TEATRO ROSSETTI TRIESTE il 19 febbraio debutta lo spettacolo di PRODUZIONE – SALOMÈ di OSCAR WILDE

Oscar Wilde scrisse Salomé” di getto, a Parigi, nel 1891 come una fiaba perversa che concedeva molto al gusto di fine secolo, a quelle seduzioni Art Nouveau, a quellinnocenza crudele che poi vibrerà in molta produzione letteraria e musicale. Nel destino di Salomé” – mai rappresentata nella sua forma drammaturgica durante la vita di Wilde ci fu una partitura: quella splendida e celebre di Richard Strauss. La fama e lo splendore dellopera ha in qualche modo oscurato la versione originale e il dramma wildiano a tutti gli effetti un capolavoro viene rappresentato assai raramente.

Vi pone rimedio la messinscena firmata da Luca De Fusco, alla cui produzione il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia ha voluto concorrere, proprio per il valore e il significato delloperazione. Lo spettacolo, dopo un grande successo estivo al Teatro Grande di Pompei e nel corso di unapplaudita tournée arriva al Politeama Rossetti, dove va in scena dal 19 al 24 febbraio, per il cartellone della Prosa. Il regista restituisce Salomé” al pubblico in modo raffinato, e affidandola a un assieme impeccabile: ogni figura si staglia piena, in tutto il suo fascino, nellambiguità e nelle contraddizioni, in tutti i vibranti passaggi fra dramma e ironia, seduzione e grottesco, che appartengono alla scrittura di Wilde. Il merito va a un cast di soli attori eccellenti, a partire da Eros Pagni che è Erode, Gaia Aprea, inebriante Salomé e Anita Bartolucci, emozionante nel ruolo di Erodiade.

Lo spettacolo è ambientato nel palazzo del tetrarca di Giudea, Erode Antipa, che ha sposato lex moglie del fratello Filippo, Erodiade: c’è un banchetto e intanto sulla terrazza, due soldati sono incantati dalla bellezza della luna e della principessa Salomè, figlia di Erodiade.
Nel salone è posta una grande cisterna dove il tetrarca Erode ha fatto rinchiudere il profeta Iokanaan, spaventato dal suo comportamento: questi infatti urla profezie e condanna i costumi dei monarchi di Giudea.  Anche Erode è attratto da Salomé ed i suoi sguardi insistenti infastidiscono la principessa, che lascia il banchetto incuriosita dal prigioniero e chiede alle guardie di potergli parlare. Iokanaan proferisce parole di sdegno contro la corte, ciononostante Salomé ne è attratta e gli rivela il suo appassionato desiderio di baciarlo. Iokanaan rifiuta inorridito, mentre il capitano della guardia, innamorato della principessa, si uccide. Giungono sulla terrazza Erode ed Erodiade, il tetrarca blandisce Salomè, e non difende la moglie dalle invettive di Iokanaan. È infatti troppo preso dalla figliastra e pur di vederla danzare le promette di esaudire qualsiasi suo desiderio. Salomè alloraesegue la danza dei sette veli, posando i piedi nudi nel sangue del capitano della guardia e alla fine chiede a Erode la testa di Iokanaan su un vassoio dargento, per poterlo baciare. Sconvolto dalla richiesta, il tetrarca tenta invano di farle cambiare idea: le promette pavoni bianchi, gioielli, metà del regnoMa Salomè vuol dissetare la sua passione per Iokanaan, anche se ciò significa mozzargli la testa. Sebbene tema di macchiarsi delluccisione di un uomo di Dio, Erode è costretto a non mancare alla parola data. Linquietante Salomè bacia finalmente le labbra di Iokanaan maErode, in preda allorrore, la fa schiacciare sotto gli scudi dei suoi soldati.

