BUON NATALE E FELICE 2019

LA REDAZIONE TUTTA E I COLLABORATORI TUTTI CON LA DIREZIONE E LA SEGRETERIA AUGURANO FELICE NATALE A CHI CON PAZIENZA CI SEGUE DA ANNI E A CHI VUOLE ANCORA SEGUIRRCI…

BUON 2019 AI NOSTRI AMICI




The Big Tartini Band In tour Dal 13 al 15 luglio Ad Aquileia, Trieste e Cordenons

TRIESTE – Al via a tutto jazz il tour della Big Tartini Band, l’Ensemble di 25 elementi del Conservatorio Tartini, diretto da Klaus Gesing. Sono tre gli appuntamenti in calendario, a partire da giovedì 13 luglio, quando The Big Tartini Band farà tappa alle 21 in piazza Capitolo ad Aquileia per il Festival “Nei Suoni dei Luoghi 2017. Il giorno successivo, venerdì 14 luglio, la Band sarà alle 19 nell’Aula Magna P. Budinich della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati a Trieste (via Bonomea 265), protagonista del SISSA – SUMMER FESTIVAL 2017. E infine si esibirà sabato 15 luglio alle 21, al Parco del Centro Culturale Aldo Moro di Cordenons (PN), nell’ambito della rassegna “Musica e Teatro al Parco”. Nel corso del tour la Big Tartini Band proporrà musiche di K. Wheeler, J. Styne (arr. D. Wolpe), B. Mintzer, H. Carmicheal (arr. B. Brookmeyer), R. Rogers (arr. D. Wolpe), S. Simmons (arr. L. Niehaus), M. Davis (arr. A. Zenarolla), M. Schneider.
Composta da 25 elementi che interpretano alcuni tra i più famosi e noti brani del jazz classico e moderno, la “Big Tartini Band” nasce nel 2012 come progetto specifico del Conservatorio Tartini di Trieste per iniziativa di Klaus Gesing compositore, insegnante di improvvisazione e saxofono presso il Conservatorio stesso. La Big Band comprende tutti gli organici classici del jazz e svolge un importante ruolo nel campo dell’insegnamento tant’è che per suonare tra le sue file sono richieste tutte le principali capacità che devono possedere gli artisti di questo genere musicale. II programma della Band copre tanti stili diversi, dai classici di Duke Ellington e Count Basie fino a brani di compositori moderni come Maria Schneider e Chick Corea. Particolare importanza viene data alla presentazione di composizioni scritte da studenti del corso di jazz che utilizzano la BTB per apprendere e affinare le tecniche di scrittura, orchestrazione e arrangiamento. Info www.conservatorio.trieste.it




“Estate sotto l’Arco”. Al via mercoledì 13 lug.fino all’11 agosto 2016 in via Riccardo TRIESTE

Promossa dall’Associazione “Il Circolo Vizioso”. Inizio degli spettacoli: Ore 21. Ingresso libero.

