Due eventi: a Pordenone e a Lignano Sabbiadoro Fellini 100 Le immagini e gli archivi di Cinemazero

Venerdì 30 ottobre negli spazi della galleria Henry Bertoia in corso Vittorio Emanuele a Pordenone
verrà inaugurata la mostra “Federico il grande seduttore – L’universo femminile nel cinema di Federico
Fellini” un viaggio fotografico tra preziose e inedite immagini vintage del più grande regista che abbia
avuto il cinema italiano. Le foto custodite negli archivi di Cinemazero saranno “offerte” al pubblico per
celebrare i 100 anni dalla nascita di Federico Fellini. Oltre a Pordenone un altro evento sarà organizzato
anche a Lignano Sabbiadoro al cinema Cinecity sabato 24 ottobre alle 20.30 dal titolo 100 Fellini Black
& White, che sarà caratterizzato da musica, foto, film e ricordi. L’intera operazione culturale è stata
presentata dal presidente di Cinemazero Giovanni Lessio nel corso della conferenza stampa a Palazzo
Badini.
Due iniziative dunque, come ha sottolineato l’assessora al turismo Guglielmina Cucci – che
testimoniano della connessione e del dialogo che abbiamo avviato con il Comune di Lignano per
promuovere un turismo integrato dove si incontrano cultura e turismo. Grazie al protocollo sottoscritto,
abbiamo intrapreso un percorso comune per valorizzare reciprocamente i territori e le eccellenze che li
contraddistinguono.” L’assessora lignanese Ada Iuri, presente in conferenza stampa, ha confermato il
reciproco interesse fra le due amministrazioni evidenziando, sotto l’aspetto più propriamente culturale,
che Fellini sarebbe stato contento vedere che i suoi sogni si sono realizzati con la sua cinematografia.
Per l’assessore alla cultura Pietro Tropeano si tratta di ” un progetto, condiviso con Cinemazero” –
che vuole regalare al nostro territorio un evento unico e di grande qualità su un personaggio simbolo della
nostra filmografia”.
Il curatore della mostra Andrea Crozzoli, ha comunicato che le fotografie vintage sono esposte al
pubblico per la prima volta, mentre Riccardo Costantini che si occupa di gestire gli archivi di
Cinemazero ha detto che “..qui si custodisce probabilmente la raccolta fotografia più completa al mondo
del regista riminese”.
Eventi
Al Cinecity di Lignano Sabbiadoro sabato 24 ottobre alle 20.30 inaugurazione di “100 Fellini Black
& White” . Serata con concerto “Rota vs Fellini – Battaglia di pianoforti” dei maestri Antonio Faraò e
Bruno Cesselli, incontro con Sandra Milo e proiezione del film 8 e 1⁄2 in versione restaurata.
Ingresso libero con prenotazione obbligatoria scrivendo a cinecitylignano@gmail.com
A Pordenone in Galleria Henry Bertoia, mostra fotografica Federico il grande seduttore –
L’universo femminile nel cinema di Federico Fellini aperta dal 30 ottobre – 10 gennaio 2021 nelle
giornate di venerdì, sabato, domenica dalle 15 alle19. Ingresso gratuito su prenotazione telefonando al
numero 0434 392935 dal martedì al giovedì dalle 9 alle 12 oppure dal venerdì alla domenica dalle 15alle
18.30 e in alternativa scrivendo a fellini.pordenone@gmail.com




Concerto dei Filarmonici Friulani a OSOPPO sabato 24 ottobre

OSOPPO – Musiche ispirate all’acqua e legate tra loro attraverso improvvisazioni in water percussion. È del tutto originale il programma di “Suoni d’acqua”, il concerto dell’Orchestra giovanile Filarmonici Friulani questo sabato 24 ottobre, alle ore 20.45, sul palco del Teatro della Corte di Osoppo. In programma, infatti, trascrizioni cameristiche di celeberrimi brani di G.F. Haendel, F. Mendelssohn, F. Chopin e la famosissima “Moldava” di B. Smetana, legati proprio dal comune elemento acquatico. Si tratta di brani che realizzano una suggestiva panoramica sonora delle infinite forme in cui l’acqua plasma e vivifica il mondo.