«Perché affrontare una sfida così difficile?» riflette Luca De Fusco nelle sue note di regia. «Innanzitutto, appunto, per il gusto delle sfide. Uno dei modi di innovare il repertorio teatrale non èsolo quello di incoraggiare la nascita di nuovi testi, come peraltro facciamo frequentemente, ma è anche quello di rimettere in circolazione opere che sono uscite dai cartelloni per pigrizia mentale, per abitudine, per poco coraggio, di registi e teatri. () È poi nota la mia passione per le contaminazioni tra teatro, danza, musica, cinema. Salomè, con la sua luna piena incombente e allucinata, con la sua danza dei sette veli, sembra quindi un testo ideale per questo teatro spurioche prediligo da molto tempo. Credo inoltre di aver qualcosa da dire sulla natura della protagonista. Credo che lamore/odio di Salomé per Iokanaan sia figlio di quel desiderio mimetico su cui il grande antropologo René Girard ha scritto pagine memorabili. In sostanza, a mio avviso, Salomé ama talmente il profeta da volersi trasformare in lui stesso. Non può e non vuole uscire da una dimensione narcisistica dellamore e quindi si specchia nel profeta. Questa intuizione, spero felice, porterà ad un finale sorprendente che preferisco non rivelare».

Giovedì 21 febbraio ore 18 alla Sala Bartoli si terrà un incontro sullo spettacolo Salomè” di Oscar Wilde: sarà condotto dal professor Peter Brown, direttore della British School del Friuli Venezia Giulia che offrirà interessanti approfondimenti sullopera. Il professor Brown converserà con i protagonisti dello spettacolo che saranno presenti allevento. Lingresso sarà libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Il giorno successivo alle 17.30 lapprofondimento avverrà in lingua inglese.

Lo spettacolo va in scena alle ore 20.30 da martedì 19 a sabato 23 febbraio e domenica 24 alle 16. I biglietti ancora disponibili si possono acquistare nei consueti punti vendita e circuiti oppure in internet accedendo direttamente dal sito del Teatro, www.ilrossetti.it. Per ogni informazione ci si può rivolgere al numero 040. 3593511.




LAST FIVE YEARS musical TEATRO STABILE SLOVENO  SNG NOVA GORICA 18 feb.

SLOVENSKO STALNO GLEDALIŠČE/ TEATRO STABILE SLOVENO
SNG NOVA GORICA
GLASBENA MATICA
 
Jason Robert Brown
THE LAST FIVE YEARS
musical
 
regia : Jasmin Kovic
 
lunedì 18 febbraio, ore 20.30
Kulturni center Lojze Bratuž

Due attori triestini, una regista goriziana, direttore musicale e musicisti che arrivano da diverse parti della regione Friuli Venezia Giulia: è una produzione a chilometri zero, ma dal taglio assolutamente internazionale quella che sta per approdare sul palcoscenico goriziano del centro Lojze Bratuž. Il musical off Broadway The last five years (Gli ultimi cinque anni) di Jason Robert Brown è il primo spettacolo di questo genere prodotto dal Teatro Stabile Sloveno, in coproduzione con il centro musicale Glasbena matica e con il Teatro nazionale di Nova Gorica e dopo il debutto triestino andrà in scena in data unica lunedì 18 febbraio alle 20.30 per il pubblico goriziano.
Fin dalle prime repliche questo nuovissimo spettacolo ha ottenuto ampi consensi di pubblico e critica per l’esecuzione musicale, la freschezza della regia e anche per la scelta stessa di questo musical nel quale ognuno potrà riconoscere un frammento della propria esperienza personale in fatto di rapporti di coppia. Scritto nel 2002 (e approdato nel 2015 sul grande schermo), The last five years ha ottenuto il successo internazionale con il racconto di una storia d’amore moderna, che il compositore e librettista ha tratto dalla propria vicenda personale.
È la storia del promettente scrittore Jamie e della giovane aspirante attrice Cathy, arrivata dalla periferia a New York in cerca di affermazione. Lui diventa davvero un autore di grande successo, ma per lei le cose vanno diversamente e questo influisce sulla fine della loro storia dopo appena cinque anni. “Nella frenetica corsa al successo, le leggi della società odierna ci spingono spesso a confrontarci con altri individui in termini di concorrenza ed efficienza.”- dice la regista Jasmin Kovic, che prosegue: “Succede che trasformiamo il nostro partner in un sostenitore funzionale alla nostra strada verso il successo. Presi dall’immediatezza del presente, dimentichiamo spesso di fermarci e ripensare a quei momenti del passato nei quali ci ponevamo ancora in modo diverso nei suoi confronti, forse eravamo più accondiscendenti, remissivi, disponibili, tolleranti. Mi chiedo: oggi, quando la storia della nostra vita è già stata scritta, siamo ancora capaci di ricordare il passato e confrontarlo con il nostro comportamento presente per migliorarlo?
È la domanda che viene posta anche dalla struttura drammaturgica del libretto, che caratterizza fortemente questo spettacolo: il racconto di lui, lo scrittore Jamie, si svolge secondo la cronologia tradizionale, quello di Cathy ha un andamento inverso.
Nei ruoli dei protagonisti recitano e cantano due attori dall’indubbio talento musicale, Danijel Malalan e Patrizia Jurinčič, la direttrice musicale del progetto, la polistrumentista Andrejka Možina coordina  il gruppo strumentale sul palco, formato da Sebastiano Frattini, Irene Ferro-Casagrande, Andrejka Možina, Matteo Bognolo, Luca Emanuele Amatruda e Mariano Bulligan. Scene e costumi sono della giovane Giulia Bellè. Lo spettacolo è sovratitolato in italiano.
Abbonati e spettatori della replica goriziana in data unica avranno a disposizione anche l’autobus navetta gratuito in partenza da Doberdò, Monfalcone, San Giovanni, Iamiano, Gabria e Savogna. Gli orari sono pubblicati sulla pagina www.teaterssg.com




