La slow song di Barzin e il silenzio della città Giovedì 10 aprile Napoli canta sottovoce al Cabaret Portalba

Barzin Hosseini – meglio noto come Barzin – è un cantautore canadese di origini iraniane. Attivo da oltre un decennio nella scena musicale internazionale, ha collezionato una serie di punti a suo favore con i quattro lavori in studio.   Nella terra dei collettivi dai nomi di Arcade Fire e Broken Social Scene, Barzin preferisce abbracciare la chitarra e – come nel caso dell’ultimo disco “To Live Alone In That Long Summer” – creare un city album, che dalla città prende vita e ispirazione. Un lavoro notturno, struggente e romantico, quasi ossessionato nella ricerca di un suono curato e confidenziale, intimo e vellutato, elegante e ipnotico.  Dylan e Cohen i suoi maestri, Matt Berninger dei National un suo vicino di stile. La ricerca della forma canzone perfetta – fatta di religiosa attenzione ai testi e agli arrangiamenti – diventa fida compagna di viaggio di un tono confidenziale che Barzin riporta nei live in giro per l’Europa nei prossimi mesi.  Barzin color

“To Live Alone In That Long Summer” è uscito in Italia il 3 marzo per Ghost Records. Accolto con una vera e propria ovazione, il lavoro ospita alcuni dei migliori musicisti di Toronto: Sandro Perri nei panni di produttore, Tony Dekker (Great Lake Swimmers), Daniela Gesendheit (Snowblink) come backing vocalist, Karen Graves (Hayden) per gli arrangiamenti.

 

Questa la line-up del concerto napoletano:
Barzin Hosseini Rad – voice & guitar
Jesse Turton – bass
Nicholas Alexander Zubeck – guitar
Amy Beth Manusow – guitar / vibraphone
Marshall Adam Bureau – drums




17 aprile 2014 ore 21.30 Teatro Miela BASSEKOU KOUYATE & Ngoni Ba (Mali)

Miela Music-Live presenta uno degli artisti più in vista della fertile scena del Mali

Dopo essersi aggiudicato ben due BBC3 awards con il debutto “Segu Blue” – nella categoria world music, rispettivamente come ‘miglior album’ del 2008 e ‘migliore artista africano’, Bassekou Kouyate si è affermato come uno degli artisti più in vista della fertile scena musicale del Mali, un vero e proprio virtuoso del ngoni: un liuto a tre o quattro corde costituito da una piccola zucca allungata sulla quale è montata una pelle di capra, Bassekou ne ha rivoluzionato lo stile elevandolo al ruolo di strumento solista, aggiungendo delle corde per ampliarne le potenzialità e sperimentando anche le sue possibilità elettriche.  – “La mia musica è universale, perché nella mia vita ho suonato con molte persone anche fuori dal Mali. Ho suonato con Taj Mahal, Bela Fleck, Carlo Santana, Bonnie Raitt e grazie a quelle esperienze ho imparato le tecniche del blues e del jazz. In particolare, suonare il blues, che deriva dalla nostra musica, è stato davvero facile per me”.  Partito dal piccolo villaggio di Garana, sulle rive del fiume Niger, Bassekou ha presto consolidato la sua fama di precoce quanto virtuoso artista, con inviti ai maggiori festivals dove ha conquistato le platee più diverse con la magia della sua musica.  Con un padre anch’egli suonatore di n’goni  e la madre cantante, è stato introdotto giovanissimo ai segreti della musica tradizionale maliana e di questo particolare strumento; già nella metà degli anni ’80 aveva la possibilità di esibirsi con la leggendaria Rail Band, alimentando il mito di  ‘giovane promessa’.è divenuto quindi l’ambasciatore del ngoni, costituendo un gruppo con strumentisti eccezionali che formano l’organico della Ngoni band e dove, come voce solista, è sempre presente la bella e brava moglie Amy Sacko.

la locandina dell'evento

la locandina dell’evento

Sempre circondato da personaggi di primissimo piano, ha sperimentato la formazione in trio con Toumani Diabate e Keletigui Diabate e innumerevoli sono le collaborazioni con artisti di calibro internazionale come Youssou N’Dour, Ali Farka Toure, Dee Dee Bridgewater, Oumou Sangare e Mongrel che testimoniano la innegabile grandezza di Bassekou Kouyate.

