ESTATEIN CITTA 2016 PORDENONE Ore 21 arena verde Castello di Torre, Teatro d’agosto al Castello, Canterville, compagni i Teknicolor

Martedì 30 agosto alle 18 per l’Estate in Città del Comune di Pordenone in saletta Degan ci sarà la presentazione del libro

DON PANCINO

DON PANCINO

“Il segreto di Don Pancino, Mussolini, Edda e i diari di Ciano” di Dino Barattin, a cura di Nico Nanni e dell’autore. Don Giusto Pancino, all’epoca dei fatti parroco di Erto, fu protagonista di una storia incredibile e avvincente. Benito Mussolini, capo della Repubblica sociale italiana, nel gennaio del 1944 si rivolse a lui per recuperare l’affetto della figlia Edda fuggita in Svizzera con i diari del marito, il conte Galeazzo Ciano, condannato a morte da un Tribunale speciale straordinario per aver aderito all’ordine del giorno Grandi nella storica seduta del Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio dell’anno precedente. Edda considerava il padre responsabile della morte di Galeazzo e per vendicarsi era decisa a consegnare agli Alleati le

Edda Ciano Mussolin

Edda Ciano Mussolin

preziose agende. Così don Pancino intraprese numerosi viaggi nel paese elvetico per tentare di placare la rabbia di Edda e, soprattutto, per fare in modo che i diari non cadessero nelle mani dei servizi segreti tedeschi o americani. Con Mussolini si intrattenne in lunghe conversazioni, registrando i suoi altalenanti umori, le speranze e i momenti di sconforto. Lo assecondò nella sua volontà di avvicinarsi alla religione cattolica. Da qui la fama di “confessore di Mussolini”. Don Pancino ebbe, infine, un certo ruolo nei tentativi da parte del duce di giungere a una trattativa di pace con gli Alleati. A Erto è ricordato per aver salvato il paese da una sicura rappresaglia tedesca e a Vivaro, negli anni del dopoguerra, come promotore di importanti iniziative nel campo della formazione professionale.
MIV: 2 giorni di musica, enogastronomia e solidarietà per i terremotati con la raccolta fondi a cura del Comune di Pordenone

Chiusura in bellezza per l’Estate in Città del Comune di Pordenone con piazza XX Settembre pronta da accogliere per 2 serate consecutive (il 30 e il 31 agosto) il Miv – Music in Village Estensioni di Gusto”, progetto dell’Associazione Complotto Adriatico che alla musica rock, indie e alternative, associa il cibo del territorio in chiave di cultura enogastronomica anche grazie al sostegno della Provincia di Pordenone (progetto Vibraction) e Fondazione Crup. Saranno dunque presenti in piazza chioschi enogastronomici dedicati al finger food e ai piatti tipici locali. In particolare, durante la prima serata che propone l’esibizione dei Selton e di Jaselli, martedì 30 agosto alle 19 ci sarà uno show cooking dedicato ai molluschi, durante il quale verranno spiegate le caratteristiche del prodotto, come conservarlo e come cucinarlo con degustazione finale. Un evento nell’evento realizzato grazie alla collaborazione con l’Associazione Sapori United di Marano Lagunare e l’Enoteca Regionale “La Serenissima” di Gradisca d’Isonzo che vogliono portare all’attenzione del pubblico del mondo della musica le eccellenze e le realtà produttive della terra e del mare della regione Friuli Venezia Giulia. Durante la serata a ingresso libero, il Comune di Pordenone allestirà un banchetto per raccogliere fondi per il terremoto dei Centro Italia, e lo stesso farà mercoledì durante i concerti dei Mellow Mood e dei Catch a Fyah.
Alle 20.30 a salire sul palco sarà Jaselli, cantante, chitarrista e autore nato a Milano e cresciuto girando il mondo. Nei suoi viaggi e spostamenti ha svolto i lavori più disparati, dal volontario in un centro di biologia marina al riparatore di resistenze. Ha lavorato come speaker per una radio nazionale e ottenuto una laurea con lode in filosofia. La sua carriera musicale è un caso unico in Italia e rappresenta una nuova realtà di concreta indipendenza. Senza l’appoggio di alcuna casa discografica, management o agenzia di booking, Jack ha registrato il suo primo disco “It’s Gonna Be Rude, Funky, Hard” in una cantina, promuovendolo dal vivo con più di 80 date l’anno ed entrando con ben tre singoli nella classifica “Ear One” dei brani più trasmessi dalle radio. Anche all’estero, dove Jack spesso si esibisce, da solo o con la sua band, l’entusiasmo è reale, tanto che l’artista Peter Harper ha scelto il suo brano “The House In Bali” come colonna sonora ufficiale del suo sito. Jack ha suonato al fianco di

