VILLA MANIN: SABATO INAUGURA “ANGIOLINO”, LA PRIMA ESPOSIZIONE POST-COVID A CURA DELL’ERPAC

Ricomincia con un’esposizione dedicata alle tempere di Angiolino, straordinario pittore autodidatta del ‘900 friulano, l’attività espositiva di Villa Manin a cura dell’ERPAC, Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con il Comune di San Giorgio di Nogaro.

La mostra

Le tempere di Angiolino, imbianchino, ferroviere, pittore così appassionato da accompagnare ogni suo dipinto con una storia, costituiscono un grande affresco che ci racconta gli orrori della guerra e come questi siano stati vissuti da un giovane che ha voluto trasferire sulla carta le sue emozioni e la sua adesione agli ideali di libertà e democrazia. Un caso speciale e unico a livello nazionale per l’energia creativa e la passione sottese alla realizzazione di queste opere che rappresentano un inno alla pace.

Le opere

Le opere proposte sono state da alcuni paragonate a degli ex-voto: certamente si possono ascrivere ad un’arte autenticamente popolare, ma se si osserva con attenzione il disegno, l’uso dei colori fa percepire un grande movimento delle forme, che riescono persino a far sentire le urla dei naufraghi, il crepitare delle mitragliatrici, l’assordante boato di un bombardamento. Sono tavole che riescono a non lasciare indifferenti chi le guarda.

Ad illustrare le opere saranno mantenute le didascalie originali, compilate dallo stesso Angiolino, che ci raccontano di battaglie sul mare, di bombardamenti di paesi e città e di vari episodi della lotta partigiana in Friuli. Nella sua fantasia, le letture di romanzi di avventure si mescolano con i racconti dei marinai e con episodi da lui vissuti personalmente: le immagini proposte, ricche di inventiva e di grande immediatezza espressiva, che si possono leggere come una grande storia collettiva a fumetti, una sorta di originale graphic novel.

La mostra non vuole essere una storia illustrata della Seconda guerra mondiale, ma una testimonianza straordinaria sul modo in cui la guerra venne vissuta e raffigurata da un giovane friulano interprete, a suo modo, di sentimenti popolari, vivi e diffusi.

Alfonsino Filiputti Angiolino

(1924-1999)

Angiolino è solo un soprannome, un vezzeggiativo con cui la madre Anna Fabbri, levatrice di San Giorgio di Nogaro, originaria di Pianoro in provincia di Bologna, era solita chiamarlo in ricordo del fratello, pittore e scultore, oltre che famoso burattinaio. Col passare del tempo, però, il nome vero, Alfonsino Filiputti, viene dimenticato e per tutti rimane solo Angiolino.

Fin da piccolo disegna di tutto usando i supporti più vari. Dopo le elementari è costretto ad abbandonare gli studi per le difficoltà finanziarie della sua famiglia, ma continua a dipingere con passione.

Durante il secondo conflitto mondiale dipinge la guerra sul mare grazie ai racconti del padre e dello zio Arturo, entrambi marinai, successivamente le principali vicende belliche sui vari fronti ed infine la lotta partigiana in Friuli, per un totale di 364 tempere.

Filiputti è oggi considerato un “pittore-cantastorie” per le precise, anche se sgrammaticate, didascalie che accompagnano ogni suo lavoro: non si tratta di semplici descrizioni, ma di racconti stringati che racchiudono impressioni, sensazioni, idee e fantasie.

Imbianchino e successivamente ferroviere, Angiolino continuerà a dipingere anche nel dopoguerra: con le sue immagini racconterà l’alluvione del Polesine e la piena del Tagliamento, il terremoto del 1976 in Friuli e la storia della squadra di calcio della Sangiorgina, in cui ha militato in C1 come ala sinistra.

Morirà nel 1999, confortato dall’amicizia di pochi.

INAUGURAZIONE 27 GIUGNO 2020 ORE 11.00

Orari di apertura:

Da martedì a venerdì 15.00 – 18.00

Sabato, domenica e festivi 10.00 – 13.00 / 13.30 – 19.00

Lunedì chiuso




NOVARA – CASTELLO VISCONTEO SFORZESCO DAL 23 GIUGNO AL 6 SETTEMBRE 2020

Dal 23 giugno al 6 settembre 2020, il Castello Visconteo Sforzesco di Novara ospita una mostra che documenta oltre cinquant’anni di fotografie di Piergiorgio Branzi (Signa, FI, 1928), uno dei più importanti e riconosciuti interpreti di questa particolare forma d’arte.

