STAGIONE ARTISTICA 2018/19 di GRADISCA d’ISONZO Un successo di pubblico

Sono quasi 10.500 gli spettatori che hanno frequentato il Nuovo Teatro Comunale di Gradisca d’Isonzo e la Sala Bergamas nella stagione artistica appena conclusa. Numeri che inorgogliscono e che confermano la fidelizzazione e il costante interessamento dell’intera cittadinanza al teatro. Il programma artistico programmato ha interessato 6753 persone attratte dalla prosa (231 gli abbonati), dalla danza, dagli spettacoli dedicati ai ragazzi e ai bambini, alle innumerevoli attività formative e laboratoriali. Un successo che premia la scelta artistica firmata da Walter Mramor dimostrato dal riscontro del pubblico che ha espresso un gradimento altissimo per tutte le proposte in cartellone.

Il più alto consenso è andato a due commedie leggere e argute sulle dinamiche di coppia e le incomprensioni e disastri familiari: ‘Alle 5 da me’ di Pierre Chesnot con Gaia De Laurentiis e Ugo Dighero, una divertente commedia sulla ricerca sfrenata di un partner e sulle improbabili soluzioni della vita di coppia e ‘La casa di famiglia’, interessante ed esilarante quadro di una famiglia d’oggi allo scompiglio tra fratelli a causa di un’improvvisa eredità. Molto apprezzato anche il giovane e talentuoso Luca Bono che ha incantato ed ammaliato il pubblico riempiendo ogni ordine della sala. Gli applausi però non sono mancati per l’intera stagione e per le “divine” Ariella Reggio, Milena Vukotic e Monica Guerritore.

Molto successo anche l’appuntamento con “Viaggio nella Scatola Magica’, la visita teatralizzata creata appositamente per il Teatro Nuovo e che a grande richiesta sarà riproposta la prossima stagione.

Anche gli appuntamenti di danza sono stati accolti con entusiasmo da un buon numero di presenze che hanno apprezzato la qualità e la professionalità delle due compagnie ospiti. «Il Progetto gradiscano è importante ed ambizioso – sottolinea Walter Mramor -. Devo ringraziare il numeroso pubblico, colto, preparato ed affezionato al suo teatro e l’Amministrazione Comunale sempre presente ed attenta alla crescita culturale e il cui concreto sostegno è fondamentale per dare respiro ad un progetto di grande valenza per l’intera comunità. Il Nuovo Teatro di Gradisca d’Isonzo si è ritagliato a pieno diritto un posto tra i più importanti teatri regionali»




UDINE: Audiobus torna in città e si fa in tre!

Alla corsa C, con un nuovo ‘look’, si aggiungeranno la 4 e la 2. Ogni percorso racconterà una storia diversa e mostrerà luoghi differenti della città di Udine

UDINE – Un viaggio accompagnato da una voce narrante, una performance artistica in spazi inconsueti, la città vista sotto un’altra luce. A Udine torna (sempre nell’ambito ‘Terminal – Festival dell’arte in strada’, dal 24 al 26 maggio) la magia di Audiobus che quest’anno (è la grande novità) si fa in tre: alla corsa C, con un nuovo ‘look’, si aggiungeranno la 4 e la 2.

IL VIAGGIOAudiobus – di Zeroidee, Giovanni Chiarot e Renato Rinaldi con il supporto di Autoservizi Fvg Spa Saf; una produzione di Terminal Festival realizzato da Circo all’inCirca e Puntozero con il sostegno di Regione Fvg, assessorato alla Cultura del Comune di Udine, MiBACT, PromoturismoFVG e Fondazione Friuli –, anche nel 2019, sarà un viaggio straordinario su un autobus urbano (posti limitati, massimo 35 persone per ogni corsa, iscrizione online su terminal-festival.com), in bilico tra reale e surreale. A ogni viaggiatore sarà dato un paio di cuffie, una voce narrante lo accompagnerà, liberando la sua fantasia e facendogli compiere un viaggio in cui arte e spazio pubblico si contaminano. Una performance multidisciplinare dove tutto accade contemporaneamente dentro e fuori l’autobus.

Credit Bartolomeo Rossi

AUDIOBUS LINEA C – La linea C (di Renato Rinaldi e Giovanni Chiarot, con la compagnia Arearea, la voce di Natalie Fella e gli autisti Saf) sarà un omaggio a Georges Perec. Un tragitto letterario, un percorso inatteso, gremito di suggestioni visive e sonore, di acrobazie, di storie che ci interrogano: Cos’è che fa di una città, una città? Lo spazio attorno allo spettatore-viaggiatore si animerà, si popolerà, si deformerà al punto che non saprà più dire cosa è finzione e cosa realtà. Audiobus linea C partirà da piazza Venerio, sabato 25 maggio, alle 14.45, 15.45 e 16.45; domenica 26 maggio, alle 10.30 e alle 11.30. La corsa durerà circa 50 minuti.

