“Einstein & Me” in scena al Politeama Rossetti lunedì 25 febbraio – di e con Gabriella Greison

Dopo aver presentato lo spettacolo e il libro Einstein & Menel corso di un affollatissimo incontro con il pubblico al Café Rossetti lo scorso lunedì, è giunto per Gabriella greison, il momento di calcare il palcoscenico del Politeama Rossetti per interpretare lunedì 25 febbraio alle 20.30 il monologo che dedica ad Einstein e alla figura femminile con cui ha condiviso parte della vita, del genio, delle intuizioni. Una donna di cui si è raccontato troppo poco.

Per lo Stabile regionale che da alcune stagioni traccia un proprio itinerario di ricerca intrecciando temi scientifici e linguaggi teatrali, in sinergia con ProEsof, nellattesa del 2020 quando Trieste sarà Capitale Europea della Scienza lo spettacolo rappresenta una nuova occasione di approfondimento e conoscenza.

«Mileva ha 21 anni ed è seduta tra i banchi della prestigiosissima aula di fisica del Politecnico di Zurigo, è la quinta donna in assoluto a frequentare una Facoltà scientifica e di questo va fiera. È il 1896 e il mondo sta cambiando. La fisica Mileva è desiderosa di far parte di questo stravolgimento in atto in ogni settore, con la sua mentalità scientifica vuole dimostrare a sé stessa che una donna può realizzare i propri sogni. Sta vivendo la sua estate più bella. Il suo carattere è tuttaltro che banale: ha l’abitudine di contare gli angoli retti che trova lungo il suo cammino, le piacciono i treni, gli elenchi, e tutto ciò che può essere numerato. È una secchiona, e non fa nulla per nasconderlo. Questo particolare salta subito all’occhio ai professori e ai compagni di corso, che reagiscono diversamente. Uno in particolare è completamente estasiato da lei, un ragazzo spettinato, spocchioso e perdigiorno, Albert Einstein. Dopo lunghi mesi di corteggiamento, in cui condividono tutti gli aspetti più sani e belli della vita universitaria, comprese le nozioni di fisica che studiano insieme, Mileva cede al Albert, e si lascia trasportare dall’amore. Mileva per tutto questo tempo ha un’amica immaginaria con cui parlare della sua evoluzione come donna e come scienziata, Madame Marie Curie, che per lei è un riferimento indiscusso. Ma arriverà l’autunno nella vita di Mileva, e poi l’inverno, con due figli da mantenere e l’esplosione di Einstein come scienziato, strada che a lei sarà preclusa».

Con queste parole Gabriella Greison presenta la figura di Mileva Marić, prima moglie di Einstein che sacrificò la propria carriera per il successo del marito.

Dopo il successo suscitato lo scorso anno dal suo 1927 – monologo quantisticola fisica, autrice, attrice, giornalista Greison porta sulla scena questo bellissimo personaggio femminile, troppo trascurato dai biografi di Einstein, a cui desidera restituire una nuova primavera ed estate, una giusta luce.

Lamore di Mileva per Einstein è raccontato in parallelo alla passione di Gabriella Greison per la sua figura di scienziato, ma sono evidenziate anche le difficoltà di Mileva come donna ad imporsi e ad essere ascoltata nel mondo scientifico del suo tempo. La pièce assume allora un ulteriore significato, quello di stimolo per le donne di oggi che percorrono il difficile cammino per ottenere un giusto rilievo sociale, il riconoscimento del proprio ruolo e del proprio valore, un dignitoso trattamento nel mondo del lavoro: «È proprio grazie a una donna come Milevasostiene Gabriella Greison che le ragazze e le donne di oggi possono realizzare i propri sogni, frequentare facoltà scientifiche e realizzarsi prima di tutto per sé stesse».

Einstein & Meva in scena solo lunedì 25 febbraio alle ore 20.30, al Politeama Rossetti per il cartellone Altri Percorsi

I biglietti ancora disponibili si possono acquistare nei consueti punti vendita e circuiti oppure in internet accedendo direttamente dal sito del Teatro, www.ilrossetti.it. Per ogni informazione ci si può rivolgere al numero 040. 3593511.




Domenica 24 febbraio ZANNA BIANCA al Teatro Nuovo Giovanni da Udine

Nel grande Nord, al centro di un silenzio bianco e sconfinato, una lupa con chiazze di pelo color rosso cannella sul capo e una lunga striscia bianca sul petto, ha trovato la tana migliore dove far nascere i suoi cuccioli. Tra questi un batuffolo di pelo che presto diventerà il lupo più famoso di tutti i tempi…. I meravigliosi romanzi d’avventura di Jack London sono la fonte di ispirazione di Zanna Bianca – Della natura selvaggia, nuovo appuntamento della rassegna “Teatro Bambino” dedicata ai piccoli spettatori e alle famiglie, in programma al Teatro Nuovo Giovanni da Udine domenica 24 febbraio 2019 con inizio alle ore 17.

