PER TUTTA LA REGIONE FVG: IL TEATRO LA CONTRADA CERCA PROGETTI INCENTRATI SU DANTE ALIGHIERI E ARTISTI DA OSPITARE NEI SUOI SPAZI E INDICE “LINGUAGGI UMANI”

TRIESTE – La Contrada Teatro – Stabile di Trieste, nell’impossibilità di presentare al pubblico spettacoli dal vivo a causa dell’emergenza sanitaria, mette a disposizione gratuitamente i propri spazi per l’ideazione e per le prove di progetti performativi o teatrali a gruppi di artisti, con il supporto del proprio personale tecnico e relativa dotazione tecnica. A partire da lunedì 9 novembre sulla pagina News sul sito della Contrada si potrà accedere a tutte le informazioni sull’iniziativa “Linguaggi Umani” e compilare il form di partecipazione.

La possibilità è aperta a collettivi, gruppi o associazioni formati da 3 a 5 persone – di cui la maggioranza dei componenti dovrà essere under 35 e tutti residenti o domiciliati nella regione Friuli Venezia Giulia – che possono lavorare o operare in ambiti diversi.  I progetti devono avere come tema o ispirazione la figura o le opere di Dante Alighieri. L’iniziativa avrà durata compresa tra il mese di dicembre 2020 e gennaio 2021 presso gli spazi del Teatro dei Fabbri, la Sala Polacco della Contrada e in misura ridotta presso il Teatro Bobbio, tutti sanificati e praticabili con l’impegno del rispetto di tutte le norme igieniche anti Covid.

Coloro che vinceranno la selezione oltre che degli spazi citati potranno beneficiare del supporto tecnico della Contrada, della messa a disposizione dei materiali tecnici di proprietà dell’Ente, del confronto e della consulenza artistica della Contrada. L’obiettivo è quello di accompagnare nella prima fase di ideazione una serie di progetti incentrati sulla figura di Dante realizzati da collettivi, gruppi, associazioni, preferibilmente composti da figure che lavorano in ambiti artistici o culturali diversi. Sarà garantita l’agibilità di tre giorni lavorativi per ciascun componente al termine del periodo, anche per l’eventuale presentazione del progetto, se ritenuto almeno parzialmente compiuto, in qualche forma di evento  o spettacolo trasmissibile in streaming.

L’attività si svolgerà a partire dal 7 dicembre 2020 fino al 31 gennaio 2021. Ciascun progetto ha una durata di 15 giorni e i periodi sono decisi dalla direzione in accordo con i soggetti partecipanti. Saranno privilegiati i progetti che includeranno almeno tre collaborazioni di ambito diverso (solo a titolo esemplificativo: letterario, teatrale, musicale, performativo, coreografico, design, arti visive, animazione, ecc.).

La scadenza per l’invio della propria candidatura è il 22 novembre 2020 alle ore 14.00. info su www.contrada.it/linguaggi-umani_dante/




TEATRO VERDI PORDENONE: UN SUCCESSO OLTRE OGNI ASPETTATIVA PER LO STREAMING DELLA LEZIONE-CONCERTO DEL 2 NOVEMBRE IN OMAGGIO A PIER PAOLO PASOLINI CON OLTRE 183MILA CONTATTI

UN SUCCESSO OLTRE OGNI ASPETTATIVA PER LA LEZIONE-CONCERTO IDEATA DAL TEATRO VERDI DI PORDENONE IN OCCASIONE DELL’ANNUALE OMAGGIO CHE IL TEATRO RISERVA A PIER PAOLO PASOLINI. L’EVENTO REALIZZATO SUL PALCO A PLATEA VUOTA TRASMESSO ONLINE IERI, LUNEDÌ 2 NOVEMBRE, IN DIRETTA STREAMING HA REALIZZATO OLTRE 183MILA CONTATTI UNICI SULLE PIATTAFORME LIVE.COMUNALEGIUSEPPEVERDI.IT E ANSA.IT, CHE HA CONDIVISO LA DIRETTA 

SUL PALCOSCENICO IL MUSICOLOGO ROBERTO CALABRETTO E L’ENFANT PRODIGE DEL VIOLINO CLARISSA BEVILACQUA HANNO GUIDATO IL PUBBLICO ALLA SCOPERTA DELLA PASSIONE DI PASOLINI PER LA MUSICA DI BACH

  

PORDENONE- Il Teatro Verdi di Pordenone ha reagito con immediato coraggio e creatività alla nuova sfida imposta al mondo dello spettacolo dalla pandemia. Nonostante la chiusura dei teatri, il Verdi non ha fermato la sua programmazione, a partire dall’appuntamento di ieri, lunedì 2 novembre: a 45 anni dalla morte, infatti, il Teatro pordenonese non ha voluto mancare l’annuale omaggio a Pier Paolo Pasolini riproponendo la formula – già collaudata a maggio con il concerto del M° Maurizio Baglini – della performance a platea vuota con trasmissione web in diretta streaming.

Alle 18.00 sul canale live.comunalegiuseppeverdi.it è stata proposta la lezione-concerto che era stata ideata per la rassegna “I concerti delle 18”, il percorso di musica da camera promosso con il sostegno di Fondazione Friuli, basato sul dialogo in musica tra Maestri e allievi, giovani promesse del concertismo. Sul palco il musicologo Roberto Calabretto ha guidato il pubblico nella passione di Pasolini per la musica, e per quella di Bach in particolare, insieme alle note l’enfant prodige del violino, la giovanissima Clarissa Bevilacqua. La diretta dell’evento è stata condivisa anche dalla piattaforma digitale ansa.it nell’ambito dell’iniziativa ANSA per la Cultura.

Una nuova sfida vinta dal Verdi, come dimostrano i numeri che hanno superato tutte le aspettative, con un successo di pubblico oltre ogni attesa. Sono stati ben 183.254 i contatti “unici” registrati dall’evento, ovvero il numero degli spettatori che si sono collegati: un computo dove rientrano esclusivamente i singoli ingressi, conteggiati una sola volta. Si tratta probabilmente dell’evento più seguito in rete tra quelli proposti per il 45.mo anniversario della morte di Pasolini.

