Il mondo delle meteore

Un giorno di notorietà, l’ebrezza di diventare argomento da social, il cinismo e l’apatia nel mostrare una situazione drammatica con la leggerezza di un selfie. Cosa sta succedendo alle persone? Troppo incentrate sul loro bisogno viscerale di apparire, anche solo per pochi attimi; milioni di meteore che si infiammano ad ogni costo, con ogni mezzo, per quei piccoli pollici all’insù. Non importa se quello squarcio di fama deriva dallo svuotamento completo dell’umanità. È il paradosso della modernità social, la ricerca ossessiva del più ampio consenso di umani possibili attraverso la disumanizzazione di qualsiasi evento. L’egocentrismo è il virus più diffuso degli ultimi anni, equamente distribuito nel genere, nell’età, nel ceto sociale. Quando si viene infettati da questo parassita muore ogni possibile senso del pudore e dell’etica, è il cimitero del buon senso e dell’empatia. Troppo spesso viviamo le situazioni attraverso la condivisione, la nostra immagine digitale vive molte più esperienze del nostro io reale. È il nostro avatar che va in vacanza, prova i piatti, partecipa ad eventi; noi siamo solo il braccio che gli occorre per rimanere vitale in quanto entità digitale. Asimov e i suoi successori predissero l’avvento delle macchine intelligenti, quali possibili antagonisti dell’umanità; ma forse non saranno i robot quelli che porteranno l’uomo all’estinzione. Forse la sua immagine speculare digitale ha già portato l’umanità all’eliminazione dell’umanità reale.

 

Carlo L.




Torna a Forlì la Scuola di filosofia Praxis Dal 27 al 29 lug.

Oltre settanta partecipanti in arrivo da tutta Italia per la quarta edizione, dedicata al rapporto fra “Il possibile e il reale”. Previsti, nel pomeriggio di ogni giornata, incontri filosofici aperti a tutti.

Lorenzo Bazzocchi

La Scuola di filosofia Praxis è nata perché un gruppo di studiosi proveniente dall’ambito universitario (Carlo Sini, Rocco Ronchi, Florinda Cambria, Federico Leoni), insieme a ricercatori impegnati nelle arti performative ma con fortissimi interessi filosofici (Masque Teatro), hanno voluto creare «un luogo in cui la filosofia tornasse ad essere quello che è sempre stata e che non dovrebbe mai smettere di essere: l’ambito nel quale sperimentare e creare nuovi concetti in grado di illuminare il presente e nel quale formulare ipotesi razionalmente fondate sul futuro possibile».

L’edizione 2017 di Praxis, a Forlì dal 27 al 29 luglio, avrà come tema Il possibile e il reale. Vedrà la partecipazione di filosofi provenienti da aree disciplinari diverse: metafisica, epistemologia e teologia.

«La questione intorno alla quale saranno chiamati a discutere» suggerisce il direttore di Praxis Rocco Ronchi «concerne lo statuto del “divenire” che, da sempre, costituisce il problema della filosofia. È esso ancora spiegabile mediante la celeberrima distinzione aristotelica potenza/atto o richiede l’elaborazione di un nuovo quadro categoriale? Quale insegnamento trarre dalla considerazione scientifica dei sistemi viventi? Che contributo può dare la teologia, con particolare riguardo alla formula trinitaria, all’intelligenza del divenire?».

I relatori invitati a presentare le loro tesi sono: per la metafisica

Rocco Ronchi

Gaetano Chiurazzi (Università di Torino), per l’epistemologia Giuseppe Longo (École Normale Supérieure di Parigi), per la teologia Gaetano Lettieri (Università La Sapienza di Roma).

Con loro discuteranno Riccardo Manzotti (IULM, Milano; MIT, Boston), Federico Leoni (Università di Verona), Florinda Cambria (Università di Varese), Manlio Iofrida (Università di Bologna), Giovanni Leghissa (Università Torino), Guido Cusinato (Università Verona), Rocco Ronchi (Università degli Studi dell’Aquila).

