Tantissime risate per “Toilet” di Gabriele Pignotta a Gradisca D’Isonzo

Grandissimo successo ieri sera per la Prima regionale di “Toilet”, in scena al Nuovo Teatro Comunale di Gradisca d’Isonzo. Lo spettacolo, della produzione a.ArtistiAssociati, è stato scritto, diretto ed interpretato da un esilarante Gabriele Pignotta con la collaborazione dell’aiuto regia Julie Ciccarelli, la supervisione artistica di Cristina Vaccaro, le musiche originali e le scene di Stefano Switala e Tiziana Liberotti.

La spassosa tragicommedia è ambientata interamente in uno squallido bagno di qualche autogrill sperduto, con le pungenti scritte sui muri (riprese da vere scritte trovate in giro per i bagni), con il lavandino che non eroga acqua, con la carta per le mani terminata e con il carrello per le pulizie abbandonato al centro. Flavio Bretagna (Pignotta), vive la bizzarra ed esilarante storia di un uomo in carriera oberato dalle telefonate e dall’attività lavorativa, che si trova a dover affrontare la più assurda delle avventure: rimanere chiuso in un bagno in un luogo indefinito e senza possibilità di essere rintracciato. Il paradosso dell’impossibilità di essere trovato nonostante la tecnologia raggiunge i picchi di comicità nelle telefonate che Flavio ha con i carabinieri da barzelletta, con i numeri che trova sui muri con proposte sessuali ambigue, con le incessanti proposte commerciali di compagnie telefoniche o energetiche e con clienti fedeli ma asfissianti che rendono la tragedia di questo consumistico uomo un concentrato di risate da parte del pubblico. “Toilet” è uno spettacolo geniale, la disavventura parallela di un Robinson Crusoe dei nostri tempi, l’esaltazione delle storture della vita reale, fatta di commercio maniacale, mancanza di rapporti concreti e necessità di apparire a tutti i costi, anche della vita stessa. Pignotta è bravissimo a tenere il palco da solo per un’ora e mezza, divertendo fino alla fine, ma lasciando tuttavia dei chiari messaggi sulla tragicità delle banali scelte della nostra vita, incentrata sul successo, sul denaro, sulle apparenze. Quando Flavio, ormai privo di forze, sembra aver compreso le reali necessità dell’esistenza e dei veri rapporti con le persone care, il colpo di scena lo fa ripiombare nella futilità dell’esteriorità, costringendolo infine alla tragica sorte.

Carlo L.




La Tempesta di Shakespeare in scena al Teatro Rossetti TRIESTE Giulia dal 11 al 15 dic.

Un Prospero “autorevole, monumentale, nobile, incantatorio…” Renato Carpentieri dona una prova d’attore davvero raffinata e accolta con grande favore dalla critica nel ruolo del protagonista de “La Tempesta” di Shakespeare in scena al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia da mercoledì 11 a domenica 15 dicembre per il cartellone di Prosa.

 

Lo spettacolo, prodotto dallo Teatro Biondo di Palermo e diretto da Roberto Andò, colto regista cinematografico e teatrale, ha affrontato il capolavoro shakespeariano attraverso a una lettura e un’interpretazione affascinanti e ad un allestimento allusivo e sorprendente, con Ariel che invece di volare appare da segrete finestrelle e i personaggi che si muovono in una scena invasa tangibilmente dall’acqua del mare e dagli spruzzi della tempesta.

 

È come se il regista osservasse gli eventi attraverso la mente grandiosa di Prospero mentre svela alla figlia il “mistero dell’esistenza”. Ed in questo mistero sono presenti nodi tematici che ci appartengono e tuttora non sappiamo completamente sciogliere: la percezione dell’“altro” dal mondo occidentale, il gioco di realtà e illusione, l’incantesimo della mente, il pericolo del complotto e dell’usurpazione, il mistero della giovinezza e l’incombere della fine.

 

«Penso che “La tempesta” sia un geniale omaggio al teatro – dice il regista – e una delle commedie più profonde che siano state dedicate al senso della vita. È l’opera della rigenerazione, dove il naufrago, il disperso, l’usurpato ritrovano il filo interrotto delle loro esistenze. Se c’è una ragione per cui ancora oggi questa commedia ci parla, è nell’idea, per nulla semplice o banale, che l’essere umano sia destinato a convivere con la tempesta, e che dopo ogni tempesta debba fare chiarezza dentro di sé».