«Ancora una volta il Verdi ha dato un concreto segnale di presenza al suo pubblico e di vicinanza agli artisti, soprattutto a quelli più giovani», rileva il Presidente Giovanni Lessio. «Ci hanno chiusi ma non ci siamo fermati. In questo modo – rimarca Lessio – la nostra proposta, che è anche altamente didattica e rivolta ai più giovani, ha raggiunto un pubblico ben più grande di quello che il Teatro di questi tempi avrebbe potuto ospitare: anche se lo streaming non vuole né può sostituire lo spettacolo dal vivo, possiamo però continuare a garantire ingaggi agli artisti, soprattutto quelli più giovani, così come lavoro alle maestranze che ruotano intorno al teatro». La registrazione della lezione-concerto, con l’esecuzione della Suite BWV 1001 per violino solo, diventa adesso anche una proposta formativa per le scuole a cui viene messo a disposizione su richiesta.

Come spiegato dal musicologo Roberto Calabretto, l’incontro di Pasolini con la musica di Bach risale agli anni della primavera casarsese del poeta e alla sua amicizia con Pina Kalc, profuga a Casarsa in seguito all’occupazione tedesca della Slovenia. È Pina, “magra, incolore, coi capelli selvaggi benché radi”, a fargli conoscere le pagine bachiane per violino, in particolar modo la Ciaccona e la Siciliana, a cui Pasolini dedicherà un bellissimo scritto in cui traspaiono le ‘folgorazioni’ che questa musica sortiva nel suo immaginario. Bach costituirà il punto privilegiato della musica del suo cinema, soprattutto dei suoi primissimi film, commentando le vicende di “Accattone”, a cui Bach conferirà un’aura sacrale nella degradazione della sua vita tra le periferie della capitale, e alcuni momenti del “Vangelo secondo Matteo”. In questo caso le pagine bachiane sottolineano i momenti profetici della vita di Cristo e fanno pendant con la musica popolare che invece accompagna la predicazione e la chiamata degli apostoli. Si tratta di una scelta destinata a diventare un momento di centrale importanza nella storia del cinema italiano, come ben ribadirà l’autorevole voce di Ennio Morricone.




IL RICORDO DI GIGI PROIETTI – TEATRO STABILE DEL FRIULI VENEZIA GIULIA

Il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia ricorda Gigi Proietti”.

Dire addio a Gigi Proietti è molto difficile per il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: non è soltanto il grande mattatore che tutti onorano, l’attore versatile e magnetico, il drammaturgo e regista intelligente a mancare, ma un amico che a Trieste e allo Stabile ha dedicato momenti importanti.

Sul palcoscenico del Politeama Rossetti sono passati i suoi spettacoli più amati, i collage delle mitiche gag, scene, personaggi che ormai fanno parte dell’immaginario collettivo:v da “A me gli occhi, please!” a – nel 2009 – “Di nuovo buonasera”… Ma soprattutto ha partecipato a passi rilevanti nella storia dello Stabile: “Prove per un recital”, grande spettacolo portato in scena in una tensostruttura in Piazza dell’Unità, poi il “Recital” al Teatro Romano per suggellare una stagione di spettacoli all’aperto nell’estate triestina… e poi per la prima volta “sotto le stelle” del Rossetti: Gigi Proietti è stato infatti nel 2001 uno dei protagonisti della serata di gala per la inaugurazione del Politeama, dopo il lungo restauro.

Difficile, anzi impossibile, dunque, dire addio: possiamo solo ricordare sempre il grande valore di artista e di uomo di Gigi Proietti, con gratitudine.




TEATRO CLUB UDINE: CINQUANT’ANNI DI PALIO, PARTE LA “CHIAMATA ALLE ARMI” PER RICOSTRUIRE LA SUA STORIA

Tutti “i paliensi”, dal 1972 a oggi, sono invitati a scrivere a info@teatroclubudine.it. “Lanciamo una partecipazione collettiva”

CINQUANT’ANNI DI PALIO, PARTE LA “CHIAMATA ALLE ARMI” PER RICOSTRUIRE LA SUA STORIA

Se si mettono in fila 50 edizioni della manifestazione si ottengono circa 4 anni di rappresentazioni studentesche ininterrotte

  Cosa accadrà dopo la raccolta delle informazioni e le interviste ai protagonisti il Teatro Club ancora preferisce non svelarlo, ma sarà un lavoro che resterà nella storia della città di Udine

            Una vera e propria chiamata alle armi. Una “call” lanciata a tutti coloro che hanno partecipato alle passate edizioni del palio teatrale studentesco. E sono tanti. Studenti, attori, registi, tecnici, sceneggiatori e molti altri ancora, che in cinquant’anni di vita della manifestazione sono saliti sul palcoscenico del Palamostre. Circa 20 mila, a partire da quel lontano 1972 quando nacque grazie alla felice intuizione di Rodolfo Castiglione e Ciro Nigris, allora direttore e presidente di Teatro Club. Se si mettono in fila 50 edizioni della manifestazione si ottengono circa 4 anni di rappresentazioni studentesche ininterrotte. È un dato che fa impressione.

            Il Teatro Club Udine ha quindi deciso di festeggiare l’importante traguardo di quella che, molto probabilmente, è la più longeva iniziativa d’Italia in questo campo. Lo farà attraverso la raccolta di testimonianze, racconti, aneddoti, curiosità di tutti quelli che con i loro lavori hanno fatto sì che il Palio diventasse un appuntamento irrinunciabile della vita culturale della città, tanto da farne un accreditato punto di riferimento nel panorama teatrale friulano e anche nazionale.

            “Certo – spiega la presidente del Teatro Club, Alessandra Pergolese – nessuno nasconde che stiamo vivendo tutti, e il mondo del teatro in particolare, un momento difficile. Siamo convinti tuttavia che uno dei nostri doveri principali nei confronti dei giovani sia trasmettere loro speranza. Il raccogliere l’eredità del passato attraverso i 50 anni del Palio significa dunque trasmettere un messaggio per il futuro. Il Palio è appartenenza, ad un gruppo, ma, in fondo, alla società civile tutta”.

            E così “dopo mesi di lavori – entra nel dettaglio il responsabile artistico per tutte le attività legate al Palio, Massimo Somaglino – abbiamo ricostruito gli ultimi anni. Sfogliando carte, verbali, foto di scena, appunti de registi, dagli archivi Castiglione a quelli del Teatro Club fino a quelli conservati dalle scuole, siamo riusciti a ripercorrere, spettacolo per spettacolo, i nomi dei partecipanti alle edizioni degli ultimi 30 anni. Insomma, pur avendo conservati tutti i titoli delle messinscene, vorremmo ricostruire anche i cast, e le storie complete di vita dei paliensi, dal 1972 al 2020”.