Bassekou Kouyate: lead ngoni
Amy Sacko: lead vocal
Mamadou Kouyate: ngoni bass
Moustafa Kouyate: ngoni ba
Mahamadou Tounkara: yabara, tama (percussions)
Abou Sissoko: ngoni medium
Moctar Kouyate: calebasse

Organizzazione: Bonawentura Ingresso € 15,00, ridotto studenti universitari (muniti di  tessera) e per adulti over 65 € 11,00. Prevendita c/o biglietteria tutti i giorni (esclusi sabato e domenica) dalle 17.00 alle 19.00; www.vivaticket.it




KAIORDA l’ANIMA DELLA SICILIA A SPASSO PER IL TRIVENETO…

Aeroporto di Treviso, sabato, ore 13.20. Ci incontriamo al volo perché stanno partendo per tornare a casa, a Palermo.
Intorno al tavolino del bar c’è il gruppo quasi al completo. Allora gente, parlatemi di voi: da dove venite, cosa vi ha portati fin qui e dove avete in mente di andare. Il racconto dei Kaiorda comincia:  vc1Un’intervista con loro è coinvolgente per quello che raccontano e a tratti esilarante a tratti toccante per come te lo raccontano.

Bruna Peraro e Claudio Arena

Bruna Peraro e Claudio Arena

E’ Claudio Arena che comincia e mi spiega che il gruppo nasce nel 2005, nella  formazione originaria, coll’idea di recuperare la musica tradizionale siciliana e rimane su quest’impronta fino alla collaborazione coll’attore e regista Lollo Franco, che affida loro parte della colonna sonora di uno spettacolo teatrale. A quel punto, mi confida Paolo Carrara, è scoccata una scintilla, l’idea, cioè, di impostare la produzione artistica dei Kaiorda su musica, canto e teatro insieme. Teatro che prende la forma sia dell’interpretazione in prosa e poesia sia della danza. Di qui la collaborazione colla ballerina Linda Mongelli e coll’attrice Elena Taormina.

vc3Dei lavori successivi mi parlano di Sàfar e di Fimmini, il primo messo in scena nei giorni scorsi a Udine, Trieste (al Teatro Miela a cui abbiamo assistito) e Venezia. La gestazione di Sàfar se da un lato ha riscontrato numerose difficoltà, dovute ai mezzi limitati, alla mancanza d’esperienza in fatto di produzione e organizzazione – non certo quella musicale, aggiungo io – e agli inevitabili errori che ne sono scaturiti e che sono stati pagati di tasca propria, dall’altro ha permesso al gruppo di consolidarsi e di farsi le ossa in ogni ambito in cui ci si deve cimentare, per dare alla luce un lavoro di questa complessità.

Emanuela Fai

Emanuela Fai

Sàfar è stato autoprodotto, sono state curate in proprio la regia, che all’inizio doveva essere affidata ad altri, la coreografia e gli aspetti tecnici di scena e tutte le scelte artistiche sono state discusse, raccogliendo le idee e le impressioni di ciascuno dei componenti. Le decisioni sono state prese insieme, con tutto ciò che implica mettere d’accordo tante persone, ciascuna delle quali vuole dire la sua e metterci del proprio. Ridono, ironizzano su come propongano agli altri le idee sugli arrangiamenti e i pezzi da provare e sul fatto che queste idee vengano puntualmente bocciate dal resto del gruppo, quindi riproposte, ridiscusse e alla fine accettate e tradotte in pratica, naturalmente rimaneggiate da tutti. Rido anch’io, immaginandomi le scenette in sala prove. Tra i Kaiorda non ci sono un capo e dei meri esecutori: “Siamo come una famiglia” dice Emanuela Fai, “stiamo insieme anche al di fuori del palco e come tutte le famiglie ci confrontiamo, discutiamo, litighiamo, ma ci vogliamo bene e c’è armonia.”
“Sì, litighiamo, litighiamo, litighiamo…” rimarca il concetto Virginia Maiorana, nel caso mi fosse sfuggita la parola e Bruna Perraro mi dà subito una dimostrazione pratica di rilancio-di-idea-precedentemente-cassata, insistendo cogli altri su un brano da introdurre……. Risate.fc