Zanna Bianca – della natura selvaggia è uno spettacolo che vive nel corpo di un lupo, da quando il cucciolo scopre il mondo fuori dalla tana a quando fa esperienza della vita, della morte, della notte, dell’uomo; è un racconto che corre sul bianco gelo della neve, si scalda intorno al calore del fuoco, ascolta il vento tra gli alberi della foresta, annusa l’avvicinarsi di creature amiche e nemiche. L’ipnotica, sciamanica narrazione di Luigi D’Elia porta fuori dal tempo adulti e bambini, che, condotti ad un comune stato senza età e identità, vivono di passi cauti e scatti improvvisi, di silenzi sensibili, di zuffe e di complicità. Annodati tra loro dalla sapientissima mano di Francesco Niccolini, i due capolavori di Jack London Zanna bianca e Il richiamo della Foresta danno vita a un’epopea con un solo orizzonte: la libertà. 

“Teatro Bambino” è realizzato con la consulenza artistica di teatroescuola dell’Ert FVG e il sostegno di Civibank e Impresa edile Rossi F.lli di Variano di Basiliano (Ud) e fa parte fa parte del percorso “Udine Città-Teatro per i bambini” ideato e organizzato dal Teatro Nuovo Giovanni da Udine e dal CSS Teatro stabile di innovazione del FVG.

Prossimo e ultimo appuntamento della rassegna sarà il 10 marzo con un altro grande classico rivisitato con intelligenza e sensibilità, Cappuccetto Rosso.

Biglietto a posto unico: 6 euro. Età consigliata: dagli 8 anni.

Biglietteria del Teatro attiva dal martedì al sabato dalle ore 16.00 alle 19.00. Domenica sportelli aperti a partire dalle ore 15.30 (info tel. 0432 248418, biglietteria@teatroudine.it).Biglietti in vendita anche online su www.teatroudine.it e www.vivaticket.it.

 

TEATRO NUOVO GIOVANNI DA UDINE




dal 26 al 28 febbraio DON GIOVANNI al Teatro Nuovo Giovanni da Udine

È uno dei miti più affascinanti della letteratura europea, ha attraversato la storia del pensiero occidentale e dominato i palcoscenici in opere di prosa e di musica. Da Tirso de Molina fino a Molière e a Mozart, la figura leggendaria del seduttore, libertino ed eroe-criminale solitario non ha conosciuto declino e, ora, ritorna nuovamente in scena mostrandoci la sua assoluta modernità: da martedì 26 a giovedì 28 febbraio 2019 (con inizio sempre alle 20,45)il Teatro Nuovo Giovanni da Udinepresenta in prima regionale Don Giovannidi Valerio Binasco, prodotto dal Teatro Stabile di Torino e con protagonisti Gianluca Gobbi nel ruolo del titolo, Sergio Romano (Sganarello) e Giordana Faggiano (Elvira).

Mercoledì 27 febbraio 2019 alle ore 17.30 la compagnia dello spettacolo incontrerà il pubblico nel foyer del Teatro per un nuovo appuntamento di “Casa Teatro” dal titolo “I Rapaci”.  Conduce Roberto Canziani, partecipa Alma Maraghini Berni, esperta d’arte.

Regista noto e apprezzato per la sua capacità di interpretare con uno sguardo personale e contemporaneo i grandi titoli del canone teatrale occidentale – lo avevamo applaudito al Giovanni da Udine pochi anni orsono con il suo Romeo e Giulietta di Shakespeare, trasformato nella tragedia di una soffocante provincia italiana – Valerio Binasco affronta ancora una volta un testo classico puntando l’attenzione sul Don Giovanni di Molière, commedia scritta nel 1665 in polemica contro la morale ipocrita dei benpensanti. Abbandonate le vesti del libertino elegante e del cinico uomo di mondo, il Don Giovanni di Binasco si fa istintivo e carnale, suscita disapprovazione e odio, non conosce morale e si dimostra del tutto immune al senso di colpa, al pudore e al rispetto. Tatuaggi, anfibi e sguardo irriverente, è lontano – anzi lontanissimo – dalla figura del seduttore tramandataci dalla letteratura e soprattutto è dannatamente attuale.