            Ma di storia, il Palio, ne ha parecchia alle spalle. Cinquant’anni non sono pochi. “Ecco che si rende necessaria – prosegue Somaglino – una partecipazione collettiva, che siamo certi avrà la stessa intensità emotiva e partecipativa che, ogni anno, pervade chi il Palio lo vive, sia in veste di protagonista che in quella di spettatore. Vogliamo che tutti ci dicano se e quando hanno partecipato o se conoscono qualcuno che lo ha fatto. È l’unica forma di delazione – scherza l’attore e regista – che sarà ben accetta”.

            Da qui la “call-ettiva”, una chiamata collettiva a farsi avanti e testimoniare il “io c’ero”, scrivendo una email a info@teatroclubudine.it per raccontare cosa si è portato in scena, con quale scuola, in che anno, chi sono stati i compagni di viaggio. Ma anche che professione svolge ora, se il palcoscenico lo ha abbandonato o continua ancora a calcarlo, professionalmente e non. Insomma una mini-biografia paliense che consentirà di ricostruire la storia completa della manifestazione.

            “Una volta completato questo primo passaggio – anticipa Pergolese – procederemo a contattare chi ci ha voluto scrivere. In questo modo raccoglieremo le varie testimonianze per ricostruire la storia del Palio. Da quel momento – conclude – organizzeremo delle interviste specifiche, che saranno curate direttamente dagli studenti di oggi. Cosa accadrà alla fine di tutto questo percorso il Teatro Club ancora preferisce non svelarlo. Non c’è dubbio, comunque, che sarà un lavoro che resterà nella storia della città di Udine. Dunque, sotto a chi tocca.




UNA RIFLESSIONE GIURIDICA DEL MAESTRO REMO ANZOVINO, COMPOSITORE, PIANISTA E AVVOCATO, SULLA CHIUSURA DEL COMPARTO DELLO SPETTACOLO

Condividiamo su queste pagine una profonda riflessione giuridica del  compositore, pianista e avvocato
Remo Anzovino in merito al nuovo Dpcm
e, nello specifico, in merito alla chiusura dei teatri

ph Simone Di luca

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PORDENONE, 26 OTTOBRE 2020

Ciao a tutti,

sono Remo Anzovino, voglio mandare un grosso saluto a tutti gli amici del Teatro Politeama Rossetti di Trieste, a partire dalla Direzione, a tutte le maestranze, ovviamente a tutti gli amici spettatori, fan del teatro e miei. Sono profondamente dispiaciuto dal dover registrare questo messaggio da casa mia e non poter essere sulle tavole del meraviglioso palcoscenico del Rossetti questa sera, dove avrei dovuto con grande gioia e grande onore aprire la stagione concertistica 2020/2021.

È a tutti noto che il nuovo DPCM del governo ha sostanzialmente sospeso le attività perché ha chiuso i teatri, i cinema, i luoghi di pubblico spettacolo. Voglio, rispetto a questo fatto, dire la mia opinione: sono – per usare un eufemismo – veramente molto perplesso.

Rimango perplesso, sconcertato, riguardo a questa decisione perché penso che tradisca una delle cose che ha caratterizzato il nostro paese nella storia dell’umanità, cioè la nostra grande tradizione giuridica, il fatto cioè che nel nostro paese ci siano stati alcuni tra i più grandi giuristi di sempre. La capacità di un giurista, cioè di chi scrive le leggi, è sempre stata quella e dovrebbe essere quella di saper contemperare gli interessi in gioco. In questo caso gli interessi in gioco sono il diritto alla salute e la tutela della salute, ma anche il diritto e la tutela alla salute mentale.

La salute mentale è molto importante, pensare che un governo possa senza una motivazione razionale – considerati i dati oggettivi che riguardano l’epidemia e i contagi nei luoghi di pubblico spettacolo (cioè dati pari a 0, i luoghi più sicuri si sono dimostrati i pubblici spettacoli) –  privare la collettività di quello che si può definire “nutrimento per per la mente” significa non saper contemperare un interesse fondamentale, cioè che la gente ha assolutamente il bisogno di andare a cibare la propria mente a teatro, nei cinema, nelle sale da concerto perché non si può vivere chiusi in casa ad ascoltare dalla mattina alla sera i virologi che snocciolano dati e infondono, senza alcuna volontà ma oggettivamente, soltanto una sensazione di paura e di terrore. Questo porterà semplicemente le persone a non vivere più.

Se vi ricordate, dal momento del lockdown fino alla sua fine – cioè i primi di maggio – la narrazione è stata quella di dire ai cittadini che avremmo dovuto imparare a convivere col virus. Ecco, convivere vuol dire vivere con qualcosa, con qualcuno, non vuol dire smettere di vivere a causa del virus.

Questo mi lascia perplesso e voglio, senza alcuna polemica ma proprio partendo da quella che è la nostra tradizione giuridica, in qualche modo evidenziare nel gesto politico del nuovo DPCM di chiudere i teatri e i cinema, una mancanza di cultura giuridica, incapacità cioè di contemperare gli interessi in gioco. Chi scrive le leggi lo dovrebbe sapere fare e in qualche modo è lì per quello. Perché di fronte a una difficoltà la cosa più semplice è scegliere sempre la via più facile ma spegnere la mente delle persone, e attraverso quello, portare i tantissimi lavoratori alla fame, completamente alla fame, significa devastare un comparto enorme dal punto di vista produttivo, quello dello spettacolo, e portarlo semplicemente alla deriva. E questo vale siia il pubblico che per i lavoratori dello spettacolo. E’ importante che ognuno di voi (pubblico) lo faccia capire attraverso i propri canali, i propri social, far capire che c’è bisogno assolutamente di riaprire i teatri per la salute mentale di tutti, perché sono i luoghi più sicuri, i luoghi dove non ci si contagia.

So che il Teatro Rossetti ha deciso semplicemente di sospendere tra le altre cose il mio concerto, quindi verrà annunciata a breve la nuova data e so che questa sera il Teatro vuole mandare attraverso i suoi canali social il video della preview del concerto che io ho registrato simbolicamente il 15 giugno, giorno della riapertura dei teatri dopo il lockdown, dentro al meraviglioso Politeama Rossetti. Spero che il video sia soltanto un breve arrivederci e che ci ritroveremo tutti presto dentro al teatro per godere della musica, dell’arte del teatro e in questo modo riuscire ad abbeverare le nostre menti di bellezza ed a riuscire ad ampliare sempre i nostri orizzonti che in questo momento ci paiono abbastanza ristretti. Grazie.

