Giro d’Italia 2020: una sigla e un nuovo manifesto per la Corsa Rosa

Gli Extraliscio i protagonisti della colonna sonora (link videoclip). Franco Matticchio illustra il Giro 103 con un disegno che diventa la copertina del singolo.

Milano, 10 luglio 2020 – RCS Sport ha affidato agli Extraliscio la canzone ufficiale che accompagnerà il Giro d’Italia 103, edita da Betty Wrong di Elisabetta Sgarbi e distribuita da Universal.
Dopo il grande successo del singolo “Merendine blu”, edito da Garrincha edizioni, la band di Mirco Mariani, Moreno “il Biondo” Conficconi e Mauro Ferrara torna a regalarci un altro piccolo grande capolavoro con il suo ritmo travolgente che mescola la tradizione del liscio con i suoni del punk.
“GiraGiroGiraGi” (videoclip disponibile cliccando su questo link) è il titolo del brano le cui parole sono il frutto della collaborazione tra lo scrittore e autore di testi Pacifico (Gino de Crescenzo), il compositore Mirco Mariani, e la editrice e regista Elisabetta Sgarbi.

Tra le note e le parole della canzone si innesta la voce unica e inconfondibile di Antonio Rezza, straordinario regista e performer, vincitore del Leone d’oro alla carriera per il teatro nel 2018, che si cimenta nella sua personalissima interpretazione di una telecronaca sportiva. Il brano sarà accompagnato da un video realizzato da Michele Bernardi con la collaborazione di Davide Toffolo.

Gli Extraliscio

L’immagine di copertina del singolo e manifesto del Giro d’Italia 103 è opera di Franco Matticchio ed è stata commissionata all’artista dalla Fondazione Elisabetta Sgarbi. Franco Matticchio, artista nato nel 1957 a Varese, il cui dono particolare è la capacità del tutto personale, di arricchire le illustrazioni di connotati empatici, esordisce nel 1979 disegnando per le pagine della cultura del Corriere della Sera. Nel corso degli anni realizza illustrazioni per numerose riviste e quotidiani. Le sue tavole sono state presentate in mostre in spazi pubblici e privati, come la galleria Nuages di Milano e la galleria dell’Incisione di Brescia. Nel 2017 la Galerie Martel di Parigi gli dedica una personale.


Gli Extraliscio, nati da una intuizione di Riccarda figlia di Secondo Casadei, artista che all’inizio del 900 ha inventato lo swing romagnolo firmando capolavori intramontabili, raccolgono la preziosa eredità del padre e la attualizzano, restituendo linfa vitale a un genere che rischiava di essere messo da parte. Un’esperienza musicale, umana e sociale per una band che affonda le radici in Romagna e porta avanti la tradizione della musica folcloristica, rispettandone le regole fondamentali e allo stesso tempo distruggendole con sonorità lontane dal Liscio di oggi, ma vicine al liscio delle origini con l’aggiunta del Punk.

Roberto Salamini, Direttore Marketing & Comunicazione RCS Sport: “Il Giro d’Italia è tradizione, storia, racconti di grandi personaggi dello sport e della cultura. Ma il Giro d’Italia è anche innovazione, una piattaforma in grado di comunicare su tutti i media utilizzando linguaggi diversi per raggiungere gli appassionati nei cinque continenti. La tradizione quindi convive sempre con l’innovazione e, insieme, diventano ancora più forti. Il progetto con gli Extraliscio va in questa direzione perché, proprio come facciamo per il Giro, siamo partiti dalla tradizione musicale popolare rivedendola in chiave moderna. Per questo credo che il brano rappresenti molto bene lo spirito della nostra Corsa Rosa con tutte le storie che regala sempre ai propri tifosi. L’illustrazione della copertina realizzata da un artista internazionale come Franco Matticchio dà ancora più valore a questo progetto e racconta in modo poetico l’unicità della prossima edizione del Giro d’Italia che per la prima volta sarà corsa ad ottobre.”

Elisabetta Sgarbi, Presidente e Direttore artistico Betty Wrong Edizioni Musical ha detto: “GiraGiroGiraGi di Extraliscio nasce per raccontare l’epica senza tempo del Giro d’Italia: un ragazzino formica che corona per amore il sogno di diventare un uomo, di indossare la Maglia Rosa e sfrecciare come un razzo sotto il traguardo. In questo brano ci sono i sogni, i desideri, le sconfitte, il sacrificio, il senso di solidarietà che connotano non solo il Giro d’Italia ma anche la vita degli Extraliscio, nomadi musicali, musicisti per la gente, per far ballare la gente, fuori dalle logiche commerciali, per il gusto puro di suonare e ballare, per celebrare la tradizione musicale popolare sempre con un tocco di Punk. Il video del brano musicale, realizzato da Michele Bernardi, con la collaborazione di Davide Toffolo esprime, nel disegno animato, la libertà di questo gruppo, la sua visionarietà”.

Gli Extraliscio hanno commentato: “Una banda di paese stralunata suona per le strade d’Italia e anticipa l’arrivo della tappa, il suono dei raggi impazziti avverte la gente che sta per arrivare e quello dei rocchetti sfiniti è un ritmo faticoso e romantico, è un ritmo che GiraGiroGiraGi. Poi una voce megafonata annuncia il passaggio del primo eroe in fuga tra vigneti, salite, discese, rintocchi di campane, grida di gioia e trombette! Perché è una grande festa, è una grande gioia per tutta l’Italia e il suo Campione!”. 

#Giro




Tornano nel vivo le attività didattiche di SIENA JAZZ – Aperte le iscrizioni all’anno accademico 2020-2021

Dopo il necessario periodo di lockdown imposto dalle misure sanitarie anti covid-19, la successiva attività formativa online e una serie di importanti lavori di ristrutturazione ai locali di Siena Jazz, tra cui l’installazione di una doppia autostrada telematica con connessione in fibra a banda larga, grazie alla collaborazione con il Comune di Siena, a disposizione di studenti, docenti e personale non docente, l’Accademia Nazionale del Jazz di Siena, in concomitanza col l’apertura delle iscrizioni all’Anno Accademico 2020-2021, annuncia la prima parte del calendario delle prossime attività didattiche.

I Seminari di Siena Jazz

Tra Martedì 25 e Domenica 30 Agosto, si terrà l’11° edizione del Seminario KIND OF BLUE, una sei giorni di full-immersion musicale, un’esperienza unica dedicata ai giovani musicisti, per chiarirsi le idee, per approfondire le conoscenze e gli aspetti creativi del Jazz musica, per perfezionare la propria tecnica strumentale, per migliorare la propria preparazione musicale globale e fare progressi nello stile e nelle tecniche dell’improvvisazione.

Quest’anno la 50ª edizione dei Seminari Internazionali Estivi, sarà eccezionalmente spostata e si terrà da Domenica 6 a Domenica 20 Settembre

Anno Accademico 2020-2021

Le iscrizioni ai corsi del Biennio e del Triennio si chiuderanno il 29 Agosto.

Dopo ciò gli esami d’ammissione Triennio si terranno “in presenza” da Mercoledì 2 a Giovedì 4 Settembre e la comunicazione dei risultati ai candidati sarà data il 5 Settembre. Gli esami d’ammissione Biennio, anche questi “in presenza”, si svolgeranno da Giovedì 4 a Venerdì 5 Settembre e la comunicazione dei risultati sarà data il 7 Settembre.

