TEATRO CLUB UDINE: PAOLO MATTOTTI E’ IL NUOVO RESPONSABILE ARTISTICO PER IL PALIO TEATRALE STUDENTESCO

La nomina decisa dal direttivo del Teatro Club Udine

PAOLO MATTOTTI È IL NUOVO RESPONSABILE

ARTISTICO PER IL PALIO TEATRALE STUDENTESCO

Docente e coordinatore del Palio dal 1990, Mattotti si affianca all’altro

responsabile artistico per i progetti con le scuole Francesco Accomando

Paolo Mattotti è il nuovo responsabile artistico del Teatro Club Udine per il Palio teatrale studentesco. La decisione, dopo le dimissioni del precedente responsabile, Massimo Somaglino, sono state ratificate qualche giorno fa dal consiglio direttivo dell’associazione.

Il direttivo – spiega la presidente del Teatro Club, Alessandra Pergolese – ha individuato in Paolo Mattotti la persona più idonea per il ruolo di responsabile artistico per la pluridecennale esperienza e per le apprezzate qualità umane. Siamo convinti – ha proseguito – che tale nomina, oltre a soddisfare pienamente le esigenze della nostra associazione, corrisponda anche alle aspettative dei coordinatori, come emerso in un recente incontro online avuto con loro e nel quale è stata manifestata l’importanza di una consolidata esperienza sul campo da parte del nuovo responsabile. A Paolo, quindi – conclude la presidente –, va il mio personale, insieme a quello di tutto il direttivo, ringraziamento e augurio di buon lavoro”.

Mattotti, con entusiasmo e passione, partecipa al Palio come coordinatore ininterrottamente dal 1990 e prima ancora come musicista e attore, coniugando al contempo l’esperienza paliense alla profonda conoscenza del mondo scolastico in qualità di docente.

Il suo storico e costante coinvolgimento attivo nella vita del Palio rappresenta dunque un requisito indispensabile anche ai fini del coordinamento con gli altri progetti artistici strettamente correlati al Palio, a cui si aggiungono tutti gli altri seguiti direttamente dall’altro responsabile artistico del Teatro Club, Francesco Accomando, a cui spetta il compito di guidare tutte le iniziative legate direttamente alle scuole della provincia di Udine.

Proseguiremo a lavorare – commenta Mattotti – nel solco della tradizione di una manifestazione che trae la sua forza proprio da e nei giovani. Continueremo a privilegiare i loro lavori, così come cercheremo di coinvolgerli il più possibile. Certo – ammette il neo responsabile artistico, ringraziando il direttivo per la fiducia riposta –, il periodo che stiamo vivendo non è facile. I teatri chiusi e le scuole vissute a distanza non aiutano, ma il nostro sforzo sarà proprio quello di trovare le soluzioni per il Palio, perché il teatro non è veramente tale se non svolto in presenza e gli stessi ragazzi lo vivono giustamente proprio così”.

Ufficio stampa Teatro Club Udine




MIELA PER ASPORTO – ORNAMENTO E DELITTO giovedì 19 novembre ore 21.00

Giovedì, 19 novembre 2020, ore 21, in streaming dal TEATRO MIELA TRIESTE
nell’ambito della rassegna CAPSULE COLLECTION, cinema arte architettura propone
ORNAMENTO E DELITTO film di Aldo Rossi, Gianni Braghieri e Franco Raggi, regia di
Luigi Durissi prodotto nel 1973 in occasione della XV Triennale di Milano, durata 40’.
La proiezione sarà preceduta dalla presentazione dell’architetto Gianni Braghieri,
coautore del film che sul palco del Miela che ne darà diretta testimonianza ripercorrendoli
alla luce del presente insieme che dialogherà con Giovanni Fraziano, docente
dell’Università degli Studi di Trieste.
Il titolo del film, citazione dell’omonimo saggio di Adolf Loos Ornament und Verbrechen,
del1908, è un omaggio all’architetto viennese.
Riproposto considerando il singolare contesto per il quale viene realizzato, il film
rappresenta una preziosa testimonianza, un "documento" vitale per rileggere uno dei
capitoli più importanti della cultura architettonica di fine Novecento, ma anche per porre
qualche interrogativo a quella attuale.
Realizzato nel contesto espositivo della XV Triennale di Milano nel 1973, insieme al libro
Architettura razionale, che costituisce il catalogo della "Sezione internazionale di
architettura" e al quale è inscindibilmente legato, rappresenta l'enunciazione teorica del
progetto della mostra, della quale Aldo Rossi è curatore e progettista.
Ornamento e Delitto, in quanto assimilabile a ”un saggio teorico, che si esprime attraverso
un assemblaggio di immagini in movimento”* è senza dubbio un documento unico e oltre a
una precedente proiezione degli anni novanta al Bonnefantenmuseum di Maastricht, è a
lungo rimasto inedito sia per il grande pubblico che per quello di settore. Il ritrovamento
della pellicola originale e la collaborazione tra Fondazione Aldo Rossi e il Laboratorio
L’immagine ritrovata della Cineteca di Bologna, hanno portato nel 2019 a una prima fase
di restauro, promossa dalla Fondazione con il supporto di Alessi S.p.A. e Molteni&C
L’Evento on-line verrà trasmesso su https://www.facebook.com/teatromiela e
https://www.youtube.com/user/teatromiela.

