LIS: LINGUA ITALIANA DEI SEGNI

A ognuno di noi sarà capitato di incontrare una persona sordomuta e di rimanere affascinati e incuriositi dalla loro lingua. Si chiama Lingua dei Segni Italiana, in acronimo LIS. É una lingua a tutti gli effetti, pur non producendo nessun suono c’è una struttura sintattica e morfologica completa che rende la LIS l’espressione di una comunità: la comunità dei sordomuti.
In Italia ci sono circa 60.000 persone affette da sordomutismo che comunicano tra loro e con gli altri grazie a questa lingua ma il nostro Stato, lo Stato Italiano non la riconosce.
Al mondo più di 40 paesi e la convenzione dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006 riconoscono ufficialmente la LIS mentre nel nostro paese é riconosciuta solo in Sicilia con una legge regionale del 2006.
Per questi motivi un gruppo di ragazzi, tutti sotto i trent’anni, si sono mobilitati per abbattere le barriere della comunicazione e si sono impegnati in un progetto radiofonico, con Radio Kaos ItaLis, per promuovere l’integrazione dei sordi. Questa iniziativa ha avuto un notevole successo e seguito e si é sentito forte e chiaro il fracasso della caduta delle barriere. Solo un muro é rimasto in piedi: lo Stato.
Per superare anche quest’ostacolo é stata creata una petizione online diretta ai componenti del Parlamento. In molti si sono mobilitati per quest’opera, tra tanti il rapper Fabri Fibra che ha girato un video della sua canzone “In Italia” in LIS denunciando la situazione dei sordomuti italiani.
Si sono raggiunte 25.000 firme accompagnate da commenti. L’opinione generale delle persone é che la LIS é una lingua di pari importanza alla lingua italiana.
Si dovrebbe renderne obbligatorio l’insegnamento nelle scuole per formare giovani più consapevoli e tolleranti permettendo così una più facile integrazione, facendo il primo passo verso una più reale democrazia.
Il diritto di comunicare con gli altri é un diritto di cittadinanza fondamentale, come fondamentale é per ogni essere umano il diritto di farsi sentire.
Andando sul sito chance.org/iosegno si può firmare la petizione per rendere il nostro paese un luogo sereno per tutti e per dimostrare che a qualcuno importa veramente.
Anche tramite i social network si può dare voce alla LIS. Sempre di più sono i post o le foto con l’ashtag #iosegno.
Non aggiungiamo difficoltà burocratiche a chi già deve affrontarne di altro tipo, aiutiamo queste stupende persone.

Maya Agostino 



Una colazione filosofica con i fantasmi

Colazione filosofica dedicata ai “fantasmi” stamattina al Teatro San Giorgio di Udine, quarto incontro di Diversipensieri, la rassegna di eventi organizzata dalla Sezione Friuli Venezia Giulia della Società Filosofica Italiana unitamente a CSS Teatro Stabile di Innovazione. Sono intervenute le studiose Beatrice Bonato e Claudia Furlanetto, accompagnate nella loro discussione dalle piacevoli letture degli attori Stefano Rizzardi e Gabriele Benedetti. Sapientemente calibrati tutti gli spunti e i riferimenti letterari, artistici e cinematografici.

Beatrice Bonato ha introdotto il tema del fantasma nella poesia, attraverso le letture di Jacopo da Lentini “Meravigliosa-mente” e “Amore è un desio che ven de core”: oggetto dell’amor cortese è il fantasma inteso come rapporto fra desiderio e immagine (“pinge la simile pintura, così, bella, facc’eo, che ‘nfra lo core meo porto la tua figura”).

Claudia Furlanetto invece, attraverso i brani di Henry James, Jacques Lacan e Sigmund Freud, descrive la struttura del fantasma perturbante: un fantasma che ci angoscia perchè ci è vicino, fa parte della nostra vita, spesso è come uno di famiglia. Viene portato ad esempio il dipinto di Magritte “La condizione umana” ove, grazie all’illusione ottica dovuta alla sovrapposizione del paesaggio sul cavalletto e di quello fuori dalla finestra, si assiste al continuo oscillare tra realtà e immaginazione. Un po’ come la condizione dell’uomo che non vede la realtà per ciò che è ma per come la vede la sua mente o anche nel caso del film di Amenabar “The Others” in cui la protagonista cerca di scacciare i fantasmi ma non ci riesce perchè il fantasma è lei stessa.

