LO SPETTACOLO MAGAZZINO 18 DI SIMONE CRISTICCHI FINALMENTE A UDINE PER DUE REPLICHE

LUNEDÌ 7 APRILE – Sold out

MARTEDÌ 8 APRILE

Inizio spettacoli ore 21.00

Non accenna a fermarsi il successo di “MAGAZZINO 18”, lo spettacolo di e con Simone Cristicchi  per la regia di Antonio Calenda, che, dopo la straripante partenza da Trieste, la conquista di Roma e dei teatri più importanti d’Italia e la trasmissione su Rai Uno nel Giorno del Ricordo con oltre un milione di telespettatori, si appresta ad arrivare al Teatro Nuovo Giovanni da Udine per due repliche. Visto il sold out anticipato della serata in programma lunedì 7 aprile, si replica a grande richiesta il giorno dopo, martedì 8 aprile, con lo spettacolo di maggior successo della stagione, capace di far riflettere e discutere allo stesso tempo, nello struggente racconto di una delle pagine più drammatiche della storia d’Italia,  quella dell’esodo degli italiani in Istria e Dalmazia. Sempre martedì 8 aprile, alle 10.30 del mattino, l’artista terrà uno speciale spettacolo-incontro dedicato agli alunni delle scuole.cristicchi_70x100_b_low

Le date udinesi di Magazzino 18, prodotto da Promo Music e Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, vede l’organizzazione del Teatro Nuovo Giovanni da Udine e Azalea Promotion, in collaborazione con il Comune di Udine. I biglietti per la replica dell’8 aprile sono in vendita nei punti autorizzati Azalea Promotion e lo saranno anche alle biglietterie del Teatro Nuovo Giovanni da Udine.

Al Porto Vecchio di Trieste c’è un “luogo della memoria” particolarmente toccante. Racconta di una pagina dolorosissima della storia d’Italia, di una vicenda complessa e mai abbastanza conosciuta del nostro Novecento. Ed è ancor più straziante perché affida questa “memoria” non a un imponente monumento o a una documentazione impressionante, ma a tante piccole, umili testimonianze che appartengono alla quotidianità. Una sedia, accatastata assieme a molte altre, porta un nome, una sigla, un numero e la scritta “Servizio Esodo”. Simone Cristicchi è rimasto colpito da questa pagina della nostra storia scarsamente frequentata ed ha deciso di ripercorrerla in un testo che prende il titolo proprio da quel luogo nel Porto Vecchio di Trieste, dove gli esuli lasciavano le loro proprietà, in attesa di poterne in futuro rientrare in possesso: il Magazzino 18. Coadiuvato nella scrittura da Jan Bernas, Cristicchi partirà proprio da quegli oggetti privati, ancora conservati al Porto di Trieste, per riportare alla luce ogni vita che vi si nasconde. Lo spettacolo sarà punteggiato da canzoni e musiche inediti di Cristicchi, eseguite dal vivo dall’orchestra I Sinfonici del Friuli Venezia Giulia, diretta dal maestro Valter Sivilotti e vedrà la partecipazione del coro di bambini “StarTs Lab”.  

Fra i prossimi appuntamenti al Teatro Nuovo Giovanni da Udine ricordiamo i concerti del pianiosta e compositore Remo Anzovino (11 aprile), del bluesman Johnny Winter ( 20 maggio), lo spettacolo del comico Pintus (14 e 15 maggio) e lo show del giornalista e scrittore Marco Travaglio (13 aprile).  

 

 




Giuseppe Giacobazzi “Un po’ di me”

Giovedì 4 aprile 2014
Teatro “Giovanni da Udine”