Continua inoltre la collaborazione operativa, avviata nel 2016, con alcuni gruppi di ricerca filosofica: Philosophy Kitchen di Torino, Officine Filosofiche di Bologna, Centro Studi Après-coup dell’Aquila e il centro di Ricerca Tiresia di Verona.

Ogni giornata sarà affidata ad un relatore e al suo discussant. La mattina sarà riservata agli iscritti della scuola Praxis, mentre il pomeriggio sarà aperto al pubblico cittadino.




Fossa Mala jazz al via domani con la straordinaria voce di Enrica Bacchia e l’omaggio a Pino Daniele

Sarà il duo Bacchia Zemolin a dare il via giovedì 6 luglio alle 20.30 al fossa Mala jazz nell’omonimo locale di Fiume Veneto, rassegna all’insegna della musica colta e della buona tavola. Bacchia è una delle voci più interessanti nel panorama musicale internazionale, vocal coach, insegnante, performer, ricercatrice. Figlia d’arte si esibisce fin da piccolissima, accompagnata dalle orchestre jazz del padre, dimostrando una disinvoltura e un talento vocale non comuni. Tiene laboratori di canto moderno / jazz e di sperimentazione vocale. Negli anni ’90 viene invitata in Brasile e negli Stati Uniti dove collabora con Bob Stoloff, insegnante del Berklee College of Music di Boston. Poi le sue numerose tournée in Cina che la vedono protagonista nella duplice veste di insegnante, impegnata nella conduzione di stage di canto jazz indirizzato agli insegnanti del Beijing Contemporary Music Institute di Pechino, e di vocalist, nell’ambito delle manifestazioni legate ai Festival Jazz. L’entusiasmante, assidua ricerca dell’essenza del suono della voce umana si è tradotta nel 2007 nella realizzazione del mitico viaggio tra Siberia e Mongolia, alla scoperta del canto armonico, delle simbologie, dei suoni e dei ritmi primordiali delle etnie Tsaatan (gli sciamani – Uomini Renna). Da questa esperienza è nato il suo primo libro: “Mongolia, La Via Dell’Acqua”. È ideatrice del Progetto Musica Percettiva e conduce corsi di Consapevolezza Vocale basati su ricerche all’avanguardia in campo artistico/scientifico, studia i collegamenti tra la teoria scientifica dei Neuroni Specchio, il canto, la musica e il teatro Dal 2000 a oggi partecipa alle Attività Didattiche Interculturali Musicali e di Formazione dell’Associazione Vocal Sound Research Studio (Svizzera) che promuove attività di ricerca e di formazione. È inoltre Membro del Comitato Scientifico Artistico Internazionale del Progetto Interculturale fra Scienza e Arte: ÌNIN One Earth Choir. Assieme al chitarrista Massimo Zemolin proporrà Blues Mediterraneo, omaggio a Pino Daniele.




Filosofia a Casa Cavazzini

Domenica 19 febbraio, una mattinata all’insegna della filosofia a Udine.
Un folto pubblico di appassionati ha partecipato a Casa Cavazzini, splendida sede del Museo d’arte Moderna e Contemporanea al dialogo su “Speculazione e felicità”, nell’ambito del progetto “Filosofia in città 2017 e Filosofia e città- scuole” ideato da Beatrice Bonato ed Enrico Petris per la sezione FVG della Società Filosofica Italiana.
Protagonisti dell’incontro Platone e Socrate su cui si sono misurati, con preziosi spunti da letture tratte dall'”Alcibiade primo” e da un testo di Alessandro Biral, gli studiosi udinesi di adozione, Salvatore Lavecchia e Filiberto Battistin.
Lavecchia plaude agli individui felici, nell’accezione greco-latina del termine (indicante l’avere un buon destino, la rigogliosità, la prosperità), i quali hanno la capacità di produrre relazioni armoniche nelle quali tutti i termini coinvolti riescono a manifestare la loro natura autentica, specchio dinamico in cui riflettersi per attingere luce generativa e così modellare la realtà per farne un kosmos, una sinfonia armonica. Una consonanza di voci che esalta l’identità di ogni singola voce.