SELTON

SELTON

numerosi artisti (Ben Harper, Gavin Degraw, Fink, Lewis Floyd Henry, The Heavy, Giusy Ferreri, Alberto Camerini per citarne alcuni) calcando al contempo i palchi storici della musica indipendente italiana. Seguono le star della serata: i Selton, che presenteranno il loro quarto album – scritto e prodotto tra Italia, Brasile e Inghilterra, con l’aiuto di Federico Dragogna dei Ministri per selezionare i brani migliori – Loreto Paradiso. Da Tommaso Colliva direttamente da Londra è arrivata l’intuizione di produrre il disco come un mix di lingue, influenze e sensazioni della vita pazza che hanno vissuto negli ultimi anni. L’estetica frenetica, il collage, il mix di lingue e l’audacia dell’arrangiamento sono elementi centrali in Loreto Paradiso, che rispecchiano appieno la maturità artistica raggiunta dalla band con questo ultimo lavoro. Indie pop, bossa nova, elettronica, beat hip hop e molto altro: in questo disco tutto è frullato insieme per un risultato che si può solo chiamare Selton. Hector Castillo – produttore americano, noto anche per avere lavorato con Bjork, David Bowie e Philip Glass – che ha prodotto uno dei brani del disco, ha forse dato una delle definizioni migliori parlando di Loreto Paradiso come di “un mix perfetto tra Os Mutantes e Animal Collective”.

canterville

canterville

 

Martedì 30 agosto nell’arena verde del Castello di Torre ultimo appuntamento per il Teatro d’agosto al Castello, rassegna di teatro popolare a cura di Gruppo Teatro Pordenone e Fita Pordenone nell’Estate in Città del Comune di Pordenone. Alle 21 (in caso di maltempo nella vicina sala parrocchiale) La Compagnia Teatrale “I Tecknicolor” metterà in scena Canterville: un viaggio elegante e ironico in un mondo di humor e horror, dove un’irriverente famiglia americana si scontra con un aristocratico fantasma inglese. Grazie a una scenografia in costante mutamento e a esperimenti di teatro danza, i personaggi senza tempo guidano lo spettatore attraverso un mondo dove due realtà, pragmatica e romantica, sono costrette a convivere dando vita a episodi paradossali ed esilaranti, ma anche dove, per contrasto, si sviluppa l’amicizia tra l’austero fantasma e la gentile Virginia che affronteranno insieme due importanti passaggi: quello tra la vita e la morte e quello tra l’infanzia e l’età adulta. Lo spettacolo vincitore della Rassegna Uniteatro 2016 organizzata dal CUT Trieste, si è aggiudicato la partecipazione al TACT 2016 Festival di Teatro Internazionale under 35 di Trieste. Ingresso unico 4 €, bambini fino a 10 anni gratuito.




Selezione Italia: la nuova flotta Hertz di sportive 100% Made in Italy

Roma 27 giugno – Nuovi arrivi in casa Hertz grazie alla collaborazione con FCA. Hertz Fun Collection, la flotta speciale di auto cabrio e sportive, si arricchisce dei modelli “Selezione Italia”, ovvero l’eleganza di Alfa Romeo Giulia, la potenza di Alfa Romeo 4C e l’iconica Fiat 124 Spider. Auto sportive e capaci di far divertire chi le guida, veri e propri “miti” italiani tra i più noti al mondo, prenotabili per marca e modello.

“Siamo onorati di aprire le nostre porte a questi grandi esempi di Made in Italy”, spiega Massimiliano Archiapatti, Amministratore Delegato di Hertz in Italia. “Quelle appena entrate a far parte della nostra flotta – aggiunge – non sono “solo” automobili ma veri e propri miti, con una storia che ha reso famoso il nostro Paese nel mondo. Ciascuna auto ha un proprio carattere e promette di trasmettere emozioni a chi deciderà di passare con noi l’estate, viaggiando per le strade d’Italia.”

