NUOVO TEATRO COMUNALE DI GRADISCA D’ISONZO Prima regionale di ‘Toilet’ con Gabriele Pignotta Sabato 7 dic.

NUOVO TEATRO COMUNALE DI GRADISCA D’ISONZO

Prima regionale di ‘Toilet’ con Gabriele Pignotta

Sabato 7 dicembre alle 21 – Prevendite martedì e sabato

 

 

Il prossimo appuntamento al Nuovo Teatro Comunale di Gradisca d’Isonzo è fissato per sabato 7 dicembre, alle 21, con la prima regionale della produzione a.ArtistiAssociati ‘Toilet’ scritta, diretta e interpretata da Gabriele Pignotta. Aiuto regia Julie Ciccarelli, supervisione artistica e acting coach Cristina Vaccaro, musiche originali Stefano Switala e scene Tiziana Liberotti. Non un monologo ma una originalissima commedia che conserva anzi sublima lo stile delle commedie precedenti di questo artista. Una storia divertente e appassionante in cui lo spettatore segue con trepidazione la vicenda del protagonista che cerca in ogni modo di uscire dal bagno di questo piccolo autogrill dove è rimasto chiuso!

Per farlo interagisce al telefono con il Maresciallo dei carabinieri con la sua segretaria e con una serie altri inaspettati personaggi tra i quali le persone che hanno scritto gli annunci sui muri del bagno regalando momenti di imperdibile comicità.

Uno spettacolo coinvolgente ed emozionante con una colonna sonora sorprendente e un paio di sorprese davvero sfiziose per i nostri spettatori. Assolutamente da non perdere! Si tratta di un genere che mescola la commedia (si ride tanto), atmosfere di suspance (che spingono lo spettatore a voler sapere come andrà a finire) e l’introspezione psicologica perché dopo ore che il protagonista resta intrappolato, il bagno di quell’autogrill si trasforma in uno spazio in cui si materializza anche l’inconscio non consentendo fughe.

Un uomo guida distratto da una telefonata di lavoro. Deve andare al bagno, si ferma in una piccola area di servizio di una strada secondaria di provincia. Sempre al telefono, non memorizza dove si trova esattamente. Entra in bagno fa quello che deve fare ma quando va per uscire la porta non si apre. È uno scherzo? No, la porta non si apre, nessuno sembra esserci li fuori e nessuno sa dove si trova…

Uno spettacolo pop innovativo e sorprendente che racconta l’incredibile storia di un uomo chiuso per 72 ore nel bagno di una piccola area di servizio, ispirato ad una storia vera.




FUORISYNC in POP ART REVOLUTION Dal 10 al 15 dicembre al Teatro Roma

Scritto e diretto da Maurizio Francabandiera Alessandro Campaiola, Federico Campaiola, Alessio Nissolino, Maurizio Francabandiera con la partecipazione straordinaria di Lorenza Giacometti

 Coreografie di Ambrogio Dei

 Il teatro non si può raccontare, il teatro si deve vedere”

Pop Art, il testo di Maurizio Francabandiera è la volontà di rappresentazione dell’interiorità creativa degli autori, attraverso immagini, suoni, volutamente esasperati, dissacratori, ironici, un’arte contemporanea dove l’esaltazione del talento inventivo mette in mostra una grande capacità espressiva. “Avete capito? In una sinossi uno ci può scrivere di tutto, di questi tempi poi. Abbiamo letto certe sinossi, talmente descrittive e bizzarre, poi abbiamo visto lo spettacolo ci siamo chiesti: “ma quello che ha scritto la sinossi…lo ha visto?” affermano i Fuorisync, il gruppo composto da Alessandro Campaiola, Federico Campaiola, Alessio Nissolino che darà vita allo spettacolo.

 Scrivere una sinossi per l’autore e il gruppo di attori è davvero complicato perché hanno la certezza che ciò che scriveranno sarà completamente stravolto dal primo giorno di prova. Ma una cosa è certa: Pop Art, come diceva Picasso, è l’arte che scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni. Pop Art è il grande amore di esprimersi attraverso il teatro, un bisogno di provare in una sola volta più emozioni possibili.

 Il quartetto comico è formato da 3 noti doppiatori italiani: Alessandro Campaiola -voce di Flash nella serie omonima, Kingsman, Steve in Stranger Things, Michelangelo delle tartarughe Ninja, Eren Jaeger nell’attacco dei giganti, Saitama in One punch man e molti altri -, Federico Campaiola – voce di Ready Player One, Johnatan in Stranger Things, Firestorm di Leggend of Tomorrow, Onorevole Kyoshi in Prison School, Ryder nella Paw Patrol, il premio oscar Manchester By the Sea e molti altri – e Alessio Nissolino, voce di Moccicoso in Dragon Trainer, Toby di Pretty little Liars, Dorian Gray in Penny Dreadfull, Jake di Due uomini e mezzo, Matt Mcguire in Lizzie Mcguire, Marco Polo nella serie Netflix omonima, Koku in Be the Begining e molti altri. Maurizio Francabandiera, celebre autore comico nel panorama romano, nella sua prestigiosa carriera ha collaborato, tra gli altri, con e per Antonio Giuliani, Pablo e Pedro, Massimo Lopez.