 

La rassegna, dal titolo Il giro dell’occhio, curata da Alessandra Mauro, organizzata da Contrasto con Fondazione Forma per la Fotografia e Contrasto Galleria in collaborazione con Fondazione Castello visconteo-sforzesco di Novara e con il patrocinio del Comune di Novarapresenta 60 immagini tra le più iconiche realizzate dal fotografo toscano in mezzo secolo di sguardi sul mondo.

 

LIGNANI Piergiorgio-Branzi-Mykonos-1957

“Il giro dell’occhio in cui ci conduce Piergiorgio Branzi con le sue fotografie – afferma Alessandra Mauro – è un turbine d’immagini e memorie, di ricordi, impressioni e scelte meditate. Di osservazioni coerenti in cui lo sguardo è sempre pronto a percorrere il mondo, tracciare e nominare la visione di profili di terre e di pietre. Una serie di vedute e “rivedute” che comunicano la stessa esperienza esistenziale dell’autore, il suo respiro. Quello di un corpo profondamente attento, lieto di continuare a vivere di meraviglia e di osservazione”.

 

Il percorso espositivo, ordinato per cicli tematici cronologici, delinea una mappa geografica che dalla sua Toscana si sposta verso l’Italia del sud e il Mediterraneo, per poi salire a Parigi e a Mosca, dove Branzi lavorò come inviato della RAI.

 

Si parte idealmente dai chiaroscuri toscani, come omaggio alla sua regione d’origine, con fotografie scattate negli anni cinquanta che appartengono alla prima parte della sua carriera, tutte rigorosamente in bianco e nero per rispettare il cromatismo di quella terra che, secondo Branzi, si gioca tra il grigio grafite e l’ocra spento delle pietre che caratterizzano i palazzi e le strade di Firenze e tra il verde scuro del cipresso e il verde argento degli ulivi che contraddistinguono la campagna toscana.

 

Per Branzi, fotografare significava disegnare; e proprio il disegno divenne una pratica che l’artista non abbandonò mai e che risulta particolarmente evidente in questa serie di scatti, come nelle immagini dell’Arena e del Giardino di Boboli sotto la neve, o in quella del muro nero con suo fratello, spesso usato come modello, rattrappito nel fondo di quella che sembra una bottiglia scavata nella parete.

 

Il viaggio di Piergiorgio Branzi si allarga a tutta l’Italia, in particolare al Meridione, che trovò come un paese arcaico e doloroso e che accomunava con la Spagna e le Grecia, le altre due nazioni che attraversò con la sua macchina fotografica.

Sono immagini che lo stesso Branzi definiva di “realismo-formale” a valenza sociale, che gettavano uno sguardo di attenzione, ma ancor più di compassione, verso una realtà sociale uscita dalla guerra da meno di un decennio.

 

La mostra prosegue proponendo gli scatti realizzati tra il 1962 e il 1966 a Mosca, l’allora capitale sovietica dove Branzi lavorò come inviato della RAI. Quello che ne risulta è l’incontro con la quotidianità di una società, allora misteriosa e certamente poco conosciuta ma in lento e costante mutamento dove, tra i paesaggi urbani innevati e le celebrazioni del regime comunista, ci si trova di fronte a incontri di straordinaria umanità.

 

E poi Parigi che Branzi visse da vero flaneur, girovagando senza meta per le sue piazze, i suoi boulevard e i suoi bistrot, lasciandosi stupire dagli sguardi e sorprendere dagli incontri fortuiti.

L’esposizione si chiude con la sezione dedicata a Le Forme, ovvero alla produzione più recente del fotografo toscano, decisamente più sperimentale.

 

Accompagna la rassegna un volume Edizioni Contrasto.

 

Informazioni per una visita in sicurezza

Per poter garantire la miglior tutela dei visitatori ed evitare al massimo il rischio di contagio la Fondazione Castello di Novara ha attivato le necessarie misure di sicurezza per il contenimento del COVID-19.

L’accesso e la permanenza all’interno di tutte le aree del Castello è facilitato dalla presenza di alcuni ausili, quali una segnaletica specifica, anche direzionale, e cartelli informativi.