Musica, arte, comicità, spettacolo, ex tempore di pittura, sfilata di moda e concorso fotografico a ingresso libero. Per promuovere, rivitalizzare e valorizzare la suggestiva area recentemente oggetto di ristrutturazione insistente su via Riccardo, che sorge nei pressi dell’Arco di Riccardo, nella Cittavecchia di Trieste, l’Associazione culturale “Il Circolo Vizioso” in collaborazione con le attività commerciali della zona, ha deciso quest’anno di allestire per la prima volta un calendario di eventi estivi denominato “Estate sotto l’Arco”. Si imagetratta di un programma ricco e variegato di eventi di musica, arte, comicità e spettacolo a ingresso libero. L’organizzazione è stata particolarmente attenta a predisporre un calendario di manifestazioni di elevato contenuto culturale (musica classica, jazz, teatro, cafè chantant e cabaret) a basso impatto sonoro nel rispetto dell’ordinanza anti Movida e del vicinato. In particolare, il calendario di eventi prevede per mercoledì 13 luglio il concerto di musica classica “Flute Promenade”. Passeggiata flautistica sotto l’Arco di Riccardo a cura del Bora Flute Quartet. Giovedì 14 luglio, dalle ore 12 alle ore 24 Ex tempore di pittura “Artisti all’Arco” a cura di Bottega Amèbe (in caso di pioggia sarà recuperato il giovedì seguente).
Mercoledì 20 luglio il comico e poeta Lodovico Zabotto leggerà alcune pagine e presenterà dei divertenti monologhi tratti dal suo ultimo libro “Distributore automatico di storie stravaganti”.
Mercoledì 27 luglio direttamente dallo Zelig di Milano, spettacolo di cabaret “Meglio il fumo che l’arrosto” di e con Marcello Crea. Giovedì 28 luglio, “Appuntamento al Cafè Chantant” con Roberta di Leonardo, Marcello Crea e gli artisti emergenti della sua Scuola di teatro.
Mercoledì 3 agosto spazio all'”Aperitivo Glamour”: dalle ore 18 alle ore 21, Shooting Time gratuito aperto a tutti gli appassionati di fotografia a cura di www.mc59.com e Associazione culturale Centofoto. Giovedì 4 Samuele Orlando e Maddalena Murano presentano un concerto per piano e voce dal titolo “Mina in Jazz”. Mercoledì 10 agosto, Night Fashion. Sfilata di abiti d’autore a cura della stilista Giuliana Balbi. Giovedì 11 agosto infine concerto live dei Magratea in versione Acoustic Trio. L’inizio è previsto per le ore 21.00. In caso di maltempo gli eventi saranno annullati e un eventuale recupero sarà comunicato a mezzo stampa e pubblicato sulla pagina fecebook dedicata. In allegato, le immagini fotografiche, le biografie degli artisti e l eschede dei singoli eventi e spettacoli in programma.




Il progetto Burkinabell – Napoli incontra il Burkina Faso

Finanziato da Fondazioni for Africa nasce dalla collaborazione di tre associazioni, Song Taaba Adesib, Associazione Donne Burkinabé della Regione Campania e l’Associazione ABUN Associazione dei Burkinabé Uniti di Napoli che grazie alla partecipazione al percorso di rafforzamento istituzionale e di formazione tecnica organizzato dal Cespi, hanno acquisito e stanno acquisendo capacità operative di progettazione e cooperazione con la comunità locale. Infatti oltre alla partecipazione attiva delle tre associazioni Burkinabè il progetto è realizzato in collaborazione con realtà locali quali: LESS Impresa Sociale Onlus, Liberetà di Napoli, la Cooperativa Project Ahead e Tecla associazione culturale. Obiettivo del progetto è divulgare la cultura Burkinabè, promuovendo integrazione presso i cittadini di Napoli e Provincia e durerà da aprile a dicembre 2016.
La Campania si posiziona al primo posto tra le regioni italiane meridionali per numero di residenti stranieri. Disaggregando i dati disponibili, emerge che il Comune di Napoli accoglie il 23% degli immigrati residenti in Campania. Tra i migranti di origine africana, la presenza di cittadini migranti provenienti dal Burkina Faso è diventata sempre più significante nel corso degli ultimi 20 anni in Campania, concentrandosi soprattutto nelle città di Napoli e Caserta e nelle loro rispettive province. Per questo motivo nasce il progetto Burkinabell che prevede la realizzazione di Laboratori di danze e musiche, di batik, di cucina che si svolgeranno nelle aule di Liberetà di Napoli, Quartieri Spagnoli in Via Portacarresse a Montecalvario, 69 con il fine di promuovere la cultura burkinabè e incentivare il dialogo interculturale per potenziare il processo di integrazione a partire dalla condivisione e dallo sviluppo di competenze artistiche con il coinvolgimento attivo di giovani italiani e migranti provenienti dal Burkina Faso. Il laboratorio di danza e musica, a cura di Adolphe Nikiema, inizierà giovedì 7 aprile, mentre al 12 maggio alle ore 16 condotti da Salam Taringuetin sarà possibile cimentarsi con il Batik, tecnica usata per colorare i tessuti, mediante la copertura delle zone che non si vogliono tinte tramite cera o altri materiali impermeabilizzanti. Guidati dalle arti culinarie di Lalle Goumbane potranno essere appresi e degustati i piatti del Burkina Faso a partire dal 14 aprile alle ore 18,30.
Tra le attività in seno al progetto è prevista anche una rassegna del cinema Burkinabè, da svolgersi sia presso  quartieri di Napoli che comuni della provincia con più alta presenza di migranti provenienti dal Burkina Faso: Afragola, Quarto, Pianura e Napoli. Le proiezioni-dibattito si effettueranno nei mesi di giugno e luglio. Da settembre, poi, le esperienze maturate dalle comunità burkinabè di Napoli e provincia confluiranno in attività di studio e progettuali con laboratori di progettazione. Questo intervento mira ad incentivare le capacità di progettazione e networking dei destinatari supportandoli nell’elaborazione di progetti e nella promozione delle buone prassi attivate anche nei Paesi di origine. Info e prenotazioni:eventi@lessimpresasociale.it https://www.facebook.com/burkinabell/ (+39)3494640796

