Miroglio e Jégou dalla Francia per Trieste Prima Venerdì 6 dicembre al Museo Revoltella

PSPUn duo francese di nomea internazionale, insolito quanto innovativo per una performance musicale e coreutica che è una “prima” per la rassegna internazionale di musica contemporanea “Trieste Prima”. Un incontro, insieme concerto e spettacolo, in programma venerdì 6 dicembre alle ore 18 presso il Museo Revoltella, con al presenza straordinaria del percussionista Thierry Miroglio e della danzatrice Sophie Jégou.

Sophie Jégou.

Concerto performance dal titolo “Lo scarabeo d’oro” che prende a prestito il nome di un’opera del compositore contemporaneo Fausto Sebastiani che verrà eseguita in prima assoluta insieme ad altri brani di autori contemporanei: “Saveur” di Xu Yi, “Seven Studies in Self-Imposed Tristesse” di Lars Petter Hagen, “Metal east-journey” di Ivan Fedele, “Le grand Jeu” di Bruno Mantovani, per un innovativo ed eterogeneo programma tra percussioni, elettronica ed espressività corporee. Artisti da Cina, Norvegia, Italia e Francia, particolarmente apprezzati nel campo della ricerca e della sperimentazione sonora, già all’attivo in diversi festival internazionali e centri di ricerca, docenti universitari e ricercatori in prestigiose accademie dedicate alla nuova musica. I performer ospiti hanno anch’essi una lunga e fortunata carriera. Thierry Miroglio tiene recitali e concerti in più di quaranta paesi del mondo ed è uno dei pochi percussionisti al mondo ad avere tale attività, con un repertorio di oltre trecento pezzi e concerti per percussioni e orchestra. Collabora con vari studi di ricerca elettroacustica, tra cui l’Ircam, Keams Seoul, Shanghai Eamc e molti altri. Professore al Conservatorio “D. Milhaud” di Parigi, tiene masterclass, conferenze e seminari sulle percussioni

Thierry Miroglio

nella musica contemporanea ed ha collaborato con numerosi compositori, tra i quali John Cage, Luciano Berio, Kaija Saariaho, Maurice Ohana, Jean-Claude Risset. La ballerina, danzatrice, performer e coreografa Sophie Jégou nel campo della creazione, le piace associare la danza ad altre forme artistiche come la poesia, la musica, le arti visive e il teatro. Interprete di fortunati e diversi spettacoli tra cui “Sign and shadows”, “Bang Bang”con coreografie di Anne Quéguiner, partecipa a “Parades et Changes” con Yvola Demange. Danza anche in “The Red Thread”, creato daKilina Crémona e Alain Goudard come parte del Festival Croisements e rappresentato durantediverse tournées in Cina. Sophie ha anche ballato in occasione delle Nuits sonores, della biennale OFF di Lione e del festival Orphée di Parigi. Il concerto performance, penultimo appuntamento della fortunata rassegna triestina diretta da Corrado Rojac, è ad ingresso libero. Tutte le informazioni su chromas.it.




Conservatorio Tartini 4 dic. Sala Tartini di Trieste Duo di percussioni Marco Viel – Ivan Boaro,

TRIESTE – Un viaggio alla scoperta dell’universo sonoro legato alle percussioni, e in particolare al repertorio per Duo: questo il leit motiv del prossimo concerto nell’ambito della Stagione autunno-inverno del Conservatorio Tartini: mercoledì 4 dicembre, dalle 20.30 nella Sala Tartini di Trieste (via Ghega 12) riflettori sul Duo di percussioni Marco Viel – Ivan Boaro, per una serata che ci proietterà nel caleidoscopico catalogo per Duo di percussioni, spaziando dagli standard del repertorio agli arrangiamenti di musica barocca, sino alla musica contemporanea. Filo rosso del programma sarà in particolare l’importanza della gestualità, linguaggio di straordinaria forza espressiva anche laddove messo al servizio della musica e delle percussioni. Le musiche del concerto sono di Adi Morag (Octabones), Anna Ignatowicz-Glińska (Passacaglia), Anders Koppel (Toccata), Domenico Scarlatti (Sonata K141 in re minore), Robert Marino (Eight on 3 and Nine on 2), Tomasz Goliński (Purity II), Thierry De Mey (Silence Must Be). L’evento è come sempre proposto con ingresso gratuito su prenotazione, info +39 040 6724911 www.conts.it