Si riportano di seguito alcune informazioni utili alla visita

– l’uso della mascherina è obbligatorio, anche per i bambini di età superiore a 6 anni.

– durante la visita, per l’intero periodo di permanenza all’interno della struttura è necessario mantenere sempre la distanza di sicurezza interpersonale evitando affollamenti.

– per l’accesso alle sale espositive è previsto un numero massimo di persone, secondo slot calcolati su metrature e logistica degli spazi.

– all’interno del Mostra la visita potrà essere svolta sempre lungo il percorso indicato dalla segnaletica e/o dal personale del museo.

– l’utilizzo dell’ascensore è riservato alle sole persone disabili o con problemi di deambulazione.

Si ricorda inoltre che all’interno delle aree del Castello

– sono a disposizione i gel igienizzanti.

– nelle sale espositive della mostra temporanea l’accesso è consentito ad un massimo di 60 visitatori contemporaneamente

– eventuale materiale cartaceo (depliant, mappe ecc…) non deve essere abbandonato negli spazi del Castello; si pregano i visitatori di conservarlo o gettarlo negli appositi cestini.

– non è possibile utilizzare il guardaroba; i visitatori sono pertanto pregati di presentarsi con il minimo di accessori personali, evitando bagagli, nonché zaini e borse voluminosi.

 




ROMA: Scuderie del Quirinale: orari prolungati fino all’una di notte nel fine settimana per la mostra “Raffaello 1520 – 1483”

Grande successo per la mostra “Raffaello 1520 – 1483”, con oltre 70.000 biglietti venduti e già in sold-out dal primo giorno di riapertura. Per questo motivo, allo scopo di offrire al maggior numero di persone la possibilità di ammirare le splendide opere del maestro urbinate straordinariamente riunite a Roma in occasione del cinquecentenario dalla sua morte, le Scuderie del Quirinale, a partire da venerdì 19 giugno, prolungano gli orari di apertura dalle 8:00 alle 23:00 durante la settimana, e fino all’una di notte nel fine settimana.

Sarà possibile acquistare i biglietti per le nuove fasce orarie a partire dalle 12:00 di giovedì 18 giugno. Inoltre, in base al nuovo regolamento definito dopo l’emanazione del DPCM dell’11 giugno 2020sarà possibile ampliare il numero massimo di visitatori per fascia oraria – con ingresso scadenzato ogni 5 minuti – da 6 a 8 persone.

“La mostra dedicata a Raffaello è un evento unico sia per l’importanza della ricorrenza sia per la maestosità del progetto espositivo, il più grande mai presentato fino ad oggi. Il pubblico ha dimostrato da subito grande entusiasmo ed è nostro dovere consentire al maggior numero possibile di persone di prendere parte a questo imperdibile appuntamento, pur sempre nelle più rigorose condizioni di sicurezza” ha dichiarato Mario De Simoni, Presidente di Ales – Scuderie del Quirinale.

Le condizioni di visita, valide sin dalla riapertura della mostra, sono definite da uno specifico progetto tecnico-sanitario armonizzato con le linee guida del Comitato Tecnico Scientifico per assicurare misure straordinarie di sicurezza. All’ingresso i visitatori sono sottoposti a una procedura di triagecon tappetino decontaminante, rilevazione della temperatura corporea mediante termo scanner e sanificazione delle maniIl biglietto può essere acquistato solo online o tramite le rivendite del circuito VivaTicket. La visita ha una durata di circa 75 minuti, durante i quali i visitatori potranno essere accompagnati dalla nuova audio-guida, disponibile gratuitamente scaricando sul proprio cellulare l’applicazione di Scuderie del Quirinale.

La rassegna – la più grande mai tentata fino ad oggi, con oltre 200 opere, tra le quali 120 dello stesso Raffaello – è realizzata in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi ed è curata da Marzia Faietti e Matteo Lafranconi, Direttore di Scuderie del Quirinale.