Per Battistin ” il meglio di Platone è che ti inchioda su quello che sei”. Tutti noi, in principio, siamo l’ombra di noi stessi, tutti noi nasciamo in una caverna, tutti noi siamo legati da catene. Egli, rampollo di una famiglia aristocratica, fu liberato da Socrate, che non è da meno: “ti chiede se la vita che stai vivendo sia la migliore” o se stai vivendo una vita in prestito, copiando un modello senza essere se stesso. L’enigma del “conosci te stesso” viene risolto da Socrate “imparando dagli uomini di città”.  Socrate è paragonato a una levatrice, egli fa partorire la verità di noi stessi, nonostante così si scopra la cruda bruttezza interiore, il “marciume” da cui siamo appesantiti, resi turpi.
Impegno a conoscersi che secondo Battistin, non ha mai termine: mai ci si può sentire arrivati.
Vivace il dibattito finale con il pubblico, piacevoli gli intermezzi musicali curati dal quartetto d’archi del Conservatorio Tomadini sulle musiche di Daniele Russo.

Luca Trevisan




Onde Mediterranee presenta: “Siria:Dalle stragi di Aleppo all’esodo, nel Medioriente le tensioni del mondo” Udine in SalaAjace Loggia del Lionello31 ott-18:00 (ingresso libero)

Udine, 29.10.2016 – Le Associazioni Onde Mediterranee e Time For Africa, impegnate nella diffusione di una cultura di pace e di convivenza, aprono una finestra di approfondimento sulle tematiche di attualità più drammatiche e dalle conseguenze ancora non del tutto prevedibili. Lunedì 31 ottobre alle 18:00, a Udine in Sala Ajace è in programma un incontro dal titolo “Siria: la guerra mondiale. Dalle stragi di Aleppo all’esodo, nel Medioriente le tensioni del mondo”.

Ciò che sta accadendo in Siria è sempre più una questione mondiale. Per questo è quanto mai necessario parlarne, capire e affrontare questi temi che suscitano tanto interesse e che si riverberano sulla nostra vita quotidiana con il dramma dell’esodo di intere popolazioni fino ai nostri paesi; nell’ambito di Lettere Mediterranee, potremo vivere questo momento di approfondimento sugli scenari e le dinamiche del nostro tempo, realizzato con il contributo della Regione Autonoma FVG, l’ospitalità delComune di Udine e con la collaborazione di Euritmica.

Parteciperanno all’incontro: Mahmoud Ghadri, esule politico e Presidente del comitato italiano per la difesa dei diritti umani in Siria, Emanuele Valenti, giornalista di Radio Popolare, Massimiliano FanniCanelles, dirigente Medico, docente presso l’Università di Bologna e presidente di Auxilia Italia, Camilla Cojaniz, partecipante al progetto archeologico dell’Università degli Studi di Udine in Siria.

Conduce il dibattito Umberto Marin di Time For Africa.