AUDIOBUS LINEA 4 – La prima novità è la linea 4 con un viaggio (di Sarah Chiarcos con Francesco Collavino, Francesco Russo e Marianna Moccia, con le voci di Angelo Floramo e Carlo Zoratti) che racconterà la storia di una famiglia come tante, con una tavola apparecchiata per un pranzo che non andrà come previsto. Le cose vanno sempre come al solito, finché semplicemente non vanno in un altro modo. Perché può succedere di perdersi – di perdere la strada, di perdere il filo – e le cose non saranno mai più come prima. Audiobus linea 4 (non è consigliato per i bambini cui risulterebbe di difficile comprensione) partirà da piazza Venerio, sabato 25 maggio alle 15 e alle 16.15; domenica 26 maggio alle 14.30, 15.45 e alle 17. La corsa durerà circa 60 minuti.

AUDIOBUS LINEA 2 – Altra novità dell’edizione 2019 di Audiobus è la linea numero 2, con le performance degli artisti del Circo all’inCirca e le suggestioni sonore del musicista Paolo Paron. In questo caso ci si imbarcherà in un viaggio dai confini sfumati, si partirà con un autobus e si rientrerà con un altro. Nel mezzo un viaggio surreale, fatto di domande e di acrobazie. Perchè viaggiamo? Qual è la meta? Da quanto tempo siamo in viaggio? Una traversata urbana alla scoperta dell’irrazionalità di cui è costellata la razionalità cittadina. Audiobus linea 2 partirà da piazza Venerio, sabato 25 maggio alle 15.50 e alle 16.50; domenica 26 maggio alle 10.40, 15.40, 16.40. La corsa durerà circa 60 minuti.

INFO SUI VIAGGI – I posti sui bus saranno limitati a massimo 35 persone per ogni corsa, per questa ragione quest’anno l’organizzazione ha previsto un’iscrizione online. Dal 17 maggio sarà sufficiente prenotare il proprio posto su terminal-festival.com, scegliendo la data e l’orario della corsa. Il costo del biglietto per ogni singolo viaggio è di 3 euro (comprensivo di corsa e spettacolo). I ticket dovranno essere ritirati, all’infopoint di piazza Venerio, 30 minuti prima della corsa, in quell’occasione saranno consegnate anche le cuffie. Coloro che non ritireranno i ticket entro 15 minuti dall’orario di partenza non avranno più diritto di prelazione sul posto prenotato, che sarà assegnato a chi si presenterà direttamente all’infopoint.

IL FESTIVAL – Audiobus non sarà però l’unico appuntamento di ‘Terminal – Festival dell’arte in strada’, in programma dal 24 al 26 maggio in piazza Venerio, un luogo non centrale nel tessuto cittadino ma che per tre giorni (e proprio questa è la sfida) sarà animato da spettacoli, musica, teatro, danza, circo contemporaneo. I protagonisti saranno sempre numerosi artisti internazionali che faranno rivivere uno spazio urbano generalmente poco ‘abitato’. Per il programma completo però, è necessario attendere ancora qualche giorno. La presentazione ufficiale è in programma il 23 maggio. Terminal (che aderisce alla giornata mondiale del gioco promossa dal Comune di Udine-Ludoteca)

è ideato da Circo all’inCirca e Puntozero con il sostegno della Regione Fvg, dell’assessorato alla Cultura del Comune di Udine, del MiBACT, di PromoturismoFVG e della Fondazione Friuli. Hanno collaborato alla realizzazione Ars Motus, Associazione Brocante, Associazione Arearea, Associazione Tra le Nuvole, Associació Valenciana de Circ, Cirqueon , Associazione A+AUD, Cas’Aupa, Dissonanze, SAF, Wallonie-Bruxelles International, Bluenergy, Intersezioni.

Informazioni e programma dettagliato su: www.terminal-festival.com | Facebook |

Prenotazioni: https://www.terminal-festival.com/audiobus-prenotazioni/

press.cuberli




ANA-THEMA TEATRO: DOMANI, 11 MAGGIO, IL COMMISSARIO MATRANGA DA piazza XX Settembre a Udine.