Secondo voi quanta voglia c ‘è di divertirsi, lasciarsi andare alle risate, rilassarsi, liberarsi dallo stress quotidiano?? Quanta? Credetemi, molta di più di quella che voi immaginate perché ieri sera al teatrone c’era il super-pieno.
Diamo per scontato che Giacobazzi è conosciutissimo grazie ai successi televisivi di Zelig, diamogli pure il bonus “simpatia a prescindere” per la parlata romagnola che conquista sempre, ma sul palco dal vivo si è proprio accaparrato tutto il pubblico, uno per uno. Grande feeling subito perché lui ha questo speciale modo di catturare l’attenzione con il suo fare molto diretto e molto semplice, non crea la barriera di chi dal palco vuole spiegare o insegnare qualcosa a tutti i costi. Pesca le storie dal suo quotidiano ma che può essere benissimo anche quello stesso di tutti. E lo spettacolo “Un pò di me” è proprio il suo album di foto dall’infanzia ai suoi attuali 51 anni, senza però la retorica di chi fa il nostalgico o i paragoni coi soliti e patetici “bei vecchi tempi”. Ci ha fatto ridere di tutto perché ha saputo trovare il lato ridicolo anche nei momenti di vita più seri, quasi tragici, evitando sempre di cadere nello scontato o nel cattivo gusto di chi ride malamente delle disgrazie proprie o altrui.
Si è messo a nudo conquistandoci con le iniziali battute frizzanti che ci hanno reso poi ancor più disponibili ad ascoltarlo anche quando si è aperto sui suoi momenti personali di sofferenza o di introspezione.
Sul palco nudo e crudo, dove gli unici elementi di contrasto erano quattro parallelepipedi di colore luminoso e variabile, spiccava la camicia bianca di Giacobazzi che secondo me è stata anche una chiave di lettura del personaggio-uomo-attore. Un qualche stilista ha detto che con una camicia bianca puoi presentarti ovunque e questo per me ci dà la cifra della persona che c’era in scena: uno che sta lì candido, pulito da sovrastrutture, semplice nel modo di esporsi agli altri ma con un grande rispetto per quel pubblico gli sta davanti e che, come ci ha ricordato lui stesso ringraziando, gli permette con la presenza numerosa in sala , di fare da dieci anni quello che più gli piace, divertendosi e divertendo.
Grazie per la serata caro Giacobazzi perché ci hai ricordato che un pò di ottimismo e autoironia dà sempre una marcia in più e che concludendo lo spettacolo con una bella canzone di Renato Zero (“Il cielo”) ci hai dato non solo “Un pò di me”, ma direi tanto, tanto, tantissimo di te.

Pensateci e pensatemi Al. Ga.




8 e 9 aprile TEATRO MIELA : La semplicità ingannata di e con Marta Cuscunà

Lo studio del saggio storico Lo spazio del silenzio di Giovanna Paolin e delle testimonianze della monaca Arcangela Tarabotti (1604-1652), hanno rappresentato per Marta Cuscunà – versatile artista corregionale il punto di partenza per proseguire nel progetto sulle Resistenze femminili in Italia. Progetto che ha avuto una fase iniziale in È bello vivere liberi e prosegue con La semplicità ingannata, uno spettacolo che armonizza temi acutamente sviscerati e umorismo, teatro dattore di grande energia e tecniche di figura. La recitazione di Marta Cuscunà è infatti totalee coinvolgente e sul piano della tecnica sorprendente per la pulizia e la velocità dei passaggi fra ruoli diversi, e dalla funzione di attrice a quella di animatrice. La accompagnano infatti in scena soltanto alcune pupazzemosse da lei stessa. Il suo racconto evoca il passato per farci riflettere sul presente: parte quindi dal Cinquecento e ci indica come la nascita di una figlia femmina fosse allora sinonimo di perdita economica (la dote). Per rimediare a esborsi eccessivi si ricorse alla monacazione forzata delle fanciulle.OLYMPUS DIGITAL CAMERA Al convento Santa Chiara di Udine accadde allora qualcosa di unico e coraggioso: le clarisse resero il loro convento unalternativa, uno spazio di contestazione, di libertà di pensiero, con un fervore culturale impensabile per luniverso femminile dellepoca, un universo escluso dalla sfera politica, sociale e da ogni decisione esistenziale…In un periodo in cui la figura femminile è molto controversa, c’è bisogno di conoscere tali resistenze: come dice lattrice, per avere la possibilità di farsi coroe cambiare il destino collettivo di generazioni di donne.

