Il 10 dicembre al Giovanni da Udine: primo incontro del ciclo Sul sorriso, protagonisti Rinaldo Fabris Walter Colle e Mario Turello

Il comico è, secondo Umberto Eco, il “nemico dei filosofi”, perfido, sfuggente, inafferrabile. Esperienza umana fondamentale, costante antropologica presente in tutte le culture, fenomeno allo stesso tempo universale e relativo nel tempo e nello spazio, esso sfugge ad ogni definizione unitaria; studiato per secoli da molteplici discipline, dall’antropologia alla psicologia, dalla sociologia alla psicanalisi, conserva intatto il suo mistero. 120725TurelloIl riso divino è ben presente nell’Antico Testamento (ne darà degli esempi monsignor Fabris). Non meraviglia che l’umorismo sia uno dei tratti distintivi della cultura ebraica, alimentato nel tempo anche dalla peculiare concezione ebraica del rapporto tra uomo e Dio, spesso polemica e persino agonistica (Giacobbe fu chiamato Israele per aver lottato con Dio). Nel Vangeli canonici (diversamente dagli apocrifi) e in tutto il Nuovo Testamento invece il riso è assai meno presente, e raramente di segno positivo; il tono è generalmente austero e perciò il cristianesimo non condivide il senso dell’umorismo  del mondo ebraico e anzi lungamente lo ha condannato e demonizzato. Sul versante “profano” (popolare) invece le manifestazioni del riso furono sempre molteplici, per lo più in funzione liberatoria, catartica e potenzialmente eversiva: basti pensare al carnevale. Riso, sottolinea Valter Colle, collettivo, ben diverso da quello addomesticato, obbligatorio delle feste contemporanee o da quello indotto degli spettacoli televisivi («il gioco sempre meno sottile fra normalità e volgarità – tanto che la volgarità diventa normalità – viene sottolineato con fragorose risate preregistrate che inducono l’uomo, come animale sociale, ad associarsi, ma senza che vi sia, il più delle volte, la vera soddisfazione del riso: un comportamento per imitazione più che per scelta»). E nondimeno oggi più che mai sentiamo la necessità del riso autentico, di cui anche la Chiesa ne riconosce gli indiscussi meriti …




“Eclisse totale” martedì 10 dicembre al Teatro Lavaroni di Artegna

In attesa di rivederlo in scena assieme a Renato Pozzetto (a marzo 2014 a Pontebba e a Prata di Pordenone in esclusiva regionale ERT), Cochi Ponzoni sarà ospite del Circuito ERT con il nuovo spettacolo fresco di debutto “Eclisse totale”, che lo vede protagonista accanto a Ivana Monti, tra le migliori attrici del panorama teatrale italiano, e a Valeria Perdonò, Andrea Li Gotti e Stefano Cordella.

Lo spettacolo sarà martedì 10 dicembre al Teatro Lavaroni di Artegna e mercoledì 11 dicembre al Teatro Benois-De Cecco di Codroipo. Per entrambi inizio alle ore 20.45.

La storia si svolge in un tardo pomeriggio estivo, su una spiaggia solitaria in una imprecisata località del nostro paese. Lì si ritrovano una coppia di mezza età che ha scelto il luogo per una vacanza di puro riposo,  una giovane signora da poco vedova forse in cerca di solitudine oppure di avventura, ed un giovanotto in cerca, sicuramente, di avventure. Il  posto è piccolo e, volenti o nolenti, le parole cominciano a circolare: qualche  luogo comune, qualche battuta, frammenti della vita e delle personalità  che affiorano. Quando sembra che l’assonanza tra loro – che alterna tranquilli dialoghi, momenti di comicità involontaria, assurdità, piccole cattiverie e paradossi – abbia raggiunto un buon equilibrio, ecco che il Caso porta qualcosa di inaspettato… Diretta dal regista triestino Franco Però, la pièce è opera della scrittrice e drammaturga sacilese Pia Fontana, scomparsa nel 2009. «In Pia – commenta lo stesso Però in un’intervista – vi è levità e lucidità, e la capacità di trattare con delicatezza temi spesso duri o drammatici, pur facendoli risaltare come fossero colpiti e pienamente messi in luce da un raggio di sole infuocato. E su tutto, una concretezza, una capacità di incarnare, temi e personaggi».