Prenotare i modelli Alfa Romeo e Fiat sarà semplice: sono infatti disponibili nelle maggiori agenzie Hertz sul territorio italiano, oppure tramite il sito internet Hertz.it, usufruendo di tariffe e promozioni per l’estate.

Alfa Romeo Giulia
Caratterizzata da un design 100% italiano che si esprime attraverso il senso delle proporzioni, l’eleganza e la qualità delle superfici, Alfa Romeo Giulia è in grado di coinvolgere il guidatore ponendolo al centro della scena come nessun’altra automobile è in grado di fare. Una vettura che offre prestazioni eccellenti ed emozioni straordinarie, sempre nel massimo rispetto dell’ambiente. Ma la Giulia è anche sinonimo di controllo totale e sicurezza. Il dispositivo con display TFT a colori da 3,5′, posto nel quadro centrale, offre al guidatore tutte le informazioni essenziali sulla vettura in tempo reale.

Alfa Romeo 4C
Dotata di una tecnologia da Formula 1, la 4C suscita l’entusiasmo degli amanti del design italiano, della tecnologia ispirata al mondo delle corse e delle prestazioni da supercar. L’Alfa Romeo 4C dispone infatti di un motore turbo a 4 cilindri a iniezione diretta che, con una cilindrata di 1750 cm³, produce una potenza di 176 kW (240 CV). All’interno, è possibile ammirare i particolari sedili in pelle – di colore nero con cuciture a contrasto – corredati anche in questo caso da plancia e pannelli porta in pelle e particolari in fibra di carbonio.

Fiat 124 Spider
Tributo all’iconica vettura che venne lanciata 50 anni fa, la nuova 124 Spider assicura un’autentica esperienza roadster – ricca di emozione, tecnologia e sicurezza – unita a uno stile tutto italiano e ad una bellezza fuori dal tempo. La nuova 124 Spider offre sistemi di sicurezza attivi e passivi, tra cui i fari anteriori adattivi, la telecamera posteriore e il sistema di controllo della stabilità. La trasmissione della 124 Spider è composta da un cambio manuale a sei marce, dalla struttura compatta e leggera. In più tanti optional che consentiranno massimo comfort e benessere a bordo: monitor touchscreen da 7” con radio digitale, connettività Bluetooth e, per una qualità audio impareggiabile anche con la capote abbassata, è disponibile il sistema Hi-Fi premium Bose con 9 altoparlanti.




Grillo vs Renzi: la finestra aperta nel teatro

Cerchiamo di essere ottimisti. La fine del governo Letta non è stata esteticamente valida ma non stiamo parlando di una cena di gala bensì di politica: vince chi ha l’effettiva possibilità di trasformare la potenza in atti (all’interno dei limiti stabiliti dalla Costituzione). Secondo questa lettura Renzi ha avuto ragione a forzare la mano visto che il governo Letta stava annaspando da un po’ e rimaneva con la sola forza diplomatica del suo protagonista. Rimangono comunque i dubbi sulla reale efficacia del cambio a palazzo Chigi ma, ripeto, è meglio essere ottimisti e costruttivi.

I primi passi durante le consultazioni sono stati rapidi e decisi, tutto sembra chiaro, con il NCD di Alfano che chiede una linea lontana dai richiami dell’area che va da Civati a Vendola, Scelta Civica disposta a mantenere la presenza al governo magari con l’incarico alla Pubblica istruzione, il Pd che sale sul carro del vincitore (contro se stesso), Berlusconi che cerca di mantenere l’immagine dell’uomo forte di destra (costruttivo e moderato) dichiarando di voler fare un’opposizione costruttiva.

Lo spettacolo, purtroppo, si infuoca con l’intervento dei 5 stelle che, pur rappresentando la rabbia di un popolo stanco di trame incomprensibili e dinamiche obiettivamente diseguali, mantiene a capo un comico qualunquista che porta all’estremo le citate legittime rivendicazioni. Così facendo Grillo ha passato il testimone a Renzi che, in una sceneggiata teatrale in diretta streaming, ha risposto all’aggressività grillina con un perentorio “Beppe esci da questo blog, da questo streaming. Qui c’è il dolore della gente”. Una frase forte, giusta, reale che ha aperto nel teatro una finestra sulla realtà.

