Sabato 22 marzo ore 20.45 Carnera La vita del famoso pugile Teatro della Corte di Osoppo

Sabato 22 marzo alle ore 20.45  prosegue la stagione del Teatro della Corte di Osoppo con lo spettacolo “CARNERA”, una produzione di Torino Spettacoli che racconta la vita del famoso pugile di Sequals.

Lo spettacolo, diretto ed interpretato da Alberto Barbi, ha debuttato in città importanti (tra le quali anche Sequals, città natale di Carnera) riscuotendo successo, numerosi riconoscimenti e prossimamente salperà per raggiungere i teatri americani di New York.

Primo Carnera è una figura che ha generato, negli anni, una mitologia molto particolare: ricordato da tutti come un pugile potente più che abile, rimane vivo nella memoria collettiva come pochi altri atleti di quegli anni.carnera foto di scena

Sono nate leggende sulla sua infanzia, quasi fosse un novello Eracle, e  viene ricordato come un pugile dal pugno che uccide, come un uomo dalla forza straordinaria, quasi quanto le sue misure. Lo spettacolo di Alberto Barbi ne ripercorre la storia aprendo una finestra sulla personalità di un uomo complesso, campione del mondo di pugilato, e definito in molti modi: fenomeno da baraccone, eroe del proletariato, icona fascista, bruto ignorante, amante di Dante e della lirica, mendicante, malato, uccisore di uomini ed anche, bufala giornalistica.   Spiega Alberto Barbi, regista ed interprete: “Tante definizioni hanno accompagnato Primo Carnera nel corso della sua vita, eppure nessuna di queste è sufficiente per descrivere un uomo che ha fatto della forza di volontà di chi lotta contro le avversità la sua vera caratteristica principale. La vita stessa ha preso a pugni Primo Carnera e solo un uomo come lui avrebbe potuto restare in piedi a testa alta di fronte a tutto quello che gli è successo.”  Lo spettacolo è dunque un viaggio che, partendo dall’incontro col quale Carnera perse il titolo di campione del mondo dei pesi massimi e seguendone le sue 11 estenuanti riprese, racconta la vita di un uomo unico che ha saputo resistere, anche nella tempesta. Undici riprese per raccontare gli anni della giovinezza e la guerra, l’espatrio, le sue esperienze in viaggio con il circo, i primi contatti con la boxe.  E poi ancora i debiti, le truffe dei suoi manager, il matrimonio mancato, l’abbandono da parte del fascismo, la povertà, la malattia. Undici riprese per raccontare come, a volte, l’uomo sia più grande del campione.

Info e prenotazioni 04321740499  –  345.3146797     info@anathemateatro.com

Biglietti  intero €10 – ridotto € 8     www.anathemateatro.com

 