Remo Anzovino




TEATRO CLUB UDINE, SE NE VA PIETRO RIZZARDI, UNA LEGGENDA DEL TEATRO UDINESE

“Un uomo di teatro di rigore, che amava il suo pubblico e che pretendeva da sé stesso tecnica e disciplina. Con lui se ne va purtroppo un altro pezzo del Piccolo teatro città di Udine e, contemporaneamente, un pezzo della storia della nostra città”. Così la presidente del Teatro Club Udine, Alessandra Pergolese, non appena appresa la notizia della scomparsa di Pietro Rizzardi, insieme al fratello Beppino, scomparso lo scorso anno, una leggenda del teatro udinese.

“Fin dai primi anni Sessanta – ricorda Pegolese dopo aver espresso le condoglianze di tutto il Teatro Club Udine ai figli, Roberta e Stefano, e ai parenti – è stato uno degli elementi portanti della Compagnia del Piccolo Teatro Città di Udine diretta da Rodolfo Castiglione. Assieme a lui il fratello Beppino, Maria Grazia Sereni, Alfonso Caniffi, Piero Chiarandini, e, ancora, Antonietta Parussini, Cesare Bovenzi, Gianni Nistri e molti altri”.

Pietro, nato il 16 maggio del 1921, si è spento l’altro ieri, 21 ottobre, a Udine. “A lui, così come a tutti i suoi compagni di viaggio – prosegue Pergolese –, dobbiamo molto. Ma soprattutto lo devono le centinaia e centinaia di ragazze e ragazzi che sul palcoscenico del Palamostre hanno mosso i primi passi verso il mondo del teatro. Quel teatro che anche Pietro amava tanto”.

Lo stesso figlio Stefano ha partecipato al Palio teatrale studentesco e, nei primi anni Ottanta ha nella compagnia dei Giovani del Piccolo teatro città di Udine. “Con Pietro – conclude Pergolese – vogliamo ricordare tutti quei giovani che hanno inventato il teatro a Udine, dai fratelli Rizzardi ad Alfonso Caniffi, da Maria Grazia Sereni a Piero Chiarandini, da Antonietta Parussini a Cesare Bovenzi ed Enzo Mezzelani, per non parlare naturalmente di Rodolfo Castiglione”.

Per quanto riguarda la carriera di Pietro c’è da ricordare sicuramente la sua partecipazione, nella parte del Conte di Albafiorita, alla memorabile Locandiera per la regia di Castiglione e rappresentata nei più importanti festival anche internazionali di teatro per amatori. Pietro, o Piero come molti lo chiamavano, fu il protagonista, nel 1969, di un altro spettacolo di successo del Piccolo Teatro, “Omobono e gli incendiari”, di Max Frisch.

In occasione della recita svolta al Festival di Pesaro nell’ottobre 1969, il Resto del Carlino scrisse di lui:”Omobono, un ometto pauroso ai confini della macchietta, o del burattino, risalta nella bellissima interpretazione di Pietro Rizzardi, un attore completo, ad un certo livello, e dotato di una sensibilità artistica non indifferente. Con tonalità vocali davvero sorprendenti, il Rizzardi ha spesso trascinato il pubblico ad un meritatisssimo applauso”.

E quell’applauso per lui, ora non può che essere più caloroso che mai. I funerali si svolgeranno sabato 24 ottobre alle 10.45 nella chiesa delle Grazie, partendo dal cimitero urbano di San Vito a Udine.




CABARET SACCO & VANZETTI va in scena alla Sala Bartoli – cartellone “Passages” del Teatro Stabile del FVG dal 27 ottobre

Raffaele Braia e Valerio Tambone sono gli eclettici protagonisti di “Cabaret Sacco & Vanzetti” spettacolo tratto dal testo di Michele Santeramo e diretto da Gianpiero Borgia, che li vede impegnati in una interpretazione davvero completa e multidisciplinare, per dare vita ai due sfortunati italiani, ingiustamente giustiziati negli Stati Uniti, nel 1927.

Lo spettacolo apre il cartellone “Passages” martedì 27 ottobre alle 19.30 alla Sala Bartoli e vi replica fino a domenica 1 novembre.

Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti non si conoscono prima di arrivare in America, dove – come moltissimi italiani nel primo Novecento – cercano un lavoro e un futuro migliore. Una volta raggiunta Ellis Island, espletati gli obblighi relativi all’immigrazione, ad un anno di distanza l’uno dall’altro, iniziano i rispettivi percorsi nel nuovo mondo.

Nicola Sacco a Milford si impiega in una fabbrica di calzature, sposa una donna italiana, ha due figli. Prende parte attivamente alle proteste operaie per ottenere salari e condizioni di lavoro migliori.

Bartolomeo Vanzetti emigra più per reazione al dolore per la perdita della madre che per necessità economiche: colto, libero, negli Stati Uniti fa molti lavori, impegnandosi infine nella fabbrica Plymouth Cordage Company, dove guida uno sciopero. Dopo quest’episodio nessuno lo vuole assumere più e fa il pescivendolo ambulante.

Arriva il 1916 e i due si incontrano nell’ambito di un gruppo anarchico di italoamericani: motivo per cui vengono iscritti dalla polizia in un elenco di sovversivi. Sono arrestati nel 1920 e – innocenti – accusati di una rapina: non ottengono giustizia, anzi pagano con sette anni di carcere e poi con la vita. Solo cinquant’anni dopo la loro esecuzione il governatore del Massachusetts Michael Dukakis riabilita la loro memoria.

È chiaro che i due italiani sono stati vittima del pregiudizio che allora si sentiva forte verso gli emigranti e verso chi promulgava certe idee politiche… Ma se traslassimo le loro vicende ad oggi, ribaltando qualche prospettiva, le cose sarebbero poi tanto diverse?

Se lo sono chiesti al Teatro dei Borgia, dove Gianpiero Borgia ha ideato e diretto “Cabaret Sacco &Vanzetti”. A condurre il progetto, è la convinzione che immigrazione, pregiudizio razziale e giustizia siano temi che solcano il nostro tempo e scuotono le coscienze comuni.