«Con questo Don Giovanni ci allontaniamo dalla tradizione recente che ci ha abituati (anche con allestimenti molto belli e paludati) a un protagonista emaciato, pre-esistenzialista, malinconico e cerebrale, in linea con le riletture novecentesche – spiega Valerio Binasco nelle note di regia – Così, a partire dal protagonista ho deciso di lasciar perdere il Cavaliere Spagnoleggiante della prima  tradizione come la figura vampiresca e tardoromantica che fu cara agli intellettuali del secolo scorso. Per quanto mi riguarda si tratta solo di divagazioni lontane da quella cosa che io chiamo “vita” – per mancanza di terminologia più precisa – e che mi ostino a ricercare in teatro, anche contro l’evidente contrarietà di certi testi e dei loro autori. Cosa cerco? Cerco proprio Lui, il protagonista di questa storia, come posso immaginare che sia stato prima che nascesse la sua leggenda e la sua letteratura. Lo cerco nella vita, più che nel testo. Se lo cerco nella tradizione, Don Giovanni non c’è, c’è un fantasma letterario al suo posto. Se lo cerco nella realtà che mi sta intorno, Don Giovanni è poco più di un delinquente, un autentico delinquente, non un borghese che si atteggia. È il risultato di un eccesso di desideri compulsivi e viziosi, che egli coltiva con il preciso scopo di stare bene con se stesso, e non di autopunirsi in modo estetico (come nella tradizione vampiresca novecentesca), né di fare la rivoluzione culturale. Ma con una caratteristica in più, che sembra però una caratteristica in meno, ma non lo è: la propria scarsa consapevolezza di chi egli sia realmente nell’anima. Questo suo ‘non percepirsi’ nel profondo, questo rifiuto a priori di considerare degno di interesse la coscienza di sé, è una condizione psicologica molto contemporanea, teatralmente interessante, poco indagata.”

Simbolo non soltanto dei trionfi e delle ceneri dell’eros, ma anche della rivolta della libido contro le remore della teologia, la figura di Don Giovanni compare per la prima volta nel dramma di Tirso de Molina El burlador de Sevilla y Convidado de piedra (1616) ma è con Molière che acquisisce spessore e si traduce in mito della letteratura europea. Il 1665 è l’anno di una nuova offensiva del drammaturgo francese contro la morale dei benpensanti, cui seguirà una nuova, violenta risposta da parte del “partito dei devoti”.L’occasione si presenta con la sua nuova opera teatrale, Don Giovanni, che riprende il tema della religione già affrontato nel Tartufo. La commedia, in cinque atti in prosa, è strutturata in modo tale da far convergere tutte le scene sulla figura del protagonista. Molière seziona il tema della religione e della sua funzione nella morale e nella società. Il suo libertinaggio non è che una declinazione estrema della ricerca di libertà: anche nel momento in cui tale ricerca sfocia nell’ateismo e nella blasfemia non contraddice mai la figura dell’eroe-criminale solitario, che orgogliosamente osa portare la sua sfida anche contro Dio. La difesa dei principi della religione e delle verità della fede viene assunta da Sganarello, servitore ridicolo, che svilisce gli argomenti che tocca, inducendo a una caricaturale confusione tra religione e superstizione. Neanche la figura del Convitato di pietra, né il finale morale imposto dalla tradizione, riescono a riequilibrare la propensione degli spettatori verso l’immagine del libertino, immorale ed empio.


Biglietteria del Teatro aperta dalle 16.00 alle 19.00 (chiuso la domenica, il lunedì e i giorni festivi). L’acquisto dei biglietti è possibile anche online su www.teatroudine.it e www.vivaticket.it, nei punti vivaticket e, il mercoledì dalle 10 alle 13.00, al punto vendita alla Libreria Feltrinelli di Udine (Galleria Bardelli). Per info: tel. 0432 248418 e biglietteria@teatroudine.it. Previste speciali riduzioni per i possessori della G-Teatrocard.

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PARTE DAL TEATRO VERDI DI PORDENONE LA TOURNÉE “IL COSTRUTTORE SOLNESS”

DOPO IL DEBUTTO DI QUESTI GIORNI IN UMBRIA, ARRIVA A PORDENONE VENERDÌ 22, SABATO 23 E DOMENICA FEBBRAIO LA PRIMA DATA DEL TOUR DEL CAPOLAVORO DI IBSEN “IL COSTRUTTORE SOLNESS”, PROTAGONISTA IL MAESTRO DEL TEATRO ITALIANO UMBERTO ORSINI AFFIANCATO DA LUCIA LAVIA. LA REGIA È FIRMATA DA ALESSANDRO SERRA