E anche con la Bonato ci si chiede se ci si debba liberare dal fantasma e come si possa farlo. Eppure il fantasma consente una mediazione con gli oggetti del desiderio, che fanno anche parte di noi e il patto –  non troppo segreto – è che noi non li distruggiamo e loro non ci distruggano. La soluzione può essere una pacifica convivenza: siamo come “Gli Ambasciatori” del dipinto di Hans Holbein, che ostentano sicurezza ma ad un’attenta osservazione (di lato) si può scorgere un opprimente teschio. Di certo la soluzione non è rifugiarsi nella “rete”, come teorizzato da Spike Jonze nel recente film “Her”. Innamorarsi di una “voce” è come innamorarsi di un fantasma e di sicuro fa meno paura rispetto ad amare una persona in carne e ossa.

Claudio Trevisan




Domenica 23 febbraio 2014, ore 11 Udine, Teatro S.Giorgio DIFFERENZE

Interventi di Pier Aldo Rovatti e Sergia Adamo Letture da testi di J. Derrida, G. Deleuze, M. Foucault, J.M. Coetzee prodotti da teatro css :Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia

“Che cos’è un pensiero che non fa male ad alcuno, né a colui che pensa, né agli altri?” si chiedeva provocatoriamente Gilles Deleuze in Differenza e ripetizione.
Si partirà dalla sua domanda domenica 23 febbraio, nel prossimo incontro del ciclo DIVERSIPENSIERI, a cura della Società Filosofica Italiana Sezione FVG e del CSS, ideato e condotto da Beatrice Bonato. Ospiti Pier Aldo Rovatti, filosofo di formazione fenomenologica, autore di numerosi e importanti saggi, tra cui, di recentissima pubblicazione, Restituire la soggettività, sul pensiero di Franco Basaglia; e Sergia Adamo, docente di Letteratura comparata all’Università di Trieste, studiosa di teoria critica, letteratura post-coloniale, problematiche della traduzione.
Un “pensiero che non fa male a nessuno” è precisamente il tipo di pensiero che ormai sembra trionfare dappertutto e al quale tutti siamo invitati in qualche modo a uniformarci. Un pensiero sintonizzato con lo “spirito del tempo”, aderente alle sue ossessioni, alle sue mode, alle sue parole d’ordine. Un pensiero forse a suo agio persino in un certo discorso odierno sulle differenze, disposto a esaltarle e a lusingarle, ma solo se se diventano moneta corrente, se si lasciano omologare sul mercato delle forme di vita e delle idee. Proprio al contrario, pensare davvero la differenza dovrebbe costringerci a una messa in questione radicale di tanti luoghi comuni: sulla sessualità, sulla salute, sul lavoro, sui diritti, sulla politica. Le risposte potrebbero non essere scontate, né rassicuranti; del resto, come ci suggeriscono i percorsi filosofici e culturali dei nostri ospiti, il pensiero ha compiti diversi dalla rassicurazione.
Il titolo della seconda colazione filosofica, Differenze, coincide dunque non per caso con quello della stagione teatrale di Teatro Contatto. Prendendone sul serio la scommessa, ne ripropone in modo diretto il tema come fulcro degli interventi e dei passi scelti per le letture, a cura di Stefano Rizzardi con Gabriele Benedetti e Rita Maffei. Rileggere pensatori affascinanti e controversi come Deleuze, Foucault, Derrida, significa riprendere le fila di un discorso messo un po’ in sordina, se non interrotto, per farne riaffiorare la ricchezza, le differenti movenze, il potenziale critico e creativo, pur senza nasconderne i lati problematici. Accostate ai loro testi, veri e propri manifesti della filosofia della differenza, alcune pagine del romanziere e saggista sudafricano J.M. Coetzee ne rilanceranno, con forza espressiva e lucidità di sguardo, le questioni di fondo.