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Liberetà di Napoli   c/o foQus Fondazione Quartieri Spagnoli   ex Istituto Montecalvario
Via Portacarrese a Montecalvario 69 – II piano immediate vicinanze Metro Linea 1/Toledo – anche uscita Montecalvario  3428095416



GAZEBO TORNA CON RESET NEL PANORAMA MUSICALE INTERNAZIONALE

Pomeriggio uggioso, 2 gradi nessuna voglia di uscire ed eccomi sdraiato sul divano, con le cuffie in testa inserisco nel lettore il nuovo cd di Gazebo : Reset  dopo alcuni anni di assenza dall’elettronica che lo rese famoso nella penultima decade del secolo scorso, torna con un nuovissimo album improntato alle sonorità di quell’epoca  il celebre autore, interprete e arrangiatore entrato nel nostro immaginario collettivo con brani quali “I like Chopin”, “Masterpiece” “Dolce Vita”, “Lunatic” e “Telephone Mama”.  Uscito il 6 novembre sulle principali piattaforme digitali (e disponibile su richiesta in versione fisica sulla pagina ufficiale FB dell’artista), il nuovo progetto discografico, di Paul Mazzolini, in arte Gazebo, si intitola RESET, un titolo che evoca a pieno le intenzioni cover Resetdel suo artefice. Le musiche che si sprigionano sin dalle prime note  in effetti sembrano  riazzerare, riscoprire e rimettere in gioco quelle sonorità che hanno sempre caratterizzato alle sue produzioni, unendo alla strumentazione a lui cara – ricca di campionatori e sintetizzatori quali Linn Drum, Emulator, Minimoog e Oberheim – i pattern ritmici e le tendenze dance dell’epoca contemporanea. Con un occhio rivolto al proprio passato e alle nuove generazioni l’album comprendente  melodie coinvolgenti e tematiche di forte attualità, tutto come al solito rigorosamente in inglese.  Riguardo alla scelta degli argomenti affrontati nelle canzoni, si rispecchiano concept particolarmente vicini all’autore, inerenti l’attualità e l’esperienza quotidiana nel dover affrontare e subire questioni non sempre piacevoli, ma anche sentimenti che rispecchiano nella nostra anima certi tormenti o passioni interiori. L’amore, la fantasia, il trascendente visionario, il desiderio, le esplorazioni della solitudine e la complessità dell’animo umano sono  espresse in alcuni brani del nuovo lavoro proposto da Gazebo.Con RESET Gazebo  conferma la sua evoluzione e il suo modo di sperimentare tra le note nuove melodie e nuovi sentimenti dove  prevalgono  atmosfere e ritmi elettronici degli anni 80′. E come afferma lui stesso nell’interno di copertina: “we can always reset and start over again”… può diventare un invito a tutti per resettare il proprio presente e ripartine daccapo dalle proprie certezze e dai propri amori con uno spirito più maturo e consapevole dei propri traguardi.

