Sogno di una notte di mezza estate (seconda parte) Bastione Rotondo / Castello di San Giusto 30 giu.

Sogno di una notte di mezza estate (seconda parte) è il titolo dello spettacolo teatrale basato sull’omonima commedia di William Shakespeare, curato dall’Associazione Culturale Petit Soleil, che si terrà domenica 30 giugno 2019 alle ore 21 al Bastione Rotondo del Castello di San Giusto, con ingresso libero, nell’ambito di Trieste Estate 2019, la rassegna di eventi e spettacoli di vario genere promossa e organizzata dal Comune di Trieste per animare le serate estive cittadine, giunta alla sua sedicesima edizione.
Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare si presta a essere indagato su diversi livelli. Quello scelto dall’ Associazione Culturale Petit Soleil riguarda il rapporto tra le coppie dei protagonisti, sia dei personaggi reali innamorati e sia del mondo magico. Attraverso un mosaico composto da piccoli quadri, storie di piccole e grandi coppie, storie di piccole e grandi cecità d’amore e di magia che si sviluppano da una parte come in una sorta di miniatura e dall’altra come una performance di atletismo, lo spettacolo vuole far riflettere sulle fasi di passaggio e gli ostacoli che ogni essere umano deve affrontare per crescere o per “rinascere”. Il “nero” del bosco in questo spettacolo vuole mette in luce la vulnerabilità umana e spronare a riflettere su come l’esperienza d’amore possa portare alla consapevolezza di una reciproca interdipendenza, base comune di una responsabilità nei confronti di noi stessi e del mondo fuori. Con insurrezioni del cuore e semplicemente lontano da una facile psicologia, il Petit Soleil restituisce qui una voce, o meglio il diritto a una storia, a individui comuni che diventano così “testimoni”.
Interpreti dello spettacolo: Margherita Cipriano, Mariarosaria Acconcia, Vanessa Bukavec, Giosuè Michelangelo Giordano, Luca Svara, Javier Flores Gutierrez, Sergio Iannitti. Regia: Aldo Vivoda. Musiche dal vivo: Francesco Amerise. Durata: 60 minuti. Ingresso libero
La compagnia teatrale Petit Soleil nasce nel 1994 a Trieste in seguito all’entusiasmante esperienza professionale del regista e fondatore della compagnia, Aldo Vivoda, presso la celebre compagnia francese del “Théatre du Soleil” di Ariane Mnouchkine. Attualmente, la compagnia è composta da Aldo Vivoda (direttore artistico ) , Guido D’Ascenzo, Francesca Giorgini,  Sergio Iannitti, Mariarosaria Acconcia, Margherita Cipriano, Vanessa Bukavec,  Luca Svara, Javier Flores Gutierrez, Giosuè Michelangelo Giordano. Un gruppo eterogeneo, composto da attori professionisti provenienti da esperienze e percorsi di studio diversi, con in comune il desiderio della creazione teatrale, sotto ogni punto di vista (dalla recitazione alla scenografia, dai costumi alla grafica).



Mistero Buffo di Dario Fo A Muggia 1 luglio

Mistero Buffo di Dario Fo

A Muggia Teatro 26° Festival estivo del Litorale

1 luglio al Teatro dei Fabbri di Trieste – ore 21

A Muggia Teatro 26° Festival estivo del Litorale lunedì 1 luglio al Teatro dei Fabbri di Trieste, alle ore 21, andrà in scena Mistero Buffo di Dario Fo con Valter Roša, produzione Teatro di Pola con il patrocinio di Consolato Generale della Repubblica di Croazia a Trieste.


Mistero buffo è un insieme di monologhi che descrivono alcuni episodi ad argomento biblico, ispirati a brani dei vangeli apocrifi o a racconti popolari sulla vita di Gesù. È recitato in grammelot, una lingua inventata, una miscela di linguaggi e espressioni onomatopeiche, che assume di volta in volta la cadenza e le parole delle lingue locali, per questa volta –  istriane. Cioè la lingua è Istroveneta, dialetto Istriano, una miscellanea di parole croate e italiane. Grazie alla combinazione delle due lingue culturalmente differenti, praticamente diventa un grammelot particolare ma molto potente ed efficace.

Siamo orgogliosi e onorati che questo capolavoro è stato per la prima volta tradotto in Croazia, proprio da noi in Pola. Purtroppo, non esiste nessun testo, in generale, di Dario Fo pubblicato in croato.

Ci sono tanti motivi per mettere la giullarate popolare di Dario Fo e Franca Rame in scena. Soprattutto la sua attualità, il modo di fare teatro, l’approccio con il pubblico. Tradurre e creare un grammelot istriano e stato molto divertente e intellettualmente costruttivo. 

In scena non c’è nulla se non l’attore che crea lo spazio, i personaggi, la scenografia, gli oggetti utilizzando le potenzialità espressive del corpo. Nessuna finzione, nessun abbellimento, nessuna magia di luci o costumi appariscenti. Il pubblico seduto dappertutto, anche sul palco, se serve. Dentro c’è tutta la forza del Teatro, del teatro d’attore, che non ha bisogno di nulla se non di uno spazio vuoto, che attraversa la storia, che ha ancora e sempre qualcosa da dire, che fa ridere e poi commuovere.

Mistero Buffo esplora tutte le potenzialità sceniche dell’attore, corporee e vocali, prendendo come riferimento storico e culturale la commedia dell’arte. Versi, parole o canto, uniti alla complessa gestualità utilizzata formano un insieme semantico inscindibile.

Per l’esigenza della produzione del INK di Pola in scena ritroviamo le giullarate storiche de La fame dello Zanni, La moralità del cieco e dello storpio, La resurrezione di Lazzaro, Il primo miracolo di Gesù bambino, Caino e Abele, La nascita del Giullare, Maria alla Croce, Bonifacio VIII, Il Matto e la Morte, Grammelot di Scapino, Grammelot dell’avvocato inglese ed in fine Il miracolo delle nozze di Cana.

Mistero Buffo continua a essere attuale nonostante gli anni. Speriamo di comunicare questa nostra passione e di riuscire a sorprendere, fare ridere e magari pensare.

Valter Roša

 

Il progetto Muggia Teatro 26° Festival estivo del Litorale, a cura dell’Associazione Culturale Tinaos, la cui direzione artistica è affidata per la parte italiana ad Alessandro Gilleri con Tommaso Tuzzoli e Katja Pegan che cura anche la parte slovena con Neva Zajc, riceve il sostegno di Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, il contributo dell’Assessorato alla Cultura della Regione Friuli Venezia Giulia, il patrocinio del Comune di Muggia, del Comune di Trieste e del Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale dell’Università degli studi di Udine.

Partner di Muggia Teatro – 26° Festival estivo del Litorale: Primorski Poletni Festival, Gledalisce Koper, Golden Show srl – Impresa Sociale, Associazione Ottagono, La Contrada di Trieste, Associazione Servi di Scena / progetto MateâriuM, Athena: città della psicologia, Umjetnicka organizacija Caravan, Cas’Aupa, Associazione Caracoles; in collaborazione con: Airport Trieste, Coop Alleanza 3.0, Osteria alle Rose da Stefano, Osteria alle Risorgive, Sol Caribe Viaggi. Sponsor: S.I.O.T. e Zudecche day surgery; Convenzione: Osteria alle Rose da Stefano di Muggia, Osteria alle Risorgive di Codroipo e Hotel ai Gelsi di Codroipo Media partner dell’evento Il Piccolo – Trieste e Radio Punto Zero.   