 




Esposte alla Galleria Spazzapan le sette opere del comodato Corgnati

Tornano a essere esposte le sette opere di Luigi Spazzapan appartenenti al comodato Corgnati. Dopo il recente rinnovo del comodato da parte di Erpac FVG, i dipinti saranno allestiti dall’11 giugno al 6 settembre al pianoterra della Galleria regionale d’arte contemporanea dedicata al noto artista a Gradisca d’Isonzo.  Si tratta del “Santone nella losanga festonata” (tempera su carta intelata), in cui la nuova iconografia a cui giunge Spazzapan, quella dei santoni appunto, viene valorizzata da un pigmento rosa di eccezionale modernità. Accanto ci saranno i Cavallini azzurri (tempera su carta) e lo Studio di donna con gatto, con linee guizzanti che definiscono i soggetti, infondendo loro energia e dinamismo. Nella sala attigua, in posizione centrale alla bellissima “Vanitas – fiori con insetti” (tempera su carta) di alta drammaticità, farà da contrappunto la composizione “Dalie e zinnie in composizione”, dotata di una altrettanto forte componente espressiva. Chiuderanno questo prezioso insieme due opere: una piccola, fluttuante e ipnotica china colorata su carta intelata intitolata “Isole di colore” e Il Paesaggio incorniciato di rosso (olio su masonite) di esteso formato orizzontale, in cui la composizione è strutturata esclusivamente dal colore, sempre acceso e carico di esuberanza. La sette opere, che costituiranno l’inizio del percorso permanente dedicato al maestro gradiscano, coprono un arco di tempo che va dal 1948 al 1955 e appartengono alla fase conclusiva di Spazzapan: un momento di intensa ricerca, in cui la consueta forte carica espressiva dell’artista va a sommarsi a componenti geometriche, per poi sciogliersi nell’eccezionale pittura liquida dell’ultimo periodo, quello informale, a cui Spazzapan si rivolge con la sua inesauribile curiosità nell’affrontare sempre nuovi territori.

Galleria Regionale d’Arte Contemporanea Luigi Spazzapan
via Ciotti 51 – Gradisca d’Isonzo

11.6.2020 – 6.9.2020

dal mercoledì alla domenica / 10-13 – 15-19
t. 0481 960816
email: galleriaspazzapan@regione.fvg.it




Museo archeologico Mètauros Gioia Tauro:Intitolazione della saletta conferenze del Museo allo studioso Giuseppe Valarioti

Giovedì 11 giugno 2020 – Ore 12.00

Giovedì 11 giugno 2020, alle ore 12.00, a Gioia Tauro (Reggio Calabria), il Museo archeologico Mètauros, dedicherà allo studioso rosarnese Giuseppe Valarioti, in occasione del quarantennale della sua scomparsa, la saletta conferenze del suo Museo.

Per via delle restrizioni previste dall’emergenza COVID-19, l’evento si svolgerà a porte chiuse ma sarà visibile in diretta streaming sulla pagina Facebook del Museo archeologico Metauròs.

Giuseppe “Peppe” Valarioti, era un insegnante precario di lettere e, da giovane consigliere comunale, aveva inaugurato una nuova stagione politica, denunciando apertamente il potere mafioso, le connivenze e lo sfruttamento dei lavoratori della Piana di Gioia Tauro. Il suo nome è diventato nel tempo un simbolo della lotta antimafia, ma Valarioti non era solo un politico, era anche uno studioso che amava l’archeologia e l’arte, aveva pubblicato numerosi scritti sul patrimonio culturale della sua terra e credeva che la cultura fosse l’unico strumento per contrastare la ‘ndrangheta e offrire ai giovani un’alternativa. Una figura, quindi, in linea con la missione del Museo archeologico Metauròs che, da oggi, oltre alle storie dei greci e dei romani avrà la possibilità di raccontare ai suoi visitatori, per lo più scolaresche, anche quella di Giuseppe Valarioti, affinchè la memoria non sia solo ideale ma possa tramutarsi in azioni concrete capaci di creare cambiamento a partire dalle giovani generazioni.

Alla cerimonia saranno presenti le sorelle Francesca, Angela e Teresa e la nipote di Valarioti Vanessa Ciurleo; l’on. Peppino Lavorato, già sindaco di Rosarno; il funzionario referente del Museo Simona Bruni e il sindaco di Gioia Tauro Aldo Alessio. La giornata sarà arricchita dai contributi video del direttore della Direzione regionale Musei Calabria Antonella Cucciniello; di Alessio Magro, autore del libro “Il caso Valarioti”; di Francesca Chirico di Stopndrangheta.it e dell’assessore alla Cultura del comune di Gioia Tauro Carmen Moliterno, che saranno condivisi sui canali social del Museo.

E.L.