 

Il grande mago Prospero vive su una misteriosa isola del Mediterraneo assieme alla figlia Miranda, allo spirito Ariele e allo “schiavo”, il mostro umano Calibano. Vi è giunto fortunosamente anni prima, quando il fratello lo ha spodestato dal ducato di Milano abbandonandolo su una piccola barca. Ma ora è la caravella del traditore a veleggiare poco lontano e Prospero gli scatena contro una tempesta: la nave fa naufragio. Tutti però si salvano. Il mago fa in modo che i flutti portino il re di Napoli, Alonso, suo figlio Ferdinando, suo fratello Sebastiano, il duca di Milano Antonio in luoghi diversi: Ferdinando si troverà vicino a Prospero e Miranda così che i giovani si incontreranno e innamoreranno profondamente. Il re di Napoli e il duca di Milano dovranno invece attraversare tutta l’isola, mentre i marinai Stefano e Trinculo conosceranno Calibano e assieme progetteranno un vano colpo di stato. Anche Sebastiano ed Antonio – non pago delle malefatte del passato – complotteranno contro Alonso, ma falliranno e questi conserverà il regno i Napoli. Il tempo delle vendette è passato e il saggio Prospero si accontenta di riportare l’ordine, e perdonare: con un grande spettacolo celebra le nozze di Miranda e Ferdinando e, sotterrata la bacchetta magica, ritorna con gli altri in Europa, lasciando a Calibano l’isola e il caos.

 

È celebre e ricca di sortilegio la trama de “La Tempesta”, un testamento teatrale per Shakespeare, perfettamente congegnato drammaturgicamente, poetico, universale, che ha stimolato la fantasia dei migliori artisti di ogni tempo, e di cui si sono date messinscena davvero memorabili, come quella di Giorgio Strehler per il Piccolo Teatro alla fine degli anni Settanta  e successivamente quella di Peter Brook.

 

Di notevole pregio il cast che Roberto Andò ha impegnato in questa nuova, applaudita messinscena:    Renato Carpentieri (Prospero), Giulia Andò (Miranda), Filippo Luna (Ariel), Vincenzo Pirrotta (Calibano), Paolo Briguglia (Ferdinando), Gianni Salvo (Gonzalo/ Iris), Paride Benassai (Trinculo, Antonio), Francesco Villano (Stefano, Alonzo).

 

Martedì 10 dicembre alle ore 18 al CaféRossetti Peter Brown, direttore della British School del Friuli Venezia Giulia terrà in lingua italiana una prolusione al capolavoro shakespeariano.

Giovedì 12 dicembre alle 18 sempre al CaféRossetti avrà luogo invece un incontro di approfondimento su “La Tempesta” in lingua inglese, sempre tenuto da Peter Brown. L’ingresso  ad entrambi gli eventi sarà libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

 

Alla Sala Assicurazioni Generali lo spettacolo replica alle ore 20.30 dall’11 al 14 dicembre e domenica 15 dicembre va in scena alle ore 16. Per biglietti e prenotazioni si suggerisce di rivolgersi alla Biglietteria del Politeama Rossetti agli altri consueti punti vendita, o via internet sul sito www.ilrossetti.it. Informazioni anche al numero del Teatro 040.3593511.

 




TEATRO VERDI PORDENONE 7 DIC. NATALINO BALASSO TEATRO VERDI Pordenone CON “LA BANCAROTTA”

Sale sul palcoscenico del Teatro Verdi di Pordenone sabato 7 dicembre (ore 20.30) per il secondo appuntamento con la potente sezione del cartellone prosa firmato dalla consulente artistica Natalia Di Iorio, “Nuove Scritture”, uno strepitoso Natalino Balasso che, affiancato da un cast d’eccezione, veste i panni del mercante in bancarotta Pantalone de’ Bisognosi, protagonista della commedia goldoniana “La bancarotta”, prodotta dallo Stabile di Bolzano.

