VERONICA PIVETTI IN “VIKTOR UND VIKTORIA” AL TEATRO NUOVO DAL 26 OTTOBRE

Uomo, donna oppure entrambi. Tutto diventa possibile nel gioco di scambio fra i sessi al centro della travolgente commedia in arrivo al Teatro Nuovo, protagonista una strepitosa diva en travesti come Veronica Pivetti. Parliamo di Viktor und Viktoria sul palco del Giovanni da Udine venerdì 26 e sabato 27 ottobre (ore 20.45), e domenica 28 ottobre (ore 17.00): una pièce nella quale si intrecciano alla perfezione equivoci, travestimenti, atmosfere bohemien e salotti aristocratici ma che, soprattutto, mette in scena i grandi sentimenti: l’amicizia, l’amore, la libertà come valore assoluto e imprescindibile, quale che sia il genere, lo status sociale, il periodo storico.

Liberamente ispirata all’omonimo film del 1934 di Reinhold Schunzel – del quale peraltro è la prima trasposizione teatrale realizzata in Italia – la commedia ci trasporta nella Berlino stordita prima dai fasti e poi dalla miseria della repubblica di Weimar. Susanne Weber, attrice di talento (Veronica Pivetti) – arriva nella grande città spinta dalla fame e in cerca di una scrittura. L’incontro con un collega attore, Vito Esposito (Yari Gugliucci) immigrato italiano, sembra cambiarle la vita. Mentre la città subisce gli umori delle nascenti forze nazionalsocialiste di Hitler, Susanne e Vito s’immergono negli eccessi della vita notturna condividendo fame, scene, battute e, alla fine, scambiandosi anche sesso e identità. Con i suoi intriganti travestimenti Susanne – nei panni ora di Viktor, ora di Viktoria – conquista le platee, ma il suo fascino androgino scatena presto curiosità e sospetti. L’incontro fatale con il conte Frederich Von Stein (Giorgio Borghetti) spariglierà ulteriormente le carte portando la protagonista, in un gioco serrato di colpi di scena, a un’inevitabile scelta finale.

Spassosa, sensuale, irresistibile, Veronica Pivetti ci racconta e ci canta, sullo sfondo di una Berlino anni trenta, una storia piena di qui pro quo, cambi di persona e intrecci sentimentali senza esclusione di colpi. Magistralmente diretta da Emanuele Gamba e prodotta dai nostri corregionali a. Artistiassociati in collaborazione con Pigra Srl, Viktor und Viktoria è una commedia che ci fa divertire ma anche riflettere, nella quale si legge la critica a una società bigotta e superficiale (la nostra?) sempre pronta a giudicare dalle apparenze.

Sabato 27 ottobre alle 17.30, Veronica Pivetti e la Compagnia dello spettacolo Viktor und Viktoria incontreranno il pubblico nel foyer del Teatro per il secondo appuntamento della stagione di Casa Teatro, progetto ideato da Giuseppe Bevilacqua e Anna Bertolo e realizzato con il patrocinio dell’Università degli Studi di Udine. L’incontro, dal titolo TACCHI E TACCHETTI, metterà a confronto in un dialogo aperto le esperienze di due diversi palcoscenici: quello della finzione, rappresentato dal teatro, e quello della vita e dello sport. Saranno ospiti Nikola Mužíková, social media manager UPC Tavagnacco Calcio Femminile, ed Alma Maraghini Berni, esperta d’arte. Conduce Emanuela Furlan, operatrice culturale, direttore organizzativo Festival Mittelfest di Cividale.

Biglietteria del Teatro aperta 16.00 alle 19.00 (chiuso la domenica, il lunedì e i giorni festivi). L’acquisto dei biglietti è possibile anche online su www.teatroudine.it e www.vivaticket.it, nei punti vivaticket e, il mercoledì, al Temporary Ticket Store del Teatro attivo in centro a Udine al Caffè Contarena (Via Cavour 1) con orario 10.00-13.00.

Per info: tel. 0432 248418 e biglietteria@teatroudine.it. Previste speciali riduzioni per i possessori della G-Teatrocard.