Info: www.ondemediterranee.it – 0432 1744261




Novara: encomio a due agenti polizia municipale

Sono stati consegnati nella mattinata del 6 settembre, nella sala consiliare del Municipio, due encomi speciali ad altrettanti agenti del Comando di Polizia municipale appartenenti al Nucleo operativo Degrado urbano .
Si tratta di Paolo Morra, 46 anni, sposato e padre di due figli, in servizio presso la Polizia municipale di Novara dal 1998, e di Michele Bruzzaniti, 43 anni, convivente, in servizio dal 2007.
La motivazione si lega a un intervento particolarmente delicato del quale Morra e Bruzzaniti si sono resi protagonisti lo scorso 15 luglio.
I due agenti – spiega l’assessore alla Sicurezza Mario Paganini –sono meritevoli di encomio in quanto hanno saputo gestire una situazione che poteva degenerare con grande freddezza e professionalità e, nel contempo, con quell’umanità che deve sempre contraddistinguere ogni tipo di relazione. Durante uno sgombero presso il Centro di Accoglienza dell’ex-Campo Tav, infatti, senza esitazione e con coraggio hanno disarmato un cittadino extracomunitario che aveva fatto resistenza e che, in preda alla disperazione, davanti agli occhi della moglie e dei suoi bambini, minacciava di togliersi la vita con un coltello a lama lunga. Prima che l’uomo riuscisse ad autoinfliggersi un fendente al torace che poteva essergli fatale, gli agenti Morra e Bruzzaniti lo hanno immobilizzato e disarmato, anteponendo la salvezza dell’uomo alla propria incolumità e dimostrando grande senso etico. Accanto a questo fatto va segnalato il valore aggiunto della ricerca di un dialogo chiarificatore: dopo aver richiesto l’aiuto di alcuni altri ospiti del Centro di Accoglienza che potessero fare da interprete, è stato infatti spiegato all’uomo che per il problema si sarebbero valutate altre soluzioni.
Di esemplare modestia e umiltà anche il commento dei due agenti. Abbiamo solo fatto il nostro dovere – commentano – mossi dal timore che la situazione potesse degenerare sotto gli occhi dei bambini. Si tratta di situazioni delicate che devono essere sempre gestite al meglio delle nostre possibilità.
L’assessore Paganini aggiunge infine che – molte persone mi hanno chiesto il perché di questo encomio, altre persone mi hanno fatto osservare che ci sono alcuni dipendenti che vanno oltre le loro mansioni e sarebbero – e lo confermo – da premiare per i loro meriti. Le motivazioni puntuali si possono leggere nell’attestato che abbiamo consegnato. Ma se a qualcuno queste stesse motivazioni non dovessero bastare chiedo io: quanti avrebbero fatto la stessa cosa? In questa domanda c’è già la risposta.




UNA MESSA DAVANTI ALL’OSPEDALE PER CELEBRARE IL GIUBILEO DEL MALATO

Un’occasione per ricordare chi soffre, ma anche chi s’impegna per regalare agli altri un sorriso. Il 4 settembre il Vescovo di Concordia-Pordenone, Mons. Giuseppe Pellegrini, celebrerà una messa nel piazzale del presidio ospedaliero di Portogruaro. La funzione, che inizierà verso le 16.00, cade nell’Anno Santo della Misericordia, voluto da Papa Francesco, ed è una delle tante manifestazioni previste in occasione del “Giubileo del Malato“.

La messa è dedicata ai degenti, agli operatori sanitari e alle associazioni di volontariato che donano il proprio tempo a chi sta vivendo un momento di difficoltà.

“La celebrazione annuale della «Giornata Mondiale del Malato» – si legge nella lettera per l’istituzione della ricorrenza – ha quindi lo scopo manifesto di sensibilizzare il Popolo di Dio e, di conseguenza, le molteplici istituzioni sanitarie cattoliche e la stessa società civile, alla necessità di assicurare la migliore assistenza agli infermi; di aiutare chi è ammalato a valorizzare, sul piano umano e soprattutto su quello soprannaturale, la sofferenza; a coinvolgere in maniera particolare le diocesi, le comunità cristiane, le Famiglie religiose nella pastorale sanitaria; a favorire l’impegno sempre più prezioso del volontariato; a richiamare l’importanza della formazione spirituale e morale degli operatori sanitari e, infine, a far meglio comprendere l’importanza dell’assistenza religiosa agli infermi da parte dei sacerdoti diocesani e regolari, nonché di quanti vivono ed operano accanto a chi soffre.”

