Il biopotere nel pensiero di Callicle

Callicle (Atene, V secolo a. C. – forse seconda metà del V secolo a. C.) è un misterioso sofista, è il principale interlocutore di Socrate nel Gorgia di Platone. La sua figura di giovane ateniese aristocratico e dalle idee antidemocratiche ha indotto gli interpreti a porre varie ipotesi sulla sua identità: oltre al Gorgia, infatti, di Callicle non si hanno notizie in altri testi.

Secondo Callicle le leggi sono soltanto degli artifici che hanno lo scopo di difendere i meno forti, vale a dire quelli con capacità inferiori, ma dall’altra parte ostacolano il raggiungimento del proprio bene da parte dei più forti. Nel corso del dialogo tra Socrate e Callicle, il giovane ateniese, messo più volte in difficoltà dal filosofo, decide sdegnosamente di abbandonare la discussione, lasciando campo libero all’avversario che può terminare da sé il proprio ragionamento, dimostrare che è meglio scegliere una vita morigerata dedita alla filosofia e alla virtù, e narrare un mito escatologico in cui vengono ribaditi questi principi.

Però molti hanno frainteso la filosofia di Callicle. Perché quando Callicle parla dei più forti, sostiene che i più forti sono quelli che riescono a “estroflettere” qualcosa che possa avere una propria autonomia della vita. Sono quelli che hanno la virtù. (Platone, Gorgia 489 c3, 490 a8, 489 e5, 483 c2. Il traduttore italiano F. Antorno non traduce nel testo greco originale la frase (πλέον έχειν) che significa “un avere di più”, frase molto importante per la filosofia di Callicle.

La forza della politica funziona più come volontà politica, come arte, o scienza, attraverso cui la pluralità riesce convivere. Callicle vede la politica nel suo significato essenziale e anzitutto vede l’esperienza del limite. Crede che l’uomo sia forte, perché l’uomo è la volontà della verità. L’uomo così diventa un concetto della realtà transeunte e particolare su cui bisogna agire. E con la sua libera volontà può e deve crearsi il suo mondo.

Questa forza non è una forza deterministica dell’attività umana, ma è lume che fa discernere il bene dal male, è la volontà che aiuta a risollevare i valori crollati, regola che disciplina le cose perché non vadano contro la loro natura. L’uomo è postulato da Callicle attivo e impegnato nell’azione con tutte le sue energie, virilmente consapevole delle difficoltà che ci sono e pronto ad affrontarle e superarle. Secondo Callicle dove vi è una volontà vi è una strada.

Le sconfinate forze dell’azione, delle passioni, dell’intuizione, della fede, convergono in esso, in un’integrità armonica nella quale l’uomo si completa. La volontà umana possiede di guidare la realtà, di piegarla ai propri orientamenti, di farsi artefice della storia. Però qualunque potere è fatto dall’Egemonia del Principe. La potenza, infatti, indica la semplice possibilità di un ente di tradursi in un atto che può realizzarsi o meno.

La concomitanza fra il pensare e il fare c’è anche nella filosofia di Stirner, e nella filosofia di Tommaso d’Aquino. La verità è semplicemente ciò che è, è l’esistenza unica dell’azione e proprio della forza, secondo Stirner. Il fondamento su cui poggia l’unico, il singolo effimero ed immediato, è la sua stessa esistenza fisica e concreta, la sua vita che si dissolve e si consuma. Ma anche la verità, secondo la definizione di Tommaso d’Aquino, è nella corrispondenza del pensiero con l’azione, ed è vera solo la formula di quei movimenti i cui fatti politici sono contestuali all’elaborazione dottrinaria.

Tuttavia, la figura di Callicle ha rivestito un ruolo importante nella storia della filosofia, soprattutto nel pensiero di Friedrich Nietzsche che trovò l’arrembante giovane ateniese ben più persuasivo del sileno Socrate. “Dio è morto”, proclama Nietzsche, operando un totale azzeramento di valori che decreta il rifiuto assoluto di ogni ideale e valore su cui la civiltà ha costruito per secoli la propria regola di comportamento.

L’irruzione del nichilismo tradisce il nulla che ne era il fondamento nascosto; la terra si snatura e va verso la sua decadenza: se Dio è morto non ha più senso parlare di bene e di male, di giusto e di ingiusto, la verità stessa è labile, perché chi dovrebbe conoscerla o constatarla ha perso il potere di ri-conoscerla e fissarla come contenuto di coscienza. L’uomo è stato ridotto a contenitore di coscienza storica, passivo spettatore degli eventi, incapace di vivere il presente. Il sapere non fine a se stesso, ma preludio dell’utile, la storia che grava sulle spalle della società moderna, vanno combattuti perché impediscono all’uomo di “fissarsi sulla soglia dell’attimo”.

Il processo di soggettivazione caratteristico dell’epoca moderna è visto da Foucault come estensione, come tecnica principale del potere; una forma di potere che “è rivolta all’immediata vita quotidiana che categorizza l’individuo, lo segna della sua individualità, lo fissa alla sua identità, gli impone una legge di verità che egli deve riconoscere e che altri devono riconoscere in lui.”

Il nocciolo del potere è il “biopotere”, il potere che si esercita positivamente sulla vita, nel senso che la gestisce, la potenzia, la plasma riuscendo a regolarla e controllarla in modo sempre più capillare e preciso. Il potere è una relazione fra individui e la società è attraversata da rapporti di potere: ogni rapporto sociale è un rapporto di potere perché il soggetto, animato da volontà di potenza, è per sua natura polemico e guerreggiante. Suo oggetto è il corpo dell’individuo e il corpo-specie della popolazione; le discipline del corpo e i saperi che mirano a regolare la popolazione costituiscono i due poli attorno ai quali si è sviluppata l’organizzazione del potere sulla vita.