Gli Esami

Tra Domenica 13 e Lunedì 15 Luglio si terrà, in modalità “a distanza” la prima sessione d’esami del Triennio, relativo all’anno accademico 2019-2020

Tra Mercoledì 15 e Domenica 19 Luglio si terrà, in modalità “a distanza” la prima sessione d’esami del Biennio, relativo all’anno accademico 2019-2020

Tra Sabato 18 e Domenica 19 Luglio si terrà il Primo appello di Tesi, relativo all’anno accademico 2018-2019.

Corsi di Formazione Musicale – “CFM di Siena”

Sono corsi di introduzione e di perfezionamento musicale al Jazz e alle numerose musiche contemporanee da esso derivate, come la Fusion, il Funky, la Musica Latina, il Blues, il Jazz-rock, e stili simili. Questi corsi inizieranno insieme ai corsi pre-accademici di base e ai nuovi corsi propedeutici per l’inserimento al Triennio universitario e ai corsi della PPO – Peter Pan Orchestra, Lunedì 5 Ottobre.

Corsi SJU – Siena Jazz University

Sono i corsi di Alta Formazione Artistica Musicale per il Diploma accademico di Primo e Secondo Livello in pianoforte, chitarra, contrabbasso, basso elettrico, tromba, trombone, clarinetto, sassofono, batteria e percussioni e canto. I primi recuperi delle lezioni che non è stato possibile effettuare durante il periodo di lockdown inizieranno a fine Agosto e termineranno a fine Ottobre.

Di particolare importanza saranno i SJU-STAGE (gli stage dei corsi Siena Jazz University), le mini-residenze organizzate da Siena Jazz per gli studenti del Triennio. Queste lezioni veramente speciali, che termineranno ognuna con un concerto a dimostrazione del lavoro svolto per l’occasione, si terranno presso il Teatro dei Rozzi

con il seguente calendario:
3°SJU-STAGE, dal 4 al 6 Ottobre, con il sassofonista Jasper Bloom, docente Conservatorio di Amsterdam. L’esibizione finale del Martedì sera, con inizio alle ore 21.30 sarà ad ingresso libero;

4°SJU-STAGE, dal 18 al 20 Ottobre, con il bassista Ronan Guilfoyle, docente Conservatorio di Dublino. L’esibizione finale del Martedì sera, con inizio alle ore 21.30 sarà ad ingresso libero;

5°SJU-STAGE dal Primo al 3 Novembre, con il contrabbassista Joe Sanders (tbc).

L’esibizione finale di Martedì 3 Novembre, con inizio alle ore 21.30 sarà ad ingresso libero;

Sempre il 3 Novembre si svolgerà l’OPENING DAY riservato ali studenti del Biennio, che inizieranno le lezioni Mercoledì 4 Novembre 2020.

Martedì 10 novembre, invece si terrà l’OPENING DAY per gli studenti del Triennio, che inizieranno le lezioni Mercoledì 11 Novembre 2020.

Per tutte le informazioni sui corsi e le attività: www.sienajazz.it




La 46^ Alpe del Nevegal aprirà il Campionato Italiano Velocità Montagna 2020

Dal 7 al 9 agosto prossimi la 46^ Alpe del Nevegal avrà il prestigioso ruolo di gara inaugurale delle salite valide per il Campionato Italiano Velocità Montagna 2020. Per la classica competizione automobilistica, organizzata da Tre Cime Promotor Asd, si tratta di un felice ritorno al passato prossimo, visto che già nel 2018, quando esordì nel calendario della massima serie tricolore delle salite, la corsa bellunese rivestì con grande impegno ed onore il significativo e per certi versi delicato compito di aprire la corsa ai vari titoli C.I.V.M. Ormai da parecchie settimane il sodalizio organizzatore, presieduto da Achille “Brik” Selvestrel, sta lavorando con dedizione ed impegno massimi al fine di definire e pianificare ogni aspetto dell’importante evento che, come è ormai assodato, donerà al territorio tanti benefici di visibilità e promozione.

La particolarità del momento, in conseguenza alla nota emergenza COVID-19, ha reso quest’anno ancora più variegato e puntuale l’impegno richiesto agli organizzatori di un appuntamento di grande tradizione come la 46^ Alpe del Nevegal. Per questo, dopo aver attivato,da tempo,i canali di contatto con i rappresentanti del Governo, degli Enti locali e delle Forze dell’ordine, Tre Cime Promotor Asd, in piena sintonia e con il sostegno di ACI Sport, sta procedendo nelle varie fasi dell’organizzazione della competizione attenendosi ai vari DPCM emessi per il contenimento del contagio e seguendo le linee guida definite con i propri Protocolli da parte della Federazione Sportiva Automobilistica, per conto dell’Automobile club d’Italia. Inoltre, fin da ora rivolge un accorato appello alla popolazione tutta, affinché vengano scrupolosamente rispettate, in occasione dello svolgimento della manifestazione, tutte le misure di prevenzione previste dalle varie Autorità governative, regionali e locali. Anche l’edizione 2020 dell’Alpe del Nevegal si disputerà sul classico tracciato che, lungo la strada provinciale 31 “del Nevegal”, si snoda per 5500 metri, dal caratteristico rettilineo di Caleipo fino all’Alpe in Fiore, superando un dislivello fra partenza ed arrivo di 526 metri, con una pendenza media del 9,56%. Il record assoluto della salita venne stabilito nel 2015 dal trentino Christian Merli, su Osella FA 30 Evo Pre, con il tempo di 2.29.20,alla media di 132,7 km/h.

Dal 1954, anno in cui si disputò la prima edizione, come gara sociale dell’Automobile club Belluno, ad oggi, il tracciato della corsa ha subito molte variazioni e modifiche. Le prime edizioni, quelle dell’epoca “pionieristica”, si disputarono su fondo stradale parzialmente sterrato e con lunghezza variabile fra i 6 e i 7,5 chilometri. Nei primi dodici anni se ne svolsero solo nove edizioni, che videro mettersi in luce piloti del calibro di Ernesto Prinoth, “Noris” Giacomo Moioli, Armando Zampiero, Luigi Malanca (al volante di una monoposto Lotus F3), Herbert Demetz, “Matich” e Edoardo Lualdi Gabardi.Dal 1967 al 1973, quando la competizione venne interrotta e si interruppe l’intervento organizzativo diretto dell’Automobile club Belluno, il traguardo venne portato ai 1320 metri della Faverghera. Sugli oltre 11 chilometri del nuovo tracciato si imposero Lualdi Gabardi con la Ferrari Dino, lo svizzero Peter Schetty con l’Abarth 2000, “Noris” con la Porsche Carrera 10 e “Gianfranco” con l’Abarth 2000. Nel 1973, al momento dell’interruzione, il miglior tempo assoluto era stato realizzato da Carlino Ranzato, della Scuderia Venezia Corse, su Fiat 128 Gruppo 1, in 8.53.0 alla media di 82,401 km/h. Dopo una pausa lunga sedici anni, dal 1989 al 1993, grazie all’impegno del Comitato organizzatore Alpe del Nevegal trascinato da Mario Facca e Giuseppe Ferigo, l’Alpe del Nevegal è tornata a rombare su tracciati di lunghezza compresa fra i 5570 metri della sedicesima edizione, vinta da Romano Casasola, su Osella Pa9, e i 6010 metri della ventesima, con l’inserimento della “curva Bisinella”, quando ad imporsi, per la terza volta, fu il titolato Ezio Baribbi, su Osella Pa9/90. Dal 1995, con l’avvento diTre Cime Promotor, la corsa ha trovato una sua importante continuità che la ha vista mettere in fila ben 25edizioni, anche con protagonisti di livello internazionale come il compianto tedesco Georg Plasa e gli austriaci Andreas Gabat e Karl Schagerl, primi nel 2014 e 2016. In questi quasi cinque lustri di gare l’Alpe del Nevegal ha celebrato le gesta di autentici campionissimi come Franz Tschager, vincitore nel 1995 e nel 1997, Pasquale Irlando (1996) e Mauro Nesti, che nel 1999, proprio qui, colse l’ultimo assoluto della sua ineguagliabile carriera. Sul traguardo dell’Alpe si sono esaltati anche piloti veloci e titolati come Andrea De Biasi (2002), Roberto Ragazzi (2005), Omar Magliona (2007), David Baldi (2008), Mirco Savoldi (2010), ma più di tutti hanno scritto momenti memorabili due piloti-simbolo della velocità in salita, entrambi capaci di eguagliare il record di successi di Ezio Baribbi con quattro assoluti: il trentino Christian Merli (2004, 2006, 2013 e 2015) e il trevigiano Denny Zardo (2009, 2011, 2012 e 2017). Nel 2018 c’è stato l’atteso inserimento nel calendario del C.I.V.M. con la nuova affermazione del sardo Omar Magliona (Norma M20 FC Zytek). Sempre Magliona (Osella PA 2000)si è aggiudicato anche l’edizione dello scorso anno, pure valida, come quella di quest’anno, per la massima serie tricolore delle salite.