LE STREGHE – MUSICAL TRA STORIA E LEGGENDA 31 ott. Teatro Ariston Sanremo (IM)

Una squadra ben rodata che porterà in scena un divertente ed originale spettacolo proprio la notte di Halloween.
Un Musical che ha riscosso successo in tutte le sue rappresentazioni. Una favola che ben si adatta al periodo di Halloween, festa ormai divenuta un momento di divertimento immancabile per bambini e ragazzi. “Le Streghe – Musical tra storia e leggenda” eseguito totalmente dal vivo, con la collaborazione dell’”Orchestra Sinfonica Città di Bordighera”, coadiuvata da una “Sezione Ritmica” di 6 elementi. L’ambientazione della storia è più che mai locale. In un paesino dell’entroterra dell’alta Valle Argentina, alla fine del 1500 d.C., le “erbolarie” dei paesini limitrofi si riuniscono, come tutti gli anni durante la notte di San Giovanni, per presentare le loro pozioni e ricette. La loro riunione viene interrotta dalla notizia che l’Inquisizione ha inviato anche in quel paese un Vicario per catturare tutte e tutti coloro che si occupano di magia, in quanto persone che si associano al maligno e alla magia nera. Il Vicario, personaggio integerrimo ma pieno di paure, cerca di portare a termine il compito assegnatoli. Riuscirà il gruppo di medichesse a sottrarsi al triste destino? La vicenda si sviluppa tra intrighi, travestimenti, fantasie e … tanta musica. Le Streghe  sarà anche uno spettacolo per la prima volta  che coinvolgerà anche il pubblico in sala che lo desidera. I più piccoli sono infatti invitati a presentarsi al Teatro con i loro costumi e travestimenti di Halloween preferiti.

La rappresentazione viene portata in scena dalla Compagnia “Musical I Love You” , attiva dal 1999, con alle spalle una serie di famose rappresentazioni di Musical Internazionali editi ed inediti. Per questo atteso Musical la prevendita dei biglietti è già aperta al botteghino del Teatro Ariston ed i prezzi, che hanno tenuto conto anche dell’afflusso di giovani e giovanissimi, prevedendo opportune riduzioni.




Sabato 20 ottobre ore 17.00 e 20.30 – Teatro Stabile Sloveno S/paesati – Eventi sul tema delle migrazioni XIX LAMPEDUSA BEACH di Lina Prosa con Sara Alzetta

Lampedusa Beach” racconta la tragedia della nostra realtà quotidiana. Un bellissimo monologo sull’emigrazione clandestina. La storia del naufragio di Shauba, una giovane africana che, mentre il corpo sprofonda negli abissi al largo di Lampedusa, con altri 700 clandestini (già tutti cadaveri),  trova il modo di raccontare il naufragio, la paura, l’Africa, la sua e la nostra ignoranza in tema di emigrazioni. Rievoca boccheggiando, in quegli attimi eterni, i momenti di quel viaggio epico dalle raccomandazioni dell’amata zia Mahama, alla crudeltà degli scafisti che, mentre cercano di violentarla fanno rovesciare la scialuppa. E con quel suo primordiale rapporto con l’acqua, parla con i pesci, si rivolge a Dio, fa un appello al Capo dello Stato italiano e al Capo dello Stato d’Africa, crede infine di essere arrivata a Lampedusa accogliente, balneare e sogna un giorno di invertire il percorso, da Lampedusa verso l’Africa. Scrive nelle note di regia l’autrice La visione di un mondo “rivoltato” trasforma la fine di Shauba in un evento rivoluzionario. Il suo atto finale è dunque politico. Chiama in causa il pubblico e la sua coscienza. Riduce a zero la distanza tra il possibile e l’impossibile”.

Lampedusa Beach è il primo dei tre testi che compongono la Trilogia del naufragio di Lina Prosa. scrittrice e drammaturga siciliana che, a valere del detto nemo profeta in patria, è da noi conosciuta solo dagli addetti ai lavori mentre è molto apprezzata in Francia dove la Trilogia del Naufragio è già stata messa in scena alla Comèdie Francaise.