Grisù, Giuseppe e Maria di Gianni Clementi da mercoledì 19 a sabato 22 marzo

Un affresco caldo e nostalgico di un’Italia che non c’è più: un’Italia povera dove le difficoltà oggettive di vita si affrontavano ancora con speranza e tanta voglia di “rimboccarsi le maniche”, anche se questo significava infilare i propri pochi oggetti in una valigia di cartone, salutare i propri cari e cercare fortuna lontano, per fare ritorno chissà quando…  È questa la realtà che Gianni Clementi, autore contemporaneo di grande sensibilità e intelligenza raffigura in Grisù, Giuseppe e Maria, che approda alla Sala Bartoli dal 19 al 22 marzo per la stagione altripercorsi del Teatro Stabile regionale, forte Foto_nic paodi anni di tournée da sold out, grandi applausi, risate e commozione.  In effetti non poteva raggiungere altro effetto che questo l’unione del talento drammaturgico di Clementi e dell’istinto teatrale, della competenza, della scuola di due artisti come Nicola Pistoia e Paolo Triestino, protagonisti (e il primo anche regista) del piacevolissimo spettacolo.  Muratori, Ben Hur, lo scorso anno Trote… Paolo Triestino e Nicola Pistoia hanno portato allo Stabile regionale allestimenti di ottimo spessore: testi interessanti, interpretazioni godibilissime ed il pubblico ha imparato ad amare e a fidarsi del loro teatro: lo dimostra l’accoglienza ricevuta dal loro Grisù, Giuseppe e Maria, praticamente “esaurito” ad ogni replica.  La chiave di lettura attraverso cui Pistoia e Triestino interpretano la realtà contemporanea li rende capaci di toccare argomenti delicati e attuali (negli anni scorsi l’integrazione, lo sfruttamento, la malattia) e di trattarli con squisita sensibilità. Ciò non proibisce loro però di regalare al pubblico anche grandissimo divertimento. Gag, battute, interpretazioni calibrate al respiro, un’intesa che in scena diventa tangibile e un gusto – ormai raro – per far ridere tanto, ma attraverso meccanismi intelligenti e mai volgari: sono queste le loro “armi” vincenti, assieme alla scelta di sempre efficaci testi contemporanei.  Il nuovo spettacolo scritto da Gianni Clementi (l’autore anche di Ben Hur) dietro al curioso titolo Grisù, Giuseppe e Maria, cela una piéce che ci riporta all’Italia degli anni Cinquanta, da guardare con tenerezza.  I due bravissimi attori incarnano questa volta un parroco, Don Ciro (Paolo Triestino) e il suo strampalato sagrestano (Nicola Pistoia). Sullo sfondo di una Pozzuoli umile e appassionata cercano di far quadrare piccoli drammi e sogni dei paesani: il desiderio di un ragazzino di andare a Milano per farsi strada nel mondo del calcio, l’ansiosa nostalgia di una donna il cui marito è emigrato a Marcinelle per lavorare in miniera, lo scandalo di una brava ragazza in attesa di un bimbo per aver ceduto alle avances del farmacista sposato.  3870 32

Completano il cast Franca Abategiovanni, Sandra Caruso e Diego Gueci. Le scene sono di Francesco Montanari, i costumi di Isabella Rizza e le luci sono create da Marco Laudando. La produzione è di Neraonda. Va in scena in abbonamento per il cartellone altripercorsi del Teatro Stabile regionale, dal 19 al 22 marzo alla Sala Bartoli del Politeama Rossetti, sempre con inizio alle ore 21. 

Biglietti ancora disponibili presso i punti vendita e i circuiti consueti dello Stabile regionale e sul sito del teatro www.ilrossetti.it.




“Sugar the musical” al Teatro Bobbio. Debutta venerdì 21 marzo alle 20.30

“Sugar the musical” di Peter Stone, Jule Styne e Bob Merrill, basato sulla sceneggiatura del film “A qualcuno piace caldo” di Billy Wilder e I.A.L. Diamond. Una produzione italiana per la regia di Federico Bellone che vedrà Justine Mattera nei panni di Sugar, Christian Ginepro in quelli di Jerry e Pietro Pignatelli in quelli di Joe che chiuderà la tournée proprio a Trieste. Un allestimento che ha ottenuto ottimi consensi nelle città in cui è già andato in scena e che ha visto premiata la Mattera come “Migliore attrice musical” per il Premio Persefone 2013 lo scorso dicembre a Roma. Ambientato a Chicago nel 1929, “Sugar the musical” narra le vicende di due musicisti squattrinati come Joe e Jerry, che si trovano per un puro caso ad assistere alla Strage di San Valentino. Gli uomini di Al Capone, comandati da Ghette compiono una strage e si accorgono di avere due testimoni di troppo che devono a loro volta eliminare. I due amici, per salvarsi la pelle, si vedono costretti ad inserirsi, travestiti da donne, in una piccola orchestra tutta femminile, la “Sweet Sue e le sue dame del ritmo” diretta a Miami.  I due fanno amicizia con Sugar, la cantante del gruppo, che confida alle sue nuove “amiche” la sua intenzione di trovare un miliardario con cui sposarsi e per “Josefine” e “Dafne” sarà l’inizio di una esilarante serie di equivoci. Sugar - foto scena 5Il film di Billy Wilder “A qualcuno piace caldo”, uscito nelle sale cinematografiche nel 1959 e definito “la migliore commedia della storia del cinema”, fu un enorme successo di pubblico e critica, grazie anche alla bravura dello strepitoso tris di protagonisti: Jack Lemmon, Tony Curtis e Marilyn Monroe. In questo allestimento, ad affiancare i tre protagonisti ci saranno Renato Cortesi, Alice Mistroni, Silvano Torrieri, Giorgio Avanzini, Manuel Mercuri, Federica Nicolò, Giulia Patti, Sarah Romanelli, Chiara Vecchi a cui si aggiunge Luca Laconi per il video dell’ombra di Ghette e la partecipazione straordinaria in video di Paolo Limiti nel ruolo del Tenente Mulligan.