Giovani e giovanissimi i musicisti coinvolti, tutti originari della Regione e formatisi nelle principali accademie italiane e internazionali. In particolare, l’ensemble che salirà sul palco osovano è composto da Alessio Venier e Enrica Matellon, al violino, Arianna Ciommiento alla viola, Chiara Trentin al violoncello, Marcello Bon al contrabbasso, Sonia Venzo al flauto, Gabriele Bressan all’oboe, Giacomo Cozzi al clarinetto, Alessandro Bressan al fagotto e Stefano Brusini al corno. Le improvvisazioni di water percussion sono, invece, ideate e realizzate dal percussionista Aaron Collavini. Tutti i musicisti collaborano stabilmente con l’Orchestra giovanile Filarmonici Friulani, unica realtà sinfonica regionale ad essere composta, curata e gestita interamente da under 30 e che, a Osoppo, porta a conclusione Metamorphosis, la sua prima stagione diffusa.

Il concerto è a ingresso gratuito, con prenotazione fortemente consigliata scrivendo a info@filarmonicifriulani.com, ed è realizzato con il sostegno della Comunità Collinare, il patrocinio del Comune di Osoppo e in collaborazione con il Teatro della Corte. “Metarmophosis”, stagione in cui l’appuntamento si inserisce, è realizzata con il sostegno di Regione Friuli Venezia Giulia, Fondazione Friuli e numerosi partner privati che scelgono, anche grazie all’Art Bonus, di investire nella cultura sul territorio e sostenere i giovani.

Maggiori informazioni sul sito: www.filarmonicifriulani.com




PICCOLIPALCHI: teatro per famiglie a MONFALCONE e MUGGIA questo fine settimana

Enrichetta dal Ciuffo è uno spettacolo divertente, irriverente e dolce. Immaginato per i bambini dai 4 anni in su, fa riflettere anche genitori, zii e nonni. Tutti insieme, in piena sicurezza, si potrà tornare a teatro al Comunale di Monfalcone – sabato 24 ottobre alle ore 17.00 – e al Verdi di Muggia – domenica 25 sempre alle 17.00 – per due nuovi appuntamenti di Piccolipalchi, la rassegna del Circuito ERT per le famiglie.

In scena, la storia di Enrichetta, una bambina dalla capigliatura bizzarra, e del suo incontro con Clemente Bel Dente. In un bosco ricreato sul palco grazie a scenografie e luci, questo incontro cambierà le sorti di entrambi e aiuterà il giovanissimo pubblico a riflettere su temi importanti come il valore della bellezza, dell’amore, e della generosità. Enrichetta dal Ciuffo è uno spettacolo realizzato dalla compagnia Teatro Perdavvero di Cento (Ferrara) insieme all’Accademia Perduta Romagna Teatri e ritorna in Friuli dopo il successo dello scorso anno.

Lo spettacolo sostituisce il concerto La Foresta Cantata, tutti i biglietti precedentemente acquistati o prenotati restano validi per il nuovo appuntamento. Entrambe le repliche sono a numero chiuso, perciò la prenotazione è fortemente consigliata telefonicamente (Monfalcone t. 0481494369, Muggia t. 0432 224214) oppure via email scrivendo a prenotazioni@ertfvg.it. La rassegna Piccolipalchi è organizzata dall’Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia in collaborazione con gli enti locali aderenti e la partecipazione della Fondazione Friuli. Giunta alla 15ima edizione, si è consolidata come un importante intervento di politica culturale per l’infanzia e di servizio al territorio, raccogliendo attorno a sé una rete di soggetti che condividono lo spirito del progetto. Il cartellone 2020/2021 è consultabile sul sito www.ertfvg.it

 




Le immagini del Giro d’Italia nelle Valli del Natisone

Le Valli del Natisone sono state teatro di una buona parte della 16^ tappa del Giro d’Italia 2020 vinta dallo sloveno Jan Tratnik (Bahrain-McLaren); la tappa Udine – San Daniele ha infatti attraversato le Valli portando una ventata di colore e passione in un momento storico fra i più difficili che si possa immaginare.

Il percorso di gara è stato preparato alla perfezione con asfaltature, sfalcio dell’erba e soprattutto con addobbi – ovviamente di colore rosa – che hanno caratterizzato l’intero tracciato, non moltissimo il pubblico lungo le strade interessate dal Giro ma i presenti non hanno mancato di far sentire il loro calore agli atleti.

A poche ore dal passaggio del Giro si lavora per rendere perfetta la pulizia della strada.

Di seguito alcune immagini scattate nelle Valli del Natisone:

Gli ultimi ritocchi

Una scenografia piuttosto particolare all’uscita di Cividale

Non sono mancati lugno le strade del Giro cartelli con ringraziamenti alla manifestazione e a chi si è prodigato per essa.

