Archeomuseo – Castello di Torre “Questo corpo è un sole. Maternità di Maria e simbolo eucaristico” dal 16 febbraio

Inaugurazione della mostra  sabato 16 febbraio ore 16.45


E’ dedicata all’iconografia di Maria lactans e sul significato eucaristico attribuito al simbolo solare nei corso dei secoli, la mostra “Questo corpo è un sole. Maternità di Maria e simbolo eucaristico” promossa dal Centro culturale Augusto Del Noce, col patrocinio del Comune di Pordenone e del Museo Diocesano di Arte Sacra. L’esposizione, allestita nel Castello di Torre, sede del Museo Archeologico del Friuli Occidentale, sarà inaugurata sabato 16 febbraio alle 16.45, nella Bastia del Castello, con un intervento di Giovanni Catapano, docente di Storia della filosofia medievale a Padova, su “Maria e le controversie cristologiche dei secoli IV e V”.
Il percorso iconografico presenta una serie di immagini che sono parte integrante della nostra cultura e che richiamano ancora oggi la natura di Avvenimento del Cristianesimo.
L’immagine di Maria che allatta Gesù è reperibile sin dai primi secoli cristiani sia in Egitto, come sostituzione di Iside che allatta il figlio Horus, sia in Italia, come sostituzione della Pietas romana. Un modello iconografico successivo si ritrova a Costantinopoli: è quello di Maria Domene (orante), con il Bambino davanti a sé, detta anche Blachernitissa, perché presente nella chiesa delle Blacherne, costruita nel V secolo. In epoca post-bizantiniana tale icona è denominata in russo Znamenie («Segno») e Platytera tou ouranou («più ampia del cielo»). Una variante che richiama tali soggetti è quella della Madonna Odigitria («che indica la strada»), la quale regge il Figlio con il braccio sinistro, mentre lo indica con la mano destra. Agli inizi del Trecento queste tradizioni iconografiche si fondono in una nuova immagine, quella della Madonna dell’Umiltà, nata in ambito avignonese, in cui talvolta il volto di Cristo è dipinto sul petto della Vergine, con un chiaro significato eucaristico. Ciò avviene significativamente dopo il miracolo di Bolsena del 1264 e la promulgazione, da parte di papa Urbano IV, della bolla Transiturus de hoc mundo, che istituiva la festa del Corpus Domini.
Alcune raffigurazioni trecentesche della Madonna del latte e dell’Umiltà, reperibili in area veneto-friulana, risultano molto importanti come documentazione del significato eucaristico del fermaglio che chiude il manto della Vergine: così, ad esempio, la Madonna degli Angeli della chiesa del Cristo di Pordenone, che si può datare alla prima metà del Trecento, e la Madonna dell’Umiltà, presente a Santa Maria Maggiore di Trieste, dipinta da Lorenzo Veneziano, a metà del secolo XIV. Dopo il Trecento, il sole raggiante sul petto della Madonna ebbe grande diffusione in Centro Italia e a Roma, dove diventò la moderna raffigurazione dell’Immacolata. Furono i predicatori del XV secolo a diffondere tale icona, in particolare San Bernardino da Siena (1380-1444), il quale probabilmente fu influenzato da Caterina da Siena, la quale attribuisce a Dio le seguenti parole sull’eucaristia: «El quale Corpo è uno sole, perché è una cosa con meco, vero Sole». A partire dal XVIII secolo si diffusero nella Chiesa gli ostensori raggiati, in cui confluisce probabilmente la simbologia del sole eucaristico. L’icona del sole raggiato sul petto della Vergine scompare così dalla pittura sacra, ma, come ha scritto Celso Costantini, «l’Eucarestia è il sole, che riempie di luce e di vita la Chiesa. Accanto all’astro maggiore vi è un altro astro, che, riflettendo la luce del mistico sole, diffonde nella chiesa un ineffabile sorriso di bellezza e di consolazione. È Maria santissima».
La mostra, a ingresso libero, è visitabile fino al 14 aprile dal venerdì al sabato dalle 15.00 alle 18.00 e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18.