Scritto nel 2003 è stato prodotto e messo in scena nel 2013, a Parigi, dalla Comédie-Française. Si tratta di un intenso monologo sull’emigrazione clandestina, la testimonianza di Shauba, una giovane africana naufragata al largo di Lampedusa. Inghiottita dal mare, racconta la sua esperienza: il sogno di una vita migliore, l’ingiustizia del mondo, ma anche il suo rapporto primordiale con l’acqua, con la sua identità mediterranea. “Il tempo della discesa del corpo negli abissi coincide con il tempo della scrittura”, spiega Lina Prosa. “La parola annegata di Shauba dà vita a un’odissea sott’acqua in cui la fine, l’arrivo al fondo, è un respiro lungo elevato a racconto”.

Info:www.miela.it

Andrea Forliano




KATIA RICCIARELLI ALLA CONFERENZA STAMPA DELLA FONDAZIONE TEATRO LIRICO GIUSEPPE VERDI DI TRIESTE, giovedì 18 ott

La Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste illustrerà domani, giovedì 18 ottobre (alle ore 14.00), nella Sala Incontri Paolo Vero (al II piano del Teatro, con ingresso dalla biglietteria in piazza Verdi), fra le altre iniziative, il progetto “I Puritani”, il melodramma di Vincenzo Bellini, che aprirà la Stagione Lirica e di Balletto.

Alla conferenza stampa di presentazione interverranno il Sovrintendente della Fondazione, dottor Stefano Pace; il Direttore Artistico, professor Paolo Rodda e il Direttore Generale, dottor Antonio Tasca. Per l’importante occasione, saranno presenti a Trieste la Signora, Maestro Katia Ricciarelli, il Maestro Fabrizio Maria Carminati e l’architetto Paolo Vitale.




BECCHINO EXPRESS al Teatro San Giovanni Trieste 19 e 20 ottobre

Dopo il fortunato debutto a gennaio con 1000 persone in due giorni e le repliche tutte sold
out di marzo, torna Becchino Express al Teatro San Giovanni.
Maxino scopre il segreto della resurrezione e costringerà i suoi due amici Flavio Furian
e Raffaele Prestinenzi a compiere una serie di missioni per resuscitarlo da una
demenziale dipartita.
Maxino infatti, una volta trovato il modo di ritornare dall’aldilà, obbligherà i due amici a
farlo resuscitare entro la mezzanotte dello stesso giorno, obbligandoli a trasportare la sua
salma in vari luoghi della città, incontrando svariati personaggi più o meno assurdi,
mentre la sua anima interagirà con i due sfortunati amici.
Dal Lago dei cugni a Saimona e Granfankul, dall’Alieno ai Canti alpini. Risate dal primo
all’ultimo secondo.
Con
Flavio Furian
Massimiliano “Maxino” Cernecca
Raffaele Prestinenzi
Special guests
Elisa Bombacigno
Ornella Serafini
Lo spettacolo si svolgerà venerdì 19 e sabato 20 ottobre alle 20.30; domenica 21 alle
17.00.
Ingresso a offerta libera; è possibile riservare gratuitamente il proprio posto in sala su
www.eventbrite.it o www.maxino.net.
Per qualsiasi informazione, non esitate a scrivere a: info.teatrosangiovanni@gmail.com.




AL VIA LA NUOVA STAGIONE CON IL DEBUTTO IN ANTEPRIMA NAZIONALE DI BASABANCHI RÈPETE IL 19 OTTOBRE AL TEATRO BOBBIO.

A volte ritornano! É il caso delle simpaticissime e scanzonate suore della Beata Pinza le cui vicende l’anno scorso hanno aperto la stagione della Contrada in Le Basabanchi. Anche per la 36a stagione della Contrada il debutto è affidato a uno spettacolo in anteprima nazionale in dialetto triestino, sequel della storia che l’anno scorso ha riscosso al Bobbio un enorme successo di pubblico e strappato risate a non finire: Basabanchi Rèpete, una produzione Contrada che porta la firma del comico triestino Alessandro Fullin, autore, regista e protagonista dello spettacolo,  già campione dincassi al Bobbio negli ultimi anni con le produzioni Contrada Sissi a Miramare Ritorno a Miramar.