La borgata di Altana (Comune di San Leonardo) ha accolto così i concorrenti

Si preparano le castagne in attesa del passaggio del Giro

Un piccolo brindisi all’esterno dell’unico locale di Altana

Un gruppetto di amici si “scalda” per allietare il passaggio dei concorrenti

Un simpatico portafortuna nella borgata di Iainich

Gli amici del Velo Club Cividale Valnatisone ingannano così l’attesa dei concorrenti

L’arrivo del gruppetto dei fuggitivi a Castelmonte

La maglia rosa Joao Almeida (poi 28° al traguardo ma sempre in maglia rosa) nel gruppo degli inseguitori a Castelmonte

E adesso giù verso Cividale

Serizio e foto Dario Furlan #darionnenphotographer

 

 




TRIESTE Una strategia per il recupero del Porto Vecchio e il futuro della città

Approfondire pubblicamente gli scenari legati al Porto Vecchio di Trieste e alla sua incidenza nello sviluppo socio-economico cittadino, sviluppare da subito azioni concrete in grado di rendere immediatamente fruibile parte dello spazio pubblico dell’area: questi gli obiettivi dell’evento digitale “Porto vecchio impresa collettiva. Una strategia per il recupero del Porto Vecchio e il futuro della città”, promosso su piattaforma ZOOM e in diretta facebook martedì 27 ottobre, dalle 18, per iniziativa di Un’altra città.
Presentato nella mattinata di oggi – martedì 20 ottobre – alla stampa, alle istituzioni e agli stakeholders, l’evento si concretizza anche in un invito aperto ai rappresentanti istituzionali del Comune di Trieste, della Regione e dell’Autorità portuale, alle categorie sociali ed economiche e alle Associazioni ambientaliste, per potersi finalmente e pubblicamente confrontare intorno a uno dei temi cruciali per il futuro di Trieste, ma anche dell’intera area dell’estremo nord-est d’Italia. Alla presentazione hanno preso parte gli architetti William Starc, Roberto Dambrosi e Lucia Krasovec.
Per partecipare all’evento digitale di martedì 27 ottobre info e dettagli sulla pagina facebook hiips://www.facebook.com/unaltracittatrieste

Punto fermo del dibattito, martedì 27 ottobre, sarà il Rapporto “Una strategia per il recupero del Porto Vecchio e il futuro della città”, nel quale è contenuta la sintesi delle riflessioni e proposte elaborate da alcune centinaia di cittadini nei Tavoli di partecipazione promossi da Un’altra città in occasione dei due eventi organizzati alla Sala Giubileo e al Teatro Miela nel novembre del 2019 e nel febbraio del 2020.
Dal documento emerge con chiarezza, per voce degli esperti – architetti, economisti e urbanisti – ma anche dei cittadini che si sono attivati e interessati alla questione, la necessità di dotarsi di una strategia più complessa rispetto a quella finora adottata dalle amministrazioni coinvolte nell’accordo di programma per il recupero del Porto Vecchio. Il dato demografico è sotto gli occhi di tutti: dal 1991 al giugno 2020 sono stati persi, a Trieste. 29.250 abitanti. Un declino partito verso la fine degli anni ’60 e progressivamente aumentato per una molteplicità di cause. La trasformazione di un’area poderosa come quella del comprensorio dell’ex Porto Vecchio può essere chiave di volta per invertire un trend che ha avuto conseguenze economiche penalizzanti: ma è chiaro la strategia di sviluppo è ben altro dal mero riutilizzo degli immobili dismessi e deve alimentarsi di prospettive e scelte politiche precise, relazionate all’interesse della collettività e delle generazioni attuali e future.
Nel Rapporto si avanza, implicitamente, una proposta di metodo diversa da quella abbozzata nella Variante n. 6 al PRGC “Accordo di programma Porto vecchio”, insieme ad alcune proposte – o meglio, azioni concrete – che potrebbero risultare velocemente operative e favorire una immediata connessione della città all’area del Porto Vecchio: come la realizzazione di nuovi varchi, in termini di percorsi ciclopedonali e corridoi verdi anche in direzione dei rioni contermini e non solo del centro, garantendo così una forza maggiore nell’abbattimento delle barriere, fisiche e psicologiche, che portano a pensare a quell’area come esterna alla città. E la promozione immediata di nuovi usi temporanei e sperimentali nell’area, ad esempio attraverso la costruzione di un anfiteatro smontabile all’aperto che possa ospitare eventi culturali, artistici, scientifici ed aggregativi, con allestimenti flessibili e a bassissimo impatto ambientale. E ancora si ipotizza la concessione gratuita temporanea di spazi già ristrutturati al fine di insediare laboratori artigianali, centri di recupero, piccole industrie creative, servizi a supporto dell’industria culturale, e altre attività economiche innovative caratterizzate dall’ecocompatibilità.