PREMIO TERRY O’NEILL ALLA MIGLIOR FOTOGRAFIA Questa sera alle 18:30 la cerimonia di premiazione

Si tiene questa sera, la cerimonia di premiazione della prima edizione del Premio Terry O’Neill alla Miglior Fotografia alle ore 18:30 presso il Magazzino delle Idee di Trieste, con la lettura della motivazione scritta da Terry O’Neill e comunicato il nome del vincitore al quale verrà consegnato il premio.

Al bando, un progetto nato grazie a Casa del Cinema e Erpac con la collaborazione di Iconic Images, hanno risposto in 31 fotografi – professionisti e non – inviando altrettante immagini scattate durante il Trieste Film Festival appena conclusosi oppure realizzate nelle sue edizioni precedenti.

Il comitato di selezione, composto da cinque membri di cui due dell’Associazione Casa del Cinema, due del Trieste Film Festival e uno di Iconic Images, si è riunito nei giorni scorsi ed ha scelto 47 immagini inviate immediatamente al fotografo Terry O’Neill, per la scelta delle venti da mettere in esposizione dal 5 febbraio alla chiusura della mostra STARS al Magazzino delle idee – protratta fino a metà marzo – e anche il ritratto vincitore di questa prima edizione del Premio.

Tutte e venti le foto finaliste sono esposte in un’area dedicata, adiacente lo spazio #ToBeFaye, all’interno del Magazzino delle Idee nell’ambito della mostra STARS – Ritratti fotografici di Terry O’Neill.

Considerato il grande successo ottenuto per questa prima edizione, si stanno valutando i termini per l’apertura della seconda edizione del Premio.

Andrea Forliano




Aperture straordinarie della mostra DE CHIRICO IN 101 LIBRI A CURA DI ANDREA KERBAKER Kasa dei Libri

L’anno si è aperto alla Kasa dei Libri con un artista che ha segnato il Novecento: Giorgio de Chirico, che nella sua prolifica attività editoriale si mostra molto diverso da come viene percepito dall’immaginario collettivo, soprattutto se esplorato in volumi e tirature rare e limitate che pochissimi conoscono. Così come le quasi 100 tavole illustrate, in mostra, create appositamente dall’artista per i suoi libri.

Nel 2017 alla Kasa dei Libri si fece una mostra di Miró, che rivelava un amore viscerale per i libri durato tutta la vita con una copiosa produzione di volumi illustrati e d’arte, copertine e collaborazioni internazionali per cui creava quasi sempre opere originali. L’anno dopo, 2018, è stato il turno di Matisse: il suo rapporto con i libri ci ha svelato un lato meno noto, nascosto tra le righe, dietro le copertine, nella mano che ritaglia fogli colorati e disegna linee in bianco e nero e che ha corrisposto

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Iliade; episodi illustrati da Giorgio de Chirico con traduzione di Salvatore Quasimodo; 1968

per lui a un percorso di sottrazione, un cammino verso l’essenziale.

E de Chirico?”, si è chiesto il padrone di Kasa Andrea Kerbaker, iniziando un percorso di ricerca che all’inizio non sapeva dove l’avrebbe potuto condurre e che, ora che è finito e viene messo in mostra, ha portato alla luce un de Chirico prolifico e instancabile, che nella sua produzione editoriale ci fa quasi dimenticare il pittore che tutti conoscono.

A Kerbaker piacciono le sfide, si sa, e dopo qualche dubbio iniziale “Il pubblico capirà questo de Chirico? Lo saprà apprezzare? Saprà guardare oltre?” la mostra ha preso vita. Si tratta di un percorso decisamente originale, che prende l’avvio al termine del periodo di stretta osservanza metafisica (fine degli anni ‘20) per il quale non ci sono troppe testimonianze in volume, e accompagna l’autore per oltre quarant’anni di vita, con collaborazioni anche molto originali.