Guendy Furlan

TEATRO ROMA  Via Umbertide, 3 (P.zza Santa Maria Ausiliatrice)  00181 – Roma

Info: 06.78.50.626  

COSTO BIGLIETTO Biglietto intero: 25,00 €

Orari: dal Martedì al Sabato ore 21:00 – Domenica ore 17:30




Turandot e Aida inaugurano la stagione del Verdi di Trieste

Ultimamente mi è capitato di ascoltare parecchie Turandot, più o meno quotate, più o meno centrate, ma una che reggesse la parte come Kristina Kolar non l’avevo ancora incontrata. Una colonna di voce bronzea, omogenea in tutta l’estensione, timbro ambrato e dovizioso, acuti sfolgoranti e, merce rara, la capacità di tenere bene in bocca quelle note di mezzo (“di passaggio”, dicono gli espertoni) che a nove Turandot su dieci escono prossime al grido. Poi fraseggia, dice, colora, insomma un’artista vera. Peccato che nella produzione che ha inaugurato la stagione del Verdi di Trieste si sia scelto di rinunciare al finale, che con assoluta probabilità sarebbe stato l’Alfano II, perché la Kolar avrebbe potuto tirarci fuori qualcosa di interessante.

Invece no, qui l’opera sì chiude sulla morte di Liù. Una voce registrata (di cui, detto sommessamente, non si sarebbe sentita la mancanza) riprende l’arcinoto congedo toscaniniano: qui termina la rappresentazione perché a questo punto il maestro è morto e tanti saluti.
Che sia una scelta di comodo o ben ponderata poco importa, una Turandot senza finale ha un suo senso. Quelle tre pulsioni di morte autodistruttive e proiettate a un altrove impossibile – l’impossibile speranza, la chiama Liù – restano sospese in una notte che non vedrà mai l’alba, ognuna intrappolata nel proprio vicolo cieco.

Certo per i vociomani non sarebbe stato male neanche ascoltare il tenore Amadi Lagha nel finalone spremi-polmoni, perché questo giovane tenore di voce, e soprattutto di acuti, ne ha da vendere. Canta ancora un po’ troppo sulla natura, coprendo poco e aprendo molto, ma gli esiti, almeno finché la voce gira a dovere, sono elettrizzanti. Il si naturale dell’aria è glorioso, il do dell’ardente d’amor persino crescente. Nel mezzo c’è qualche suonaccio ancora da incanalare per bene, ma il ragazzo ha stoffa.

Per il resto il capitolo primo dell’inaugurazione triestina è di quelli che vanno bene per non disturbare troppo il pubblico più “impolverato”. C’è un direttore esperto, Nikša Bareza, che ha un bell’impeto ma che pesta parecchio sulla grancassa – cosa che a me non dispiace, ma che costringe i cantanti a sgomitare per farsi sentire – un’orchestra in buona forma e un cast che gira a regime, soprattutto tra le parti minori. Positivo il contributo delle tre maschere (Alberto Zanetti, Saverio Pugliese e Motoharu Takei), anche se Bareza con i suoi tempi fantasiosi non sempre li aiuta a dovere. Desirée Rancatore, Liù, soffre la tessitura bassa dei primi due atti ma firma un bel finale espressivo, Andrea Comelli è un Timur cui non si può rimproverare nulla. Altoum è nientepopodimeno che Max René Cosotti.

Turandot, così come il secondo capitolo della saga inaugurale del teatro triestino, Aida, porta le firme di Katia Ricciarelli e Davide Garattini Raimondi per quanto riguarda la regia, Paolo Vitale (scene e disegno luci) e Anna Aiello (movimenti scenici e assistente alla regia). I due spettacoli condividono parte della scenografia ma soprattutto l’idea di fondo, che è quella di seguire il più possibile il libretto. Che la disponibilità di tempo e budget per mettere a punto gli allestimenti non fosse eccezionale è abbastanza evidente, tant’è che più che sul dettaglio la ricerca del consenso pare mirare al colpo d’occhio. Effetto che, stando alla risposta del pubblico, c’è eccome. Però permane un immobilismo di fondo e la sensazione sostanziale che oltre al contorno ci sia poco.

Restando ad Aida, Fabrizio Maria Carminati è sempre una garanzia. Fa suonare al meglio l’orchestra, non sbrodola mai, tiene il palco e se qualcuno si perde per strada lo recupera al volo, insomma è l’uomo ideale per garantire la riuscita musicale di uno spettacolo, tanto più se, come nel caso in questione, l’impressione generale è che di prove non ce ne siano state molte.