Giovanni da Udine, tra Raffaello e Michelangelo al Castello di Udine dal 12 Dicembre

Raffaello lo volle al suo fianco nella Loggia di Psiche alla Farnesina e nell’impresa delle Logge vaticane, Michelangelo lo teneva in alto conto, Clemente VII si affidò a lui per delicati interventi di restauro e decorazione sia a Roma che a Firenze.
Giovanni Ricamatore, o meglio, Giovanni da Udine “Furlano”, come si firmò all’interno della Domus Aurea, riuniva in sé l’arte della pittura, del disegno, dell’architettura, dello stucco e del restauro. Il tutto a livelli di grande eccellenza.
A Roma, dove era stato uno dei più fidati collaboratori di Raffaello, rimase anche dopo la scomparsa dell’Urbinate. Conquistandosi, per la sua abilità, dapprima il titolo di Cavaliere di San Pietro e quindi una congrua pensione da pagarsi sull’ufficio del Piombo.
Intorno alla metà degli anni trenta del ‘500, Giovanni decise di abbandonare la città che gli aveva garantito fama e onori e rientrare nella sua Udine
 con il proposito di “non toccar più pennelli”.
Preceduto dalla fama conquistata a Roma, una volta tornato in Friuli si trovò pressato dalle committenze e non seppe mantenere fede al suo “autopensionamento”. Tra gli interventi di maggiore importanza, il lungo fregio a stucco ed affresco nel castello di Spilimbergo e, a Venezia, la decorazione di due camerini di Palazzo Grimani.
Sarà proprio salendo la monumentale scalinata a doppia rampa progetta da Giovanni, stavolta in veste d’architetto, che il pubblico potrà accedere alla magnifica Sala del Parlamento che dal 12 dicembre 2020 al 14 marzo 2021 accoglie la prima retrospettiva che mai sia stata a lui dedicata.
“Giovanni da Udine tra Raffaello e Michelangelo (1487 – 1561)”, promossa dal Comune di Udine – Servizio Integrato Musei e Biblioteche, è a cura di Liliana Cargnelutti e Caterina Furlan, affiancate da un autorevole Comitato scientifico.
Per la prima volta in questa mostra viene riunito un cospicuo numero di raffinati disegni che, provenienti da diversi musei europei e da una collezione privata americana, confermano la sua proverbiale abilità nella rappresentazione del mondo animalistico-vegetale e soprattutto di uccelli.
Ciascuno degli ambiti della poliedrica attività di Giovanni da Udine è indagato in mostra attraverso stucchi, incisioni, documenti, lettere, libri e altri materiali.
Inoltre le spettacolari sezioni dedicate alle stampe e ai disegni di architettura consentono di visualizzare i principali luoghi e ambienti in cui l’artista ha operato: dalla Farnesina alle Logge vaticane, da Villa Madama alla Sacrestia nuova di San Lorenzo a Firenze.
Il contesto storico e culturale del tempo viene ricostruito in mostra attraverso libri, documenti e filmati.
Una sezione speciale ripropone al Castello di Udine la mostra documentaria realizzata nell’aprile 2017 alla Farnesina, dedicata ai festoni realizzati nella loggia di Psiche da Giovanni da Udine.
Concluso il percorso espositivo, il visitatore potrà ammirare dal vivo le opere architettoniche, gli affreschi e gli stucchi realizzati da Giovanni da Udine e dai suoi collaboratori nel Castello di Colloredo di Montalbano, a Spilimbergo, a San Daniele del Friuli e a Udine. Per chi voglia spingersi fuori dal Friuli, l’itinerario ideale trova il suo completamento a Venezia, per una visita a Palazzo Grimani, e naturalmente a Roma, che fa tesoro delle sue opere più celebri.




Scompare Bonaria Manca, l’artista “pastora” amata in tutto il mondo. Sgarbi “le saremo per sempre riconoscenti”.