   

Info e biglietti: http://www.muggiateatro.com/ 

 

Biglietti 26° edizione Muggia Teatro – Festival Estivo del Litorale

intero 10 euro; ridotto 8 euro over 65, giovani under 26, soci Coop; ridotto 5 euro Studenti Universitari

 




STAGIONE TEATRALE 2019 2020 TEATRO DEI GINNASI Via delle botteghe oscure, 42 ( LARGO ARGENTINA ) ROMA

Martedì 25 Giugno alle ore 18.00 in via delle Botteghe Oscure 42 (Largo Argentina) ROMA  è stata presentata la prima stagione teatrale del TEATRO DEI GINNASI, diretto da Ornella Cerro & Piermarco Venditti.
11 Spettacoli da ottobre 2019 a Giugno 2020
Artisti del calibro di MASSIMO WERTMULLER, ANNA FERRUZZO, PINO CANGIALOSI, FULVIO D’ANGELO, ELISABETTA CARTA, BARBARA GALLO, VALERIA CONTADINO, AUGUSTO ZUCCHI, MYRIAM LATTANZIO, NUNZIA SCHIANO, NADIA PERCIABOSCO…
Accendiamo i riflettori è il nome della Stagione Teatrale Professionistica 2019-2020 del teatro dei Ginnasi. “Pensiamo che in questo momento storico culturale ci sia un grandissimo bisogno del teatro…della nascita di nuovi teatri…spazi per tutte le età… c è bisogno di fare teatro, il palcoscenico è l’unica palestra per ipertrofie mentali immediate, è giocare la vita, conoscere emozioni nuove, la vita altro non è che un improvvisazione continua, un continuo flusso, per citare Pirandello, perpetuo movimento vitale, abbiamo bisogno di uno slancio bergsoniano. Per fare questo possiamo recarci nel paese della finzione. dove tutto ciò che vedi è niente meno che verosimile, una tutela per tutti, ma è realizzato da cuori veri e da tanta passione e farci invadere dai movimenti e dalle parole; è sorridere, ridere, piangere, cantare, disgustarci, arrabbiarci, impressionarci, insomma emozionarci”
Ornella Cerro & Piermarco Venditti



Carmen chiude la stagione del Verdi di Trieste

Trieste, abbiamo un problema: si chiama futuro. La stagione del Verdi è finita e adesso si può provare a tirare qualche somma. Il punto è che quando ci si trova a fare conti con un pubblico mediamente reazionario, che osteggia ogni novità, la scelta più facile – e probabilmente inevitabile, considerate le difficoltà di gestione di un teatro italiano nel 2019, tra salti mortali e un bilancio da far quadrare – è assecondarlo. Il pubblico vuole la tradizione? Diamogli la tradizione. Il presente mettiamolo in un cassetto, ben chiuso a chiave che non se ne esca neanche per respirare, o farsi respirare.

Sul breve funziona, per carità, sul lungo periodo invece è un investimento a perdere, perché raccattare nuovi adepti con una proposta fuori dal mondo e fuori dal tempo è pressoché impossibile. Chi ci andrà a teatro a Trieste da qui a dieci o vent’anni, se la programmazione strizza l’occhio solo alla fetta più “passatista” degli abbonati?

La tradizione ci sta, beninteso, e ha il sacrosanto diritto di residenza in qualsiasi stagione operistica, ma non può essere l’unico orizzonte verso cui puntare il timone. Questo non è un atto d’accusa né verso l’attuale dirigenza, che semplicemente deve tenere in piedi un teatro con tutte le difficoltà del caso, né verso il pubblico triestino in sé, che è disabituato a esperire qualcosa di diverso dal già visto e rivisto. Come se ne esce? Io non lo so. A luglio verrà presentata la nuova stagione, che sarà inaugurata da Turandot (e dovrebbe includere anche i Pagliacci), ecco, osare qualcosa di meno rassicurante almeno in un titolo o due forse sarebbe un buon punto di partenza, a costo di prendersi i fischi di qualche loggionista ottuso.

La Carmen che ha chiuso la stagione ad esempio è la più classica delle Carmen di folclore, quelle che i critici musicali definiscono oleografiche (chissà perché tutte le Carmen sono “oleografiche”, vabbè), quindi ha costumi da Spagna che fu, belli ma un po’ di maniera, segue passo passo la drammaturgia, non rivela niente di nuovo ma è complessivamente curata, soprattutto nella recitazione dei singoli. Carlo Antonio De Lucia, che firma regia, scene e luci, sicuramente ci sa fare, però il suo è appunto uno spettacolo che guarda a modelli di ieri e tratta l’oggi con certo disinteresse. È un modo di fare teatro degnissimo e glorioso, sia chiaro, ma non è l’unico possibile.

Ketevan Kemoklidze è una protagonista notevolissima: canta e recita in punta di fioretto, soppesa parole e gesti, senza pose tragiche ma lavorando di lima. È pure bella e seducente, cosa che, al di fuori di retorica, per Carmen è fondamentale. Non auspicabile, fondamentale.

È un po’ meno credibile invece il Don José di Gaston Rivero, almeno scenicamente, anche perché sfigurato da un parrucchino spaventoso (fategli un piacere: bruciateglielo). Però nel canto convince eccome. Non è un mostro di eloquenza ma si sforza di smorzare e colorare, ed è per di più molto musicale. La voce è un po’ fibrosa qua e là, insomma non è di materiale pregiatissimo, ma le note ci sono tutte e anche il volume non manca.

Meravigliosa la Micaëla di Ruth Iniesta, che ormai è una solida realtà del panorama operistico. Lega, smorza e svetta con tutta la sicurezza che le conosciamo almeno da quando venne catapultata a sostituire la titolare nei Puritani inaugurali ed è anche attrice scaltra, che riesce a scongelare anche la più classica delle Micaële con la treccia bionda.

Così così Domenico Balzani, che al solito ha voce ampia e solida ma intonazione spesso rivedibile.
Molto positivo il contributo dei due contrabbandieri (Carlo Torriani e Motoharu Takei) e della coppia Rinako Hara/Federica Carnevale (rispettivamente Frasquita e Mercèdés). Clemente Antonio Daliotti è un Moralès affidabile, Fulvio Valenti uno Zuniga col vocione ma anche un po’ troppo da bagaglino.

La palla al piede di questa produzione è la bacchetta. Oleg Caetani al solito concerta con grande mestiere, tenendo saldi in pugno equilibri interni e di palcoscenico e cavando dall’Orchestra del Verdi il meglio quanto a qualità esecutiva, ma è mortalmente soporifero nella direzione vera e propria. Tempi molto dilatati, dinamiche ristrette tra il mezzo piano e il mezzo forte, tavolozza timbrica in seppia. Poi Caetani è il genere di direttore che marcia a testa bassa, cosa che non produce mai scollamenti o disastri ma spesso una mancanza di empatia col palco, di comune respiro, limite che emerge soprattutto nelle arie più liriche: La fleur e quella di Micaëla in sostanza.

Bene ma non al meglio della forma il coro.

Successo calorosissimo per tutti.

Paolo Locatelli
paolo.locatelli@ildiscorso.it
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Cervignano : LA STREGA DELL’ACQUA E IL BAMBINO DI CICCIA 2 luglio

INSEGUI LA TUA STORIA 2019

martedì 2 luglio 2019 ore 21.00

auditorium all’aperto di Biblioteca – Casa della musica 

(via Trieste 33  a Cervignano del Friuli)

in caso di maltempo Auditorium della Casa della Musica, largo Galliano Bradaschia

 Ortoteatro presenta

 LA STREGA DELL’ACQUA E IL BAMBINO DI CICCIA

Le Storie Della Nonna Sulle Agane Del Friuli

Spettacolo di fiabe popolari narrate e cantate con musica dal vivo

Con Fabio Scaramucci e la musica dal vivo di Mario Scaramucci.