Bonawentura in collaborazione con Stazione Rogers e Università degli Studi di Trieste e
Fondazione Aldo Rossi. Un particolare ringraziamento a Vera e Fausto Rossi




Scopri Città Inquieta, esperienza teatrale audioguidata di Rita Maffei con il teatro partecipato – fino al 3 dicembre 2020

Città inquieta, l’esperienza teatrale ideata da Rita Maffei rimane disponibile e in promozione speciale!

Uno dei progetti del CSS per la Stagione Teatro Contatto Blossoms / Fioriture, proprio per le sue caratteristiche, resta disponibile per la fruizione del pubblico nonostante la sospensione di tutti gli spettacoli fino al 3 dicembre 2020:

si tratta dell’esperienza teatrale audioguidata intitolata Città inquieta, una passeggiata che ci porta alla scoperta della città di Udine – dotati di cellulare e auricolari – ascoltando i tanti racconti scritti dai partecipanti al laboratorio di Teatro partecipato guidato da Rita Maffei e ispirati a Il libro dell’inquietudine di Fernando Pessoa.

Fino al 3 dicembre, a chi acquisterà un biglietto per Città inquieta regaleremo il secondo in omaggio!




PER TUTTA LA REGIONE FVG: IL TEATRO LA CONTRADA CERCA PROGETTI INCENTRATI SU DANTE ALIGHIERI E ARTISTI DA OSPITARE NEI SUOI SPAZI E INDICE “LINGUAGGI UMANI”

TRIESTE – La Contrada Teatro – Stabile di Trieste, nell’impossibilità di presentare al pubblico spettacoli dal vivo a causa dell’emergenza sanitaria, mette a disposizione gratuitamente i propri spazi per l’ideazione e per le prove di progetti performativi o teatrali a gruppi di artisti, con il supporto del proprio personale tecnico e relativa dotazione tecnica. A partire da lunedì 9 novembre sulla pagina News sul sito della Contrada si potrà accedere a tutte le informazioni sull’iniziativa “Linguaggi Umani” e compilare il form di partecipazione.

La possibilità è aperta a collettivi, gruppi o associazioni formati da 3 a 5 persone – di cui la maggioranza dei componenti dovrà essere under 35 e tutti residenti o domiciliati nella regione Friuli Venezia Giulia – che possono lavorare o operare in ambiti diversi.  I progetti devono avere come tema o ispirazione la figura o le opere di Dante Alighieri. L’iniziativa avrà durata compresa tra il mese di dicembre 2020 e gennaio 2021 presso gli spazi del Teatro dei Fabbri, la Sala Polacco della Contrada e in misura ridotta presso il Teatro Bobbio, tutti sanificati e praticabili con l’impegno del rispetto di tutte le norme igieniche anti Covid.

Coloro che vinceranno la selezione oltre che degli spazi citati potranno beneficiare del supporto tecnico della Contrada, della messa a disposizione dei materiali tecnici di proprietà dell’Ente, del confronto e della consulenza artistica della Contrada. L’obiettivo è quello di accompagnare nella prima fase di ideazione una serie di progetti incentrati sulla figura di Dante realizzati da collettivi, gruppi, associazioni, preferibilmente composti da figure che lavorano in ambiti artistici o culturali diversi. Sarà garantita l’agibilità di tre giorni lavorativi per ciascun componente al termine del periodo, anche per l’eventuale presentazione del progetto, se ritenuto almeno parzialmente compiuto, in qualche forma di evento  o spettacolo trasmissibile in streaming.