Per informazioni e prenotazioni: Teatro Lavaroni di Artegna t. 0432.977105, info@teatroartegna.it, Teatro Benois-De Cecco di Codroipo t. 0432.908467, teatro@comune.codroipo.ud.it. Per ulteriori approfondimenti www.ertfvg.it




Teo Teocoli, spettacolo posticipato a venerdì 21 marzo 2014

TEO TECOLI, VIENE POSTICIPATO AL 21 MARZO 2014

LO SPETTACOLO IN PROGRAMMA SABATO A UDINE

 

Slitta il debutto del Palasport Benedetti come nuova location per eventi extra sportivi

a causa di problemi legati ai tempi di perfezionamento delle pratiche

per il pubblico spettacolo

Un problema legato ai tempi di perfezionamento delle pratiche per il pubblico spettacolo fa slittare al prossimo anno il debutto del Palasport Manlio Benedetti di Udine come nuova location per spettacoli ed eventi extra sportivi.

Lo spettacolo di Teo Teocoli a Udine, originariamente fissato per sabato 7 dicembre, viene pertanto posticipato alla nuova data di venerdì 21 marzo 2014 sempre al Palasport Manlio Benedetti, in via Marangoni. I biglietti già acquistati per lo spettacolo restano validi per la nuova data, mentre coloro che volessero richiedere il rimborso lo potranno fare nel punto vendita d’acquisto sino al prossimo 20 dicembre. Inoltre, per scusarsi del disguido tecnico, gli organizzatori offriranno a coloro che hanno già acquistato il biglietto la possibilità di assistere gratuitamente a una partita del campionato di pallacanestro della Gsa Udine, che si disputa nello stesso Palasport Manlio Benedetti.

Il prossimo 21 marzo 2014, Teo Teocoli approderà – per la prima volta – a Udine con il nuovo spettacolo “Restyling”, che celebra i 50 anni della sua straordinaria carriera. Il nuovo show è la sintesi tra cabaret e varietà con un repertorio irripetibile di gag, canzoni e storie esilaranti che rendono lo spettacolo una serata assolutamente da ricordare. Gli appunti comici e l’effervescenza dei personaggi creati da un fuoriclasse della comicità come Teo Teocoli saranno infatti presentati in veri e propri pamphlet teatrali.

Forte dell’esperienza maturata in oltre 10 anni sui palchi più prestigiosi d’Italia e non solo, l’artista racchiude in “Restyling” oltre 50 anni di carriera, uno spettacolo che si articola tra cabaret, canzone, cinema, tv e teatro, con una serie di personaggi e monologhi entrati oramai nell’immaginario del pubblico.

Le nuove storie di Felice Caccamo, Celentano, Ray Charles e degli altri suoi “cavalli di battaglia”, vengono reinterpretate in una chiave più attuale ed innovativa, attraverso l’improvvisazione sublime e la gestualità unica di un grande “showman”. Con la sua immancabile band, che lo accompagna sul palco, canterà e condurrà il pubblico in un bel viaggio nel tempo e nello spazio, fatto di storie inedite e di tante canzoni.




L’INVENZIONE DELLA SOLITUDINE di Paul Auster con Giuseppe Battiston

12-13 dicembre ore 21 Udine, Teatro Palamostre
14 dicembre ore 21 Cervignano, Teatro Pasolini

Cercate un Capodanno Differente? La notte dell’ultimo dell’anno passatela con noi, al Teatro S.Giorgio! Prenotate da oggi il nostro Contatto Party | Speciale Capodanno 2014 (prevendite al Teatro Palamostre da martedì a sabato ore 17.30-19.30 tel 0432 506925 e a Giù al Nord da martedì a sabato ore 18.30-01.00 tel 3935184975).

La prossima settimana, Giuseppe Battiston sarà ospite delle nostre stagioni per tre repliche esclusive del suo nuovo esordio teatrale, l’atteso monologo dal romanzo di Paul Auster, L’invenzione della solitudine : il 12 e 13 dicembre ore 21 lo spettacolo va in scena per la stagione di Teatro Contatto 32 al Teatro Palamostre di Udine mentre il 14 dicembre ore 21 sarà al Teatro Pasolini di Cervignano .
Dall’autore di capolavori come la Musica del caso, Leviatano e Trilogia di New York, un appuntamento teatrale ricercato, una nuova formidabile prova d’attore per Giuseppe Battiston, accompagnata da una partitura originale di Stefano Bollani e la regia di Giorgio Gallione.