“Linea 1201”: parte il 22 giugno la residenza artistica itinerante di Angelo Bellobono, nel segno di un turismo lento e consapevole

Linea 1201 è un programma di residenza diffusadell’artista Angelo Bellobono, promosso dall’associazione Atla(s)Now, a cura di NOS Visual Arts Productione realizzato con il contributo della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro Internazionale presieduta dalProf. Avv. Emmanuele Francesco Maria EmanueleTra l’estate e l’autunno 2020, partendo da Roma, base operativa dell’artista, Angelo Bellobono intraprenderà un programma di residenze itineranteche attraversa l’Appennino in quattro tappe per investigare e raccontare le terre alte dell’Italia mediante l’arte, in dialogo con altri artisti, esperti e appassionati. Durante il percorso, l’artista produrrà unanuova serie pittorica, dove la pratica en plein air dei grandi pittori ottocenteschi sarà la chiave per raccontare un’Italia nascosta epromuovere un’idea di turismo culturale lento e consapevole, che necessariamente diventa sempre più impellente favorire. Aconclusione del progetto sarà pubblicato un libroedito daviaindustriae publishinge a cura diNOS, in cui confluiranno riflessioni sull’esperienza e un racconto sul paesaggio. Di importanza centrale, in quest’ottica, saranno anche le iniziative aperte al pubblicoorganizzate in occasione di ogni tappa, come escursioniworkshop, che permetteranno alle persone di condividere insieme all’artista percorsi, riflessioni e visioni (per i dettagli sui programmi e le prenotazioni: info@nosproduction.com). Nel corso del progetto, sulsito webe sui canaliInstagrameFacebookdi NOS Visual Arts Productionsarà inoltre possibile seguire, a cadenza regolare, il diario on linedell’esperienza.  Da tempo in cantiere, Linea 1201prende il via in coincidenza della riapertura post emergenza Covid-19 con l’intento di far tesoro e dar seguito ad alcune riflessioni emerse durante il periodo di lockdownsu temi quali l’isolamentoe i confini, il rapporto con il paesaggioe l’ambiente, ma anche rispetto ai cambiamenti che hanno subito il nostro approccio al camminaree alle relazioni, e, non ultimo, al territorio montano con le sue esclusive modalità di frequentazione. Il numero “1201” che dà il titolo al programma rappresenta la lunghezza della catena montuosa, dal limite sud dell’Aspromonte calabrese, fino al Monte Maggiorasca in Liguria.Le terre alte – commenta Bellobono –richiedono un patto di reciproca appartenenza dettata dal corpo, e dagli sforzi che questo compie per conoscerle e viverle in modo sostenibilmente produttivo e visionario. Con Linea 1201, l’artista prosegue un’indagine già avviata sulle aree rappresentative del Mediterraneo, pensato come un grande “lago di montagna” incastonato tra le vette che lo incorniciano e di cui la dorsale appenninica rappresenta metaforicamente una nave che lo attraversa. Questa linea altalenante, che unisce le cime nel corso di 1201 km, è già stata interamente percorsa a piedi da Bellobono nell’estate 2018, quando l’artista ha dedicato un mese a percorrere in “salita e discesa” ognuna delle vette più alte per raccoglierne le terre diverse, simboli delle loro identità differenti, per farne poi un quadro cui ha dato il nome di “Monte Appennino”.

Guardare un paesaggio da lontano e dipingerlo senza incontrarlo e attraversarlo, rappresenta un’impressione, un esercizio di linee e macchie più o meno virtuoso. Nel momento in cui lo si attraversa il paesaggio si disintegra alla vista e si ricompone con i nostri sensi, i nostri passi, il nostro corpo. Immaginazione e ricordo si fondono. (Angelo Bellobono)  A cura di NOS Visual Arts ProductionLinea 1201si inserisce nel percorso di ricerca che le curatrici dell’agenzia di produzione artistica Elisa Del Prete eSilvia Litardiperseguono sulla dimensione unica dei contesti della provincia italiana. In risposta alla riapertura che segue lo stato di emergenza che l’Italia ha vissuto in questi ultimi mesi, Linea 1201si propone come un gesto di ripartenza che pone al centro la pratica artistica e la sua forza estetica e generativa.