Massimiliano Drigo




LO SCRITTORE TURCO BURHAN SONMEZ (NOTTETEMPO) COMMENTA E RICOSTRUISCE A CALDO IL GOLPE

PORDENONELEGGE

PORDENONELEGGE

PORDENONE – Fra gli ospiti piu’ attesi della 17^ edizione di pordenonelegge, in programma dal 14 al 18 settembre, c’e’ senz’altro Burhan Sonmez, scrittore e attivista turco, già avvocato per i diritti civili, Sonmez è stato in passato colpito duramente dalla polizia turca, e salvato dall’associazione inglese Freedom for Torture che si è occupata del suo trasferimento in Inghilterra per le lunghe cure mediche necessarie. Oggi vive a Istanbul, dove è stato uno dei protagonisti del movimento di Gezi Park. Sabato 17 settembre presentera’ in anteprima nazionale a Pordenone il suo nuovo romanzo, Istanbul Istanbul, edito Nottetempo, ambientato nei sotterranei del carcere di Istanbul: la storia di quattro dissidenti, edito da nottetempo. Gli eventi della scorsa notte hanno sollecitato un suo lucido commento e le ipotesi di ricostruzione del golpe, raccolti dalla casa editrice e diffusi attraverso pordenonelegge.

«‘C’è una grande opera di inquinamento delle informazioni da ambo le parti – spiegalo scrittore e attivista turco – A quanto sembra, solo una parte delle forze militari ha tentato il colpo di stato. Si tratterebbe di militari in linea con il religioso islamista Fethullah Gulen, residente negli Stati Uniti. Quattordici anni fa, quando Erdogan salì al potere, Gulen era il suo principale alleato, ma due anni fa hanno rotto e ora si definiscono reciprocamente “il nemico numero uno”. Dagli USA, Gulen ha negato il proprio coinvolgimento nel colpo di stato. E le forze golpiste, definitesi “Concilio di pace”, hanno dichiarato di volere ristabilire nel paese i principi democratici e secolari.
Io abito a Istanbul, sul versante anatolico. Per tutta la notte abbiamo sentito aerei da guerra volare a bassa quota e fortissime esplosioni. Amici e parenti erano in costante contatto fra loro ed erano molto nervosi. È chiaro che si tratta di un tentativo illegale di colpo di stato da parte di militari contro il governo autoritario di Erdogan. Chiunque sia a vincere, comunque, il risultato comprometterà le nostre speranze democratiche. Perché nessuno dei due partiti è mosso da idee libertarie e democratiche. Ieri sera Erdogan ha lanciato un appello alla popolazione affinché scendesse in piazza. E la gente riversatasi per strada scandiva il nome di un uomo (Erdogan), o un richiamo religioso (Allah u Eqber). Non c’è stato alcun accenno alla libertà, alla democrazia o alla tolleranza.
Ieri sera la maggior parte delle forze militare ha agito dalla parte di Erdgoan e ora possiamo dire che hanno vinto. Durante la conferenza stampa di ieri il presidente Erdogan ha detto: “Questo è un ‘dono’ di dio, grazie a questo (tentativo di golpe) avremo la possibilità di ripulire l’intero esercito.”
Ha dichiarato che la popolazione sarebbe dovuta rimanere in piazza ancora un’altra notte. Ora, come molte altre persone, io penso che Erdgoan e il suo governo approfitteranno della situazione. La useranno e avranno una mano più pesante contro i gruppi, la stampa e gli intellettuali democratici. Rafforzeranno il regime autoritario dell’islamismo come hanno sempre sognato di fare.
Le persone democratiche e libertarie come me sono pronte ad affrontare trattamenti duri alla fine di questa lotta. Non importa quali delle due forze vincerà. Alla fin fine, sia l’una che l’altra prenderanno di mira i gruppi democratici, i partiti socialisti e l’opposizione curda».