Marta Cuscunà fa parte del progetto Fies Factory. Sergio Staino ha scelto La semplicità ingannata per inaugurare la mostra Sacrosante Risate a Firenze! la mostra di vignette di satira religiosa che schiera il meglio degli artisti italiani: Staino, Altan, Vauro, Bucchi, Ellekappa, Makkox, solo per citarne alcuni, curata dall’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti.OLYMPUS DIGITAL CAMERAMartedì 8 aprile al termine dello spettacolo, sempre al Teatro miela, si terrà un incontro con Marta Cuscunà e la professoressa Giovanna Paolin autrice del libro Lo spazio del silenzio. Monacazioni forzate, clausura e proposte di vita religiosa femminile nelletà moderna che ha ispirato lo spettacolo stesso. Lintento dellincontro è di offrire al pubblico la possibilità di mettere a confronto le verità storiche (molte) e le licenze poetiche (poche) presenti nel testo teatrale. La semplicità ingannata va in scena in abbonamento per il cartellone altripercorsi del Teatro Stabile regionale, l8 e il 9 aprile al Teatro Miela, con inizio alle ore 21. È lultimo appuntamento con la stagione altripercorsi del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, al Teatro Miela, frutto della sinergia che ha legato le due istituzioni teatrali nel corso della stagione 2013-2014.

La semplicità ingannata di e con Marta Cuscunà è una co-produzione Centrale Fies e Operaestate Festival Veneto.

Biglietti ancora disponibili presso i punti vendita e i circuiti consueti dello Stabile regionale e sul sito del teatro www.ilrossetti.it. 




Elegy for Young Lovers al Teatro Malibran

Recensione – In realtà nell’elegia per (due) giovani amanti di Wystan Hugh Auden e Chester Kallman di amore ce n’è ben poco. L’amore è un pretesto, un escamotage narrativo del poeta, un esperimento atto a servire l’ispirazione letteraria di Gregor Mittenhofer. Costui è un personaggio ambiguo, un venerabile maestro della poesia, viziato e capriccioso, in debito di creatività, che sacrifica al proprio ego le vite di chi gli sta accanto, quasi parassitandone i sentimenti. Prima si serve delle visioni di Hilda Mack, una vecchia pazza che da quarant’anni attende il suo innamorato disperso tra i ghiacci, poi dei giovani Elisabeth e Toni, che egli stesso spingerà verso una morte che gli servirà da tema per la propria elegia.
Il tutto narrato dalla musica di Hans Werner Henze, geniale senz’altro, soprattutto negli impasti timbrici, caratterizzata da uno stile polisintattico che sintetizza le istanze dell’avanguardia (stiamo parlando della seconda metà del XX secolo) con un linguaggio più convenzionale e retroguardista.
Elegy for young lovers arriva al Teatro Malibran di Venezia in un allestimento interamente firmato da Pier Luigi Pizzi che piace ma non travolge. La scena fissa per l’intera durata dell’opera è l’albergo-prigione in cui sono costretti i protagonisti della vicenda, vittime designate dell’ego inappagabile del poeta. Tutto è molto curato, dalla recitazione alle luci, tuttavia, complice il linguaggio affatto peculiare della musica di Henze, riesce difficile scansare un senso di rigidità della narrazione, in larga parte imputabile al gusto leggermente sorpassato dello spettacolo. L’algida astrattezza delle scene, certe ingenuità della regia, l’immobilismo eccessivamente protratto di parecchi passaggi, finivano per lasciare un senso di incompiutezza nella realizzazione dell’opera, quasi la ricerca estetica e, per così dire, intellettuale, avesse spesso prevalenza sul teatro.
Viceversa l’esecuzione musicale convinceva pienamente. Merito innanzitutto della direzione nitida e attenta di Jonathan Webb, cui può essere rimproverata solamente un’eccessiva cautela nella gestione ritmica. Impeccabile la prova dell’orchestra del Teatro La Fenice.
Protagonista era il basso Giuseppe Altomare, Gregor Mittenhofer di buon volume e autorevole presenza scenica. Gladys Rossi era un’eccellente Hilda Mack per intensità attoriale e qualità musicale. Ottima Zuzana Marková, Elizabeth Zimmer di bella voce e figura. A dispetto di uno strumento non più freschissimo Roberto Abbondanza disegnava un Dr. Wilhelm Reischmann assolutamente convincente. Positiva la prova del tenore John Bellemer nei panni di Toni Reischmann mentre Olga Zhuravel, Carolina von Kirchstetten, lasciava alcune riserve in ragione di una vocalità spesso in debito di volume.