Il Duo Viel – Boaro si è formato al Conservatorio Tartini nella primavera del 2018. Allievi del Biennio specialistico di II grado nella classe del professor Fabian Perez-Tedesco, i due giovani musicisti, dopo aver ottenuto a livello individuale vari primi premi in concorsi nazionali ed internazionali e borse di studio per la valorizzazione della musica contemporanea, hanno deciso di cimentarsi nell’esplorazione dell’ampio e innovativo repertorio della musica cameristica per sole percussioni. Ad oggi il Duo si è esibito, oltre che per i Concerti della Sala Tartini, anche a Cervignano del Friuli per il festival “Nei Suoni dei Luoghi” e all’interno di formazioni più ampie per il Mittelfest a Cividale e a Sacile, al teatro Modena di Palmanova e al Ridotto del Teatro Verdi di Trieste.




“Il gatto” di Georges Simenon in Sala Bartoli  dal 3 all’8 dicembre

“Alvia Reale ed Elia Schilton straordinari interpreti dell’odio coniugale fra Marguerite ed Émile, i coniugi protagonisti de “Il gatto” commedia tratta dall’omonimo romanzo di Georges Simenon. Lo spettacolo, firmato da Roberto Valerio è in scena alla Sala Bartoli  dal 3 all’8 dicembre per il cartellone Altri Percorsi dello Stabile regionale”.

 

Sono necessari due grandi interpreti per duettare in un testo come “Il gatto” di Georges Simenon: infatti non è semplice portare in scena la tensione continua e nevrotica che connota il rapporto fra i due protagonisti del celebre romanzo da cui Fabio Busotti ha tratto un incalzante testo teatrale.

 

Diretti da Roberto Valerio, danno loro vita sul palcoscenico Alvia Reale ed Elia Schilton e trovano per Marguerite ed Émile – gli sfortunati e terribili coniugi in questione – straordinarie, inattese chiavi espressive e di analisi.

 

Alla Sala Bartoli, i due si fronteggeranno dal 3 all’8 dicembre protagonisti appunto de “Il Gatto” di Simenon, in programma per il cartellone Altri Percorsi del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

 

«Il silenzio ostinato è la cifra della loro esistenza, un nutrimento vivo ed essenziale che li unisce vigorosamente ed instancabilmente» spiegano le note alla messinscena.

Il famoso romanziere belga, uno fra i più letti del XX secolo – creatore del popolare personaggio del commissario Maigret, ma prolifico autore di molti scritti psicologici, noir, oltre che gialli – ha infatti immaginato un tipo di legame del tutto particolare per l’uomo e la donna al centro di uno dei suoi migliori romanzi, forse il più fulminante, cattivo, geniale. 

 

“Il gatto” racconta e analizza il contorto rapporto di coppia di Émile e Marguerite: da quattro anni, marito e moglie non si parlano se non scambiandosi feroci bigliettini. Questo assurdo ménage ha avuto inizio il giorno della morte dell’amato gatto di Émile. Convinto che sia stata Marguerite ad avvelenarlo, Emile, colto da un attacco d’ira, si avventa sul pappagallo di lei e gli strappa a sangue le variopinte penne. Anche il pappagallo muore e, una volta imbalsamato, finisce a fare la sentinella dell’odio coniugale. I separati in casa conducono una vita completamente indipendente con il timore paranoico di morire avvelenati dal rispettivo coniuge, tanto da tenere sottochiave i viveri. 

Ma il gatto, non è il colpevole della loro guerra: Émile e Marguerite non si sono mai veramente sopportati, né amati. E presto hanno capito di essere troppo diversi: lei, una affettata piccolo borghese , lui, ruvido capomastro in pensione, ambisce a sigari e vino rosso… Marguerite non si è mai liberata del ricordo del suo primo marito violinista ed Émile rimpiange di essere rimasto vedovo troppo presto. Così la loro è una convivenza fra estranei, in cui assieme alle parole, ai pensieri, nemmeno i ricordi e le emozioni sono condivise. In comune hanno solo silenzio e rancore. 