Riflessioni sulla”Grande Guerra” e i “sentieri della Grande Gloria”

La giornata di domenica 19 gennaio del TFF è stata dedicata al grande capolavoro di Mario Monicelli girato nel 1959″la Grande Guerra” e dopo è seguito il documentario “i sentieri della Grande Gloria” che è stato un viaggio-intervista fatto da Monicelli,nel 2004, in Friuli nei luoghi  scelti per girare il film. Il periodo in cui fu girato il capolavoro, il 1959,  era particolare a causa del fatto che si era da poco usciti dal disastro della seconda guerra mondiale e il Friuli era un luogo prettamente contadino, non ancora coinvolto dal boom e dalla industrializzazione avvenuta qualche anno dopo. Quello che, molto abilmente, il maestro ha voluto sottolineare al momento delle riprese era il fatto che l’Italia del 1915 era un paese in prevalenza agricolo e che il tasso di alfabetizzazione era molto basso, poi, destrafilomsoprattutto, non essendo ancora diffusi i mezzi di comunicazione di massa e con l’unificazione italiana avvenuta appena 50 anni prima,  era praticamente assente il concetto di Nazione. Un contadino di appena 20 anni, infatti, si trovava a combattere per una patria che a stento conosceva e certe volte non capiva neanche il motivo, gli avevano solo detto che bisognava raggiungere a tutti costi Trento e Trieste, città per loro sconosciute; quel momento infatti è stata la prima occasione, nonostante la tragedia della guerra, in cui ci si trovava gente da ogni parte del Paese a combattere e a condividere qualcosa insieme. Il maestro, Monicelli, anche grazie alla bravura di Alberto Sordi e di Vittorio Gassman, ha voluto evidenziare, l’ingenuità di quei ragazzi qualsiasi portati in una squallida trincea, sotto il tiro di granate. La trincea era un piccolo mondo, variegato…e molti erano abituati a dure condizioni di vita, essendo appunto per la maggior parte contadini che vivevano in umili poderi, altri un po’ meno, a ciò che non si era abituati era il fuoco incessante dell’artiglieria nemica. Sottolinerei, che la maggior parte degli ufficiali erano di complemento, cioè temporanei..erano li solo perchè avevano terminato gli studi superiori e non per l’effettiva bravura in campo militare,…ragazzi anche essi.  sinistrafilmIn quel film ci siamo calati in questo mondo, pieno di ragazzi ingenui, semplici, e genuini..attaccati più alla piccola località di nascita e pieni di pregiudizi campanilistici che alla grande Patria. Ragazzi creduloni che immaginavano i soldati austriaci con la coda come il demonio, ragazzi che erano pronti a svignarsela e allo stesso tempo a fare atti eroici, nella più completa spontaneità; una folla di giovani con i  loro vizi e virtù, portati da un momento all’altro in un fronte di guerra, incoscientemente…coscienza che hanno acquisito quattro anni dopo, in occasione della battaglia sul Piave. Nel documentario  Monicelli  parla senza condizionamenti,  mentre percorre in treno, dopo tanti anni le”location” del film, paesi come Venzone, Gemona del Friuli,  Palmanova e discute  in tutta semplicità con i protagonisti e le comparse del film, con qualche anno in più ma con entusiasmo intatto e rapporto  emotivo dei problemi,  e dei coinvolgimenti vissuti affrontando i momenti della costruzione della sulla visione storica con un film diventato un cult.

                                                                                                                                                                   Andrea F.