Lo spettacolo non si limita a raccontare la loro storia già tanto emblematica: induce a riflettere anche sul lato umano di due giovani, innamorati della vita, sognatori, utopisti, che per tanti anni – i sette di reclusione – hanno condiviso le loro solitudini, le loro speranze, le loro drammatiche delusioni, senza mai rinunciare alla dignità e al loro sentirsi italiani.

Molti e prestigiosi sono stati i nomi di politici, intellettuali, artisti che si sono vanamente prodigati per far riconsiderare la loro condanna a morte.

A raccontare la loro parabola, senza retorica e con l’aiuto dello straniamento generato dalla commistione dei linguaggi del cabaret, sono due ottimi attori – Raffaele Braia e Valerio Tambone – che offrono anima e corpo e tutti gli strumenti del teatro ai loro personaggi. Sketch, canto, musica, recitazione, commozione: ogni emozione è misuratissima, ogni momento brechtianamente dosato. Aiutati da pochi oggetti di scena – fra cui dominano le reti metalliche che si trasformano da brande solitarie a sbarre di carcere – i due attori rifuggono il mito, e trascinano il pubblico dentro la storia di due uomini.

A Trieste lo spettacolo va in scena dal 27 ottobre all’1 novembre. Il martedì e il venerdì si va in scena alle ore 19.30, la domenica alle ore 17 e gli altri giorni alle ore 21. Per biglietti e prenotazioni e per acquistare nuovi abbonamenti si suggerisce di rivolgersi alla Biglietteria del Politeama Rossetti agli altri consueti punti vendita, o via internet sul sito www.ilrossetti.it. Informazioni anche al numero del Teatro 040.3593511.

CABARET SACCO & VANZETTI

da Michele Santeramo
ideazione e regia Gianpiero Borgia

con Raffaele Braia, Valerio Tambone

musiche Papaceccio MMC e Roberta Carrieri
costumi Manuela Paladin Šabanovic

scene Vincenzo Mascoli
produzione Teatro dei Borgia




Il teatro Galleria Toledo NAPOLI da il via alla sua trentesima stagione artistica

È la stagione del trentennale per il Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo, lo spazio culturale d’avanguardia nel cuore dei Quartieri Spagnoli di Napoli e al centro della scena artistica della città. Diretto dalla regista e drammaturga Laura Angiulli sin della sua fondazione nel 1991, il Teatro presenta il cartellone 2020/2021 da martedì 27 ottobre al 21 aprile 2021, data dell’anniversario di Galleria Toledo, con un programma trasversale e interdisciplinare che vuole essere di ‘formazione’, aperto a molteplici linguaggi artistici e pronto ad offrire nuove opportunità di riflessione.

Venti gli spettacoli nella sala di Via Concezione a Montecalvario, 34, a capienza ridotta per le norme anticovid, con drammaturgie contemporanee, classici e rappresentazioni inedite. L’inaugurazione è con il progetto firmato da Angiulli e prodotto dal Teatro, “La Congiura”, da due opere di William Shakespeare: “Giulio Cesare” (27-31 ottobre) e “Antonio e Cleopatra” (16-22 novembre). Poi spazio ai grandi protagonisti della scena italiana, come i registi Premio Ubu Massimiliano Civica e Sandro LombardiAlessandro BenvenutiMassimo Verdastro, la regista ‘vocale’ Chiara Guidi, il pianista Antonio Ballista, la cantautrice Violetta Zironi e gli interpreti Paolo CalabresiGinestra Paladino e Giovanni Battaglia, insieme ai napoletani Lino MusellaAniello Arena, Alessandra D’Elia e molti altri. In programma, allestimenti da ShakespeareGaddaBuzzatiVivianiNabokov Muller. E ancora, produzioni originali di Galleria Toledo, che conferma la storica collaborazione con il fotografo Cesare Accetta per il disegno luci e lo scenografo Rosario Squillace, il ritorno di spettacoli di successo della scorsa stagione e il recupero di quelli sospesi per il lockdown.È una stagione che nasce sull’incertezza – dice Laura Angiulli – e, nell’impossibilità di fare dal vivo il consueto lavoro con scuole superiori e università, abbiamo voluto dare un segnale significativo attraverso un programma di ‘formazione’, finestra di dialogo con giovani generazioni e pubblico di raffinata sensibilità. Questa scelta appare quanto mai appropriata nella celebrazione del trentesimo anno di Galleria Toledo, e nella volontà di riaffermare il sentimento che ne accompagnò gli inizi. Galleria Toledo si propose subito come punto di riferimento per i “ragazzi” dei vivaci anni ’90, alcuni dei quali sono oggi importanti figure del parterre culturale nazionale. Nonostante le difficoltà del passato e del presente siamo sempre riusciti a tenere in piedi il teatro e la sua identità, e anche oggi presentiamo un cartellone che possa segnare opportunità di osservazione in vari ambiti artistici, con uno sguardo lanciato verso elaborazioni di margine e di confine”.

 

in foto: Rosario Squillace, direttore organizzativo
Il programma nel dettaglio:
 Il debutto della nuova stagione teatrale di Galleria Toledo è affidato al progetto “La Congiura” ispirato alle opere di William Shakespeare, con due spettacoli scritti e diretti da Laura Angiulli e prodotti da Galleria Toledo. “Giulio Cesare” è in programma martedì 27 ottobre, con repliche fino a sabato 31 ottobre. Potenza, umanità, fragilità dei destini, una riflessione politica sulla società e le sue derive, con Pietro PignatelliAlessandra D’Elia, Stefano Jotti, Luciano Dell’Aglio, Paolo AguzziAntonio Marfella e Giovanni Battaglia. Dal 16 al 22 novembre va in scena “Antonio e Cleopatra”: dramma politico, sconfitta del mal riposto amore, vicenda stretta nella complessità dei sentimenti e delle aspirazioni. Lo spettacolo è interpretato da Pietro Pignatelli, Alessandra D’Elia, Luciano Dell’Aglio, Paolo Aguzzi, Antonio Marfella, Giovanni Battaglia.