“Dalla Sardegna alla Tuscia l’imperturbabile e fuori dal tempo Bonaria Manca ci ha lasciato, nei dipinti e sulle pareti della sua casa, il sogno di un mondo da lei vissuto e da noi perduto, vivendolo per noi e trasferendolo nella pittura. Per questo le saremo per sempre riconoscenti. Così Vittorio Sgarbi nell’apprendere la scomparsa di Bonaria Manca, artista atipica, sarda di nascita ma da decenni a Tuscania, nella Tuscia laziale. La pittrice “pastora”  aveva infatti scelto Tuscania come seconda casa assieme alla sua famiglia; se ne è andata questa notte all’età di 95 anni. A darne l’annuncio sabato scorso, l’amministrazione comunale. “All’1,30 di stanotte ci ha lasciati Bonaria Manca, nostra concittadina, artista pluripremiata di fama internazionale, dall’animo gentile che ha saputo trasmettere attraverso la sua arte, le tradizioni culturali della sua terra natia”. Artista autodidatta, negli anni aveva trasformato il suo appartamento in un piccolo museo, “La Casa dei Simboli”: su tutte le pareti, dipinte rigorosamente a mano, sono raffigurate scene di vita contadina, il mare, le lavandaie al fiume. E ancora, animali, personaggi religiosi e surreali figure al confine tra realtà e fantasia. Attraversare quelle stanze significa fare un viaggio che inizia dall’infanzia trascorsa nella natia Orune, in Sardegna, fino ad arrivare a Tuscania, dove Bonaria Manca si era trasferita nel 1957. Le sue opere sono state esposte oltre che a Roma, Torino, Viterbo e Cagliari anche a Parigi, Lione, Ginevra, Salonicco, Marsiglia e nei Paesi Bassi. Nel 2000, venne nominata ambasciatrice dell’Unesco.

Il critico d’arte Vittorio Sgarbi di lei aveva già detto: “Bonaria è sorretta da uno straordinario spontaneismo multiforme che la fa vivere nel presente con il proprio mondo bambino”. Così come lo scrittore e cineasta francese, a lungo direttore dell’Accademia di Francia a Roma,  Jean-Marie Drot: “La cosa che mi piace nella opera di Bonaria è il fatto che quasi niente ci viene dalla testa, ma tutto viene dal cuore. Per me la sua è una pittura cosmica. La casa di Bonaria, in una certa maniera è unica forse in tutta Italia. Avere un quadro di Bonaria  è come avere un talismano, un portafortuna in un mondo di solitudine, di aprire subito una finestra su un domani, un futuro che sarà pieno di luce!”.

Sia Sgarbi che Drot avevano nel 2015 partecipato alla realizzazione di un pluripremiato documentario sulla vita dell’artista , L’Isola di Bonaria, di Jo Lattari per la regia di Luigi Simone.  Qui il link al trailer: https://youtu.be/nxqqfi7T_cY

La casa di Bonaria, a Tuscania, è da tempo sotto l’egida del MiBact.  Nel novembre 2015 il Ministero dei Beni Culturali decreta lo Studio d’artista della Casa dei Simboli (l’Isola di Bonaria del documentario) e oggi è una Casa Museo.

Ufficio Stampa Hdrà s.p.a.

Palazzo Fiano – Roma




FESTIVAL DELLA CANZONE FRIULANA, PRESENTATA OGGI L’EDIZIONE 2020 DEI “BEST OF”

Dal 1959, anno della sua nascita, fino a metà anni Ottanta era considerata la kermesse musicale più importante della regione, tanto da ospitare, oltre ai cantanti locali, artisti di fama nazionale come Enzo Tortora, Enrico Montesano, Lino Toffolo, Gino Bramieri, Ric e Gian, Wilma De Angelis, Cochi e Renato e molti altri ancora. Se il 2010, ad un cinquantennio dalla nascita, segna il grande rilancio della manifestazione, il 2020 entrerà senz’altro nella storia come un altro anno da ricordare.

Rimandato dalla primavera scorsa a causa del lock down dovuto alla pandemia, torna ora il Festival della Canzone Friulana, alla sua quinta edizione dal “rilancio” avvenuto 10 anni fa e organizzato ancora una volta da Noi Cultura, gestione associata della cultura e del turismo che riunisce i Comuni di Manzano, San Giovanni, Corno di Rosazzo, Pradamano, Buttrio, Premariacco e Pavia di Udine.