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Doppio Sogno XX – Remote Control Oltre la delimitazione Villa Pignatelli NAPOLI 25 giugno – 6 luglio 2020

Cosa accade nel secondo millennio? In che direzione si muove il flusso dell’umanità? Se passaggi di secolo comprendono sempre delle grandi trasformazioni storiche e di costume, scavalcare la linea di mille anni è cosa di molte misure più metamorfica. Immersi nel basso medio evo di questa neonata era digitale, ci accorgiamo che siamo fatti di sangue e silicio, che siamo interdipendenti gli uni dagli altri, come stazioni radio che ricevono e trasmettono; e con stupore diveniamo consapevoli del fatto che non è possibile fare a meno degli altri. In questa stagione abbiamo comunicato a più non posso in modalità remota e con tutti i mezzi possibili. Così è successo che, durante il lock-down di questo fatidico anno 2020, ci siamo resi conto del valore della vita e abbiamo sofferto per il distanziamento e il confinamento; in molti hanno pianto la perdita – dello spazio, del tempo, di persone care – ed è divenuto chiaro che il bilancio umano non potrà mai essere comparabile a un bilancio economico. Ora, avendo chiesto all’oracolo, il sessantesimo esagramma del Libro dei Mutamenti, I King, descrive La Delimitazione come un lago prossimo a straripare e dunque, quando il contenimento è necessario, occorre stare fermi, stabilire limitazioni e misure da adottare con coscienza, e, affinché ciò si concluda con buon esito, occorre agire nel pieno disinteresse e in buona fede. L’aspetto positivo è che le barriere, così come vengono poste possono essere spostate, è questa la mossa strategica che richiede l’adeguarsi a una condizione inevitabile senza patire in eccesso. Possibilità illimitate non sono fatte per l’uomo. La pazienza si. Molto è stato detto, sulle cause e le ragioni, ma l’istinto di sopravvivenza indica che è conveniente far quadrare il cerchio per non esondare. Il Pianeta muore! Il Re muore! L’esempio dell’acqua si presta bene a ritrarre l’immagine dell’umanità di tutti i tempi, pervasiva massa vivente che si muove in reticoli di relazioni, giunge ovunque, è mutevole nel mostrarsi, eppure, limpida o torbida che sia, non smentisce la natura che l’accomuna dall’inizio dei tempi. Per fortuna, se la coscienza è viva, l’amore dovrebbe vincere su tutto il resto. Viene da domandarsi quanto fossimo più liberi “prima”, quando correvamo tutto il giorno dietro al vento della società dei consumi. O forse, dopo aver vissuto un’esperienza collettiva col nemico invisibile sulla porta di casa, avendo assieme fatto tesoro del comune bene, sarebbe opportuno trovare tempo per cercare di capire le ragioni sottili di quello che accade oggi, qui e ora. Occorre ripensare il modello di società in cui viviamo riempiendo il vuoto dell’incomunicabilità digitalizzata tra noi e gli altri, iniziando a ricucire anche il rapporto con noi stessi, noi, noi tutti, quegli stessi che finora accettavano l’inaccettabile come plausibile. Tutto questo non è giunto a caso. La pandemia è un monito a cambiare direzione. Come dicevano i Sex Pistols “no one is innocent”. Nessuno è innocente. È giunto il momento di porre nuove basi, uscendo dall’antropismo sciagurato di quest’era, restando uniti e umani, richiedendo con forza una nuova formulazione di società che abbia una visione ampia e generosa, che sia pluralistica e che equamente ripartisca quanto finora è stato sottratto, in cui siano protetti gli animali e l’ambiente al pari della specie umana.Remote Control 2020/Oltre La Delimitazione – è l’edizione 2020 di Doppio Sogno, ventennale rassegna cinematografica, con cui il teatro Galleria Toledo riapre alle attività di spettacolo nei giardini di Villa Pignatelli dal 25 giugno al 6 luglio 2020

Ogni proiezione sarà anticipata da AZIONI!, interventi performativi a cura degli attori Alessandra D’EliaLuciano Dell’AglioAntonio Marfella, Stefano Jotti, con richiamo all’opera letteraria che del film in programma fu materia d’ispirazione, attraverso brevi mise en espace. Toccherà poi allo spettatore definire i limiti del tradimento che certo dovette compiersi nella necessaria traslazione dalla parola alla narrazione filmica, nella suggestione di un’autorialità riacquisita.
Con fiducia si attende il pubblico delle nostre estati, tra mascherine e inevitabile distanziamento sociale, per dare segno di continuità all’impegno di Galleria Toledo, che è assieme esercizio culturale e pratica collettiva.
Di seguito il programma, dettagliato, delle ultime cinque serate della rassegna.

  • Mercoledì 1 luglio 2020, ore 20.30
 
AZIONI!
Dal romanzo “Dracula” di Bram Stoker
interpretazione Alessandra D’Elia e Stefano Jotti
NOSFERATU, IL PRINCIPE DELLA NOTTE (Nosferatu: Phantom der Nacht)
regia Werner Herzog
con Klaus Kinskij, Bruno Ganz, Isabelle Adjani
1979 Germania Ovest/Francia Colore 107 min.

 

Nel 1979 l’eccellente Werner Herzog porta sugli schermi Nosferatu, in principe della notte, per il quale si affida a un cast di protagonisti drammaticamente perfetto, composto da tre attori di assoluto talento: l’incantevole Isabelle Adjani, l’incomparabile Bruno Ganz e il discusso e istrionico Klaus Kinskij, nel ruolo del conte Dracula. Tra letteratura e leggenda, evidente l’omaggio alla versione del 1922 di Murnau, da cui Kinskij attinge apertamente per interpretare la sofferenza degli immortali. In effetti il vampiro, è un prigioniero del tempo, più vulnerabile degli stessi mortali ai difetti e alle passioni della carne. Pertanto, il rimedio, come spiega il dottor Van Helsing, è un paletto conficcato nel cuore. L’”Inestinto” si sposta nella notte del tempo guidato dalla legge del desiderio, quello del sangue umano che è assieme una forma di dominio sull’altro da sé, e una pulsione diabolica tanto esplicitamente sessuata da farlo muovere dalla Transilvania fino alla città degli uomini, pur di possedere il suo oggetto bramato, in questo caso la diafana eroina Lucy. Con lui sopraggiunge anche la peste, il morbo per antonomasia, dipinta nella memorabile sequenza in cui è evidente il richiamo alla Nave dei Folli del pittore visionario Hieronymus Bosch. Verso quali lidi di insensatezza volge l’umanità stolta e cieca? Il corpo del vampirizzato è invaso attraverso le arterie e, una volta svuotato, diviene immortale, il che non determina affatto una condizione di eterna felicità ma rassomiglia piuttosto al tormento di una condanna perpetua, vera e propria maledizione ab æterno. In Azioni! gli attori Alessandra D’Elia e Stefano Jotti ci condurranno tra le iconiche pagine del romanzo di Bram Stoker.
giovedì 2 luglio, ore 21.00