 

«Il romanzo di Simenon – spiega il regista Roberto Valerio – ci consegna personaggi che possiedono una caleidoscopica complessità e una vibrante vocazione teatrale; è un testo feroce che rovista tra le pieghe della mente e le incrinature del cuore dei protagonisti, descritti con uno sguardo crudo e spietato (…) Tutto cade a pezzi si frantuma e disintegra sotto il peso del disprezzo e della rabbia ma i due non si separano, il desiderio di libertà e la paura della solitudine si mescolano e confondono in una perturbante prossimità. L’odio li tiene uniti. Fino all’ultimo respiro trovano la forza di torturarsi negandosi ostinatamente l’unica cosa che, forse, avrebbe potuto restituire una profondità autentica alla loro vita: l’amore». 

 

Allo Stabile regionale lo spettacolo replica alle ore 19.30 martedì 3 dicembre e alla stessa ora venerdì 6 dicembre; il 4, il 5 e il 7 dicembre le repliche si succedono alle ore 21 e domenica 8 dicembre va in scena la pomeridiana alle ore 17. Per biglietti e prenotazioni si suggerisce di rivolgersi alla Biglietteria del Politeama Rossetti agli altri consueti punti vendita, o via internet sul sito www.ilrossetti.it. Informazioni anche al numero del Teatro 040.3593511.

 




Kobane Calling on Stage il 3 dicembre è al Politeama Rossetti Trieste

Tutto inizia con un fumetto: un fumetto davvero speciale. “Kobane Calling” è un fumetto dell’autore italiano Zerocalcare, un reportage in forma grafica del viaggio che lo ha portato al confine tra la Turchia e la Siria a pochi chilometri dalla città assediata di Kobanê, tra i difensori curdi del Rojava, opposti alle forze dello Stato Islamico.

 

Il libro vende oltre centoventimila copie in Italia, e il suo successo valica immediatamente le frontiere: è tradotto in francese, inglese, spagnolo, tedesco, portoghese (e presto in norvegese), “Kobane Calling” è il libro più esportato di Zerocalcare.

da sinistra a destra Carlotta Mangione, Luigi Biava. Lorenzo Parrotta, Michele Lisi, Flavio Francucci

Zerocalcare è lo pseudonimo di Michele Rech, il fumettista italiano contemporaneo di maggior successo: le sue opere hanno venduto oltre 700.000 copie e sono state tradotte in tutto il mondo.

 

Ed ora, grazie all’intuizione del regista e drammaturgo Nicola Zavagli e alla sua voglia di “contaminare” sulla scena linguaggi diversi, il segno di Zerocalcare arriva a teatro, nuova tappa del percorso che il regista, assieme all’attrice Beatrice Visibelli e con la Compagnia Teatri d’Imbarco, compie nell’ambito di un teatro popolare d’arte civile.

 

A Trieste, lo spettacolo va in scena per una sola sera martedì 3 dicembre alle ore 20.30 alla Sala Assicurazioni Generali del Politeama Rossetti.

 

Nasce così “Kobane Calling on Stage” atipico documentario teatrale che restituisce il senso del viaggio di un gruppo di giovani volontari partiti per Kobane, la città simbolo della resistenza curda, con l’intento di portare aiuti umanitari e raccogliere testimonianze per una cronaca alternativa della situazione siriana.

 

Lo spettacolo è un atto d’amore del teatro al mondo poetico e comicissimo di Zerocalcare, ma anche un atto di solidarietà a chi ogni giorno in Siria mette a rischio la propria vita nella terribile guerra contro l’Isis.

Tuttavia – tengono a evidenziare i creatori – “Kobane Calling on Stage” non spettacolarizza la guerra, ma racconta con spietata leggerezza la verità brutale di un conflitto troppo spesso dimenticato, cercando pericolosamente di mantenersi in bilico tra cronaca del nostro tempo e immaginario fumettistico.

 

Ma come sarà la scenografia di una graphic novel, quando trova la strada del palcoscenico? È realizzata sul video design a cura dello Studio Kmzero e assicura al pubblico di vivere e respirare appieno l’atmosfera e la creatività di Zerocalcare, intrisa di autoironia e citazioni, ed in cui alla figura di un Armadillo è affidata la voce della coscienza dell’autore. 