Immerso nel paesaggio che non ti aspetti : la Bosnia-Erzegovina

Dopo aver lasciato la molto bella e conosciuta costa dalmata,si incomincia a praticare delle strade piuttosto impervie,il mare e il turismo lo vedi  sempre più’ da lontano e sei sempre più catapultato in un paesaggio meraviglioso,nella natura più’ selvaggia…che a tratti ti può ricordare un film western…quanto più’ vai avanti in queste stradine impervie le montagne si fanno sempre più alte,i villaggi sempre più piccoli..appena passato un piccolo valico di frontiera,lo sguardo ha di fronte a se sempre di più’, piccole e medie cascate,nei sempre più’ radi cartelli stradali non c’è solo la segnaletica tradizionale ,per noi che siamo abituati così,in alfabeto latino ma appare anche quella in alfabeto cirillico. Nelle cime di questi monti sempre meno pieni di vegetazione ma ancora piu ricchi di grotte,cave e sorgenti naturali,si possono ammirare torri e costruzioni che ci portano a un passato lontano…ma non sono semplici fortificazioni o torri di avvistamento come ne abbiamo viste tante nella nostra patria,sono antichi minareti,con accanto le moschee e piccoli fiumi a carattere torrenziale collegati da semplici ponti fatti in pietra.Questo è il segnale che nonostante abbiamo lasciato da poco la turisticamente frequentata costa Dalmata-Croata,siamo in un posto quasi inesplorato e poco conosciuto dal turismo di massa:la Bosnia-Erzegovina.Un piccolo stato al centro dei balcani dove si sono combattute anche recenti guerre,che come si sente spesso parlare nei media,in nome di nazionalismi e credi religiosi,ma la verità assoluta di queste guerre   probabilmente ci è ancora sconosciuta.Continuando a esplorare questo meraviglioso Paese pieno di piccoli villaggi fortificati con minareti e moschee che riportano al passato in cui la zona era provincia(vilayet) dell’impero ottomano, poi contesa dalla potente corona Asburgica,si possono ammirare catene montuose sempre piu’ affascinanti dalle cime innevate e dai sempre meno radi piccoli corsi d’acqua. Al centro di queste catene montuose appena citate si trovano come perle nascoste in un cofanetto,città come Mostar

Mostar

Mostar

.divisa in due dal torrente Neretva e unita da un fantastico ponte in pietra recentemente ricostruito;se si ha la fortuna e la voglia di voler salire in uno dei tanti minareti che compongono la città,quasi come sono  le torri in una cittadina del nostro centro Italia,si ammira in tutto il suo splendore questo piccolo gioiello racchiuso dalla Alpi Dinariche;ma per quanto piccolo si può notare il centro storico di origine turca che quasi somiglia a un bazar del Medio Oriente e la maggior parte della gente ci capita per caso avendo come meta il piu’ noto santuario cattolico di Medjugorje sito nelle vicinanza.E l’ atmosfera mediorientale la assaggi anche nei piatti tipici locali,il burek primo fra tutti,e soprattutto nell’estrema ospitalità e cordialità della gente,ma mettendoci alle spalle Mostar e addentrandoci nel cuore dell alpi dinariche e sempre di piu’ immersi nella natura selvaggia e dopo aver ammirato i piccoli borghi sui dorsali dei monti.ci apparirà il monte piu’ mastodontico con i ghiacciai in vetta:il Bijela dove nasce un altro torrente: la Milijacka che taglia in due il gioiello piu’ bello di questo piccolo stato:la capitale

sarajevo

Sarajevo

SARAJEVO.Autentica città dalle mille culture e dai differenti credi religiosi e,appunto,queste diversità contraddisguono la bellezza di questa città.Infatti si può facilmente passare dal bazar turco dove la maestosa moschea di Hursrav Begov la fà da padrone al centro in stile austriaco del tardo ‘800,con chiese gotiche e una sinagoga,e fermarsi nei piccoli localini dove poter assaggiare l’originale caffè turco e ascoltare la tradizionale musica locale;ma purtroppo la periferia della città è ancora segnata da un conflitto da cui non sono passati ancora venti anni,dove i segni sono purtroppo evidenti e le testimonienze nelle varie mostre allestite al riguardo sono davvero toccanti.Questa è Sarajevo,una città  dalle mille emozioni,che