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Una delle dieci tavole illustrate da de Chirico per l’IRI; Giove per energia nucleare; Edindustria Roma; 1962

Prova ne sono le quasi 100 tavole che illustrano vari libri e quasi mai si trovano esposte in questo modo. Originale anche l’allestimento realizzato dagli architetti Matteo Ferrario e Salvatore Virgillito che rimanda all’immagine più iconica di de Chirico, lo spazio vuoto di una piazza scandito da portici e dalle loro lunghe ombre. Un racconto fatto di parole ed immagini suddiviso in quattro sezioni che rivelano un de Chirico inaspettato e poco esposto.

L’illustratore

Si parte da de Chirico illustratore, a cominciare da Le mystère laïc di Jean Cocteau del 1928, che altro non è che uno studio indiretto su de Chirico ed è arricchito da molti testi di Cocteau, anche in qualità di artista.

Del ‘41 è l’Apocalisse, una delle migliori prove da illustratore che non conserva praticamente traccia dell’immaginario metafisico ma affonda le sue radici nell’iconografia più classica dei testi sacri; in mostra le spettacolari 22 tavole in grande formato colorate dall’artista per la seconda edizione numerata.

Un altro particolare e ricercato gruppo di tavole è quello realizzato nel 1962 per l’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale), dove l’artista trasla in rappresentazioni mitologiche tutti i campi di intervento della società.

«[…] Quando mi è stato richiesto di fare una serie dei disegni colorati dedicati all’attività dell’ IRI mi è parso che il modo più poetico e che maggiormente rispondeva al mio modo di sentire fosse questo […]. E d’altra parte oggi i grossi 

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L’Apocalisse è un testo su cui de Chirico si cimenta una prima volta nel ’41 e poi torna colorandone le tavole a mano negli anni ‘70

complessi finanziari sono il mito del nostro tempo. Giove con i fulmini può ricordare I’IRI come le industrie produttrici di energia  elettrica. Facile è l’accostamento  degli  aerei  dell’Alitalia  al cavallo alato Pegaso. […] E per ultimo ho composto, pensando ad Edindustria, la casa editrice che cura le pubblicazioni dell’IRI, la vita silente con il busto di Minerva e i libri». Un altro capitolo è costituito dai disegni realizzati nel 1968 per accompagnare la traduzione che Salvatore Quasimodo realizza dei versi dell’Iliade nei quali riemerge la passione di de Chirico per la mitologia classica.

 

L’autore

È documentato anche tutto l’ampio lavoro di de Chirico come autore, non prolifico come il fratello Alberto Savinio, ma buon praticante della scrittura. Ci sono alcuni dei saggi critici, anche quelli poco noti scritti in giovane età, ci sono le teorizzazioni sulla tecnica pittorica, sulla storia dell’arte e gli altri artisti. In particolare c’è il romanzo Hebdomeros, le peintre et son génie chez l’écrivain, presente in mostra sia nella rara prima edizione parigina del 1929 sia in quella lussuosa, pure numerata, pubblicata alcuni decenni dopo con 25 tavole di grande formato.




Racconti, danze e biccherne per “Il Granducato a Palazzo” di Siena

Racconti, danze, biccherne e documenti per un percorso nella storia della Toscana dai Medici all’unità d’Italia. Sabato 16 febbraio, dalle 11.00 alle 17.30, l’Archivio di Stato di Siena in palazzo Piccolomini proporrà un viaggio indietro nei secoli dove sarà possibile scoprire le atmosfere e le usanze della vita di corte attraverso l’incontro con rievocatori in abiti storici, la messa in scena di balli di corte o la fruizione di antichi carteggi che per l’occasione sono esposti al pubblico.

L’iniziativa, dal titolo “Il Granducato a Palazzo”, è promossa dall’associazione culturale Scannagallo e si inserisce all’interno degli eventi ufficiali della Festa della Toscana, andando a celebrare il passato di una regione che è stata faro di civiltà, cultura e arte per l’intera Europa.