“Un intervento”, indagine sulle relazioni umane

È arrivato a  Udine “Un intervento” di Mike Bartlett, la nuova produzione del CSS Teatro stabile d’innovazione Friuli Venezia Giulia per la stagione di Contatto 37.

Bartlett è un drammaturgo ingleselo molto noto ed apprezzato dal pubblico italiano. Il CSS in passato ha già proposto “Bull”, un altro suo lavoro.

I protagonisti di “Un intervento” sono due amici che si conoscono da un po’. Sono adulti, istruiti e consapevoli. Tra loro c’è complicità e condivisione: ” lei mi dava energia, mi accendeva io la rasserenavo, le davo solidità e, penso, un po’ di prospettiva” racconta B al pubblico. Non ci sono nomi, solo A e B per distinguere i due che parlano.

Il rapporto si incrina nel momento in cui uno dei due partecipa a una marcia contro l’intervento militare britannico in Iraq e l’altro invece si dichiara a favore della guerra.

Il testo indaga sulle difficoltà dei rapporti tra le persone e sulla fragilità degli equilibri che ne derivano. Basta poco per rompere un’amicizia, e può anche succedere che un compagno ideale si trasformi in un perfetto estraneo. Le debolezze e le fragilità non vengono più accettate ed anzi diventano persino motivo di scontro. L’accordo e l’armonia si sgretolano e le due persone da buoni amici diventano degli estranei, qualche volta persino dei nemici.

Viene il momento in cui ognuno va per la sua strada.

Ma l’allontanamento durerà per sempre? Sappiamo quali traiettorie seguono i rapporti personali? Forse è tutto un lasciarsi e ritrovarsi, forse il legame dell’amicizia sarà più forte dei contrasti.

Bravissimi gli attori Rita Maffei e Gabriele Benedetti.

Nei loro dialoghi i due sono provocatori e sarcastici, giungendo talvolta a strappare il sorriso nella loro continua interazione con il pubblico di cui cercano la complicità momento per momento.

“Un intervento” diventa quindi l’occasione per far riflettere sulla vita e sulle mutevoli relazioni tra le persone.

Ottima la regia di Fabrizio Arcuri che ci presenta una coppia di amici uomo e una donna con tutti i loro contrasti.

La piéce però è aperta e versatile perché, come specificato dall’autore, il copione può essere interpretato da attori di qualsiasi età, genere, etnia.

I 5 quadri che compongono la storia si aprono e si chiudono con musica trasmessa dalla radio. Luigina Tusini è scenografa e costumista.

Lo spettacolo si conclude sulle note di Nothing compares 2U.