Travnik

Travnik

difficilmente si dimentica.La Bosnia-Erzegovina continua,con fantastici parchi naturali,e altre cittadine piu’ piccole ma altrettanto interessanti come Travnik ,per un periodo capoluogo della Bosnia Turca,come Visegrad tagliata dal torrente Drina ma unita da un altro ponte in pietra dove lo scrittore Ivo Andric ha trovato ispirazione per un suo noto  libro e come Neum,unico sbocco sull’adriatico del Paese,incastonanata in una baia profonda che ha i caratteri di un vero è proprio fiordo.Io spero di avere trasmesso all’eventuale lettore le emozioni che ho provato io ed è quello che mi prefiggo di fare nei miei articoli successivi

Andrea F.

 




ESISTE UNA SPIRITUALITA’ LAICA? CONFERENZA CON HAIM BAHARIER LUNEDI’ 13 GENNAIO ORE 20.30 POLITEAMA ROSSETTI – TRIESTE

 

 Esiste una spiritualità laica? Requisire la spiritualità in funzione della fede: è un accusa di accaparramento rivolta spesso alle religioni. Secondo Haim Baharier l’accaparamento è facile quando la spiritualità è intesa come aspirazione all’universalismo. Esiste un riferimento alternativo: che la spiritualità non si lasci catturare dalla fede ma recuperi il legame primitivo con la terra, con i presupposti sociali,economici e geopolitici che la terra reclama dai suoi residenti. La Bibbia dice di costruirsi un altare di terra. Ovvero dalla terra deve nascere ogni processo identitario … “Che le tue necessità materiali siano i miei bisogni spirituali” (I. Salanter). In una città storicamente e culturalmente aperta, multi religiosa, come è Trieste una simile riflessione è sembrata opportuna, soprattutto se indotta da una figura preparata e carismatica come quella di HAIM BAHARIER, protagonista di affollatissime conversazioni a Milano, Venezia e in molte città europee dove è celeberrimo per le sue parole chiarissime e stimolanti anche sugli argomenti più complessi. Studioso di Ermeneutica biblica e di pensiero ebraico d’altissimo livello il professore affronterà il pubblico triestino lunedì 13 gennaio alle 20,30 al politeama Rossetti di Trieste.

Il teatro sarà aperto dalle 19,30 e l’ingresso sarà libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

 

Baharier Haim :

Nato a Parigi da genitori ebrei di origine polacca, entrambi passati attraverso l’orrore di Auschwitz, Haim Baharier è stato allievo di Emmanuel Lévinas, uno dei maggiori fi losofi del Novecento, e di Léon Askenazi, il padre della rinascita del pensiero ebraico in Francia. Matematico e psicoanalista, ma anche commerciante di preziosi e consulente aziendale, tiene da molti anni esclusive e memorabili lezioni di ermeneutica ed esegesi biblica. La Genesi spiegata da mia figlia nasce dagli incontri che ha tenuto nell’inverno 2006 al Teatro Dal Verme a Milano, che per l’occasione ha registrato ogni volta il tutto esaurito. Vive con la sua famiglia a Milano

 

La redazione




Pooh. Opera Seconda accompagnati dalla Ensemble Symphony Orchestra 23 nov. Teatro Giovanni da Udine