La traduzione e le liriche italiane sono di Michele Renzullo e le liriche italiane aggiunte di Franco Travaglio, l’adattamento del libretto è di Saverio Marconi e Federico Bellone. Le scene sono di Roberto e Andrea Coivotti, i costumi di Beatrice Laurora, le luci di Valerio Tiberi, il suono di Armando Vertullo e William Geroli, la supervisione musicale di Simone Giusti e le coreografie di Gillian Bruce. 

Sugar - foto scena 2Lo spettacolo, che fa parte degli “spettacoli blu” debutta venerdì 21 marzo alle 20.30 e rimane in scena fino a lunedì 24 marzo, con i consueti orari del Teatro Bobbio: serali 20.30, festivi 16.30.

Prevendita dei biglietti, prenotazione dei posti e cambi turno presso la biglietteria del Teatro Bobbio (tel. 040.390613/948471 – orari: 8.30-13.00; 15.30-18.30) o al TicketPoint di Corso Italia 6/C (tel. 040.3498276/3498277 – orari: 8.30-12.30; 15.30-19.00). Prevendita On Line: Circuito VIVATICKET by Charta (vivaticket.it).

Informazioni: 040.948471 / 948472 /390613; contrada@contrada.it; www.contrada.it.




PER TEATRO CLUB domenica 23 marzo 2014 Teatro Palamostre ore 21 Teatro delle Donne AFRICAN REQUIEM

 

Dopo Ottavia Piccolo e Lucilla Morlacchi, tocca ora a Isabella Ragonese, attrice di evidenza crescente sul palcoscenico e nel cinema, incarnare la figura di Ilaria Alpi, cuore di un Requiem africano scritto su di lei e per lei, nel ventennale del suo omicidio, da Stefano Massini, infaticabile e versatile drammaturgo fiorentino, caro alle stagioni di Akrópolis.
Con Ilaria, donna e giornalista di trasparente coraggio, è valorizzata anche la tavola dei valori che ne hanno illuminato la vita, fino al sacrificio estremo del dono di sé: la tensione etica a svolgere il proprio lavoro con dirittura totale e senza compromessi; la convinzione del dovere di un’informazione corretta e al servizio della verità; la volontà di capire, denunciare e infrangere il muro di silenzio omertoso innalzato dalle manovre di scaltri faccendieri e uomini d’affari collusi.
Sullo sfondo, dunque, anche la Somalia già parte del dominio imperiale fascista e poi post-coloniale, nel quadro di un’Africa ex-italiana dilaniata tra guerre intestine, traffici d’armi e di rifiuti tossici, integralismi islamici e persistenti lustrini di livide festicciole tricolori.

 




Da martedì 18 marzo in scena al Teatro Nuovo il musical Frankenstein Junior, lo spettacolo perfetto della Compagnia della Rancia.

Da martedì 18 a giovedì 20 marzo, alle ore 20.45, il Teatro Nuovo Giovanni da Udine presenta un nuovo titolo al pubblico appassionato di musical, un grandissimo successo della Compagnia della Rancia: Frankenstein Junior, il musical di Mel Brooks interpretato da Giampiero Ingrassia e diretto da Saverio Marconi.

La Compagnia della Rancia, un nome che garantisce altissima professionalità negli allestimenti e nelle scelte del cast dei musical, propone quindi al pubblico udinese uno degli spettacoli di maggior successo della passata e presente stagione, dedicato alla mostruosa creatura uscita due secoli fa dalla penna di Mary Shelley.