L’ingresso all’Archivio di Stato sarà ad ingresso libero e gratuito, con possibilità di partecipare a visite guidate in programma alle 11.30, alle 15.00 e alle 17.00.

«La nostra associazione – spiega Alessio Bandini, coordinatore degli eventi di Scannagallo,è impegnata a far rivivere il glorioso passato della Toscana, con manifestazioni di carattere rievocativo che regalano la suggestione di un vero e proprio ritorno nei secoli scorsi. L’appuntamento all’Archivio di Stato rappresenta un’occasione unica nel suo genere che ha aggregato compagnie da tutta la regione e che proporrà una fedele ricostruzione tra musica, arte e cultura delle coorti tra il ‘500 e l’800».

Tra le peculiarità de “Il Granducato a Palazzo” rientra la possibilità di fruire di un’esposizione di documenti storici dell’Archivio di Stato e di visitare il Museo delle Biccherne con i suoi dipinti-documenti che raccontano le fasi più importanti della storia di Siena a partire dal Medioevo. Tutto questo materiale documentario sarà illustrato anche dalla professionalità e dalle conoscenze del personale dello stesso ente archivistico. La ricostruzione dei secoli passati inizierà già al momento dell’accoglienza dei visitatori che saranno introdotti nel palazzo dalle guardie personali del Granduca (i Lanzichenecchi) e dagli altri rievocatori in abito storico con armi e vessilli, accompagnando tra le varie sale dove sarà possibile ammirare le vesti nobiliari della corte Medicea o rimare stupiti di fronte ai balli cinquecenteschi e ottocenteschi.

«La mostra-evento – aggiunge Cinzia Cardinali funzionario dell’Archivio di Stato di Siena saràcapace di incuriosire un pubblico di tutte le età e permetterà di coniugare divertimento e istruzione, facendo riscoprire attraverso i documenti il fascino delle usanze, delle tradizioni e della storia del passato della Toscana fino all’unità d’Italia».

Per info: as-si.comunicazione@beniculturali.it

 




Foto di gruppo dei premiati alla V edizione del concorso fotografico “Trieste Opicina Historic 2K18”

Foto di gruppo dei premiati alla V edizione del concorso fotografico “Trieste Opicina Historic 2K18” promosso da mc59.com e dal Club dei Venti all’Ora che si sono svolte sabato scorso presso l’area eventi del centro commerciale Il Giiulia. Primo assoluto per la migliore foto scelta tra tutte le categorie (La Gara, Reportage e Particolari) è risultato Didier D’agostini, Trofeo “Trieste Opicina Historic 2018”. Per la categoria La Gara, Coppa Trieste Opicina Historic, primo Devid Monasso, secondo Guido Zoch e terzo Gabriele Altin. Nella categoria Reportage, Coppa Trieste Opicina Historic, Lorenzo Pozzecco ha preceduto Martina Trombetta (seconda) e Roberto Furlan (terzo classificato). La categoria Particolari, Coppa Trieste Opicina Historic infine ha premiato nell’ordine Lorenzo Pozzecco, Devid Monasso e Fabrizio Ruzzier.  Contestualmente è stata inaugurata la mostra composta da una cinquantina di pannelli con foto e didascalie della Trieste Opicina storica, che si è svolta tra il 1911 e il 1971 e dei piloti triestini che hanno partecipato alla famosissima gara in salita. L’esposizione di foto storiche sulla Trieste Opicina rimarrà visitabile, a ingresso libero, fino al 5 aprile, vigilia della prossima edizione della Trieste – Opicina Historic prevista per il 6 e 7 aprile 2019.

Nel valutare le opere la giuria, composta dal presidente del Club, Paolo Grava e dai consiglieri Achille Tresoldi, Giorgio Dagnelut, Maurizio Grio e Sergio Prodan ha preso in considerazione l’inquadratura, la tecnica e la composizione più o meno originale e l’attinenza dei soggetti fotografati con il tema proposto dal concorso.