Apostolos Apostolou

Scrittore e Prof. di Filosofia




Il desiderio è sempre insoddisfatto e sempre risorgente

Amore è donare quello che non si ha a qualcuno che non lo vuole, sosteneva Jacque Lacan. E Vincenzo Cardarelli, poeta, scrittore e giornalista, diceva che l’amore, sul nascere ha di questi improvvisi pentimenti. Se il desiderio è per definizione insoddisfatto e questo succedo siccome quando amiamo noi torniamo a sperimentare in modo abbastanza vivo il senso di solitudine. L’uomo nella sua vita deve pagare per crescere l’insoddisfazione.

Gli psicanalisti e i poeti conoscono che la crescita esiste verso una dimensione adulta’ e rimasta sempre legata anche al desiderio enorme di cogliere ciò che da bambini ci è stato precluso. L’amore (come il desiderio) è il vissuto dell’assenza, è come se noi – come sostiene Aldo Caratenuto – il percorso dell’esistenza, sperimentassimo continuamente un’insoddisfazione profonda nonostante tutto che riusciamo ad afferrare. Il senso d’illimitato è sempre nell’amore. Infatti noi sentiamo non solo un’ apparente pienezza, ma anche che quella pienezza è falsa secondo Aldo Caratenuto. Cosi l’amore è un’insoddisfazione. Misteri dolorosi e fertili della mancanza d’amore.

Il greco filosofo Christos Yannaras scrive: «Quando nasce, l’eros (amore) nasce la vita. Attoniti tocchiamo con mano come possa la povertà dell’esistere trasfigurarsi in ricchezza inattesa di vita. Momenti quotidiani di routine si mutano in esperienza di festa, poiché la quotidianità incarna, ora, la reciprocità della relazione. Non c’è un tempo con un passato e un futuro, né uno spazio più vicino e più lontano. Il tempo è solamente un presente, e lo spazio solamente immediatezza di presenza, Spazio senza spazio la vicinanza, che dimensioni non conosce, dell’Altro, e tempo senza tempo la natura, che conosce solo pienezza, della reciproca offerta di sé. Al primo segno di reciprocità che l’Altro ci accorda, investiamo tutto il nostro naturale istinto di vita. Senza riserve e senza misura. Viviamo solo per l’Altro e grazie l’Altro. Diamo tutto, giochiamo tutto. Ogni garanzia, ogni sicurezza. I nostri legami e i nostri doveri. Il nostro buon nome, il nostro prestigio o la nostra fame. I nostri progetti, le nostre speranze. Pronti a tutto, persino alla morte, a favore dell’essere amato.»

L’amore è la grande nostalgia, la grande assenza (insoddisfatto), perché anche la vita è una grande mancanza. Finalmente la mancanza è l’essenza della vita. E come dirà Massimo Recalcati «La mancanza non è afflizione, pena, mutilazione della vita. Questa è una rappresentazione solo nichilistica. Non è quello che mi interessa. La psicoanalisi mette in luce che la mancanza è generativa, perché essa costituisce il nutrimento vitale del nostro desiderio, che non è solo rimpianto nostalgico per una pienezza irraggiungibile, ma una potenza, una forza, un’energia trasformativa che rende la mancanza condizione di un’apertura verso l’Altro ricca di vita e di mondo, capace di colmare, come scrive il poeta, il cuore dell’uomo… Il desiderio manifesta la mancanza che abita l’essere umano, né è la sua espressione più pura. Come accade agli innamorati che si incontrano dopo un certo periodo di lontananza: non si chiede all’amato cosa ci ha portato, non lo si investe con una domanda rivolta all’avere. La domanda d’amore è sempre la stessa: ti sono mancato? La mia assenza è stata per te una presenza? »

Il desiderio ha il carattere del bisogno, ma maggiormente con il significato di domanda, in altre parole connette il soddisfacimento del bisogno – ma il desiderio non è bisogno- con qualcun altro al quale il bisogno s’indirizza come domanda. Il desiderio è il desiderio della vita come relazione e amore e lo troviamo nel linguaggio che la psicologia dopo Freud ha consacrato come desiderio erotico e come libido.

Apostolos Apostolou

Scrittore e Prof di Filosofia.




Profumo di memoria: un viaggio esperienziale nella cultura e nella storia di Udine

“Profumo di Memoria” dà appuntamento alla cittadinanza lunedì 29 giugno, ore 20:30 al Teatro Palamostre di Udine.

Un viaggio nella storia e nella memoria della nostra città, che parte dalla famosa Viola di
Udine e ripercorre cinque secoli, dalla Serenissima sino ai giorni nostri, che il pubblico
rivivrà grazie a cinque eccezionali ospiti:
Lorenzo Dante Ferro, Maestro profumiere di fama internazionale, creatore di profumi
originali, presenterà il “Profumo di Udine”, concepito per l’evento.
La prof.ssa Fabiana Savorgnan Cergneu di Brazzà, docente universitaria e discendente del Conte di Brazzà, narrerà al pubblico di come il prozio sia riuscito a metà ‘800 a ottenere nelle serre della Villa di Soleschiano di Manzano la “Viola di Udine” color zaffiro e
profumatissima.
Giovanni Geotti fondatore, insieme alla moglie Suzanne Lukas, del famoso vivaio Susi Garden, da anni coltivano le famose Viole di Udine e le Viole di Brazzà e racconteranno al
pubblico i segreti di questi straordinari e profumati fiori;
Danilo D’Olivo, noto maestro pasticciere di vicolo Sottomonte, coniugando l’innovazionecon la tradizione presenterà gli amaretti di Udine;
Gli interventi saranno intervallati da una performance artistica di Tommaso Serratore,
ballerino e coreografo, che attraverso la sua danza inviterà il pubblico a interpretare
sentimenti e stati d’animo del passato e del presente.
“Profumo di Memoria” è un progetto nato dall’intuizione di Mariella Ciani e dal suo amore per la storia e le tradizioni locali: un evento esperienziale per celebrare l’arte, la cultura e la storia del Nostro Friuli.
L’evento è organizzato da Brainery Academy, in collaborazione con il Comune di Udine e
il contributo di Fondazione Friuli e della BCC Banca di Udine.
L’ingresso è libero e si chiede di arrivare possibilmente alle ore 20:00 per consentire un regolare deflusso dei partecipanti in ottemperanza delle misure di contenimento Covid19.
L’evento, inizialmente previsto nel mese di marzo, è di fatto il primo appuntamento pubblico dopo il lungo lock down