PAESE MIO BELLO
l’Italia che cantava e canta

Concerto per quattro voci e due chitarre
con
Lello GiulivoGianni LamagnaAnna SpagnuoloPatrizia Spinosi
Michele Boné e Paolo Propoli

 

Un concerto a quattro voci per cantare Napoli, l’Italia, e non solo, con lo sguardo rivolto al mondo, alle passioni e le esperienze dei protagonisti. Quattro giovanissimi quando, nel 1979, si sono incontrati per la prima volta in uno spettacolo con la regia di colui che è stato il loro maestro fino alla fine degli anni ’90: Roberto De Simone. Alla sua scuola si sono formati partecipando alla gran parte degli spettacoli e delle composizioni musicali messe in scena. Poi ognuno ha percorso la sua strada con scelte personali tra musica, teatro e cinema. Il titolo “Paese Mio Bello” è ispirato da una raccolta di canzoni popolari registrate da immigrati italiani negli Stati Uniti d’America tra il 1911 e il 1939.Nel programma sono presenti tutte le note, le epoche, i generi cantati e vissuti in quarant’anni e più di attività dai quattro solisti. Un “ri-passo” di storie, emozioni, successi e delusioni condivise. Con la stessa consapevolezza cantano il ‘700 napoletano e le canzoni degli anni ’40/’50, la musica leggera, la tradizione popolare e loro composizioni.
Un concerto che sorprende ad ogni brano. Sempre in bilico tra il ricordo struggente e la voglia di innovazione, di quel nuovo che è linfa vitale per continuare a studiare e ricercare il “magico accordo” nell’armonia di quattro voci.

  • Venerdì 3 luglio 2020 | ore 20.30
AZIONI!
da “Satyricon” di Gaio Petronio Arbitro
interpretazione Alessandra D’Elia e Stefano Jotti

 

LA GRANDE ABBUFFATA (La grande bouffe)
regia Marco Ferreri
con Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni, Michel Piccoli, Philip Noiret, Andrea Ferreol
1973 Francia/Italia Colore 132 min.

 Presentato nel 1973 alla 26° edizione del Festival di Cannes, La Grande Bouffe suscitò uno scandalo immenso, eguagliato solo da Pasolini, due anni dopo, con Salò o le 120 giornate di Sodoma. Di certo non si può raccontare il cinema dissacrante di Marco Ferreri senza una menzione particolare a Rafael Azcona, suo sceneggiatore fin dalle opere giovanili, e agli attori prediletti Mastroianni, Noiret, Piccoli e Tognazzi, qui assolutamente superlativi. Ne La grande abbuffata, autoreclusi interno di una grande villa di Parigi, quattro amici scelgono il proprio destino e decidono di privarsi della vita, in accordo al principio dell’autodeterminazione. Per farlo scelgono la via dell’epicureismo estremo e infatti il film ci immerge in una vanitas crapulenta e abnorme, in cui i protagonisti finiscono col divenire essi stessi parte del macellato esposto, macabra cacciagione umana. La Gola è il peccato capitale di cui qui si narra: nel film si gozzoviglia cibo crudele, tra lame di coltelli, interiora e grasso animale, intingoli e unto; si copula sesso orgiastico consumato smodatamente da uomini senza qualità, esponenti della “falsa coscienza del loro tempo”. L’esercizio dell’arte di morire, in attesa della propria apocalisse personale, diviene epica sadomasochistica della digestione sacrificale, dove la performance del desiderio di morte si compie per dissacrazione violenta, scoppiando letteralmente di cibo, al pari dell’oca che è torturata per produrre foie gras. D’altronde qui non si mangia per vivere, ma per morire. Per il bene del genere umano, l’intelligenza di Ferreri dissemina il film di elementi simbolici che spettacolarizzano la decadenza della società, facendo satira antropologica su un osceno senso della vita, e – tra uova fatali e frattaglie, amoralità sistemica ed eccesso di consumi – ci descrive l’edonismo materialistico di un atroce gourmet sociale che è ancora adesso servito alla mensa della nostra collettività. L’opera letteraria associata al film è Satyricon di Petronio, su interpretazione degli attori Stefano Jotti e Alessandra D’Elia.