Quest’atmosfera serena e questo affiatamento si avvertono chiaramente anche quando sono sul palcoscenico: se il gruppo si diverte, lo spettatore può godere di qualcosa in più, oltre alla bellezza artistica e all’esecuzione impeccabile. L’altra sera al Teatro Miela di Trieste per me è stato così. Oltre che dai contatti raccolti nell’organizzazione del tour, partito da Udine il 2 aprile al Teatro Palamostre e terminato venerdì al Laboratorio Morion di Venezia, i Kaiorda sono stati ripagati da un’accoglienza calorosa e nella serata veneziana hanno trovato spazio anche per un fuori programma, in cui hanno avuto il loro bel da fare per stare dietro al pubblico. Giovanni Costantino mi mostra le mani coi segni delle fatiche della sera prima.    Colla breve torunée nel Nord-Est hanno portato in giro un viaggio, Sàfar appunto, che idealmente parte dalla Sicilia, per toccare varie regioni dell’Italia meridionale e alla fine tornare nella terra di partenza. In questo percorso si legge una metafora del Viaggio di scoperta e presa di coscienza, che si manifesta come necessità interiore dell’individuo, ma anche un preciso riferimento alla Sicilia e al suo Popolo, alla situazione in cui versano, al fatalismo e alla disillusione che li contraddistinguono e all’apparente contraddizione che spinge il viaggiatore lontano, come in fuga, ma che lo fa poi tornare con

Paolo-Carrara-Raffaele-Pullara-e-Virginia-Maiorana

Paolo-Carrara-Raffaele-Pullara-e-Virginia-Maiorana

caparbia e voglia di opporsi allo sfacelo, senza rassegnarsi all’abbandono. In tal proposito, ad una mia precisa domanda, rispondono che certamente le stragi di Capaci e Via D’Amelio hanno segnato uno spartiacque, un prima e un dopo, nella presa di coscienza collettiva e nella volontà di combattere. 

vc2Fimmini, ovvero Donne, per certi versi è ancora più crudo, non solo per gli argomenti trattati, ma anche per le immagini che suscita e artisticamente parlando raggiunge un’ancora più stretta contaminazione di teatro e musica, dato che i tratti recitati sono costantemente accompagnati dalla parte strumentale.

Di certo per il futuro ci sono due capisaldi da cui partire: la forma del concerto-spettacolo, che li distingue da tanti gruppi, pur molto bravi, che fanno musica tradizionale nella sola forma strumentale e cantata, e l’intenzione di scrivere e privilegiare pezzi loro, a riprova dell’entusiasmo e della passione che vivono e che vogliono trasmettere attraverso la loro arte. Insomma ancora prove, discussioni, litigate, accordi, non solo musicali, e alla fine pezzi costruiti insieme, in cui ciascuno mette le proprie idee e il proprio estro, forti dell’esperienza accumulata in passato. Il tutto portato in scena, a giudicare dalla rappresentazione di Sàfar di giovedì scorso, non già da un gruppo di solisti, ma da un amalgama sorprendente. Ciò per quanto riguarda l’aspetto prettamente artistico, mentre dal lato organizzativo, finora curato anch’esso in completa autonomia, un agente che si sobbarcasse l’impegno tornerebbe molto utile e se qualcuno ha orecchie per intendere, si faccia avanti! 
Le prossime date saranno il 23 aprile al Teatro exCinema Edison, in seno ad una due-settimane organizzata dall’Università di Palermo e il 27 giugno, sempre a Palermo, quando saranno tra i primi ad andare in scena nel Nuovo Teatro La Cripta, uno spazio molto suggestivo, tutt’ora in fase di recupero.

Grazie gente, buon Viaggio.

Contatti: http://kaiorda.blogspot.it/

Il gruppo che ha lavorato a Sàfar:
Bruna Perraro – flauto traverso, voce, cori
Claudio Arena – flauti dritti
Davide Emmolo – chitarra acustica, bouzouki
Elena Taormina – voce recitante
Emanuela Fai – voce
Emanuela Lodato – tammorra, tamburello, riqq, voce, cori
Giovanni Costantino – tammorra, tamburello, darbouka, cajon, maranzano
Linda Mongelli – danza
Massimo Provenzano – basso acustico
Paolo Carrara – oud, bouzouki, mandola, mandolino, chitarra barocca, chitarra rinascimentale
Raffaele Pullara – chitarra, violino
Silvio Natoli – basso, contrabbasso, viola da gamba
Virginia Maiorana – fisarmonica

Luca Monari

 




LUNEDÌ 7 APR. CASTELLO DI UDINE, Casa della Contadinanza con GLAUCO VENIER,

Dal bop all’hard bop, dal blues al funk e r&b, dal free alla fusion, dal modale al jazz-rock per arrivare al Kletzmer e balcanico, l’eclettico e poliedrico quintetto La Scimmia Nuda ha attraversato tutte le ere del jazz proponendo ogni lunedì sera, da fine novembre, un repertorio diverso sempre di eccelso livello qualitativo, affermandosi così come il progetto musicale e culturale di maggior spessore creato nell’ultima stagione in Friuli Venezia Giulia.