Testo e regia di Fabio Scaramucci

 

“Mia nonna d’estate mi portava in vacanza in montagna e io sognavo il mare. Allora quando il sole scottava, chiedevo alla nonna di fare un bel bagno al fiume, o nei bei torrenti che circondavano la nostra casa. Lei immancabilmente mi diceva allarmata: “No! Non farlo. Non sai che in quelle acque ci vivono le Agane?” “E chi sono le Agane?” chiedevo io. “Sono delle donne malvagie che vivono e comandano le acque. Guai ad avere a che fare con loro”. Così, grazie ai racconti della nonna sono diventato esperto di Agane, di streghe e di creature dei boschi!”

 

Maggiori informazioni sul sito del Comune di Cervignano del Friuli nella sezione News alla seguente pagina http://www.cervignanodelfriuli.net




Loving Pirandello: Festival d’attualità su Pirandello e il ‘900 – a Torino dal 10 al 28 luglio

La XIII edizione del Festival Nazionale Luigi Pirandello e del ‘900, il festival piemontese dedicato al Premio Nobel siciliano, creato e diretto dal regista Giulio Graglia, si apre quest’anno con una novità importante, ovvero la collaborazione con il Polo del ‘900, una delle realtà culturali più significative del nostro territorio. Oltre alle location tradizionali: Il Circolo dei Lettori, il Circolo della Stampa Sporting e Coazze, alcune delle rappresentazioni teatrali saranno localizzate dentro la struttura torinese che ha allestito nel cortile interno un nuovo spazio con circa 200 posti a sedere e un palcoscenico di grande impatto tecnico e scenografico. L’apertura alla città del cortile è stata resa possibile grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo, che è anche sostenitore del Festival. A questi luoghi si aggiunge il Parco della Tesoriera, grazie alla collaborazione con Simone Schinocca di Tadacà e Mercato Centrale Torino nuovo spazio cittadino che lega l’arte culinaria a quella dei grandi eventi culturali del territorio.

Oltre alle nuove collaborazioni, fra le novità di questa edizione si segnalano i temi trattati, legati in particolare al mondo femminile, con testi scritti e dedicati alle donne e a ricorrenze importanti, come i cinquant’anni dall’allunaggio, avvenuto nel 1969: una scoperta fondamentale per l’umanità che il Festival desidera legare alla letteratura pirandelliana.

L’edizione 2019 che si inaugura con la collaborazione con il Polo del ‘900 si apre ancora di più ai temi letterari, sociali e culturali del XX secolo ed è per questo che già nel nome appare Festival Nazionale Luigi Pirandello e del ‘900 – spiega Giulio Graglia, direttore artistico del Festival Pirandello – Tre i temi portanti: la figura della donna, la Luna, il ’69; viene dato ampio spazio a spettacoli realizzati e pensati da donne. Partendo dal Futurismo, si celebra il cinquantenario della Luna; senza dimenticare i 70 anni di Superga; per arrivare all’autunno caldo.

Fra i talenti presenti siamo orgogliosi di poter annunciare un artista molto amato e stimato ovvero Neri Marcorè che è la nostra punta di diamante. Insomma, l’offerta è ampia e soddisferà, almeno questa è la nostra speranza, il pubblico che ci segue, attraverso spettacoli, incontri, video, musica e prosa. Da Torino e dal Polo del ‘900 il Festival si diffonde in più location fino a raggiungere Coazze, dove tutto ebbe inizio nel 1901 con Luigi Pirandello.”

L’idea della creazione del Festival, avvenuta nel 2007 è legata proprio al soggiorno che Luigi Pirandello fece nel 1901 a Coazze, ospite della sorella Lina. Torino, con i suoi teatri Alfieri e Carignano ha giocato un ruolo fondamentale nella vita professionale del drammaturgo siciliano – nonostante il pubblico sabaudo e la critica non siano mai stati benevoli nei suoi confronti – ma ciò che ha particolarmente influenzato la creatività del Premio Nobel per la letteratura, furono gli abitanti e il paesaggio della Valsangone. Giulio Graglia: “E’ un festival piemontese il nostro – le mie origini sono tra Torino, Vercelli e le Langhe; e a Selvaggio, a qualche chilometro da Coazze, ci andavo in vacanza con i miei genitori – che però cerca i legami con la Sicilia, soprattutto con la città di Agrigento. Senza dimenticare l’universalità di Pirandello, nel mondo egli è amato, studiato e rappresentato – da San Paolo del Brasile a New York; da Parigi a Copenaghen – e anche con alcune delle loro compagnie siamo in collegamento.

Il Festival oltre al programma artistico, ospita il Premio Giovanni Graglia, nato nel 2005 e presieduto dalla scrittrice Sabrina Gonzatto.

Il premio quest’anno sarà assegnato in autunno alla giornalista Alessandra Comazzi e alla prof. Anna Maria Poggi.

Le dodici edizioni del Festival hanno ospitato compagnie e attori di eccellenza, ne ricordiamo alcuni: Corrado Tedeschi, Leo Gullotta, Vetrano e Randisi, Sebastiano Lo Monaco, Gipo Farassino, Carlo Simoni, Mario Brusa, Giovanni Moretti, Riccardo Forte, Il Teatro delle Dieci, Natalino Balasso, Giovanni Mongiano, Enrico Lo Verso, Mariella lo Giudice, Carlotta Micol De Palma, il Balletto Teatro Torino diretto da Viola Scaglione.


  • I LUOGHI DEL FESTIVAL

A TORINO

POLO DEL ‘900

CIRCOLO DELLA STAMPA/SPORTING

IL CIRCOLO DEI LETTORI

RAI

PARCO DELLA TESORIERA

Il MERCATO CENTRALE TORINO

A COAZZE

VILLA TOSCO/PREVER

SENTIERO E LUOGHI PIRANDELLIANI

  • LE COLLABORAZIONI

Il Festival si avvale di una stretta collaborazione con il Polo del ‘900, l’Associazione Tedacà, la Fondazione Piemonte dal Vivo, Il Circolo dei Lettori, il Circolo della Stampa, l’Ordine dei Giornalisti, la Rai, il Mercato Centrale Torino.




Ad Asti dal 20 al 30 giugno torna AstiTeatro

 

Ad Asti dal 20 al 30 giugno torna AstiTeatro, lo storico festival di teatro nazionale e internazionale, con la direzione artistica di Emiliano Bronzino, giunto alla quarantunesima edizione e organizzato dal Comune di Asti, nell’ambito del progetto di rete PATRIC, Polo Astigiano per il Teatro di Ricerca e di Innovazione Contemporaneo, il cui maggiore sostenitore è la Compagnia di San Paolo nell’ambito dell’edizione 2019 del bando Performing Arts, e grazie al prezioso sostegno di Regione Piemonte, Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, Fondazione CRT, MIBAC, Fondazione Piemonte dal Vivo e ASP.
AstiTeatro41, negli 10 giorni di festival in programma, più due giorni di anteprime, consolida la sua vocazione per la drammaturgia contemporanea, con 8 prime nazionali e numerose prime regionali, oltre a performance di attori e drammaturghi emergenti ed espressioni di artisti astigiani.