Al Palamostre il 14, 15, 22 febbraio alle ore 21:00; il 16, 21, 22 febbraio alle ore 19:00

 




“Il MAESTRO E CICOGNO” AL TEATRO ORAZIO BOBBIO DI TRIESTE VENERDì 15 FEBBRAIO UN FUORI ABBONAMENTO CHE PORTA LA FIRMA CONTRADA

Tra i fuori abbonamento della Contrada arriva al teatro Orazio Bobbio venerdì 15 febbraio alle 20.30 la pièce firmata Contrada, Il maestro e Cicogno di Renzo S. Crivelli con Maurizio Zacchigna, che ne cura anche la regia, ed Enza De Rose e Francesco Godina.  Il Maestro è quel James Joyce che più di qualunque scrittore ha saputo rivoluzionare il romanzo e la letteratura nel Novecento. Cicogno è il soprannome di un oste allampanato che dialoga con lo scrittore interrogandosi sulla sorte della figlia partita da tempo e mai tornata. Joyce, che visse diversi anni a Trieste, fu un assiduo frequentatore di osterie, di cui Trieste era piena allepoca, e nei suoi percorsi meditativo-etilicisi imbatteva nella più svariata umanità, specie nella più umile, così autentica e viva da diventare paradigma della condizione umana tout court. Crivelli, fine conoscitore delle opere e della vita di Joyce, fa quindi dellosteria un topos, dove il bene e il male siedono allo stesso tavolo senza porsi troppe domande, glissando la supponenza della ragione e dei nostri pregiudizi.  « In questo testo Crivelli – spiega il regista – fa diventare Joyce il cliente di unosteria, mette in scena un momento della vita dello scrittore dove noi ce lo immaginiamo, grazie anche alle numerose biografie pervenute, a Trieste tra osterie e bordelli, luoghi che attiravano lo scrittore anche per questa sua indole rapace, questa sua fame di racconti, che si nutre e gode delle storie che qui vi si trovano. Loste è  un uomo del popolo, rude, che non ha saputo gestire i suoi sentimenti; la figlia lo ha lasciato, è scappata con un marinaio e la moglie è morta. Cicogno è molto preoccupato per la figlia e Joyce lo aiuta a scrivere e rispondere alle sue lettere. Ho portato la lingua di Cicogno in dialetto triestino, in accordo con lautore mentre la scelta stilistica della messa in scena è una mise en espace, tra il teatro a leggio e il teatro, non è una situazione realistica e tra i personaggi c’è anche la figlia delloste, presente in una forma evocativa, come un ricordo, un fantasma. È stato un lavoro interessante soprattutto perché il linguaggio dellautore, così ricco e spesso poetico, ha rappresentato una sfida per me in quanto questi elementi sono a volte nemici della scena dove tutto deve sembrare veritiero. È stato un lavoro fatto insieme agli attori, questo è il modo che conosco, lavorare con loro e ascoltare anche le loro proposte e penso che siamo riusciti a fare davvero un buon lavoro».

Per informazioni contrada@contrada.it oppure 040947481.

E.L.




TEATRO VERDI PORDENONE: 14 FEB.ORE 20.45 “SEI”, TRATTO DAI “SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE” DI PIRANDELLO

Prosegue al Teatro Verdi di Pordenone il focus dedicato quest’anno a particolari riletture di un gigante come Luigi Pirandello, con allestimenti che hanno portato nuova linfa ai testi messi in scena, ‘traducendo’ la lingua originale in una lingua teatrale a noi più vicina e ottenendo il miracoloso risultato di mostrarci un ‘Pirandello senza pirandellismi’, rinnovato, rigenerato, ma mai tradito.

Dopo il grande successo dell’Enrico IV di Carlo Cecchi, approda giovedì 14 febbraio al Verdi (inizio ore 20.45), in esclusiva per il Nordest lo spettacolo firmato da Spiro Scimone e Francesco Sframeli – entrambi in scena e, rispettivamente, anche autore e regista – “Sei”, tratto dai “Sei personaggi in cerca d’autore”, prodotto da Compagnia Scimone Sframeli, Teatro Stabile di Torino, Teatro Biondo Stabile di Palermo, Théâtre Garonne Scène européenne Toulouse, in collaborazione con Napoli Teatro Festival.