Sul palco del Teatro Nuovo Giovanni da Udine, il 24 ottobre alle 20.45 si alterneranno i “best of”, le migliori canzoni proposte nelle edizioni del 2010, 2012, 2015 e 2017 appositamente selezionate da una giuria di esperti formata da giornalisti e operatori delle principali radio della regione. Le musiche saranno eseguite, anche queste dal vivo, dalla prestigiosa Orchestra Fvg diretta dal Maestro Valter Sivilotti. «Un festival strepitoso come sempre, come vuole la tradizione del festival della canzone friulana», ha sintetizzato il direttore tecnico della rassegna, Renato Pontoni.

I dettagli sono stati presentati oggi, 17 ottobre, nell’Abbazia di Rosazzo, scelto come luogo simbolo e cuore storico pulsante dei Comuni che afferiscono a Noi Cultura. All’incontro erano presenti tra gli altri, il sindaco di Manzano, Piero Furlani, l’assessore comunale alla Cultura e turismo, Silvia Parmiani, la direttrice artistica della rassegna, Franca Drioli, e il direttore tecnico e organizzativo, Renato Pontoni, oltre al presidente dell’Arlef, Eros Cisilino e il presidente di BancaTer, Luca Occhialini, oltre ad altri assessori degli altri Comuni coinvolti.

«Questo – ha commentato il sindaco di Mazano Piero Furlani – è stato un anno difficile, ma abbiamo fermamente voluto attivare nuovamente questo festival proprio perché ci crediamo, così come crediamo nelle radici friulane. La canzone in marilenghe, che rappresenta il connubio perfetto di tutte le attività umane, permette di confrontarsi con la storia non solo a livello culturale, ma anche emotivo. E questo permette di valorizzare e capire quali sono le nostre radici per guardare poi al futuro».

Dello stesso avviso anche il suo assessore alla Cultura, Silvia Parmiani. «Manzano, come Comune capofila di Noi cultura e turismo – ha spiegato –, è orgogliosa di portare avanti questo progetto che vanta una storia quarantennale. Certo, questa è un’edizione un po’ particolare dovuta alla situazione che stiamo vivendo, ma sono rimasti intatti i valori che sono alla base del festival stesso così come lo abbiamo sempre conosciuto».

Sulla serata si è soffermata la direttrice artistica, Franca Drioli. «Sarà l’edizione del best of con cantanti provenienti da tutta la regione, un’orchestra di una quarantina di elementi, Rudy Fantin al pianoforte, cinque vocalist. Uno spettacolo all’insegna dell’alta qualità delle canzoni e degli interpreti. Uno dei punti forti di questo festival, inoltre, e che a livello europeo non ha pari tra le rassegne di lingue minoritarie, è stato il bel percorso di formazione che abbiamo svolto con dei laboratori insieme agli artisti».

A contendersi i premi del Festival della Canzone Friulana 2020, che sarà presentato dalla giornalista Martina Riva, saranno in tutto 16 brani, selezionati tra i primi tre classificati nelle passate quattro edizioni a cui si aggiungono 2 premi della critica e altri 2 scelti dalla giuria tecnica composta da Nicola Angeli (Radio Rai Fvg), Claudia Brugnetta (Radio Rai Fvg), Cristian Comelli (Radio Studio Nord), Nicola Cossar (Radio Spazio), Roberto Gennaro (Radio Sorriso).

Sul palco, dunque, si alterneranno Sara Simondi (Denant di te), Fausto Zarabara (Al vignarà seren), Megan Stefanutti (I vues di Diu), Laura Furci (Pinsîr), Eliana Cargnelutti (Timp par dismenteâ), Serena Finatti (Dal uman mateâ), Jessica Interdonato (Tal cîl des acuilis), Claudia Grimaz (Dal balcon a ven binore), Giordana Gismano (Lûs), Ulisse Tonon (Penseir animâl), Nicole Lizzi (Viaç – Still life), Consuelo Avoledo (Mi plasarès savê), Michela Franceschina (Il cûr), Megan Stefanutti (Grispis – a S.d.J.), Milena Galasso (Il cîl di Alessandrie) e Jody Bortoluzzi (Sunsûr).

I primi tre vincitori e il premio della critica saranno decretati grazie alle votazioni ottenute sia dalla giuria tecnica e da quelli dei 7 assessori alla Cultura delle altrettante amministrazioni che fanno parte di Noi Cultura.