Andrea Forliano




AL VIA LA SECONDA EDIZIONE DI LYDIA! PREMIO ALL’ARTE CONTEMPORANEA promosso dalla Fondazione Il Lazzaretto | Deadline candidature entro il 22 febbraio 2019

Il bando sostiene la ricerca di talenti under30 con un premio di 5.000 euro

e un percorso di mentorship con l’artista Adrian Paci.
Al centro dell’edizione 2019 una riflessione critica sul tema della vecchiaia

a partire dalle trasformazioni in atto nel contemporaneo.


Deadline candidature entro il 22 febbraio 2019

 

Fondazione Il Lazzaretto
Via Lazzaretto 15, Milano
www.illazzaretto.com

 

Al via la seconda edizione di Lydia!, il premio all’arte contemporanea emergente promosso dalla Fondazione Il Lazzaretto – nata a Milano con l’obiettivo di favorire processi di trasformazione collettiva e individuale – e intitolato alla memoria di Lydia Silvestri, scultrice allieva di Marino Marini, che per anni ha lavorato negli spazi dove oggi ha sede la Fondazione.

Ti piacerebbe vivere per sempre? Riesci ad immaginare come sarai a 120 anni? Le immagini che produciamo e condividiamo racconteranno ancora qualcosa di noi in futuro? Cosa vorrà dire invecchiare nell’era del post-umano? Come archiviamo il presente per farlo diventare Storia in futuro?. Sono solo alcune delle domande al centro del bando Lydia 2019 che quest’anno seleziona idee per dare vita ad un’opera d’arte originale all’interno di una riflessione critica e di ricerca focalizzata sul tema della vecchiaia.

Il bando è rivolto ad artisti e gruppi residenti in Italia (o comunque attivi sul territorio italiano) di età under30 ed è costituito da: un premio del valore di 5.000 euro destinato alla realizzazione di un’opera d’arte senza limitazioni di tecniche e linguaggi, che verrà presentata a novembre durante il Festival della Peste!; un percorso di mentorship con l’artista Adrian Paci; tre momenti di formazione sul tema del bando con esperti e professionisti di diversi ambiti culturali.

Come punto di partenza di una ricerca finalizzata, la partecipazione al bando prevede tra gli altri la proposta di uno statement in forma di domanda in linea con l’approccio del “dubbio metodologico”, che Il Lazzaretto adotta in tutte le sue ricerche con l’obiettivo di porre domande il più possibile generative e praticare consapevolmente il dubbio per raccogliere risposte plurali capaci di offrire un osservatorio sul presente e sulle sue trasformazioni.

Le candidature dovranno essere inviate entro il 22 febbraio 2019 all’indirizzo lydia@illazzaretto.com e saranno valutate da una giuria composta da rappresentanti degli enti promotori e da professionisti del mondo della cultura e dell’arte di comprovata esperienza. La giuria è composta da rappresentanti dell’ente promotore e da professionisti del mondo della cultura e dell’arte: Claudia D’Alonzo (docente, curatrice indipendente e consulente della Fondazione Il Lazzaretto); Alfred Drago (Cofondatore e presidente della Fondazione Il Lazzaretto); Gianni Moretti (artista); Beatrice Oleari (Head of International Relations e cofondatrice di FARE – Cultura Contemporanea Applicata); Adrian Paci (artista); Linda Ronzoni (Direttrice Creativa della Fondazione Il Lazzaretto).

Il bando completo di Lydia! con tutti i dettagli per partecipare è disponibile al seguente link: www.illazzaretto.com/lydia2019

L’artista selezionato/a sarà inoltre coinvolto in un percorso di formazione sul tema proposto dal bando attraverso diversi momenti di confronto con i membri della giuria e il network di professionisti del settore coinvolti nella programmazione della Fondazione. Obiettivo del premio
Lydia è infatti quello di favorire la crescita professionale di talenti emergenti e stimolare una riflessione su tematiche che permettano di leggere, attraverso la ricerca di giovani artisti, le trasformazioni in atto nel contemporaneo.