Abbiamo sempre cantato storie fatte di piccoli e grandi sogni intrecciati alle voglie e alle passioni della gente comune.
In tanti si sono riconosciuti, e tanti cuori che potevano sembrare lontani tra di loro sono riusciti a convivere sotto lo stesso cielo. Ecco perchè, al momento di risvegliare questi undici brani, abbiamo immaginato un film dalla trama aperta, dove gli interpreti si riincontrano e ad ognuno viene data una seconda possibilità di ribadire il proprio ruolo nella vita.180x180
Un’opera dove il cuore guida la mente, e le parole non possono aggiungere nulla a quell’impatto emozionale che solo la musica può dare. Una musica scritta ieri e riscritta oggi, arricchita da nuove parti inedite, pensate per meglio ambientare ogni racconto.
E allora troviamo Sara, la ragazza che dalla periferia “la mattina presto prende treno e va in città”, Pierre, il compagno di scuola di uno di noi, “tu già da noi così diverso”, il Disc jockey che “gli piace la notte e ci vive”, lavorando in una delle prime radio libere del centro, la Femminista che rinuncia perfino all’amore per un ideale da portare avanti “in quelle piazze di Maggio”, l’irrequieta Straniera che “parlava in inglese” e riusciva a incasinare e a rovinare ogni sua storia, Maria, che “camminò sulla marea”, prese l’onda e l’abbracciò per fuggire via da tanti amori senza amore e infine Lindbergh, il sognatore che incontra una luna “silenziosa, stupita e curiosa” nel vederlo sorvolare l’Atlantico in quella notte tra New York e Parigi.
Personaggi lontani ma ancora incredibilmente attuali e veri, che in un tempo pur così differente dal loro, si ritrovano insieme e uniti da un unico profondo bisogno… quello di essere ascoltati per una volta ancora.

Pooh. Opera Seconda accompagnati dalla Ensemble Symphony Orchestra 23 nov. Teatro Giovanni da Udine




A Velia Gotnich il premio speciale “Città di Recanati”

La poetessa cividalese brilla grazie alla sua composizione “Dedicato a te”

Un riconoscimento speciale per una scrittrice della Città Ducale. Al premio letterario “Città di Recanati”, alla sua prima edizione, ha saputo distinguersi la poetessa Velia Gotnich, di Cividale del Friuli, capace di conquistare la giuria con la sua opera “Dedicato a te”. La composizione poetica rappresenta la sua bellissima storia d’amore, sfociata in un matrimonio con tre figli.

Grande soddisfazione, dunque, per l’autrice di casa nostra nell’ambito del concorso nazionale di poesia organizzato dall’Anteas di Macerata, insieme alla Federazione dei pensionati della Cisl Marche, con il patrocinio di Regione Marche, Provincia di Macerata e Comune di Recanati. Al premio hanno partecipato con composizioni inedite i soci Anteas (Associazione nazionale tutte le età attive per la solidarietà) residenti in Italia e aderenti a un organismo di volontariato legato alla Cisl, nato con lo scopo di promuovere la solidarietà specialmente nei confronti dei più deboli, bisognosi e soli, contribuendo così al progresso umano, civile e sociale. A Velia, come detto, è stato attribuito il riconoscimento speciale Anteas Civitanova-Recanati.

Un plauso alla poetessa è stato rivolto dal sindaco di Cividale, Stefano Balloch, che ha recentemente ricevuto in municipio la poetessa, con il primo cittadino che ha espresso parole di elogio «per una concittadina che con una sua poesia è riuscita a vincere un premio importante nella città di Leopardi». Gotnich, da parte sua, molto attiva come volontaria presso il Centro di Aiuto alla vita di Udine, ha espresso soddisfazione per il premio ricevuto e, così come molte persone a lei care l’hanno spronata a partecipare al concorso, rivolge un incitamento ai giovani affinché trovino il coraggio di affrontare esperienze importanti nella vita.




La rivoluzione trasparente

Molte cose stanno cambiando, la chiamiamo crisi. Si è scritto tantissimo a riguardo e molto spesso si è sottolineato come l’etimologia del termine “crisi” nasconda significati positivi e racconti l’opportunità di scoprire nuove vie e orizzonti. Vorrei però andare oltre l’analisi del rallentamento dell’economia occidentale, del calo dell’occupazione, della chiusura di molte attività imprenditoriali, concentrandomi sulla rivoluzione che la nostra società sta vivendo. Assistiamo agli eventi, li guidiamo, li subiamo senza accorgerci che tra noi e la realtà si sta frapponendo una pellicola di plastica trasparente. I cambiamenti sono così veloci che non riusciamo a vedere o a riconoscerli del tutto, vediamo la realtà con gli schemi e le strutture di un passato sempre più remoto che fino a ieri aveva il sapore del presente. La rivoluzione c’è ma è trasparente. Nulla di nuovo nei temi, l’innovazione sta nella velocità del cambiamento.