L’attività si svolgerà a partire dal 7 dicembre 2020 fino al 31 gennaio 2021. Ciascun progetto ha una durata di 15 giorni e i periodi sono decisi dalla direzione in accordo con i soggetti partecipanti. Saranno privilegiati i progetti che includeranno almeno tre collaborazioni di ambito diverso (solo a titolo esemplificativo: letterario, teatrale, musicale, performativo, coreografico, design, arti visive, animazione, ecc.).

La scadenza per l’invio della propria candidatura è il 22 novembre 2020 alle ore 14.00. info su www.contrada.it/linguaggi-umani_dante/




TEATRO VERDI PORDENONE: UN SUCCESSO OLTRE OGNI ASPETTATIVA PER LO STREAMING DELLA LEZIONE-CONCERTO DEL 2 NOVEMBRE IN OMAGGIO A PIER PAOLO PASOLINI CON OLTRE 183MILA CONTATTI

UN SUCCESSO OLTRE OGNI ASPETTATIVA PER LA LEZIONE-CONCERTO IDEATA DAL TEATRO VERDI DI PORDENONE IN OCCASIONE DELL’ANNUALE OMAGGIO CHE IL TEATRO RISERVA A PIER PAOLO PASOLINI. L’EVENTO REALIZZATO SUL PALCO A PLATEA VUOTA TRASMESSO ONLINE IERI, LUNEDÌ 2 NOVEMBRE, IN DIRETTA STREAMING HA REALIZZATO OLTRE 183MILA CONTATTI UNICI SULLE PIATTAFORME LIVE.COMUNALEGIUSEPPEVERDI.IT E ANSA.IT, CHE HA CONDIVISO LA DIRETTA 

SUL PALCOSCENICO IL MUSICOLOGO ROBERTO CALABRETTO E L’ENFANT PRODIGE DEL VIOLINO CLARISSA BEVILACQUA HANNO GUIDATO IL PUBBLICO ALLA SCOPERTA DELLA PASSIONE DI PASOLINI PER LA MUSICA DI BACH

  

PORDENONE- Il Teatro Verdi di Pordenone ha reagito con immediato coraggio e creatività alla nuova sfida imposta al mondo dello spettacolo dalla pandemia. Nonostante la chiusura dei teatri, il Verdi non ha fermato la sua programmazione, a partire dall’appuntamento di ieri, lunedì 2 novembre: a 45 anni dalla morte, infatti, il Teatro pordenonese non ha voluto mancare l’annuale omaggio a Pier Paolo Pasolini riproponendo la formula – già collaudata a maggio con il concerto del M° Maurizio Baglini – della performance a platea vuota con trasmissione web in diretta streaming.

Alle 18.00 sul canale live.comunalegiuseppeverdi.it è stata proposta la lezione-concerto che era stata ideata per la rassegna “I concerti delle 18”, il percorso di musica da camera promosso con il sostegno di Fondazione Friuli, basato sul dialogo in musica tra Maestri e allievi, giovani promesse del concertismo. Sul palco il musicologo Roberto Calabretto ha guidato il pubblico nella passione di Pasolini per la musica, e per quella di Bach in particolare, insieme alle note l’enfant prodige del violino, la giovanissima Clarissa Bevilacqua. La diretta dell’evento è stata condivisa anche dalla piattaforma digitale ansa.it nell’ambito dell’iniziativa ANSA per la Cultura.

Una nuova sfida vinta dal Verdi, come dimostrano i numeri che hanno superato tutte le aspettative, con un successo di pubblico oltre ogni attesa. Sono stati ben 183.254 i contatti “unici” registrati dall’evento, ovvero il numero degli spettatori che si sono collegati: un computo dove rientrano esclusivamente i singoli ingressi, conteggiati una sola volta. Si tratta probabilmente dell’evento più seguito in rete tra quelli proposti per il 45.mo anniversario della morte di Pasolini.