Ogni anno la Fondazione Il Lazzaretto focalizza la propria programmazione su un tema specifico aperto a più interpretazioni rispetto al quale intende stimolare e accogliere sguardi diversi. La tematica della vecchiaia accompagnerà quindi gli appuntamenti di tutto il 2019 e sarà al centro del Festival della Peste! – in programma per il prossimo novembre con una serie di incontri, workshop, concerti, proiezioni, installazioni e performance – in cui sarà presentata anche l’opera vincitrice del premio Lydia!.

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Fondazione Il Lazzaretto

 IL LAZZARETTO, il luogo del contagio e delle contaminazioni 

Il Lazzaretto è nato nel 2014 come Associazione culturale, per poi trasformarsi in Fondazione non-profit nel 2017. La sua missione è volta a favorire processi di trasformazione collettiva e individuale, percorsi di cambiamento e crescita, attraverso momenti di partecipazione culturale, caratterizzati da un approccio aperto, interrogativo e libero da stereotipi e preclusioni. A questo scopo, la Fondazione raccoglie fondi per promuovere e sostenere ricerche e iniziative dove arti visive, pratiche psico-fisiche e arti performative si incontrano.
Il Lazzaretto è il luogo del contagio e delle contaminazioni, dove giocare con certezze e confini, praticare l’arte del dubbio e provocare significati possibili. Al Lazzaretto si entra certi, per poi scoprirsi spaesati, uscire stupiti, tornare più curiosi di prima. Il Lazzaretto è un’idea e una pratica, un terreno di sperimentazione e uno spazio fisico aperto e flessibile. Storicamente, era luogo della cura e della separazione dal resto del mondo. Essere una peste, oggi, significa aprirsi alle possibili contaminazioni del mondo; significa camminare sui confini, forzare il limite con ironia e divertimento, provare a combinare assieme logica e immaginazione, approccio scientifico e trepidazione, investigazione inflessibile e coraggio creativo, e, in ultima istanza, provare così a promuovere una riflessione sui processi di cambiamento e trasformazione individuale e collettiva.

 

 IL FESTIVAL DELLA PESTE! 

Quattro giorni di performance, mostre, conversazioni, laboratori, pratiche psico-fisiche, a Milano, nella sede della Fondazione Il Lazzaretto e oltre, con la volontà di contagiare la città. Risultato di un anno di lavoro, di dialoghi, di workshop con artisti, performer, curatori, filosofi, scienziati, di dialogo con un pubblico chiamato a contribuire alla programmazione del festival ponendo domande, fornendo idee e punti di vista.

 PER INFO 

Fondazione Il Lazzaretto

Via Lazzaretto 15
20124 Milano
lydia@illazzaretto.com
www.illazzaretto.com/lydia/

 




Il Design dei Castiglioni  Galleria Harry Bertoia Pordenone  inaugurazione: 25 gennaio, ore 18