L’evento, inizialmente previsto nel mese di marzo, è di fatto il primo appuntamento pubblico dopo il lungo lock down.




Il padre del pensiero Occidentale

Senza dubbio Agostino di Ippona (354-430) si considera come il fondatore del pensiero occidentale. Era lui (il primo pensatore dell’occidente) che ha conosciuto tre libidines insite in ogni essere umano. Libido sentiendi, libido sciendi, libido dominandi (mentre secondo Pascal ci sono tre libidines la libido dominandi, la libido possidendi e la libido amandi.). Libido, chiama Agostino il principio del movimento autonomo degli organi sessuali. É cosi il problema della libido – (sosteneva M. Foucault) – della sua forza della sua origine, dei suoi effetti – diventa il principale problema della volontà. La libido non costruisce un ostacolo esterno della volontà; ne è una parte, o una componente interna. La libido non è neanche la manifestazione di desideri mediarci; è il risultato della volontà allorché questi superi limiti che Dio le ha inizialmente fissati. (Vede: M. Foucault Interventi, colloqui, interviste. Vol. 3, Edizione, Le Feltrinelli, a cura di Alessandro Pandolfi). La libido sentiendi secondo Agostino è una difficoltà, “questa lotta tra la volontà e la libido”. Agostino esamina il dominio dell’istinto sulla mente, sulla volontà e sull’amore. Da qui comincia la teoria della libido. La libido può essere libera come nel processo primario, dove fluttua disancorata da vincoli da rappresentazione a rappresentazione, oppure legata o controllata come nel processo secondario, in cui viene riversata in forme più o meno permanenti verso determinati oggetti. E secondo Freud dalla libido si sviluppano le forme superiori dell’amore, attraverso i due meccanismi dell’inibizione, che ha la funzione di contenere e immobilizzare le manifestazioni della libido nei limiti compatibili con la conservazione della specie, e da cui derivano le emozioni morali (vergogna, pudore, ecc.), e della sublimazione, un processo che trasforma l’energia della pulsione sessuale desessualizzandola e deviandola verso mete non sessuali diverse da quelle originarie, usualmente valorizzate dalla società. Freud con la libido, dimostra il sussistere di una relazione tra la dimensione sessuale e tutte le attività umane, in particolare l’attività artistica, intellettuale e religiosa.

La ” libido dominandi ” è il desiderio del potere, è l’ordine del mondo. La libido dominandi è la potenza della città terrena. Un popolo, infatti, si definisce in relazione a ciò che ama : sulla base di ciò che ama esso fonda la propria unità e costruisce rapporti di subordinazione e ubbidienza. Da qui comincia la teoria di stato di Hegel. Lo Stato secondo Hegel è la sostanza etica consapevole di sé, la riunione del principio della famiglia e della società civile; la medesima unità, che è nella famiglia come sentimento dell’amore, è l’essenza dello Stato; la quale però, mediante il secondo principio del volere che sa ed è attivo da sé, riceve insieme la forma di universalità saputa. Questa, come le sue determinazioni che si svolgono nel sapere, ha per contenuto e scopo assoluto la soggettività che sa; cioè vuole per sé questa razionalità.  Pertanto la città terrena non deve essere identificata con lo Stato. Anche con la libido dominandi di Agostino comincia la teoria di volontà di potenza dell’uomo che troviamo nel pensiero di Nietzsche e di La Rochefoucault. La volontà di potenza è il senso dell’essere, è la vita intesa come forza espansiva e autosuperantesi, cioè è la libido dominandi. Pertanto la molla della vita non è la ricerca del piacere o l’istinto di sopravvivenza, ma la spinta all’autoaffermazione, all’autopotenziamento. La volontà di potenza s’incarna nel superuomo, che è “oltre” non solo perché supera l’uomo del passato, ma anche perché la sua essenza è il continuo autosuperamento di sé,- e forse – è lo sforzo per la libertà creativa, per la continua autrocreazione della vita come libido dominandi. Acquista cosi questo processo della vita, un senso dell’arte, intesa come rappresentazione creativa, (ecco la libido dominandi) interpretativa della realtà, è volontà di potenza,(come forza dell’ uomo) manifestazione della libertà creativa del superuomo. L’essenza creativa della volontà di potenza è essenza ermeneutica, ma anche semiotica, interpretativa e si manifesta nella produzione di valori. Tant’è che uomo vuol dire proprio colui che valuta le cose, come gioco fra significato e significante, dando loro un valore e un senso.