Con il suo stile pungente e sincopato, implacabile e sarcastico, lo scrittore e drammaturgo vicentino Vitaliano Trevisan, uno degli autori di maggior talento della sua generazione, rilegge un testo poco frequentato calandolo nell’Italia dei nostri giorni.

On testo, quello di Goldoni, che oltre a non essere affatto lontano dall’attualità, segna una svolta epocale: a partire da un canovaccio della commedia dell’Arte, gradualmente le maschere cadono in disuso e inizia a delinearsi un’idea di testo più determinato ed esteso, contrariamente alla prassi del recitare a soggetto, esercitata fino ad allora. Utilizzando il testo di Goldoni come solido appoggio, Trevisan delinea una caustica rappresentazione dell’Italia di oggi

Nella rosa dei vizi che portano il cosiddetto “piccolo imprenditore” di oggi al fallimento, Trevisan sostituisce il vizio del gioco con il consumo cocaina, una specie di fluidificante per ogni tipo di rapporto umano, uno strumento multiuso: personale, sociale, il messaggio della commedia di Goldoni – l’unità e la moralità della famiglia sono importanti per la buona gestione della bottega – si trasforma qui in un avvertimento sarcastico, utile nell’Italia di oggi: stare in una famiglia importante è la chiave del successo personale.

La dissolutezza del Settecento veneziano si moltiplica e dilaga nell’Italia degli anni Duemila: non c’è più argine, non c’è nemmeno un’idea – ipocrita quanto si voglia – di decoro. E in questo guazzabuglio amorale la satira di Trevisan è più spietata e al tempo stesso più comica del solito. La bancarotta è un viaggio profondo dentro la miseria umana, è un riso amaro che trasporta dentro il cuore dei problemi della società. Ne scaturisce una commedia che fa discutere e riflettere, scritta in una lingua pungente ed efficace. Ritratto impietoso dei vizi di un Paese che stenta a ritrovare il suo equilibrio.A guidare in scena un folto gruppo di solidi attori– assieme a Balasso troviamo il triestino Fulvio Falzarano, Massimo Verdastro, Marta Dalla Via, Denis Fasolo, Carla Manzon, Celeste Gugliandolo, Raffaele Musella, Giuseppe Aceto – la regista Serena Sinigaglia capace di valorizzare egregiamente la vitalità e il travolgente sarcasmo della commedia.   .« La prima volta che ho letto “La bancarotta” di Vitaliano Trevisan ho pensato che questo fosse un testo necessario, che fosse necessario rappresentarlo», spiega Balasso. «Questo testo non asseconda affatto la garbatezza goldoniana nel trattare un tema delicato, ma affonda il coltello e diventa ruvido con l’immediatezza che sempre ammiro in Trevisan. “La bancarotta” è una commedia di forte impatto, per questo lo abbiamo scelto, perché il teatro non sia un rito vuoto, ma serva a farci sentire vivi»

 

Lo spettacolo è proposto in abbonamento nei percorsi Mix, Fidelity platinum e Nuove Scritture

Info e biglietti in biglietteria e on-line www.comunalegiuseppeverdi.it.

È. L.