Viene inaugurata venerdì 25 gennaio alle 18 in Galleria Bertoia la mostra Il design dei Castiglioni, ricerca sperimentazione, metodo. Promossa da Unindustria, Comune di Pordenone e Fondazione Achille Castiglioni, curata da Dario Scodeller affiancato dal progettista Marco Marzini, l’esposizione – che si inserisce nell’ambito delle iniziative nazionali e internazionali dedicate al centenario di Achille Castiglioni ed è parte integrante della Pordenone Design Week – riunisce per la prima volta assieme i lavori dei tre fratelli: Livio, Pier Giacomo e Achille. I fratelli Castiglioni rappresentano l’eccellenza del design industriale italiano celebrata in tutto il mondo: gli oggetti firmati dai tre fratelli sono esposti al MoMA di New York, al Victoria and Albert Museum di Londra e in altri musei internazionali. Il percorso espositivo farà luce su un cammino caratterizzato da un’indagine continua sulle forme, partendo dalla sperimentazione di nuove tecniche e fino ad arrivare ricerca di nuovi materiali. Lo stesso Achille Castiglioni nel suo vademecum in 8 punti “consigli d’autore” rispondendo alla domanda “come si diventa un buon designer?” scriveva: “Mettetevi in testa che il lavoro di ricerca è tutto, e che il singolo oggetto prodotto ne è una tappa, un momentaneo stop, più che una conclusione”. Non mancherà in mostra il celebre radiofonografo della Brionvega – marchio che ora ha sede proprio a Pordenone in seguito a una serie di acquisizioni aziendali – tutt’ora in produzione. Accompagnano la mostra – che rimarrà aperta fino al 17 marzo, dalle 15 alle 19 dal giovedì alla domenica, nel fine settimana anche al mattino dalle 10 alle 12 – un volume e un calendario di iniziative volte a indagare il ruolo e la valenza del design per le aziende del territorio, che coinvolgeranno l’intera città.




La ricerca dell’identità al tempo del selfie

ArtSpace e Trieste Contemporanea sono lieti di invitarvi allo Studio Tommaseo sabato 26 gennaio 2019, all’inaugurazione della seconda mostra del progetto LA RICERCA DELL’IDENTITÀ (AL TEMPO DEL SELFIE), curato da Gabriella Cardazzo e Giuliana Carbi Jesurun.
La mostra resterà aperta fino al 7 febbraio.


Programma:

SABATO 26 GENNAIO 2019
ore 18 inaugurazione della mostra degli artisti: Małgorzata Dmitruk, Diego Esposito, Erick Deroost e Katja Fleig, Laure Keyrouz, Sonia Squillaci, Gian Carlo Venuto.
ore 19 performance di Laure Keyrouz.
ore 19.30 dialogo con gli artisti e film di Erick Deroost e Katja Fleig. 




Il Teatro Nuovo Giovanni da Udine porta i Quadri di un’esposizione a Berlino con gli studenti dell’ISIS Malignani

L’opera, realizzata da Vassilij Kandinskij nel 1928 su musiche di Modest Musorgskij, è stata messa in scena dal Teatro Nuovo per la prima volta nel 2003. L’ultima ripresa dello spettacolo sul palcoscenico friulano risale al 2018 a cura degli studenti dell’istituto friulano.

Il Teatro Nuovo Giovanni da Udine porterà a Berlino i Quadri di un’esposizione di Vassilij Kandiskij su musiche di Modest Musorgskij e lo farà coinvolgendo a tutto campo gli studenti dell’ISIS Arturo Malignani. Il 24, 25 e 26 gennaio prossimi infatti, questo spettacolo storico che il Giovanni ha Udine ha messo in scena per la prima volta nel 2003 debutterà nella capitale tedesca in occasione delfestival mondiale per il centenario del Bauhaus.

L’invito a portare i Quadri nel teatro dell’Akademie der Künste è arrivato al Teatro Nuovo da parte degli organizzatori del festival che celebra, con una fitta serie di iniziative di rilievo internazionale, i cento anni dall’inaugurazione della scuola d’arte, architettura e design fondata da Walter Gropius, di cui Kandinskij fu uno dei più autorevoli insegnanti.

L’allestimento dell’opera sarà interamente curato da 15 studenti delle classi quarte e quinte del liceo scientifico di scienze applicate e dell’istituto tecnico professionale ISIS Malignani di Udine, sotto la supervisione del direttore tecnico del Teatro Nuovo Stefano Laudato e il coordinamento del professor Roberto Verona.