Carlo Liotti

carlo.liotti@ildiscorso.it

@RIPRODUZIONE RISERVATA




Dall’Ucraina alla Polonia: Viaggio da Kiev a Varsavia

Kiev

Kiev

Ero giunto giusto in tempo alla piattaforma numero 6 della stazione centrale di Kiev, quando il locomotore incominciava a sbuffare ripetutamente. Avevo da poco pagato e ricevuto il mio titolo di viaggio in una biglietteria in stato a dir poco di subbuglio totale. C’erano soldati in divisa che si accalcavano nervosamente nelle sale d’aspetto e nei corridoi; numerosi erano i viaggiatori che si trascinavano alle spalle grossi pacchi. Fui persino fermato da donne di mezza età che cercavano di cambiare, senza dare troppo nell’occhio, la valuta locale: la Grivnja, con Euro o Zsloty kievpolacchi. Il treno era uno dei più lunghi che avessi mai visto in vita mia! Mostrai il mio biglietto al primo controllore che, dopo averlo guardato frettolosamente, in un misto fra lingua russa e linguaggio dei gesti, mi fece intendere che i vagoni diretti a Varsavia erano in testa al treno. Io dovetti improvvisare una goffa corsa per raggiungere il mio vagone, nel momento in cui tutte le porte venivano chiuse per l’imminente partenza e il capotreno dopo avermi osservato attentamente mi fece salire quasi spingendomi. Con un pizzico di meraviglia, notai che ero in un vagone-letto con alcune insegne in italiano: erano i vagoni-letto in uso nel nostro Paese negli anni ’80! Ho avuto una sorta di deja-vou, avendoli già adoperati in un viaggio con mio padre durante la mia infanzia. Il biglietto diviso in 2 tagliandi e scritto, ovviamente, in alfabeto cirillico, riportava parecchi numeri segnati sopra. Un uomo, probabilmente addetto alla sicurezza, mi controllò il passaporto e mi fece accomodare in una cabina con 2 letti all’interno. Io ero sul punto di sistemare le mie cose quando il capotreno, in modo un pò rude, sparò una serie di roboanti parole in russo; dopo l’ennesima volta che gli feci intendere di non capire, anche ricorrendo al mio dialetto di origine (il barese) o dopo aver usato l’inglese e qualche parola di tedesco, finalmente mi “spinse” verso un’altra cabina. Lo stupore mi sorprese nuovamente: ero in una cabina di prima classe, con un letto unico e con il controllore che si lasciò andare a un timido sorriso. Dopo avere riposto le mie cose definitivamente, mi abbandonai appagato sul letto; in quel momento nella mia mente rividi il filmato delle 2 settimane passate in Ucraina, seguito da un tumulto di forti emozioni, sia positive che negative. Mi sentivo quasi sollevato, per la prima volta nella mia vita (probabilmente anche l’ultima), di fare ritorno nell’Unione Europea. Mentre gli ultimi palazzi periferici di Kiev, sotto un sole cocente, mi varsavia1sfilavano davanti attraverso il finestrino, mi assopii dolcemente. Al mio risveglio, durante il tramonto, il vagone era silenzioso e semi vuoto; il paesaggio diventava sempre più ricco di vegetazione e meno monotono, come se stessi navigando in un fiume di serenità. Arrivati alla stazione della città di Rivne, nell’Ucraina Occidentale, mi fu chiesto nuovamente il passaporto; nello stesso istante ripetuti scossoni del convoglio segnalavano il distacco dei vagoni posteriori, che avrebbero proseguito il loro viaggio in direzione di Leopoli. In piena notte la porta del mio scompartimento fu aperta dall’esterno; entrò dapprima il capotreno, gridando “Granica! granica!(dogana)” seguito da un poliziotto molto robusto, accompagnato da un collega con grosso segugio di razza pastore tedesca. Consegnai i miei documenti e caddi subito dopo in un leggero abbiocco, mentre il treno riprese in breve la sua corsa. Poco più avanti il solito capotreno aprì di nuovo la mia porta dall’esterno riconsegnandomi il passaporto; questo mi fu richiesto (finalmente in inglese) dopo pochi minuti, da una possente poliziotta polacca. La donna, mentre 2 suoi colleghi effettuavano controlli vari sulla mia persona, mi sottopose a varie domande riguardo il mio viaggio e dopo essersi accertata fino in fondo che non fossi un persona dedita al contrabbando mi richiuse la porta con un sorriso quasi ironico. Ripresi finalmente sonno; stavamo lasciando stazione della città polacca di Lublino. Mi ridestai all’ennesimo

Varsavia

Varsavia

grido del capotreno, il quale urlava “Warszawa-Warszawa”!! La giornata era uggiosa e il treno scivolava pigramente all’interno della Capitale polacca; accanto vedevo enormi grattacieli luccicanti, in stile occidentale. Quando il convoglio arrestò la sua corsa mi trovai in una grande stazione, forse appena realizzata, che sembrava quasi uno scalo di un moderno Aeroporto. Cominciava per me una nuova avventura.

Andrea Forliano




Gli studenti delle Superiori di Udine si attivano e fanno Rete

In tutta Italia si discute della riforma della Scuola e gli studenti delle scuole superiori di Udine non stanno a guardare, si è tenuto infatti il primo Congresso provinciale della Rete degli Studenti Medi di Udine.