UN THRILLER PSICOLOGICO SEGNA MARTEDÌ 10 DICEMBRE IL RITORNO DI ALESSANDRO PREZIOSI AL VERDI DI GORIZIA

Un thriller psicologico, che lascerà gli spettatori con il fiato sospeso dall’inizio alle fine. È Vincent Van Gogh – L’odore assordante del bianco, lo spettacolo che segna l’atteso ritorno di Alessandro Preziosi al Teatro Verdi di Gorizia. L’appuntamento è per martedì 10 dicembre alle 20.45, nell’ambito del cartellone di Prosa. Come può vivere un grande pittore in un luogo dove non c’è altro colore che il bianco, nella devastante neutralità di un vuoto? È il 1889 e l’unico desiderio di Vincent è uscire dalle austere mura del manicomio di Saint Paul. Stefano Massini, con la sua drammaturgia asciutta e tagliente ma ricca di spunti poetici, offre nello spettacolo di Khora.teatro in coproduzione con il Teatro Stabile d’Abruzzo considerevoli opportunità di riflessione attorno al tema della creatività artistica. Il serrato dialogo tra Van Gogh, interpretato appunto da un intenso Alessandro Preziosi, e suo fratello Theo, propone non soltanto un ampio sguardo sulla vicenda umana dell’artista, ma ne rivela anche uno stadio sommerso. Al regista Alessandro Maggi è affidato il compito di modulare le infinite e intrinseche variabili di questo toccante testo. Si legge nelle note di regia: “Van Gogh, assoggettato e fortuitamente piegato dalla sua stessa dinamica cerebrale incarnata da Alessandro Preziosi, si lascia vivere già presente al suo disturbo. È nella stanza di un manicomio che ci appare. Nella devastante neutralità di un vuoto. E dunque, è nel dato di fatto che si rivela e si indaga la sua disperazione. Il suo ragionato tentativo di sfuggire allimmutabilità del tempo, allassenza di colore alla quale è costretto, a quellirrimediabile strepito perenne di cui è vittima cosciente, allinterno come allesterno del granitico castello biancoe soprattutto al costante dubbio sullesatta collocazione e consistenza della realtà. La tangente che segue la messinscena resta dunque sospesa tra il senso del reale e il suo esatto opposto”.

La prolusione, nell’ambito degli Incontri al Verdi, sarà proposta da Tullio Svettini dell’Università della Terza età alle 18 di lunedì 9 nel ridotto Francesco Macedonio, con ingresso libero. Il Botteghino del Teatro, in Corso Italia (tel. 0481/383602), è aperto da lunedì a venerdì dalle 17 alle 19 e sabato dalle 10.30 alle 12.30. I biglietti sono in vendita anche sul circuito VivaTicket.




“Aggiungi un posto a tavola” dal 5 dic. al Teatro Rossetti Trieste

Nel prezioso e mitico allestimento originale, con la grande arca che si costruisce scena dopo scena davanti agli occhi del pubblico, e i divertenti numeri coreografici sulle musiche di Trovajoli, ritorna al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia “Aggiungi un posto a tavola” di Garinei & Giovannini.

 

Dal 5 all’8 dicembre nell’ambito del cartellone Musical ed Eventi, la nuova edizione della deliziosa commedia musicale, divenuta un vero classico, riempirà il Politeama Rossetti di allegria e canto.

 

Gianluca Guidi racconta così l’emozione di quando gli è stato proposto di essere protagonista e regista di uno dei titoli più amati del teatro italiano: «Rimettere in scena “Aggiungi un posto a tavola”! Quando Alessandro Longobardi mi ha chiesto di tentare questa impresa, l’entusiasmo è salito subito alle stelle; poi (un po’ come Don Silvestro che col martello, guardando l’arca spalle al pubblico, dice “… va bene farò da solo… da solo” per poi crollare su sé stesso) il senso della realtà ha avuto la meglio. Il Teatro di Garinei & Giovannini non è mai stato facile da riproporre, paradossalmente, nemmeno per loro stessi. La genesi di numerosi spettacoli concepiti dalla celeberrima coppia era sempre un perfetto mix di idee autoriali, costruzione registica collaudata, team creativo d’eccellenza, e, non ultimo, l’apporto interpretativo di veri e propri mostri sacri del palcoscenico, testimoni ultimi di una generazione attoriale e di una professione ormai in via d’estinzione. (…) Il dovere di un regista dovrebbe essere quello di non tradire gli autori… soprattutto (visto il vantaggio che comporta) in casi ove la materia è consolidata e soprattutto di comprovato successo. “Aggiungi un posto a tavola” è una favola che parla d’amore, di accoglienza, di vita nuova da inventare e, possibilmente, migliorare, di esseri umani che hanno la possibilità di creare un mondo nuovo… e perché no? Anche di fede… minuscola per la scrittura ma assolutamente maiuscola se intesa come fiducia in se stessi, nel prossimo e nel futuro». 