Frankenstein Junior è una trasposizione fedele del film di Mel Brooks, dove le scenografie in bianco nero dalle atmosfere gotiche si contrappongono ai coloratissimi costumi e fanno da sfondo ai tantissimi momenti di irresistibile comicità che accompagnano gli spettatori in uno show definito dalla critica “uno spettacolo perfetto”.FJ_scena_02

“Si-può-fare!”, “Rimetta a posto la candela”, “Potrebbe essere peggio … potrebbe piovere”, “Diventerà molto popolare”: sono solo alcune delle esilaranti battute entrate nella memoria degli appassionati di questo trascinante film dal quale lo stesso Mel Brooks ha tratto il musical “mostruosamente divertente”. Considerato una delle migliori cento commedie americane di tutti i tempi, girato nel 1975 con uno stile ispirato agli anni ’20 (omaggio ai classici horror della Universal), Frankenstein Junior è una parodia del celebre Frankenstein di J. Whale e delle numerose pellicole dedicate alla creatura di Mary Shelley.

Per la Compagnia della Rancia è un ritorno alla comicità di un musical di Mel Brooks: “Quando abbiamo ottenuto i diritti di The Producers – dice il regista Saverio Marconi – Mel Brooks ha supervisionato ogni dettaglio della produzione, fino all’ultimo dei bozzetti dei costumi. Questa volta abbiamo avuto carta bianca: la fiducia che ci è stata data è un grande incoraggiamento per noi per questa edizione originale tutta italiana”.

Due ore di perfetta comicità da non perdere.




I fratelli Dalla Via raccontano un Veneto in crisi di soldi e valori

Ironico, cinico, a tratti irriverente, graffiante. Queste alcune caratteristiche dello spettacolo di Marta e Diego Dalla Via presentato ieri sera al  Teatro San Giorgio di Udine, per la stagione Differenze di Teatro Contatto. Due atti unici “Veneto Fair” e “Mio padre era come un  figlio per me” vincitore del premio Scenari 2013 più un “prologo”: una serata è servita ai due attori, fratelli anche nella vita, per tratteggiare caratteristiche e peculiarità, vizi (tanti) e virtù (decisamente poche) del ricco Veneto. La ex locomotiva d’Italia è raccontata da una posizione privilegiata, essendo gli stessi attori di un paesino – Tonezza – in provincia di Vicenza. Uno sguardo disincantato su quella terra che li ha visti crescere, scappare per poi tornare, fonte inesauribile di storie vere che diventano materia da portare in scena.index

La serata è tutta un crescendo di emozioni. Si inizia con un monologo di dieci minuti: non occorrono articoli e congiunzioni, bastano le parole, una dopo l’altra, tutte che iniziano rigorosamente per P – polenta, patate, pellagra, Padania, popolarità, precario, povertà, Po – a fare da canovaccio a ciò che segue. E’ Veneti Fair, inno alla “veneticità”, ad un popolo che ha saputo lavorare e riempirsi le tasche di soldi ma che non è riuscito a crescere, di pari passo, dal punto di vista morale. L’attrice porta così in scena l’impresario che si è arricchito con il lavoro degli extracomunitari, Miss Polenta che parla per frasi fatte e luoghi comuni, la pettegola bigotta che tra una preghiera e l’altra aggiorna l’amica sulle ultime novità, il professore siciliano che non riesce ad integrarsi, il dualismo tra Nord e Sud. Poi il video finale: sulla musica di Eminem immagini registrate in strada e voci fuori campo sembrano quasi essere la continuazione o la dimostrazione che quanto andato in scena è la verità.

La tensione emotiva ha il suo culmine nel secondo atto,  “Mio padre era come un  figlio per me”, storia di una generazione senza sogni inserita in un contesto dove la crisi economica ha cancellato le prospettive. Cassette di plastica e tavoli di legno, questo l’arredamento essenziale di una ipotetica casa di un imprenditore del legno benestante in cui i figli, due fratelli annoiati pianificano l’assassinio dei genitori considerati la causa dei propri mali. Se il ragazzo “lavora per lavorare”, la figlia  è ossessionata dal metabolismo lento che non le permette di essere filiforme (del resto il modello materno a cui fare riferimento è quello di una ex reginetta di bellezza miss Illinois che ora tenta di fermare il tempo sotto il bisturi di chirurghi estetici). Così tra un cioccolatino e l’altro si rendono conto che per fare soffrire veramente un genitore bisogna farlo sopravvivere alla morte di un figlio. Ma chi tra i due. Mentre si arrovellano il destino cambia le carte:  il padre si è ucciso “pressato da Equitalia e schiacciato da Trenitalia” mentre la madre è sparita. Privati anche di quest’ultima anche se macabra progettualità, non possono fare altro che sdraiarsi sulle tombe dei genitori. Crisi generazionale di figli di papà che non avevano bisogno di sognare avendo la strada segnata e che la crisi economica ha lasciato vuoti e senza soldi: “le fabbriche si delocalizzano, i costi si scaricano ma la tristezza non è nè delocalizzabile nè scaricabile”.