Tre le location principali, alle quali si aggiungono piazze e cortili come in una grande costellazione, che vengono svelate e aperte per poche occasioni all’anno, tra cui proprio AstiTeatro. Tre chiese sconsacrate del centro storico di Asti sono gli affascinanti spazi riconvertiti a sale teatrali. Lo Spazio Kor in piazza San Giuseppe, già Centro Giraudi e prima ancora Chiesa di San Giuseppe, è un’architettura barocca che dialoga con la creatività contemporanea, all’esterno con l’opera “Lens Flare” di Valsania e Poletti, e all’interno con “La Macchina delle Illusioni”, un piccolo museo interattivo, ideato dallo scenografo Francesco Fassone, primo e unico spazio in Italia dedicato alla scenotecnica. Il Diavolo Rosso di piazza San Martino dal 2000 è spazio multiculturale e ristorante dedicato al grande ciclista astigiano, Giovanni Gerbi, una volta chiesa di San Michele dall’architettura barocca. L’ex Chiesa del Gesù al Michelerio, in corso Alfieri 381, palazzo al quale era annesso l’antico monastero delle Clarisse, era un luogo di culto progettato a metà del XVI secolo da Vincenzo Seregno, lo stesso ingegnere della Fabbrica del Duomo di Milano, che ancora oggi costudisce al suo interno l’affresco “La Gloria del Paradiso” del noto pittore astigiano Gian Carlo Aliberti. Saranno luogo di spettacoli anche piazza San Secondo e lo storico Teatro Alfieri.

AstiTeatro è un festival vitale, con la vocazione di luogo di scambio e di ritrovo. Dal 2017 il direttore artistico del festival è Emiliano Bronzino, regista diplomato al Teatro Stabile di Torino, sotto la direzione artistica di Luca Ronconi, per il quale ha lavorato come suo assistente alla regia per anni. È regista per il Piccolo Teatro di Milano, direttore artistico dello Spazio Kor e ha collaborato a lungo con la Fondazione TPE e per l’INDA al Teatro Greco di Siracusa. Due le missioni che Bronzino ha deciso di affrontare nella direzione artistica di AstiTeatro: generare un bene al servizio della Città di Asti e del suo territorio, in collaborazione con il sindaco Maurizio Rasero e l’assessore alla Cultura Gianfranco Imerito, e consolidare l’identità del festival e il suo ruolo nel panorama nazionale.

Spiega Emiliano Bronzino: “Dopo i festeggiamenti dei quaranta anni di storia della scorsa edizione, quest’anno con coraggio vogliamo ripensare il ruolo di AstiTeatro nel panorama nazionale. Per questo abbiamo immaginato questa edizione  con un forte sguardo rivolto al futuro. Astiteatro 41 ha una programmazione ricca di prime e anteprime, una particolare attenzione alla creatività giovanile e una missione che si apre a collaborazioni produttive e programmatiche con diversi festival, le Colline, Kilowatt e Vignale. La riconoscibilità della nostra visione e  l’affermazione degli artisti e dei progetti che abbiamo supportato ci dimostra che siamo stati capaci di intercettare a aiutare la creatività delle nuove generazioni di artisti. Ma vogliamo anche che il Festival continui a essere un momento importante di incontro di cittadini, un luogo di aggregazione e di partecipazione, coinvolgendo direttamente nella sua attività il proprio pubblico, creando luoghi e momenti di incontro. La Città si trasforma durante i giorni del festival aprendosi al pubblico, vivendo delle persone che lo frequentano, diventando così un bene al servizio della comunità. Con questa voglia di pensare al futuro, al pubblico più giovane e alle nuove generazioni di artisti immaginiamo questa nuova edizione come la “quaranta+unesima”, un nuovo “numero uno” che non scorda la nostra storia ma che vuole iniziare a costruire le prossime quaranta edizioni”.

Aggiunge il dirigente Gianluigi Porro: “Il Teatro Alfieri, 3 chiese, 4 cortili, 2 piazze, 2 spettacoli in carcere, oltre 40 spettacoli in 10 giorni, dalla drammaturgia contemporanea  al teatro canzone, dal circo al teatro ragazzi, alle installazioni. Ancora una volta si ripete il rito di una Città che viene invasa dal Teatro.  Continuiamo, dopo i primi 40 anni, ad inseguire il sogno di “Asti Città Festival”, avvicinandoci, per approssimazioni successive, sempre più alla concretizzazione di questo progetto che nasce dalla configurazione stessa della nostra Città e dalla convinzione che la Cultura, e soprattutto il Teatro, possa essere il modo per “visitarla” facendoci catturare dalle sue magie, utilizzando spazi che sono lì, da sempre, pronti a farsi scoprire”.

 

AstiTeatro41 è organizzato dal Comune di Asti, nell’ambito del progetto di rete PATRIC, Polo Astigiano per il Teatro di Ricerca e di Innovazione Contemporaneo, il cui maggiore sostenitore è la Compagnia di San Paolo nell’ambito dell’edizione 2019 del bando Performing Arts grazie al prezioso sostegno di Regione Piemonte, Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, Fondazione CRT, MIBAC, Fondazione Piemonte dal Vivo e ASP.

Con questo festival, il progetto Patric è entrato a far parte di PERFORMING +, un progetto per il triennio 2018-2020 lanciato dalla Compagnia di San Paolo e dalla Fondazione Piemonte dal Vivo con la collaborazione dell’Osservatorio Culturale del Piemonte, che ha l’obiettivo di rafforzare le competenze della comunità di soggetti non profit operanti nello spettacolo dal vivo in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.

IL PROGRAMMA

Come anteprima del festival, sabato 15 giugno alle 18 i Narratempo condurranno il pubblico in un viaggio nelle vecchie osterie astigiane, che si concluderà alla Cascina del Racconto; domenica 16 giugno alle 18 allo Spazio Kor, all’interno del cartellone del festival “Babel – I 3 giorni del Diavolo”, andrà in scena “Overload”, spettacolo di Sotterraneo scritto da Daniele Villa e premiato con il Premio UBU 2018 e con il Premio Best of Be Festival di Birmingham, con Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Lorenza Guerrini, Daniele Pennati e Giulio Santolini. È un esperimento di ipertesto teatrale: a partire da un discorso centrale, i performer offrono continuamente dei collegamenti a contenuti nascosti che innescano possibili azioni e immagini. Il pubblico ha la facoltà di rifiutare i collegamenti e continuare a seguire il discorso, oppure di attivarli, allontanandosi dal centro dello spettacolo e perdendosi in un labirinto di distrazioni, attraverso una rincorsa continua al frammento che è molto simile alla nostra esperienza quotidiana.

 

Giovedì 20 giugno il festival si apre alle 19 allo Spazio Kor con l’anteprima de “La notte è dei fantasmi”, il nuovo progetto people-specific ideato e diretto dalla regista Eleonora Pippo (vincitrice nel 2010 con il Mulino di Amleto della prima edizione del Premio Scintille con “Come fu che in Italia scoppiò la rivoluzione ma nessuno se ne accorse” di Davide Carnevali) che ha per protagonista un gruppo di ragazze e ragazzi di Asti. Nel tempo record di sette giorni questa compagnia locale temporanea parteciperà alla creazione di una performance originale ispirata all’omonima sceneggiatura del fumettista Ratigher con contributi video curati da Pier Paolo Ceccarini. Una festa tra tredicenni, una serie di telecamere che riprende in diretta tutto quello che accade. Questa la situazione in cui si ficca Zurlo, uno spregiudicato studente delle medie che per guadagnare qualche soldo vende le riprese della festa a un servizio online di guardoni. La notte però è dei fantasmi: tre smidollati cani sciolti e un fantasma ‘vero’ irrompono alla festa portando terrore e tensione nel gruppo di ragazzini costringendoli a guardare in faccia la paura più profonda. Migliaia di utenti, nascosti dietro i loro schermi, spiano senza muovere un dito…

Alle 22 in piazza San Secondo “Romeo e Giulietta, l’amore è saltimbanco” di Stivalaccio Teatro, con Anna De Franceschi, Michele Mori e Marco Coppelli, che cura anche la regia. Una rilettura del classico shakespeariano irriverente e scanzonata che coinvolge il pubblico in un divertente mix di trame, dialetti, improvvisazioni, duelli e pantomime con una macchina comica che sa rendere contemporanea una tradizione senza tempo.