La protagonista della prima, Svetlana Kasyan, ha voce torrenziale negli acuti a piena potenza, ma ha anche intenzioni apprezzabili nel modulare la frase. A onor del vero bisogna dire che i piani, come spesso accade alla voci grandi, non escono proprio limpidissimi, ma tutto sommato va bene così, la sua Aida nel complesso convince.

Gianluca Terranova, Radames, desta qualche apprensione perché in più di un punto la voce pare sfiorare il limite, limite che però non viene mai oltrepassato, anzi, anche se certi suoni a mezzavoce non sono facilissimi, il tenore riesce sempre a sfogare bene in acuto e salvare la ghirba.
La Amneris di Anastasia Boldyreva è la migliore in campo. Bella voce mezzosopranile, ottime intenzioni interpretative, fraseggio forbito e splendida presenza. Certo il personaggio è disegnato, d’accordo con l’impostazione dello spettacolo, in modo decisamente convenzionale, ma scansando certi eccessi di tradizione.
Andrea Borghini, Amonasro, ha tanta voce, il Ramfis di Cristian Saitta ancora di più. Positivo il contributo di tutti gli altri.

Resta da dire del coro, al solito preparato da Francesca Tosi, e dell’orchestra, che pur sbavando qualcosa qua o là, garantiscono inappuntabile compattezza e una duttilità dinamica apprezzabilissima.

Alla fine è duplice trionfo, in Aida forse ancor più schietto.




Simone Cristicchi in scena con il nuovo Happy Next

LATISANA – TEATRO ODEON

Venerdì 6 dicembre – ore 20.45

ZOPPOLA – AUDITORIUM COMUNALE

Sabato 7 dicembre – ore 20.45

Latisana Simone Cristicchi è senza dubbio l’artista più amato dagli spettatori del Circuito ERT: in tre degli ultimi cinque anni con i suoi lavori ha vinto il premio del pubblico come spettacolo migliore della stagione teatrale. Il “cantattore” romano ritorna nuovamente in regione con la sua ultima produzione, Happy Next (alla ricerca della felicità). Scritto a quattro mani con Francesco Niccolini, con la collaborazione di Andrea Rivera, Happy Next è interpretato anche da Ariele Vincenti, Cristina Piedimonte e David Voci Sciabordi. Lo spettacolo andrà in scena venerdì 6 dicembre alle 20.45 al Teatro Odeon di Latisana e sabato 7 dicembre alle 20.45 all’Auditorium Comunale di Zoppola.

Simone Cristicchi (credits Dario Furlan)

L’idea di Happy Next nasce dall’omonimo documentario girato nel 2018 da Simone Cristicchi che indagava il concetto di felicità. Scienziati, bambini, sacerdoti, poeti, musicisti, suore di clausura, artigiani, imprenditori, sportivi, senza fissa dimora, psicologi, filosofi, contadini, medici, immigrati…uniti da un unico obiettivo: costruire insieme un “Manuale” che insegnasse nuove prospettive di volo, per citare il suo precedente spettacolo, Manuale di volo per uomo.

La ricerca della felicità è un tema millenario ed è fondamentale per ogni essere umano, un percorso capace di aprire nuovi orizzonti, dal fascino delle grandi idee, fino alla meraviglia delle piccole cose.

Tre sono le domande da cui parte lo spettacolo: Che cos’è la felicità? Cosa ci impedisce di essere felici? Esiste una ricetta per vivere in armonia con se stessi e con il mondo che ci ospita?
I protagonisti sono un presentatore in crisi con se stesso, una valletta scossa dai suoi problemi, un direttore tecnico invadente e un regista cinico e capace.

Si ride, si gioca, si scherza, non ci si prende troppo sul serio in questa riflessione ironica, disincantata e al tempo stesso appassionata su come gli uomini siano alla disperata ricerca della felicità, tra abbagli, inganni, speranze e delusioni. 




Miroglio e Jégou dalla Francia per Trieste Prima Venerdì 6 dicembre al Museo Revoltella

PSPUn duo francese di nomea internazionale, insolito quanto innovativo per una performance musicale e coreutica che è una “prima” per la rassegna internazionale di musica contemporanea “Trieste Prima”. Un incontro, insieme concerto e spettacolo, in programma venerdì 6 dicembre alle ore 18 presso il Museo Revoltella, con al presenza straordinaria del percussionista Thierry Miroglio e della danzatrice Sophie Jégou.

Sophie Jégou.