Paolo Locatelli
paolo.locatelli@ildiscorso.it
© Riproduzione riservata




UNA NUOVA PROPOSTA DI TEATRO CONTATTO: M.E.D.E.A. Big Oil Teatro Palamostre – Udine 12 aprile 2014

Per il fine stagione si scatena sulla scena di Contatto l’energia contagiosa e civile del Collettivo InternoEnki, la compagnia vincitrice del Premio Ustica 2013 con il suo M.E.D.E.A. Big Oil, una vibrante denuncia sul devastante dominio monopolistico delle multinazionali del petrolio in Basilicata. Il Collettivo è composto da ragazzi e ragazze che lavorano coraggiosamente e incessantemente alla costituzione di un teatro dissacrante e politico, civile e di ricerca, alla riscoperta di un linguaggio in grado di comunicare l’oggi e di trasformare la scena in uno strumento d’arte e controinformazione.
M.E.D.E.A. Big Oil è una rielaborazione piuttosto anticonvenzionale ma attuale del mito di Medea: siamo nella Basilicata di oggi sventrata dalle trivellazioni. L’eroina barbara diventa allora una donna lucana disattesa nelle promesse e tradita da Big Oil-Giasone, ruolo simbolico affidato a una compagnia petrolifera, sullo sfondo del dissesto ambientale della Val d’Agri. La promessa d’amore dello straniero in questo caso coincide con la crescita economica e di progresso di un paese che regala ricchezza in cambio di povertà, mentre Medea è metafora di una chiusura mentale che la fa vittima e carnefice insieme. A riverberare la sua stoltezza, il mormorio animalesco di un popolo-branco, un Coro che è evocazione di un’umanità divisa fra miseri e potenti. 821_6641_foto
Il tragico che vogliamo raccontare è quello del Sud dei nuovi sottoproletari, secondo un filtro politico: il contrasto fra cultura barbara e primitiva con la cultura moderna e neocapitalistica. Parliamo di “realtà del tragico” annichilenti: in Val d’Agri l’incidenza tumorale supera largamente la media nazionale. La documentazione concernente la crisi geo-politica lucana è stata raccolta in un archivio di testimonianze che i cittadini hanno messo a disposizione del progetto, a raccontare una realtà in cui oggi M.E.D.E.A. è il nome di un Master organizzato e gestito dalla Scuola Enrico Mattei e fortemente voluto da Eni. Fatalità.
testo Terry Paternoster regia Terry Paternoster interpreti Collettivo Internoenki Maria Vittoria Argenti, Teresa Campus, Ramona Fiorini, Chiara Lombardo, Terry Paternoster, Mauro F. Cardinali, Gianni D’Addario, Donato Paternoster, Alessandro Vichi produzione Collettivo InternoEnki Vincitore Premio Scenario per Ustica 2013




Goldoni raddoppia a Udine con “La bottega del caffè”

Dopo “La locandiera” con Nancy Brilli in febbraio, ancora Goldoni in cartellone al Teatro Nuovo Giovanni da Udine. Ieri sera, ottima la messa in scena della compagnia BluTeatro che, con la regia di Luca Bargagna, ha presentato “La Bottega del caffè”.

Una scenografia essenziale, telai di finestre appesi o meglio sospesi come quadri, architravi di porte affacciati su una piazza esaltano i personaggi che compaiono sulla scena. Il bianco e nero rispettivamente delle finestre e della piazza fanno da contrasto e amplificano i colori dei costumi, tra cui spicca il rosso dell’abbigliamento delle donzelle (giacche e scarpe). Ombre e penombre definiscono gli spazi pubblici e quelli privati: sulla piazza si affacciano la bottega del caffè, la casa della ballerina, la locanda, la bisca.ud

E si affacciano soprattutto i sentimenti, le miserie, le ipocrisie che caratterizzano i personaggi, così umani, così attuali: Eugenio che sperpera al gioco i suoi averi e quelli della giovane e bella moglie Vittoria che lo perdonerà nonostante tutto; la ballerina Lisaura innamorata del finto conte Leandro scappato dalla moglie Placida che lo cerca dappertutto e alla fine lo troverà; Pandolfo il proprietario della bisca, a sua volta baro, dove Eugenio sperpera gli zecchini; don Marzio il pettegolo, “la tromba” del paese che non riesce a tenersi un segreto, un commento.bottegadelcaffe1-660x330

Tra tutti spicca Ridolfo il saggio padrone della bottega del caffè che cerca di aiutare chi si mette in difficoltà facendo tornare l’equilibrio nelle coppie e nelle sorti di queste. Infine, il suo aiutante Trappola.