***Le Tappe e i territori

Nel corso di cinque mesi il programma di residenze farà tappa presso quattro “Campi Base” scelti da Bellobono come luoghi significativi sia per la diversità geologica che li caratterizza sia per il posizionamento geografico e simbolico che l’artista vi attribuisce. La prima tappa avrà luogo dal 22 al 28 giugnoalla Capanna Moulinsulla vetta del Monte Marronenelle Mainarde, un gruppo montuoso aspro e selvaggio che unisce i confini di Lazio e Molise. La Capanna era stata scelta, nella prima metà del Novecento, dal pittore francese Charles Moulin come dimora per ritirarsi in eremitaggio pittorico e spirituale. Dopo aver frequentato l’Ecole des Beux-Arts di Parigi e frequentato i pittori dell’epoca da Matisse a Roualt, Moulin giunge per la prima volta in Italia nel 1896, anno in cui vince il Prix de Rome, per scegliere poi di non allontanarsi più. Caratterizzata da un ambiente naturale pressoché intatto, privo di ogni comfort domestico, la capanna costruita dall’artista francese, e oggi ripristinata, con Linea 1201diventa per la prima volta nuovamente “studio d’artista”. Ispirandosi alla pratica d’isolamento del suo predecessore, Bellobono ne farà rivivere lo spirito artistico proprio a partire dall’esperienza appenninica che, al termine della residenza, confluirà sulla tela in forma di pittura.Domenica 28 giugno se ne vedranno gli esiti quando l’artista guiderà il pubblico in unescursione da Castelnuovo a Volturno (frazione di Rocchetta a Voturno) allaCapanna sulMonte Marrone per mostrare il proprio lavoro in dialogo con la pittura di Moulin. La partecipazione all’evento è gratuita. Per informazioni e prenotazioni: info@nosproduction.com oppure Comune di Rocchetta a Volturno, tel. 320 6187017 | 0865 955200.  Campo Base della seconda tappa sarà la cittadina di Latronicoin Basilicata, ai piedi del Monte Alpi, dove, in collaborazione con l’Associazione Culturale Vincenzo De Luca, la residenza di Angelo Bellobono si inserirà dal 27 luglio al 2 agostonel programma culturale “A Cielo Aperto” curato dal duo artistico Bianco-Valente assieme a Pasquale Campanella. Dall’esperienza in solitaria a quella comunitaria, questa tappa darà vita a un percorso collettivo in cui l’artista, che vivrà in residenza in paese, giovedì 30 e venerdì 31 lugliorealizzerà un laboratorio di pittura en plein aira partire da un’escursione aperta al pubblicoalla scoperta del territorio del Monte Alpi che connette le diverse Regioni di Calabria, Lucania e Campania. Sarà l’artista stesso a fare da guida a un trekking centrato sul tema del “confine” in cui le linee altimetriche diventeranno i punti di vista per osservare territori geograficamente separati. La partecipazione all’evento è gratuita. Per informazioni e prenotazioni: info@nosproduction.comoppure Associazione Culturale Vincenzo De Luca, tel. 0973 858896 | 339 7738963.  In autunno Linea 1201 si sposterà a Valsamoggia, in provincia di Bologna dove, grazie alla collaborazione con la Fondazione Rocca dei Bentivoglio diBazzano, l’artista si immergerà in un territorio caratterizzato da un’identità più “addomesticata”, con aree fortemente industrializzate dove agricoltura e allevamento intensivi convivono. Qui diventeranno protagonisti i calanchi, espressioni fortemente tipiche dell’Appennino e tesori del patrimonio paesaggistico italiano che, per effetto erosivo, aprono sui versanti collinari veri e propri “palcoscenici” terrosi. Anche in occasione di questa terza tappa saranno organizzate iniziative aperte al pubblico. I dettagli saranno comunicati prossimamente. La tappa conclusiva di Linea 1201, sarà infine Amatrice, sull’Appennino laziale all’interno del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga: città che ha un legame stretto con l’artista e le sue comunità (vedi il progetto Io sono Futuro), simbolo del sisma del 2016 e al tempo stesso risorsa e modello prezioso per immaginare un futuro sostenibile. Qui, grazie alla collaborazione con la Casa della Montagna del CAIche fungerà da Campo Base, il programma di residenza si allargherà a una pratica corale con il coinvolgimento di altri artisti che condivideranno con Bellobono la pratica collettiva di pittura en plein air. I dettagli sui programmi e sulle iniziative aperte al pubblico saranno comunicati prossimamente.  Tutte le attività pubbliche di Linea 1201saranno svolte all’aperto nel rispetto del divieto di assembramento di cui all’articolo 1, comma 8, primo periodo, del decreto-legge 16 maggio 2020, n°33, e alla distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.