Concerto performance dal titolo “Lo scarabeo d’oro” che prende a prestito il nome di un’opera del compositore contemporaneo Fausto Sebastiani che verrà eseguita in prima assoluta insieme ad altri brani di autori contemporanei: “Saveur” di Xu Yi, “Seven Studies in Self-Imposed Tristesse” di Lars Petter Hagen, “Metal east-journey” di Ivan Fedele, “Le grand Jeu” di Bruno Mantovani, per un innovativo ed eterogeneo programma tra percussioni, elettronica ed espressività corporee. Artisti da Cina, Norvegia, Italia e Francia, particolarmente apprezzati nel campo della ricerca e della sperimentazione sonora, già all’attivo in diversi festival internazionali e centri di ricerca, docenti universitari e ricercatori in prestigiose accademie dedicate alla nuova musica. I performer ospiti hanno anch’essi una lunga e fortunata carriera. Thierry Miroglio tiene recitali e concerti in più di quaranta paesi del mondo ed è uno dei pochi percussionisti al mondo ad avere tale attività, con un repertorio di oltre trecento pezzi e concerti per percussioni e orchestra. Collabora con vari studi di ricerca elettroacustica, tra cui l’Ircam, Keams Seoul, Shanghai Eamc e molti altri. Professore al Conservatorio “D. Milhaud” di Parigi, tiene masterclass, conferenze e seminari sulle percussioni

Thierry Miroglio

nella musica contemporanea ed ha collaborato con numerosi compositori, tra i quali John Cage, Luciano Berio, Kaija Saariaho, Maurice Ohana, Jean-Claude Risset. La ballerina, danzatrice, performer e coreografa Sophie Jégou nel campo della creazione, le piace associare la danza ad altre forme artistiche come la poesia, la musica, le arti visive e il teatro. Interprete di fortunati e diversi spettacoli tra cui “Sign and shadows”, “Bang Bang”con coreografie di Anne Quéguiner, partecipa a “Parades et Changes” con Yvola Demange. Danza anche in “The Red Thread”, creato daKilina Crémona e Alain Goudard come parte del Festival Croisements e rappresentato durantediverse tournées in Cina. Sophie ha anche ballato in occasione delle Nuits sonores, della biennale OFF di Lione e del festival Orphée di Parigi. Il concerto performance, penultimo appuntamento della fortunata rassegna triestina diretta da Corrado Rojac, è ad ingresso libero. Tutte le informazioni su chromas.it.




TI BACIO LA NOTTE al Teatro San Giovanni Trieste 8 dicembre ore 17,30

Reading di Ornella Mereghetti al Teatro San Giovanni

Domenica 8 dicembre, alle ore 17.30, andrà in scena Ti bacio la Notte, reading teatrale scritto, diretto e interpretato da Ornella Mereghetti, con il supporto tecnico di Mattia Cattaneo, la partecipazione di Pino Roveredo e la direzione artistica di Aldo Vivoda.

Ti bacio la Notte è la storia di un amore ai tempi dei social, è l’incarnazione di un ideale amoroso, come quello della Follia dAmore o dell’amore fatale fondato sul dolore; un dolore colmo di gioia quando l’amato risponde semplicemente con una frase: Ti bacio la Notte.

In questa interpretazione teatrale, gli artisti, sul palco, useranno le parole come fossero mani e braccia, useranno il Cuore come se fosse labbra, a lasciar parlare l’Anima, poiché, proprio perché solo Spirito, non ha bisogno di essere presenza fisica.

Lo spettacolo è nato nel 2019: ha esordito in marzo a Treviglio (città natale dell’autrice) ed è stato replicato a Roma in due occasioni, l’8 maggio al Teatro degli Eroi e il 21 ottobre al Teatro Ghione.

Ti bacio la Notte è anche una raccolta di poesie, edita da Zephyro: il libro è stato presentato lo scorso 16 novembre alla libreria Minerva di Trieste e potrà essere acquistato da chi lo desidera al Teatro San Giovanni il giorno dello spettacolo.

Esploratrice di una nuova terra  cammino in punta di piedi.  Non serve raggiungerti e correre  sei qui, ti danzo sul cuore e cercherò di capire  tutti i tuoi lunghi silenzi.

Per informazioni: mereghettiornella044@gmail.com.

Ingresso intero: 12€./ ridotto: 8€.   Per qualsiasi ulteriore informazione, scrivete a: info.teatrosangiovanni@gmail.com.  Teatro San Giovanni  Via San Cilino 99/1, 34138 Trieste  info.teatrosangiovanni@gmail.com




Kobane Calling on Stage il 3 dicembre è al Politeama Rossetti Trieste

Tutto inizia con un fumetto: un fumetto davvero speciale. “Kobane Calling” è un fumetto dell’autore italiano Zerocalcare, un reportage in forma grafica del viaggio che lo ha portato al confine tra la Turchia e la Siria a pochi chilometri dalla città assediata di Kobanê, tra i difensori curdi del Rojava, opposti alle forze dello Stato Islamico.

 

Il libro vende oltre centoventimila copie in Italia, e il suo successo valica immediatamente le frontiere: è tradotto in francese, inglese, spagnolo, tedesco, portoghese (e presto in norvegese), “Kobane Calling” è il libro più esportato di Zerocalcare.

da sinistra a destra Carlotta Mangione, Luigi Biava. Lorenzo Parrotta, Michele Lisi, Flavio Francucci

Zerocalcare è lo pseudonimo di Michele Rech, il fumettista italiano contemporaneo di maggior successo: le sue opere hanno venduto oltre 700.000 copie e sono state tradotte in tutto il mondo.