Maria Teresa Ruotolo




Sabato 15 marzo: Sonia Bergamasco diventa Karenina al Teatro Nuovo Giovanni da Udine.

Sabato 15 marzo, al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, alle ore 20.45, andrà in scena Karenina. Prove aperte d’infelicità, di Emanuele Trevi e Sonia Bergamasco, dal testo di Lev Tolstòj. In scena, Sonia Bergamasco come voce recitante e al pianoforte, diretta dal regista Giuseppe Bertolucci in una produzione Teatro Franco Parenti. Lo spettacolo – proposto fuori abbonamento, per la sezione «Crossover Letteratura e Teatro» – prevede che il pubblico assista sul palcoscenico, assieme all’attrice. Per questo potrà essere seguito al massimo da 150 spettatori.

Anna prima di diventare Karenina. Karenina prima di incontrare Tolstoj. Lo spettacolo non è un adattamento teatrale del capolavoro russo, ma un’esplorazione avvincente alla scoperta di una Anna primigenia, personaggio alla ricerca del suo autore, dagli appunti iniziali alla prima pubblicazione dell’opera nel 1877. Dice il regista, Giuseppe Bertolucci: «Un pianoforte, un’attrice, le note di Tchaikovsky, le parole di Tolstoj. Emanuele Trevi e Sonia Bergamasco si sono messi a giocare attorno a questi elementi primari con la leggerezza e l’innocenza (e la sapienza) di due bambini sulla spiaggia e hanno costruito un bellissimo castello di sabbia, fragile e intenso, al quale mi sono avvicinato facendo attenzione a non rovinare quella piccola meraviglia. La marea della messa in scena è salita, le onde hanno coperto tutto, ma miracolosamente il castello è rimasto in piedi: la voce e il corpo di Sonia hanno costruito fondamenta e mura impalpabili e indistruttibili, cementate da un talento raro, verso il quale mi sento di provare prima ancora che ammirazione una sorta di stupore, venato di riconoscenza e di gratitudine, come avviene quando ricevi un dono». Per questa «Karenina» Sonia Bergamasco ha vinto il Premio della Associazione Nazionale dei Critici di Teatro 2012 come migliore attrice.

A fine spettacolo ci sarà la presentazione del libro «Karenina» di Sonia Bergamasco e Emanuele Trevi, Editori Internazionali Riuniti (2014), con una introduzione di Rosanna Giaquinta, docente di Lingua e letteratura russa, Università di Udine. Se Sonia Bergamasco ed Emanuele Trevi non avessero deciso di farne un libro, probabilmente di questo prezioso testo nessuno sarebbe venuto a conoscenza. Sarebbe rimasto vivo, certo, il meraviglioso spettacolo teatrale scritto da entrambi, dall’omonimo titolo, che Sonia ha portato in scena in Italia e in Russia: interpretazione inedita e quanto mai suggestiva di un’Anna Karenina non solo tormentata, ma anche distrutta nel vero senso della parola, un corpo che sembra smembrarsi nel tentativo di arrivare a comprendere il nucleo del suo dolore, interrogando il proprio padre creativo, Tolstòj, del quale si fa voce, in un continuo gioco di specchi tra lo scrittore in cerca d’ispirazione e il suo personaggio in cerca d’autore. Ma il testo contenuto in questo volume non è il copione teatrale, del quale comunque possiamo seguire le tracce. È qualcosa di più ampio. È la storia dell’incontro fortunato tra Sonia, Emanuele e Giuseppe Bertolucci; il ricordo emozionante del grande regista che ha scelto di dedicare al teatro anche gli ultimi giorni della sua vita; il risultato di una serie di ossessioni artistiche, di buffe coincidenze, un libro trovato su una bancarella, un pianoforte che prende il posto di un attore sulla scena e persino un fantasma…