 

A rendere ancor più avvincente la messinscena saranno le musiche originali di Mirko Fabbreschi.

Lo spettacolo, corale e ricco di energia, è interpretato da Massimiliano Aceti, Luigi Biava, Fabio Cavalieri, Francesco Giordano, Carlotta Mangione, Alessandro Marmorini, Davide Paciolla, Lorenzo Parrotto, Cristina Poccardi, Marcello Sbigoli, affiancati da un gruppo di giovani attori della compagnia Teatri d’Imbarco.

 

Accolto da notevole successo fin dal debutto (la stampa ha parlato di “Kobane Calling on Stage” in termini di «grande narrazione corale che alterna il dramma alla commedia, il basso e l’alto, il pop e il civile») lo spettacolo impreziosisce la proposta – in questa stagione, molto ricca di interessanti contaminazioni di linguaggi diversi – del cartellone Altri Percorsi dello Stabile regionale.

 

Per biglietti e prenotazioni e per acquistare nuovi abbonamenti si suggerisce di rivolgersi alla Biglietteria del Politeama Rossetti, agli altri consueti punti vendita, o via internet sul sito www.ilrossetti.it. Informazioni anche al numero del Teatro 040.3593511.

E. L.




Teatro Miela giovedì 05 dicembre ore 19:30 OSIRIDE BROVEDANI

OSIRIDE BROVEDANI

di Stefano Dongetti

con Alessandro Mizzi 

alla fisarmonica Stefano Bembi

voci: Francesco Godina, Marco Puntin, Giustina Testa,  Maurizio Zacchigna. 

regia Sabrina Morena

produzione Bonawentura/ Teatro Miela per la Fondazione Osiride Brovedani. 

Osiride Brovedani è un esempio della capacità di resilienza dell’essere umano che,  pur avendo vissuto delle esperienze drammatiche,  riesce a riscattarsi e costruire per un nuovo destino prospero e creativo. Il racconto di una vita intensa, dagli esordi della Fissan a Trieste, la passione alpinistica di Brovedani e della moglie,  la deportazione, il ritorno a Trieste con le nuove iniziative imprenditoriali, la nascita della Fondazione dedicata ai bambini e agli anziani.

Brovedani era un vero benefattore che ha sempre aiutato i bambini bisognosi e gli orfani nel corso della sua esistenza. Proveniva da una famiglia modesta e fu costretto a interrompere gli studi e a iniziare a lavorare per necessità. Da galoppino tuttofare a “Il Piccolo”, a correttore di bozze e a critico d’arte nel giornale “Il lavoratore”. Grande fu il suo amore per la montagna, tanto che diceva sempre “lassù si è più che mai vicini a Dio”. Nel 1978 la sezione XXX Ottobre del C.A.I. gli ha dedicato un sentiero alpinistico di accesso al Bivacco Comici, nel gruppo del monte Sorapis. Fu anche molto aiutato dalla moglie, che lasciò l’impiego di commessa per stargli vicino e sostenerlo. In quarant’anni fece della sua piccola ditta, la Fissan, un’industria importante a livello nazionale nel campo dei prodotti per l’igiene dei bambini. Visse sempre modestamente, dedicandosi al lavoro e dedicandosi alla beneficenza. Fu anche deportato nei campi di concentramento di Auschwitz, Belsen e Buchenwald. Ritornato a casa, riprese a lavorare senza mai abbattersi di fronte alle avversità della vita.

Prevendita c/o biglietteria del teatro (tel. 0403477672) tutti i giorni dalle 17.00 alle 19.00 o su vivaticket https://bit.ly/34rLiI9

 




Presentazione Racconti umoristici triestini

Domenica 1 dicembre ore 11.00

Knulp Bar, Via Madonna del Mare 7/A

Poljanka Dolhar e Piero Purich ci accompagnano nella Trieste dell’immediato dopoguerra, la Trieste del Territorio Libero e del Governo Militare Alleato, magistralmente descritta da Vadimir Bartol.

I Racconti umoristici triestini, pubblicati per la prima volta nel 1957, «dipingono con brio e ironia le controversie ideologiche, politiche, sociali, etniche e culturali di una città in bilico tra due mondi, sistemi e stati» (Miran Košuta).