«Ancora una volta il Verdi ha dato un concreto segnale di presenza al suo pubblico e di vicinanza agli artisti, soprattutto a quelli più giovani», rileva il Presidente Giovanni Lessio. «Ci hanno chiusi ma non ci siamo fermati. In questo modo – rimarca Lessio – la nostra proposta, che è anche altamente didattica e rivolta ai più giovani, ha raggiunto un pubblico ben più grande di quello che il Teatro di questi tempi avrebbe potuto ospitare: anche se lo streaming non vuole né può sostituire lo spettacolo dal vivo, possiamo però continuare a garantire ingaggi agli artisti, soprattutto quelli più giovani, così come lavoro alle maestranze che ruotano intorno al teatro». La registrazione della lezione-concerto, con l’esecuzione della Suite BWV 1001 per violino solo, diventa adesso anche una proposta formativa per le scuole a cui viene messo a disposizione su richiesta.

Come spiegato dal musicologo Roberto Calabretto, l’incontro di Pasolini con la musica di Bach risale agli anni della primavera casarsese del poeta e alla sua amicizia con Pina Kalc, profuga a Casarsa in seguito all’occupazione tedesca della Slovenia. È Pina, “magra, incolore, coi capelli selvaggi benché radi”, a fargli conoscere le pagine bachiane per violino, in particolar modo la Ciaccona e la Siciliana, a cui Pasolini dedicherà un bellissimo scritto in cui traspaiono le ‘folgorazioni’ che questa musica sortiva nel suo immaginario. Bach costituirà il punto privilegiato della musica del suo cinema, soprattutto dei suoi primissimi film, commentando le vicende di “Accattone”, a cui Bach conferirà un’aura sacrale nella degradazione della sua vita tra le periferie della capitale, e alcuni momenti del “Vangelo secondo Matteo”. In questo caso le pagine bachiane sottolineano i momenti profetici della vita di Cristo e fanno pendant con la musica popolare che invece accompagna la predicazione e la chiamata degli apostoli. Si tratta di una scelta destinata a diventare un momento di centrale importanza nella storia del cinema italiano, come ben ribadirà l’autorevole voce di Ennio Morricone.




IL RICORDO DI GIGI PROIETTI – TEATRO STABILE DEL FRIULI VENEZIA GIULIA

Il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia ricorda Gigi Proietti”.

Dire addio a Gigi Proietti è molto difficile per il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: non è soltanto il grande mattatore che tutti onorano, l’attore versatile e magnetico, il drammaturgo e regista intelligente a mancare, ma un amico che a Trieste e allo Stabile ha dedicato momenti importanti.

Sul palcoscenico del Politeama Rossetti sono passati i suoi spettacoli più amati, i collage delle mitiche gag, scene, personaggi che ormai fanno parte dell’immaginario collettivo:v da “A me gli occhi, please!” a – nel 2009 – “Di nuovo buonasera”… Ma soprattutto ha partecipato a passi rilevanti nella storia dello Stabile: “Prove per un recital”, grande spettacolo portato in scena in una tensostruttura in Piazza dell’Unità, poi il “Recital” al Teatro Romano per suggellare una stagione di spettacoli all’aperto nell’estate triestina… e poi per la prima volta “sotto le stelle” del Rossetti: Gigi Proietti è stato infatti nel 2001 uno dei protagonisti della serata di gala per la inaugurazione del Politeama, dopo il lungo restauro.

Difficile, anzi impossibile, dunque, dire addio: possiamo solo ricordare sempre il grande valore di artista e di uomo di Gigi Proietti, con gratitudine.




TEATRO CLUB UDINE: CINQUANT’ANNI DI PALIO, PARTE LA “CHIAMATA ALLE ARMI” PER RICOSTRUIRE LA SUA STORIA

Tutti “i paliensi”, dal 1972 a oggi, sono invitati a scrivere a info@teatroclubudine.it. “Lanciamo una partecipazione collettiva”

CINQUANT’ANNI DI PALIO, PARTE LA “CHIAMATA ALLE ARMI” PER RICOSTRUIRE LA SUA STORIA

Se si mettono in fila 50 edizioni della manifestazione si ottengono circa 4 anni di rappresentazioni studentesche ininterrotte

  Cosa accadrà dopo la raccolta delle informazioni e le interviste ai protagonisti il Teatro Club ancora preferisce non svelarlo, ma sarà un lavoro che resterà nella storia della città di Udine