Ti racconto una Fiaba al Teatro dei Bobbio con “Il brutto anatroccolo” 16 marzo 2014

Domenica 16 marzo, al Teatro Bobbio, andrà in scena “Il brutto anatroccolo” uno spettacolo prodotto da L’UOVO Teatro Stabile di innovazione Onlus con la regia di Maria Cristina Giambruno che si fonda sull’omonimo testo di Hans Christian Andersen. Sarà Guido D’Ascenzo a dare vita a una fiaba senza tempo. Si parte dalle vicende di una nidiata di anatroccoli che deride l’unico diverso, l’anatroccolo goffo, grande e grigio. Nonostante gli sforzi della madre per convincere gli altri ad accettarlo, questi viene emarginato e decide alfine di andarsene, rischiando di morire quando sopraggiunge l’inverno. Con l’arrivo della bella stagione, il povero anatroccolo, avvicinandosi ad uno stagno nel quale nuotano degli splendidi cigni, rimane incantato a guardarli, ed ancora più sorpreso quando si vede accettato da loro. Solo allora, riflessa sull’acqua, vede la sua immagine e capisce di non essere mai stato un brutto anatroccolo, ma uno splendido cigno. Questa messinscena punta a mettere in rilievo gli affetti veri, che rendono la vita degna di essere vissuta e che meritano di essere perseguiti in una società troppo attenta alle apparenze, che si permette di giudicare ed emarginare il diverso. Uno spettacolo ricco di emozioni, che saprà regalare al pubblico qualcosa da ricordare. La regia di Maria Cristina Giamburno si avvale delle scene di Antonio Massena e delle musiche originali di Raffaello Angelini.

Tredicesimo dei quindici titoli di TI RACCONTO UNA FIABA, “Il brutto anatroccolo” sarà in scena al Teatro Bobbio domenica 16 marzo alle ore 11.00. Il biglietto unico è di 7 euro; “Card Teatro Bobbio” per 5 ingressi a 25 euro; “Card Teatro Bobbio” per 8 ingressi a 36 euro. Gli ingressi delle due Card sono non nominali e usufruibili per tutti i titoli di TI RACCONTO UNA FIABA.

Lunedì 17 e martedì 18 marzo sarà invece in scena alle 10.00 sempre al Teatro Bobbio, per la rassegna A TEATRO IN COMPAGNIA per i giovani studenti. Il biglietto unico è di 5 euro (gratuito per gli insegnanti, gli operatori culturali e gli accompagnatori).

Informazioni: 040.390613; teatroragazzi@contrada.it; www.contradateatroragazzi.it.




L’ISPETTORE GENERALE di Nikolaj Vasil’evic Gogol’ da ieri sera al Politeama Rossetti

Un classico ottocentesco, L’ispettore generale di Gogol’, proposto dall’adattamento e regia di Damiano Michieletto  è un testo immaginifico, divertente, livido che Gogol’ trasse  da un fatto di cronaca, per denunciare una società sempre più volgare e corrotta, popolata di figure grottesche, in cui probabilmente appariranno significative assonanze con la nostra moderna situazione di vita.  L’opera è una graffiante denuncia della corruzione pubblica. In una cittadina della sterminata campagna russa, popolata da personaggi corrotti, profittatori, affaristi e sfruttatori, si sparge la notizia dell’arrivo di un ispettore generale. 4037Tutti sono in fermento e impauriti. Figurarsi quando si crede che l’ispettore sia già arrivato, in incognito. In realtà è un giovinastro squattrinato, quello che è creduto l’ispettore, che capisce subito quali benefici può trarre dalla situazione. Nella scelta di Gogol di non inserire nella commedia nessun personaggio positivo e nessun tema relativo all’amore è il desiderio di mostrare il proprio disprezzo per un mondo dove è vivo solo il desiderio di ottenere un posto lucroso, di vivere agiatamente anche offuscando a qualsiasi costo un altro per primeggiare e dare uno schiaffo alla derisione altrui facendo tutto solo a proprio vantaggio in un mondo vile e privo di sentimenti.  I personaggi infatti vengono spesso descritti attraverso i loro odori: puzzano di cavolo, di tabacco, e di vodka… E’ una storia che puzza di alcool e di gente ubriaca. L’alcool diventa quasi un concetto che perdura nei cinque atti: usato per calmare la paura, per comunicare la propria virilità, per festeggiare e far baldoria, per annegare la propria depressione.4044 La tragicommedia, proposta dall’adattamento di Damiano Michieletto, è un’intramontabile caricatura delle autorità locali e della burocrazia corrotta, non è necessari precisare ne il tempo ne il luogo perchè con  sue piccole ruberie e i suoi grandi vizi ci sembra di vedere  ancor oggi connaturate all’esercizio del potere politico la stragrande maggioranza delle società moderne. Ne “L’ispettore generale” da stasera in scena al Politeama Rossetti tutto è volutamente in vetrina, diviso nella bidimensionalità di quanto arraffare e fino a quando farlo, inutile qualsiasi affondo, il passato si mangia il presente cosicché niente e nessuno può cambiare.