Burhan Sönmez, traduzione di Laura Pagliara




Trieste ricorda la shoah

Il “Giorno della Memoria” (ricorrenza istituita dal Parlamento italiano, con legge 211 del 20 luglio 2000, per ricordare l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz e lo sterminio e le persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti) è stato celebrato oggi,mercoledì 27 gennaio, anche nella nostra città, con un fitto e articolato programma di cerimonie promosse dal Comune di Trieste insieme ad altre istituzioni, associazioni  e realtà attive sul territorio.

Alle ore 9,00, a cura della Questura di Trieste e dell’Associazione “Giovanni Palatucci Onlus, vi è stata deposizione di una corona d’alloro sulla lapide che nelle carceri del Coroneo ricorda Giovanni Palatucci,già Questore di Fiume negli anni ’40 il quale ,avvalendosi della sua carica istituzionale ha la salvato la vita a circa 5000 ebrei,morendo poi nel campo di concentramento di Dachau il 10 Gennaio 1945.Era presente,in rappresentanza del comune ,il Vicesindaco Fabiana Martini.Subito dopo, a cura dell’Associazione nazionale ex deportati di Trieste, dal Coroneo è partita una marcia silenziosa che ha raggiunto la stazione centrale. Alle ore 10,00, in via Flavio Gioia, è stata deposta una corona del Comune di Trieste sulla lapide che ricorda la partenza dei convogli dei deportati verso i campi nazisti, dal settembre 1943 al febbraio 1945. ,Alle ore 11.00 si è svolta la solenne celabrazione presso,l’ex campo di concentramento e ora monumento nazionale”Risiera di San Sabba” alla quale è intervenuto anche il sindaco di Trieste Roberto Cosolini.Le diverse celebrazioni tenutesi ,in questa città come in altri centri italiani ed europei,non dovrebbero ,a mio avviso,servire solamente per riempire le pagine dei quotidiani o essere la notizia di apertura dei vari telegiornale, ma,anche, aiutare a riflettere.

Il momento storico che stiamo vivendo ,è altrettanto denso di avvenimenti di odio religioso;soventemente avvengono  attentati dal Medio Oriente,all’ Africa e fino all’Occidente Europeo.E’ noto,altresì, che alcuni paesi dell’Unione Europea sono in procinto,o lo hanno già fatto, di alzare muri o barricate per impedire l’accesso nel “Mondo Civile” da parte di una massa di disperati ,in fuga dai loro Paesi in Guerra.Queste barricate non sono molto differenti da quelle che furono innalzate nel ghetto di Varsavia,di Lodz e Cracovia a partire dal 1939 dalle truppe naziste per isolare gli Ebrei,e neanche dal muro che ha diviso in due la città di Berlino dal 1962 al 1989.E’ certo che è d’obbligo difendersi da una folto gruppo di persone che in nome di un “attaccamento” a un credo religioso che rasenta il fanatismo, seminano terrore verso il prossimo.Allo stesso modo è altrettanto certo che alcuni Stati,riconosciuti dal mondo intero quali”culle della democrazia”,sono coinvolti direttamente o indirettamente nei vari focolai bellici che insanguinano soprattutto l’Africa e il Medio Oriente per difendere i loro non trascurabili interessi in campo economico,laddove le uccisioni di massa sono all’ordine del giorno,coinvolgendo anche donne e bambini innocenti.La Storia è ricca di diversi  Personaggi; il Mahatma Ghandi,Malcolm X,Martin Luther King,Nelson Mandela e Madre Teresa di Calcutta;i quali con uno stile di vita semplice, hanno sacrificato la loro vita per far capire che non esistono Esseri Umani appartenenti a diverse categorie.I messaggi che costoro ci hanno lasciato sono innumerevoli e non dovrebbero essere ignorati alla pari dei messaggi che quasi quotidianamente lancia con altrettanta semplicità Papa Francesco.

Andrea Forliano




Carlo Giacomello: la politica è passione, oggi la sfida è programmare bene

Abbiamo avuto il piacere di intervistare il Vice Sindaco di Udine e Assessore con delega alla Pianificazione territoriale Carlo Giacomello.