Annullato :

presi da un impulsivo raptus per un breve assaggio di sole, abbiamo mandato poco fa il comunicato stampa per annunciare, dopo il rinvio causa pioggia della scorsa settimana, lo spettacolo di domani, 11 maggio, “Udine con delitto”.
Ebbene, sentito poco fa l’Osmer, che conferma rovesci per il pomeriggio di domani, la compagnia è stata costretta AD ANNULLARE lo spettacolo in oggetto.
L’appuntamento con gli appassionati del genere giallo potranno rifarsi con la prossima edizione di “Udine del mistero”, di cui (stavolta per scaramanzia) non anticipiamo la data, ma che si terrà sempre a Udine alla fine di questo mese …primaverile (?)
Scusandoci per…l’illusione creata, vi ringraziamo e auguriamo buon lavoro
Stefano
Domani, sabato 11 maggio, con partenza alle 14 da piazza XX Settembre
a Udine. Lo spettacolo si svolgerà con qualsiasi condizione meteo
IL COMMISSARIO MATRANGA ALLE PRESE
CON UN ALTRO DELITTO DA RISOLVERE
Anà-Thema Teatro propone una nuova avventura di “Udine con
delitto”, spettacolo interattivo in cui il pubblico sarà diviso in squadre
e, guidato dall’amatissimo commissario, dovrà risolvere il giallo

 

Un delitto da risolvere, una caccia al tesoro, uno spettacolo interattivo. L’amatissimo e conosciutocommissario Agostino Matranga sarà nuovamente impegnato, domani, sabato 11 maggio, a partire dalle 14 in piazza XX Settembre a Udine, in una nuova, entusiasmante avventura di “Udine con delitto”.
Nel centro storico del capoluogo friulano, dopo l’annullamento della scorsa settimana causa maltempo, sta per andare in scena un’altra puntata dello spettacolo itinerante proposto da Anà-Thema Teatro e tanto amato dal pubblico, che ogni volta accorre numeroso per riuscire a risolvere il mistero che si cela dietro un delitto inscenato dagli attori della compagnia. In base alla formula ormai rodata, gli spettatori, con partenza da piazza XX Settembre, saranno divisi in squadre e dovranno scoprire il colpevole guidati come sempre dal commissario Matranga, interpretato dal regista e attore Luca Ferri.
Visti i posti limitati, l’iscrizione è obbligatoria telefonando ai numeri 04321740499 o 3453146797, o, ancora, inviando una email all’indirizzoinfo@anathemateatro.com. Lo spettacolo si svolgerà con qualsiasi condizione meteo.




[DIECIPIÙ] Giovedì 16 maggio doppio appuntamento con MARINA MASSIRONI a Udine e a Talmassons

Dopo l’applaudita lectio magistralis dei Papu, che lo scorso 16 aprile ha riempito di ragazzi l’Auditorium Zanon di Udine (10 le scuole presenti!), continua senza indugi la terza edizione della rassegna didattica Diecipiù, firmata dal prof-cantautore Piero Sidoti e dedicata, quest’anno, all’arte della risata. Saranno proprio i ragazzi ad andare in scena il 13, 14 e 15 maggio, sempre allo Zanon, con i saggi finali dei laboratori, mentre giovedì 16  maggio, con un doppio appuntamento, sarà la volta di Marina Massironi:alle 9.00, ancora una volta all’Auditorium Zanon, e alle 20.45, all’Auditorium di Talmassons. Tutti gli appuntamenti si svolgeranno a ingresso libero.
Terza edizione, dicevamo, quindi tre anni di laboratori, approfondimenti, incontri (ricordiamo, oltre ai Papu, Cristicchi, Oleotto, Massimo Cotto, Battiston). Tre anni che hanno visto formarsi, attorno a Diecipiù, una solida
rete di scuole del territorio: 16 il numero complessivo, un numero importante, come sottolineato anche da Piero Mauro Zanini, Presidente del Consiglio regionale, Elisa Asia Battaglia, Assessore comunale all’Istruzione,
Pari Opportunità, Politiche per il superamento delle disabilità, e Fabrizio Pitton, Sindaco di Talmassons, da sempre supporter del progetto.
«L’attività teatrale – spiega Sidoti, attualmente impegnato a scrivere le canzoni del nuovo disco – è un valido strumento didattico perché pone al centro del processo formativo lo studente. Un soggetto dotato di capacità
creative che spesso, nella scuola tradizionale, non vengono valorizzate e, in alcuni casi, vengono addirittura represse». Tornando brevemente a Marina Massironi: l’indimenticabile compagna d’avventure di Aldo, Giovanni e Giacomo (ricordate Natolia?) proporrà una rivisitazione scherzosa del glorioso “Otello” verdiano. Al mattino, con i
ragazzi, in forma di conversazione aperta, e la sera, con il pubblico, in forma di spettacolo.




Dorilla in Tempe: lascia a’ morti la pace

Ci sono opere che l’inerzia del tempo consegna alla loro più naturale destinazione: l’oblio. La Dorilla in Tempe di Antonio Vivaldi (et al.), ad esempio, negli archivi o in qualche sperduta biblioteca ci stava da Dio. Allora perché andare a rispolverarla? Si scherza, chiaramente. Le riscoperte un qualche valore ce l’hanno sempre, se non altro perché arricchiscono la storia dell’interpretazione, quella del teatro non sempre. E nella Dorilla di teatro ce n’è poco poco.