Un grande maestro, in assoluto tra gli attori più carismatici del teatro italiano come Umberto Orsini è adesso impegnato a portare in scena uno degli autori più significativi del teatro dell’Ottocento, Henrik Ibsen, magistrale nel raccontare il malessere, l’arroganza, le debolezze della società borghese del suo tempo. Capolavoro della maturità dell’autore norvegese “Il costruttore Solness” è la storia di un uomo, che vorrebbe fermare l’inesorabile scorrere degli anni e avere una nuova occasione di felicità, ma resta vittima della propria ambizione e del senso di colpa. Dopo il recentissimo debutto in Umbria, lo spettacolo approda al Teatro Verdi di Pordenone venerdì 22, sabato 23 (ore 20.45) e domenica 24 febbraio (0re 16.00) in prima regionale per la prima data della tournée che lo porterà successivamente nei principali teatri italiani.

Solness è un grande costruttore che edifica la propria fortuna sulle ceneri della casa di famiglia della moglie derubandola di ogni possibile felicità futura ed è terrorizzato dai giovani che picchiano alla porta e chiedono ai vecchi di farsi da parte. Ma la giovane Hilde, in scena Lucia Lavia, non si preoccupa di bussare, decide di fare irruzione con una carica erotica e una energia dirompente. È tornata per rivendicare il suo regno di Principessa, quel castello in aria che il grande costruttore le promise dieci anni prima. Solness si nutre della vita delle donne che lo circondano ma quest’ultima gli sarà fatale e lo accompagnerà, amandolo, fino al bordo del precipizio. Se Solness è un costruttore, Ibsen è un perfetto architetto in grado di edificare una casa dall’aspetto perfettamente borghese e ordinario: al culmine di tre atti in costante tensione, si arriverà alla sentenza finale. Una condanna inesorabile che sarà lo stesso Solness ad emettere contro sé stesso, senza pietà.

Lo spettacolo prodotto dalla Compagnia Orsini con Teatro Stabile dell’Umbria e firmato dal regista Alessandro Serra vede in scena accanto al grande protagonista Umberto Orsini Lucia Lavia nel ruolo di Hilde, Renata Palminiello, Pietro Micci, Chiara Degani, Salvo Drago e Flavio Bonacci.

«È da moltissimo tempo che nutro per “Solness” un interesse vivissimo. Paradossalmente le ragioni di questa passione stanno nella consapevolezza delle difficoltà che questo capolavoro di Ibsen può creare a chi osasse metterlo in scena», spiega il protagonista. «È la storia di tanti assassinii. Giovani che uccidono i vecchi spingendoli ad essere giovani e vecchi che uccidono sé stessi nel tentativo di raggiungere l’impossibile ardore giovanile. Una storia segnata da una grande carica erotica e da uno spregiudicato esercizio del potere. Impossibile pensare di metterlo in scena senza aver trovato una giovane protagonista femminile e un regista sensibile e visionario. Sono certo di averli trovati in Lucia Lavia e in Alessandro Serraspiega ancora Umberto Orsinied è questo che mi spinge con fiducia verso questa nuova affascinante avventura». L’attore sarà protagonista di un incontro con il pubblico, sabato 23 alle 18.00 nel foyer del teatro: un’occasione davvero unica, realizzata grazie alla collaborazione con Fondazione Friuli, per conoscere da vicino il grande carisma di un attore che rifugge qualsiasi definizione paludata. Leggiadro ma serio, scanzonato, ma professionale, Orsini esordisce per caso, si afferma per talento, sorvola con leggerezza fin de siècle e inizio del terzo millennio, continuando a stupire e a stupirsi.

Info e biglietti in biglietteria (aperta dalle 16 alle 19 dal lunedì al venerdì e il sabato dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19. Le sere dello spettacolo dalle 16.00 no-stop fino a inizio recita Tel 0434 247624) e on-line www.comunalegiuseppeverdi.it.




Aida Talliente, prima assoluta a Udine per Il Vangelo delle Beatitudini il 23 febbraio teatro San Giorgio Udine

 

“C’è un disperato bisogno di sperare e parlare di speranza.  Di vederla attuata in azioni concrete, cercarla, gridarla”. Una convinzione forte e auspicabile quella che guida il nuovo percorso autoriale dell’attrice Aida Talliente, “perché – continua – sono convinta che il bene sia la fonte del sacro”.
Il Vangelo delle beatitudini – la nuova creazione al suo debutto in prima assoluta, il 22 e 23 febbraio al Teatro S. Giorgio di Udine, ospite della stagione di Contatto 37 del CSS Teatro stabile di innovazione del FVG  (che co-produce lo spettacolo con Teatro Aria di Pergine)  – diventa allora una lettera scritta al mondo e incontra storie fragili eppure luminose di uomini e donne che osano ancora sperare nonostante esperienze difficili come il carcere, la morte, il peso del silenzio, l’ingiustizia.
Sabato 23 febbraio, al termine dello spettacolo, Aida Talliente e la compagnia incontrano il pubblico. Interviene Pierluigi Di Piazza, Centro d’accoglienza “Ernesto Balducci”, Zugliano e conduce l’incontro Alberto Bevilacqua.