Grillo fa un assist a Renzi, ora tocca a lui e alla squadra di governo che a giorni dovrebbe giurare nelle mani del Presidente della Repubblica e chiedere la fiducia alle camere.

Cerchiamo di essere ottimisti, sperando che il governo Renzi sappia riportare l’Italia fuori dal clima di crisi economica e politica che stiamo vivendo.

F. G.




Un’Italia in fumetto

Ogni supereroe che si rispetti ha subito un forte trauma, che sia la perdita dei genitori o il loro abbandono in tenera età da una parte o una gravissima lesione fisica o l’esito di un esperimento scientifico dall’altra, si tratta sempre di una prova che il nostro beniamino ha dovuto superare con forza, determinazione e coraggio. Uno dei più importanti messaggi dei fumetti è, forse, quello di raccontare che anche orfani miliardari o nobili alieni incontrano difficoltà e hanno le stesse paure e angosce di noi poveri mortali. Il tutto dovrebbe fermarsi al messaggio di speranza e alla bella consolazione cartacea che dentro di noi possiamo trovare le soluzioni ai nostri problemi.

Il problema sorge quando, all’interno di un reale psicodramma, uomini di stato e autorevoli rappresentati politici (chiamiamoli così) scrivono pagine da fumetto immedesimandosi in eroi irreali convincendosi che “trovare le soluzioni ai nostri problemi” dentro noi stessi equivalga a negare l’esistenza dell’errore: basta portarlo all’esterno e dare la responsabilità delle sue conseguenze ad altri. Lo facciamo tutti è umano ma i ruoli, specie se istituzionali, esistono proprio per dirci che dobbiamo porci dei limiti nell’esercizio di determinate funzioni.

Volete un’Italia da fumetto? Avremo un’Italia in fumo?

Così dicono in molti e non si tratta di essere esterofili o disfattisti ma l’impressione è che, da noi, il senso della comunità e il senso delle istituzioni sia utilizzato in modo poco responsabile. Da cosa si deduce? Basti pensare all’ultimo gesto dei deputati del Pdl: l’intenzione di dimettersi in massa. Per di più in concomitanza con il viaggio di Stato del Presidente del Consiglio Enrico Letta negli Stati Uniti d’America è disarmante. Ci si concentra sulla dubbia costituzionalità della legge Severino quando, anche se non fosse stata approvata, un leader politico condannato dovrebbe avere la dignità di dimettersi. Le ragioni dei vari Brunetta, Santanché e Cicchitto devono essere certamente ascoltate ma anche loro dovrebbero capire che non fanno parte della Justice League. Come dicevo, c’è un limite a tutto.

Insomma, storie da romanzo. Ma il vero problema è che la nave da crociera Italia naviga a vista da decenni, troppe volte senza una strategia. Berlusconi non è la causa di tutti i problemi, anzi, ma non è nemmeno la soluzione, sempre che l’Italia non sia un fumetto. Gulp!

Federico Gangi




La giustizia si è espressa verso un imputato, non contro un partito, né un popolo

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per frode fiscale a carico di Silvio Berlusconi che ha dichiarato in un video messaggio la propria intenzione di rifondare Forza Italia e di lottare contro quella “parte della magistratura politicizzata” che ha privato della libertà un così straordinario imprenditore. Non mi esprimo sulla sentenza ma vorrei scattare una fotografia di questo momento. Fiumi di inchiostro, parole, libri, anime blu e rosse contrapposte su un unico tema, vent’anni per tornare al punto di partenza con una destra che non esiste e una sinistra disorientata che continua a sfogliare con frenesia il libretto d’istruzioni contribuendo, da protagonista, a questo teatrino dell’assurdo.
Siamo un Paese strozzato.  Lo sappiamo e lo siamo perché pensiamo che se una persona è convinta di ciò che dice allora vorrà dire che è sincero e ha ragione, lo siamo perché diamo retta a una persona che parla di “rivoluzione liberale” senza un vero movimento liberale ma con un partito azienda il cui miglior prodotto è il proprio leader, lo siamo perché questa persona che è stata per nove anni Presidente del Consiglio non è riuscita a migliorare i difetti che evidenzia, alcuni dei quali effettivamente da correggere.
Berlusconi ha certamente dei meriti ed ha fatto la storia d’Italia ma smettiamola di pensare che un uomo solo possa fare ciò che lui promette di fare da quando giocavo con i lego, a maggior ragione guardando il nostro livello di corruzione, concorrenza e libertà e confrontando questi dati con le azioni proposte dalla destra in nove anni di governo.
La giustizia si è espressa verso un imputato, non contro un partito, né un popolo.  Cerchiamo ora di proseguire la strada per diventare un Paese sempre più civile e libero da pressioni che ci strozzano. Usciamo dalla pazzia tutta italiana in cui stiamo vivendo da decenni, sarà difficile ma è necessario. Siamo il Paese delle parole e le ultime di Berlusconi sono meravigliose: incarnano lo spirito dell’imprenditore puro, del selfmade man, dell’uomo che non molla mai, ma un progetto è ben fatto quando funziona anche in mancanza del suo creatore, altrimenti a chi è funzionale?