 

La compagnia “Chille de la balanza” presenta “Napoli ’70”, di e con Claudio Ascoli, con la partecipazione di Sissi Abbondanza e le musiche di Dario Ascoli (27-29 novembre). La pièce è il racconto del fermento creativo degli anni ’70 a Napoli, un decennio culturale e artistico restituito attraverso sogni e speranze, per ricordare tutto ciò che di quel tempo è stato perso, e tutto quello che ancora resta.
L’associazione culturale Seven Cults porta in scena “Elisabetta I – Le donne e il potere” (3-6 dicembre) di David Norisco per la regia di Filippo d’Alessio e Maddalena Rizzi nel ruolo dell’ultima sovrana della dinastia Tudor.

in foto: Massimo Verdastro

Dall’8 al 10 dicembre torna “Eros e Priapo”, l’invettiva di Carlo Emilio Gadda contro il ventennio fascista, spettacolo interrotto lo scorso aprile per l’emergenza sanitaria. Massimo Verdastro interpreta il suo monologo tratto dal feroce e satirico libro scritto nel 1944 contro il delirio della dittatura e del carisma persuasivo di Benito Mussolini, secondo una rilettura psicologico-sessuale. Una produzione firmata Galleria Toledo e Compagnia Diaghilev. Lo spettacolo è ancora una volta una significativa prova attoriale di Verdastro che da oltre quarant’anni calca i palchi per dar voce a un pensiero scenico di assoluta autonomia, spesso affidato all’assunzione poetica di pagine letterarie.
Dal capolavoro di Dino Buzzati “Il deserto dei Tartari”, l’adattamento e la drammaturgia di Massimo Roberto Beato, regia di Elisa Rocca. Sono in scena, con lo stesso Beato, Alberto Melone e Matteo Tanganelli. Produzione “La Compagnia dei Masnadieri” (11-13 dicembre). “Il deserto dei Tartari, pubblicato nel 1940 e primo capitolo della “Trilogia degli sconfitti”, è progetto di ricerca sulla generazione nata tra gli anni ’70 e gli anni ’80 e riflette sugli ‘anti-soggetti’, personaggi socialmente inadatti e condannati al fallimento, impegnati nella perenne battaglia degli sconfitti.

in foto: scene da “Il deserto dei Tartari” e “Quartett”

 La produzione “Officina dinamo” presenta “Quartett”, uno dei testi più celebri e controversi di Heiner Müller, tra i maggiori drammaturghi tedeschi del XX secolo, che richiama “Le relazioni pericolose” di Laclos (18 e 19 dicembre). La storia di due amanti diventa occasione per un’approfondita indagine sul tempo storico e sugli archetipi dei rapporti tra generi. La regia è di Alessandro Marmorini, sul palco Cristina Golotta Roberto Negri.

A chiudere il 2020 è “Pescatori” di Laura Angiulli, dal 26 dicembre all’1 gennaio 2021, una produzione di Galleria Toledo già presentata al Napoli Teatro Festival 2020 presso la Rotonda Diaz ma qui riportata alle esigenze, anche poetiche, dell’ambientazione “in teatro”. Sul palco Aniello ArenaAlessandra D’EliaPietro Pignatelli, Agostino ChiummarielloFranco Pica e altri sette attori. Ispirato all’omonima opera di Raffaele Viviani, l’allestimento richiama con puntualità i personaggi del dramma che, liberati dallo stereotipo interpretativo di genere partenopeo, si lasciano portare piuttosto verso un’intensa pervasione dal complesso e pungente intreccio della vicenda: intrico di affetti e ossessioni, la trama si sviluppa in modo essenziale e incisivo, richiamando nella nettezza e nella schematicità degli eventi la grande tragedia classica.

in foto: scene da “Pescatori” e “Pinocchio”

Il 2021 si apre con ancora un’opera prodotta da Galleria Toledo, scritta e diretta da Laura Angiulli. È il “Pinocchio” di Carlo Collodi, dal 3 al 6 gennaio, già in scena nella scorsa estate al Napoli Teatro Festival. Le immagini realizzate da Mimmo Paladino guidano la galleria dei personaggi interpretati da Ginestra Paladino e riportano, nelle figure che accompagnarono la nostra infanzia, le tappe di quel viaggio di formazione rappresentato dalle vicissitudini del burattino più famoso della letteratura.

Dal 15 al 17 gennaio in programma “Fauno”, di e con Nicola Vicidomini, una produzione “Baracca Vicidomini”, con la collaborazione de “Il cantiere” e “Teatro Vascello”. Lo spettacolo è assimilabile a una possessione visionaria, autentico attentato all’uomo e al retaggio strutturale della sua narrazione, oscena apparizione di un Satiro con gambe caprine e zoccoli, puro sberleffo della dittatura del senso.

in foto: Nicola Vicidomini e Massimiliano Civica

Grande attesa per i due spettacoli di Massimiliano Civica, tra i più innovativi registi italiani e Premio Ubu nel 2017, prodotti entrambi dal Teatro Metastasio di Prato. Il 22 e 23 gennaio “Scampoli – da Robert Mitchum ad Andrea Camilleri”, e qui Civica racconta aneddoti, pensieri ed episodi della vita di alcuni protagonisti del mondo del teatro e del cinema come Robert Mitchum, Roberto Rossellini, Jerry Lewis, Emanuele Luzzati, Andrea Camilleri. Attraverso le vite di questi e di altri uomini di spettacolo si compone il ritratto dei nostri artisti ideali, modelli forse irraggiungibili ma proprio per questo esemplari. Il 24 gennaio, in data unica, è la volta di “L’angelo e la mosca. Commento sul teatro di grandi Mistici”: racconti e buffi indovinelli sono sempre stati utilizzati dai grandi Maestri dell’Occidente e dell’Oriente per “contrabbandare” insegnamenti profondi, aprendo il cuore degli uomini ad una comprensione più elevata della realtà, e svelando ciò che c’è oltre il nostro abituale modo di vedere le cose. I racconti del Baal Shem Tov e dei Rebbe dello Chassidismo, le storie dei Sufi e le poesie di Jalal al-Din Rumi, gli indovinelli dello Zen e le parabole di Jesù nei Vangeli Apocrifi sono materiali posti al servizio di un percorso illustrativo volto a illustrare e spiegare aspetti, comportamenti e situazioni del mondo del Teatro e dei suoi protagonisti.
A consolidare il successo della scorsa stagione torna sul palco di Galleria Toledo lo spettacolo “In casa con Claude” (27-30 gennaio), produzione T.T., tratto dall’omonima opera del drammaturgo canadese René Daniel Dubois scritta negli anni ’80, riadattata e diretta da Giuseppe Bucci. Un thriller psicologico sul tema dell’emarginazione degli omosessuali.

in foto: Paolo Calabresi

L’attore Paolo Calabresi e la cantautrice Violetta Zironi sono i protagonisti di “Lolita”, dal romanzo di Vladimir Nabokov, drammaturgia di Giuseppe Zironi (5-7 febbraio). La celebre trasposizione cinematografica di Stanley Kubrick ha contribuito a imprimere nell’immaginario mondiale la figura della piccola e maliziosa Dolores Haze, detta Lolita, relegando il protagonista maschile a un ruolo marginale che non gli rende giustizia. Paolo Calabresi affronta la lettura di ampi stralci del romanzo insistendo sulla vicenda personale di Humbert, dal racconto della sua prima giovinezza fino all’omicidio del suo rivale e alter ego, Claire Quilty. La storia di Humbert, l’uomo dedito a mille sotterfugi per impadronirsi del corpo e della mente di Lolita, riemerge come diario di una redenzione impossibile, tra automobili, tristi motel, dolciumi e canzonette.