L’evangelico Discorso della montagna, laicamente riportato agli uomini del nostro tempo, segna per Aida Talliente la traccia per entrare dentro un percorso di parole e storie che si interrogano sul tema della speranza, che la chiedono, la cercano.  Speranza legata agli affetti più cari, speranza davanti alla difficoltà del vivere, speranza dove non è possibile averne, speranza come augurio.
I quattro quadri che compongono lo spettacolo mostrano quindi volti e condizioni umane differenti per la loro storia ma legate da un discorso comune sulle Beatitudini.
A raccontare, oltre alle parole, sono anche  grandi immagini proiettate e scomposte da prismi che attraverso giochi di luce disegnano non solo lo spazio scenico ma anche quello emotivo.
Sono opera dell’artista multimediale Cosimo Miorelli. Sono disegni e ombre che si compongono e si dissolvono a svelare lentamente paesaggi diversi, mentre melodie di giocattoli o piccoli oggetti che nascono direttamente nello spazio scenico, per costruire l’ambiente di ogni storia.
A questo dispositivo scenico danno, inoltre il loro contributo, Luigi Biondi, per il disegno luci, Alessandro Barbina, come assistente al suono,
Roger Foschia, assistente al video e alle proiezioni, Luigina Tusini, per gli elementi scenici, Giulia Spangaro e Virginia Di Lazzaro, grafica per le proiezioni, Massimo Toniutto, Alberto Novello, Giorgio Pacorig, per la consulenza e realizzazione sonora.

“Il primo quadro è per gli umili e i puri di cuore – aggiunge Aida Talliente – ed è dedicato alla mia famiglia. Nel secondo quadro – dedicato a Mario Vatta – parleremo di quelli che piangono e quelli che hanno compassione.  Il terzo quadro è per i non violenti, ispirato a un mio incontro, quello con F. L. R., ergastolano in un carcere di massima sicurezza. Infine, il quarto quadro, per “quelli che hanno fame e sete di giustizia e i perseguitati a causa della giustizia”, in cui mi riferisco a tutti coloro che hanno il coraggio di andare fino in fondo perché sentono che qualcosa esisterà, aldilà di me, aldilà di te, aldilà di quello che succederà”.

BIGLIETTERIA TEATRO CONTATTO: Teatro Palamostre, piazzale Paolo Diacono 21, da lunedì a sabato ore 17.30 – 19.30 tel +39 0432 506925,  biglietteria@cssudine.it, www.cssudine.it – Prevendita online sul circuito Vivaticket

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AL TEATRO CORSO DI MESTRE ANGELO DURO CON “PERCHÈ MI STAI GUARDANDO?” Sabato 23 febbraio

Attore di teatro e di cinema, tra i volti più noti del programma tv “Le iene” e web influencer da 1 milione e mezzo di follower, sabato 23 febbraio (ore 21.15) arriva al Teatro Corso di MestreAngelo Duro con il suo one man show “Perché mi stai guardando?”, un’autoanalisi pungente e ironica incentrata sulle storture della vita e della società che lo hanno portato a essere ciò che è oggi.

 

Angelo Duro è noto per il suo carattere cinico e controverso. In questo spettacolo comico ci racconta la storia di come da “bravo bambino” ha reagito alle fregature della vita scegliendo la strada del diventar cattivo, analizzando la realtà, l’uomo e la donna, gli animali, il presente e il futuro. Dice quello che pensa con estrema sincerità e mostrandoci un nuovo punto di vista, capace di trattare anche argomenti delicati e importanti quali l’omofobia e il razzismo mescolando leggerezza a verve pungente.

In 75 minuti tutti d`un fiato, da solo sul palco con un microfono a filo come nella migliore tradizione degli standupper americani, analizza a modo suo la realtà di ieri e di oggi, rimarcando i tanti e troppi stereotipi che ci condizionano inconsapevolmente.