Così se tutto ai tempi di Goldoni si svolgeva nella piazza fulcro della vita cittadina (la commedia è della metà del millesettecento) oggi è sempre la piazza luogo di incontro e scambio di informazioni non sempre positive. Si tratta però molto spesso di una piazza virtuale – i social network – dove lo scambio avviene con una velocità fino a pochi anni fa impensata e dove soprattutto è praticamente impossibile cancellare o ovviare a commenti o maldicenze. Non c’è, insomma, un Ridolfo pronto a risistemare le cose.

Maria Teresa Ruotolo

 




IL MALATO IMMAGINARIO DI MOLIÈRE a Teatro al Palazzo dei Principi di Correggio il 6 aprile (ore 11 e ore 18)

CORREGGIO. Con “6, 5, 4 Rinascimento!” Ars Ventuno porta in scena gli allievi di Mechanè e li fa esibire nelle splendide sale del Palazzo dei Principi. In collaborazione con la Scuola di Teatro Machanè, , IL MALATO IMMAGINARIO SUITE (regia di Antonella Panini) Lo spettacolo si svolgerà all’interno delle sale del museo e sarà effettuato in due repliche alle ore 11 e alle ore 18.I l 6 aprile (ore 11 e ore 18) Il malato immaginario di Moliere (1673), un classico restituito alla ipocondria contemporanea dallo sguardo profondo e ironico di Antonella Panini ed interpretato dagli allievi del primo anno.  La rassegna si chiuderà il 13 aprile (stessi orari) con La fabula di Cefalo di Nicolò da Correggio (1487), in scena la classe junior di Mechanè. Per informazioni e prenotazioni chiamare il numero 0522642744. Il costo degli spettacolo è di 10€. Ars Ventuno porta in scena gli allievi di Mechanè e li fa esibire fra le opere d’arte e gli arazzi delle splendide sale del Palazzo Principi di Correggio“Le attività proposte da Ars 21ha dichiarato Gabriele Fabbrici, Direttore del Museo “Il Correggio” rappresentano un ideale e quanto mai opportuno ponte di continuità culturale con la ricca tradizione di spettacoli teatrali e musicali  che i da Correggio hanno promosso negli spazi della loro principale residenza urbana e del retrostante giardino (oggi scomparso)”. Italia, Francia e Spagna per un omaggio al palazzo rinascimentale di Correggio e al teatro universale. Mechanè è una scuola triennale di teatro che propone un percorso di approfondimento teatrale articolato ed efficace e annovera, tra i propri docenti, i migliori artisti del territorio.




Scatta l’operazione “Porta un amico a teatro” al Verdi di Gorizia per “Coppelia a Montmartre”, 8 aprile 2014

Per trasformare in una vera e propria festa l’ultimo spettacolo della stagione 2013/2014, “Coppelia a Montmartre”, del Balletto del Teatro Nazionale di Brno, in programma martedì 8, il Comune ha deciso di promuovere un’inedita agevolazione rivolta agli spettatori più fedeli: gli abbonati potranno infatti acquistare un secondo biglietto alla tariffa cosiddetta “Special”, ovvero la Platea a 15 euro e le Prima e Seconda galleria a 12. Per informazioni e chiarimenti sulle modalità con cui si potrà beneficiare della promozione ci si può rivolgere al Botteghino del teatro, aperto da lunedì a sabato dalle 17 alle 19.
4IMG_0346Una grande occasione per vedere a prezzi particolarmente convenienti uno spettacolo travolgente, pieno di gioia e allegria sulle note del Can Can, portato al Verdi di Gorizia in esclusiva regionale. Il balletto in tre atti è una produzione del coreografo Youri Vàmos, celebre coreografo ed ex direttore artistico della compagnia  di balletto della Deutsche Oper am Rhein, che torna a Gorizia dopo molti anni. “Coppelia a Montmartre” è ambientato nel periodo della Belle Epoque parigina. Coppélius, un anziano pittore, trascorre le sue serate nel suo locale preferito, un luogo noto a Montmartre, evitato dai cittadini rispettabili. Ogni sera si balla il Can Can, anche se vietato dalla polizia.
Coppélius è affascinato dalla dolce Swanhilda, fidanzata con Franz, un giovane simpatico e spensierato, desideroso di entrare nel famigerato club e di vedere le ballerine di Can Can. Tuttavia c’è un problema: lui è ancora minorenne e ha bisogno dell’aiuto di Coppélius. Il Balletto del Teatro Nazionale di Brno è il secondo più grande e prestigioso ensemble della Repubblica ceca. Il Balletto del Teatro Nazionale di Brno è composto da 45 ballerini e include 12 balletti nel proprio repertorio, classici, neoclassici e moderni.IMG_5171
Nell’attesa del gran finale della stagione artistica, domani, giovedì 3 aprile, calerà intanto il sipario sul cartellone di Musica e balletto. Come di consueto con inizio alle 20.45, sarà portato in scena in prima regionale “Linapolina. Le stanze del cuore”, spettacolo in prosa, musica e danza scritto e diretto da Lina Sastri. La straordinaria attrice partenopea, per l’occasione anche regista e drammaturga, farà passare il pubblico dalla parola alla musica alla danza, raccontando in maniera unica Napoli. Accompagnata sul palco dal danzatore Raffaele de Martino, in questa prima regionale la Sastri saprà toccare le corde di tutti i cuori.