Il direttivo udinese si è presentato agli iscritti con la relazione del coordinatore Emanuel Oian (terza”Percoto”), affiancato dagli altri membri: Margherita Tess per l’Organizzazione (quarta “Percoto”), Matteo Ferluga per la Comunicazione (quarta “Diacono” di Cividale), Giulia Turco per Rappresentanza e Vertenze (quarta “Percoto”) e Martino Fasan per il diritto allo Studio (quarta “Marinelli”).

In otto mesi di attività, precisamente da ottobre 2014, la Rete di Udine ha partecipato a diverse importanti manifestazioni sottoscrivendo in primis l’appello della Rete nazionale #buonaXdavvero e ottenendo tavoli di confronto con i Sindacati, la Regione e non solo. Oggi, con il primo Congresso, la Rete degli Studenti Medi di Udine mira a diventare il punto di riferimento per i ragazzi che studiano e che non possono dimenticare il ruolo che rivestono quali futuri cittadini. La Rete ha l’ambizione di creare un coordinamento regionale, come già avviene in altre regioni, per dare voce a istanze sul diritto allo Studio e sulla rappresentanza studentesca.

Non solo politica attiva, con una predilezione per i valori di centro-sinistra, ma anche attività sociali quali un mercatino per l’usato, iniziative ecologiche, orientamento in entrata e in uscita, corsi di recupero e aperitivi culturali.

Di seguito alla relazione di Emanuel Oian, sono intervenuti Francesca Basso (coordinatrice Rete degli Studenti Medi di Pordenone), Tommy Punch (coordinatore Rete degli Studenti Medi del Veneto), Dino Spanghero (Anpi), Andrea Sandra (Consigliere comunale di Udine), Franco Belci (Segretario generale CGIL FVG), Natalino Giacomini (Segretario Flc CGIL Udine), Villiam Pezzetta (Camera del lavoro CGIL), Alessandra Pomella (Libera), Daniela Vivarelli (Segreteria regionale SPI).

Poche volte si assiste a iniziative che raccolgono interventi delle varie generazioni e classi sociali. C’è una buona dose di “rosso” è vero, ma è importante che ci sia una riscossa delle idee che si facciano azioni costruttive ed inclusive per rendere più giusto il futuro di tutti. I giovani devono comprendere che il futuro si costruisce oggi, assieme agli altri attori della società. Solo in questo modo la politica potrà tornare al servizio della collettività, poiché sarà la stessa collettività, sulla spinta dei giovani, a mostrare una consapevolezza da troppo tempo celata.

Federico Gangi




Sabato 28 marzo ore 21.00 al Teatro Miela VIII edizione del Festival Pianistico Internazionale Recital della pianista MARIAM BATSASHVILI

Apre le porte il 28 marzo alle ore 21,00 l’VIII edizione del Festival Pianistico Internazionale 2015. La stagione concertistica organizzata dall’Associazione “Il Concerto” assieme al Direttore Artistico dell’associazione M° Chiara Della Porta e il Direttore Artistico del Festival Pianistico Internazionale M° Riccardo Radivo presentano cinque concerti in collaborazione con Bonawentura – Teatro Miela replicati la domenica mattina alle ore 11,00 a Villa Attems a lucinico (Gorizia) Un edizione questa del 2015 particolarmente “russa” sia per la nazionalità degli artisti che per i programmi dei concerti dedicati proprio alle pagine pianistiche dei compositori russi. Le repliche dei concerti a Villa Attems saranno anche l’occasione di degustare i vini presentati a fine concerto dalla aziende vinicole del territorio.
Ad aprire la rassegna sarà la giovanissima Mariam Batsashvili, vincitrice del Concorso Internazionale Franz Liszt di Utrecht con un recital dedicato interamente a Franz Liszt. Nata in Georgia nel 1993, ha studiato al Mikeladze Central Music School a Tbilisi con Natalia Natsvlishvili e in seguito alla Hochschule für Musik Franz Liszt a Weimar con Grigory Gruzman.
Ha vinto in svariati concorsi, ma la svolta decisiva è arrivata l’8 novembre 2014 quando ha vinto il primo premio al 10° Concorso Internazionale Franz Liszt a Utrecht, oltre al premio della stampa e della giuria composta da giovani pianisti. È la prima vincitrice femminile nella storia di questo concorso pianistico ed il premio le è stato consegnato in presenza della Regina Máxima.
Come vincitrice ora Mariam è impegnata in un tour concertistico molto intenso, che la porterà a suonare in oltre 20 Paesi.
È definita dalla stampa “un’artista completa” e il giornale olandese NRC Handelsblad titola “La vincitrice Batsashvili trasforma ogni frase in qualcosa di speciale”.
L’Associazione Il Concerto si avvale dell collaborazione della DueErre Produzioni Multimediali a cui è affidata la registrazione audio e video dell’intero festival e che sarà messa a disposizione sul web sui canali dedicati al Festival Internazionale di Trieste. In programma anche la produzione di un cd\dvd del Festival Pianistico Internazionale di Trieste.