Spiro Scimone e Francesco Sframeli, artisti molto amati e pluripremiati in Italia come all’estero, si misurano per la prima volta con Pirandello: in questa rivisitazione dei Sei Personaggi, proposto al Verdi nell’ambito della sezione “Nuove scritture”, la commedia pirandelliana perde il suo alone di ancestrale moralismo e scopre invece i rapporti concreti tra le persone: pur seguendo piuttosto fedelmente la trama originale, gli artisti siciliani fondono la poetica pirandelliana con il linguaggio teatrale contemporaneo, tipico della loro esperienza attoriale e drammaturgica. Scimone lavora sulla parola ‘riscrivendo’ con grande fedeltà il testo originario, ma denunciandone apertamente quelle che oggi sarebbero inutili forzature. È lui stesso a interpretare il capocomico della compagnia in prova, mentre Francesco Sframeli, che firma la regia, è un misuratissimo ‘padre’, ovvero il motore colpevole del dramma. Con loro in scena un folto gruppo di bravi ed affiatati interpreti tra i quali molti i giovanissimi (Gianluca Cesale, Giulia Weber, Bruno Ricci, Francesco Natoli, Mariasilvia Greco, Michelangelo Maria Zanghì, Miriam Russo e la triestina Zoe Pernici).

«Sei – affermano Scimone e Sframeli – nasce dal bisogno di mettere insieme il nostro linguaggio teatrale con la lingua del grande maestro. Durante il lavoro di elaborazione, abbiamo ridotto il numero dei personaggi, eliminato o aggiunto scene e dialoghi, sostituito qualche termine linguistico, ma senza stravolgere la struttura drammaturgica dell’opera originale». In un teatro, due attori, due attrici e un capocomico stanno per iniziare la prova di uno spettacolo che, forse, non debutterà mai. Improvvisamente un corto circuito li lascia al buio. La luce arriva solo con l’apparizione in carne ed ossa dei “Sei Personaggi” che, rifiutati e abbandonati dall’autore che li ha ideati, sperano di poter vivere sulla scena il loro “dramma doloroso”. I componenti della compagnia, pensando che i “Sei” siano solo degli intrusi, fanno di tutto per cacciarli via. Ma quando il Padre inizia a raccontare la tragedia familiare, l’idea di far rivivere il loro dramma sul palco, diventa sempre più concreta e necessaria. Dal rapporto vero e autentico tra attore, personaggio e spettatore, nasce la vera magia del teatro, che ci fa andare oltre la finzione e la realtà.

«Lo spettacolo di Scimone Sframeli è un Pirandello ‘con altri occhi, come non te lo aspetti», commenta la consulente artistica per la Prosa Natalia Di Iorio: un perfetto meccanismo tra comicità e feroce ironia: autore e regista riescono a dare nuova linfa al testo originale che ne risulta rigenerato».

Abbonamenti: Fidelity Platinum, Nuove Scritture. Info e biglietti in biglietteria (aperta dalle 16 alle 19 dal lunedì al venerdì e il sabato dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19. Le sere dello spettacolo dalle 16.00 no-stop fino a inizio recita Tel 0434 247624) e on-line www.comunalegiuseppeverdi.it.




Sabato 16 febbraio alle 20.45 al Teatro della Corte di Osoppo (Ud) “MIO EROE”, GIULIANA MUSSO

GIULIANA MUSSO DÀ VOCE ALLE
MADRI DEI SOLDATI MORTI IN GUERRA

Le madri, e in particolare le loro parole, testimoniano con devozione e più di ogni altra cosa la vita dei propri figli caduti durante una guerra. Il loro dolore può superare la retorica militaristica che spesso impedisce di ragionare sulla guerra quando si è di fronte al feretro coperto dal tricolore e affonda, con la forza dei sentimenti, in una più autentica ricerca di verità.

Di questo racconta “Mio Eroe”, lo spettacolo che vedrà la bravissima Giuliana Musso, che firma anche la regia, impegnata nel prossimo spettacolo in scena sabato 16 febbraio alle 20.45 al Teatro della Corte di Osoppo (Udine) all’interno del ricco cartellone proposto da Anà-Thema Teatro.