 

Il nuovo appuntamento, in programma lunedì 7 aprile (inizio concerto ore 21:00, a seguire la jam session aperta a tutti), forse è uno dei più attesi dell’anno e conferma ancora una volta di più lo spessore della proposta qualitativa del progetto. Dopo essersi già misurati con grandi nomi della scena jazz quali Ellade Bandini, Marc Abrams, Daniele D’Agaro e tanti altri, domani sera sarà il turno del grande pianista Glauco Venier, uno dei più importanti jazzisti della scena internazionale, unico artista nella storia musicale del Friuli Venezia Giulia a essere in nomination per un Grammy Award, che recentemente ha anche inciso un disco in piano solo in uscita nei prossimi mesi per la ECM, la più autorevole etichetta discografica jazz europea.

La Scimmia Nuda si evolverà culturalmente con un repertorio ricco e vario, condiviso e scelto assieme a Venier: la serata prenderà il via con l’esecuzione di un brano in quintetto (Federico Missio al sassofono, Francesco Bertolini alla chitarra, Glauco Venier al pianoforte, Roberto Franceschini al contrabbasso e Andrea Pivetta alla batteria), poi proseguirà con Venier in piano solo, poi in trio con contrabbasso e batteria per passare a un quartetto e per poi concludersi nuovamente in quintettosuonando brani dello stesso Glauco Venier e di altre due icone mondiali del jazz quali Pat Metheny e Bill Evans.

 

Ogni lunedì sera al Castello di Udine salgono decine e decine di giovani e meno giovani gremendo la Casa della Contadinanza in ogni ordine di posto per ascoltare, scoprire, imparare, conoscere e approfondire il vastissimo universo musicale della Scimmia Nuda, composto da musicisti professionisti che vantano tutti curriculum straordinari e che vengono invitati a suonare nei principali festival e nelle principali rassegne musicali italiane ed europee.

Il progetto della Scimmia Nuda è ideato e organizzato da Live Act, associazione culturale udinese che ha come preciso intento quello di supportare la musica dal vivo e diventare un soggetto riconosciuto, un collettore d’idee e di esperienze, in grado di portare nel mercato della musica dal vivo nuove risorse economiche e un nuovo impulso alla scena musicale.

Dopo il concerto La scimmia si aprirà anche al numeroso pubblico presente con una jam session finale, dove tutti potranno inserirsi con il proprio strumento e cimentarsi al fianco dei musicisti diventando protagonisti in un contesto di condivisione e stimolo culturale, musicale e sociale.

Per informazioni sulla SCIMMIA NUDAwww.facebook.com/lascimmianudacollettivo

 




“Aspettando E.T.” l’ultimo lavoro discografico del contrabbassista Andrea Zullian Viene presentato alla Casa della Musica di Trieste, venerdì 4 Aprile, alle 18.30

Ieri, 4 aprile, a Casa della Musica di Trieste è stato  presentato il nuovo lavoro discografico “Aspettando E.T.” del contrabbassista Andrea Zullian, da lui stesso interamente composto ed arrangiato.

Alla presentazione sono in sala, insieme a Zullian, anche Claudio Zanoner e Fulvio Vardabasso, compagni di viaggio (e di musica!) del contrabbassista da lunga data, e Massimo Goina che ha curato il layout grafico dell’uscita discografica, oltre che il nuovo sito web dell’artista.

L’idea dell’album, “Aspettando E.T.”, nasce da un fortunato incontro, avvenuto in terra serba, durante un Festival Jazz, tra Andrea e il vibrafonista californiano Eldad Tarmu, artista di spicco della scena jazzistica internazionale. Dopo aver suonato in una jam session, i due musicisti scoprono di avere una forte affinità musicale e di voler percorrere un tratto di strada insieme, dando forma all’idea di un quartetto.
Ed ecco che il progetto prende vita: a Zullian e Tarmu, si aggiungono il flautista Damjan Krajacic e il batterista Enos Kugler, una fusione naturale, basata sui rapporti umani e su un indirizzo musicale comune.

Comporre fa parte della sfera istintuale di Andrea Zullian; è un contrabbassista ma usa il pianoforte per elaborare gli spunti musicali, a volte bastano semplicemente un paio di note. E questa spontaneità compositiva emerge tra i solchi di “Aspettando E.T.”, un progetto basato sulla sua visione musicale, alla ricerca di un suono armonicamente attraente, dinamico ma delicato, dove i musicisti possano esprimere al meglio le proprie timbriche che, all’ascolto, sembrano virare sempre sui colori della leggerezza.
Il basso di Andrea , sofisticato e pulito, costituisce una solida ma affascinante sezione ritmica con la batteria del versatile Enos Kugler, che accompagna gli intrecci sonori del flauto e del vibrafono, creando una musicalità spontanea, coinvolgente e perfettamente equilibrata.
Tarmu e Krajacic sono molto affiatati, avendo suonato assieme per dodici anni in vari tour ed inciso parecchi lavori.