Angelo Duro è diventato popolare con il programma televisivo “Le Iene” su Italia 1, dove, con “Nuccio-Vip” prima e con “il Rissoso” e “I sogni di Angelo” poi, è riuscito ad ottenere picchi di audience in ogni puntata. Si è anche affacciato al mondo del cinema con il film “Tiramisù” con Fabio De Luigi. Angelo è divenuto in pochi anni una delle più influenti personalità sui social network, dove un esercito di oltre 1 milione e 600 mila follower lo segue con simpatia ed affetto (quasi 100 mila solo su Instagram). I suoi video su Facebook contano milioni di visualizzazioni e centinaia di migliaia sono i commenti ed i like.

 

BIGLIETTI:

PLATEA € 22,00 + € 3,00 d.p.
GALLERIA € 20,00 + € 2,00 d.p.

 

www.dalvivoeventi.it (punti vendita per acquisto biglietti)

VENDITA INTERNET www.ticketone.it – www.vivaticket.it

 

 




EDOARDO II da Christopher Marlowe – Galleria Toledo – 22 febbraio/3 marzo 2019 – regia di Laura Angiulli

Il rinascimento inglese, è stato un periodo particolarmente felice per la letteratura moderna, in cui la produzione drammaturgica del teatro elisabettiano prima, e poi quella giacobita, tra 1558 e il 1625 fu fiorente tra autori e opere, fruita da nobiltà e popolo come comune esperienza collettiva e senza divisioni di classe. Di questa fortunatissima stagione del teatro moderno, Christopher Marlowe è considerato, oltre il genio del coetaneo Shakespeare, uno dei massimi esponenti. Drammaturgo di straordinario successo, con il dramma politico Edoardo II (1591), Marlowe modella ritratti di regnanti, cortigiani e borghesi, marcando con evidenza le qualità umane dei singoli personaggi che emergono per contrasto, con patetismo ed estrema violenza nella narrazione della deposizione d’un sovrano e allo stesso tempo affronta il delicato argomento della sessualità del re, personaggio debole, legato da un rapporto sentimentale al suo attendente Gaveston. Non entra con la morale calvinista a giudicare le parti in causa, preferisce piuttosto evocare i valori più propri a una visione classicista, trasformando così il giudizio puritano in valore etico positivo o negativo. Non sarebbe appunto da escludere l’interesse di Marlowe per la cultura umanista greca e latina, giunta dall’Italia all’Inghilterra in età elisabettiana, che affrontava l’erotismo sotto l’aspetto sociale, piuttosto che moralistico. Edoardo II Plantageneto è un re: la questione sentimentale rientra nella sfera pubblica della politica, nel momento in cui il suo amante francese Gaveston, un guascone inviso ai dispotici Pari d’Inghilterra, è intitolato conte. Gli antagonisti – i villain di questa trama cortigiana – sono un’altra coppia di amanti costituita dalla regina adultera, Isabella, la consorte di Edoardo, e dal conte Mortimer di March. Il re muore a seguito di un gioco di complotti, rovesci di fortuna e riconquista di posizioni dominanti, ma, al termine, la terribile crudeltà degli assassini è punita per mano del figlio e successore. Il giovane Edoardo III erediterà la corona e diverrà un re saggio e longevo.

Il borghese Marlowe affina la penna servendo da spia governativa per Elisabetta I; la diretta conoscenza del gioco sottile delle relazioni, delle ragioni strategiche della politica e dell’interesse personale, così come l’accesso all’ambiente della corte, lo aiuta ad assemblare un affresco umano certamente corrispondente ai veleni dei reali scenari elisabettiani. Sebbene ambientato nel 1300, Edoardo II è un focus sulla società inglese, una posizione critica verso la borghesia puritana emergente, verso il potere politico naturalmente acquisito dei Pari, e al centralismo della Corona.
Quarant’anni dopo la morte violenta di Christopher Marlowe l’Eretico – accoltellato a 29 anni in un fattaccio di sangue dalle circostanze mai chiarite, nei bassifondi londinesi di Deptford – il drammaturgo John Ford tratterà il tema dell’incesto e della strage con ‘Tis pity she’s a whore”. (L. D’ Elia)
«Si pensa a un progetto strutturato su un duplice versante narrativo, per così dire modulare, che in un caso guarda alla rappresentazione dei vari segmenti dell’opera – da quelli guerreschi a quelli più stridenti di una corte in fermento e di un privato portato in piazza – in un altro verso alla più concisa, ma non meno pregnante raffigurazione del dramma, ridefinito intorno a luoghi emozionali di dolorosa intimità (molteplici, e assolutamente non banali), non più idonei alla rappresentazione di strada, ma allo spazio silenzioso del teatro, dove il rito ha occasione di celebrarsi. Entrambi gli ambiti rappresentativi, opportunamente condotti a corpo unico, daranno luogo a un evento tanto inconsueto quanto affascinante per un pubblico ampio, anche turistico.