Bravi i giovani attori in questa interpretazione in cui trionfa il grottesco e che finisce con il gratificare al massimo gli spettatori più giovani entusiasti e coinvolti in uno schiamazzare di poveri corpi senz’altra anima che una voracità alcolizzata.E, dopo questo assoluto divertissement che ha il pregio di non stancare grazie a una buona fattura  anche se circa tre ore sembrano davvero lunghe da passare, si consiglia ai giovani spettatori, la lettura del testo da cui ricavare l’atmosfera della Russia zarista, per avere  un quadro completo del pensiero di Gogol. Dopo la scena finale dei personaggi impacchettati dall’unica interprete che sembra essere fuori dagli schemi di corruzzione e lassismo(la figlia del sindaco) gli  applausi anche se di pochi minuti risultano  calorosi e  consigliano anche per i più scettici  di vedere lo spettacolo per l’insita attualità che traspira tra la finzione e la realtà che purtroppo sembra esser rimasta uguale a quella narrata quasi due secoli orsono dal geniale scrittore russo.

E.L.




Successo per la coscienza di Zeno a Udine

In scena a Udine al Teatro Nuovo fino a giovedì  13 marzo, La coscienza di Zeno, must della letteratura italiana di Italo Svevo nell’adattamento teatrale di Tullio Kezich e sotto la regia di Maurizio Scaparro. Protagonista assoluto è Giuseppe Pambieri che veste magistralmente i panni di Zeno Cosini impersonandone alla perfezione debolezze e insicurezze. Cosini è un commerciante triestino che non ha la necessità di essere abile negli affari perché ricco di famiglia,  può vivere di rendita e può dedicarsi ad opere di bene.zeno1

La scena si apre nello studio di uno psicanalista a cui Cosini si rivolge per avere risposte alla malattia che lo affligge che nessun altro collega ha saputo curare. Perché la sua malattia non è tanto fisica –  in realtà lui è un ipocondriaco – è invece nella sua mente, è la vita stessa ad essere la malattia che lo tormenta. Disteso sul lettino inizia a ripercorrere i momenti salienti del suo passato, la morte del padre, l’amore non ricambiato per una ragazza e il matrimonio di ripiego con una sorella di lei, il rapporto conflittuale con il cognato che morirà suicida, la relazione extraconiugale zeno2con Carla. Zeno si sente fuori posto, è inadeguato ad una società in continua evoluzione e in un momento di grandi cambiamenti: siamo alle soglie della prima guerra mondiale. Ha alcune armi, però che giocano a suo vantaggio: grazie all’ironia e al distacco che lo contraddistinguono riesce a crearsi una sua filosofia di vita che definisce “né bella né brutta ma originale” e che lo aiuterà a barcamenarsi.

Proprio le insicurezze, i difetti, le timidezze diventeranno l’arma vincente di Zeno, uomo qualunque e molto normale così attuale anche ai nostri giorni. La Trieste dei primi del Novecento rivive nelle bellissime scenografie di Lorenzo Cutuli, nelle grandi vetrate, negli eleganti salotti, nei bar del centro e in qualche scorcio del mare in cui si muovono gli attori, bravi, che coadiuvano Pambieri. Piacevole la colonna sonora curata da Giancarlo Chiaramello che valorizza le atmosfere.

Maria Teresa Ruotolo