I quattro musicisti di “Aspettando E.T” sono, insieme, una vera e propria potenza creativa.
Il cd è stato registrato allo Jork Studio di Dekani, nella vicina Slovenia ed è prodotto dall’etichetta americana Queen Of Bohemia Productions.

 




5 APR. ore 20:30 DUOMO DI UDINE VESPRO ORTODOSSO Sergei Rachmaninov op.37 Coro da Camera di San Pietroburgo

Serata di gala e di grandi emozioni ieri in Duomo a Udine per l’avvio della terza edizione del Triduo Musicale, la più importante rassegna italiana di musica sacra, momento forte in Friuli Venezia Giulia nell’Anno della Speranza, che conferma il capoluogo friulano quale capitale europea dell’incontro tra musica e fede e che ha richiamato duemila persone con una notevole presenza straniera, in maniera particolare dall’Austria e dalla Germania, paesi da sempre vicini alla grande tradizione musicale sacra. Un pubblico numeroso, attento e partecipe ha salutato ieri sera l’apertura della tre giorni con la magistrale esecuzione del “Vespro della Beata Vergine” del divino Claudio Monteverdi. Sull’altare sotto la direzione del direttore friulano Andrea Marchiol si sono avvicendati l’orchestra rinascimentale, l’Aura Soave di Cremona, proprio la città del Monteverdi, ensemble specializzato nell’esecuzione della musica del primo barocco italiano, La Pifarescha, famosissimo gruppo di strumenti a fiato che utilizza i cornetti e i tromboni rinascimentali e il nostro Coro del Friuli Venezia Giulia, una delle realtà musicali più attive sul piano culturale con alle spalle decine di produzioni e concerti tenuti in tutta Europa, già in viaggio per Vienna dove domenica interpreterà il grande Stabat Mater di Rossini assieme a quattro solisti dell’Accademia della Scala di Milano. Attesa alle stelle per l’odierno Vespro Anglicano, forse l’appuntamento più atteso della tre giorni, con il Coro della Cattedrale di Westminster, considerato da critica e pubblico uno tra i migliori al mondo nel suo genere ed è l’unico coro del mondo a cantare ogni giorno le Messe e i Vespri.

L’ultimo appuntamento sempre con inizio alle ore 20:30 è fissato per domani, sabato 5 aprile, con il Vespro Ortodosso op. 37 di Sergej Rachmaninov chesarà eseguito dal Coro da Camera di San Pietroburgo, complesso tra i più importanti dell’intera Russia, impegnato a mantenere vive le ricche e antiche tradizioni della musica vocale russa. Fondato nel 1977, il Coro è composto da musicisti professionisti, tutti diplomati presso i maggiori istituti musicali russi, ed è diretto da Nikolai Kornev, insignito nel 1997 del titolo nazionale di “Artista emerito”.

Vespro Monteverdi - foto Di Luca

Vespro Monteverdi – foto Di Luca

Il Vespro ortodosso, impropriamente conosciuto con il nome di “Vespri” (Vsenošnaja) op. 37 per coro misto “a cappella”, è il sunto, in realtà, di un corpus con il quale è strutturato il ciclo dei 15 cori  che compongono la cosiddetta liturgia dei «Grandi Vespri», comprendente i tre uffici dei Vespri propriamente detti, del Mattutino e dell’Ora Prima, in uso presso la Chiesa russa ortodossa alla sera del sabato e alla vigilia delle grandi feste e più precisamente raggruppati sotto la denominazione di «Veglia dell’intera Notte». I Vespri di Rachmaninov rappresentano senza dubbio uno dei più impressionanti e rari affreschi musicali della storia della musica. Lo stesso autore li riteneva la sua opera più cara. Utilizzando, non a caso, esclusivamente la voce umana ed immedesimandosi compiutamente con il testo liturgico, il compositore ci ha offerto un esempio mirabile di coralità pacificata e rasserenata dalla certezza della fede.