Ora sarà fondamentale che il PdL mantenga l’appoggio, più volte promesso da Berlusconi, al governo Letta in vista di un autunno molto difficile.

Federico Gangi




La rivoluzione trasparente

Molte cose stanno cambiando, la chiamiamo crisi. Si è scritto tantissimo a riguardo e molto spesso si è sottolineato come l’etimologia del termine “crisi” nasconda significati positivi e racconti l’opportunità di scoprire nuove vie e orizzonti. Vorrei però andare oltre l’analisi del rallentamento dell’economia occidentale, del calo dell’occupazione, della chiusura di molte attività imprenditoriali, concentrandomi sulla rivoluzione che la nostra società sta vivendo. Assistiamo agli eventi, li guidiamo, li subiamo senza accorgerci che tra noi e la realtà si sta frapponendo una pellicola di plastica trasparente. I cambiamenti sono così veloci che non riusciamo a vedere o a riconoscerli del tutto, vediamo la realtà con gli schemi e le strutture di un passato sempre più remoto che fino a ieri aveva il sapore del presente. La rivoluzione c’è ma è trasparente. Nulla di nuovo nei temi, l’innovazione sta nella velocità del cambiamento.

I temi, appunto, sono due: l’esclusione e l’inclusione. Dobbiamo insomma decidere se attuare politiche e strategie inclusive verso “il nuovo mondo” oppure chiudersi ed escluderci dal cambiamento limitandoci ad estrarre dallo sclerotico stato esistente. Il problema della scelta è acuito dalla crescente velocità del cambiamento, elemento che crea forte incertezza e disorientamento. A tutti i livelli della nostra società si assiste alla tensione tra il mantenimento dei privilegi acquisiti e l’apertura coraggiosa verso il nuovo con il limite che non sono certi gli schemi con cui accoglierlo.

La nostra società, in questo caso l’Occidente, ha il dovere sempre maggiore di aprire un confronto dialettico sulle regole alla base dell’economia e della democrazia con la giusta autocritica e la forza di affrontare questa rivoluzione che, ora trasparente, si manifesterà nella rottura degli schemi insostenibili e obsoleti. Sta a noi decidere se bearci di essere “esclusivi” o confrontarci con il mondo alla ricerca di una soluzione che aumenti l’importanza dell’uomo e del suo ambiente naturale.

Federico Gangi




Il vero giuramento

Il primo discorso alla Camera del presidente del Consiglio Enrico Letta sia il vero giuramento della politica nei confronti dell’Italia. I temi toccati dal premier sono quelli più delicati, dolorosi e cronici del nostro paese; gli stessi ripetuti da anni dalla società civile. Lavoro, impresa, giovani, certezza del diritto, fisco, Europa, welfare, volontariato in un’ottica diversa da quella proposta finora. Parole che possono rimanere ancora vuote senza l’attuazione di azioni mirate.

Il presidente del Consiglio sembra consapevole di questo rischio, auspicando una nuova stagione della Repubblica e avvertendo il rischio del “canto del cigno” della nostra economia. Una stagione dell”autorevolezza del potere che recuperi il senso del buon padre di famiglia, su questa linea il primo atto del governo sarà quello di eliminare lo stipendio dei ministri in aggiunta all’indennità parlamentare. Il nuovo governo è composto da fazioni contrastanti che hanno assunto la responsabilità di trovare “politiche” finalizzate a risolvere la situazione di emergenza in cui giace l’Italia.