La libido è l’affermazione del desiderio di sapere (curiositas), la forza della scienza, come volontà di dominio. Da qui oggi abbiamo la forza della tecnologia, la svalutazione della regime della scienza. Con il cogito ergo sum Cartesio sembra rifarsi alla filosofia di Agostino e alla sua affermazione Si fallor sum (Se sbaglio esistoAgostino, La città di Dio , XI, 26: « Non qui non est, utique nec falli potest, ac per hoc sum; si enim fallor, sum » («Ciò che non è, non può far niente, tantomeno sbagliare, il che è già far qualcosa; se dunque dubito, sono»), ma in realtà ne capovolge radicalmente la prospettiva: per Agostino, infatti, il dubbio era espressione della verità, e significava che io ho la capacità di dubitare solo in quanto c’è una Verità che mi trascende e rende possibile il mio pensiero. Agostino affermava che la verità esiste: partendo dal dubbio scettico arrivava a una certezza, perché non potrei dubitare se non ci fosse una verità che appunto al dubbio si sottrae. Fu questa intuizione a farlo uscire dal dubbio radicale nel quale egli era caduto durante gli anni bui che precedettero la sua conversione. L’intuizione con cui il dubbio si rende consapevole nella mia mente è già la verità stessa che si fa strada: «Io provo a dubitare di tutto», diceva il filosofo, «ma, certamente, anche con il dubbio più radicale, sono certo che sto dubitando». Dunque: «Si enim fallor sum. Nam qui non est, utique nec falli potest, ac per hoc sum si fallor» («Se infatti mi sbaglio, vuol dire che esisto: chi non esiste non può nemmeno sbagliarsi; dunque, siccome mi sbaglio, esisto»). Almeno fino alla concezione cartesiana, esistevano due tipi di dubbio:il dubbio scettico, un dubbio totale, radicale, che coinvolge tutto l’uomo e porta alla negazione della conoscenza e della verità; il dubbio agostiniano, un dubbio totale, ma non radicale, da cui hanno origine le certezze di cui l’uomo ha bisogno. La filosofia di Agostino fonda il pensiero occidentale è la svalutazione del regime della libertà, della filosofia e della scienza.

Apostolos Apostolou

Scrittore e Prof. di Filosofia.




Il realismo politico di Tucidide La politica come arte

Di solito il realismo politico si caratterizza per il principio di privilegiare l’interesse e la sicurezza nazionale rispetto ad ideologie e problematiche morali e sociali. Tucidide vede il realismo politico con un senso più ampio, cioè come realtà storica attraverso un approccio empirico. Ma anche come l’esperienza del contatto che include le esperienze di posizione, di equilibrio e di supporto.

Il realismo politico secondo Tucidide è il comune (koinon B35). La democrazia è il regime esplicitamente fondato sull’opinione, sul confronto tra le opinioni, sulla formazione di un’opinione comune. La confutazione delle opinioni altrui è ben più che permessa e legittima, essa è addirittura l’ossigeno della vita pubblica (Peri homonoias H 93).

La vita è esperienza, cioè improvvisazione, utilizzazione delle occasioni, tentativi in tutte le direzioni. E il cittadino ha dignità solo quando può scegliere il suo modo d’essere. Perciò il termine polis indica l’ipotetico patto fondato sul reciproco interesse dei politai (cioè cittadini) della città. (Γ 82). Perché come dirà il poeta K. Kavafis: “…. Ti verrà dietro la città. Per le vie girerai: le stesse. E negli stessi quartieri invecchierai, ti farai bianco nelle stesse mura. Perenne approdo, questa città….”

Con altre parole secondo Tucidide il rapporto tra polis e polites (cittadini) non è lo stesso con quello di civis-civitas. Perché nella democrazia ateniese, il potere è nelle mani del popolo: nei tribunali tutti i cittadini sono eguali, e nell’esercito (i cittadini sono anche oplite, cioè soldati) delle cariche la capacità e il merito hanno annullato ogni differenza tra ricchi e poveri. La philotimia (Tucidide III, 82,8) è la virtù dei cittadini. (Nietzsche nella philotimia di Tucidide cerca il concetto dell’uomo superiore.) Euripide ha disegnato nei suoi versi un ritratto lusinghiero della polis democratica, dove regnano libertà e uguaglianza, amicizia e unione.

Libertà, amicizia, eguaglianza è la concordia. Questa ultima è l’unità del sentire e del pensare (homonoia) raggiunta dai cittadini nella determinazione dei fini comuni e delle scelte necessarie per conseguirli. Se non c’è frattura tra l’individuo e la comunità, tra la sua vita privata e quella pubblica, la connessione è una dialettica della pluralità del diverso su cui la dialettica non avrebbe più alcun potere (Tucidide H 97. Sygrasis – Mescolanza. O come dice Aristotele ex anomoion he polis, Politica 3,1277° 5-6, cioè, la città è ineguale). Poiché nella città secondo Tucidide esiste sempre l’antinomia, discorso doppio (Dissoi logoi, cioè discorsi doppi) e l’idea della mutua paura (antipalon deos) necessaria al mantenimento dell’equilibrio. Così la mutua paura (antipalon deos) diventa (isopalo sevas) bilanciato rispetto.

Nella guerra civile esiste la techne politiche, (Protagora 322 b-c) cioè la formazione del cittadino e dei dirigenti, il compito di un processo indicativo che riguarda almeno in teoria, tutti gli uomini. E con questa techne politiche, si può risalire ad una concezione del rapporto di individuo e comunità, di cittadino e stato.