L’avventura dietro le quinte, per questi ragazzi, è in realtà iniziata poco più di un anno fa quando, nell’ambito del programma di Alternanza Scuola/Lavoro, avevano partecipato alla messa in scena dei Quadri in programma al Giovanni da Udine nel gennaio del 2018: un impegno serrato, fatto di molte ore trascorse sul palcoscenico per imparare i fondamentali di un mestiere affascinante, sia per quanto riguarda le scenografie che le luci, i suoni e i movimenti di scena. Ora, quegli stessi studenti voleranno nella capitale tedesca per aggiungere un altro capitolo decisivo a un’esperienza formativa unica.

“Siamo felici e orgogliosi che questo spettacolo così significativo per la storia del nostro Teatro approdi a Berlino – ha detto ilPresidente della Fondazione Teatro Nuovo Giovanni da Udine Giovanni Nistri -. E lo siamo doppiamente perché questo allestimento è il frutto di una collaborazione proficua fra le istituzioni cittadine in nome di un comune obiettivo: quello di aprire nuovi orizzonti professionali ai nostri ragazzi. Ci auguriamo pertanto che questa bella esperienza sia solo la prima di una serie di iniziative volte ad avvicinare sempre di più i giovani all’affascinante mondo del teatro”.

“È un piacere essere stati coinvolti dall’organizzazione di Berlino nel centenario della fondazione del Bauhaus. Una richiesta che i nostri studenti hanno saputo interpretare con un approccio volenteroso nell’apprendere i mestieri del teatro, che onora noi e la città – ha detto il Dirigente Scolastico del Malignani di Udine Andrea Carletti – ma soprattutto che rappresenta il teatro dei giovani per un nuovo sentire la cittadinanza europea.”

Progetto rivoluzionario di opera d’arte totale, i Quadri di un’esposizione di Vassilij Kandiskij su musiche di Modest Musorgskij debuttarono a Dessau nel 1928, nel pieno dell’esperienza culturale e artistica del Bauhaus: punti, linee e superfici, le stesse forme geometriche che colorano le opere del fondatore dell’arte astratta, lasciavano la bidimensionalità della tela per diventare elementi scenografici, dando concretezza visiva alla musica eseguita dal vivo al pianoforte. Nel 1984 un team di scenografi e registi docenti dell’Universität der Künste di Berlino capeggiato da Horst Birr ricreò sulla scena lo spettacolo come saggio degli studenti: i meravigliosi Quadri di Kandiskij ritornarono così in vita in una versione filologica, per la quale si recuperò lo spartito originale con le annotazioni di scena e si utilizzarono gli stessi semplici strumenti teatrali – stoffe, legno, lampade a incandescenza – impiegati per la prima rappresentazione. Approdati al Giovanni da Udine nel 2003 grazie alla collaborazione avviata fra l’allora direttore artistico musica Carlo de Incontrera  e l’Universität der Künste, i Quadri sono stati riproposti più volte al pubblico di ogni età in questi ultimi sedici anni, dimostrandone l’eterna giovinezza artistica e lo straordinario valore quale laboratorio didattico per imparare i segreti della “macchina” teatrale.

 




QUATTRO mostre a Bologna in occasione di Arte Fiera e ART CITY Bologna

Quattro mostre, tra fotografia, pittura, installazione e video, che apriranno durante la settimana di Arte Fiera e ART CITY Bologna.
Avremo la spettacolare mostra di Geert Goiris, “Terraforming Fantasies”, artista e videomaker belga, presso Palazzo De’ Toschi (è la sua prima personale italiana), la prima incursione a Bologna del collettivo Alterazioni Video, con l’irriverente “FORZA UOVA” (c/o Voxel, nel quartiere meltingpot della Bolognina) e la mostra fotografica “Bologna Portraits” di Jacopo Benassi, con i ritratti di alcuni personaggi (tra i noti e i meno noti) che caratterizzano il volto della città di Bologna, in occasione della quale aprirà, per la prima volta al pubblico, anche un nuovo spazio espositivo: Palazzo Bentivoglio. Si aggiunge a questi “Main Project” della settimana di ART CITY di quest’anno, anche la mostra di pittura di Matteo Fato presso la Direzione Generale di Banca di Bologna di piazza Galvani.