Il volume offre anche ai lettori italiani l’opportunità di conoscere il giornalista Jakomin Pertot, alter ego dell’autore, il faccendiere (che in triestino si dice “trapolèr”) Mangialupi, Amoretta con le sue magnifiche gambe da assicurare contro i danni, il dottor Grad che vuol diventare il re degli sloveni, l’incontentabile sir Oliver Burke, l’autorevole critico Magnanimo Furbarelli, la portinaia che fa la medium, figure grottesche e dolenti che si affacciano sul caotico palcoscenico della Trieste del Territorio Libero, fra il 1946 e il 1948.

Una galleria di protagonisti di una commedia ambientata in una Trieste estremamente vivace, con cortei pro Italia o pro Jugoslavia, sassaiole e jeep da scansare, ambigue gallerie d’arte e bar sempre affollati. Una rara testimonianza letteraria degli anni del Territorio Libero di Trieste e del Governo Militare Alleato vissuti in prima persona da Vladimir Bartol.

La presentazione è organizzata nell’ambito del progetto “Varcare la frontiera”.

http://www.varcarelafrontiera.eu/




Teatro Miela Trieste S/paesati – Eventi sul tema delle migrazioni XX edizione

 

giovedì 28 novembre ore 18.00 Teatro Miela 

DENTRO L’ESODO

Inaugurazione della mostra fotografica di Emanuele Confortin,  introduce la giornalista Lilli Goriup 

Una mostra in bianco e nero che rappresenta le tappe, il percorso di ormai milioni di persone costrette alla migrazione per gli abusi, per le ingiustizie, per la guerra e ormai purtroppo anche per le condizioni climatiche. Scatti delle situazioni più intense, drammatiche, dolorose.  La mostra è organizzata da Bonawentura in collaborazione con Libreria Lovat Trieste ( ingresso libero).

«Il sole si ritira lasciando la scena al freddo. Chi può si infila nelle tende abbandonate sulla strada o nel fango. Non sono riscaldate, ma almeno proteggono dalla pioggia in arrivo dal cielo, anche se nulla possono quando l’acqua sale da sotto. Quelli rimasti senza una casa di tela, cercano un angolo protetto dove bruciare della plastica. Si intiepidiscono mani e piedi prima di stringere le spalle in una coperta da campo, sdraiati al suolo tra rifiuti e pozzanghere. I più giovani scelgono di dormire in ginocchio, gli uni sugli altri nel mezzo delle transenne, pur di preservare un posto in fila per l’indomani. La città è una bolgia! Qualcuno riempie il vuoto del portafoglio con il digiuno. A volte il furto è l’unica soluzione per tirare avanti. Manca tutto, quindi si ruba di tutto. Lo si fa per il freddo, per la fame, per la disperazione. C’è chi si lascia andare vinto dalla stanchezza, rimanendo però sospeso a mezz’aria, sorretto dalla volontà del vicino, mai come ora fratello. Lo sforzo collettivo trasforma la folla in una creatura pensante, resiliente, animata dall’istinto di sopravvivenza. L’Europa dista appena un passo».(Emanuele Confortin)

 

È il 2011 quando Emanuele Confortin conosce per la prima volta l’esodo, nelle pianure del Pakistan meridionale sfiancate dalle alluvioni. Poi ancora più a nord, sulla via per l’Afghanistan dove infuria la guerra ai talebani, causa di una continua emorragia di esseri umani, costretti a fuggire dalle proprie case. Chiamateli come volete. Profughi, rifugiati o migranti. Alle loro spalle c’è la guerra, e come un tizzone ardente brucia senza sosta. Seguono persecuzioni, fame, miseria e cambiamenti climatici. La via europea passa per il Medio Oriente. In Iran, Iraq e Turchia, quindi in Siria, dove gli scontri hanno reso le case un inferno in terra. Partono in molti, centinaia di migliaia, attraverso i deserti, le frontiere e il mare, quella tomba che profuma di salsedine. La loro sopravvivenza, l’essersi salvati ha avuto un costo, saldato con la vita dei figli, dei fratelli e delle sorelle, dei padri e delle madri, degli amici inghiottiti dal luogo un tempo chiamato Patria. La guerra non può che avere un’anima democratica per colpire con tanta uguaglianza. Non distingue i bambini dai combattenti, i clown dai cecchini, gli ospedali dalle postazioni militari. Solo l’esperienza diretta riesce a spiegare l’esodo. Vissuta sul campo, dall’Asia al Mediterraneo, poi a nord, di confine in confine, nel fitto delle tendopoli o sulle strade dei Balcani. L’importante è vedere, ascoltare e provare a comprendere le migrazioni del nostro tempo, anche attraverso questa testimonianza. La mostra è visitabile fino al 15 dicembre negli orari di apertura del teatro. 