L’unico sbocco è infatti il successo della Convenzione per le riforme costituzionali e dei provvedimenti economici urgenti previa piena assunzione di responsabilità da parte del Parlamento. Una strada che guarda all’unione politica europea per poter interagire con gli emergenti giganti mondiali. Un aut-aut che tardava ad arrivare e che diventa ancora più grave, che segue una parola detta più volte dal presidente del Consiglio: verità. Una parola pericolosa e forte. Un giuramento duro e forse troppo ambizioso, buon lavoro presidente.

Federico Gangi

federico.gangi@ildiscorso.it

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La misura della vittoria

Doveva essere la prima regione a cinque stelle, poteva esserlo, ma il Friuli-Venezia Giulia ha sorpreso tutti. La coalizione guidata da Debora Serracchiani ha vinto le elezioni regionali battendo Tondo e Galluccio.

Una vittoria di misura, con soli 2000 voti di distacco e un’affluenza bassissima, pari alla metà degli aventi diritto. Dato che fa riflettere sulla desolazione dei cittadini di fronte al potere avido e incapace di lavorare con tutte le energie per una società più giusta e vivibile. Non c’è nemmeno il tempo per festeggiare, oggi sapremo i risultati delle comunali, Udine soprattutto, ed è una priorità assoluta iniziare a decidere, a guidare questa regione attraverso i gravissimi problemi che vive.

La misura della vittoria è l’assunzione della responsabilità di governo, è garantire ai cittadini di essere rappresentati e tutelati per il loro futuro. I consiglieri regionali dovranno, per primi, essere al servizio del territorio, scoprire e sostenere soluzioni forti ed efficaci per fare della nostra regione un nuovo modello di sviluppo fondato sull’innovazione, sulla cultura, sull’educazione, sul lavoro delle attuali imprese fermando la terribile emorragia di fallimenti e delocalizzazione.

Il Friuli-Venezia Giulia è una regione particolare, dove fatica significa costruire, costruire lavoro, lavoro valore. Da Pordenone a Trieste vivono un milione e mezzo di persone molto più silenziose di altri popoli, diffidenti per natura ma con capacità inaspettate. Al friulano puoi anche mancargli di rispetto, calpestarlo, deriderlo ma se perdi la sua fiducia è finita. La fiducia, in questa terra, è il minerale più prezioso, non si conquista facilmente, potrebbero volerci anni ma, una volta consolidata, diventa qualcosa di fortissimo.

Federico Gangi




Necessità e principi

Stiamo assistendo al famoso “cambiamento di rotta” tanto atteso? A Roma vediamo delle variazioni alla consueta formazione del governo, in quanto le tre grandi forze politiche si trovano ad affrontare le necessità e difendere i principi ognuno a modo proprio.

Il Movimento 5 Stelle sta portando la “gente comune” nelle stanze del potere e delegittima l’avversario politico rinunciando a conformarsi sotto la definizione di partito. Al contrario si erge a difensore della Costituzione contro la partitocrazia e la subordinazione del Parlamento a qualsivoglia governo che non sia guidato da propri esponenti. La necessità di “rinnovamento” portata avanti dai grillini è bloccata dalla chiusura a qualsiasi dialogo con le altre rappresentanze di milioni di italiani. Un cambiamento c’è: i grillini stanno applicando nuove regole di non governo e di opposizione parlamentare, stanno scrivendo una costituzione materiale degna dei migliori bar, autorevolissime sedi dei milioni di allenatori della nazionale.

Il Partito democratico ha posto come punto di partenza di qualsiasi trattativa la necessità di formare un governo. Un atteggiamento responsabile che, tuttavia, è stato indebolito dalla strenua difesa dei principi che differenziano il Pd dal PdL e che ha portato Bersani a cercare un appoggio ai super riformisti grillini. Peccato che il M5S ha rifiutato ogni offerta considerando sia Pd che PdL inadeguati.