Edoardo II è figura di straordinaria densità poetica; trasgressivo e irridente alle istanze impostegli dal ruolo regale che gli compete; mette in gioco il trono e la vita nella rivendicazione di una libertà che ostinatamente ritiene gli tocchi nel diritto e nella dignità dell’uomo. Ma ci si chiede – e qui è il cuore della deflagrazione drammatica! –:  è consentito a chi tiene nelle mani le sorti di un popolo e l’equilibrio delle componenti sociali, è consentito a un re nella sua propria configurazione di entità politica, porre al centro la priorità delle personali aspirazioni contro il bene comune? Naturalmente per Edoardo II la risposta al quesito è nell’epilogo luttuoso, tanto eloquente quanto straziante» (L. Angiulli)



REGALO DI NATALE: da venerdì 4 date nel Circuito ERT per l’adattamento teatrale del film di PUPI AVATI

SACILE TEATRO ZANCANARO
venerdì 22 febbraio ore 21.00

MONFALCONE TEATRO COMUNALE                                               sabato 23 e domenica 24 febbraio ore 20.45

GEMONA DEL FRIULI TEATRO SOCIALE                                         lunedì 25 febbraio ore 21.00

 

Regalo di Natale è un film di Pupi Avati del 1986. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, il lungometraggio fece vincere a Carlo Delle Piane la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile. Il cast comprendeva anche Diego Abatantuono, Gianni Cavina, Alessandro Haber e George Eastman (allanagrafe Luigi Montefiori). Oggi Regalo di Natale arriva in teatro grazie alladattamento di Sergio Pierattini, alla regia di Marcello Cotugno e allinterpretazione di Gigio Alberti, Filippo Dini, Giovanni Esposito, Valerio Santoro e Gennaro Di Biase. Lo spettacolo sarà ospite per quattro serate nel Circuito ERT: venerdì 22 febbraio alle 21 al Teatro Zancanaro di Sacile, sabato 23 e domenica 24 gennaio alle 20.45 al Teatro Comunale di Monfalcone e, infine, lunedì 25 febbraio alle 21 al Teatro Sociale di Gemona del Friuli.

 

Quattro amici di vecchia data, Lele, Ugo, Stefano e Franco, si ritrovano la notte di Natale per giocare una partita di poker. Con loro vi è anche il misterioso avvocato Santelia, un ricco industriale contattato da Ugo per partecipare alla partita. Franco è proprietario di un importante cinema di Milano ed è il più ricco dei quattro, l’unico ad avere le risorse economiche per poter battere l’avvocato, il quale tra l’altro è noto nel giro per le sue ingenti perdite. Tra Franco e Ugo però, i rapporti sono tesi; la loro amicizia, infatti, è compromessa da anni, al punto tale che Franco, indispettito dalla presenza dell’ormai ex amico, quasi decide di tornarsene a casa. La sola prospettiva di vincere la somma necessaria alla ristrutturazione del cinema lo fa desistere dall’idea. La partita si rivela ben presto tutt’altro che amichevole. Sul piatto, oltre a un bel po’ di soldi, c’è il bilancio della vita di ognuno: i fallimenti, le sconfitte, i tradimenti, le menzogne, gli inganni.
È uno tra i più bei film di Avati: lucido, amaro, avvincente.

 

Originariamente ambientato negli anni Ottanta, il testo è stato trasposto nel 2008, anno in cui la crisi economica globale si è abbattuta sull’Europa segnando profondamente la società italiana. In risposta a recessione e precariato, il gioco d’azzardo vive una stagione di fulminante ascesa, e – dalle slot che affollano i bar e al boom del poker texano – si moltiplicano i luoghi e le modalità in cui viene praticato. I soldi facili sono la chimera inseguita anche dai protagonisti, in un crescendo di tensione che rivela mano dopo mano come al tavolo verde questi uomini si stiano giocando ben più di una manciata di fiches.

 

Maggiori informazioni al sito www.ertfvg.it o chiamando il Teatro Zancanaro (0434 780623), la Biglietteria del Teatro di Monfalcone (0481 494664) e lUfficio IAT di Gemona (0432 981441).

C.L.