The Country,con Laura Morante al ROSSETTI TRIESTE dal 6 dic. al 8 dic. 2013

Compromesso morale e violenza connotano la vita contemporanea, nella visione di Martin Crimp, uno dei più quotati autori inglesi del nostro tempo. Ciò sia quando il suo sguardo si muove  ampiamente sull’orizzonte della società, sia se la sua attenzione viene invece catturata da un ambito più intimo, com’è quello abitato da una coppia.È il caso di The Country, testo che indaga nelle dinamiche di una coppia, e che gode dell’interpretazione di una Laura Morante – per la prima volta ospite del Teatro Stabile regionale – di grande forza, nel ruolo della moglie, di Gigio Alberti – il marito – pronto a usare le armi del sarcasmo anche nei momenti più drammatici e di Stefania Ugomari Di Blas nei panni della misteriosa giovane donna, giunta a scardinare gli equilibri delicati intessuti fra moglie e marito. FOTO THE COUNTRY (2)Il plot prevede che un uomo – che dopo varie traversie di vita si è ritirato con la moglie a vivere in campagna – faccia ingresso in casa accompagnato da una ragazza reduce da un incidente. La moglie però si insospettisce e la ritiene una sua ex amante. Da questo intreccio scaturisce una pièce enigmatica e misteriosa che avvince per le sue evoluzioni e per il linguaggio di Crimp, perfettamente inteso e trasferito sulla scena dal regista Roberto Andò. Un linguaggio che traduce le schermaglie amorose di questa coppia lacerata e “in attesa di redenzione” attraverso l’intensità di ogni possibile codice espressivo: silenzi, grida, sussurri, pause, sguardi. Partitura d’interpretazioni sofferte e inquiete, che la stampa ha giudicato eccellenti.  «Leggendo The Country, dapprima nella bella traduzione di Alessandra Serra, poi nell’originale inglese – scrive il regista Roberto Andò nelle sue note – ho avuto la conferma di un autore di prima grandezza, col dono di una scrittura magistrale. Nella casa in campagna in cui ha convocato i tre personaggi della sua commedia, Corinne, Richard e Rebecca, Crimp muove il mistero a partire da un incidente che fa da antefatto all’azione. Da qui, passo dopo passo, lo spettatore verrà informato che la coppia è da tempo ostaggio di un altro ospite inquietante. Una storia di menzogne, di persone legate da inesplicabili sottomissioni, da torbide attrazioni sbilanciate, una storia d’amore tra un uomo e una donna in attesa di redenzione».  FOTO THE COUNTRY (1) Lo spettacolo ha nello straordinario cast un punto di forza notevole. Laura Morante è una delle icone del cinema italiano, attrice elegante, intensa, amata da grandi registi come Giuseppe Bertolucci (con cui esordisce nel 1980 in Oggetti smarriti), Bernardo Bertolucci (La tragedia di un uomo ridicolo), Gianni Amelio (I ragazzi di via Panisperna), Gabriele Salvatores (Turné), e negli ultimi anni Gabriele Muccino (Ricordati di me), Pupi Avati (Il nascondiglio e Il figlio più piccolo) e soprattutto emozionante protagonista di Nanni Moretti. Quest’ultimo l’ha diretta negli anni Ottanta in film come Sogni d’Oro e Bianca e poi ne La stanza del figlio, prova che le è valsa il David di Donatello e il Ciack d’oro, riconoscimenti che si aggiungono a molti altri conquistati nel corso di una carriera ricca e versatile (recentemente coronata dalla felice prova registica in Ciliegine).

Ma Laura Morante è anche ottima attrice di teatro, dove ha debuttato giovanissima nel ruolo di Ofelia in Amleto con un mentore del rilievo di Carmelo Bene.

 

Gigio Alberti è stato apprezzato molto dal pubblico dello Stabile regionale: se al cinema è stato applaudito in molti film di  Salvatores e di Bellocchio sul palcoscenico ha lavorato con Paolo Rossi, e al Politeama Rossetti nella passata stagione nel bellissimo Art di Jasmina Reza.

 

 

The Country si avvale della regia di Roberto Andò. Accanto a Laura Morante, Gigio Alberti applaudiremo la già citata Stefania Ugomari Di Blas.

Le scene e le luci sono firmate da Gianni Carluccio ed i costumi sono di Agata Cannizzaro.

Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Stabile dell’Umbria, Fondazione Brunello Cucinelli in collaborazione con Nuovo Teatro.