 

Il 21 e 22 giugno, nei principali cortili del centro storico, spazio alla decima edizione di Scintille, il concorso nazionale che mira ad individuare nuove proposte teatrali, promosso dal Teatro Alfieri di Asti, in collaborazione con Tieffe Teatro Milano e la Fondazione Piemonte dal Vivo. Otto le compagnie in gara, che verranno selezionate da una giuria di esperti e operatori del settore entro il 10 maggio tra le proposte che stanno arrivando da tutta Italia. Al vincitore un premio di produzione e la possibilità di far circuitare lo spettacolo. La scadenza per le candidature è prorogata al 29 aprile.

 

AstiTeatro41 entra nel vivo domenica 23 giugno: alle 17 allo Spazio Kor il sipario si alza su “Hans e Gret”, spettacolo della Fondazione TRG Onlus scritto e diretto da Emma Dante, con  Manuela Boncaldo, Salvatore Cannova, Clara De Rose, Nunzia Lo Prest e Lorenzo Randazzo. Emma Dante, autrice e regista palermitana tra i migliori talenti della scena contemporanea, con questa favola esplora il tema della famiglia e dell’abbandono attraverso una poetica di tensione e follia, nella quale non manca una punta di umorismo.

 

Alle 19 alla Chiesa del Gesù “Happy Hour” di Cristian Ceresoli con Silvia Gallerano e Stefano Cenci.  Dopo aver vinto numerosi premi, tra cui l’oscar del teatro europeo al Fringe Festival di Edimburgo, e registrato un grande successo di pubblico e critica in tutto il mondo con “La Merda”, Cristian Ceresoli presenta una sua nuova scrittura, lisergica e rock, dove Silvia Gallerano, già osannata interprete de “La Merda”, incarna la piccola Ado, una ragazzina affamata d’amore, mentre Stefano Cenci, interprete unico e potente, è suo fratello Kerfuffle. La regia è affidata alla sensibilità di Simon Boberg, regista danese di fama internazionale.

 

Alle 21 al Teatro Alfieri grande attesa per “Il sistema periodico”, con protagonista Luigi Lo Cascio (noto per le magistrali interpretazioni in film come “I cento passi” e “La meglio gioventù”), diretto da Valter Malosti, una produzione TPE dall’opera omonima di Primo Levi, testo a cura di Domenico Scarpa. Il sistema periodico è un punto dove si concentra tutta l’opera dello scrittore e tutta la sua biografia intellettuale. Le ventuno storie brevi che compongono il libro sono intitolate ciascuna a un elemento chimico, da Argon a Carbonio. È l’autobiografia di un chimico, o per meglio dire la storia di una passione e delle sue radici: fin dagli anni dell’università, fin da prima di Auschwitz, Levi ebbe il desiderio di raccontare la storia di un atomo di carbonio. Oggi, ascoltare uno dopo l’altro sulla scena quei ventuno racconti, ventuno giornate come in un decameron abbreviato, sarà una movimentata e sorprendente avventura.

 

Lunedì 24 giugno alle 20 allo Spazio Kor torna ad AstiTeatro Saverio La Ruina con “Masculo a Fìammina”, una produzione Scena Verticale, evento in collaborazione con l’associazione “La Città del Sole” di Asti. Un uomo semplice parla con la madre che non c’è più. Lui la va a trovare al cimitero. Si racconta a lei, le confida con pacatezza di essere omosessuale, “o masculu e fìammina cum’i chiamàvisi tu”,  l’esistenza intima che viveva e che vive. Per lui scatta un tipico confessarsi del sud, al riparo dagli imbarazzi, dai timori di preoccupare. Forse con un piccolo indicibile dispiacere di non aver trovato prima, a tu per tu, l’occasione di aprirsi, di cercare appoggio, delicatezza. E affiorano memorie e coscienze di momenti anche belli, nel figlio, a ripensare certi rapporti con uomini in grado di dare felicità, un benessere che però invariabilmente si rivelava effimero, perché le cose segrete nascondono mille complicazioni, destini non facili, rotture drammatiche.

 

Alla 22 al Diavolo Rosso spazio a “Schianto”, l’ultimo progetto di Oyes, Premio Hystrio Iceberg 2018 e tra le nuove compagnie di rilevanza nazionale under 35 riconosciuta del Ministero dei Beni Culturali. Ideato e diretto da Stefano Cordella, con Francesca Gemma, Dario Merlini, Umberto Terruso, Fabio Zulli.

Lo schianto è la condizione di partenza della nostra generazione. Ogni personaggio dovrà fare i conti con la propria spinta vitale in equilibrio precario tra speranza e disincanto. La storia è un pretesto per far esplodere i rapporti tra i personaggi ed esplorare l’abisso del desiderio contemporaneo. Una serie di incidenti reali e metaforici porterà i quattro protagonisti a condividere ansie, paure e quel che resta dei sogni nell’epoca della disillusione.

 

Martedì 25 giugno alle 20 allo Spazio Kor Claudia Castellucci e Chiara Guidi presentano in prima regionale “Il regno profondo – Perché sei qui?”, una produzione Societas. “Perché sei qui?” è la prima di molte domande che due ‘luogotenenti’ arroccate su un podio si scambiano. Presidiano un luogo su cui sono arroccate, simbolo di fermezza circa il compito di difendere la logica del loro ragionare. L’unico motore, su cui tutto ruota, è la generazione continua di domande insaziate da provvisorie risposte. Il carattere scettico e vedovile del dialogo rifluisce in un mare comico che lascia perplessi. La forma di teatro scelta per questo spettacolo recupera il dialogo didascalico classico, per la rappresentazione di un mondo privo di peso, dove ‘non succede niente’, come si suol dire. La metrica delle frasi serve a conferire velocità crescente alle domande, e la ricerca idiomatica para-dialettale inventata da Chiara Guidi fa abitare in ambienti domestici e ‘bassi’ la loro risonanza. Le asprezze vernacolari tingono di sangue le vette glaciali di un ragionamento sofisticato che ridiventa primitivo e sfacciato.

 

Alle 22 alla Chiesa del Gesù prima nazionale per “Sangue del mio sangue”, di Riccardo Spagnuloliberamente ispirato a “Io, Pierre Rivière, avendo sgozzato mia madre, mia sorella e mio fratello…” di Michel Foucault con Simone Benelli, Tommaso Bianco, Matteo Di Somma, Maurizio Sguotti regia di Maurizio Sguotti, una produzione Kronoteatro e con il sostegno di Armunia Centro di Residenze Artistiche Castiglioncello e di AstiTeatro.

Nel nord della Francia di inizio Ottocento, avviene un fatto di sangue che sconvolge l’opinione pubblica: Pierre Rivière, appena diciottenne, si macchia dell’omicidio a sangue freddo di sua madre, della sorella e del fratello di pochi anni allo scopo di “liberare il padre” dalle sofferenze della famiglia. Chi era, dunque, Pierre Rivière? Un contadino semianalfabeta, un folle, un assassino, un liberatore, un prodigio, un mostro? Attraverso il teatro, si cercherà di mettere alla luce gli aspetti contraddittori e stridenti della vicenda ancora comuni della nostra realtà: il limite tra il ruolo di vittima e quello di carnefice.