Non si poteva trovare un interprete più preparato di Gianluca Guidi né un regista più sensibile e attento per questa messinscena, preziosa, accurata, a cui il produttore Longobardi ha assicurato un cast eccellente d’artisti (accanto a Guidi (Don Silvestro), recitano Marco Simeoli (Sindaco Crispino), Piero Di Blasio (Toto), Camilla Nigro (Clementina), Francesca Nunzi (Ortensia) ed Enzo Garinei che è “La Voce di Lassú”). Inoltre è notevole l’assieme creativo: fondamento di un successo che ha già al suo attivo tre stagioni di repliche con oltre 160 mila spettatori, un ulteriore arricchimento per l’incredibile palmarès di questa commedia musicale.

 

“Aggiungi un posto a tavola” dal 1974, quando fu rappresentata per la prima volta a Roma, ha avuto un successo senza precedenti, addirittura planetario, con oltre 30 edizioni e 15 milioni di spettatori, in Inghilterra, Austria, Cecoslovacchia, Portogallo, Spagna, Russia, Ungheria, Messico, Argentina, Cile, Brasile, Venezuela, Finlandia… 

Nessun problema a superare i confini di spazio e tempo, dunque, per le belle musiche di Armando Trovajoli e per la divertente storia che Garinei e Giovannini con Jaja Fiastri, ispirandosi liberamente a un testo di David Forrest, racchiudono in una commedia musicale perfetta.

 

Don Silvestro, parroco di un paesino di montagna viene chiamato al telefono da… Dio. Gli intima di costruire una nuova Arca perché arriverà un secondo diluvio universale. I concittadini lo aiutano nell’impresa – distratti solo dall’arrivo della fascinosa Consolazione – e si riesce a ultimare l’arca nonostante gli ostacoli posti dal sindaco. I concittadini sono quasi in salvo, ma l’arrivo di un cardinale da Roma pone Don Silvestro in difficoltà: e sull’arca saliranno solo lui e Clementina, la figlia del sindaco che lo ama senza speranze… Ma non sarà questo l’unico colpo di scena!

 

“Aggiungi un posto a tavola” va in scena alle ore 20.30 dal 5 al 7 dicembre, per la pomeridiana di sabato 7 e per domenica 8 dicembre alle ore 16. Per biglietti e prenotazioni si suggerisce di rivolgersi alla Biglietteria del Politeama Rossetti agli altri consueti punti vendita, o via internet sul sito www.ilrossetti.it. Informazioni anche al numero del Teatro 040.3593511.




Che disastro di commedia tra Monty Phyton e Michael Frayn

 

 

CIVIDALE DEL FRIULI – TEATRO ADELAIDE RISTORI
giovedì 5 dicembre – ore 21.00

MANIAGO – TEATRO VERDI

Venerdì 6 dicembre – ore 20.45

The play the goes wrong è uno spettacolo nato nel 2012 in un piccolo teatro all’interno di un pub londinese, The Old Red Lion, che poteva ospitare un massimo di 60 spettatori a sera. Il grande successo ottenuto da questo lavoro diretto da Mark Bell per la compagnia Mischief Theatre lo ha portato a debuttare nel 2014 al Duchess Theatre dove è tuttora in scena. La versione italiana, intitolata Che disastro di commedia, vista nel Circuito ERT nelle passate stagioni, ritorna in Friuli per due serate: giovedì 5 dicembre alle 21 al Teatro Ristori di Cividale e venerdì 6 dicembre alle 20.45 al Teatro Verdi di Maniago. Diretti da Mark Bell, sui due palchi regionali saliranno Stefania Autuori, Luca Basile, Viviana Colais, Valerio Di Benedetto, Alessandro Marverti, Yaser Mohamed, Igor Petrotto, Marco Zordan.

 

La commedia mescola il gioco del teatro nel teatro di Rumori Fuori Scena di Michael Frayn con la comicità irriverente dei Monty Python. Scritta da Jonathan Sayer, Henry Shields e Henry Lewis è stata tradotta e rappresentata in oltre venti Paesi, sempre diretta da Mark Bell, sbarcando in Australia e negli Stati Uniti, a Broadway, prodotta dal regista e produttore J.J. Abrams, al suo debutto nel mondo del teatro.