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Il tema generale è la guerra contemporanea e il soggetto è ispirato alla biografia di alcuni dei 53 militari italiani caduti in Afghanistan durante la missione Isaf (2001- 2014). La voce è quella delle loro madri che ricordando i loro figli che non ci sono più, ne ridisegnano il carattere, il comportamento, gli ideali. Costruiscono un altare di memorie personali che trabocca di un naturale amore per la vita. Cercano parole e gesti per dare un senso al loro inconsolabile lutto ma anche all’esperienza della morte in guerra, in tempo di pace.

Nell’alveo di questi racconti intimi, a tratti lievi a tratti drammatici, prende però forza e si fa spazio un discorso etico e politico. In “Mio Eroe”, spettacolo che come anticipato è di e con Giuliana Musso con collaborazione drammaturgica di Alberto Rizzi, la voce stigmatizzata della madre dolorosa, da sempre sequestrata nello spazio dei sentimenti, si apre un varco, esce dagli stereotipi, e si pone interrogativi puntuali sulla logica della guerra, sull’origine della violenza come sistema di soluzione dei conflitti, sul mito dell’eroe e sulla sacralità della vita umana. In queste testimonianze femminili il tema della pace e quello della maternità risuonano per quello che ancora sono: pubblicamente venerati e segretamente dileggiati. E solo alla fine del monologo sarà forse visibile, come una filigrana in controluce, che la voce di quelle madri piangenti è la voce della razionalità umana.

Lo spettacolo, che sostituisce “Belvedere”, proposto più avanti nella stagione di Anà-Thema, oltre alla regia di Musso, vede le musiche eseguite da Andrea Musto, la direzione tecnica di Claudio “Poldo” Parrino per una produzione “La corte Ospitale”

Per informazioni e prenotazioni: 04321740499 – 3453146797 info@anathemateatro.com




MisStake L’amore e le sue declinazioni in scena al Teatro Serra – NAPOLI Dal 15 al 17 febbraio

Dal 15 al 17 febbraio (venerdì e sabato ore 21 e domenica ore 18) al Teatro Serra andrà in scena MisStake, scritto, diretto e interpretato da Fabiana Fazio, con assistenti alla regia Angela Carrano e Giulia Musciacco, collaborazione ai movimenti di scena Maura Tarantino. Un monologo, soliloquio di parole e canzoni che partendo da Shakespeare, soprattutto dalla sua tragedia più famosa, Romeo e Giulietta, affronta il tema dell’amore e delle sue infinite possibilità.

A ridosso di San Valentino, un lavoro sull’amore. E su altri demoni. Fabiana Fazio ci porta nella sua idea di Giulietta e Romeo. Senza Verona a fare da scenario. Come spiega la stessa autrice e interprete: «L’amore esiste ma si è dato alla fuga o magari non vuol saperne di avere a che fare con noi. In fondo come dargli torto… non siamo persone piacevoli con cui avere a casa fare. Quindi voi festeggiare pure il San Valentino… poi domani ne riparliamo».

Come spiega Fabiana Fazio «Prendendo la famosa frase della scena del balcone: “Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo…” come incipit e provando a considerarla in tutte le sue declinazioni, partono un serie di riflessioni sull’amore. Quello con la A maiuscola (se davvero ne esiste uno). L’amore impossibile e perciò tanto voluto (“volere è potere, ma potere è volere?”), quello ostinato (“che amore non è, che cos’è?”), quello illusorio, quello ideale, quello sempre sognato (il mio Romeo), quello smarrito, l’amor perduto, nel tempo e nello spazio… (“Romeo, Romeo… perché sei tu Romeo? … Io non so più come chiamarti per farti tornare, Amore. Mio”)».

MisStake è anche un modo per giocare con le parole, cominciando dal titolo dello spettacolo. Sempre Fabiana Fazio «MisStake, come mistake: sbaglio. To mistake: scambiare, confondere, travisare, fraintendere.

MisStake, come Miss… reginetta, signorina. Come mistress… padrona, signora (del proprio destino?).