 

Mercoledì 26 giugno alle 20 allo Spazio Kor Babilonia Teatri presenta in prima regionale “Calcinculo”, spettacolo di e con Enrico Castellani e Valeria Raimondi candidato ai premi Ubu come miglior novità italiana/ricerca drammaturgia e come miglior progetto sonoro/musiche originali.

È uno spettacolo dove le parole prendono la forma della musica e la musica prende la forma delle parole. Musica e teatro si contaminano e dialogano in modo incessante e vertiginoso. Viviamo un tempo ossessivo che le parole e le immagini non riescono più a raccontare da sole, la musica arriva in soccorso come una medicina e o una miccia esplosiva. “Calcinculo” è uno spettacolo che vuole fotografare il nostro oggi. Le sue perversioni e le sue fughe da se stesso. La sua incapacità di immaginare un futuro, di sognarlo, di tendere verso un ideale, di credere.

 

Alle 22 al Diavolo Rosso Giuseppe Pambieri sarà il protagonista della prima nazionale di “Un Edipo”, scritto e diretto da Nicola Fano.

In un luogo senza spazio e senza tempo, ma nostro contemporaneo, Edipo, accompagnato dalla figlia Antigone, ormai cieco e deluso da sé e dalla vita, incontra il figlio di Tiresia. Il ragazzo non vorrebbe farsi riconoscere ma è il vecchio Edipo a riconoscerlo, malgrado la propria cecità, e dunque a “smascherarlo”. Come se l’esperienza di vita (con il suo accumulo di sconfitte) fosse sufficiente a penetrarne i segreti. E alla fine proprio contro questa pretesa onnipotenza del vecchio Edipo si scaglierà il figlio di Tiresia, accusando il vecchio re decaduto di aver costruito un mondo dal quale la vitalità è esclusa.

 

Giovedì 27 giugno si prosegue alle 20 allo Spazio Kor con Marta Cuscunà e “Il canto della caduta”. La guerra è parte incancellabile del destino dell’umanità? È realisticamente possibile il passaggio da un sistema di guerre incessanti e di ingiustizia sociale a un sistema mutuale e pacifico? Il canto della caduta pone punti interrogativi propri anche del nostro tempo: una risposta, possibile, sta forse fra le pieghe di un’antica storia ladina, il mito dei Fanes, un regno pacifico di donne, distrutto dall’inizio di un’epoca del dominio e della spada. Uno stormo di corvi animatronici e una piccola comunità di bambini-pupazzo superstiti, ispirati alla street art di Herakut, sono i nuovi compagni di scena della straordinaria Marta Cuscunà, in un nuovo viaggio di resistenza.

 

Alle 22 alla Chiesa del Gesù prima nazionale per “Piccola Patria”, uno spettacolo di Lucia Franchi e Luca Ricci, con Simone Faloppa, Gabriele Paolocà e Gioia Salvatori. Regia di Luca Ricci.

Un testo per tre attori, ambientato nel nostro presente, diviso in tre parti, cioè il giorno prima, il giorno stesso e il giorno successivo a un referendum locale dove si chiede agli abitanti di un luogo non specificamente identificato se vogliono staccarsi dall’Italia e proclamare di nuovo l’indipendenza della loro antica Repubblica. Ne emergono conflitti familiari e vari livelli di disgregamento, perché quando si rompe qualcosa, altri cocci si vengono a creare incidentalmente, e ogni lacerazione ne porta altre, anche nei rapporti tra le persone o interni alle persone stesse.

 

Venerdì 28 giugno alle 19 allo Spazio Kor va in scena in prima regionale “L’ombra della sera” di Alessandro Serra con Chiara Michelini, una produzione Teatro di Sardegna / Compagnia Teatropersona.

Lo spettacolo si ispira alla vita e all’opera di Alberto Giacometti il cui universo viene evocato con un racconto silenzioso ed essenziale, fatto di immagini e movimento. Un movimento che non corrisponde mai al puro spostamento, ma piuttosto a una qualità più profonda e intima. La struttura drammaturgica si compone a partire dalle opere dell’artista: forme precise da cui estrarre possibili qualità di movimento e corrispettivi frammenti di umanità da evocare. Il racconto si sviluppa attraverso un punto di vista femminile ispirato alle tre donne della sua vita: la madre Annetta, la moglie Annette e la prostituta Caroline. Sarà un ritratto dal vivo.

 

Alle 20,30 alla Chiesa del Gesù prima nazionale per “Le confessioni di Monica a Sant’Agostino”, uno spettacolo di Lorena Senestro, prodotto dalla Caduta, tratto da “Le Confessioni” di Sant’Agostino. Loredana Senestro dà voce alla madre di Agostino, Santa Monica, figura dibattuta e contraddittoria, che rivolge le sue confessioni al figlio invece che a Dio. La vita che narra è quella di una madre, apprensiva e severa, completamente dedita alla conversione del figlio primogenito al Cristianesimo. Un traguardo raggiunto faticosamente che le è valso la santificazione. Un figlio adorato più di Dio, un dialogo vivo, illuminato, che conduce gli spettatori ad una riflessione sui limiti e sulle speranze dell’esistenza.

 

Alle 22 alla Casa del Teatro 3 – L’Arcoscenico prima nazionale de “L’uomo più crudele del mondo”, scritto e diretto da Davide Sacco, con Mauro Lamanna e Gianmarco Saurino, prodotto da Teatro Bellini di Napoli e Teatro Vascello.

Una stanza spoglia, in un capannone abbandonato. I rumori della fabbrica fuori e il silenzio totale all’interno. Paul Veres è seduto alla sua scrivania, è l’uomo più cattivo del mondo, o almeno questa è la considerazione che la gente ha di lui. Proprietario della più importante azienda di armi d’Europa, ha fama di uomo schivo e riservato. Davanti a lui un giovane giornalista di una testata locale è stato scelto per intervistarlo, ma la chiacchierata prende subito una strana piega.

“Lei crede ancora che si possa andare avanti dopo questa notte… lei crede che questa vita domani mattina sarà la stessa che viveva prima?” dirà Veres al giornalista. In un susseguirsi di serrati dialoghi emergeranno le personalità dei due personaggi e il loro passato, fino a un finale che ribalterà ogni prospettiva.

 

Sabato 29 giugno alle 18 in Sala Pastrone “Emigranti” di Slawomir Mrozek, spettacolo con Besmir Haliti ed Endri Ahmetaj, diretto da Emiliano Palali e prodotto dall’associazione Dora e Pajtimit. È la storia di due profugi che si ritrovano vivere in un sottoscala in una capitale europea, affrontando drammi personali e cercando di fuggire da questa realtà. Dalle loro diversità nascono incontri e scontri.

Evento realizzato in collaborazione con la Fondazione Giovanni Goria.

 

Alle 20 il festival torna al Teatro Alfieri per Alessandro Bergonzoni con “Trascendi e Sali”, del quale è autore del testo, oltre che regista insieme a Riccardo Rodolfi. Bergonzoni è diventato un “sistema artistico” complesso che produce e realizza le sue idee in svariate discipline per, alla fine, metabolizzare tutto e ripartire da un’altra parte facendo tesoro dell’esperienza acquisita. E tutto questo ad un autore che non ha rinunciato alla sua matrice comica, mai satirica, aggiunge un ulteriore, ovvia, complessità per il suo quindicesimo debutto teatrale. “Trascendi e sali” arriva infatti dopo “Urge” e “Nessi” spettacoli che hanno inciso profondamente Bergonzoni, in tutti i sensi, aprendogli artisticamente e socialmente strade sempre più intricate e necessarie. Uno spettacolo dove il disvelamento segue e anticipa la sparizione, dove la comicità non segue obbligatoriamente un ritmo costante e dove a volte le radici artistiche vengono mostrate per essere subito sotterrate di nuovo.