 

Ed ora, grazie all’intuizione del regista e drammaturgo Nicola Zavagli e alla sua voglia di “contaminare” sulla scena linguaggi diversi, il segno di Zerocalcare arriva a teatro, nuova tappa del percorso che il regista, assieme all’attrice Beatrice Visibelli e con la Compagnia Teatri d’Imbarco, compie nell’ambito di un teatro popolare d’arte civile.

 

A Trieste, lo spettacolo va in scena per una sola sera martedì 3 dicembre alle ore 20.30 alla Sala Assicurazioni Generali del Politeama Rossetti.

 

Nasce così “Kobane Calling on Stage” atipico documentario teatrale che restituisce il senso del viaggio di un gruppo di giovani volontari partiti per Kobane, la città simbolo della resistenza curda, con l’intento di portare aiuti umanitari e raccogliere testimonianze per una cronaca alternativa della situazione siriana.

 

Lo spettacolo è un atto d’amore del teatro al mondo poetico e comicissimo di Zerocalcare, ma anche un atto di solidarietà a chi ogni giorno in Siria mette a rischio la propria vita nella terribile guerra contro l’Isis.

Tuttavia – tengono a evidenziare i creatori – “Kobane Calling on Stage” non spettacolarizza la guerra, ma racconta con spietata leggerezza la verità brutale di un conflitto troppo spesso dimenticato, cercando pericolosamente di mantenersi in bilico tra cronaca del nostro tempo e immaginario fumettistico.

 

Ma come sarà la scenografia di una graphic novel, quando trova la strada del palcoscenico? È realizzata sul video design a cura dello Studio Kmzero e assicura al pubblico di vivere e respirare appieno l’atmosfera e la creatività di Zerocalcare, intrisa di autoironia e citazioni, ed in cui alla figura di un Armadillo è affidata la voce della coscienza dell’autore. 

 

A rendere ancor più avvincente la messinscena saranno le musiche originali di Mirko Fabbreschi.

Lo spettacolo, corale e ricco di energia, è interpretato da Massimiliano Aceti, Luigi Biava, Fabio Cavalieri, Francesco Giordano, Carlotta Mangione, Alessandro Marmorini, Davide Paciolla, Lorenzo Parrotto, Cristina Poccardi, Marcello Sbigoli, affiancati da un gruppo di giovani attori della compagnia Teatri d’Imbarco.

 

Accolto da notevole successo fin dal debutto (la stampa ha parlato di “Kobane Calling on Stage” in termini di «grande narrazione corale che alterna il dramma alla commedia, il basso e l’alto, il pop e il civile») lo spettacolo impreziosisce la proposta – in questa stagione, molto ricca di interessanti contaminazioni di linguaggi diversi – del cartellone Altri Percorsi dello Stabile regionale.

 

Per biglietti e prenotazioni e per acquistare nuovi abbonamenti si suggerisce di rivolgersi alla Biglietteria del Politeama Rossetti, agli altri consueti punti vendita, o via internet sul sito www.ilrossetti.it. Informazioni anche al numero del Teatro 040.3593511.

E. L.




DOMANI Suns Europe chiude con il concerto-evento al Giovanni da Udine

Il 30 novembre, dalle 21

Immerso in una babele di lingue e generi musicali, il pubblico potrà trascorrere una serata all’insegna di musica di qualità e tanto divertimento

UDINE – Al grido di “Diritto alla lingua, diritto alla diversità”, Suns Europe si avvia alla sua conclusione con il concerto-evento in programma il 30 novembre, alle 21, al Teatro Nuovo Giovanni da Udine (i biglietti saranno disponibili alla cassa del teatro la serata stessa, online > http://bit.ly/BilietsSunsEurope2019, o nei punti vendita autorizzati, qui l’elenco > www.sunseurope.com). L’evento – organizzato dalla cooperativa Informazione Friulana con il sostegno finanziario della Regione Fvg, dell’ARLeF, Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane, e della Fondazione Friuli, con il patrocinio del Comune di Udine, del Consiglio d’Europa e del NPLD – sarà presentato quest’anno da due “vecchi amici” di Suns Europe: il rapper friulano Doro Gjat e la cantautrice ladina Martina Iori. A loro spetterà il compito di accogliere sul palco del Teatrone artisti provenienti da mezza Europa, precisamente da Sardegna (Malasorti),

Martina Iori (credits Dario Furlan)

Paese Basco (Mocker’s), Galles (Sybs), Cantone dei Grigioni (Mattiu Defuns), isole Faer Øer (Son of Fortune), ma anche galiziani (Ataque Escampe), occitani (Mauresca Fracas Dub), catalani (Magalí Sare), basso sassoni (Leon Moorman) e, naturalmente, friulani (Silvia Michelotti). Immerso in una babele di lingue e generi musicali (rock, punk, hard rock e psichedelia, ma anche ritmi pop&soul …), il pubblico potrà trascorrere una serata all’insegna di musica di qualità e tanto divertimento. Per chi non potrà essere presente al “Nuovo”, sarà disponibile uno streaming dell’evento sulla pagina Facebook di Suns Europe, coordinato dallo ‘Storytelling lab’ dell’Università degli studi di Udine, in collaborazione con l’emittente sarda Eja Tv.