Tratta dallomonimo romanzo edito da MGS Press (e come il suo predecessore tra i romanzi più venduti in queste prime settimane di uscita in Friuli Venezia Giulia), la storia di Basabanchi  Repète è ambientato nel 1969, anni lontani dai nazisti e dalla guerra che avevano afflitto le suore nel primo libro, ma non dai problemi: la Madre Superiora ha deciso di affrescare tutte le sale del convento affidando lincarico al noto pittore Duccio da Sgonico e si sono indebitate. Provvidenziale larrivo di una troupe cinematografica che ha deciso di girare un film nel convento e la cui presenza darà luogo a una serie di equivoci e divertenti episodi improbabili. Tra i nuovi personaggi che accompagneranno Suor Camoma, Suor Palacinka e la Madre Superiora ci saranno questanno anche Tullio Teciapa, Suor Bonfa, Borut Rasnici e Goran Cevapcici.

Con Basabanchi Rèpete Fullin imbastisce un racconto scanzonato e surreale, popolato da personaggi che richiamano atteggiamenti e sentimenti in cui tutti possiamo riconoscerci, portandoli però al paradosso e oltrepassando volutamente la commedia per sconfinare nel varietà, un genere che a Trieste ha storicamente avuto una grande fortuna.

Alessandro Fullin poliedrico artista, attore, scultore, scrittore è un personaggio unico in Italia, reso noto dalla televisione ma affermato attraverso un percorso originale di comicità teatrale. Una carriera che lo ha riportato, nel rapporto con La Contrada, alle sue origini triestine dopo lunghi anni di lontananza che gli hanno permesso però – come ama ripetere di osservare con occhio più lucido e divertito lanima vera di Trieste.

Lo spettacolo vede in scena , accanto a Fullin nei panni della Madre Superiora, la beniamina di casa Ariella Reggio con gli attori della compagnia stabile della Contrada: Rosanna Bubola, Franko Korošec, Francesco Godina, Valentino Pagliei, Sara Zanni e Leonardo Zannier. Costumi e Scene, con tanto di affreschi che richiamano larte paleocristiana, romanica e lo stile giottesco, sono di Andrea Stanisci.

Primo spettacolo in abbonamento della nuova Stagione di Prosa, Basabanchi Rèpete debutta venerdì 19 ottobre alle 20.30 e rimane in scena eccezionalmente fino a mercoledì 31: repliche in abbonamento dal 19 al 24; giovedì 25 riposo; repliche fuori abbonamento dal 26 al 31 ottobre.

Per tutte le recite serali e domenicali, è a disposizione degli abbonati il parcheggio gratuito presso la Coop Alleanza 3.0 (Via della Tesa). Prenotazioni e prevendite presso le biglietterie del Teatro Bobbio e del Ticketpoint. Per tutta la durata delle repliche de Basabanchi Rèpete fino al 31 ottobre prosegue anche la Campagna Abbonamenti 2018/2019 della Contrada. Informazioni: 040.948471; contrada@contrada.it; www.contrada.it.




TEATRO VERDI PORDENONE, SABATO 20 OTTOBRE AL VIA LA STAGIONE 2018-19

È l’opera di Violetta, di Alfredo, del brindisi “libiamo ne’ lieti calici”, l’opera innovativa per la forma e il soggetto. Il Teatro Verdi di Pordenone dà l’avvio alla stagione nel segno della voce, con La Traviata di Giuseppe Verdi, nella data già sold out di sabato 20 ottobre alle 20.15. Una festa nel segno del melodramma, occasione per il territorio di ritrovarsi, ed emozionarsi, intorno a uno dei titoli più innovativi, travolgenti e intensi del repertorio operistico. Quella di Pordenone sarà l’ultima tappa prima del tour giapponese del nuovo allestimento del Teatro Lirico di Trieste, con l’Orchestra e Coro della Fondazione Teatro LiricoGiuseppe Verdi di Trieste, per la direzione di Fabrizio Maria Carminati, regia di Giulio CiabattiFrancesca Tosi Maestro del coro. Il sipario si alzerà sabato alle 20.15 per lo spettacolo pubblico, che sarà anticipato dalla prova generale aperta alle sole scuole venerdì 19 alle 16.