Il PdL, con il leader assoluto Berlusconi, conscio che un’azienda senza CdA non può che rischiare grosso (il paragone è volutamente semplicistico) ha proposto un governo di larghe intese (forse simile a quello di Monti?) per garantire la necessità di dare stabilità all’Italia non dimenticando i principi tanto cari ai pidiellini e così vicini agli interessi personali del proprio leader. In “aiuto” ad Alfano è giunto Renzi con un richiamo per dare dignità ai dieci milioni di elettori del centro-destra ma chissà se il prossimo Presidente della Repubblica sarà più attento a questa questione.

Il “cambiamento” diventa una parola meno affascinante nel momento in cui si devono far coincidere la necessità con i principi. Gli innovatori di giornata sono i primi a dar battaglia se nella via di residenza viene messo il “senso unico” e sono gli ultimi a considerare che l’innovazione tecnologica può rendere obsolete e fuori mercato numerose attività commerciali (si pensi all’indotto della Fiat e per approfondire basta studiare la trasformazione di Detroit, un tempo capitale mondiale dell’auto).

Alcuni principi sono inviolabili ma sono quelli legati ai diritti dell’uomo non alla convenienza di parte.

Federico Gangi

federico.gangi@ildiscorso.it

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La sconfitta di tutti, la vittoria di nessuno

La “rivoluzione civile”, non quella di Ingroia, è iniziata. Le elezioni politiche hanno sancito la sconfitta dei partiti maggiori che hanno perso circa sei milioni di voti a testa, in favore del nuovo e semi sconosciuto movimento del comico Beppe Grillo. Altrettanti elettori non si sono presentati alle urne dimostrando che nemmeno le grida in piazza hanno inciso sull’affluenza. La legge elettorale ha fatto il resto. Il “Porcellum” di Pdl e Lega Nord hanno, per la terza volta, impedito al Parlamento di funzionare.

Lo spettro dell’ingovernabilità incombe a causa della mancanza di un partito vincitore. Con una legge elettorale lungimirante, il Partito democratico avrebbe vinto le elezioni grazie a soli centomila voti ma la democrazia dovrebbe essere questa.

Il primo sconfitto risulta quindi il Partito democratico che non ha capito che, per seguire lo spirito dei tempi, bisogna stare sempre più avanti e non ha senso utilizzare lo strumento (straordinario in Italia) delle primarie usando metodi da “vecchia politica”. Bersani è una persona competente e affidabile ma parla un linguaggio che comprende vecchi paradigmi, si allea con il partito di Vendola che porta un misero tre per cento e ne fa perdere forse il doppio.

La vera vittoria di Pirro e quella di Berlusconi. Il Cavaliere ha usato tutte le armi a disposizione per raggiungere un risultato insperato e ha dimostrato di essere un vero leader, riconosciuto dal suo popolo e temuto dagli avversari. Il risultato percentuale relativo di Pdl e Lega Nord nasconde la pesante perdita di voti della coalizione che ha governato l’Italia per dieci anni.

Il premier uscente Mario Monti è un altro dei finti vincitori. Poteva diventare Presidente della Repubblica, ruolo adatto allo spessore della persona, ma ha preferito puntare su due partiti anacronistici come l’UDC di Casini e FLI di Fini che hanno avuto un risultato quasi ridicolo pensando che i loro leader sono stati presidenti della Camera per dieci anni in due.

Il Movimento Cinque Stelle, infine, ha dato quella sberla popolare ad una partitocrazia usurpatrice dell’ordine democratico. I metodi del M5S non sono positivi e, a tratti, ricordano segni di fascismo conditi da programmi “sfascisti” ma il popolo disorientato ha voluto dare un segno forte: “Basta!”.

E’ una buona notizia che queste elezioni abbiano aperto le finestre del Parlamento con l’abbandono di politici come Fini e Di Pietro ma rimane una considerazione disorientante e dolorosa: la totale astrazione della nostra politica dai problemi reali. I partiti continuano a cercare risposte a problemi antichi e superati non da soluzioni ma da un accelerazione del cambiamento strutturale dell’economia mondiale. Il tema del lavoro richiede un nuovo paradigma, una politica industriale deve essere adatta ai tempi, il ruolo dell’essere umano all’interno del sistema economico ha bisogno di nuove analisi. Il mondo sta cambiando e i cittadini lo sentono, la politica fino a ieri pensava ai problemi della civiltà industriale del Novecento. Signori: per voi è finita, il futuro è nelle mani di ognuno di noi.

Federico Gangi
federico.gangi@ildiscorso.it

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