Al termine dell’inaugurazione alle ore 19.30 lo spettacolo IO NON SONO UN NUMERO regia Sabrina Morena con Laura Bussani.  Il numero è uno strumento utile per capire la realtà, ma anche un mezzo con il quale ridurre a oggetto le persone, spogliandole della loro particolare individualità. Ne nasce una riflessione approfondita sul tema dell’oggettivizzazione e della disumanizzazione della donna.

Prevendita c/o biglietteria del teatro (tel. 0403477672) tutti i giorni dalle 17.00 alle 19.00 oppure on line https://www.vivaticket.it/ita/event/io-non-sono-un-numero/143119




Domenica 1 dicembre ore 20.00 Teatro Miela  SEUN KUTI & Egypt 80

Il nuovo messia dell’afrobeat  mondiale 

Il cantante, sassofonista e autore Seun Kuti è figlio di uno degli artisti più influenti del XX secolo: Fela Kuti, “The Black President”, rivoluzionario, musicista e attivista nigeriano, inventore dell’Afrobeat.

Kuti cita fra i propri ispiratori Miles Davis, il musicista e poeta afro-americano Gill Scott Heron, i rapper Timbaland e Dr Dree, pur restando fedele allo spirito del padre. Nel proprio lavoro tiene conto della storia della black music degli ultimi anni, introducendo le inflessioni del rap e del new soul nel fragore della ‘locomotica’ dell’afrobeat.

Con lui sul palco del Miela “la più infernale macchina ritmica dell’Africa tropicale” gli Egypt 80 (nome che Fela dette agli Africa 70 nel 1977, rifacendosi all’antica civiltà egizia). Tredici portentosi elementi fra ritmica, percussioni e fiati.
Inevitabile il confronto con il fratello Femi Kuti (primogenito di Fela, che debuttò all’ombra della figura paterna suonando a suo tempo negli Egypt 80 alla sua morte prese il suo posto a capo della band “egizia”), non solo per l’ascendenza anagrafica e culturale. Entrambi cantano e imbracciano il sassofono come il padre ma la differenza d’attitudine è espressa in qualche modo già nei titoli: vagamente ecumenico l’uno (One People One World, “un popolo un mondo”), schierato l’altro (Black Times, “tempi neri”). E se in copertina Femi è ritratto in posa classica, con lo sguardo assorto, Seun viceversa, basco da Black Panther e sigaro castrista in bocca, ostenta fierezza razziale.
Il gruppo è capitanato da Baba Ani (al secolo Lekan Animashaun, classe 1940) il sax baritono che accompagnò Fela sin dagli esordi nel 1965, quando il sound non era ancora afrobeat ed il nome della band era Koola Lobitos. Baba Ani non solo fu il suo compagno più fedele, ma fu militante attivo nel Movement of the People (il partito politico con cui Fela tentò di candidarsi alle elezioni presidenziali in Nigeria nel 1979) quando poi Tony Allen abbandonò la nave, fu lui a prenderne il comando, divenendo il direttore musicale della band, la quale nel frattempo cambiò nome per seguire le divagazioni esoteriche del Black President e passò a chiamarsi Egypt 80. Gli stessi che, sempre sotto la guida di Animashaun, non più sax baritono ma ora direttore- tastierista, ritroviamo in questa eccezionale data al Teatro Miela.