Il “melodramma eroico-pastorale” su libretto di Antonio Maria Lucchini è un’infilata di arie disomogenee per paternità e ispirazione: dopo la prima del 1726, Vivaldi ci rimise sopra le mani a più riprese espungendo via via, fino ad arrivare versione che si ascolta al Malibran (1734), parecchi numeri per sostituirli con musiche apocrife di compositori di scuola napoletana (Hasse, Sarro, Leo e Giacomelli). Il trucchetto funzionò e la Dorilla ebbe un buon successo, ma oggi se ne avvertono i limiti concettuali e la superficialità. La trama ricalca il più classico dei drammi pastorali, con lui che ama lei e lei che ricambia ma deve sposare quell’altro. Alla fine però “quell’altro” si rivela essere un deus ex machina che sbroglia la situazione e apparecchia l’happy ending.

Drammaturgia banalotta e senza grandi appigli, caratteri stereotipati, azione a singhiozzo che fa due passi avanti nei recitativi e uno indietro nell’aria che segue. Insomma è bravo Fabio Ceresa a cavare un po’ di sangue da un cesto di rape: la butta sul kitsch grottesco e smisurato, mescolando ironia e pathos, geometrie palladiane e dorature barocche, insomma provando a fare le cose in grande, anche se i mezzi lo consentono fino a un certo punto. D’altronde l’opera di Vivaldi nasce proprio così, più per stordire che per scavare in profondità. Il gioco riesce nella misura in cui è possibile creare azione e movimento dove non ci sono, per i miracoli Cerasa si sta ancora attrezzando. Le scene sono del solito affidabile Massimo Checchetto, i costumi di Giuseppe Palella che esagera un po’ con oro e lustrini (ma i cervi sono meravigliosi). Mattia Agatiello è assistente regista e cura i movimenti coreografici.

Sostanzialmente discreto il cast, che difetta però della grande personalità capace di catalizzare azione e attenzione. Manuela Custer è una Dorilla corretta, espressiva e musicalissima cui manca tuttavia la scintilla della virtuosa, Lucia Cirillo un eccellente Elmiro nel canto ma non travolgente. Véronique Valdés è Nomio, ossia l’Apollo sotto mentite spoglie; c’è una sola cosa che questo personaggio dovrebbe avere, ancor prima che le note: il carisma. Nada.

Michele Patti, Admeto, è un vecchio buffonissimo, direbbe Don Giovanni: ha in testa l’opera buffa (si presume su indicazione del regista) e da lì parte. Bella vocalità possente e fisicità esuberante, agilità ancora da oliare un pelo. Valeria Girardello è un’Eudamia un po’ alla Jessica Rabbit, Rosa Bove un buon Filindo.

Le cose migliori, in fin dei conti, arrivano dalla buca. Primo, per il puro dato documentale: l’orchestra della Fenice suona sì a ranghi ridotti, ma anche in assetto “baroque” (quindi corde di budello, trombe e corni naturali, legni antichi et cetera). Secondo perché Diego Fasolis fa le cose per bene: si ascolta il suono “giusto”, che ovviamente di tanto in tanto esce scorbutico e distorto, ma ben pennellato, contrastato e scolpito.

Onorevole as usual il coro preparato da Claudio Marino Moretti.

Successone.

Paolo Locatelli
paolo.locatelli@ildiscorso.it
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Dal 1 al 5 maggio al Politeama Rossetti TRIESTE “La classe operaia va in paradiso”

Va in scena dall’1 al 5 maggio al Politeama Rossetti “La classe operaia va in paradiso” dal film di Elio Petri, con Lino Guanciale nel ruolo dell’operaio stakanovista Lulù Massa e un cast di altissimo livello, composto da Donatella Allegro, Nicola Bortolotti, Michele Dell’Utri, Simone Francia, Diana Manea, Eugenio Papalia, Franca Penone, Simone Tangolo, Filippo Zattini diretti da Claudio Longhi. Ricco di induzioni attuali, lo spettacolo è fra i più attesi della Stagione di Prosa del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Il cast incontra il pubblico al Café Rossetti il 2 maggio alle ore 18”.

Debutta il 1° maggio al Politeama Rossetti “La classe operaia va in paradiso” tratto dall’omonimo film di Elio Petri da Paolo Di Paolo e diretto da Claudio Longhi: lo spettacolo, impreziosito da un cast eccellente replica fino al 5 maggio ospite del cartellone di Prosa del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

«Bizzarro combinato di stili, con una sceneggiatura che qua e là strizza l’occhio alla commedia all’italiana ma si lascia altresì tentare, nel suo impasto cromatico dall’estremismo espressionista, il film di Petri (…) ha il merito di aver provato ad abbozzare una narrazione dell’Italia attraverso il lavoro, oltre i furori utopici di quegli anni febbrili che seguirono il Sessantotto» commenta nelle sue note il regista Claudio Longhi che ha portato “La classe operaia va in paradiso” sul palcoscenico.