MisStake, come miss- taketo miss – mancare il bersaglio, non riuscire, fallire, mancare e sentire la mancanza, non comprendere, perdere, non prendere ma anche però prendere – to take– accettare, portare, portare via, catturare, sopportare. Take come “attenzione!” – take care. Take come smontare, separare – take apart. Take come opinione, punto di vista. Take come registrazione, ripresa. Take come presa».




Dal 12 al 17 feb.va in scena “Rivelazione” della compagnia Anagoor Al Teatro Rossetti di TRIESTE

La compagnia Anagoor è nuovamente protagonista nella Stagione altri percorsidel Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Dal 12 al 17 febbraio va in scena infatti Rivelazione. Sette meditazioni attorno a Giorgionecon Marco Menegoni, sulla drammaturgia di Laura Curino e Simone Derai che firma anche la regia dello spettacolo.

La Pala, i Ritratti, la Venere Dormiente, la Giuditta, i Tre Filosofi, la Tempesta, il Fregiosette opere del Giorgione da contemplare, da fare proprie con gli occhi e le sensazioni che riescono a sollecitare. Ne scaturiscono sette meditazioni una per ognuno dei sopraccitati capolavori attorno al tema del silenzio, della natura umana, del desiderio, della giustizia, della battaglia, del diluvio e del tempo. Larte pittorica pervade di sé lanima artistica dei componenti di Anagoor, ne tocca la sensibilità e dà origine a qualcosa daltro, ad un nuovo linguaggio, fatto di lettura, teatro, emozione.

È questo ciò che propone lo spettacolo Rivelazione. Sette meditazioni attorno a Giorgioneche la compagnia Anagoor propone alla Sala Bartoli dal 12 al 17 febbraio, nellambito del cartellone altri percorsidel Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

La poetica teatrale di questo gruppo, innovativo e pluripremiato, che il pubblico dello Stabile ha imparato ad amare, è raffinatissimo e fortemente comunicativo, essenziale eppure ricco di contenuti, connessioni e induzioni.

Rivelazioneli porta allo Stabile per la terza stagione consecutivamente, dopo Socrateapplaudito al Rossetti nel 2016 e Virgilio Brucia.

Questa volta il bravissimo Marco Menegoni disegna sulla scena una traccia per avvicinare la platea alla sfuggente figura del Giorgione, dando voce il disegno drammaturgico firmato da Laura Curino e Simone Derai.

Il pittore di Castelfranco Veneto lo stesso luogo in cui è nato ed ha il proprio atelier Anagoor è una delle figure più enigmatiche della storia dell’arte. Cercare di metterlo a fuoco è come osservare la costellazione delle sette sorelle, le Pleiadi: riesce meglio se uno non la fissa direttamente.

Questo ha cercato di fare Anagoor: narrare Giorgione attraverso gli occhi di chi lo frequenta fin dall’infanzia e lo rivela per storie concentriche all’ospite stupefatto. In questa sorta di lezione d’arte, poetica, sono raccontati l’artista, il suo tempo, il respiro delle opere, il clima che le pervade.

Un narratore, di fronte a due schermi, racconta, per mezzo di parole, documenti, versi poetici ed immagini delle opere del pittore di Castelfranco, frammenti della Venezia a cavallo tra XV e XVI secolo.

«Volgiamo lo sguardo verso questa ideale costellazione» scrivono nelle note allo spettacolo. «Per ciascun astro una meditazione».

La compagnia prende il nome dal racconto di Dino Buzzati Le mura di Anagoor” è stata fondata nel 2000 a Castelfranco Veneto, su iniziativa di Simone Derai e Paola Dallan: a loro si sono poi aggiunti Marco Menegoni, Moreno Callegari, Mauro Martinuz, Giulio Favotto, Silvia Bragagnolo e molti altri, facendo dellesperienza un progetto di collettività. Anagoor sperimenta la possibilità di fermare brani di una civiltà che si trasforma per innestarli in una nuova visione: un obiettivo che si sostanzia perfettamente nella loro scelta di assumere quale atelier una antico allevamento di conigli nella campagna di Treviso. La conigliera, appunto, di cui sono conservate la struttura e lestetica, è il luogo dove nascono la loro poetica ed i loro progetti.