“Ad Vesperas – tre sere di musica dello spirito”, organizzata dall’Arcidiocesi di Udine e il Coro del Friuli Venezia Giulia con il supporto della Regione Friuli Venezia Giulia e altri numerosi partner pubblici e privati, rappresenta un appuntamento unico nel suo genere, che permette alla città di Udine di richiamare credenti e non credenti attenti alla ricerca filologica ed al gusto per l’esecuzione di grandi pagine d’arte, ma anche capace di riproporre con forza ed eleganza le grandi domande spirituali dell’uomo di sempre di fronte al Vangelo e alla sua attualità.

PER INFORMAZIONI: Associazione Coro del FVG – www.corofvg.it – info@corofvg.it – tel. +39 0432 403577

 




RIPARTE IL CONCORSO DI COMPOSIZIONE PER ASSISI SUONO SACRO 2014

Riparte anche quest’anno il Concorso di Composizione Assisi Suono Sacro: giunto alla sua quarta edizione, questo appuntamento con la creatività musicale quest’anno è dedicato alle composizioni per arpa. Scadenza ultima per iscriversi: 31 maggio 2014. Il Concorso è aperto a compositori di qualsiasi nazionalità e non ha limiti di età. Ogni compositore può partecipare con più opere. Il Concorso nasce all’interno delle iniziative di Assisi Suono Sacro, gode del supporto organizzativo della Keysound e della collaborazione della Simc (Società italiana Musica Contemporanea) ed è pensato per promuovere la nuova creatività riconoscendo alla musica la straordinaria capacità di dar espressione ai valori spirituali dell’Uomo, centro peraltro della filosofia artistica dell’Associazione e del Festival Assisi Suono Sacro che hanno ideato questo appuntamento con il supporto organizzativo della Keysound e la collaborazione della Simc (Società italiana Musica Contemporanea).
I criteri di valutazione delle opere saranno: il riconoscimento dell’originalità dell’opera, l’adesione alla sacralità del linguaggio o dell’ispirazione, la comunicabilità della musica al pubblico, l’espressività e l’eseguibilità strumentale. L’autore della prima composizione classificata vedrà la propria opera eseguita ad Assisi nell’ambito festival Assisi Suono Sacro 2014, appuntamento che verrà segnalato a mezzo stampa su tutti i canali di informazione del festival, presso i circuiti di musica.




Elegy for Young Lovers al Teatro Malibran

Recensione – In realtà nell’elegia per (due) giovani amanti di Wystan Hugh Auden e Chester Kallman di amore ce n’è ben poco. L’amore è un pretesto, un escamotage narrativo del poeta, un esperimento atto a servire l’ispirazione letteraria di Gregor Mittenhofer. Costui è un personaggio ambiguo, un venerabile maestro della poesia, viziato e capriccioso, in debito di creatività, che sacrifica al proprio ego le vite di chi gli sta accanto, quasi parassitandone i sentimenti. Prima si serve delle visioni di Hilda Mack, una vecchia pazza che da quarant’anni attende il suo innamorato disperso tra i ghiacci, poi dei giovani Elisabeth e Toni, che egli stesso spingerà verso una morte che gli servirà da tema per la propria elegia.
Il tutto narrato dalla musica di Hans Werner Henze, geniale senz’altro, soprattutto negli impasti timbrici, caratterizzata da uno stile polisintattico che sintetizza le istanze dell’avanguardia (stiamo parlando della seconda metà del XX secolo) con un linguaggio più convenzionale e retroguardista.
Elegy for young lovers arriva al Teatro Malibran di Venezia in un allestimento interamente firmato da Pier Luigi Pizzi che piace ma non travolge. La scena fissa per l’intera durata dell’opera è l’albergo-prigione in cui sono costretti i protagonisti della vicenda, vittime designate dell’ego inappagabile del poeta. Tutto è molto curato, dalla recitazione alle luci, tuttavia, complice il linguaggio affatto peculiare della musica di Henze, riesce difficile scansare un senso di rigidità della narrazione, in larga parte imputabile al gusto leggermente sorpassato dello spettacolo. L’algida astrattezza delle scene, certe ingenuità della regia, l’immobilismo eccessivamente protratto di parecchi passaggi, finivano per lasciare un senso di incompiutezza nella realizzazione dell’opera, quasi la ricerca estetica e, per così dire, intellettuale, avesse spesso prevalenza sul teatro.
Viceversa l’esecuzione musicale convinceva pienamente. Merito innanzitutto della direzione nitida e attenta di Jonathan Webb, cui può essere rimproverata solamente un’eccessiva cautela nella gestione ritmica. Impeccabile la prova dell’orchestra del Teatro La Fenice.
Protagonista era il basso Giuseppe Altomare, Gregor Mittenhofer di buon volume e autorevole presenza scenica. Gladys Rossi era un’eccellente Hilda Mack per intensità attoriale e qualità musicale. Ottima Zuzana Marková, Elizabeth Zimmer di bella voce e figura. A dispetto di uno strumento non più freschissimo Roberto Abbondanza disegnava un Dr. Wilhelm Reischmann assolutamente convincente. Positiva la prova del tenore John Bellemer nei panni di Toni Reischmann mentre Olga Zhuravel, Carolina von Kirchstetten, lasciava alcune riserve in ragione di una vocalità spesso in debito di volume.