organizzazione: Associazione Musicale “Il Concerto” / Bonawentura
Prevendita c/o biglietteria del teatro tutti i giorni dalle 17.00 alle 19.00; www.vivaticket.it




La tratta di esseri umani, business sulla pelle degli “schiavi”

Notizie e immagini di persone in fuga dai propri Paesi riempiono quotidianamente le nostre giornate. Titoli agghiaccianti, contenenti numeri spaventosi di morti e disperati persi nel fondo del Mediterraneo, sono dovunque: giornali, televisioni, radio, web. L’opinione pubblica si divide tra chi dice “che affondino pure!” e chi invece “aiutiamoli”, mentre queste persone viaggiano per il mondo, affidandosi a mercanti di morte.

Nel 2013 erano 232 milioni, secondo i dati del Dipartimento degli Affari economici e sociali delle Nazioni Unite, i migranti e rifugiati che avevano deciso di abbandonare la loro Terra, martoriata da guerre e miseria in molti casi, per cercare un futuro migliore. Di questi, 175 milioni sono lavoratori, ossia il 5% della forza lavorativa del pianeta (“Dossier statistico immigrazione 2014” di Centro IDOS, UNAR e Dipartimento per le Pari Opportunità). Paesi interi, quindi, che si spostano in massa verso l’Occidente delle mille speranze, per poi ritrovarsi in realtà diverse da quelle immaginate.

Solo in Friuli Venezia Giulia, sono 97.327, secondo i dati del 2013 della stessa Regione FVG, gli stranieri residenti. A fronte di qualcosa come mezzo milione di “clandestini” presenti in tutta Italia, stimati sempre nel Dossier già citato, mentre quelli regolari sono poco meno di 5 milioni: uno ogni 12 abitanti. Ma siamo sicuri che il loro spostarsi sia sempre un qualcosa di voluto da loto stessi? C’è una realtà molto più tragica di quella che viene raccontata normalmente.

Sembrava che la schiavitù fosse terminata con la guerra di Secessione alla fine dell’ 800, quando si scontrarono il Nord “liberale” e il Sud “schiavista”. Chi vinse lo sappiamo tutti, con il successivo assassinio di Lincoln perché aveva ufficializzato l’abolizione di questa pratica millenaria negli Stati Uniti. Ma in verità essa vive e anzi prospera ancora oggi, mietendo vittime in ogni angolo del mondo e trascinandole in lavori disumani, sfruttati sessualmente e privi di dignità. È la tratta di esseri umani.

Sapere con esattezza quante persone sono coinvolte in quest’incubo è impossibile, ma la Presidenza dell’Assemblea Generale dell’ONU ha tentato di dare una stima: ad aprile 2012, sarebbero 2,5 milioni gli individui strappati dalle loro case per essere venduti all’estero o all’interno dello sesso Stato, di cui 1,2 milione sono minorenni. Gente proveniente da ogni dove: Brasile, Est Europa, Paesi arabi, Sud America e molti altri. Dove c’è miseria, malessere, o semplicemente insoddisfazione per la propria vita, lì si annidano i trafficanti.

Secondo il Protocollo di Palermo, accordo firmato da vari Paesi nel 2000 e in vigore dal 2003, “la tratta (…) è un crimine internazionale (…), definito (…) come l’attività di reclutamento e trasferimento illecito di persone da un paese all’altro o all’interno dello stesso paese mediante l’uso di violenza, minacce e coercizione al fine di sottometterle e sfruttarne l’attività sessuale o lavorativa, l’accattonaggio o attività illecite”, come riporta un report sull’argomento, redatto dalla Caritas Diocesana di Udine. In Europa, oltre al documento già citato, è in vigore anche la Convenzione di Vienna, che permette alle vittime di non essere rimpatriate e ne tutela la vita privata.