Sabato 4 luglio 2020 | ore 20.30

Introduce Patrizia Fusella
docente Letteratura inglese
FILM
cortometraggio 1967 USA B/N 22 min.
regia Alan Schneider/script Samuel Beckett
con Buster Keaton
a seguire
KOYAANISQATSI: LIFE OUT OF BALANCE
regia Godfrey Reggio,
documentario 1982 Colore USA 83 min.
FILM
La maschera attoriale di Buster Keaton, con l’inseparabile pork pie hat, è patrimonio riconosciuto della storia del cinema mondiale. Samuel Beckett è probabilmente il maggiore commediografo del XX secolo. Due icone della drammaturgia si associano in questo lavoro, e l’assurdo finisce sugli schermi, in un atto teatrale non replicabile in quanto, per sua dichiarata natura, filmico. Nel cortometraggio Film, il cui titolo è già di per sé emblematico, il teatro scavalca lo spazio scenico e si insinua nelle strade; si aggira nella città e la fotografa come archeologia industriale. L’occhio della macchina da presa diviene protagonista, quale presenza di un Dio persecutore, onnipresente e terrorizzante, dove si scopre che non è null’altro che il simulacro dell’Io e il suo Doppio. Viene da pensare che il drammaturgo irlandese ci abbia voluto dare l’illusione di scorgere infine Godot in persona, trovando nelle apparenze e nella natura inoffensiva e drammatica dell’anziano Keaton, miracolosamente sopravvissuto al cinema muto, l’unico interprete possibile per raccontare l’Assenza per antonomasia. Dettagli dei costumi ci rivelano che non si è in un ambito di contemporaneità, ma nel primo ‘900 dei silentmovies, dove un passante spaventato ha una fisionomia che rassembra vagamente il volto di Marcel Proust. In pochi sanno dell’ammirazione di un giovane e modernista Samuel Beckett per i linguaggi di Sergej Ėjzenštejn; non è dunque un caso che scelga di affidarsi per la sua prima e unica realizzazione cinematografica al fratello di Dziga Vertov, Boris Kaufman, per la fotografia e all’egregio regista teatrale di origine russa Alan Schneider – affiancati ai densi silenzi del protagonista – nella messa in scena di questo breve e preziosissimo gioiello in motion. Inevitabile anche il parallelo con Totò e Pasolini, a riscattare la dignità dell’attore comico per i posteri e per l’eternità. Un approfondimento critico alla visione sarà curato da Patrizia Fusella, specialista della drammaturgia beckettiana, autrice e docente di Letteratura Inglese, che analizzerà il cortometraggio per il pubblico di Doppio Sogno XX/Remote Control.
KOYAANISQATSI: LIFE OUT OF BALANCE
Koyanisqaatsi è un documentario del 1982 che scatta l’istantanea dello stato del pianeta Terra in un preciso momento temporale – storico, geologico, tecnologico e spirituale –, secondo una formula narrativa che fu accolta come novità assoluta. Con un frenetico ritmo di montaggio, completamente diverso dal taglio dei documentari visti fino a quel momento – fra i quali quelli di Cousteau e Quilici erano certamente tra i più significativi – e il commento sonoro di Philip Glass, il documentario è una ricerca filosofica sulla condizione umana che indaga nel significato dell’esistenza, in relazione all’impatto che la dittatura antropica della scimmia umana ha sui territori dell’ecosistema e sulle altre specie viventi di questo “nostro” pianeta. Questo lungometraggio dal respiro universale, primo capitolo di una trilogia che il regista Godfrey Reggio dedica alla questione ambientale, è uno squarcio post-moderno sulla realtà dell’intero globo terrestre, quando appena si iniziava a parlare di riscaldamento globale, e certamente ha concorso a dare una scossa determinante alla successiva discussione sul clima, che determinò nel 1997 la ratifica del Trattato di Kyoto dove si intendeva operare per ridurre drasticamente le emissioni di CO2 nei successivi cinquant’anni. Sappiamo, col senno di poi, che il Trattato, al pari della voce di Cassandra, è stato largamente ignorato dalle potenze industriali mondiali e molto poco è stato fatto per la salvaguardia dei ghiacciai eterni: con l’attuale risorsa di Google Earth ciascuno può verificare lo stato reale della geofisica terrestre dove, assieme con sensibile riduzione delle aree verdi delle foreste, è sconvolgente osservare la completa scomparsa delle superfici ghiacciate del Polo Nord, ridotte alla sola Groenlandia, e quel che resta dei ghiacciai dell’Antartico e delle principali vette montuose di tutti gli altri continenti. Ciò è probabilmente da milioni di anni a questa parte la più catastrofica delle perdite per l’umanità e non può più essere ignorata. Come nei film di fantascienza hollywoodiani, siamo prossimi a essere protagonisti della prossima emergenza del pianeta azzurro – tra l’incombere dell’innalzamento dei mari e la desertificazione delle terre – a cui sarà difficile, per le generazioni a venire, trovare rimedio. Così, per questa ragione il film che conclude la sezione cinematografica della rassegna DoppioSognoXX/Remote Control – dedicata a una riflessione sulle ragioni e le conseguenze della pandemia causata dal Covid19 – è un invito ad aprire gli occhi sulla nostra realtà contingente, poco rosea, alle cui emergenze è necessario porre immediato rimedio fin da ora, per il bene di tutti i viventi, presenti e futuri. Koyaanisqatsi significa “condizione che richiede un altro stile di vita”.
  • Lunedì 6 luglio 2020| ore 21.00
Enrico Pieranunzi piano solo
plays MovieMusic
in collaborazione con SYNTH jazzin’zone
 Concerto davvero speciale quello che Pieranunzi darà a Villa Pignatelli:
il noto pianista interpreterà infatti alla sua maniera brani famosi da film altrettanto celebri.
Qual è il rapporto profondo tra i suoni e le immagini? Perché a volte di un film ricordiamo più la musica che il film stesso? Cosa aggiunge, o toglie, a ciò che vediamo su uno schermo, il commento musicale del compositore? Domande dalle risposte difficili generate dal connubio affascinante tra musica e “Settima Arte”, un’unione che spesso per il regista e il musicista si tramuta in una grande sfida ma che per nostra fortuna ha dato origine a memorabili sodalizi artistici (Fellini-Rota, Hitchcock-Herrmann, Morricone-Leone). Il Maestro Pieranunzi interpreterà temi scritti da compositori come Michel Legrand , Johnny Mandel, Charlie Chaplin (sì, il geniale uomo di cinema anglo-americano fu autore anche della musica di molti suoi film), Henry Mancini. Una parte cospicua della performance di Pieranunzi sarà naturalmente dedicata alle meravigliose musiche dei nostri Armando Trovajoli, Nino Rota, Ennio Morricone, le cui note evocheranno le immagini di quei film amati da tutti che hanno contribuito a formare il nostro immaginario collettivo. Per tutti gli eventi in programma saranno applicate le misure nazionali di sicurezza e prevenzione rischio contagio da COVID-19, pertanto è consigliato l’acquisto online sui portali: www.azzurroservice.net già disponibile per il concerto Paese mio bello e www.go2.it per Enrico Pieranunzi.
 Doppio Sogno un progetto a cura di Rosario Squillace, Lavinia D’Elia, Lorenza Pensato
in collaborazione con la Direzione regionale Musei Campania, diretta da Marta Ragozzino e con Villa Pignatelli, diretta da Fernanda Capobianco
direzione artistica Laura Angiulli
segreteria Roberta Tamburrelli Anna Fiorile Roberto Alvino
comunicazione Lorenza Pensato
ufficio stampa Simona Martino e Sarah Manocchio
grafica Solimena di Francesco Armitti
si ringrazia Rosanna Naclerio
biglietteria

AZIONI! + cinema: posto unico 5 euro
concerto PAESE MIO BELLO: 15 euro su Azzurro Service
concerto ENRICO PIERANUNZI: 20 euro su GO2
PRENOTAZIONE CONSIGLIATA!
contatti
t.+39 081425037
t.+39 081425824

 




UDINE: Dal Rotary nuove tecnologie anti-contagio per l’Ospedale di Udine

Martedì 30  giugno alle ore 11.00, presso la sala riunioni del IV piano dell’Ospedale S. Maria Misericordia di Udine, si è tenuto l’incontro per la consegna, da parte dei Rotary Club della provincia di Udine, di due ecografi polmonari e di una barella ad alto bio-contenimento. La donazione rientra nell’ambito di un più ampio progetto, finanziato sempre dal Rotary, e volto a dotare la struttura ospedaliera udinese di una serie di tecnologie anti-contagio all’insegna della prevenzione dei pazienti e della sicurezza degli operatori sanitari, sia dentro che fuori dall’ospedale.

Presenti alla cerimonia Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale (ASU FC), dott. Massimo Braganti, il Vicepresidente e Assessore alla salute, politiche sociali e disabilità, cooperazione sociale e terzo settore, delegato alla protezione civile, Riccardo Riccardi, e gli assistenti del Governatore Rotary della provincia di Udine, avv. Anna Fabbro e Otello Quaino, oltre ad alcuni delegati dei Club coinvolti nella donazione.

Investiamo oggi per affrontare le incognite future e per essere pronti a nuove eventuali sfide – ha dichiarato l’assistente del Governatore Rotary della provincia di Udine, avv. Anna Fabbro. – Nell’anno che, quasi profeticamente, era stato definito dal nostro Presidente internazionale quello ‘delle connessioni’, il Rotary ha voluto unire i suoi sforzi per arrivare ad agire con progetti d’impatto. La pandemia ci ha colto di sorpresa ma, dopo un primo momento di incredulità e sconforto, i 13 distretti regionali italiani che raccolgono oltre 900 Club, si sono uniti per moltiplicare il valore dei propri sforzi e predisporre a tempo di record un progetto volto a far fronte alla terribile emergenza sanitaria che il nostro Paese andava affrontando, ragionando sulla necessità di favorire la prevenzione e l’interruzione della catena dei contagi”.




MICHELE MANCIN: RIPARTENZA CON IL SORRISO PER MANCIN A MAGIONE

L’Individual Races Attack vede il pilota polesano, sulla Ferrari 458 Evo di Gaetani Racing, chiudere terzo di classe GT Cup e quattordicesimo assoluto.