Inoltre, come di consueto è in programma una diretta radiofonica dal teatro, nel pomeriggio dalle 16.15 alle 19.30, e poi della serata dalle 21 alle 23, a cura di Mauro Missana e Paolo Cantarutti, di Radio Onde Furlane, con vari ospiti (artisti, giurati, pubblico…).

(credits Andrea Tomasin)

IL PROGRAMMA DEL 30 NOVEMBREMa la giornata conclusiva di Suns Europe comincerà sin dal mattino, con “Scuele Europe / School Europe” l’appuntamento dedicato alle scuole (sempre al “Nuovo” alle 10.30). Nel pomeriggio tutti gli appuntamenti del festival si svolgeranno allo spazio Fantoni del “Giovanni da Udine”. Alle 15 sarà possibile vedere il cortometraggio più votato dagli studenti friulani per la sezione Italymbas del Babel Film Festival (Sardegna). Mezz’ora più tardi sarà proiettato un documentario dell’emittente frisona Omrop Fryslân sulla comunità aranese, minoranza occitana della Catalogna. Alle 16.30 si passerà alla musica con i galiziani Ataque Escampe. Alle 17.15 sarà proiettato “Il silenzio” di Ali Asgari e Farnoosh Samadi, corto che ha vinto in Babel Film Festival e che racconta la storia di una madre e una figlia curde che vivono in Italia. Alle 17.30 ancora musica con la catalana Magalí Sare. Ci farà fare un’escursione nella delicata situazione catalana lo storico, giornalista e attivista Xavi Milian che, alle 18.15, presenterà il suo “El poder del poble” (Sembra Llibres). A seguire una pausa gustosa al Mamm per il Suns Happy Hour, dalle 19.30, in attesa del concertone.

IL FESTIVAL – Suns Europe – organizzato annualmente dalla cooperativa Informazione Friulana con il sostegno finanziario della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, dell’ARLeF, Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane, e della Fondazione Friuli – gode del patrocinio del Comune di Udine, del Consiglio d’Europa e del NPLD, Network to Promote Linguistic Diversity, la rete europea per la promozione della diversità linguistica. Inoltre, si avvale della collaborazione di numerosi soggetti pubblici e privati, friulani e internazionali fra cui Etxepare Euskal Institutua (Paese Basco), Secretaría Xeral de Política Lingüística – Xunta de Galicia (Galizia), Babel Film Festival (Sardegna), RTR (Cantone dei Grigioni), Stichting REUR (Paesi Bassi) e CEC, Centro Espressioni Cinematografiche. Suns Europe ha il merito di trasformare la città di Udine in un crocevia di culture, lingue e artisti, creando contaminazione e confronto, dando spazio a una produzione artistica di assoluto valore.

Tutto il programma e le info sono su www.sunseurope.com e sulla pagina Facebook ‘SUNS Europe’.




L’infinito tra parentesi in scena a Cervignano e a Udine

Si può mettere l’infinito fra parentesi? Per quanto rimarranno distanti il pensiero scientifico e quello letterario, la tecnica e la poesia? Marco Malvaldi ci ha più volte rimostrato con la sua opera di romanziere, chimico e giallista (è l’autore della serie “I delitti del Barlume”) quanto la storia sia disseminata di punti di contatto fra la cultura umanistica e scientifica. Discutono di tutto questo, i due fratelli protagonisti di L’infinito tra parentesifratelli d’arte e nella vita, Maddalena e Giovanni Crippa. Il tema del rapporto tra due mondi, fra due tipi di conoscenze apparentemente lontane, ma che si intrecciano continuamente nelle nostre vite, è stato il punto di partenza di questo progetto diretto da Piero Maccarinelli.

L’infinito tra parentesi, prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro della Toscana – Teatro Nazionale e con le scene realizzate da Maurizio Balo, vede in scena i due fratelli Francesca e Paolo: lei umanista e lui scienziato, entrambi hanno due belle carriere di docenti universitari. A un certo punto le loro strade si incrociano: quando Paolo lotta per diventare rettore dell’Università, e vi è lo scontro e l’incontro di due diverse concezioni della realtà. L’infinito tra parentesi, attraverso vicende apparentemente quotidiane ci sfida ad entrare nel complesso rapporto tra letteratura/poesia e scienza. Oppenheimer e la poesia, Star Trek e il teletrasporto quantistico, Maxwell, Lucrezio e la teoria cinetica dei fluidi.

«Non ne posso più di vedere l’Università dominata dalla scienza e dalla tecnica. Sono trent’anni che abbiamo solo rettori che vengono dalla scienza. Non avremo mai un Lucrezio, o un Maxwell, se continuiamo così – riflette Francesca – solo dei tecnici che stringono un pochino più forte una vite progettata da altri».