Che disastro di commedia racconta la storia di una compagnia teatrale amatoriale, la Cornley Polytechnic Drama Society che, dopo aver ereditato improvvisamente un’ingente somma di denaro, tenta di produrre un ambizioso spettacolo che ruota intorno a un misterioso omicidio perpetrato negli anni Venti nel West End. La commedia è un susseguirsi di errori, strafalcioni, momenti imbarazzanti e disastri provocati dagli attori stessi. La produzione della Cornley Polytechnic Drama Society si rivela una catastrofe e gli attori cominciano ad accusare la pressione, andando nel panico.

Che disastro di commedia mette in scena le paure degli attori e gli errori che sul palco non si dovrebbero mai commettere.

 

Maggiori informazioni al sito www.ertfvg.it e chiamando il Teatro Ristori di Cividale (0432 731353) e l’Ufficio Turistico di Maniago (0427 709063). 




“Il gatto” di Georges Simenon in Sala Bartoli  dal 3 all’8 dicembre

“Alvia Reale ed Elia Schilton straordinari interpreti dell’odio coniugale fra Marguerite ed Émile, i coniugi protagonisti de “Il gatto” commedia tratta dall’omonimo romanzo di Georges Simenon. Lo spettacolo, firmato da Roberto Valerio è in scena alla Sala Bartoli  dal 3 all’8 dicembre per il cartellone Altri Percorsi dello Stabile regionale”.

 

Sono necessari due grandi interpreti per duettare in un testo come “Il gatto” di Georges Simenon: infatti non è semplice portare in scena la tensione continua e nevrotica che connota il rapporto fra i due protagonisti del celebre romanzo da cui Fabio Busotti ha tratto un incalzante testo teatrale.

 

Diretti da Roberto Valerio, danno loro vita sul palcoscenico Alvia Reale ed Elia Schilton e trovano per Marguerite ed Émile – gli sfortunati e terribili coniugi in questione – straordinarie, inattese chiavi espressive e di analisi.

 

Alla Sala Bartoli, i due si fronteggeranno dal 3 all’8 dicembre protagonisti appunto de “Il Gatto” di Simenon, in programma per il cartellone Altri Percorsi del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

 

«Il silenzio ostinato è la cifra della loro esistenza, un nutrimento vivo ed essenziale che li unisce vigorosamente ed instancabilmente» spiegano le note alla messinscena.

Il famoso romanziere belga, uno fra i più letti del XX secolo – creatore del popolare personaggio del commissario Maigret, ma prolifico autore di molti scritti psicologici, noir, oltre che gialli – ha infatti immaginato un tipo di legame del tutto particolare per l’uomo e la donna al centro di uno dei suoi migliori romanzi, forse il più fulminante, cattivo, geniale. 

 

“Il gatto” racconta e analizza il contorto rapporto di coppia di Émile e Marguerite: da quattro anni, marito e moglie non si parlano se non scambiandosi feroci bigliettini. Questo assurdo ménage ha avuto inizio il giorno della morte dell’amato gatto di Émile. Convinto che sia stata Marguerite ad avvelenarlo, Emile, colto da un attacco d’ira, si avventa sul pappagallo di lei e gli strappa a sangue le variopinte penne. Anche il pappagallo muore e, una volta imbalsamato, finisce a fare la sentinella dell’odio coniugale. I separati in casa conducono una vita completamente indipendente con il timore paranoico di morire avvelenati dal rispettivo coniuge, tanto da tenere sottochiave i viveri. 

Ma il gatto, non è il colpevole della loro guerra: Émile e Marguerite non si sono mai veramente sopportati, né amati. E presto hanno capito di essere troppo diversi: lei, una affettata piccolo borghese , lui, ruvido capomastro in pensione, ambisce a sigari e vino rosso… Marguerite non si è mai liberata del ricordo del suo primo marito violinista ed Émile rimpiange di essere rimasto vedovo troppo presto. Così la loro è una convivenza fra estranei, in cui assieme alle parole, ai pensieri, nemmeno i ricordi e le emozioni sono condivise. In comune hanno solo silenzio e rancore. 