Il festival, lo ricordiamo, è realizzato con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e la Fondazione Friuli, la partecipazione del Comune di Udine, dell’ ARLeF Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane e da BancaTer. Alla preparazione artistica ha lavorato Franca Drioli per la direzione artistica di ArteVoce, mentre quella tecnica e il coordinamento sono a cura di Renato e Carlo Pontoni della Pregi Srl. La segreteria della manifestazione è stata curata da Cristina Qualizza dell’ufficio cultura e turismo del Comune di Manzano, amministrazione capofila di Noi Cultura.

L’ingresso alla serata del 24 è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili e con prenotazione obbligatoria telefonando dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 all’ufficio Iat di Manzano allo 0432 1799010.




Domani 18 ottobre, ore 11, a Padova, cerimonia di consegna del Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica 2020

Quest’anno si contenderanno il Premio le cinque opere finaliste selezionate dalla Giuria Scientifica presieduta dall’immunologo, direttore scientifico di Humanitas e docente di Humanitas University Alberto Mantovani. Ecco i cinque titoli: Il giro del mondo in sei milioni di anni (Il Mulino, 2018) di Guido Barbujani e Andrea BrunelliSenza confini. Le straordinarie storie degli animali migratori (Codice Edizioni, 2019) di Francesca BuonincontiLa trama della vita. La scienza della longevità e la cura dell’incurabile tra ricerca e false promesse (Marsilio, 2018) di Giulio CossuIl senso perfetto. Mai sottovalutare il naso (Codice Edizioni, 2019) di Anna D’Errico, e Cybercrime. Attacchi globali, conseguenze locali (Hoepli, 2019) di Carola Frediani. A condurre la cerimonia di premiazione sarà Alessandra Viero, giornalista e conduttrice televisiva.

La cinquina finalista: autori e opere

Guido Barbujani. Ha lavorato alla State University of New York a Stony Brook, alle Università di Londra, Padova e Bologna, ed è professore di Genetica all’Università di Ferrara. Collabora con il Domenicale de “Il Sole 24 Ore”. Tra i suoi libri L’invenzione delle razze (Bompiani 2006), Il gene riluttante (con L. Vozza, Zanichelli 2016), Gli africani siamo noi (Laterza 2016).
Andrea Brunelli. Dottorando di ricerca in Biologia evoluzionistica ed Ecologia all’Università di Ferrara.
Il giro del mondo in sei milioni di anni (Il Mulino, 2018). Non si sa quanti anni abbia esattamente Esumim: ne dichiara circa sei milioni. A volergli credere avrebbe partecipato a tutte le grandi migrazioni dell’umanità, fin da quando avevamo un cervellino grande come quello degli scimpanzé. «Ci siamo divertiti» – ripete sempre – «non si stava mai fermi!». Esumim è l’immaginario testimone di un viaggio che ha inizio molti milioni di anni fa, il cui primo passo – quello di scendere dagli alberi – ha dato l’avvio alla lunga catena di migrazioni attraverso la quale i nostri antenati hanno colonizzato il pianeta. Quante umanità diverse – dagli Australopitechi a Neanderthal a Sapiens – si sono succedute e incrociate sulla Terra? Quali percorsi hanno seguito, dalla loro prima uscita dall’Africa fino alla diffusione in tutto il pianeta? Come si sono influenzate e mescolate fra loro, e cosa possiamo capire oggi di tutto questo studiando il loro Dna? Una vicenda intricata, in cui la genetica ci guida nella ricostruzione di una colossale diaspora mai conclusa, che ci porta ancora oggi a spostarci e a incontrarci, a essere tutti dappertutto.