L’infinito tra parentesi è in scena venerdì 29 novembre ore 20.45 al Teatro Pasolini di Cervignano,

sabato 30 novembre ore 21 e domenica 1dicembre ore 19 al Teatro Palamostre per la Stagione Teatro Contatto

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TORNA A LIGNANO SABBIADORO IL GRANDE PRESEPE DI SABBIA

La 16° edizione del Presepe di Sabbia di Lignano sarà visitabile dal 30 novembre al 6 gennaio e per tutti i fine settimana fino al 2 febbraio. Per consultare le giornate e gli orari di apertura www.presepelignano.ito www.lignanosabbiadoro.com

Appuntamento fra i più attesi del Natale del Friuli Venezia Giulia e non solo, capace di attirare decine di migliaia di persone ogni anno, molte delle quali provenienti da fuori regione e dalle vicine Austria, Slovenia e Croazia, torna puntuale il grande Presepe di Sabbia di Lignano Sabbiadoro, giunto alla 16° edizione. Attrazione centrale del calendario di appuntamenti natalizi del centro balneare friulano, è organizzato dall’Associazione Dome Aghe e Savalon d’Aur con il sostegno della Città di Lignano, in collaborazione con Lignano in Fiore Onlus, Lignano Sabbiadoro Gestioni, Consorzio Spiaggia Viva, Consorzio Holiday Vacanze, Consorzio Marine Lignano, Consorzio 6 Parchi e con il fondamentale contributo delle associazioni lignanesi. La maestosa opera in sabbia vedrà la sua inaugurazione sabato 30 novembre alle 17.00 (per chiudersi il 6 gennaio, rimanendo visitabile tutti i fine settimana fino al 2 febbraio 2020) nella tensostruttura collocata a ridosso della Terrazza a Mare. Tutte le informazioni e gli orari su www.presepelignano.it, www.presepedisabbia.it, www.lignanosabbiadoro.com e sulla pagina Facebook Associazione Dome Aghe e Savalon d’Aur. con il sostegno della Città di Lignano, in collaborazione con Lignano in Fiore Onlus, Lignano Sabbiadoro Gestioni, Consorzio Spiaggia Viva, Consorzio Holiday Vacanze, Consorzio Marine Lignano, Consorzio 6 Parchi e con il fondamentale contributo delle associazioni lignanesi. La maestosa opera in sabbia vedrà la sua inaugurazione sabato 30 novembre alle 17.00 (per chiudersi il 6 gennaio, rimanendo visitabile tutti i fine settimana fino al 2 febbraio 2020) nella tensostruttura collocata a ridosso della Terrazza a Mare. Tutte le informazioni e gli orari su www.presepelignano.it, www.presepedisabbia.it, www.lignanosabbiadoro.com e sulla pagina Facebook Associazione Dome Aghe e Savalon d’Aur.

Foto Davide Carbone

La luce è l’elemento di continuità ideale che unisce il Presepe della passata edizione – il Cantico delle Creature di S. Francesco, visitata da oltre 70.000 visitatori – al tema di quest’anno “Genesi: all’origine dell’amore”. La luce, che gli occhi ormai ciechi di S. Francesco continuavano a scorgere nel miracolo del Creato, quest’anno sarà evocatrice della nascita mondo: un big bang che ha messo ordine luminoso nel disordine del “nulla”, squarciando il silenzio e la tenebra primordiali per far sbocciare l’universo e la vita. Il visitatore sarà condotto in un percorso mozzafiato che racconta le fasi della creazione del mondo e dell’umanità, fra decine di opere magnificamente scolpite nella sabbia.

La prima parte è dedicata alla Creazione della materia: partendo da una camera oscura-installazione virtuale allestita dallo Studio 4 Dodo di San Giorgio di Nogaro, il nulla assoluto del Caos primordiale sarà interrotto dalla comparsa dei protoni e dei fotoni. Da lì la creazione della luce e la separazione delle acque dalla terra: la scena dove avverrà la nascita al mondo delle creature viventi.

Il passo successivo è la Creazione di Adamo: le mani – simbolo del contatto tra di Dio e Uomo – costituiscono il continuum che accompagnerà il visitatore lungo il percorso del presepe, a partire dalla estrapolazione del particolare del tocco divino che infonde lo spirito vitale ad Adamo (dal celeberrimo affresco di  Michelangelonella Cappella Sistina), per passare alla mano omicida di Caino, culminando nell’abbraccio consolatore della Natività. Segue la Creazione degli animali, con la riproduzione dell’icona dell’artista russa

Foto Davide Carbone

contemporanea Lyuba Yatskiv. Un canguro con il suo cucciolo nel marsupio è immagine della creazione biologica nella Creazione divina. L’amore tra fiere e prede, possibile non solo nell’Eden, è descritto dalla tranquillità di un agnello accucciato tra le zampe di un imponente leone. La fedeltà trova corpo simbolico in un labrador, mentre i pesci che affiorano dalle acque e i pinguini che abitano uno scoglio riassumono la vita marina.