I temi, appunto, sono due: l’esclusione e l’inclusione. Dobbiamo insomma decidere se attuare politiche e strategie inclusive verso “il nuovo mondo” oppure chiudersi ed escluderci dal cambiamento limitandoci ad estrarre dallo sclerotico stato esistente. Il problema della scelta è acuito dalla crescente velocità del cambiamento, elemento che crea forte incertezza e disorientamento. A tutti i livelli della nostra società si assiste alla tensione tra il mantenimento dei privilegi acquisiti e l’apertura coraggiosa verso il nuovo con il limite che non sono certi gli schemi con cui accoglierlo.

La nostra società, in questo caso l’Occidente, ha il dovere sempre maggiore di aprire un confronto dialettico sulle regole alla base dell’economia e della democrazia con la giusta autocritica e la forza di affrontare questa rivoluzione che, ora trasparente, si manifesterà nella rottura degli schemi insostenibili e obsoleti. Sta a noi decidere se bearci di essere “esclusivi” o confrontarci con il mondo alla ricerca di una soluzione che aumenti l’importanza dell’uomo e del suo ambiente naturale.

Federico Gangi




Intervista al presidente della C.I.L.A. Antonino Gasparo

L’importanza del quotidiano lavoro dei rappresentati delle componenti della vita economica e politica italiana è centrale per l’individuazione delle soluzioni tramite l’analisi critica della realtà, delle normative e delle politiche in risposta all’attuale recessione, possiamo quindi presentare la posizione di Antonino Gasparo, presidente della C.I.L.A., organizzazione sindacale di rilevanza nazionale, con sede centrale a Roma.

Presidente Gasparo, quando nasce la C.I.L.A.?

La Confederazione Italiana Lavoratori Artigiani nacque il 25 settembre 1985 in conseguenza della famosa legge sull’artigianato 443/1985. La legge quadro ha modificato il tetto del numero di addetti dell’impresa artigiana, mentre la precedente legge n.860 del 1956, saggiamente prevedeva, per l’insegnamento all’allievo apprendista, che ad ogni operaio specializzato fosse affiancato un allievo con l’incarico di seguirlo nell’insegnamento. La legge quadro, modificando questo rapporto, che era fissato dieci a dieci (molto utile per il diretto insegnamento con un rapporto uno a uno tra operai e apprendisti), ha previsto invece che l’azienda artigiana possa avere 18 addetti, tra operai e apprendisti, senza necessariamente rispettare il rapporto uno a uno (esempio 17 operai e un apprendista). Pertanto la legge 443/1985 ha aumentato il numero di addetti e alterato il rapporto operai e apprendisti. Stesso schema infatti per l’impresa che svolge la propria attività nei settori delle lavorazioni artistiche, tradizionali e dell’abbigliamento su misura: un massimo di 32 dipendenti, compresi gli apprendisti in numero non superiore a 16; il numero massimo dei dipendenti può essere elevato fino a 40 a condizione che le unità aggiuntive siano apprendisti.

La legge 443/1985 funge da fondamentale spartiacque per l’artigianato italiano, la C.I.L.A come si pone in merito?

Come detto prima, la legge quadro ha alterato l’importante rapporto uno a uno tragli operai delle imprese artigiane e l’apprendista che secondo noi è un tema centrale: l’apprendista deve nascere nella bottega, deve apprendere e sviluppare la preziosa professionalità formatasi durante le otto ore a stretto contatto con il maestro Artigiano al fine di mantenere il livello di qualità richiesto per questo settore cardine dell’economia nazionale italiana. Non solo. Non abbiamo timore di affermare che la legge 443 del 1985 fu il prodotto dell’interesse del mondo industriale ad accedere alle agevolazioni previste per l’artigianato (in particolare per l’Artigiancassa, istituita nel 1952, quale fondo di garanzia e sostegno dell’artigianato); non si spiegherebbe altrimenti l’aumento del numero di addetti nei requisiti definitori dell’impresa artigiana. Infine, la potestà demandata alle Regioni, a cui la Costituzione affida la competenza sull’artigianato, è stato insoddisfacente, nonostante il mandato costituzionale di provvedere all’adozione di normative per la tutela e per lo sviluppo del settore, con particolare riferimento alle agevolazioni per facilitare l’accesso al credito. Infatti, sebbene l’articolo 45 comma 2 della Costituzione reciti: “La Legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato”, da decenni stiamo andando nella direzione opposta proprio dal 1985, considerato che centinaia di migliaia piccoli imprenditori, a causa di responsabili inadempienze, soprattutto da parte delle regioni, si sono trovati in grosse difficoltà finanziarie e impossibilitati, di conseguenza, a fornire alla collettività servizi e prodotti per soddisfare necessità collettive, con ciò provocando indirettamente un danno a tutti noi cittadini.