Monfalcone: UN TOUR VIRTUALE IN 3 D immersivo a 360° PER VISITARE LA MOSTRA “IL ‘900: L’ARTE DI ALDO BRESSANUTTI”.

Un Tour virtuale in 3D immersivo a 360° per visitare anche da casa la mostra “il ‘900: l’arte di Aldo Bressanutti”, allestita nella Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone dal Comune di Monfalcone.

Realizzato grazie a un sistema di riproduzione degli spazi che ricostruisce il modello tridimensionale della mostra e ne fa una mappatura attraverso riprese fotografiche a 360° ad alta definizione, il Tour virtuale permette di ricreare in modo fedele l’allestimento museale e fornire al visitatore online un tour immersivo e interattivo. Dai canali social della Galleria e di “Monfalcone eventi“ (da sabato 6 giugno) l’utente può infattimuoversi all’interno della mostra, passare da un piano all’altro e interagire con oltre 100 oggetti esposti nella Galleria Comunale. Il sistema realizzato fornisce inoltre ai visitatori virtuali delle informazioni aggiuntive, quali video e contenuti di approfondimento sulle opere esposte.
Il progetto, realizzato da Alea Strategia digitale, è accessibile anche da dispositivi mobile, essendo ottimizzato anche per tablet e smartphone.

“Promosso nell’ambito del progetto di comunicazione online e offline “La cultura ti fa compagnia” – afferma l’assessore alla Cultura, Luca Fasan – “il Tour virtuale in 3D vuole essere uno strumento in più a disposizione dei molti estimatori dell’opera delmaestro Bressanutti, che già in tanti hanno visitato la mostra (aoggi oltre 350 persone). Una grande soddisfazione – sottolineaFasan – per questa ripartenza della nostra Galleria d’Arte che, per prima in tutta la regione, ha riaperto le porte al pubblicogarantendo in ogni caso una forte presenza sui canali social”. La Galleria ha proposto infatti sulla sua pagina Facebook (e su quella di “Monfalcone eventi”) interviste all’artista, una visita guidata con la curatrice della mostra, Federica Scanferlin eapprofondimenti sulle opere esposte che hanno registrato migliaia di visualizzazioni.
La mostra “il ‘900: l’arte di Aldo Bressanutti” persegue l’obiettivo di consolidare il forte e duraturo rapporto con gli artisti strettamente collegati al territorio, fonte essenziale di grande valore per mantenere un legame attivo con la tradizione locale e l’espressione della città di ieri e di oggi.

Gli orari di apertura al pubblico sono lunedì e venerdì 16 – 19, sabato e domenica 10 – 13, 16 – 19.

 




Da lunedi 8 giugno 4 appuntamenti in diretta con il CRAF

– Il Centro Ricerca e Archiviazione della Fotografia di Spilimbergo promuove a partire da lunedì 8 giugno “Venti minuti con il CRAF”, quattro incontri online su Facebook prima dell’apertura della 34°edizione della rassegna Friuli Venezia Giulia Fotografia.

“Abbiamo pensato di scegliere alcuni importanti interlocutori per discutere sul tema del lockdown – afferma il presidente Enrico Sarcinelli – insieme a giornalisti e fotografi scopriremo davvero come questa drammatica circostanza ha cambiato la vita di tutti e anche l’utilizzo dello strumento fotografico, rivelatore di una realtà, di un paesaggio e di una società del tutto nuovi”.

Quattro gli appuntamenti proposti – ogni lunedì dall’8 al 29 giugno, sempre con inizio alle ore 19.00 e sempre in diretta Facebook dall’account del CRAF – moderati dal direttore del Centro Alvise Rampini: “Sono delle brevi suggestioni, dialoghi che vogliono principalmente incoraggiare riflessioni e confronti sulla fotografia, testimone oculare dell’emergenza sanitaria – spiega il direttore del Craf –. Parleremo di paesaggio urbano, delle nostre montagne, di cultura e dell’atteso cambiamento globale per assicurare un futuro al nostro pianeta”.