 

Alle 22 la Chiesa del Gesù ospita un’altra prima nazionale, prodotta dalla Corte Ospitale, “Molière e Madelaine”, scritto e diretto da Roberto Cavosi, con Patrizia Milani, Marco Spiga e Antonio Carnevale.

È il racconto di una delle più famose coppie di teatranti, Molière e Medeleine Bejart, sul palcoscenico del teatro dove Molière stava rappresentando Il Malato Immaginario. La notte in cui renderà l’anima a Dio, per quanto Dio avesse realmente voglia d’accoglierla.

Egli è infatti in collera con il nostro Creatore e con l’umanità intera: una collera così sorda da provocargli i mali più impensati, da farlo sentire ormai un osso completamente spolpato, da diventare lui stesso un malato immaginario. Ma c’è una ragione più profonda: egli infatti non sa se la sua attuale sposa, la giovane figlia della Bejart, sia sua figlia. Madeleine, in quella strana notte, è con lui, ma non vuole sciogliere l’enigma. Lo scontro tra i due ex amanti diventa così cocente e lacerante, ma anche e soprattutto rivelatore di un grande amore, di un amore carnale e intellettuale al tempo stesso, un amore capace di legarli per sempre.

 

Il festival si chiude domenica 30 giugno: alle 17 (con replica alle 21) in Sala Gianni Basso (ex ridotto Teatro Alfieri) va in scena in prima regionale “Scavi”, un progetto di Daria Deflorian e Antonio Taglierini scritto ed interpretato da Francesco Alberici, Daria Deflorian e Antonio Taglierini, una coproduzione A.D. e Festival di Santarcangelo.

Si tratta di un progetto collaterale allo spettacolo “Quasi niente” dedicato al film di Michelangelo Antonioni “Il deserto rosso”, una performance per un numero limitato di spettatori, che vuole essere la restituzione pubblica delle “scoperte” della compagnia nella fase di indagine del lavoro, gli “scavi” appunto, che hanno portato alla luce il diario di uno degli assistenti alla regia, le fotografie di scene girate non montate, e i primi pensieri di Antonioni scritti a penna quando l’idea era vaghissima.

 

Alle 19 lo Spazio Kor ospita il debutto di “Sempreverde”, da “Trilogia dei legami” di Caroline Baglioni e Michelangelo Bellani, con Caroline Baglioni e Christian La Rosa.

Il terzo elemento della Trilogia dei legami affronta quello che forse è il più complesso e affascinante tra i rapporti di sangue, ovvero quello tra Sorella e Fratello. Le vicende interiori dei protagonisti sono emblema di un’epoca, quella contemporanea, e assumono un valore generazionale, i personaggi infatti incarnano sentimenti diffusi e contraddizioni del nostro tempo.

 

Chiude il festival alle 21 alla Chiesa del Gesù in prima regionale “Io sono. Solo. Amleto”, spettacolo  scritto e interpretato da Marco Cacciola. Come si fa a “uccidere un padre che è già morto”? Che di vendicarlo proprio non si ha voglia… Bisogna davvero “ereditarne il nome” e seguirne i passi sulla terra? O meglio risolversi a lasciarlo riposare sotto quella terra e seguire i propri passi, rischiando pure di sparire? Da queste e da altre domande ancora, l’interprete di Amleto parte per indagare i propri confini. E così, in questo non-luogo, misterioso e di passaggio, sono destinati a sprofondare alcuni personaggi dell’Amleto, ognuno portatore di un tema e di una rinnovata visione sulla vita e sulla morte, ognuno interpretato dallo stesso uomo, Solo. Il progetto parte dal testo shakespeariano per attraversare i dubbi che fondano il nostro tempo.

 

Al cartellone del festival si affiancano numerose iniziative, a partire da AstiTeatro per la Città, sezione dedicata alle proposte teatrali locali che animerà il cortile della Cascina del Racconto dal 23 al 30 giugno.

Il 24 giugno alle 18 al Teatro Alfieri andrà in scena “La Straviata”, a cura dell’associazione L’Altro Verso. Dal 26 al 30 giugno a Palazzo Ottolenghi si potrà scoprire “Il viaggio fragile al Mago Povero” a cura di Antonio Catalano.

Torna anche il consueto appuntamento conBurattinarte, rassegna internazionale del teatro di figura, che farà tappa ad AstiTeatro giovedì 27 giugno.

AstiTeatro farà un’incursione alla Casa di Reclusione di Quarto d’Asti il 28 e 29 giugno con lo spettacolo“Lisistrata nei quartieri spagnoli” di Mimmo Sorrentino, interpretato da tredici detenuti.

 

Grande novità: in piazza San Giuseppe, dal 18 al 25 giugno, arriva il tendone di MagdaClan, compagnia di circo contemporaneo al suo ottavo anno di tournée formata da venti elementi, tra acrobati, musicisti e tecnici sotto i 35 anni. MagdaClan unisce all’immaginario tradizionale del circo e della vita itinerante, l’innovazione di un linguaggio contemporaneo, poetico, ironico e multiforme non riconducibile a qualsivoglia grammatica o formula classica, mai superficiale, fatto di una poetica surreale e disequilibri fragili. Oggi MagdaClan Circo è una delle più affermate compagnie italiane di circo contemporaneo ed è riconosciuta dal MiBAC, Ministero dei Beni culturali, organizzando nel Monferrato “Fantasy – festival di circo contemporaneo del Monferrato” e “Mon Circo”, rassegna di circo contemporaneo di Montiglio Monferrato.

All’interno del tendone dal 14 al 16 giugno alle 21,30 la compagnia Zenhir presenterà “Ah, com’è bello l’uomo, mentre dal 18 al 25 giugno, sempre alle 21,30, MagdaClan Circo sarà protagonista di “Emisfero”.

 

Infine, come di consueto durante il festival resterà aperta l’osteria del Gat Rustì in via Bonzanigo per gustare piatti della tradizione.

 

Biglietti:

10 euro intero

7 euro ridotto abbonati stagione Teatro Alfieri e over 65

5 euro ridotto studenti under 25 abbonati Festival delle Colline

MagdaClan Circo: 15 euro (ridotto 12 euro, 8 euro bambini under 12)

 

Abbonamenti:

Abbonamento a 21 spettacoli: 100 euro; abbonamento a 10 spettacoli: 50 euro

Speciale abbonamento a 5 spettacoli riservato a ragazzi under25: 20 euro

È disponibile la card “AstiTeatro under18”, riservata ai giovani sotto i 18 anni, che dà diritto a 5 ingressi gratuiti.

 

Ingresso libero per anteprime 15-16 giugno e Scintille 21-22 giugno.

 

Per informazioni e prenotazioni: Biglietteria Teatro Alfieri (Asti) 0141.399057-399040

www.astiteatro.it/  www.comune.asti.it




Al Teatro Alla Scala Die tote Stadt è più viva che mai

Mentre Paul contempla la processione dei bambini con una partecipazione che sfiora il fanatismo, Marietta gli si inginocchia davanti, spalle al pubblico, e inizia ad ancheggiare delicatamente per traviare la sua devozione. Niente di che, qualche oscillazione del capo che scende come un’onda lungo la schiena. Non si vede il suo viso, è praticamente ferma, tace, eppure le si cade ai piedi. Ecco, Asmik Grigorian è questa cosa qui: un’artista totale. Canta – e come canta! La sua voce elastica come una fionda sale e scende senza colpo ferire, anzi, in realtà qualche spallata negli estremi acuti la soffre, ma farci caso è una perversione da feticisti – danza e soprattutto recita. Ma non recita come una cantante che recita, semplicemente è. Sta nel personaggio, ci entra dentro con con ogni gesto, alzata di sopracciglio, sguardo. Appare sulla scena e tutto il resto diventa contorno. È lei insomma la prima ragione per comprare il biglietto di uno spettacolo che poi ha anche tanto altro da offrire.