Paolo Locatelli
paolo.locatelli@ildiscorso.it
© Riproduzione riservata




Domenica 6 aprile, giornata musicale al Carso in Corso di Monfalcone con un doppio appuntamento con la classica.

Al mattino (ore 11) il secondo appuntamento di “Dentro l’opera”, con la presentazione della Bohème di Puccini: dal vivo cantano Francesca Salvatorelli (soprano) e Matteo Mezzaro (tenore), accompagnati al pianoforte da Jan Grbec. A condurre l’incontro il critico musicale, scrittore e giornalista Rino Alessi.
Nel pomeriggio è di scena, alle 18, la pianista bielorussa Olga Stezhkoin un impegnativo recital pianistico
Ingresso libero a entrambi gli appuntamenti

– Dopo il grande successo della prima tappa, prosegue la rassegna “Dentro l’Opera” che presenta, domenica 6 aprile, alle 11 nei locali de Il Carso in Corso, un incontro dedicato alla Bohème di Puccini; l’opera viene poi  trasmessa in diretta dal MET di New York al Kinemax di Monfalcone e Gorizia, martedì 8 aprile per il cartellone de “L’opera al Cinema” che continua a registrare il tutto esaurito. Gli incontri di “Dentro l’Opera” sono un progetto di Associazione Per il Teatro di Monfalcone e Kinemax, con la collaborazione del Piccolo Festival del Friuli Venezia Giulia e di Carso in Corso, e con il patrocinio della Cassa di Risparmio di Gorizia. Non si tratta di “semplici” prolusioni, ma di veri e propri viaggi tra musica, storia, partitura e regia delle opere scelte. Particolarmente interessante la partecipazione dal vivo dei cantanti professionisti scelti dal “vivaio” del Piccolo Festival e accompagnati dal giovane pianista Jan Grbec:

Rino Alessi

Rino Alessi

i giovani artisti sono chiamati ad eseguire diversi momenti del capolavoro pucciniano. Anima della conversazione è Rino Alessi,

brillante critico musicale e giornalista, preparatissima firma nazionale in ambito di opera e autore di due pregevoli monografie dedicate a Piero Cappuccilli e Carlo Cossutta.A raccontare in musica la Bohème, insieme ad Alessi, questa volta sono il soprano Francesca Salvatorelli  – distintasi al Piccolo Festival, e conosciuta nei circuiti teatrali del Nord Italia, dove ha interpretato, tra gli altri, molti titoli di Donizetti e Rossini –  e Matteo Mezzaro – tenore dal notevole curriculum, preparatissimo nel repertorio antico e barocco, ottima voce rossiniana e donizettiana e segnalatosi nel cast della recente “L’occasione fa il ladro” di Rossini al Verdi di Trieste. Ad accompagnarli il giovane pianista Jan Grbec, allievo di Massimo Gon e già specializzato come accompagnatore di cantanti dal 2008.
L’alta qualità del discorso musicale e l’integrazione di esso con interventi musicali dal vivo rendono questi incontri un “unicum” nel genere delle prolusioni, e forniscono molti strumenti per arrivare – come recita il titolo – veramente “dentro l’opera”. La full immersion nella musica classica prosegue alle 18.00 con l’esibizione di Olga Stezhko, pianista bielorussa, londinese