Attore di cinema e teatro, drammaturgo, sceneggiatore e regista, Alessandro Benvenuti scrive e dirige “Certi di esistere” (16-21 febbraio), una produzione Compagnia TBM Teatro. Storia di cinque attori, salvati e vissuti da sempre all’ombra di un autore padre-padrone, che dopo trent’anni ricevono da lui in dono un testo orribile, elemento imprevisto e indecifrabile che fa saltare tutti i loro schemi. Con Maddalena Rizzi, Maria Cristina Fioretti, Marco Prosperini, Andrea Murchio, Bruno Governale, Livia Caputo.

Dal 26 febbraio al 7 marzo in scena “La dodicesima notte”, pièce firmata da Galleria Toledo Produzioni con la drammaturgia di Laura Angiulli. Tratta da una tra le più evolute e strutturate commedie del sistema scespiriano si conforma in un’articolata narrazione e una raffinata composizione sul tema dell’amore, gestito in rapporti di contrapposizioni, contrasti, rispecchiamenti e imprevedibili soluzioni.

in foto: scene da “La dodicesima notte”

Torna in scena, dopo la felice performance della scorsa stagione, “Troia City, la verità sul caso Aléxandros” (12-14 marzo), a cura di Lino MusellaAntonio Piccolo e Marco Vidino, da un’idea di Gian Maria Cervo. Il testo è di Antonio Piccolo; interpretano Antonio Piccolo e Marco Vidino (cordofoni e percussioni); la produzione è condivisa da “Quartieri dell’Arte” e “Galleria Toledo”. A procedere dall’opera di Euripide “Aléxandros”, narrazione giunta incompleta e ambientata prima della guerra di Troia, un investigatore compirà un’indagine per mettere insieme i pezzi di una tragedia perduta, ricostruire la vicenda e i personaggi. Un giallo epico per un mondo passato che tenta di riprendere vita con il suono di un racconto, con una voce che canta in greco, con le note degli strumenti che suonano dal vivo, con una geniale idea scenografica.

Spazio alla danza con “La conoscenza della non conoscenza.04” (20-21 marzo), produzione AB Dance Research. Una lecture-performance di improvvisazione con Adriana Borriello, straordinaria e raffinata espressione internazionale della danza contemporanea, e Donatella Morrone. In riflessione intorno alle pratiche, ai principi e agli strumenti narrativi impiegati dalla Borriello nel suo la  voro di coreografa e pedagoga della danza, entrambe condivideranno con il pubblico l’alternarsi tra la parola e il movimento.

In foto: scene da “La conoscenza della non conoscenza.04” e “Il regno profondo. Perché sei qui?”

Il 27 e 28 marzo la regista Chiara Guidi, apprezzata espressione della più raffinata ricerca intorno all’uso della voce nella sua potenza di materia drammaturgica, sarà in scena con “Il regno profondo. Perché sei qui?”, scritto da Claudia Castellucci per la produzione della compagnia Socìetas Raffaello Sanzio e interpretato da Chiara Guidi Claudia Castellucci. Lo spettacolo è la terza parte del ciclo “Il regno profondo” dopo “La vita delle vite” e “Dialogo degli schiavi”; una lettura drammatica che ruota sul dialogo tra due personaggi che si sviluppa nella generazione continua di domande insaziate, insoddisfacenti perché provvisorie, incluse quelle fornite dalla religione.

Chiude la stagione (21-23 aprile) lo spettacolo “Il canto dei colori. Viaggio nella vita e nelle opere di Henri Matisse”, con voce recitante di Sandro Lombardi, attore e scrittore tra i più poliedrici della scena teatrale italiana, quattro volte vincitore del Premio Ubu, accompagnato dal pianoforte del maestro Antonio Ballista. Il testo è di Maria Antonietta Centoducati, su musiche di Debussy, Milhaud, Satie e Poulenc; la produzione è di Reggio Iniziative Culturali.
Nel 1941, a 72 anni, convalescente dopo un’operazione chirurgica, Henri Matisse rilascia una lunga intervista al critico Pierre Courthion con ricordi e racconti sugli argomenti più disparati, ma al momento della pubblicazione ritira il consenso giudicando i contenuti troppo intimi e privati. Da quell’intervista deriva lo spettacolo, che ripercorre le tappe essenziali della vita e della poetica dell’artista in un percorso che mette insieme arte, musica e teatro.

Il Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo è diretto da Laura Angiulli

organizzazione e programmazione di Rosario Squillace, Lorenza Pensato, Lavinia D’Elia, Alessandra D’Elia, Anna Fiorile, Roberta Tamburelli, Samantha Munasinha Mudiyanselage.
grafica
Solimena Francesco Armitti
Ufficio stampa
Simona Martino e Sarah Manocchio
Tel. +39 3351313281; +39 3402352415
Email: simonamartino2009@gmail.comsarahmanocchio1@gmail.com

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TEATRO COMUNALE DI CORMONS Si riaccendono i riflettori: presentatala nuova caleidoscopica stagione

La nuova stagione artistica del Teatro Comunale di Cormons è stata presentata dal direttore Walter Mramossieme ar, al sindaco Roberto Felcaro e all’assessore alla cultura Martina Borraccia: un cartellone vivace che mette in risalto la qualità degli interpreti e le proposte di altissimo livello, che coinvolgeranno gli spettatori divertendoli e facendoli riflettere. Un palinsesto pensato per l’affezionato pubblico che potrà riappropriarsi dell’amato teatro in totale sicurezza: saranno infatti replicate le serate con due turni d’abbonamento (Rosso e Bianco come i colori cittadini) proprio per dare a tutti la possibilità di assistere agli spettacoli.