            Una vera e propria chiamata alle armi. Una “call” lanciata a tutti coloro che hanno partecipato alle passate edizioni del palio teatrale studentesco. E sono tanti. Studenti, attori, registi, tecnici, sceneggiatori e molti altri ancora, che in cinquant’anni di vita della manifestazione sono saliti sul palcoscenico del Palamostre. Circa 20 mila, a partire da quel lontano 1972 quando nacque grazie alla felice intuizione di Rodolfo Castiglione e Ciro Nigris, allora direttore e presidente di Teatro Club. Se si mettono in fila 50 edizioni della manifestazione si ottengono circa 4 anni di rappresentazioni studentesche ininterrotte. È un dato che fa impressione.

            Il Teatro Club Udine ha quindi deciso di festeggiare l’importante traguardo di quella che, molto probabilmente, è la più longeva iniziativa d’Italia in questo campo. Lo farà attraverso la raccolta di testimonianze, racconti, aneddoti, curiosità di tutti quelli che con i loro lavori hanno fatto sì che il Palio diventasse un appuntamento irrinunciabile della vita culturale della città, tanto da farne un accreditato punto di riferimento nel panorama teatrale friulano e anche nazionale.

            “Certo – spiega la presidente del Teatro Club, Alessandra Pergolese – nessuno nasconde che stiamo vivendo tutti, e il mondo del teatro in particolare, un momento difficile. Siamo convinti tuttavia che uno dei nostri doveri principali nei confronti dei giovani sia trasmettere loro speranza. Il raccogliere l’eredità del passato attraverso i 50 anni del Palio significa dunque trasmettere un messaggio per il futuro. Il Palio è appartenenza, ad un gruppo, ma, in fondo, alla società civile tutta”.

            E così “dopo mesi di lavori – entra nel dettaglio il responsabile artistico per tutte le attività legate al Palio, Massimo Somaglino – abbiamo ricostruito gli ultimi anni. Sfogliando carte, verbali, foto di scena, appunti de registi, dagli archivi Castiglione a quelli del Teatro Club fino a quelli conservati dalle scuole, siamo riusciti a ripercorrere, spettacolo per spettacolo, i nomi dei partecipanti alle edizioni degli ultimi 30 anni. Insomma, pur avendo conservati tutti i titoli delle messinscene, vorremmo ricostruire anche i cast, e le storie complete di vita dei paliensi, dal 1972 al 2020”.

            Ma di storia, il Palio, ne ha parecchia alle spalle. Cinquant’anni non sono pochi. “Ecco che si rende necessaria – prosegue Somaglino – una partecipazione collettiva, che siamo certi avrà la stessa intensità emotiva e partecipativa che, ogni anno, pervade chi il Palio lo vive, sia in veste di protagonista che in quella di spettatore. Vogliamo che tutti ci dicano se e quando hanno partecipato o se conoscono qualcuno che lo ha fatto. È l’unica forma di delazione – scherza l’attore e regista – che sarà ben accetta”.

            Da qui la “call-ettiva”, una chiamata collettiva a farsi avanti e testimoniare il “io c’ero”, scrivendo una email a info@teatroclubudine.it per raccontare cosa si è portato in scena, con quale scuola, in che anno, chi sono stati i compagni di viaggio. Ma anche che professione svolge ora, se il palcoscenico lo ha abbandonato o continua ancora a calcarlo, professionalmente e non. Insomma una mini-biografia paliense che consentirà di ricostruire la storia completa della manifestazione.

            “Una volta completato questo primo passaggio – anticipa Pergolese – procederemo a contattare chi ci ha voluto scrivere. In questo modo raccoglieremo le varie testimonianze per ricostruire la storia del Palio. Da quel momento – conclude – organizzeremo delle interviste specifiche, che saranno curate direttamente dagli studenti di oggi. Cosa accadrà alla fine di tutto questo percorso il Teatro Club ancora preferisce non svelarlo. Non c’è dubbio, comunque, che sarà un lavoro che resterà nella storia della città di Udine. Dunque, sotto a chi tocca.