Rivà (RO), 30 Giugno 2020 – Il mondo della velocità in salita si è finalmente rimesso in moto, seppur in un contesto del tutto anomalo, come la pista, e senza il calore del proprio pubblico.

I segni lasciati dal Coronavirus sono ancora ben presenti ma, nonostante questo, l’Individual Races Attack, andato in scena Domenica scorsa sul circuito di Magione, ha dato buoni riscontri, con una cinquantina di iscritti che si sono dati appuntamento sul tracciato perugino.

Una festa che, oltre ad essere stata strozzata dalle prescrizioni sanitarie, è stata funestata dalla scomparsa, per un malore quando si trovava nel paddock, di Pasqualino Amodeo.

Le mie più sentite condoglianze per la scomparsa di Pasqualino Amodeo” – racconta Mancin – “così come da tutta Gaetani Racing. Un pilota, un collega, che ci ha salutato vivendo sino all’ultimo momento la propria passione, quella per il mondo dei motori. Ciao Pasqualino.”

Michele Mancin, presentatosi ai nastri di partenza con la Ferrari 458 Evo di Gaetani Racing, si ritrovava a lottare in una classe ridotta a soli tre partenti ma con due termini di paragone importanti: Roberto Ragazzi e Maurizio Pitorri, entrambi sulle più evolute Ferrari Challenge 488.

Ecco quindi che il terzo gradino del podio in classe GT Cup, contornato dal quattordicesimo posto nella classifica generale, sono da considerarsi un risultato più che positivo, in virtù della progressione messa in campo dal pilota di Rivà, al debutto assoluto in quel di Magione.

Una prima sessione di prove libere, nella giornata di Sabato per prendere confidenza con il tracciato, veniva seguita dall’unica manche di libere, complice il malore accusato da Amodeo, ed il polesano iniziava a trovare le giuste misure con staccate e traiettorie di percorrenza.

In gara 1 Mancin cambiava decisamente ritmo, migliorando il proprio parziale di una decina di secondi, pur restando a debita distanza dal duo di testa.

Nella successiva tornata il portacolori della scuderia patavina migliorava ulteriormente, abbassando di due secondi il proprio score, confermando che la strada presa è quella giusta.

Non avevo mai corso in pista con la Ferrari 458 Evo” – sottolinea Mancin – “e non avevo mai visto prima il circuito di Magione. Era tutto nuovo quindi l’obiettivo era quello di togliersi la ruggine con la rossa e cercare di migliorare, con costanza, ma senza rischiare più del dovuto. Siamo scesi qui perchè il desiderio di ripartire era davvero tanto. Il risultato che abbiamo ottenuto ci appaga perchè siamo consapevoli di non poter competere oggi con nomi del calibro di Ragazzi e Pitorri, sia dal lato tecnico ma soprattutto per la differenza di esperienza di guida. La Ferrari 458 Evo è stata perfetta così come tutto il team, da Luca Gaetani a tutto lo staff di meccanici. L’unico neo riguarda il lato emotivo. Correre senza pubblico, quando siamo abituati a centinaia di appassionati che fanno il tifo per noi, è davvero triste. Diventa tutto più freddo. Anche le premiazioni, con un pilota alla volta che saliva a ritirare la coppa, lasciano molto amaro in bocca. Purtroppo dobbiamo portare pazienza ed affrontare questa situazione. Almeno ci siamo ritrovati, tra piloti ed addetti ai lavori, e questa è stata un’emozione indescrivibile.”




NOVARA – CASTELLO VISCONTEO SFORZESCO DAL 23 GIUGNO AL 6 SETTEMBRE 2020

Dal 23 giugno al 6 settembre 2020, il Castello Visconteo Sforzesco di Novara ospita una mostra che documenta oltre cinquant’anni di fotografie di Piergiorgio Branzi (Signa, FI, 1928), uno dei più importanti e riconosciuti interpreti di questa particolare forma d’arte.

 

La rassegna, dal titolo Il giro dell’occhio, curata da Alessandra Mauro, organizzata da Contrasto con Fondazione Forma per la Fotografia e Contrasto Galleria in collaborazione con Fondazione Castello visconteo-sforzesco di Novara e con il patrocinio del Comune di Novarapresenta 60 immagini tra le più iconiche realizzate dal fotografo toscano in mezzo secolo di sguardi sul mondo.

 

LIGNANI Piergiorgio-Branzi-Mykonos-1957

“Il giro dell’occhio in cui ci conduce Piergiorgio Branzi con le sue fotografie – afferma Alessandra Mauro – è un turbine d’immagini e memorie, di ricordi, impressioni e scelte meditate. Di osservazioni coerenti in cui lo sguardo è sempre pronto a percorrere il mondo, tracciare e nominare la visione di profili di terre e di pietre. Una serie di vedute e “rivedute” che comunicano la stessa esperienza esistenziale dell’autore, il suo respiro. Quello di un corpo profondamente attento, lieto di continuare a vivere di meraviglia e di osservazione”.

 

Il percorso espositivo, ordinato per cicli tematici cronologici, delinea una mappa geografica che dalla sua Toscana si sposta verso l’Italia del sud e il Mediterraneo, per poi salire a Parigi e a Mosca, dove Branzi lavorò come inviato della RAI.

 

Si parte idealmente dai chiaroscuri toscani, come omaggio alla sua regione d’origine, con fotografie scattate negli anni cinquanta che appartengono alla prima parte della sua carriera, tutte rigorosamente in bianco e nero per rispettare il cromatismo di quella terra che, secondo Branzi, si gioca tra il grigio grafite e l’ocra spento delle pietre che caratterizzano i palazzi e le strade di Firenze e tra il verde scuro del cipresso e il verde argento degli ulivi che contraddistinguono la campagna toscana.

 

Per Branzi, fotografare significava disegnare; e proprio il disegno divenne una pratica che l’artista non abbandonò mai e che risulta particolarmente evidente in questa serie di scatti, come nelle immagini dell’Arena e del Giardino di Boboli sotto la neve, o in quella del muro nero con suo fratello, spesso usato come modello, rattrappito nel fondo di quella che sembra una bottiglia scavata nella parete.

 

Il viaggio di Piergiorgio Branzi si allarga a tutta l’Italia, in particolare al Meridione, che trovò come un paese arcaico e doloroso e che accomunava con la Spagna e le Grecia, le altre due nazioni che attraversò con la sua macchina fotografica.

Sono immagini che lo stesso Branzi definiva di “realismo-formale” a valenza sociale, che gettavano uno sguardo di attenzione, ma ancor più di compassione, verso una realtà sociale uscita dalla guerra da meno di un decennio.

 

La mostra prosegue proponendo gli scatti realizzati tra il 1962 e il 1966 a Mosca, l’allora capitale sovietica dove Branzi lavorò come inviato della RAI. Quello che ne risulta è l’incontro con la quotidianità di una società, allora misteriosa e certamente poco conosciuta ma in lento e costante mutamento dove, tra i paesaggi urbani innevati e le celebrazioni del regime comunista, ci si trova di fronte a incontri di straordinaria umanità.

 

E poi Parigi che Branzi visse da vero flaneur, girovagando senza meta per le sue piazze, i suoi boulevard e i suoi bistrot, lasciandosi stupire dagli sguardi e sorprendere dagli incontri fortuiti.

L’esposizione si chiude con la sezione dedicata a Le Forme, ovvero alla produzione più recente del fotografo toscano, decisamente più sperimentale.

 

Accompagna la rassegna un volume Edizioni Contrasto.