Qual è quindi la “mission” della C.I.L.A? Quali sono le attività e i servizi per l’impresa?

La C.I.L.A. , che conta 18.000 imprese iscritte in 13 regioni italiane, pone al centro delle proprie attività sindacali prioritariamente la difesa e il sostegno delle micro e piccole imprese con particolare attenzione ai settori dell’artigianato e del commercio misto. La nostra Confederazione ha più volte proposto riforme per interventi agevolativi, tendenti all’annullamento degli eccessivi oneri a carico delle categorie imprenditoriali più fragili e che vogliamo fortemente tutelare, puntando sul sostegno dello Stato all’apprendistato, istituendo, a tal fine, anche un presalario per gli artigiani in pensione, che possono insegnare in bottega l’arte del loro mestiere, acquisito nel corso della vita lavorativa e che sarebbero ben felici di poterlo trasmettere, con tutti i segreti professionali, ai giovani allievi. Questo dovrebbe essere l’obiettivo delle istituzioni: dare una speranza e un futuro alle giovani generazioni. Siamo inoltre molto attenti al tema della responsabilità sociale di alle giovani generazioni. Siamo inoltre molto attenti al tema della responsabilità sociale di impresa. Le mie proposte sono tutte pubblicate sul sito uils.it; si tratta di progetti concreti elaborati anche grazie al nostro I.S.P.A (Istituto di Studi sui problemi dell’Artigianato) che, all’interno della C.I.L.A., studia attentamentela realtà economica e i cambiamenti sociali. A breve, per sostenere ulteriormente i nostri iscritti, intendiamo attivare un Organismo di mediazione nonché un nostro Caaf e un nostro Patronato. Sul nostro sito cilanazionale.org sono spiegati tutti i nostri servizi di assistenza e consulenza.

Quali sono i nodi centrali su cui è necessario un intervento immediato?

In primis, un concreto ed efficace intervento finanziario per le micro e piccole imprese, per evitare che si ripetano comportamenti estremi e dalle conseguenze irrimediabili e permettere loro, al contrario, di poter continuare a lavorare con maggiore serenità. Inoltre, occorrerebbe sostenerle nell’accesso al credito, garantendo, con maggiore flessibilità di quanto fatto finora, le richieste di affidamento creditizio rivolte al sistema bancario. Sarebbe altresì necessario sospendere o quantomeno alleggerire gli oneri fiscali e di avviamento a carico dell’artigiano e rendere più snella la burocrazia, semplificando anche gli adempimenti amministrativi a carico della categoria. Da ultimo, ma non ultimo, richiamare le Regioni ad una maggiore osservanza del dettato costituzionale, laddove viene riconosciuto loro un ruolo di responsabilità assoluta per la tutela e lo sviluppo delle imprese artigiane. Occorre andare oltre l’attuale situazione di stallo, smettendola di parlare dell’articolo 18, ormai obsoleto, che risulta solo un diversivo da dare in pasto alla stampa, per evitare di affrontare problemi più seri come l’apprendistato e la tutela della qualità del lavoro artigiano quali temi da approfondire e da analizzare, per trovare concrete soluzioni, proprio nell’interesse nazionale.

 intervista a cura di Federico Gangi