con il suo futuristico “Avere o Essere” aveva messo in guardia l’uomo sull’essenza dell’effimero. Oggi nonostante il mio insito ottimismo riesco a credere che il suo dubbio sull’essere o apparire si sia completamente realizzato e l’ignoranza ha finalmente superato la stupidità.”, l’ignoranza e la stupidità sono le malattie della società perché chiudono i canali della comunicazione del sapere portando ad una regressione o alla procrastinazione della risoluzione dei problemi dando la vittoria alla mediocrità.

Facciamo che il nostro comportamento e stile, la nostra via o città, il nostro prato o giardino non siano medi e tendenti al peggioramento ma crescano e migliorino assieme e avremo un progresso interiore ed esteriore che durerà e darà frutti e piante rigogliose per tutti.

 

Federico Gangi
federico.gangi@ildiscorso.it

© Riproduzione riservata


About Federico Gangi

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Pubblicista iscritto all'albo Fvg dall'aprile 2013 Diplomato al liceo classico “J. Stellini”, attualmente frequenta la Facoltà di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trieste. Agli studi universitari ha affiancato diverse attività lavorative nel Triveneto. Ideatore della Fedarmax, direttore della Calcetto Udine e promotore del giornale on-line Il Discorso, di cui è direttore editoriale.

2 commenti

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    Come diceva Albert Einstein”I grandi spiriti hanno sempre incontrato una violenta opposizione dalle menti mediocri” così sono contento di aver trovato una testata giornalistica dove invece di gossip si possa dialogare sul fine vero della nostra esistenza e ci dia la forza di svegliarci da questo torpore. Grazie direttore, e grazie Federico per esistere.

  2. Avatar

    L’ Italia è piena di giovani talenti ma LA MEDIOCRITA’ la rende immobile e vecchia. Il precariato rende la vita sempre appesa ad un filo ad un senso di mediocre che si trasforma in disfattismo. L’ Italia è piena di mediocri. Basta dare uno sguardo al nostro Parlamento e vedere persone come Gasparri, La Russa, Bersani per rendersi conto come i mediocri sono organizzati per cordate, o garantiti dal nome di famiglia. Meglio i parenti dei concorsi; meglio gli interessi delle famiglie che affrontare il rischio della concorrenza. Meglio i portaborse servili dei collaboratori svegli ed efficienti. In alto arriva solo chi si mette in fila e aspetta, docile, possibilmente in silenzio e sarà premiato sarà il prossimo del turno. La prova del nove è davanti ai nostri occhi. Perfetti sconosciuti arrivano in politica e appena aprono bocca mostrano tutta la loro mediocrità
    di cui si fanno vanto; ricordate il Brunetta dei precari, per poi sentirsi apostrofare egli stesso di essere un “cretino”. La politica ha raccolto «i migliori»,in un disegno organico e studiato che ha servito sia i vincitori che le opposizioni premiando i pupari che hanno continuato a tenere i fili delle marionette ed in questa mediocrità ci hanno fatto finire do ve siamo arrivati. Spero che qualcuno adesso si senta indignato veramente e tiri fuori le unghie, non è più tempo di lasciar spazio ai mediocri.

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