La scelta del titolo operistico suggella una stagione «che si svolge attorno all’elemento cardine che è la voce. La voce sarà lo strumento protagonista, in frangenti corali, solistici, cameristici e lirici, con una parentesi di voce jazzistica. Perciò la scelta di un titolo operistico di questa importanza, il melodramma verdiano più rappresentato al mondo» spiega Maurizio Baglini, curatore della sezione Musica e Danza del Teatro, e pianista di rilievo internazionale: la rivista “Musica” nel numero in edicola (il numero 300) gli ha dedicato la copertina e un’ampia intervista dove si dà conto proprio del lavoro progettuale portato avanti dal Teatro di Pordenone.

Protagonisti dell’allestimento, assieme al Coro e all’Orchestra del Teatro Verdi di Trieste, il soprano Claudia Pavone nei panni di Violetta, il tenore Francesco Castoro (Alfredo Germont), il baritono Filippo Polinelli (Giorgio Germont); e ancora Ana Victória Pitts, Paolo Ciavarelli, Dario Giorgelè, Francesco Musinu, Alessandro Turri, Dax Velenich, Rinako Hara, Fumiyuki Kato.

Musicata da Verdi su libretto di Francesco Maria Piave ispirato alla Signora delle Camelie di Alexandre Dumas, la Traviata ebbe il suo debutto nel 1853, “un vero fiasco”, a detta dello stesso Verdi, ma a distanza di un solo anno la nuova rappresentazione ebbe un successo trionfale. Titolo molto amato dal pubblico, per la forte passionalità, la commovente vicenda e per lo straordinario susseguirsi di celebri, bellissime arie, ha un intreccio drammaturgico che presenta ingredienti tipici della librettistica ottocentesca (l’amore come legame che supera ogni regola imposta dalla convenienza sociale) ma anche forti elementi di novità. È forse l’opera più intimista di Verdi, quella in cui lo scavo psicologico dei protagonisti appare più ricco di sfumature, con un risultato senza eguali nel teatro musicale italiano di allora.

Fabio Parenzan

La Traviata riprende le vicende della protagonista del romanzo di Dumas, che a sua volta aveva trasposto la vita di Marie Duplessis; Verdi compie «un atto d’amore verso questa donna disperata, vittima di un mondo spietato, che divora senza misericordia i fragili oggetti del proprio egoistico piacere. Al tempo stesso è un omaggio all’ostinato attaccamento alla vita di questa donna, alla sua forza di volontà, alla sua tenacia nella sfortuna» scrive Francesco Bernasconi nelle note del programma della produzione triestina. Opera “urbana” che mette in scena i luoghi comuni della mondanità parigina dell’epoca, in cui «l’unica difesa contro l’intossicazione da luogo comune è l’esplosione della verità dei sentimenti, l’autenticità che divelle tutte le sbarre che la vorrebbero ingabbiare. La voce della verità in quest’opera è soltanto Violetta» scrive ancora Bernasconi.

L’Orchestra della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste è un complesso stabile fin dal 1944, il cui organico è stato via via guidato da direttori che da soli stanno ad indicarne l’alto livello professionale (come Herbert von Karajan, Riccardo Muti, Claudio Abbado, Leonard Bernstein, solo per citarne alcuni). Il Coro stabile del Teatro Verdi di Trieste è indissolubilmente legato alla produzione teatrale della Fondazione, ritenuto dalla critica nazionale e internazionale una delle migliori formazioni corali espresse dagli enti lirici italiani.

Fabrizio Maria Carminatimaestro concertatore e direttore dell’allestimento triestino, ha all’attivo 60 diversi titoli d’opera oltre a una brillante carriera sinfonica. Già direttore del Regio di Torino (dove ha esordito giovanissimo), è stato direttore artistico del Teatro Donizetti di Bergamo e della fondazione Arena di Verona.