Per rompere la catena disumana che regge la tratta bisogna attivarsi nel proprio piccolo. Denunciare casi sospetti, anche in forma anonima, è un primo passo per combattere questo racket mafioso e abominevole. Altrimenti tutti gli slogan di libertà e pace che sentiamo pronunciare e condividiamo saranno solo parole buttate, rendendoci schiavi noi stessi del non voler aprire gli occhi.

Timothy Dissegna




L’insicurezza come male di vivere?

In una società complicata e incerta come quella in cui viviamo, esistono svariate paure, per esempio quella di una continua competizione esagerata ed esasperante oppure quella della violenza che ormai è sempre più diffusa.

Oltre a queste paure fisiche e comuni a tutti noi ne esistono alcune che vengono dette “paure dell’immaginario”, queste si riflettono su di noi come ostacoli che limitano il nostro vivere.

Nella realtà di ogni giorno, è inutile mentire, la paura è una necessità che molto spesso viene sottovalutata perdendo così la sua importanza come meccanismo di difesa, diventando così un vero e proprio mostro che ci corrode ogni giorno sempre di più, fino a renderci come anfore vuote.

Analizzando meglio questo concetto si possono supporre un numero immenso di riflessioni ma su uno solo potremo soffermarci. Crisi, questa è la parola chiave, crisi di cosa? Economica? Culturale? Sociale? Forse crisi di identità?

La risposta è una sola, sì.

Viviamo in un tempo che si potrebbe tranquillamente definire saturo, pieno fino all’orlo. E’ innegabile come la società occidentale in questo momento, crisi o non crisi, possa godere di privilegi e possa disporre di una notevole quantità di beni, oltre al necessario. Eppure anche in questo ambiente che dovrebbe in teoria definire “sereno” nella pratica soffre comunque di condizioni di ansia, panico, male di vivere o meglio paura. Quindi qui il concetto di saturo si va a mischiare alla parola chiave, ciò che ne scaturisce è un semplice termine che riassume le condizioni umane, Crisi? Si, crisi di sazietà.

L’uomo vive in un’insicurezza quotidiana, per la mancanza di pace, per il disprezzo della vita, per il sospetto nei confronti di chi gli vive accanto, per le insicurezze economiche e politiche, se si ragiona ancora e si approfondisce, si può trovare, nel groviglio di problemi, un filo rosso che lega i nostri interminabili elenchi di incertezze. Siamo spaventati e terrorizzati perché nella nostra mente il concetto di “futuro” si sta lentamente estinguendo e noi ci aggrappiamo con le unghie e con i denti a qualsiasi appiglio sicuro alla nostra portata pur di non cadere nella consapevolezza di aver creato noi stessi questa situazione. Quando il futuro viene meno, gli individui esplodono lasciando scaturire gli atteggiamenti più esasperati di difesa, ignoranza, discriminazione, giudizio, gesti i quali si affidano al potere, alla forza, alla vendetta e a un invano tentativo di risolvere i problemi.

Ecco quindi che la violenza dilaga a macchia d’olio diventando autodistruzione anche per gli artefici, ecco quindi il big bang che genera il nostro mondo saturo, che aspetta un cambiamento nel modo sbagliato. Perché per i più la paura è un mondo strisciante di vivere, fatto di sospetti, di rifiuti, di catalogazione di massa, ma è l’unico modo che conoscono di vivere, vivendo nella paura senza rendersene conto. gli effetti sono allora la mancanza di vere relazioni tra le persone,  poiché esse chiedono fiducia ma non ne danno, la disaffezione per la vita sociale e politica, poiché siamo ormai freddi e indifferenti, lo sfascio delle famiglie e le generazioni presenti e future ormai allo sbando. Eccolo il filo rosso, la crisi, la parola chiave.

Incertezza, insicurezza, ansia. La paura diventa così la paura di vivere del nostro tempo, l’angoscia di chi ieri non sapeva se avrebbe avuto mezzi per sopravvivere, e che oggi non si accorge di essere già morto.

Pietro Brunetti

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