BLACK TIMES – LAST REVOLUTIONARY  (SEUN KUTI 2019) è il quarto album registrato da Seun Kuti affiancato da Egypt 80. Co-prodotto con il pianista jazz Robert Glasper, è il suo album più appassionato, completo e onesto, unanimemente acclamato da ogni parte del mondo tanto da ottenere la nomination ai Grammy Awards. Seun è cresciuto come artista, attivista e uomo: ha 34 anni, è bandleader e musicista, ha firmato con l’etichetta britannica Strut e viene affiancato nei brani del disco da una schiera stellata di ospiti: l’iconico chitarrista della Hall of Fame Santana, il vocalist Nai Palm del quartetto soul Hiatus Kaiyote, il rapper attivista creativo Yasiin Bey,precedentemente noto come Mos Def e il già citato Glasper.

Organizzazione: Bonawentura

Platea parterre senza sedie: interi € 20,00 Galleria posti numerati: interi € 25,00. Prevendita c/o biglietteria del teatro (tel. 0403477672) tutti i giorni dalle 17.00 alle 19.00.




Teatro Miela IO NON SONO UN NUMERO dal 27 al 30 novembre

Sabrina Morena e Laura Bussani esplorano che cosa si nasconde dietro ai numeri delle statistiche, in particolare quelle riguardanti la violenza sulle donne e le ricadute sulle famiglie e sulla società.  Alla base del fenomeno si riscontra la tendenza all’oggettivizzazione della vittima, ovvero le donne sono viste come un oggetto che può essere posseduto. Considerare un essere umano come un oggetto, privo quindi di capacità di autodeterminazione, di sentimenti e di emozioni, è un classico processo secondo il quale molte categorie, oggetto di tale denigrazione, possono  essere escluse dalla società.

Analizzando dati, ascoltando esperti di psicologia sociale, riportando storie presenti, collegando anche con dei giochi di associazione il presente al passato, andando a toccare il massimo livello di spersonalizzazione avvenuto nei campi di concentramento alle donne deportate. Il numero è uno strumento utile per capire la realtà, ma anche un mezzo con il quale ridurre a oggetto le persone, spogliandole della loro particolare individualità. Soprattutto ora nell’ era dei social che dettano in centimetri  un modello fisico “ideale” della “bambola perfetta”. Ne nasce una riflessione approfondita sul tema dell’oggettivizzazione e della disumanizzazione della donna.

«Il rossetto, via. Uscire senza di lui, neanche per idea. Ha iniziato così: con i divieti. Poi sono arrivate le minacce, alla fine i pugni: sulle porte, sul tavolo. Quando mi colpisce in testa, sento che è troppo. Voglio lasciarlo, fuggire da quei tre anni di convivenza: io, lui e la violenza psicologica. È dura, però: sono di sua proprietà, dove vado, mi dice.” – una delle drammatiche testimonianze di una vittima di violenza.

organizzazione: Bonawentura

Ingresso € 12,00, riduzioni convenzionate € 10,00. Prevendita c/o biglietteria del teatro (tel. 0403477672) tutti i giorni dalle 17.00 alle 19.00 oppure on line https://www.vivaticket.it/ita/event/io-non-sono-un-numero/143119

 




Lunedi 25 novembre 18.30 Teatro Miela   ARTE E FOLLIA

Lunedì 25 novembre alle ore 18.30 al Teatro Miela  il secondo appuntamento di Capsule Collection la rassegna cinematografica dedicata all’arte e all’architettura e alla fotografia: una selezione in “edizione limitata” che predilige una scelta di artisti diversi tra loro ma accomunati da una creatività provocatoria, innovativa, comunicativa e sociale e che per l’attualità rappresentata supera e attraversa qualsiasi tempo.

Il tema della serata è  ARTE E FOLLIA.  Alle 18.30 un aperitivo in musica e alle 19.00 la storica dell’arte Maria Masau Dan introdurrà il tema La follia è una benedizione per l’arte!/?.  A seguire n breve intervento di Adriano Giraldi tratto dallo spettacolo “Un ozioso interesse, un fantasioso incanto. Visita non guidata al magico mondo di Vito Timmel” di Stefano Dongetti. Le conclusioni sono affidate allo psichiatra Peppe Dell’Acqua.

Alle ore 20.00 la proiezione di VAN GOGH SULLA SOGLIA DELL’ETERNITÀ