Anche questa è la concezione che Platone in un passo delle Leggi riproduce dicendo che un’educazione rettamente intesa è quella che sa far nascere negli animi fin degli anni dell’infanzia, il desiderio di diventare un perfetto cittadino, capace ad un tempo di obbedire e di comandare secondo giustizia. Socrate accetta il giudizio del tribunale formato dai propri concittadini. Possiamo vedere nel Critone il suo discorso, scambiato tanto spesso per un’arringa moralistica, e uno sviluppo magnifico della fondamentale idea greca della formazione dell’individuo attraverso la propria città. Simodide scriveva: polis andra didaskei, cioè la città educa l’uomo.

Qui posiamo vedere anche la differenza tra Tucidide e Machiavelli. Il realismo politico di Machiavelli è il successo. E il successo per un principe nuovo si misura dalla sua capacità di conservare lo stato. L’introduzione del criterio del successo come unico metro di giudizio politico permette al Machiavelli di distinguere anche all’interno della categoria del tiranno. Il tiranno Agatocle e il tiranno Liverotto da Fermo sono i modelli di realismo politico secondo Machiavelli. Agatocle, e Liverotto da Fermo avevano conquistato lo stato con delitti e efferati. (Principe, cap. XVIII).

Tucidide si differenzia anche dalla dottrina spinoziana dello Stato, esposta nel Trattato politico e nel Trattato teologico- politico. Però quello di Spinoza è un realismo politico condensato sul principio della tolleranza (che significa aggiustamenti e riforme senza rivolgimenti rivoluzionari) e sul dogma come diceva Caillois Roland che sostiene: “il sistema rimane l’uomo muore”.

Il realismo politico di Tucidide non esprime una speranza, perché secondo Tucidide la speranza è una condizione umana molto complessa e articolata fatta di pieni e vuoti, di esplosioni e di ripiegamenti e non è mai un sentire identico (Tucidide E 84-116). Anche l’idea di “ necessità”, considera in maniera troppo compatta situazioni che, invece sono molto differenziate (A,22,1-2). Possiamo dunque dire che il realismo politico di Tucidide diventa una riforma della politica per mezzo della molteplicità delle esperienze vitali.

Apostolos Apostolou

Scrittore e Prof. di Filosofia




PREMIO LUCHETTA 2020, la Presidente di Giuria GIOVANNA BOTTERI annuncia i FINALISTI

È al traguardo della 17^ edizione il Premio Giornalistico internazionale Marco Luchetta
che, nell’anno della pandemia Covid-19, porta con sè un valore aggiunto importante: ricordare le tante
emergenze rimaste in ombra in questi mesi sul “pianeta virale”, perchè guerre, conflitti e carestie si
sono sommati spesso drammaticamente alla diffusione del virus. I reportage dei finalisti 2020 del Premio Luchetta provengono da trincee incandescenti, Asia ed Africa in particolare: ancora una volta l’obiettivo è accendere i riflettori sulle emergenze umanitarie in atto per sensibilizzare istituzioni e cittadini sui diritti dell’infanzia, vero motore del Premio istituito nel 2004 dalla Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin con la RAI, e organizzato da Prandicom.

Giovanna Botteri

La Giuria 2020, presieduta dalla giornalista Giovanna Botteri corrispondente RAI da Pechino, annuncia
oggi le terne finaliste delle cinque categorie del Premio Luchetta. I vincitori saranno proclamati nel mese
di giugno 2020. «Da 17 anni il Premio Luchetta ha qualcosa di unico, che lo rende speciale: continua
ad illuminare le tragedie che colpiscono i più fragili, i più indifesi – spiega Botteri – Continua a raccontare la peggiore delle violenze: quella che colpisce i bambini. In questi mesi abbiamo tutti raccontato solo un’unica emergenza, quella causata dalla pandemia che ha investito l’intero pianeta.
Ma migliaia di indifesi han continuato a morire, anche ma non solo per il corona virus. Ed i reportages premiati dal Luchetta continueranno a raccontare queste tragedie. Per sensibilizzare e non dimenticare».
Per la categoria Tv News si contenderanno il Premio Luchetta 2020 Perrine Bonnet, che ha raccontato su Envoyé special di France2 le storie dei bimbi boxeur thailandesi, avviati sin da piccoli a combattimenti sui quali si intrecciano macabre scommesse e che gli arbitri fanno proseguire sino all’estremo pur di alzare la posta in gioco; Pumza Fihlani, che per BBC News ha documentato come in Madagascar si possa marcire in carcere sin da bambini, per aver semplicemente rubato poche bacche di vaniglia, in attesa di un processo che forse non arriverà mai; e Sara Giudice, che per il programma de La7 Piazza Pulita ha filmato le migliaia di minorenni sulla rotta balcanica, provenienti da Afghanistan, Pakistan, Siria e diretti in Europa, anche a costo di affrontare animali pericolosi e mine inesplose.