Giovedì 18 ottobre Teatro Miela S/paesati – Eventi sul tema delle migrazioni XIX

Doppio appuntamento giovedì 18 ottobre per il Festival Spaesati dedicato ai 40 anni della legge Basaglia.

Alle ore 18.00 la  Presentazione del libro  PAZZI DI LIBERTA’ – IL TEATRO DEI CHILLE  a 40 anni dalla legge Basaglia  (Pacini Editore) alla presenza della psichiatra Giovanna Del Giudice, dello scrittore Pino Roveredo e del regista teatrale Claudio Ascoli.

Un libro a più mani,  tanti autori, ricchissimo il materiale iconografico. Emozioni, interrogativi, felicità… in una stretta di mano collettiva che accomuna chi ha creduto nell’utopia di San Salvi. Il teatro dei Chille è diventato anche un libro a più voci: Matteo Brighenti, Pietro Clemente, Franco Corleone, Antonella D’Arco, Peppe Dell’Acqua, Carlo Orefice e Concetta, Giannantonio, Rosaria, Pierluigi, Emanuele Pellicanò. Con una ricchissima parte iconografica con foto di Massimo Agus, Marco Ascoli, Mario Dondero, Cristina Giaquinta, Paolo Lauri, Ivan Margheri, Max Pruneti.

Alle 20.30 lo spettacolo  LETTERA A UNA PROFESSORESSA , liberamente ispirato al libro-creazione collettiva degli allievi di Barbiana con la “regia” di Don Lorenzo Milani, nel 50.mo della sua pubblicazione e della scomparsa del Maestro. Di e con Claudio Ascoli, con la partecipazione di Sissi Abbondanza e Monica Fabbri. Produzione Chille de la Balanza

Lettera a una professoressa riguarda sì la scuola come argomento specifico, ma nella realtà riguarda la società italiana, l’attualità di vita italiana.”  Sono parole di Pier Paolo Pasolini all’indomani della pubblicazione di un libro che avrebbe lasciato una vasta eco nella società italiana. Oggi i tempi sono cambiati e di molto: è difficile ritrovare la realtà contadina di Barbiana o quella operaia di Calenzano (due luoghi fondamentali nell’universo di Don Milani). Ma mai come in questi ultimi anni la Scuola è ritornata al centro dell’attenzione generale, forse perché si assiste ad un ritorno a condizioni incerte (pur tra mille differenze) simili a quelle nelle quali operò Don Milani nel suo percorso per “portare un uomo ad essere libero, ad essere soggetto consapevole”.

organizzazione: Bonawentura

 

Prevendita c/o biglietteria del teatro (tel. 0403477672) tutti i giorni dalle 17.00 alle 19.00. www.vivaticket.it

Andrea Forliano




Marta Cuscunà con “Il canto della caduta” aprirà la stagione di Teatro Contatto

Sarà inaugurata con tre progetti produttivi del CSS la nuova stagione di Teatro Contatto. Il 25 e 26 ottobre al Teatro Palamostre di Udine Marta Cuscunà presenterà in prima assoluta Il canto della caduta, la sua nuova creazione. Si tratta di una storia antica ladina tratta dalle leggende dei Fanes, un regno pacifico guidato dalle donne regine e distrutto dall’inizio di un’epoca di dominio di spada. Sul palco con l’attrice ci sarà uno stormo di corvi animatronici e una piccola comunità di bambini-pupazzo superstiti ispirati alla street art di Herakut.

L’8 novembre andrà in scena l’Assemblea il nuovo  progetto di teatro partecipato ideato dalla regista Rita Maffei. Sarà un gruppo interamente al femminile il protagonista dello spettacolo.