Il primo rendez-vous“Tutta mia la città. Fotografia degli spazi vuoti”, l’8 giugno, ospiterà il giornalista di “Repubblica” e autore del blog “Fotocrazia” Michele Smargiassi e il fotografo Pierpaolo Mittica, autore di un progetto dedicato alla città di Venezia durante il lockdown.

“Collezion-iamo” è il secondo appuntamento, il 15 giugno, per scoprire virtualmente il ricco patrimonio conservato alla Fototeca dei Civici Musei di Udine e Trieste con le rispettive responsabili Silvia Bianco e Claudia Colecchia.

Il terzo incontro “Distanziamento naturale in Carnia” con la fotografa Ulderica Da Pozzo e il caporedattore Cultura de “Il Gazzettino” di Pordenone Lorenzo Marchiori racconterà l’isolamento pre Covid-19 della montagna friulana.

Infine, il 29 giugno, l’ultimo incontro “Positivi al cambiamento” con il fotografo Alessandro Grassani e il caporedattore Cultura del “Messaggero Veneto” Oscar D’Agostino, anticiperà i contenuti della mostra di Grassani “Environmental migrants – the last illusion” che aprirà il 3 luglio ore 18 alla Chiesa di San Lorenzo a San Vito al Tagliamento. All’autore verrà assegnato inoltre l’ambito premio Friuli Venezia Giulia Fotografia.




RIAPERTURA MUSEI CIVICO D’ARTE – PALAZZO RICCHIERI E STORIA NATURALE “SILVIA ZENARI” DI PORDENONE

 

Venerdì 29 maggio 2020 il Museo civico d’Arte riapre al pubblico con i seguenti orari:
venerdì, sabato e domenica dalle ore 15.00 alle 19.00
 

Sarà possibile anche visitare la mostra di Giorgio Altio “Itinerari d’arte, l’ingegno antico e i luoghi del ricordo”, promossa dalla Storica Società Operaia di Mutuo Soccorso e Istruzione di Pordenone in collaborazione con il Comune di Pordenone.


L’entrata al Museo sarà solo su prenotazione telefonando al numero 0434-392935 dal martedì al giovedì 9.00-12.00 e dal venerdì alla domenica 15.00-18.30
Si ricorda che, come in tutti i luoghi aperti al pubblico, anche in museo è necessario rispettare le misure di sicurezza previste dall’emergenza COVID-19.

Presso il bookshop del Museo sono in vendita i libri soltanto su richiesta del visitatore e senza la possibilità di consultazione.

Venerdì 29 maggio 2020 il Museo di Storia Naturale riapre al pubblico con i seguenti orari:

venerdì, sabato e domenica dalle ore 15.00 alle 19.00
 
Sarà possibile anche visitare la mostra “Icons of Art”, promossa da Associazione Naonis e Comune di Pordenone, realizzata in collaborazione con Scuola Mosaicisti del Friuli, col contributo di Regione Friuli Venezia Giulia e Fondazione Friuli e col sostegno di Confartigianato e Bcc Pordenonese e Monsile.
 

L’entrata al Museo sarà solo su prenotazione telefonando al numero 0434-392950 dal martedì al giovedì 9.00-12.00 e dal venerdì alla domenica 15.00-18.30
Si ricorda che, come in tutti i luoghi aperti al pubblico, anche in museo è necessario rispettare le misure di sicurezza previste dall’emergenza COVID-19.




Palazzo Coronini Gorizia Apertura da sabato 30 maggio a martedì 2 giugno

In occasione della Festa della Repubblica, Palazzo Coronini a Gorizia sarà aperto dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19 da sabato 30 maggio a martedì 2 giugno. Sono previste visite guidate all’inizio di ogni ora per solo quattro persona alla volta, in modo da garantire la necessaria distanza sociale. Gruppi più numerosi, ma sempre nei limiti di sicurezza imposti dalla normativa, saranno accettati solo nel caso di nuclei familiari, a cui sarà richiesta l’autocertificazione. La biglietteria, dove sono stati delimitati percorsi diversi in entrata e in uscita, sarà accessibile a una sola persona alla volta. I visitatori dovranno essere muniti di mascherina.

 

A causa delle limitazioni connesse all’accesso alle varie zone della struttura SI CONSIGLIA VIVAMENTE LA PRENOTAZIONE anche per sabato e  domenica, telefonando al 3483019167 o scrivendo a info@coronini.it).

E.L.