Andrea Frazzetta

Nella sezione Reportage sono in gara Fabio Mancini, che per Doc3 su Rai3 ha raccontato la generazione Hikikomori, giovani che si ritirano dalla vita sociale per
chiudersi nella loro cameretta e vivere, attaccati al pc, relazioni esclusivamente virtuali. In Italia la sindrome colpisce oltre 120.000 ragazzi; Francesca Mannocchi, in onda su PropagandaLive La7 con il focus sulla guerra civile in Yemen del Nord, un conflitto che colpisce soprattutto i più piccoli con malattie, fame e il rischio di indottrinamenti a un futuro di odio e ritorsioni; e Adnan Sarwar di Channel 4, che dal ghetto nero di Cape Flats a Città del Capo, Sudafrica, racconta la storia dell’undicenne Mariezaan, già a capo di in una gang di ragazzini nel quartiere in cui 279 bambini sono rimasti uccisi solo nell’ultimo anno.
Per la stampa italiana la Giuria ha selezionato gli articoli di Davide Frattini per Sette – Corriere della Sera,dalla Terra dei fuochi palestinese: quattro villaggi in Cisgiordania dove vige un’economia basata sull’e-waste, 40 mila tonnellate di tecno-scarti riversate e bruciate nelle discariche illegali, dove i bambini palestinesi cercano le parti di valore; di Nello Scavo, che su Avvenire ha raccontato la storia del bimbo ivoriano Simba, sopravvissuto ai campi libici, soccorso dalla nave Mare Jonio di Mediterranea nell’agosto 2019 e finalmente approdato a Torino insieme alla madre; e di Ilaria Romano, che per Italia Caritas e Internazionale ha raccontato i bambini afghani senza infanzia: nel Paese quattro abitanti su dieci hanno meno di 14 anni e perle famiglie i bimbi diventano una fonte di reddito necessaria.
Tre grandi testate sono in gara per la stampa internazionale al Premio Luchetta 2020: Jason Burke su The Observer, il giornale domenicale edito da The Guardian, racconta la vita nello Zimbabwe, sempre più dura fra fame e sfratti, crisi economica, repressione contro giornalisti e sindacalisti. Morgane Le Cam perLe Monde relaziona da Kanuya Center a Bamako, dove bambini soldato sono arruolati da gruppi armati per combattere in Mali; Antonio Pampliega firma per El Indipendiente la sua corrispondenza sulle spose bambine in Afghanistan, meri oggetti con altissimo valore economico, condannate come criminali dalla giustizia e dalla società quando fuggono da casa per evitare il matrimonio forzato.
Per la sezione fotografia dedicata a Miran Hrovatin sono in gara gli scatti di Cesar Dezfuli, con la foto pubblicata da Le Monde che rientra nel progetto “Passengers-Storia dell’Europa attraverso i migranti”; di Andrea Frazzetta per New York Times, che ha ritratto la povera gente sulla costa inondata del Bangladesh, dove anche i bambini si arrangiano a scavare ciò che resta; e di JM Lopez, già Premio Luchetta 2015 (rapito pochi giorni dopo aver ricevuto il Premio a Trieste e quindi liberato dall’Isis), per gli scatti diffusi da Tam Tam Press sulla comunità Yazida rifugiata in campi profughi con un numero infinito di tende e baracche improvvisate che si allagano quando piove e sono gelide d’inverno.

Enrico Liotti




Quando il coronavirus diventa arte

G.W.F. Hegel nella raccolta titolata “Estetica” (Aesthetik, 1820) spiegava: “L’arte dal lato della sua suprema destinazione è e rimane per noi un passato. Con ciò essa ha perduto pure per noi ogni genuina verità e vitalità, ed è relegata nella nostra rappresentazione più di quanto non faccia valere nella realtà la sua necessità di una volta e non assuma il suo posto superiore. Ciò che in noi ora è suscito dalle opere d’arte è, oltre il godimento immediato, anche il nostro giudizio, poiché noi sottoponiamo alla nostra meditazione il contenuto, i mazzi di manifestazione dell’opera d’arte e l’appropriatezza o meno, di entrambi…L’arte ci invia alla meditazione…La spiegazione sta nell’urgenza di un’arte come cultura e dell’adesione dell’arte alla vita.” [1]

Se possiamo dire che l’arte è l’esperienza della bellezza, questa constatazione conduce alle seguenti domante. Qual è il fattore cioè l’elemento che traduce determinate informazioni dei sensi in esperienza della bellezza? E poi, qual è l’elemento comune che rende esperienza della bellezza una determinata visione, una determinata sensazione del tatto, dell’odorato, del gusto? Ed infine, quale elemento conferisce bellezza? Quale criterio ci permette di distinguere l’arte alta dai primi e immaturi tentativi, l’artista dotato da chi è semplicemente privo di talento? Oggi non c’è nessun elemento o criterio esperienziale.

Molti dicono che nell’arte non c’è niente da vedere. E questo perché l’arte diventa iconoclastica. Un’iconoclastia moderna che non consiste più nel distruggere le immagini, ma nel fabbricare immagini, una profusione d’immagini in cui non c’è niente da vedere come disse Jean Baudrillard. «Tutto il dilemma sta in questo: o la simulazione è irreversibile, non vi è un al di là della simulazione, non è neanche più un evento, è la nostra banalità assoluta, una oscenità di tutti i giorni, siamo nel nichilismo definitivo e ci prepariamo a una ripetizione insensata di tutte le forme della nostra cultura in attesa di un altro evento imprevedibile – ma da dove potrebbe venire? Oppure vi è comunque un’arte della simulazione, una qualità ironica che risuscita ogni volta le apparenze del mondo per distruggerle. Altrimenti l’arte si limiterebbe ormai, come fa spesso oggi, ad accanirsi sul proprio cadavere. Non bisogna aggiungere la stessa cosa alla stessa cosa, e cosi via en abîme: questa è la simulazione povera. Bisogna che ogni immagine tolga qualcosa alla realtà del mondo che in ogni immagine qualcosa sparisca, ma senza cedere alla tentazione dell’annientamento, dell’ entropia definitiva, bisogna che la sparizione resti viva – è questo il segreto dell’ arte e della seduzione. Vi è nell’arte – nell’arte contemporanea come pure probabilmente, nell’arte classica – un duplice postulato, dunque una duplice strategia. Una pulsione di annientamento, di cancellazione di tutte le tracce del mondo e della realtà, e una resistenza contraria a tale pulsione. Stando alle parole di Michaux, l’artista è “colui che resiste con tutte le sue forze alla pulsione fondamentale a non lasciare tracce”…» (vedi: Jean Baudrillard Illusione, disillusione, estetiche. Edizione Sintomi, traduzione di Laura Guarino).