La tournée dello spettacolo 1984, ispirato al capolavoro fantasy di George Orwell diretto dal diretto dal regista scozzese Matthew lenton farà tappa a Udine il 16 e 17 novembre




Marta Cuscunà apre Teatro Contatto 37 con Il canto della caduta: 25 e 26 ottobre g

La nuova Stagione Teatro Contatto si inaugura con tre progetti produttivi e co-produttivi del CSS25 e 26 ottobre al Teatro Palamostre di Udine prima assoluta de Il canto della caduta, la nuova creazione dell’attrice e autrice Marta Cuscunà – immersione nell’antica storia ladina dei Fanes, un regno pacifico guidato da donne regine, distrutto dall’inizio di un’epoca del dominio e della spada. Uno stormo di corvi animatronici e una piccola comunità di bambini-pupazzo superstiti, ispirati alla street art di Herakut, sono i nuovi compagni di scena della straordinaria Marta Cuscunà, in un nuovo viaggio di resistenza.

La guerra è parte incancellabile del destino dell’umanità? È realisticamente possibile il passaggio da un sistema di guerre incessanti e di ingiustizia sociale a un sistema mutuale e pacifico?
Il canto della caduta pone punti interrogativi propri anche del nostro tempo: una risposta, possibile, sta forse fra le pieghe di un’antica storia ladina, il mito dei Fanes, un regno pacifico di donne, distrutto dalla brama di potere e di dominio degli uomini. Uno stormo di corvi e una piccola comunità di bambini-pupazzo superstiti (ispirati alla street art di Herakut), sono i nuovi compagni di scena della straordinaria Marta Cuscunà, in un nuovo viaggio di resistenza. 

Il regno di Fanes

Il mito di Fanes è una tradizione popolare dei Ladini, una piccola minoranza etnica (35.000 persone) che vive nelle valli centrali delle Dolomiti.
È un ciclo epico e i suoi contenuti sono del tutto peculiari e diversi dagli altri miti ladini. Il mito di Fanes, infatti, parla della fine del regno pacifico delle donne e l’inizio di una nuova epoca del dominio e della spada.
È il canto nero della caduta nell’orrore della guerra.
La figura principale del racconto è Dolasilla, principessa dei Fanes, costretta da suo padre (chiamato “il falso re”), a diventare una Tjeduya: una guerriera. Ovvero la mano armata del potere.
E sarà proprio questa scelta sciagurata del falso re, ossessionato dal possesso di ricchezze e dal potere sulle terre e sulle genti vicine, a causare la fine del regno matrilineare e del suo popolo.
Il mito racconta che i pochi superstiti sono ancora nascosti nelle viscere della montagna insieme alla loro anziana regina, in attesa che ritorni il tempo d’oro della rinascita. Il tempo d’oro della pace in cui il popolo di Fanes potrà finalmente tornare alla vita.

Guardare indietro per andare avanti

Quando ho iniziato a pensare che il mito di Fanes potesse essere il centro del mio nuovo lavoro teatrale, mi sono scontrata subito con un grande interrogativo: che senso ha, oggi, raccontare a teatro un antico mito ladino? A chi può davvero interessare?
Le risposte che mi sono data, hanno radici in un saggio di antropologia di Riane Eisler: Il calice e la spada.
Riane Eisler indaga le strutture sociali che l’umanità si è data nel corso dei secoli e davanti a una continua epopea di guerre e ingiustizie, apre la riflessione a domande più che mai necessarie: la guerra è parte incancellabile del destino dell’umanità? Cosa ci spinge perennemente alla guerra invece che alla pace? Perché ci cacciamo e perseguitiamo l’uno con l’altro? La brutalità e il dominio dell’uomo sulla donna sono inevitabili? E’ realisticamente possibile il passaggio da un sistema di guerre incessanti e di ingiustizia sociale a un sistema mutuale e pacifico?
Secondo l’antropologa Riane Eisler, le risposte per un futuro migliore potrebbero affondare le radici in quel punto nella preistoria della civiltà europea di cui parla anche l’archeologa lituana Marija Gimbutas, in cui la nostra evoluzione culturale sarebbe stata letteralmente sconvolta. Il canto della caduta, attraverso l’antico mito di Fanes, vuole portare alla luce il racconto perduto di come eravamo, di quell’alternativa sociale auspicabile per il futuro dell’umanità che viene presentata sempre come un’utopia irrealizzabile.
E che invece, forse, è già esistita.
Marta Cuscunà