 

Lo spettacolo debutta venerdì 6 dicembre alle ore 20.30. Nello stesso orario va in scena sabato 7, mentre la pomeridiana delle 16 sarà programmata domenica 8 dicembre.

 

I biglietti si possono acquistare presso i consueti punti vendita del Teatro Stabile regionale e attraverso il sito www.ilrossetti.it.




La vita condominiale di Johnny Depp COLUGNA DI TAVAGNACCO 6 DIC. 2013

Gene dà anima e corpo a Zachar, il tuttofare di un Johnny Depp, ormai ritiratosi a vita privata, continuamente sprofondato nella lettura di un romanzo russo  sulla vita di un certo Oblomov. Depp, rintronato dalle cannonate dei film dei pirati, è stanco di entrare/saltare/buttarsi nei film di Tim Burton; ora il suo vascello è un divano, ma continua a vestirsi come Jack Sparrow, con le occhiaie e la faccia pallida; caracolla avanti e indietro, ormai convinto dell’inutilità di qualsiasi azione umana eccetto una: il non far nulla. Zachar però non si rassegna a vederlo così, vinto dall’inedia, e continua a proporgli appuntamenti, notizie, informazioni, riflessioni che pazientemente ricerca su Wikipedia, Wikiquote, Wikifeet, Wikitravel, Wikitude. S’innesca così tra i due un continuo cortocircuito esilarante sul senso della vita, della morte e dell’impatto ambientale del Diesel Power. In un crescendo di situazioni travolgenti si arriverà a un epilogo inaspettato: È mai esistito veramente Johnny Depp come lo abbiamo conosciuto? E se sì perché non partecipò a quella riunione di condominio? E soprattutto, perché proprio quel giorno passò a miglior vita, senza un segnale o un messaggio, lasciando un’ eredità di impegni da disdire, che mai avrebbe onorato. La risposta è qui?

liberissimamente ispirato a Oblomov con Gene Gnocchi e Marco Manchisi
testi di Eugenio Ghiozzi, Ugo Cornia e Simone Bedetti  regia di Paolo Billi produzione: ITC 2000 srl

LO SPETTACOLO SI TERRA’ ALL’AUDITORIUM COMUNALE DI PAGNACCO

 c.t.




Corrado Augias al Teatro Stabile regionale con La vera storia di Traviata solo il 4 dic. 2013

Va in scena per una sola serata, mercoledì 4 dicembre, alla Sala Assicurazioni Generali dello Stabile regionale La vera storia di Traviata di e con Corrado Augias e Giuseppe Fausto Modugno al pianoforte e voce. Si tratta di una serata che Augias – già applaudito in passato sul palcoscenico del Rossetti, con Le fiamme e la ragione su Giordano Bruno – ha costruito quale celebrazione per il bicentenario verdiano, che ricorre appunto quest’anno. Giornalista, corrispondente dell’Espresso a Parigi, Londra e New York, firma di Panorama e della Repubblica, creatore di interessanti trasmissioni tv (Babele, dedicata ai libri) e autore egli stesso di libri gialli, di scritti teatrali, di saggi sulle città (I Segreti di Londra, New York e Roma) e su temi di fede (I Segreti del Vaticano) questo eclettico intellettuale frequenta da tempo la formula della conferenza-concerto che ha già dedicato con successo a Chopin e a Mozart.  Ma il mito di Traviata, gli permetterà di intrecciare ancor più armoniosamente le sue competenze tracciando una interessante parabola fra storia, narrativa, musica. Sono infatti le radici vere della storia di Traviata che Augias ci svelerà e prenderà quale punto di partenza per la sua dissertazione.  La figura meravigliosa di Violetta Valery nasce da quella umile di Alphonsine Plessis, venduta da ragazzina dalla propria stessa famiglia di poveri contadini della Normandia a una carovana di zingari. Appena sedicenne, Alphonsine è a Parigi e si fa valere nell’unico modo allora concesso a una donna delle sue origini, ma anche della sua acutezza: cambia nome, e come Marie Duplessis diventa una delle più raffinate cocotte della capitale. Fra i suoi amanti, che la mantengono fra lussuose dimore, abiti, gioielli e carrozze, c’è Alexandre Dumas fils. La loro relazione è tempestosa e breve, e poco dopo, a soli 23 anni, Marie muore di tisi.  In parte commosso, in parte certo di avere in mano una storia appassionata, Dumas fils ne fa un romanzo di clamoroso successo La dame aux camélias (la protagonista prende il nome di Marguerite Gautier) e poco dopo ne trae una versione teatrale che spopola a Parigi. Lì la applaude anche Giuseppe Verdi, che ne intuisce le potenzialità anche per il mondo della lirica: è il 1852. Appena un anno più tardi Verdi presenta l’opera alla Fenice di Venezia. L’eroina cambia il nome un’altra volta: è Violetta Valery. E parallelamente alla storia è la musica di Verdi che lo spettacolo- concerto condotto da Augias racconta, smonta, analizza, e lascia infine all’ascolto consapevole degli spettatori. La musica è affidata ai preziosi interventi di Giuseppe Fausto Modugno (pianoforte e voce) e ad affascinanti contributi video che ci faranno apprezzare diverse interpretazioni delle arie più amate di Traviata.