La domanda è: viviamo la fine dell’arte? o viviamo la morte della fantasia? Il passaggio in una società dello spettacolo e in una società dell’informazione, ha portato la morte della fantasia, la morte dell’immaginario. La morte (la morte della fantasia) non è un destino oggettivo, ma un appuntamento. Neppure lei può recarvisi, perché è lei questo appuntamento, ossia la congiunzione allusiva dei segni e delle regole che fanno il gioco. La morte è solo un elemento innocente, e questa è l’ironia segreta del racconto, che lo rende diverso da un apologo moralistico o da una banale storia di pulsione di morte, e fa si che lo si consideri un motto di spirito, nella sublimità del piacere”.

Eppure, questi ultimi mesi che viviamo l’ esperienza della pandemia di coronavirus, l’ arte trova la  tematica che collega atre e vita. La pandemia ha dato una nuova ispirazione agli artisti. Cosi gli artisti si avvicinano la nuova realtà, scalpellano i drammatici eventi della pandemia, le crepe della morte, la volontà che sorge lentamente per la vita che vincerà. Scalpellano il desiderio la necessità, e la vera perdita.

E gli artisti al tempo del coronavirus che cosa possono fare? Gli artisti vengono ispirati da icone delle ultime esperienze. L’arte – con gli artisti che descrivono la nuova realtà del virus -, non diventa uno slogan per il coronavirus ma il motto per una speranza che possiamo vivere, nonostante il virus. L’arte non è il miglior sonnifero, e questo perché l’arte è una preparazione.

L’arte non vuole la vita come un’argomentazione, non vuole una vita gravata dalla paura e una vita piena d’inevitabile disperazione, cioè una vita che scivolava sul telaio nero. L’arte non s’identifica come l’angoscia ma si autodefinisce come domanda, perché chiama la vita.

Così artisti come Duyi Han, che vive tra Shanghai e Los Angeles, ha dipinto un affresco in una cappella in campagna dello Hubei, che presenta medici con mascherine specifiche e guanti, che si chiama “Gli angeli vestono di bianco”.

La pittrice Matsuyama Miyaabi ha dipinto l’imposizione della paura con il coronavirus.

Anche il caricaturista He Kun disegna un padre (con mascherina) che tiene il suo bimbo sulla schiena, l’opera si chiama “Save the Child”. L’arte è tutta qui e cerca trovare un tempo della realtà.

Nell’Europa molti artisti vedono il coronavirus come uno shock della vita. L’artista Fake (Pittore olandese) ha dipinto la “Super infermiera” come un inno a tutti gli operatori sanitari di tutto il mondo.

A Barcellona, in Spagna, artista con nome Tvboy dipinte due dottori un uomo e una donna con ali d’angelo. Gli artisti di oggi descrivono la pandemia di coronavirus ildolore, la paura, ma anche la speranza.

 

Anche lo street artist lucchese Random Guy non poteva rimanere inerte di fronte a questa situazione. Ha fatto una metafora del  celebre quadro che Degas dipinse tra il 1875 e ‘76, rielaborato in chiave quanto mai moderna e attuale. Sul tavolo, al posto del bicchiere dell’assenzio, si trova adesso una bottiglia di amuchina mentre la donna seduta al tavolo porta sulla bocca una mascherina. Il suo sguardo, attento e disperato, andava bene allora come va bene oggi. Amuchina e mascherina, il kit perfetto per cercare di difendersi dal coronavirus.

Di Apostolos Apostolou

Scrittore e Prof. di Filosofia

Note:
1. G.W.F.Heggel , 
Estetica
, Feltrinelli, Milano, pag, 889.




Belforte Gran Shopping, Monfalcone Pioniere in Italia col primo servizio di consulenza psicologica online per gestire ansia e stress da Covid-19

Dopo aver fatto da apripista in Italia a febbraio con il primo servizio di consulenza psicologica in un centro commerciale italiano, il Belforte di Monfalcone ha immediatamente reagito al lockdown, scattato poco dopo, riconvertendo il presidio fisico permanente in una rubrica online di sostegno psicologico, nata nell’ottica di garantire la continuità del servizio e fornire consigli utili per affrontare al meglio il periodo contingente connesso alla pandemia da Covid-19. Gestito da un team di psicologi professionisti per offrire consulenza gratuita su temi come benessere psicologico, potenziamento e riabilitazione metacognitiva, gruppi di auto-mutuo-aiuto, gestione dell’ansia e dello stress, ha mantenuto dunque fede al  proprio nome, Persone al centro. L’iniziativa, ideata da Svicom (società di gestione del centro) e promossa da Orion Capital Managers (proprietà del centro) e Forum Real Estate Management (asset manager), ha da subito ottenuto un significativo riscontro positivo da parte della comunità. E così è stato anche per la modalità del servizio on line, che attualmente si presenta come un palinsesto di video-pillole pubblicate sui profili social presidiati dal centro, attivata per dare una risposta concreta alla situazione mediante consigli utili per gestire ansia, angoscia e paure connesse all’evolversi della pandemia, al distanziamento sociale, alle restrizioni e comportamenti da adottare. Sul sito del centro si possono trovare i recapiti dei professionisti che curano il servizio, che continuano anche le consulenze singole, sempre gratuite, tramite videochiamata: una modalità che ha trovato sin da subito molto riscontro. “Portare per la prima volta un servizio di consulenza psicologica in un centro commerciale, nella sua dimensione fisica ma anche digitale, è una sfida che ci ha appassionato sin dalle prime fasi embrionali e che consideriamo come un importante primato” afferma Sonia Coppolaro, Head of Marketing & Communication Dept. di Svicom “Si tratta di un servizio permanente nato nella logica di iniziare a ripensare l’identità e le funzioni del centro commerciale, alle luce delle nuove complessità che stiamo affrontando e degli scenari che ci troveremo a interpretare.”