 

«Il romanzo di Simenon – spiega il regista Roberto Valerio – ci consegna personaggi che possiedono una caleidoscopica complessità e una vibrante vocazione teatrale; è un testo feroce che rovista tra le pieghe della mente e le incrinature del cuore dei protagonisti, descritti con uno sguardo crudo e spietato (…) Tutto cade a pezzi si frantuma e disintegra sotto il peso del disprezzo e della rabbia ma i due non si separano, il desiderio di libertà e la paura della solitudine si mescolano e confondono in una perturbante prossimità. L’odio li tiene uniti. Fino all’ultimo respiro trovano la forza di torturarsi negandosi ostinatamente l’unica cosa che, forse, avrebbe potuto restituire una profondità autentica alla loro vita: l’amore». 

 

Allo Stabile regionale lo spettacolo replica alle ore 19.30 martedì 3 dicembre e alla stessa ora venerdì 6 dicembre; il 4, il 5 e il 7 dicembre le repliche si succedono alle ore 21 e domenica 8 dicembre va in scena la pomeridiana alle ore 17. Per biglietti e prenotazioni si suggerisce di rivolgersi alla Biglietteria del Politeama Rossetti agli altri consueti punti vendita, o via internet sul sito www.ilrossetti.it. Informazioni anche al numero del Teatro 040.3593511.

 




Colugna di Tavagnacco 3 dicembre Lungs del britannico Duncan Macmillan in scena al Teatro Luigi Bon

Colugna di Tavagnacco Duncan Macmillan, classe 1986, è uno dei principali esponenti della nuova drammaturgia inglese. Nella sua ancora breve ma fulminante carriera ha già vinto numerosi premi (Best New Play agli Off West End Awards, the Big Ambition Award, Old Vic e il Pearson Prize) e ha scritto per teatro, radio, tv e cinema. Lungs è una delle sue pièce più conosciute e sarà ospite del Circuito ERT, per l’unica data prevista in regione, martedì 3 dicembre alle 20.45 al Teatro Luigi Bon di Colugna, nell’ambito della rassegna di prosa promossa da Fondazione Bon ed ERT. Sul palco saliranno Sara Putignano e Davide Gagliardini; l’allestimento, su traduzione di Matteo Colombo, è firmato dal Teatro Due di Parma per la regia di Massimiliano Farau. 

 

Lungs (“polmoni” in italiano) è una pièce all’apparenza semplice, proprio come il respiro, ma come il respiro ha un ritmo serrato di fiati, violento e delicato, struggente e divertente. Sul palco, in una scena essenziale che lascia spazio solo all’interpretazione dei due attori, si delinea un ritratto attuale e ironico di una storia d’amore qualunque, spiazzante e brutalmente onesta, divertente e tagliente, che dà voce a una generazione per la quale l’incertezza è un modo di vivere, un ambiente liquido in cui fluttuare.

I temi centrali dello spettacolo sono l’amore e l’ambiente – quest’ultimo è particolarmente caro all’autore che ha scritto assieme allo scienziato Chris Raplay 2071, un testo sugli effetti dei cambiamenti climatici – ma la scrittura di Macmillan li travalica utilizzandoli come strumenti utili ed efficaci per costruire una riflessione più ampia e complessa.

 

Per informazioni e prenotazioni contattare la Fondazione Luigi Bon allo 0432 543049.




ONE MAN SHOW DI LUCA ARGENTERO DOMENICA 1 dic. : Teatro Verdi di Gorizia

Luisin Malabrocca, Walter Bonatti e Alberto Tomba, tre sportivi italiani che hanno fatto sognare, tifare, ridere e commuovere varie generazioni di italiani. La loro storia sarà raccontata da Luca Argentero in È questa la vita che sognavo da bambino, spettacolo che sarà proposto domenica 1 dicembre alle 20.45 al Teatro Verdi di Gorizia nell’ambito del cartellone di prosa della stagione artistica 2019/2020. Tre storie completamente diverse l’una dall’altra, tre personaggi accomunati da una sola caratteristica: essere diventati, ognuno a modo proprio, degli eroi. Il Botteghino del Teatro, in Corso Italia (tel. 0481/383602), è aperto da lunedì a venerdì dalle 17 alle 19 e sabato dalle 10.30 alle 12.30, sempre con chiusura nei festivi. I biglietti sono in vendita anche sul circuito VivaTicket.