La vera storia di Traviata è scritto e interpretato da Corrado Augias. La regia è firmata da Stefano Mazzonis di Pralafera. Lo spettacolo è prodotto dall’Opera Royal de Wallonie-Liegi. 

I biglietti si possono acquistare presso i consueti punti vendita del Teatro Stabile regionale e attraverso il sito www.ilrossetti.it.




Clôture de l’amour Sala Bartoli 3 dicembre alle ore 21, è in lizza per il Premio Ubu 2013”

Nuovo appuntamento con il cartellone altri percorsi alla Sala Bartoli: martedì 3 dicembre alle ore 21 debutta Clôture del’amour, testo scritto e diretto da Pascal Rambert, che racconta la fine di un amore. Si replica fino a domenica 8 dicembre. Dalla sua presentazione al Festival di Avignone nel 2011 lo spettacolo raccoglie successi convinti che si ripetono in tutto il mondo, dove l’autore-regista continua a ricreare in diverse lingue e con diversi attori la messinscena. Anche l’edizione italiana – che ha avuto la nomination per il Premio Ubu 2013 – è uno momento di teatro di grande intensità, forte delle eccellenti prove d’attore di Luca Lazzareschi e Tamara Balducci, interpreti impegnati a vivere in scena la crudeltà e la sofferenza di un sentimento che finisce, e a restituire tutto ciò in una forma inconsueta e profondamente allusiva: quella di due lunghi e tesi monologhi che non diventano mai dialogo. I due protagonisti si confrontano infatti, senza più riuscire a comunicare. Ognuno ascolta l’altro, in un’esperienza interpretativa difficile: per ognuno un tempo consistente di tensione, ascolto, presenza da mantenere in scena senza poter mai intervenire. Monologando, poi, oppone la propria visione. Due sguardi, due parole e due silenzi per raccontare la violenza di un amore che muore.Il primo a indagare nelle ragioni della fine di quel legame è l’uomo. Luca Lazzareschi – attore amato dal pubblico dello Stabile, che spesso ne ha apprezzato il talento (da Re Lear diretto da Calenda, alla bella prova lo scorso anno in Rain Man) – gli presta una cinica ragionevolezza, con cui esprimere la sua irreversibile decisione a porre una pietra su quella storia. Gli dona crudeltà nello scavo delle motivazioni, nel tentativo contorto di razionalizzare il proprio senso di colpa, arriva quasi all’aggressività._MG_8033Lei è scossa, ammutolita, perdente, incassa… Ma arriva il suo turno, e replica ad ogni punto: lui ha espresso freddezza? Lei sarà febbrile nel dare voce al suo sentimento ferito. Lui razionalizza? Lei sarà violenta, amara nello sfogo, anche ingiuriosa… Pascal Rambert è sottile, sensibile nell’indagare questo delicato, lacerato territorio di emozioni: si muove con le parole nel centro del momento più doloroso, fra liberazione e paura, lasciando i suoi attori senza fiato, in una maratona di parole e di sentimenti. «Bisogna mostrare – dice – e a mio avviso è la cosa più difficile a farsi, due esseri umani che parlano, che si parlano e fare in modo che questo sia appassionante, emozionante, sconvolgente, ed anche divertente a volte». Nato a Nizza nel 1962, Pascal Rambert è un autore, regista, coreografo e filmaker. Ha iniziato a scrivere e dirigere i propri lavori nel 1982. Nel 1984 ha fondato la sua compagnia SIDE ONE Posthume Theatre. Dal 2004 al 2006 è stato l’artista associato della Scène Nationale Bonlieu di Annecy. Dal 2007 è direttore del Teatro di Gennevilliers (T2G) che ha trasformato in centro teatrale nazionale di creazione contemporanea. Il T2G si trova nella prima periferia a nord di Parigi, dunque nell’epicentro di ciò che è oggi la società contemporanea: un incrociodi flussi migratori e diverse comunità sociali. Il T2G produce, coproduce o presenta esclusivamente esempi di creazione contemporanea: teatro, danza, opera, arte contemporanea, filosofia, cinema. Il T2G non produce teatro di repertorio. Il T2G è aperto alla città: dal 2007 offre agli abitanti prove aperte di tutti gli spettacoli e laboratori di scrittura che riscuotono grande partecipazione. Il T2G ha ospitato e ospita artisti francesi e internazionali invitati a presentare le proprie opere o a creare “in situ”. Tra gli altri, numerosissimi, citiamo: Toshiki Okada, Young Jean Lee, Rodrigo Garcia, Philippe Quesne, Joel Pommerat. Il T2G si definisce come “un luogo in cui l’arte è pensata come un’esperienza.” _MG_8066 (1)Clôture de l’amour ha debuttato al Festival d’Avignon nel 2011. Da allora la versione francese è in tournée in tutto il mondo, per esempio in Corea, Italia, Svizzera, Belgio, Croazia, Cina. Prima del debutto italiano Rambert ha messo in scena una versione russa al Teatro d’Arte di Mosca, una versione croata al ZMK Theatre di Zagabria, una versione americana al- l’Abrons Art Centre di New York. Nei prossimi mesi allestirà una versione giapponese a Tokyo, una tedesca a Berlino, e una greca ad Atene.