UNA RIFLESSIONE GIURIDICA DEL MAESTRO REMO ANZOVINO, COMPOSITORE, PIANISTA E AVVOCATO, SULLA CHIUSURA DEL COMPARTO DELLO SPETTACOLO

Condividiamo su queste pagine una profonda riflessione giuridica del  compositore, pianista e avvocato
Remo Anzovino in merito al nuovo Dpcm
e, nello specifico, in merito alla chiusura dei teatri

ph Simone Di luca

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PORDENONE, 26 OTTOBRE 2020

Ciao a tutti,

sono Remo Anzovino, voglio mandare un grosso saluto a tutti gli amici del Teatro Politeama Rossetti di Trieste, a partire dalla Direzione, a tutte le maestranze, ovviamente a tutti gli amici spettatori, fan del teatro e miei. Sono profondamente dispiaciuto dal dover registrare questo messaggio da casa mia e non poter essere sulle tavole del meraviglioso palcoscenico del Rossetti questa sera, dove avrei dovuto con grande gioia e grande onore aprire la stagione concertistica 2020/2021.

È a tutti noto che il nuovo DPCM del governo ha sostanzialmente sospeso le attività perché ha chiuso i teatri, i cinema, i luoghi di pubblico spettacolo. Voglio, rispetto a questo fatto, dire la mia opinione: sono – per usare un eufemismo – veramente molto perplesso.

Rimango perplesso, sconcertato, riguardo a questa decisione perché penso che tradisca una delle cose che ha caratterizzato il nostro paese nella storia dell’umanità, cioè la nostra grande tradizione giuridica, il fatto cioè che nel nostro paese ci siano stati alcuni tra i più grandi giuristi di sempre. La capacità di un giurista, cioè di chi scrive le leggi, è sempre stata quella e dovrebbe essere quella di saper contemperare gli interessi in gioco. In questo caso gli interessi in gioco sono il diritto alla salute e la tutela della salute, ma anche il diritto e la tutela alla salute mentale.

La salute mentale è molto importante, pensare che un governo possa senza una motivazione razionale – considerati i dati oggettivi che riguardano l’epidemia e i contagi nei luoghi di pubblico spettacolo (cioè dati pari a 0, i luoghi più sicuri si sono dimostrati i pubblici spettacoli) –  privare la collettività di quello che si può definire “nutrimento per per la mente” significa non saper contemperare un interesse fondamentale, cioè che la gente ha assolutamente il bisogno di andare a cibare la propria mente a teatro, nei cinema, nelle sale da concerto perché non si può vivere chiusi in casa ad ascoltare dalla mattina alla sera i virologi che snocciolano dati e infondono, senza alcuna volontà ma oggettivamente, soltanto una sensazione di paura e di terrore. Questo porterà semplicemente le persone a non vivere più.

Se vi ricordate, dal momento del lockdown fino alla sua fine – cioè i primi di maggio – la narrazione è stata quella di dire ai cittadini che avremmo dovuto imparare a convivere col virus. Ecco, convivere vuol dire vivere con qualcosa, con qualcuno, non vuol dire smettere di vivere a causa del virus.

Questo mi lascia perplesso e voglio, senza alcuna polemica ma proprio partendo da quella che è la nostra tradizione giuridica, in qualche modo evidenziare nel gesto politico del nuovo DPCM di chiudere i teatri e i cinema, una mancanza di cultura giuridica, incapacità cioè di contemperare gli interessi in gioco. Chi scrive le leggi lo dovrebbe sapere fare e in qualche modo è lì per quello. Perché di fronte a una difficoltà la cosa più semplice è scegliere sempre la via più facile ma spegnere la mente delle persone, e attraverso quello, portare i tantissimi lavoratori alla fame, completamente alla fame, significa devastare un comparto enorme dal punto di vista produttivo, quello dello spettacolo, e portarlo semplicemente alla deriva. E questo vale siia il pubblico che per i lavoratori dello spettacolo. E’ importante che ognuno di voi (pubblico) lo faccia capire attraverso i propri canali, i propri social, far capire che c’è bisogno assolutamente di riaprire i teatri per la salute mentale di tutti, perché sono i luoghi più sicuri, i luoghi dove non ci si contagia.