Facendo un bilancio di metà mandato, cosa si aspettava e cosa no?

L’ingresso in politica, lo confesso, è stato del tutto inaspettato. Mio padre ebbe un ruolo importante nella Giunta Candolini ma non avrei mai immaginato di seguire la sua strada fino a quando alcuni amici mi chiesero di candidarmi. Partito dall’esperienza circoscrizionale dieci anni fa, sono diventato prima Assessore, poi Vice Sindaco. Arrivato a questo traguardo devo dire che l’elemento centrale della mia esperienza è la passione, senza di essa sconsiglio questa strada, partendo dal presupposto che la cattiva politica si combatte solo con la buona politica. In questo momento le risorse sono poche e siamo chiamati a guardare lontano, a programmare (ne sono un esempio le Uti)., a immaginare il futuro in mancanza di soluzioni immediate.

Che differenze ha trovato tra fare l’Assessore e il Vice Sindaco?

Il Vice Sindaco è un ruolo istituzionale molto diverso dall’Assessore, specie in termini comunicativi e di rappresentanza. Si segue fedelmente la linea del Sindaco ma è molto importante mediare in Giunta rispettando la struttura del partito. E’ un impegno faticoso ma appassionante, siamo sottoposti

Quali sono gli obiettivi raggiunti e quali quelli da raggiungere nella pianificazione territoriale?

Nei precedenti cinque anni ero presidente della Commissione Territorio e Ambiente quindi ho seguito da vicino l’iter per la costruzione del nuovo Piano regolatore. Devo ammettere che è una materia che mi ha appassionato moltissimo perché ci si confronta con il territorio dalla a alla z, non è solo decidere cosa e dove costruire ma anche vedere la città nel suo complesso. Urbanistica vuol dire architettura, territorio, confronto con le categorie.

Stiamo attuando e gestendo il nuovo Piano regolatore a consumo zero del territorio per il quale abbiamo ricevuto diversi premi. Abbiamo portato da edificabile ad agricolo ettari di territorio  partendo dal fatto che prima si poteva edificare fino a 140.000 abitanti. Abbiamo ragionato con la gente e piano piano ci hanno seguito forse anche grazie alla crisi. Ora sono i cittadini a chiederci di portare i loro terreni da edificabili ad agricoli, tre anni fa era impensabile una simile inversione di tendenza.

Quali sono gli ultimi aggiornamenti sulle aree dismesse?

E’ un tema forte. Per quanto riguarda le caserme usciremo con il bando per la riqualificazione della caserma Osoppo, la cui zona di dieci ettari è stata suddivisa in vari ambiti (istruzione, ricreativo, residenziale, commerciale). A breve inizieranno i primi interventi nella caserma Piave, mentre la Cavarzerani è destinata all’assistenza straordinaria degli immigrati.

Per le aree private come ex Safau e Dormisch stiamo valutando con attenzione alcune proposte.

Come vede il futuro di piazza Primo maggio?

Il mio sogno è rendere piazza Primo maggio come Prato della Valle a Padova, togliendo i posti auto per renderla vivibile. L’impatto sarebbe fantastico e la potenzialità è fortissima. Chiaramente dovremo agire passo dopo passo, finito il parcheggio, ci concentreremo su via Mercatovecchio, poi sarà la volta di piazza Primo maggio che dovrà diventare un punto di arrivo e non più una via di passaggio. Togliere i parcheggi a raso in  favore del parcheggio in struttura migliorerà sicuramente Udine.

I lavori in corso in via della Faula come cambieranno la zona?

Lei pensi che si tratta del più grande investimento privato, credo, a livello regionale. L’investimento privato è di 5 milioni di euro ed ha rivoluzionato la zona e permetterà di posizionare il terminal studenti delle corriere vicino al cimitero facendo uscire i ragazzi in sicurezza dall’uscita posteriore del Marinelli e del Malignani, oltre alla ciclabile e alle rotatorie. Sono opere che non saremmo mai riusciti a complet