«Riattraversarne la vicenda con lo sguardo disilluso del nostro presente, a quasi dieci anni dall’ultima crisi economica mondiale, significa riflettere su quanto quell’affresco grottesco immaginato da Petri nel 1971 sia più o meno distante. Un tempo, il nostro, post-moderno e post-ideologico, che fatica a riconoscere in modo netto i tratti di una qualsivoglia “classe operaia”, dispersa e nascosta dietro gli innumerevoli volti del lavoro “flessibile”. Se dunque l’inferno umido e grasso della fabbrica cottimista dell’operaio Lulù Massa appare ben lontano dagli asettici e sterilizzati spazi industriali o dai lindi uffici dei precari odierni, lo stesso non è del ritmo ossessionante e costrittivo di una quotidianità, allora e ancora oggi, alienata».

Questo il senso dell’operazione che ha conquistato le platee nazionali, sia per l’importante portato di riflessione, anche sul nostro tempo, sia per il potente e armonioso lavoro che si ammira sulla scena, frutto di un assieme d’artisti preparato e generoso, che dà vita ogni sera con coscienza ed energia ad un’operazione molto interessante.

L’idea di guardare al film – molto contestato al suo apparire nelle sale, nonostante il cast stellare (Gian Maria Volonté, Mariangela Melato e Salvo Randone…), il coraggioso lavoro di regia e sceneggiatura di Elio Petri e Ugo Pirro, e la Palma d’Oro a Cannes – è stata suggerita a Claudio Longhi da Lino Guanciale, che di questa materia ha intuito la forza brechtiana di denuncia.

Il regista e Paolo Di Paolo – cui si deve l’ ingegnoso testo drammaturgico – hanno colto questo spunto e creato uno spettacolo singolare e pienamente riuscito, grazie all’essenziale contributo di un cast che lavora con pienezza d’ispirazione e precisione sia a livello individuale che nella coralità che connota la pièce. Il gruppo davvero ammirevole cresce assieme fin da “La resistibile ascesa di Arturo Ui”, in cui già aveva conquistato il pubblico del Rossetti, nel 2012 ed è composto per questo nuovo spettacolo da Donatella Allegro, Nicola Bortolotti, Michele Dell’Utri, Simone Francia, Lino Guanciale, Diana Manea, Eugenio Papalia, Franca Penone, Simone Tangolo, Filippo Zattini.

Particolarità dello spettacolo è quella di intrecciare più linee narrative: si assiste infatti alla vicenda dell’operaio Lulù Massa (interpretato da Lino Guanciale), stakanovista detestato dai colleghi, e sfruttato dalla fabbrica BAN, che solo dopo un incidente che gli costa la perdita di un dito scopre la coscienza di classe. Accanto a questa però, viene proposto il racconto della genesi del film e del clamore che suscitò: così ai grotteschi personaggi della pellicola, si affiancano gli interventi del regista stesso e dello sceneggiatore, angustiati dall’iter creativo della pellicola o dalle reazioni che sollevò, oppure quelli degli spettatori o ancora di alcuni intellettuali e opinionisti degli anni Settanta, che seppero accogliere o anche rifiutarono la provocazione di Elio Petri.

Giovedì 2 maggio alle ore 18 al Café Rossetti l’intera compagnia di interpreti de “La classe operaia va in paradiso” incontrerà il pubblico: la conversazione sullo spettacolo sarà condotta dal direttore del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Franco Però. L’ingresso sarà libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Lo spettacolo va in scena alle ore 20.30 da mercoledì 1 a sabato 4 maggio e domenica 5 maggio alle ore 16. I biglietti ancora disponibili si possono acquistare nei consueti punti vendita e circuiti oppure in internet accedendo direttamente dal sito del Teatro, www.ilrossetti.it. Per ogni informazione ci si può rivolgere al numero 040. 3593511.

LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO

liberamente tratto dal film di Elio Petri

(sceneggiatura Elio Petri e Ugo Pirro)

di Paolo Di Paolo

regia Claudio Longhi

con Donatella Allegro, Nicola Bortolotti, Michele Dell’Utri, Simone Francia, Lino Guanciale, Diana Manea, Eugenio Papalia, Franca Penone, Simone Tangolo, Filippo Zattini

scene Guia Buzzi

costumi Gianluca Sbicca

luci Vincenzo Bonaffini

video Riccardo Frati

musiche e arrangiamenti Filippo Zattini

foto di scena Giuseppe Distefano

produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione




2 maggio alle ore 21 alla Sala Bartoli,TEATRO ROSSETTI TRIESTE “En attendant Beckett”

Debutta il 2 maggio alle ore 21 alla Sala Bartoli, “En attendant Beckett” un percorso multimediale ideato da Glauco Mauri e Roberto Sturno, con la collaborazione di Andrea Baracco. Per lo Stabile del Friuli Venezia Giulia è l’occasione di fare omaggio ad uno dei più autorevoli Maestri del teatro italiano, Glauco Mauri, che darà vita anche a “L’ultimo nastro di Krapp”: capolavoro di scrittura e di interpretazione”.