 

Informazioni per una visita in sicurezza

Per poter garantire la miglior tutela dei visitatori ed evitare al massimo il rischio di contagio la Fondazione Castello di Novara ha attivato le necessarie misure di sicurezza per il contenimento del COVID-19.

L’accesso e la permanenza all’interno di tutte le aree del Castello è facilitato dalla presenza di alcuni ausili, quali una segnaletica specifica, anche direzionale, e cartelli informativi.

Si riportano di seguito alcune informazioni utili alla visita

– l’uso della mascherina è obbligatorio, anche per i bambini di età superiore a 6 anni.

– durante la visita, per l’intero periodo di permanenza all’interno della struttura è necessario mantenere sempre la distanza di sicurezza interpersonale evitando affollamenti.

– per l’accesso alle sale espositive è previsto un numero massimo di persone, secondo slot calcolati su metrature e logistica degli spazi.

– all’interno del Mostra la visita potrà essere svolta sempre lungo il percorso indicato dalla segnaletica e/o dal personale del museo.

– l’utilizzo dell’ascensore è riservato alle sole persone disabili o con problemi di deambulazione.

Si ricorda inoltre che all’interno delle aree del Castello

– sono a disposizione i gel igienizzanti.

– nelle sale espositive della mostra temporanea l’accesso è consentito ad un massimo di 60 visitatori contemporaneamente

– eventuale materiale cartaceo (depliant, mappe ecc…) non deve essere abbandonato negli spazi del Castello; si pregano i visitatori di conservarlo o gettarlo negli appositi cestini.

– non è possibile utilizzare il guardaroba; i visitatori sono pertanto pregati di presentarsi con il minimo di accessori personali, evitando bagagli, nonché zaini e borse voluminosi.

 




UFFICIALIZZATE LE DATE DELLE CLASSICHE ORGANIZZATE DA RCS SPORT

Le corse di un giorno si svolgeranno tutte nel mese di agosto: Strade Bianche aprirà il calendario il 1º, la Milano-Sanremo sarà la prima Classica Monumento l’8 mentre Il Lombardia chiuderà il 15. Confermate le date del Giro d’Italia (3-25 ottobre) e della Tirreno-Adriatico (7-14 settembre). 

Un’immagine di una precedente edizione del Lombardia (foto Dario Furlan)

Milano, 12 giugno 2020 – Il calendario completo delle corse per la stagione 2020 è stato ufficializzato dall’Unione Ciclistica Internazionale (UCI), comprese le classiche di un giorno di RCS Sport.

Si parte il primo agosto con “la classica del Nord più a Sud d’Europa” che si svolgerà nello scenario unico delle crete senesi. Lo scorso anno Julian Alaphilippe e Annemiek Van Vleuten si imposero nella bellissima Piazza del Campo a Siena rispettivamente nella gara maschile e femminile. La Milano-Torino di mercoledì 5 agosto (nel 2019 vittoria di Michael Woods a Superga su Alejandro Valverde e Adam Yates) sarà il trampolino di lancio per la prima Classica Monumento della stagione, la Milano-Sanremo di sabato 8, quando si aprirà la caccia al titolo conquistato da Julian Alaphilippe nel 2019. Mercoledì 12 agosto il GranPiemonte (nel 2019 vittoria di Egan Bernal al Santuario di Oropa) farà da antipasto a Il Lombardia di sabato 15. La Classica delle foglie morte, che storicamente chiude la stagione del grande ciclismo internazionale, quest’anno verrà corsa nel giorno di Ferragosto. Nel 2019 vinse l’olandese Bauke Mollema, davanti ad Alejandro Valverde ed Egan Bernal.

RCS Sport ha commentato: “Prendiamo atto del calendario pubblicato oggi dall’UCI. Come da tradizione le Strade Bianche apriranno la stagione delle corse di un giorno, la Milano-Sanremo sarà la prima Classica Monumento mentre Il Lombardia prenderà il via il giorno di Ferragosto. A questo punto pensiamo a ripartire in sicurezza e ad organizzare le corse nel miglior modo possibile. Queste date in calendario possono essere una nuova sfida per entrare nella storia del ciclismo, dal momento che queste corse non si sono mai disputate in questo periodo, e possono diventare simbolo di ripartenza del nostro paese e del nostro sport.”

Queste le date delle corse di un giorno di RCS Sport:

  • Strade Bianche e Strade Bianche Women Elite: 1 agosto
  • Milano-Torino: 5 agosto
  • Milano-Sanremo: 8 agosto
  • GranPiemonte: 12 agosto
  • Il Lombardia: 15 agosto



Il 15 giugno riaprirà al pubblico l’Oratorio di San Filippo Neri grazie al sostegno di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

Lunedì 15 giugno, dopo quasi quattro mesi di chiusura, riaprono al pubblico i teatri italiani. Nello stesso giorno, alle ore 20.30 la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, insieme a Mismaonda, apre le porte dell’Oratorio di San Filippo Neri, il centro di attività culturali di proprietà della Fondazione da anni messo a disposizione della città di Bologna, con una serata speciale.

Gli ospiti della serata saranno il drammaturgo e regista Edoardo Erba, i cui testi teatrali sono stati rappresentati anche all’estero, e la moglie, l’attrice Maria Amelia Monti. Prima di una chiacchierata con il pubblico sul futuro che ci aspetta, daranno una lettura scenica di Vaiolo, un racconto scritto dallo stesso Erba vent’anni fa, che per il tema sembra ben inserirsi nel contesto attuale. La storia, infatti, racconta della riscoperta di un teatro in un futuro in cui se n’è persa memoria. Si tratta di un’occasione inedita e irripetibile per tornare a teatro dopo la chiusura per l’emergenza sanitaria. L’Oratorio riprenderà poi la programmazione dall’1 settembre.

«Siamo felici di riaprire l’Oratorio, ormai luogo simbolo della cultura della città, interamente sostenuto dalla Fondazione del Monte e aperto a tutti i pubblici, senza costi per la città». dichiara la Presidente Giusella Finocchiaro. «La Fondazione, anche in questo periodo emergenziale, mantiene e rinnova il suo impegno a sostegno della cultura e del ‘sistema teatri’: musica, danza, prosa e spettacolo. Più che mai in un periodo come questo cultura e socialità sono strettamente collegate e tutti abbiamo bisogno di recuperarle in una nuova dimensione».

Mariangela Pitturru, direttrice di Mismaonda, spiega la scelta di accogliere per tutto il 2020 solo i lavoratori dello spettacolo dal vivo, attori e musicisti: «sono loro infatti ad aver subito, molto più di altri dello stesso settore, il danno causato dal lockdown. Migliaia gli spettacoli e i concerti annullati, riprogrammazioni incerte e cachet svalutati a causa del ridimensionamento delle capienze consentite. Questo gesto di solidarietà ci è sembrato doveroso. Se il teatro è un luogo di cura ripartiamo da loro, da chi il teatro lo fa».