 

Clôture de l’amour uno spettacolo di Pascal Ramber, la traduzione è di Bruna Filippi.

Ne sono protagonisti Luca Lazzareschi e Tamara Balducci. Le scene sono create da Daniel Jeanneteau. La produzione è di Emilia Romagna Teatro Fondazione con il sostegno di Institut français nel quadro del progetto “Théâtre export”.

 

Lo spettacolo debutta martedì 3 dicembre alle ore 21. Nello stesso orario va in scena venerdì 6 e sabato 7, mentre il 5 c’è uno slittamento: si inizia alle 21.30. Le repliche pomeridiane si tengono mercoledì 4 dicembre alle ore 18 e domenica 8 dicembre alle ore 17.

 

I biglietti si possono acquistare presso i consueti punti vendita del Teatro Stabile regionale e attraverso il sito www.ilrossetti.it.




Le quattro stagioni nel balletto dei Spellbound Contemporary Ballet allo Stabile di Trieste il 3 dic.

La danza contemporanea italiana è protagonista sul palcoscenico del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: il 3 dicembre infatti si esibirà per la prima volta al Politeama Rossetti lo Spellbound Contemporary Ballet, in un interessante coreografia intitolata Le quattro stagioniFondata nel 1994 da Mauro Astolfi – uno degli autori e coreografi contemporanei di maggior rilievo sulla scena contemporanea europea – Spellbound Contemporary Ballet è attualmente una delle compagnie di danza italiane più competitive sul piano dell’offerta internazionale. Un risultato importante, che nel 2012-2013 ha assicurato all’ensemble ben cinque settimane di tour negli Stati Uniti e molte presenze in altri paesi europei, e che è stato raggiunto a prezzo di un profondo impegno artistico e imprenditoriale. Sul piano artistico – che è quello che innanzitutto apprezzeremo da spettatori del loro Le quattro stagioni – i nove danzatori di Spellbound Contemporary Ballet sono considerati fra le eccellenze dell’ultima generazione e vantano uno stile ormai inconfondibile, basato su un lavoro creativo dinamico e in continuo rinnovamento. Lavoro che si riflette anche nella concezione generale del lavoro che ammireremo in scena, e che possiede una sofisticata e accurata dimensione multimediale. Ne Le quattro stagioni l’ensemble danzerà sulle musiche immortali di Antonio Vivaldi a cui si intrecceranno quelle originali di Luca Salvadori: una “spirale” – come il percorso tracciato dalle stagioni nel loro eterno susseguirsi – di rumori della natura, canti di uccelli, melodie arcaiche, suoni di strumenti rari.luna copia

 