GIORNATA MONDIALE DELLA LIBERTA’ DI STAMPA 3 MAGGIO 2020

3 maggio Giornata Mondiale della Libertà di Stampa: un pomeriggio di ConverAzioni live per affrontare temi di attualità dove il protagonista è il giornalismo, i giornalisti e gli editori
Domenica 3 maggio non è una domenica qualunque per chi opera nell’editoria: è la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa.

L’associazione culturale Territori propone una serie di incontri, ‘ConversAzioni’, per valorizzare il significato ed attualizzare l’importanza della libertà di stampa nel 2020. Sono quattro gli appuntamenti proposti per poter riflettere sul giornalismo, sull’editoria e sul ruolo dei giornalisti, senza filtri, a schiena dritta, con la consapevolezza che la ricerca della verità e della notizia premiano anche se alla distanza (spesso troppo lunga).

Ecco il Programma:
Ore 15-16 Sfatiamo il mito delle FakeNews: sui media di riferimento non esistono. Come difendersi e come combattere le notizie che altro non sono che bugie.
Conversazione con Lucia Scajola (NewsMediaset), Michele Brambilla (Quotidiano Nazionale), Franco Ferraro (Sky), Isaia Invernizzi ( L’Eco di Bergamo), Claudio Del Frate (Corriere della Sera)
Conduce Patrizia Corgnati
Ore 16-17 Scrivere e vivere con la paura e sotto scorta.
Conversazione con Michele Albanese, consigliere nazionale Fnsi con delega alla legalità, giornalista sotto scorta. Presidente ‘Unci Calabria, il Gruppo di specializzazione dei cronisti del Sindacato Giornalisti della Calabria
Conduce Angela Panzera
Ore 17-18 Il mestiere del giornalista oggi.
Conversazione con Filippo Paganini (Presidente Ordine Giornalisti Liguria) e Beppe Gandolfo (Consigliere Ordine Nazionale Giornalisti)

Conduce Marilena Lualdi
Ore 18-19 La situazione economica dell’editoria locale al tempo del Coronavirus.
Conversazione con Francesco Saverio Vetere (Segretario Generale Uspi), Gaspare Borsellino (Presidente Italpress), Marco Farina (Vicepresidente Netweek), Valerio Maccagno (Il Saviglianese)
Conduce Enrico Anghilante

Obiettivo di questo progetto è creare nel 2021 il primo Festival della Libertà di Stampa, dedicato a editori e giornalisti

Per adesioni scrivere a info@giornatalibertadistampa.it

 

Hanno aderito al progetto:

www.uspi.it     www.ildiscorso.it

http://www.netweek.it/ www.italpress.com

www.montecarlonews.it   www.sanremonews.it    www.imperianews.it

www.savonanews.it   www.lavocedigenova.it  www.targatocn.it

www.lavocedialba.it   www.torinoggi.it    www.newsbiella.it

www.aostacronaca.it   www.infovercelli24.it    www.newsnovara.com

www.ossolanews.it    www.verbanonews.it   www.varesenoi.it

www.varese7press.it    www.greenplanner.it   www.videonotizietv.it

www.viveresenigallia.it   




3 maggio Giornata Mondiale della Libertà di Stampa

Domenica 3 maggio non è una domenica qualunque per chi opera nell’editoria: è la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa.

L’associazione culturale Territori propone una serie di incontri per valorizzare il significato ed attualizzare l’importanza della libertà di stampa nel 2020. Sono quattro le conversazioni proposte per poter riflettere sul giornalismo e sul ruolo dei giornalisti, senza filtri, a schiena dritta, con la consapevolezza che la ricerca della verità e della notizia premiano anche se alla distanza (spesso troppo lunga).

Il Palinsesto prevede questo programma in fase di ultima definizione:

Ore 15-16 Sfatiamo il mito delle FakeNews: sui media di riferimento non esistono. Come difendersi e come combattere le notizie che altro non sono che bugie. (Conversazione con Giornalisti nazionali e locali)

Ore 16-17 Scrivere e vivere con la paura e sotto scorta. (Conversazione con Giornalisti che convivono con  minacce di ordine mafioso o simile)

Ore 17-18 Il mestiere del giornalista oggi. (Conversazione con Rappresentanti Ordine Giornalisti)

Ore 18-19 La situazione economica dell’editoria locale al tempo del Coronavirus tra radio, tv, on line e carta. Conversazione con gli editori (Uspi)

Il tuo media può aderire all’iniziativa e contribuire alla diffusione nei seguenti modi:

  • Pubblicando il comunicato dell’iniziativa
  • Mandando in onda la diretta dell’evento sulla tua pagina facebook o sul sito del tuo media
  • Facendo un post della diretta sulla tua pagina facebook

Obiettivo di questo progetto è creare nel 2021 il primo Festival della Libertà di Stampa, dedicato a editori e giornalisti.

Tutti coloro che aderiranno quest’anno otterranno:

  • Citazione con link sulla pagina del sito www.giornatalibertadistampa.it
  • Saranno informati e coinvolti (se riterranno) nel progetto Festival della Libertà di Stampa 2021

Il programma dettagliato dell’evento con i nomi degli ospiti delle Conversazioni sarà comunicato il 1^ maggio.

Per adesioni scrivere a info@giornatalibertadistampa.it

Enrico Liotti