Olga Stezhko

Olga Stezhko

d’adozione. Olga è musicista dalle scelte di repertorio raffinate e impegnative, all’altezza degli appuntamenti del cartellone di “Musica in Corso”, stagione internazionale di musica cameristica, curata da Stefano Sacher.Dopo il debutto al Teatro Nazionale di Minsk (a soli 8 anni) e gli studi in patria, Olga vince la borsa di studio al Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico, dove si perfeziona sotto la guida dei Maestri del Trio di Trieste e Trio di Parma. La celebre Royal Academy of Music di Londra le assegna un’altra borsa di studio, per meriti artistici, e Olga completa il suo percorso di studi, laureandosi “cum laude”.la Stezhko ha vinto numerosi concorsi internazionali e tenuto concerti in tutta Europa e negli Stati Uniti. Nel mese di maggio è prevista l’uscita di un suo cd dedicato a musiche di F.Busoni e A. Skrjabin.Il recital sarà aperto dalla “Berceuse”, opera 42 di Ferruccio Busoni, per proseguire con uno dei capolavori del primo Novecento francese, “Images” di Claude Debussy: tra i momenti pianistici più toccanti del compositore, che – ben oltre alla poetica impressionista – evoca rimandi segreti, vibranti emozioni sonore in movimento. Il programma prosegue con tre dei “Sei Klavierstücke op. 118” di Johannes Brahms, disincantata e intima raccolta della tarda produzione del maestro tedesco. L’ultima sezione del concerto è dedicata ad Aleksandr Skjabin, firma visionaria e coraggiosa del pianismo tra diciannovesimo e ventesimo secolo.

Prossimi appuntamenti: 13 aprile con l’incontro su Otello di Verdi; 27 aprile con l’incontro su Così fan tutte; 4 maggio con il violoncellista della Mongolia Amarmend Davaakhuu.

Tutti gli eventi sono a ingresso libero.




Sàfar_Kaiorda al Teatro Miela di Trieste per un vero concerto spettacolo

Recensione

Il Sàfar dei Kaiorda è un viaggio speciale, che non parte da un piano preciso né si prefigge una meta. È il Viaggio che l’individuo avverte come una pulsione istintiva, non spinto dalla necessità di sopravvivenza, ma dal bisogno interiore, indefinito e irrazionale, che lo spinge a percorrere sentieri sconosciuti, ad affrontare le difficoltà e gli avversari, primo fra tutti se stesso. Durante il Sàfar le donne e gli uomini che lo intraprendono diventano Donne e Uomini. Senza bisogno di raggiungere alcuna meta, perché è più importante viaggiare che arrivare. Se un’opera d’arte può essere letta a vari livelli, l’alchimia mistica che permea il concerto e spettacolo dei Kaiorda ha bisogno di un mezzo artistico per prendere vita e lo trova nelle sonorità della tradizione musicale dell’Italia foto ufficiale kaiordameridionale, intrise delle molteplici contaminazioni culturali mediterranee. In quest’atmosfera lo spettatore si sente coinvolto e comincia il suo Sàfar per mare, attraverso terre talvolta bruciate dal sole, talaltra generose di un verde lussureggiante e città caleidoscopiche, rumorose di vita, ricche di tradizioni le più varie, come solo le società multietniche riescono a costruire. In sala si partecipa istintivamente alla rappresentazione, presi da vibrazioni intense, che suscitano tutte le emozioni del Viaggio: dall’allegria e dall’entusiasmo misti alla paura di lasciarsi andare e iniziare il cammino, si passa all’introspezione della solitudine e allo sconforto delle difficoltà, fino alla ritrovata energia e alla gioia della festa e alla seduzione dell’amore. Il tutto è sostenuto da un’esecuzione appassionata ed esperta, capace di trasmettere, oltre che il gran mestiere degli artisti, anche un clima amichevole e coinvolgente, in cui il distacco tra platea e palcoscenico si annulla.Il sound del gruppo è inequivocabilmente acustico: le percussioni sono realizzate con tamburi a cornice e altri tamburi etnici (darbouka & cajon), le corde sono la chitarra acustica, barocca e battente, oltre alla famiglia degli oud, dei mandolini e delle mandole, i flauti (diritti e traversi) intervengono ora delicati, ora incisivi o chiacchieroni, e non manca l’espressività della fisarmonica; la ritmica trae ispirazione dalla tradizione delle danze dell’Italia meridionale (pizzica, tarantella, tammurriata). La voce femminile dal timbro caldo, sensuale e tagliente, conduce e svela col suono e con le parole, un mondo sfaccettato di forte presenza fisica, legato alla tradizione, ma per niente rassegnato, a volte sfacciato, ma talvolta anche profondamente doloroso. Uno spettacolo che avrebbe meritato ben altra partecipazione di pubblico, l’altra sera di certo troppo poco numeroso per rendere ai Kaiorda un omaggio meritatissimo.

ALTRO APPUNTAMENTO STASERA  4 APRILE  AL  CENTRO SOCIALE MORION, SALIZADA S. FRANCESCO DELLA VIGNA, CASTELLO 2951 VENEZIA, tel. 041/5288519 041/5288519.

Luca Monari