Il ritorno di Glauco Mauri al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia – dal 2 al 12 maggio alla Sala Bartoli in “En attendant Beckett” – corona la stagione “Altri Percorsi” che, giunta ormai alle sue battute finali, propone uno spettacolo di elevatissima qualità. Per lo Stabile, però, “En attendant Beckett” rappresenta innanzitutto l’occasione di fare omaggio ad un Maestro fra i più amati e autorevoli del teatro italiano.

È vastissimo il repertorio che Glauco Mauri ha attraversato nella sua lunga carriera: con passione, capacità di analisi e sensibilità ha affrontato le più diverse scritture e personaggi, un mondo ricchissimo di autori, drammaturgie, figure.

Con Samuel Beckett ha però un rapporto d’elezione che in questo spettacolo si sostanzia appieno. Assieme a Roberto Sturno, e con la collaborazione di Andrea Baracco, ha ideato un percorso multimediale che approfondisce in modo poetico e suggestivo l’opera del grande autore irlandese.

«Nella vita della nostra Compagnia, Beckett è stato un amato compagno di viaggio» ammette Glauco Mauri. «In diverse stagioni teatrali abbiamo interpretato, oltre a un beckettiano “Don Giovanni” di Molière, dieci suoi atti unici, anche tra i meno noti, che nella stagione della rappresentazione hanno ricevuto il Premio della Critica. Il mondo di Beckett è un poetico, tragico e farsesco modo di interpretare la vita: la tragedia del vivere che diventa farsa e la farsa del vivere che diventa tragedia. Un ossimoro dove convivono una risata e un arido pianto, una disperazione senza speranza e un insopprimibile sentimento di pietà per l’uomo. (…) Ci siamo sentiti in dovere, come uomini di teatro, di contribuire alla conoscenza, e quindi alla comprensione, di questo grande autore. Di conseguenza, abbiamo progettato una serata in cui, oltre a grandi capolavori come “Ultimo nastro di Krapp” e “Atto senza parole”, prenderanno vita altre opere, forse meno conosciute, ma non per questo di minor valore».

Ultimo nastro di Krapp” e “Atto senza parole” dunque, saranno dunque preceduti da brani dagli atti unici e dai radiodrammi di Beckett, da poesie e pagine dai suoi romanzi, da folgoranti pensieri recitati da Mauri e Sturno; poi ci sarà il film-documentario “Dal silenzio al silenzio” di Seàn O’Mòrdha, una testimonianza sconosciuta eppure fondamentale in cui lo stesso Samuel Beckett – notoriamente riservato rispetto a sé stesso – si rivela per la prima volta al pubblico.

Poi i due capolavori: Roberto Sturno è perfetto interprete dell’uomo beffato dalla vita, al centro di “Atto senza parole”, che si svolge in rigoroso, grottesco silenzio. Il protagonista è l’emblema della lotta fra l’uomo e la vita che lo illude e delude costantemente e che lo porta a trovare la dignità nella solitudine.

Glauco Mauri è immenso, di commovente intensità, nel dare vita al vecchio Krapp (fu il primo ad interpretarlo in Italia, nel 1961), che nell’“Ultimo nastro di Krapp” nel suo solitario alloggio ascolta una bobina registrata molti anni prima. Era il tempo in cui Krapp – ancora giovane – avrebbe potuto innamorarsi ed essere felice e dal nastro riaffiorano dolci ricordi, e volti sbiaditi… In un poetico rispecchiarsi fra il passato e il presente del protagonista e quelli del suo interprete, Glauco Mauri dialoga in scena con la propria stessa voce, nella registrazione del suo debutto nel ruolo di Krapp.

Collateralmente allo spettacolo, vengono organizzate due diverse iniziative pomeridiane a ingresso libero.

Giovedì 9 maggio alle ore 18 alla Sala Bartoli, si terrà un incontro di approfondimento sullo spettacolo a cura di Peter Brown, direttore della British School regionale, in lingua italiana.

Venerdì 10 maggio alle ore 17.30 il professor Brown terrà in lingua inglese una conferenza sul tema “Fra Beckett e Joyce”.

En attendant Beckett” va in scena alla Sala Bartoli da giovedì 2 maggio alle ore 21 e replica nei consueti orari fino a domenica 12 maggio per il cartellone “Altri percorsi” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

I biglietti ancora disponibili si possono acquistare nei consueti punti vendita e circuiti oppure in internet accedendo direttamente dal sito del Teatro, www.ilrossetti.it. Per ogni informazione ci si può rivolgere al numero 040. 3593511.