In “È questa la vita che sognavo da bambino?”, per la regia di Edoardo Leo e con le musiche di Davide Cavuti, l’attore e conduttore televisivo narra sia dal punto di vista sociale che da quello umano le storie di grandi personaggi dalle vite straordinarie che hanno inciso profondamente nella società, nella storia e nella loro disciplina. Luisin Malabrocca, “l’inventore” della Maglia Nera, è il ciclista che nel primo Giro d’Italia dopo la guerra si accorse per caso che arrivare ultimo, in una Italia devastata come quella del ‘46, faceva molta simpatia alla gente: riceveva salami, formaggi e olio come regali di solidarietà. Automaticamente attirò anche l’attenzione di alcuni sponsor, fino a farlo guadagnare di più l’arrivare ultimo che tentare la vittoria. In lui le persone hanno riconosciuto l’anti-eroe che è nel cuore di ogni italiano, ma, insieme alla popolarità, sono arrivati nuovi sfidanti in una incredibile corsa a chi arriva ultimo. Walter Bonatti, l’alpinista che dopo aver superato incredibili sfide con la roccia, il clima e la montagna, arrivato a oltre ottomila metri d’altezza, quasi sulla cima di una delle montagne più difficili da scalare del mondo, il K2, ha scoperto a sue spese che la minaccia più grande per l’uomo è l’uomo stesso. Eppure la grande delusione del K2 lo ha spinto ancora più in là, a mettersi alla prova in nuove sfide in solitaria, nuove scalate impossibili, infine a viaggiare in tutto il mondo. Tutto ciò per trovare la cosa più importante della vita: se stesso. Infine Alberto Tomba, il campione olimpico che ha fermato il Festival di Sanremo con le sue vittorie: lo sciatore bolognese, con la sua leggerezza nella vita e aggressività sulla pista, è arrivato a essere conosciuto in tutto il mondo come “Tomba la bomba”. Uno dei più grandi campioni della storia dello sci che ha radunato intorno alle sue gare tutta la nazione, incarnando la rinascita italiana forse illusoria, ma sicuramente spensierata degli anni ‘80.

Carlo Liotti




L’infinito tra parentesi in scena a Cervignano e a Udine

Si può mettere l’infinito fra parentesi? Per quanto rimarranno distanti il pensiero scientifico e quello letterario, la tecnica e la poesia? Marco Malvaldi ci ha più volte rimostrato con la sua opera di romanziere, chimico e giallista (è l’autore della serie “I delitti del Barlume”) quanto la storia sia disseminata di punti di contatto fra la cultura umanistica e scientifica. Discutono di tutto questo, i due fratelli protagonisti di L’infinito tra parentesifratelli d’arte e nella vita, Maddalena e Giovanni Crippa. Il tema del rapporto tra due mondi, fra due tipi di conoscenze apparentemente lontane, ma che si intrecciano continuamente nelle nostre vite, è stato il punto di partenza di questo progetto diretto da Piero Maccarinelli.

L’infinito tra parentesi, prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro della Toscana – Teatro Nazionale e con le scene realizzate da Maurizio Balo, vede in scena i due fratelli Francesca e Paolo: lei umanista e lui scienziato, entrambi hanno due belle carriere di docenti universitari. A un certo punto le loro strade si incrociano: quando Paolo lotta per diventare rettore dell’Università, e vi è lo scontro e l’incontro di due diverse concezioni della realtà. L’infinito tra parentesi, attraverso vicende apparentemente quotidiane ci sfida ad entrare nel complesso rapporto tra letteratura/poesia e scienza. Oppenheimer e la poesia, Star Trek e il teletrasporto quantistico, Maxwell, Lucrezio e la teoria cinetica dei fluidi.

«Non ne posso più di vedere l’Università dominata dalla scienza e dalla tecnica. Sono trent’anni che abbiamo solo rettori che vengono dalla scienza. Non avremo mai un Lucrezio, o un Maxwell, se continuiamo così – riflette Francesca – solo dei tecnici che stringono un pochino più forte una vite progettata da altri».

L’infinito tra parentesi è in scena venerdì 29 novembre ore 20.45 al Teatro Pasolini di Cervignano,

sabato 30 novembre ore 21 e domenica 1dicembre ore 19 al Teatro Palamostre per la Stagione Teatro Contatto

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