«Dietro l’apparente quadro iconografico rappresentato dal susseguirsi delle “stagioni” con  tutta la simbologia annessa, i suoi simboli atmosferici – spiega Mauro Astolfi, coreografo e direttore di Spellbound Contemporary Ballet – si percepisce un significato molto profondo, meno visibile, ma che arriva a toccare piani molto vasti e meno soggettivi. Le “mie” Quattro Stagioni abitano fuori e dentro un piccolo spazio, che si innalza, trascina e soffoca a momenti… ma che ripara, unisce, protegge… Sembra una casetta, ma è una nave, un albero… un posto misterioso da cui osservare le stagioni che mutano, un posto da dove partecipare in prima persona al ciclo della natura che si rinnova… E l’autunno, non solo foglie che cadono, la primavera, non solo fiori che spuntano, ma una natura dentro di noi, un rituale magico primordiale… un evento che si immagina, poi si cerca di imitare, poi si  cerca di impossessarsi dello spirito stesso dell’evento. Gli eventi si evocano per diventarne parte integrante, partecipando al dramma della natura che muore… ma vedere un po’ più in  là il seme della futura rinascita. Spellbound Contemporary Ballet vive questa avventura sprofondata nella terra e sul ramo più alto degli alberi… quando è sera si torna a casa». Espressione di una artisticità e di un modello sia imprenditoriale che creativo dinamici e in costante rinnovamento in sintonia con l’evolversi delle esperienze e influenze del tessuto culturale di riferimento, la Compagnia Spellbound mutua nel 2011 il suo storico nome nell’accezione di Contemporary Ballet . Forte di una cifra stilistica inconfondibile esaltata da un ensemble di danzatori considerati tra le eccellenze dell’ultima generazione, Spellbound si colloca oggi nella rosa delle proposte italiane maggiormente competitive sul piano dell’offerta culturale internazionale, espressione di una danza che si offre al pubblico con un vocabolario ampio e in continua sperimentazione, convincendo le platee dei principali Festival in Italia come in Spagna, Croazia, Serbia, Stati Uniti, Russia, Bielorussia, Svizzera, Corea, Germania, Austria, Francia e Thailandia. L’attenzione a standard performativi di qualità ha reso l’immagine di Spellbound adatta a uscire dai Teatri per impreziosire numerose serate Rai firmate da Vittoria Cappelli e Vittoria Ottolenghi, laddove musica e danza sono al servizio di prodotti dedicati spesso a tematiche artistiche più ampie. Spellbound Contemporary Ballet ha inoltre posto negli anni le basi di un percorso dove il divario tra spettatore, amatore e artista si è fatto sempre più sottile, alimentando attraverso quasi venti anni di seminari e workshop una filiera creativa che ha avvicinato al palcoscenico migliaia di danzatori e curiosi e consolidando questo processo dando luogo a un autentico vivaio in termini di formazione in rapporto dialettico con la Compagnia. Questa esperienza ha dato vita a una factory culturale ormai esempio e punto di riferimento ispirazionale per diversi giovani coreografi emergenti, catalizzando l’attenzione di appassionati così come di amatori che si identificano in un modello dinamico e di spinta verso una creatività a tutto tondo.

Le quattro stagioni sarà in scena alla Sala Assicurazioni Generali, per il cartellone Danza del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, solo martedì 3 dicembre con inizio alle 20.30. Lo spettacolo è firmato per la coreografia, la regia e il set concept da Mauro Astolfi.

Ne saranno interpreti nterpreti Maria Cossu, Marianna Ombrosi, Alessandra Chirulli, Giuliana Mele, Gaia Mattioli, Sofia Barbiero, Mario Laterza, Giacomo Todeschi, Giovanni La Rocca.

La regia multimediale di Enzo Aronica, il disegno luci di Marco Policastro.

Riconosceremo le musiche di Antonio Vivaldi che si intrecciano alle musiche originali di Luca Salvadori. Ha curato la realizzazione delle scene Esse A Sistemy.

Le quattro stagioni è prodotto da Spellbound Contemporary Ballet con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali in collaborazione con Fondazione Teatro Verdi di Pisa.

Biglietti e info presso i consueti punti vendita dello Stabile regionale, alla Biglietteria del Politeama Rossetti e sul sito del Teatro www.ilrossetti.it. e allo 040-3593511.




BLAM UN PIENO DI ADRENALINA CON UNA PIOGGIA DI APPLAUSI