EN ATTENDANT BECKETT

un percorso multimediale ideato da Glauco Mauri e Roberto Sturno

con la collaborazione di Andrea Baracco

Prologo

Samuel Beckett

Atto senza parole

L’ultimo nastro di Krapp

con Glauco Mauri e Roberto Sturno

musiche originali di Giacomo Vezzani

luci di Alberto Biondi

produzione Compagnia Mauri Sturno




Tango glaciale reloaded, successo senza tempo

 

A quasi quarant’anni dal debutto Mario Martone riporta in scena “Tango Glaciale reloaded” in cartellone per la stagione n. 37 di Teatro Contatto al Palamostre di Udine.

Non c’è una trama specifica ma dodici ambienti per dodici diverse scenografie.

Grazie ad una sorta di macchina del tempo lo spettacolo fa viaggiare tra passato presente e futuro. Il passare del tempo è scandito  dall’attraversamento di una casa da parte dei suoi tre abitanti, due ragazzi e una ragazza: cucina, tetto, bagno, giardino, piscina. Un alternarsi di ambienti come l’alternarsi del tempo. Si parte dall’antica Grecia e si arriva all’America anni quaranta. Il mondo è trasformato da forze invisibili che muovono i fili della vita degli individui. Che non hanno bisogno di tante parole perché  per comunicare usano musica e immagini.
I corpi degli attori riempiono la scena con i loro movimenti ripetuti all’unisono che sono un tutt’uno con le immagini e le luci.
La rimessa in scena dello spettacolo Tango Glaciale non rappresenta una sorta di rimpianto della vecchia edizione ma rende evidente quanto il teatro possa essere il filo di collegamento tra passato e presente.
Se la prima versione aveva visto in scena Andrea Renzi, Tomas Arana e Licia Maglietta esponenti di Falso Movimento, il collettivo di artisti fondati da Mario Martone, oggi il “testimone” è stato ottimamente preso da Jozef Gjura, Giulia Odetto e Filippo Porro.
Allestimento a cura di Raffaele Di Florio e Anna Redi. Le elaborazioni video grafiche sono di Alessandro Papa, gli interventi pittorici design Io sono di Lino Fiorito, le ambientazioni grafiche cartoons di Daniele Bigliardo.
Le parti cinema cinematografiche dello spettacolo sono di Angelo Curti e Pasquale Mari, l’elaborazione della colonna sonora che scandisce ogni cambio di scena sono di Daghi Rondanini, i costumi di Ernesto Esposito
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È bello vivere liberi! a Udine per Contatto il 25 aprile

A 10 anni dal debutto, Teatro Contatto riporta a Udine, nell’Anniversario della Liberazione d’ItaliaÉ bello vivere liberi! lo spettacolo che ha rivelato il talento di Marta Cuscunà all’attenzione nazionale.

É bello vivere liberi! è il primo lavoro dell’artista monfalconese come attrice e autrice, già vincitore, nel 2009, del Premio Scenario per Ustica, ispirato alla staffetta partigiana Ondina Peteani ed è il primo della sua personale trilogia sulle Resistenze femminili.

Lo spettacolo è in scena giovedì 25 aprile alle ore 21 al Teatro Palamostre di Udine e al termine, Marta Cuscunà incontra il pubblico insieme alla Presidente della sezione Anpi “Città di Udine”, Antonella Lestani, conduce Fabrizia Maggi del CSS.
É bello vivere liberi! è in programma anche per la Stagione Contatto Tig in matinée per le scuole, venerdì 26 aprile al Palamostre e sabato 27 aprile al Teatro Pasolini diCervignano.

Ispirata al libro di Anna Di Gianantonio (È bello vivere liberi. Ondina Peteani. Una vita tra lotta partigiana, deportazione ed impegno sociale), la creazione di Cuscunàripercorre la biografia e la figura di una ragazza di Ronchi dei Legionari,Ondina Peteani, prima staffetta partigiana d’Italia, deportata (e sopravvissuta) ad Auschwitz. Giovane, piena di speranza e animata da un irrefrenabile bisogno di libertà, Ondina Peteani è diventata scintilla di uno spettacolo civile “per un’attrice, 5 burattini e un pupazzo”.

Per la giuria di Premio Scenario per Ustica, É bello vivere liberi!“restituisce il sapore di una resistenza vissuta al di fuori di ogni celebrazione o irrigidimento retorico; racconta di una resistenza personale, segnata dai tempi impetuosi di una giovinezza che è sfida, scelta e messa in gioco personale; è resistenza politica, dove Ondina incontra la storia e la sua violenza; una resistenza poetica, all’orrore che avanza e annulla; resistenza di un’adolescente, che incontra il sangue, lo subisce, lo piange, ma continua ad affermare la necessità della felicità e dell’allegria anche nelle situazioni più estreme che Ondina vive. Marta Cuscunà ha ricercato le tracce di Ondinaattraverso un lavoro accurato sulle fonti storiche, dentro la memoria del proprio territorio e attraverso le parole di chi l’ha conosciuta. Spettacolo felicemente atipico, coniuga un fresco ed efficace lavoro di narrazione, attento ai piccoli gesti del quotidiano, a stupori di ragazza, con il mestiere del burattinaio, che riprende i propri personaggi, ne soffia via la polvere e li riconsegna, felicemente reinventati, a una comunicazione efficace, archetipica, popolare. In questa ricerca anche l’orrore del lager può essere raccontato, senza che lo spettacolo perda lo straordinario candore e la felicità nel racconto della storia che ancora siamo”.