“Balkan Burger” sfodera tutto il dramma di un popolo !

Ieri sera al Teatro Rossetti,in una sala Bartoli abbastanza gremita,era di scena lo spettacolo“Balkan Burger”. Questa rappresentazione  basata su un appassionante monologo di Luisa Cattaneo (magnifica la sua interpretazione) accompagnata dalla musica di Enrico Fink; è una fiaba, che a tratti sfiorava la crudeltà, raccontata dalla voce ingenua di una ragazza  vissuta in Bosnia-Erzegovina fra la Seconda Guerra Mondiale e il periodo successivo. Il tema predominante riguarda i contrasti fra i fedeli delle quattro religioni,Islam,Ebraismo,Cattolicesimo e Cristianesimo Ortodosso(le ultime due corrispondono rispettivamente ai gruppi etnici Croati e Serbi), che compongono la popolazione del piccolo Paese Balcanico. La narratrice, infatti, interpreta la  figlia di un rabbino ebraico scampata alla persecuzione della sua famiglia nel 1943 da parte dei Croati Cattolici filo nazisti. Ella, dopo aver trovato rifugio proprio da quest’ultimi, si trova faccia a faccia con i partgiani Comunisti, per poi imbattersi col suo gregge in un villaggio Serbo-Ortodosso e scappare infine in un villaggio Mussulmano ove erano in  evidenza e le disparità e l’odio fra i vari gruppi etnico-religiosi. Spettacolo messo in scena in modo  interessante dove  lo stile del racconto  ingenuo misto a un pizzico di esagerazione usato ad arte è il  fine per  descrivere una situazione reale vissuta con molta drammaticità.

                  Andrea F.




Le Donne di Benni 5 e 6 aprile Te.Co. Teatro di Contrabbando, Via Diocleziano 316, Fuorigrotta, Napoli

Il testo è un omaggio alla drammaturgia di Stefano Benni, uno spettacolo impertinente, caotico e imprevedibile, come solo la realtà sa essere, in cui si mescolano e si intrecciano sogni, paure, regole e trasgressioni. Sul palco una rassegna dei personaggi femminili più famosi frutto del genio dell’artista bolognese, tra cui la ribelle Topastra, determinata più che mai a essere trattata dignitosamente, la pluricentenaria strega Grimilde, dimenticata da un mondo più crudele di lei, la muta Moglie dell’Eroe, intrappolata tra violenza e confusione, la misteriosa V alla ricerca della sua gemella nel ricordo dell’armonia perduta della W. Cinque voci femminili per riflettere sulla condizione di questa società. Lo sguardo, la delicatezza e la poesia insita nella figura femminile sono lo strumento per mettere a nudo le paure dei vinti e il loro “bi-sogno” di un momento di riscatto, un senso di rivalsa non necessariamente esteriore, che si può racchiudere in quattro parole: “sfidarsi, ritrovarsi, accettarsi, ribellarsi”. Per tramortire quel senso di incompiutezza che pervade l’animo dinanzi alla realtà di un fallimento. E chi meglio della “donna”, che prova a sue spese il dolore e la gioia della vita; che da anni lotta per un riscatto che più che dovuto e meritato dovrebbe essere naturale e spontaneo come tutto il bagaglio d’esperienza e d’emozioni che porta con sé e che dona, senza riserve, al prossimo può innescare un meccanismo di reazione emotiva.

Regia di Ferdinando Smaldone  Con Loredana Soreca, Paola Puzone, Noemi Pirone, Marianna Russo, Paola Guarriello

Costo del biglietto: 10 euro