Klaus Florian Vogt ad esempio regge il confronto (e la micidiale scrittura della parte) senza soffrire troppo. È un po’ impalato, è vero, ma in fondo lo è il personaggio stesso, mummificato nel ricordo di un passato che non vuole più né tornare, né andarsene. La voce è sempre avvolta da un alone diafano, almeno nel timbro, ma d’altro canto questa sua chiarezza le consente una duttilità dinamica molto spinta, fino a certi suoni in odore di falsetto.

Che poi in realtà il protagonista sarebbe lui, Paul, il vedovo che trasforma casa in un santuario alla memoria della venerata moglie almeno finché non ci piomba dentro una ballerina giovane e bella che assomiglia alla defunta in modo più che sospetto. Quel che succede davvero, tra illusioni, fantasmi, finzione (Vick lascia una porta aperta in questa direzione), proiezioni ed elucubrazioni della mente nella città (morta) non lo capisce nessuno, nemmeno lo stesso Paul, che però riesce in qualche modo a elaborare il lutto e a salvare se stesso.

Markus Werba completa con onore il tris d’assi: è bello, tiene il palco con consumato mestiere e sa cantare, in sintesi è un Frank ideale. Certo lo spessore vocale non è dominante, ma poco importa, anche il Lied di Pierrot, tutto chiaroscuri, gli riesce splendidamente.

Le parti di fianco girano tutte a meraviglia nell’andirivieni di realtà vera e presunta immaginato da Graham Vick. La sua Bruges, più che una città morta, è una stanza spoglia in cui si rincorrono immagini evocate indirettamente, o come rivissuto, o come proiezioni tecnologiche. C’è un mondo al di fuori, caotico, colorato, ostile, un po’ promiscuo e molto, molto fracassone. A tratti questo Paul pare uno zio del Sir Morosus della Donna silenziosa, stritolato dall’invadenza e dal chiasso di una realtà che non vuole restarsene fuori dalle porte di casa. D’altronde se qui Korngold pensa a Strauss, ed è evidente, perché non supporre che anche Strauss più in là si sia ricordato di Korngold?

Inoltre Vick è un regista vero, di quelli che sanno far recitare anche i sassi (o i tenori): con la Grigorian ha gioco facile, ma se la cava ottimamente anche con tutti gli altri. Basti vedere come sviluppa l’orgia da retropalco che monta nel second’atto.

Chi tiene in piedi tutto il macchinario psico-dramma-meta-teatrale è Alan Gilbert, il quale è innanzitutto il genere di direttore che non si perde una nota: ha un gesto chiaro, controllo assoluto di palco e orchestra e, come si evince dalla qualità dell’esecuzione, è anche un signor concertatore. Certo è un direttore più analitico e razionale che “emotivo”, quindi a momenti fa prevalere il buonsenso sul rischio, o comunque osa meno di quanto potrebbe permettersi. Ci sono alcuni passaggi di stallo in cui si pensa “Dai, perché non stringi un po’ qui? Perché non azzardi qualche sciabolata più tagliente?”. Però il suono è splendido, gli equilibri buca/palco paiono equalizzati al computer e la narrazione è squadratissima. Quel colore di velluto scuro che pesca sul finale, quando Paul riprende il tema della canzone in un falsetto evanescente prima di uscire dalla sua personalissima recita nel colpo di teatro finale escogitato da Vick – che non vi svelo, così andate a guardarvelo dal vivo – è suono che si fa teatro: abbandono, malinconia, sostanza.

Spettacolo da non perdere. Il pubblico se ne rende conto e applaude più che può.

Bel-lis-si-mo!

Ultime repliche il 10, 14 e 17 giugno.

Paolo Locatelli
paolo.locatelli@ildiscorso.it
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Napoli Teatro Festival “Terra ‘e nisciuno” 13 giugno ore 19.00  GALLERIA TOLEDO

TESTO ROBERTO DEL GAUDIO
CON CIRO PELLEGRINO
E CON LE RAGAZZE DELL’I.P.M. DI NISIDA E MANUELA ALBANO (VIOLONCELLO) SCENOGRAFIA FEDERICA LABATTAGLIA
COSTUMI MARINA MANGO
ASSISTENTE COSTUMISTA DARIA BONAVITA
PROGETTO IMMAGINI CIRO PELLEGRINO
PARTITURA GESTUALE OLIMPIA PANARIELLO
ASSISTENTE ALLA REGIA TULLIO GATTO
AIUTO REGIA ELENA PELLECCHIA
REGIA CIRO PELLEGRINO
PRODUZIONE ASS. CULTURALE SCECUFE

13 giugno 2019 ore 19.00  durata 1 ora Napoli  Galleria Toledo

Terra ‘e nisciuno nasce da un percorso laboratoriale tenuto con un gruppo di ragazze presso l’I.P.Femminile minorile  di Nisida. Il teatro come linguaggio universale, rappresenta un modo ideale per poter esprimere la propria esistenza in maniera poetica, lontano dalla devianza e dentro l’essenza delle giovani donne coinvolte. Due partiture: una narrativa, legata al testo di Roberto Del Gaudio; l’altra gestuale, ispirata all’opera di Pina Bausch.
«L’idea della Terra — racconta l’autore —, l’idea del viaggio, la Mater, intesa quale Dea Madre, progenitrice, Proserpina e Maria; e poi le due nature del Tempo: quello che scorre e quello che è eterno. E infine la natura umana, che con questi elementi da sempre cerca di fare i conti, come un eterno femminino che il tempo cronologico, Kronos, ha trasformato in Peccato, in colpa. Sette Peccati, sette Madonne, sette Sibille, sette giorni e sette note. Una favola sognante al femminile per sette viaggi mancati e compiuti. Per la Terra che manca sotto i piedi, per questa epoca di transizione, di trasformazione, di dolore e di riscatto».
Tra parola e teatro danza, Terra ‘e nisciuno vuole essere anche un omaggio a Pina Bausch e si ispira alle parole e all’azione della grande coreografa e ballerina tedesca, perché: «Certe cose si possono dire con le parole, altre con i movimenti. Ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che cosa fare… Si deve trovare un linguaggio, con parole, immagini, atmosfere, che faccia intuire qualcosa che esiste in noi da sempre».

— dal corrispondente Anita Laudando




DOMANI 6 giugno ALLE ORE 18 INAUGURAZIONE ESPOSIZIONE COSTUMI DI SCENA AL TEATRO NUOVO

Ha cucito per oltre quarant’anni i preziosi tutù e i costumi indossati da generazioni di bambine udinesi per i saggi di danza, intrecciando nastri, lustrini e paillettes: nel corso della sua lunga vita la Signora Maria Canciani, classe 1922, ha realizzato tanti piccoli coloratissimi e speciali capolavori di sartoria che hanno segnato un’epoca. Le sue mani sapienti ne hanno confezionati oltre 400 all’anno: tutti preziosi capi unici di finissima fattura che hanno accompagnato i sogni di centinaia di allieve delle scuole di danza cittadine.

Settanta di questi capolavori, gentilmente messi a disposizione da tante affezionate clienti e poi raccolti e rimessi a nuovo dalla figlia della signora Maria, Elisabetta, saranno visibili nel foyer del Giovanni da Udine da giovedì 6 giugno (inaugurazione ore 18.00), in occasione dei saggi di danza ospitati nel teatro cittadino durante il mese di giugno.