Di seguito le prime anticipazioni del programma: la stagione aprirà con il Festival PERFORMAZIONI degli Instabili Vaganti e Francesca Fini, i quali ripenseranno alle proprie performance in dialogo a distanza con il pubblico. Si prosegue con la poetessa Mariangela Gualtieri per il festival MENS-A; Anna Amadori con La forma dell’incandescenza; Elena Bucci e Marco Sgrosso che metteranno in scena per la prima volta in Italia Caduto fuori dal tempo di David Grossman. Torneranno gli spettacoli annullati nel periodo di chiusura, come il progetto La mappa del cuore di Ateliersi; Donna non rieducabile di Ottavia Piccolo; Gli adulti non esistono di Enrica Tesio e Mao; Questo spettacolo si chiama Emilia di Kepler 452, ai quali si uniranno gli interventi di attori e musicisti del territorio, tra cui Gabriele Duma, in un omaggio a Gianni Rodari in occasione del centenario, Francesca Mazza, Maurizio Cardillo, e artisti di fama nazionale come Dario Vergassola e David Riondino con uno spettacolo su Raffaello. Giobbe Covatta parlerà di bullismo e discriminazioni attraverso Celestino, il protagonista dell’omonimo libro di Paola Catella. Riconfermati gli appuntamenti della casa editrice IL MULINO e le rassegne musicali dei festival Musica Insieme e Bologna Festival. Per rispettare le norme di sicurezza sanitaria, si è scelto di mettere in scena solamente monologhi, dialoghi e piccoli ensemble musicali.

L’Oratorio di San Filippo Neri riaprirà con capienza ridotta, 85 posti al posto degli abituali 230, con panche e sedute distanziate. All’ingresso sarà misurata la temperatura e sarà possibile accedere solo su prenotazione via mail all’indirizzo oratoriosanfilipponeri@mismaonda.eu, indossando una mascherina e igienizzando le mani.




Teatro Olimpico, Vicenza JAZZ IS BACK!

Lunedì 15 giugno 2020, ore 21

Teatro Olimpico, Vicenza

JAZZ IS BACK!

Il Teatro Olimpico per gli operatori sanitari

Il primo importante spettacolo dal vivo in Italia dopo il lockdown

nel teatro coperto più antico del mondo

concerto live con

Gianluigi Trovesi & Umberto Petrin

Luca Aquino, Giovanni Guidi & Flo

Claudio Fasoli & Paolo Birro

Paolo Fresu & Daniele di Bonaventura

Paolo Fresu con Lundgren Galliano @ Teatro Olimpico – Vicenza Jazz (di Francesco Dalla Pozza)

Jazz is Back! è il primo spettacolo dal vivo davvero significativo in Italia in un teatro e il primo concerto jazz dal vivo di una certa importanza in Italia e in Europa dopo il lockdown. Tant’è che I-Jazz, l’associazione dei festival jazz nazionali, annuncerà la ripresa dei concerti di jazz in Italia partendo da questo evento, che si terrà nel più antico teatro coperto al mondo, il Teatro Olimpico di Vicenza, con entrata “fisica” esclusiva e gratuita riservata agli operatori sanitari.

Lunedì 15 giugno sarà una data simbolica: in tutta Italia potrà riprende la vita nei teatri e nei luoghi dello spettacolo dal vivo, dopo oltre tre mesi di chiusura per l’emergenza sanitaria.

In questa occasione di grande significato, il Teatro Olimpico di Vicenza sarà tra i primi in Italia a riaprire i battenti al pubblico e ai lavoratori dello spettacolo. Lo farà con un evento straordinario, il concerto Jazz is Back!, che segnerà il ritorno di grandi musicisti sul palco dell’Olimpico a un mese dall’annullamento del festival Vicenza Jazz, avvenuto in conseguenza delle misure di contenimento della pandemia.

Concerto per gli operatori sanitari

Il concerto avrà la forma di una piccola maratona, con ben quattro formazioni che si succederanno sul palco, coinvolgendo alcuni dei massimi protagonisti del jazz italiano, raccolti in tre duetti (Paolo Fresu e Daniele di Bonaventura, Claudio Fasoli e Paolo Birro, Gianluigi Trovesi e Umberto Petrin) e un trio (Luca Aquino, Giovanni Guidi e Flo).

Tutto il pubblico presente in sala sarà costituito esclusivamente da operatori sanitari (medici, infermieri e amministrativi che in questi ultimi mesi hanno lavorato per l’emergenza del Covid-19). Il concerto sarà a loro dedicato dal Comune di Vicenza e da Trivellato Spa (che lo organizzano con la Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza) L’accesso al Teatro Olimpico sarà quindi strettamente su invito, con ingresso gratuito. Il concerto si svolgerà nel più rigoroso rispetto delle normative e ordinanze per gli spettacoli dal vivo, compresa l’applicazione della distanza di sicurezza tra gli spettatori, in seguito alla quale i posti disponibili saranno limitati a un centinaio. Gli strumentisti “a fiato” staranno ad almeno due metri di distanza sia dal pubblico che fra di loro.

Diretta streaming

Il concerto sarà comunque fruibile anche da chi non potrà essere in teatro: sarà infatti trasmesso in diretta streaming sulle pagine social di Vicenza Jazz (www.facebook.com/vicenzajazz/) e in diretta televisiva su TVA (canale 10 del digitale terrestre per il Veneto, canale 273 per le province di Trento e Bolzano; canale 832 su satellite Sky e Tivù Sat a livello nazionale), oltre che sul web tramite le app di TVA per Ios e Android.

Gli artisti

Tutti gli artisti, assolutamente rappresentativi del jazz made in Italy, sia per stili che per differenze generazionali, sono a vario titolo molto legati a Vicenza e al Teatro Olimpico in particolare. Tutti sono comunque molto noti internazionalmente tanto da poter dire che questo è certamente il più importante dei primi eventi in ambito jazzistico, post-lockdown in Europa.

Paolo Fresu @ Teatro Olimpico – Vicenza Jazz 2019 (di Roberto De Biasio)

Il duetto di Paolo Fresu con il bandoneonista marchigiano Daniele di Bonaventura è sinonimo di lirismo venato di mistero: siamo di fronte a una versione dark ed essenziale dell’universo sonoro di Fresu, la tromba più amata del jazz italiano. Tra tempi sospesi e linee fluttuanti, l’intersezione dei mood davisiano-mediterranei di Fresu con gli ingredienti sudamericani introdotti dallo strumento a mantice produce una struggente tensione melodica.

Il sassofonista e clarinettista Gianluigi Trovesi e il pianista Umberto Petrin hanno scritto pagine importanti del jazz italiano sia individualmente che con il loro duo, documentato su dischi che esaltano la capacità di lavorare con la massima fantasia sulle formule del jazz ma anche della musica colta e popolare. È significativo che Trovesi provenga dal paese bergamasco di Nembro, uno dei simboli del Covid-19, nel momento più tragico.

Il pianista Giovanni Guidi, che tra i giovani (ormai adulti) jazzisti italiani è quello che sta riscuotendo i più ampi consensi, anche in virtù della collaborazione con Enrico Rava sin da quando era adolescente, è il trait d’union tra il trombettista Luca Aquino e la cantante Flo, suonando con entrambi in altri organici. Riuniti assieme, i tre faranno con ancor più intensità quel che è per loro spontaneo: guardare oltre i confini del jazz mainstream.

Il duo formato da Claudio Fasoli (sax) e Paolo Birro (pianoforte) pone uno di fronte all’altro due solisti impeccabili e profondi: il veneziano (ma trapiantato a Milano) Fasoli è passato dai fasti dei Perigeo negli anni Settanta ai vertici del jazz europeo nei decenni a seguire; Birro, che a Vicenza è letteralmente di casa, è tra le voci più autorevoli, raffinati e stilisticamente pertinenti del piano jazz italiano.

Direzione artistica: Riccardo Brazzale

Ufficio Stampa: Daniele Cecchini

cell. 348 2350217 – e-mail: dancecchini@hotmail.com

Informazioni

Teatro Comunale di Vicenza – Ufficio Festival

Viale Mazzini, 39 – Vicenza

tel: 0444 324442

vicenzajazz@tcvi.it – biglietteria@tcvi.it

www.vicenzajazz.org; www.tcvi.it