So che il Teatro Rossetti ha deciso semplicemente di sospendere tra le altre cose il mio concerto, quindi verrà annunciata a breve la nuova data e so che questa sera il Teatro vuole mandare attraverso i suoi canali social il video della preview del concerto che io ho registrato simbolicamente il 15 giugno, giorno della riapertura dei teatri dopo il lockdown, dentro al meraviglioso Politeama Rossetti. Spero che il video sia soltanto un breve arrivederci e che ci ritroveremo tutti presto dentro al teatro per godere della musica, dell’arte del teatro e in questo modo riuscire ad abbeverare le nostre menti di bellezza ed a riuscire ad ampliare sempre i nostri orizzonti che in questo momento ci paiono abbastanza ristretti. Grazie.

Remo Anzovino




TEATRO CLUB UDINE, SE NE VA PIETRO RIZZARDI, UNA LEGGENDA DEL TEATRO UDINESE

“Un uomo di teatro di rigore, che amava il suo pubblico e che pretendeva da sé stesso tecnica e disciplina. Con lui se ne va purtroppo un altro pezzo del Piccolo teatro città di Udine e, contemporaneamente, un pezzo della storia della nostra città”. Così la presidente del Teatro Club Udine, Alessandra Pergolese, non appena appresa la notizia della scomparsa di Pietro Rizzardi, insieme al fratello Beppino, scomparso lo scorso anno, una leggenda del teatro udinese.

“Fin dai primi anni Sessanta – ricorda Pegolese dopo aver espresso le condoglianze di tutto il Teatro Club Udine ai figli, Roberta e Stefano, e ai parenti – è stato uno degli elementi portanti della Compagnia del Piccolo Teatro Città di Udine diretta da Rodolfo Castiglione. Assieme a lui il fratello Beppino, Maria Grazia Sereni, Alfonso Caniffi, Piero Chiarandini, e, ancora, Antonietta Parussini, Cesare Bovenzi, Gianni Nistri e molti altri”.

Pietro, nato il 16 maggio del 1921, si è spento l’altro ieri, 21 ottobre, a Udine. “A lui, così come a tutti i suoi compagni di viaggio – prosegue Pergolese –, dobbiamo molto. Ma soprattutto lo devono le centinaia e centinaia di ragazze e ragazzi che sul palcoscenico del Palamostre hanno mosso i primi passi verso il mondo del teatro. Quel teatro che anche Pietro amava tanto”.

Lo stesso figlio Stefano ha partecipato al Palio teatrale studentesco e, nei primi anni Ottanta ha nella compagnia dei Giovani del Piccolo teatro città di Udine. “Con Pietro – conclude Pergolese – vogliamo ricordare tutti quei giovani che hanno inventato il teatro a Udine, dai fratelli Rizzardi ad Alfonso Caniffi, da Maria Grazia Sereni a Piero Chiarandini, da Antonietta Parussini a Cesare Bovenzi ed Enzo Mezzelani, per non parlare naturalmente di Rodolfo Castiglione”.

Per quanto riguarda la carriera di Pietro c’è da ricordare sicuramente la sua partecipazione, nella parte del Conte di Albafiorita, alla memorabile Locandiera per la regia di Castiglione e rappresentata nei più importanti festival anche internazionali di teatro per amatori. Pietro, o Piero come molti lo chiamavano, fu il protagonista, nel 1969, di un altro spettacolo di successo del Piccolo Teatro, “Omobono e gli incendiari”, di Max Frisch.

In occasione della recita svolta al Festival di Pesaro nell’ottobre 1969, il Resto del Carlino scrisse di lui:”Omobono, un ometto pauroso ai confini della macchietta, o del burattino, risalta nella bellissima interpretazione di Pietro Rizzardi, un attore completo, ad un certo livello, e dotato di una sensibilità artistica non indifferente. Con tonalità vocali davvero sorprendenti, il Rizzardi ha spesso trascinato il pubblico ad un meritatisssimo applauso”.

E quell’applauso per lui, ora non può che essere più caloroso che mai. I funerali si svolgeranno sabato 24 ottobre alle 10.45 nella chiesa delle Grazie, partendo dal cimitero urbano di San Vito a Udine.




CABARET SACCO & VANZETTI va in scena alla Sala Bartoli – cartellone “Passages” del Teatro Stabile del FVG dal 27 ottobre

Raffaele Braia e Valerio Tambone sono gli eclettici protagonisti di “Cabaret Sacco & Vanzetti” spettacolo tratto dal testo di Michele Santeramo e diretto da Gianpiero Borgia, che li vede impegnati in una interpretazione davvero completa e multidisciplinare, per dare vita ai due sfortunati italiani, ingiustamente giustiziati negli Stati Uniti, nel 1927.