Dopo il mondo animale ecco la Creazione del mondo vegetale e degli uccelli, con uno scenografico albero carico di volatili. La scimmia Lucy, l’anello ritrovato dell’evoluzione dell’uomo, liaison tra mondo animale e umanità, guarda teneramente gli umani che sfileranno davanti alle scenografiche installazioni di sabbia.  Siamo quindi arrivati alla Creazione dell’umanità, con in primo piano, il gesto creatore di Dio raffigurato in una scultura a tutto tondo che dà tridimensionalità a un’icona di Lyuba Yatskiv. A destra, un totemfonde in un unico genere un’umanità che è contemporaneamente maschio e femmina, creata a immagine e somiglianza di Dio.

Il riposo di Dio, riferimento al settimo giorno della Genesi, vede scolpito su sabbia il quadro Notte stellata di Vincent Van Gogh. Ancora Michelangelo nella Cacciata dal Paradiso riprodotta nella quinta superiore, per passare in primo piano a una Eva dei giorni nostri che urla tutta la sua disperazione.

La scena successiva è quella che vede protagonisti Caino e Abele, in cui il fratricidio è condensato nella violenza di uno sguardo d’odio e in una gestualità accusatoria. Le figure si riflettono in un unico modello somatico: fratello contro fratello, uomo contro uomo, l’umanità contro sé stessa. Alle loro spalle il bassorilievo di una megalopoli contemporanea. La prospettiva dal basso verso l’alto con cui è resa, nega quasi totalmente la visione del cielo perché la città – opera dell’agricoltore stanziale Caino dopo l’uccisione del pastore nomade Abele, – è il luogo degli scontri e delle invidie degli uomini.

Altra splendida rappresentazione presente nel Presepe è quella del Diluvio, con l’immagine di un mare in tempesta e, tra le onde, l’Arca di Noè. In primo piano, su uno spuntone roccioso non ancora sommerso, un padre e una madre incuranti della propria vita, cercano di porre in salvo i loro figli. Con lo stesso amore una tigre protegge il suo cucciolo tenendolo tra le fauci. Il gruppo scultoreo a tutto tondo traduce un particolare dell’incisione di Gustave Doré del 1866, ma il riferimento ai drammatici episodi contemporanei è immediato.

Maestosa è poi la riproduzione della Torre di Babele, che rappresenta la difficoltà comunicativa dell’uomo e il suo arrogante desiderio di raggiungere Dio, senza comprendere che, al contrario, sarà Dio stesso a scendere sulla terra per abbracciare ogni uomo con amore incondizionato. La torre allora si fa abbraccio. La scultura in sabbia, nella citazione grafica di Pieter Bruegel, si fonde in ununicum a tutto tondo con l’abbraccio del padre al figliol prodigo di Rembrandt.

L’immagine classica dell’Annunciazione è stata poi sostituita dalla traduzione in bassorilievo dell’affresco Maria, nuova Eva della chiesa di Bevazzana, ora ricollocata a Lignano Sabbiadoro, dove le figure di Eva e di Maria sono graficamente e concettualmente speculari. Il visitatore raggiungerà così la grande scena della Natività con un’icona raffigurante Maria e Giuseppe come immagine della genitorialità umana di Gesù. In primo piano una mega-scultura a tutto tondo mostra mani accoglienti e protettive sulle quali è adagiato un gigantesco neonato.

Ad arricchire la scena, una Cometa che è guida per chi – pur avendo la possibilità, capacità e desiderio di aiutare e condividere – non sempre coglie la richiesta di aiuto dell’uomo che gli sta accanto. Parla quindi a tutti noi. In uno spazio adiacente alla tensostruttura è ospitato anche quest’anno l’Albero di Yule, sui cui rami grandi e piccini potranno appendere biglietti colorati con messaggi di augurio e buon auspicio per l’anno a venire.

La realizzazione 16° edizione del Presepe di Sabbia di Lignano Sabbiadoro (da un’idea dell’associazione Dome aghe e savalon d’aur) è stata curata dagli artisti dell’Accademia della Sabbia di Roma, capitanati da Antonio Molin e con la direzione artistica diPatrizia Comuzzi. Il lavoro di creazione ha richiesto diverse settimane per l’equipe composta anche da artisti internazionali, come Irina Sokolova (Russia), Charlotte Kostner (Olanda) e Eda Kaytan (Turchia). Questi grandi artisti hanno modellato ben 300 metri cubi di sabbia, all’interno di una tensostruttura di 400 metri quadrati. Ricordiamo che l’opera è creata senza l’ausilio di colle o altri additivi chimici, solo acqua, sabbia e l’abile lavoro degli scultori professionisti. Come da tradizione l’entrata al Presepe sarà a offerta libera

E.L.