NUVOLE DI PASSAGGIO Miriam Baruzza e Illirya in concerto al Teatro San Giovanni Venerdì 22 febbraio, alle 20.30,

NUVOLE DI PASSAGGIO
Miriam Baruzza e Illirya in concerto al Teatro San Giovanni
Venerdì 22 febbraio, alle 20.30, ospiteremo un raffinato concerto, arricchito da suggestioni multimediali: Nuvole di passaggio, con la cantautrice Miriam Baruzza e la sua band, Illirya.
Il gruppo Illirya porta in scena uno spettacolo di musica, danza e immagini; dove, durante un dialogo ideale con le nuvole, prendono forma storie di vita, narrate attraverso le composizioni originali della cantautrice Miriam Baruzza e interpretate e arricchite dalla potenza espressiva della danza e delle immagini. “Canta di me” dice una nuvola…l’autrice risponde: “Canto di te… di me… di noi… che siamo Nuvole di Passaggio.”
Miriam Baruzza, con la sua splendida vocalità e le magiche atmosfere delle sue composizioni originali, coadiuvata da Aisha Marin alla seconda voce e da Antonella Deponte, voce narrante, presenta il suo spettacolo di musica, parole e immagini in videoproiezione.
Supporta la parte musicale la sua band, Illirya, nata nel 2009; un gruppo di musicisti di prim’ordine: Mauro Berardi (batteria), Stefano Bembi (fisarmonica), Alessandro Castorina (basso elettrico), Diego Vigini (chitarra folk), Massimo Leonzini (percussioni).
Ingresso unico a 12,00€.
Per informazioni e prenotazioni: 338 4615265 / illiryamusic@gmail.com.
Per qualsiasi ulteriore informazione, scrivete a: info.teatrosangiovanni@gmail.com.




Da venerdì 22 febbraio al teatro Sannazaro di NAPOLI : un ragazzo di campagna regia Luigi De Filippo

Al teatro Sannazaro per la linea “Tradizione la nostra” da venerdì 22 a domenica 24 febbraio va in scena “Un ragazzo di campagna” commedia in due parti di Peppino De Filippo per la regia di Luigi De Filippo ripresa da Rosario Giglio.

Un ragazzo di campagna è una farsa in due parti rappresentata per la prima volta al Teatro Nuovo di Napoli nel 1931. La trama ruota intorno alle nozze di Pasqualino e Lucia, organizzate dal fratellastro di lui, Giorgio. Questi, per guadagnare una consistente somma di denaro, si accorda con il padre della ragazza che vuole far sposare la figlia, che ha sempre rifiutato qualsiasi pretendente. A nozze avvenute si scopre che la ragazza è segretamente innamorata di Enrico con il quale fuggirà dopo che costui avrà malmenato Giorgio.

“Rappresentata per la prima volta al Teatro Nuovo di Napoli fu uno dei primi successi dei fratelli De Filippo, Eduardo, Peppino e Titina. La propongo al pubblico oggi con la mia regia e interpretazione assieme ad una Compagnia di validi e giovani attori. In questa commedia vi sono i personaggi comici e grotteschi della Napoli dei De Filippo. Una comicità festosa e amara che, sotto l’apparenza della buffoneria, nasconde una sostanza fatta di dolore e sofferenza.

Siamo negli anni intorno al 1930, in un paesino di campagna nei

Luigi De Filippo

dintorni di Napoli. Giorgio oppresso dai debiti e con una moglie ex ballerina di varietà, capricciosa ed amante della bella vita, vuol cambiare un matrimonio d’interesse tra il fratellastro Pasqualino e la bella Lucia, figlia di un ricco possidente del paese. E, una volta celebrate le nozze, la situazione precipita. La sera stessa del matrimonio, l’antico fidanzato di Lucia, un giovane violento, torna a riprendersi di prepotenza la sua donna, e così il povero Pasqualino resterà solo e disperato senza moglie e senza la ricca dote sulla quale aveva messo gli occhi il fratellastro Giorgio.

La vicenda, nella quale si disegnano comicamente tipi e caratteri della campagna napoletana del 1930, profuma di semplici ma sinceri sentimenti di un mondo perduto che appartiene al paese dell’anima che è quello della memoria, c’è il gusto di parlare dell’uomo all’uomo affascinandolo con una “favola campagnola” amara e grottesca, nella quale può trovare in caricatura una parte di se stesso, Il Teatro inteso come un gioco, una finestra aperta su una piccola provincia vista con ironia, dove di vero e sincero ci sono la spontaneità e la violenza dei sentimenti che accompagnano la nostra esistenza nel bene e nel male.

In questa commedia si riconoscono i primi segni di quello che poi con il tempo caratterizzerà il Teatro di noi De Filippo e cioè la capacità di portare alla ribalta in modo leggero temi importanti. Il pubblico si diverte, ma la sua risata non è di semplice evasione ma di apprendimento e riflessione”.

Luigi De Filippo