Marta Cuscunà ha affidato la costruzione degli oggetti di scena aBelinda de Vito e il disegno luci e i suoni a Marco Rogante.

Lo spettacolo è una coproduzioneFies / Operaestate Festival Venetorealizzata con il sostegno diComitato Provinciale per la promozione dei valori della Resistenza e della Costituzione repubblicana di Gorizia, A.N.P.I. Comitato Provinciale di Gorizia, A.N.P.I. Sezione di Ronchi dei Legionari, Centro di Aggregazione Giovanile del Comune di Monfalcone, Biblioteca Comunale Sandro Pertini di Ronchi dei Legionari, Comune di San Vito al Tagliamento Assessorato ai beni e alle attività culturali, Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia, Polo di Aggregazione Giovanile Toti del Comune di Trieste, Comitato Permanente Ondina Peteani.




Cinque anni son passati: Butterfly torna a Trieste

Difficile trovare un difetto che balzi all’occhio alla Madama Butterfly in scena al Teatro Verdi di Trieste. Il problema è che spesso alle produzioni di questo tipo, incanalate verso una tradizione di rassicurante eleganza, è difficile anche trovare un pregio che le distingua della massa. Non è questo il caso. Lo spettacolo, firmato a quattro mani da Alberto Triola e Libero Stelluti, è sì semplice e improntato a una linearità che procede per sottrazione, ma non di meno è ricco di spunti, anfratti e finezze. Un esempio banale: Suzuki. Non è l’ancella servile e remissiva che ci propinano novantanove Butterfly su cento, ma una sorella maggiore che da subito capisce che le cose si metteranno malissimo per tutti e che cerca disperatamente di salvare Cio-cio-san dalle sue scelte autodistruttive. Scruta Pinkerton con l’occhio del cane da guardia, mescolando all’apprensione un briciolo di rancore. Appunto, è un dettaglio, tutto sommato marginale nella drammaturgia, ma dà la misura della qualità di pensiero e realizzazione di uno spettacolo che sa essere “classico” senza essere banale.

Anche i due protagonisti sono ben diretti e chiaroscurati, lasciando sempre intravedere l’ombra del non detto o del non pienamente realizzato. Pinkerton ad esempio sfugge alla classificazione stereotipica dello yankee violentatore, puntando verso una ben più interessante umanità di ragazzo (cotto o meno, poco importa) che combina un disastro senza rendersene conto, più che per cattiveria per spacconeria e leggerezza.

Per il resto lo spettacolo è, appunto, di taglio tradizionalissimo: le scene (Emanuele Genuizzi e Stefano Zullo) sono elastiche e flessibili come le case a soffietto dei giapponesi, sono esteticamente gradevoli (che teatralmente è poco influente ma non dispiace mai), e ben fatte; le valorizza il disegno luci di Stefano Capra. Perfettamente inquadrati nel contesto i costumi di Sara Marcucci.

C’è poi un’esecuzione musicale di livello complessivamente molto buono in tutte le sue componenti. Liana Aleksanyan è una protagonista vocalmente molto sicura e anche tutt’altro che compassata nel dare peso a gesti e parole. Piero Pretti un F.B. Pinkerton dalla linea di canto splendida e dall’emissione inappuntabile, cui manca solo un briciolo di volume. Stefano Meo è uno Sharpless bonario e paterno. Da applausi la Suzuki di Laura Verrecchia, che non solo canta benissimo (che bel colore!), ma è anche attrice vera che non esce dalla parte per una frazione di secondo, nemmeno quando se ne sta in ultima fila. Vocalmente brillantissimo il Goro di Saverio Pugliese, che pure tende a enfatizzare con mano un po’ pesante certi vezzi.

Tutti all’altezza gli interventi delle parti di fianco e dell’ottimo coro, al solito preparato da Francesca Tosi.

Sul podio c’è Nikša Bareza, che fa una Butterfly molto morbida e distesa, scelta che sposa e valorizza quel che si vede sul palco: grande lirismo e cantabilità, dinamiche cesellate con grazia, sonorità avvolgenti e, forse, più retrospettive che proiettate al futuro (insomma Bareza piuttosto che esasperare le asperità e i contrasti, appiana e smussa). L’orchestra è in ottima serata e gli risponde con duttilità, precisione ma soprattutto con una ricchezza di suono e colori che non si appesantisce mai troppo.

Trionfo.

Paolo Locatelli
paolo.locatelli@ildiscorso.it
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