«Il teatro di Anagoor spiegano i componenti del gruppo risponde ad unestetica iconica che precipita in diversi formati finali dove le performing arts e la scena ipermediale entrano in dialogo; penetra nei territori di altre discipline artistiche e pretende, tuttavia, con forza, in virtù della natura di questarte, di rimanere teatro».




“FINCHÈ SOCIAL NON CI SEPARI” AL TEATRO CORSO DI MESTRE 15 febbraio

Venerdì 15 febbraio (ore 21.15) un irresistibile percorso comico

a tappe che mette a nudo gioie e dolori della convivenza tra l’uomo e la donna

 

 AL TEATRO CORSO DI MESTRE KATIA FOLLESA E ANGELO PISANI CON “FINCHÈ SOCIAL NON CI SEPARI”

  Venerdì 15 febbraio (ore 21.15) arriva al Teatro Corso di Mestre l’irresistibile coppia Katia Follesa– Angelo Pisani con lo spettacolo Finchè social non ci separi, un percorso comico a tappe che mette a nudo gioie e dolori, pregi e difetti della convivenza tra l’uomo e la donna nell’epoca dei social network. E il pubblico? Oltre a divertirsi, sarà parte attiva dello spettacolo.

Hai mai detto a tuo marito che non sopporti che la sera venga a letto con le calze antiscivolo? Hai mai confessato alla tua fidanzata che ti piacerebbe che si ricordasse che sesso non è solo una parola del nostro vocabolario, ma anche un qualcosa che andrebbe praticato? Sei mai riuscito a dire al tuo compagno che prima di baciarti al mattino dovrebbe lavarsi i denti? Sei in grado di dire alla tua Lei che il lavandino serve per lavarsi e non come recipiente per i suoi trucchi?

Molte coppie convivono non dicendosi le cose e il risultato è che la coppia scoppia. Angelo e Katia, coppia sul palco ma soprattutto nella vita, hanno scelto di dirsi tutto, anche le cose meno belle, e per farlo si sono affidati all’ironia che smorza i toni senza sminuire l’importanza di ciò che ci si dice.

Tutto parte da una lista dei difetti. Katia scrive quelli di Angelo e lui fa altrettanto con quelli di lei. La lista viene subito mostrata al pubblico che non solo assisterà per tutto lo spettacolo allo scambio comico tra i due a suon di difetti, ma sarà anche chiamato a dire la propria attraverso il meccanismo dei bigliettini anonimi e dei social. Come? Possiamo solo anticiparvi che in questo spettacolo qualcuno si aggirerà in mezzo al pubblico e che i telefoni rimarranno accesi! Un percorso comico a tappe nella convivenza tra l’uomo e la donna per sottolineare che la bellezza sta appunto nella diversità dei due emisferi a confronto: quello maschile dove calcio, birra e sesso la fanno da padroni, e quello femminile con le sue infinite e incomprensibili, per lui, sfumature.

 

BIGLIETTI:

PLATEA € 25,00 + € 4,00 d.p.
GALLERIA € 20,00 + € 3,00 d.p.

 

www.dalvivoeventi.it (punti vendita per acquisto biglietti)

VENDITA INTERNET www.ticketone.it – www.vivaticket.it

E. L.




Un momento difficile nel Circuito ERTMassimo Dapporto e Ariella Reggio

Due beniamini del pubblico del Friuli Venezia Giulia impegnati in un testo inedito di uno degli autori regionali più apprezzati.
Un momento difficile del triestino Furio Bordon vedrà in tournée per quattro serate nel Circuito ERTMassimo Dapporto e Ariella Reggio, diretti da Giovanni Anfuso.
La pièce che ha per interpreti anche Debora Bernardi e Francesco Foti, sarà martedì 12 febbraio al Teatro Modena di Palmanovamercoledì 13 febbraio al Nuovo Teatro Monsignor Lavaroni di Artegna e giovedì 14 febbraio all’Auditorium Centro Civico di San Vito al Tagliamento.
Lo spettacolo ritornerà in Circuito anche in marzo, lunedì 11, per Smartheater, la rassegna di prosa del Teatro Luigi Bon di Colugna.
Tutte e quattro le serate avranno inizio alle 20.45.