Lo spettacolo apre il cartellone “Passages” martedì 27 ottobre alle 19.30 alla Sala Bartoli e vi replica fino a domenica 1 novembre.

Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti non si conoscono prima di arrivare in America, dove – come moltissimi italiani nel primo Novecento – cercano un lavoro e un futuro migliore. Una volta raggiunta Ellis Island, espletati gli obblighi relativi all’immigrazione, ad un anno di distanza l’uno dall’altro, iniziano i rispettivi percorsi nel nuovo mondo.

Nicola Sacco a Milford si impiega in una fabbrica di calzature, sposa una donna italiana, ha due figli. Prende parte attivamente alle proteste operaie per ottenere salari e condizioni di lavoro migliori.

Bartolomeo Vanzetti emigra più per reazione al dolore per la perdita della madre che per necessità economiche: colto, libero, negli Stati Uniti fa molti lavori, impegnandosi infine nella fabbrica Plymouth Cordage Company, dove guida uno sciopero. Dopo quest’episodio nessuno lo vuole assumere più e fa il pescivendolo ambulante.

Arriva il 1916 e i due si incontrano nell’ambito di un gruppo anarchico di italoamericani: motivo per cui vengono iscritti dalla polizia in un elenco di sovversivi. Sono arrestati nel 1920 e – innocenti – accusati di una rapina: non ottengono giustizia, anzi pagano con sette anni di carcere e poi con la vita. Solo cinquant’anni dopo la loro esecuzione il governatore del Massachusetts Michael Dukakis riabilita la loro memoria.

È chiaro che i due italiani sono stati vittima del pregiudizio che allora si sentiva forte verso gli emigranti e verso chi promulgava certe idee politiche… Ma se traslassimo le loro vicende ad oggi, ribaltando qualche prospettiva, le cose sarebbero poi tanto diverse?

Se lo sono chiesti al Teatro dei Borgia, dove Gianpiero Borgia ha ideato e diretto “Cabaret Sacco &Vanzetti”. A condurre il progetto, è la convinzione che immigrazione, pregiudizio razziale e giustizia siano temi che solcano il nostro tempo e scuotono le coscienze comuni.

Lo spettacolo non si limita a raccontare la loro storia già tanto emblematica: induce a riflettere anche sul lato umano di due giovani, innamorati della vita, sognatori, utopisti, che per tanti anni – i sette di reclusione – hanno condiviso le loro solitudini, le loro speranze, le loro drammatiche delusioni, senza mai rinunciare alla dignità e al loro sentirsi italiani.

Molti e prestigiosi sono stati i nomi di politici, intellettuali, artisti che si sono vanamente prodigati per far riconsiderare la loro condanna a morte.

A raccontare la loro parabola, senza retorica e con l’aiuto dello straniamento generato dalla commistione dei linguaggi del cabaret, sono due ottimi attori – Raffaele Braia e Valerio Tambone – che offrono anima e corpo e tutti gli strumenti del teatro ai loro personaggi. Sketch, canto, musica, recitazione, commozione: ogni emozione è misuratissima, ogni momento brechtianamente dosato. Aiutati da pochi oggetti di scena – fra cui dominano le reti metalliche che si trasformano da brande solitarie a sbarre di carcere – i due attori rifuggono il mito, e trascinano il pubblico dentro la storia di due uomini.

A Trieste lo spettacolo va in scena dal 27 ottobre all’1 novembre. Il martedì e il venerdì si va in scena alle ore 19.30, la domenica alle ore 17 e gli altri giorni alle ore 21. Per biglietti e prenotazioni e per acquistare nuovi abbonamenti si suggerisce di rivolgersi alla Biglietteria del Politeama Rossetti agli altri consueti punti vendita, o via internet sul sito www.ilrossetti.it. Informazioni anche al numero del Teatro 040.3593511.

CABARET SACCO & VANZETTI

da Michele Santeramo
ideazione e regia Gianpiero Borgia

con Raffaele Braia, Valerio Tambone

musiche Papaceccio MMC e Roberta Carrieri
costumi Manuela Paladin Šabanovic

scene Vincenzo Mascoli
produzione Teatro dei Borgia