Il cartellone ospiterà anche i recuperi della precedente stagione: il 18 e il 19 novembre si alzerà il sipario su ‘Il rompiballe’ con Paolo Triestino e Nicola Pistoia nell’esilarante testo di Veber che vedrà un aspirante suicida rovinare involontariamente i piani di un killer; giovedì 26 novembre, in unica replica, sarà proposto in prima regionale Preludes (in sostituzione di Bodytraffic): uno spettacolo raffinato e emozionante, in collaborazione con ERT, con protagonisti alcune stelle della danza come Anbeta Toromani e Amilcar Moret Gonzalez che saranno accompagnati dal vivo al pianoforte. Ultimo recupero, in esclusiva regionale, nelle serate del 7 e 8 dicembre, sarà l’attesissimo ‘Scusa sono in riunione, ti posso richiamare?’ con Vanessa Incontrada e Gabriele Pignotta. La nuova stagione ospiterà il 21 e il 22 dicembre, in prima regionale, ‘Queste pazze ragazze’ di Gabriel Barylli: la spumeggiante commedia tutta la femminile vedrà protagoniste Benedicta Boccoli, Rosita Celentano e Milena Miconi; ancora danza l’8 e il 9 gennaio, in collaborazione con Ert, con la prima regionale di ‘Boomerang’, un viaggio onirico coreografato da Cristiano Fagioli con sei danzatori. Ci tufferemo nel 1400 per le avventure di ‘Guarnerius – Mangjâ libris e sfueâ parsuts’ il 21 e il 22 gennaio: testo in friulano che ripercorre le gesta di Guarniero d’Artegna attraverso la cifra comica del Teatro Incerto. Il 18 e il 19 febbraio non potremo fare a meno di ridere con ‘Coppia aperta, quasi spalancata’ dal noto testo di Dario Fo e Franca Rame, con Chiara Francini e Alessandro Federico. L’8 e il 9 marzo, invece, ci tufferemo nelle avventure di ‘Jolanda la figlia del Corsaro Nero’ con Veronica Pivetti protagonista di una travolgente commedia con musiche. Il 22 e il 23 marzo Gaia De Laurentiis e Ugo Dighero saranno gli esuberanti protagonisti de ‘Alle 5 da me’, una commedia spassosa che racconta, in diverse declinazioni, la spasmodica ricerca dell’anima gemella. Pièce da non perdere il 7 e l’8 aprile: in scena ‘Toilet’ di con Gabriele Pignotta, che ci regalerà un monologo intenso e pungente sulle frenesie dei nostri tempi. In chiusura, il 16 e il 17 aprile, sarà proposto ‘Harold e Maude’ con Ariella Reggio e Davide Rossi in cui vecchiaia e giovinezza si incontreranno ma a poli invertiti.

Ricco anche il programma dedicato alle famiglie e ai bambini (quattro le domeniche pomeriggio a teatro) e quello destinato alle scuole (tre le matinée in cartellone).

La campagna abbonamenti prenderà il via VENERDI’ 27 OTTOBRE: le nuove modalità per le conferme e le nuove tessere è disponibile su artistiassocatigorizia.it.




23 OTTOBRE Cambiamento climatico e questione ambientale: Saluti dalla Terra del Teatro dell’Orsa a Sant’Ilario d’Enza (RE) 

La Compagnia guidata da Monica Morini e Bernardino Bonzani porta in scena domande urgenti sull’attualità, chiamando il pubblico ad una presa di posizione sul proprio stile di vita. Ora impellente più che mai.

«Questa casa è in fiamme? O siamo noi a cuocerci lentamente, come rane ignare, nella pentola che abbiamo acceso? Cosa sappiamo e non vogliamo credere? Di cosa ci preoccupiamo davvero?»: queste domande sono alla base di Saluti dalla Terra, intenso spettacolo del Teatro dell’Orsa che venerdì 23 ottobre alle ore 21 sarà in scena al Piccolo Teatro in Piazza di Sant’Ilario d’Enza (RE) in apertura della stagione teatrale dall’esplicito titolo Eppure…

«Abbiamo iniziato a comporre Saluti dalla Terra verso la fine di un’era nella quale, anche se avvertivamo il pericolo, tutto ci sembrava normale. Potevamo continuare a vivere come sempre perché non sarebbe capitato a noi, non sarebbe capitato qui» riflettono Monica Morini Bernardino Bonzani in merito allo spettacolo che li vede protagonisti, realizzato con le musiche originali di Antonella Talamonti e Gaetano Nenna e la drammaturgia sonora di Antonella Talamonti: «Pensavamo di poter continuare ad essere i signori del creato, di potere tutto, di andare avanti come prima. Business as usual.  La crisi che abbiamo attraversato in questi mesi ci racconta che quell’era è finita. La pandemia è una sventura globale che ci ha fatto capire quanto siamo vulnerabili. Servono nuove azioni individuali e collettive verso l’ambiente. Siamo sulla soglia di un nuovo tempo. Lo spettacolo prova a raccontarlo».

Saluti dalla Terra si pone come processo partecipato: l’incontro con i Fridays For FutureReggio Emilia l’ha arricchito di sguardi nuovi e necessari; ciò avverrà con altri gruppi locali per ogni replica sul territorio nazionale.

Lo spettacolo si è nutrito di testi ispirati alla ricerca di Annamaria Gozzi, dei video di Alessandro Scillitani e degli allestimenti di Franco Tanzi, essenziali e iconici.

Saluti dalla Terra è interpretato da Monica Morini e Bernardino Bonzani insieme a Lucia DonadioGaetano Nenna ed Elia Bonzani: «Il rischio, parlando di emergenza clima, è di fermarsi  ancor  prima  di iniziare. Di non agire. Forse, come il Barone di Münchhausen, ci salveremo dalle sabbie mobili tirandoci fuori per i capelli. Greta e milioni di giovani si muovono e chiedono un cambiamento radicale nel nostro stile di vita. La Terra non ci appartiene, siamo noi che apparteniamo alla Terra».

Il Piccolo Teatro in Piazza si trova in Piazza IV novembre 17 a Sant’Ilario d’Enza (RE).

Ingresso: intero € 10, ridotto € 8. Prevendita presso Tabaccheria Merlini, Piazza della Repubblica, Sant’Ilario d’Enza (RE). Prenotazione telefonica: 328 6019875.