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Francesca Buoninconti. È una giornalista scientifica freelance. Naturalista di formazione, dopo il master in giornalismo scientifico ha lavorato per Città della Scienza, Radio Kiss e Radio3 Rai. Oggi scrive principalmente di scienza, natura e clima per varie testate, tra cui “il Tascabile”, “Repubblica.it”, “Micron” e “Vanity Fair”.
Senza confini. Le straordinarie storie degli animali migratori (Codice Edizioni, 2019). Il nostro pianeta è attraversato da miliardi di animali in viaggio. Piccoli o grandi, da soli o in gruppo, percorrono decine di migliaia di chilometri in volo, in marcia o a nuoto, affrontando difficoltà e pericoli, su percorsi infidi che spesso costano loro la vita. Migrano i giganti del mondo, le balene; migrano alcune delle creature più leggiadre, le farfalle; e ancora uccelli, mammiferi terrestri e volatori, pesci, anfibi, rettili, insetti di ogni tipo e altri invertebrati, come gli insospettabili granchi. Durante questo viaggio molti subiscono trasformazioni incredibili, altri sono puntuali come orologi svizzeri, altri ancora coprono distanze equivalenti a tre volte il viaggio di andata e ritorno dalla Luna. Ma come fanno a raggiungere la loro destinazione? Come si orientano e come riescono a tornare ogni anno esattamente nel luogo in cui sono nati? Soprattutto, perché migrano?
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Giulio Cossu. Vive a Manchester, dove insegna Medicina rigenerativa e si occupa di cellule staminali per la terapia delle distrofie muscolari. È stato professore di Biologia delle cellule staminali alla University College London e in precedenza professore di Istologia all’Università di Milano e alla Sapienza di Roma. È fellow dell’Academy of Medical Sciences, dell’Accademia dei Lincei, dell’European Academy of Science e dell’European Molecular Biology Organization. Ha fatto parte del Committee for Advanced Therapies dell’European Medicines Agency. È membro del Consiglio generale dell’Associazione Luca Coscioni, con cui collabora dalla fondazione, riconoscendone l’impegno per la ricerca scientifica in Italia.
La trama della vita. La scienza della longevità e la cura dell’incurabile tra ricerca e false promesse (Marsilio, 2018). «Quando vivevo in Italia, non di rado mi capitava che la gente mi chiedesse: professore, quando pensa che le cellule staminali arriveranno realmente a curare le persone? Pazientemente, tutte le volte, rispondevo che da circa mezzo secolo le staminali sono in clinica e hanno salvato migliaia di vite umane». A partire dalle ultime frontiere al centro delle cronache (terapia genica e genome editing, medicina personalizzata, organoidi), attraverso una serie di esempi e casi inediti, Giulio Cossu racconta, ripercorrendo la sua quarantennale esperienza di scienziato internazionale, l’evoluzione e la storia delle scoperte più importanti nel campo della medicina rigenerativa. Sfatando non pochi miti e mettendo in crisi convinzioni ideologiche (soprattutto riguardo all’impiego delle cellule staminali), il libro affronta i tanti temi di natura etica ed economica (è giusto “distrarre” fondi per curare malattie rare che colpiscono pochi individui invece che destinarli a salvare migliaia di bambini “colpevoli” soltanto di essere nati dalla parte sbagliata del mondo? Come impattano sui sistemi di welfare tecniche di questo tipo? Vince il costo ingente sul breve periodo o forse è più importante valutare il risparmio che produrranno sul lungo termine?) e che hanno a che fare con la nostra consapevolezza dei temi scientifici e la scarsa cultura in questo settore, alla base della facilità con cui crediamo agli imbonitori e siamo pronti a mettere in discussione certezze ormai consolidate (come l’utilità dei vaccini).
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Anna D’Errico. Neuroscienziata, è ricercatrice presso la Goethe Universität di Francoforte. Fuori dal laboratorio studia l’uso degli odori nelle arti performative e cura il blog “Il senso perfetto. Di odori improbabili e puzze (im)possibili”.
Il senso perfetto. Mai sottovalutare il naso (Codice Edizioni, 2019). Il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti da anni lavora a un’arma offensiva (e non letale) a base di odori capaci di creare il panico. Nel 2018 la Global Industry Analysts ha stimato in 45 miliardi di dollari il giro d’affari annuale dell’industria dei profumi. Insomma, quello che ruota attorno al nostro naso, a quanto pare, è una cosa seria. Ma come funziona questo nostro senso così raffinato e complesso e al tempo stesso istintivo ed emozionale? Tra ricerca scientifica e tante curiosità, Anna D’Errico ci accompagna in un viaggio alla scoperta dei talenti del naso umano, descrivendo qualità poco note e sfatando alcuni miti, come l’idea che l’uomo abbia un olfatto poco sviluppato.
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Carola Frediani. Per anni ha svolto la professione di giornalista, seguendo temi digitali, privacy, sorveglianza, cybersicurezza, e diritti umani.
Cybercrime. Attacchi globali, conseguenze locali (Hoepli, 2019). Da anni si parla di cybercrimine, ma per quanto il fenomeno sia di volta in volta sottovalutato, sopravvalutato, minimizzato, esagerato o deformato, resta sempre qualcosa di astratto. Puntini incomprensibili su una mappa, termini arcani, narrazioni parziali e frammentarie, conseguenze vaghe e lontane. In questo libro invece si seguono in dettaglio alcune storie, si entra dentro la dinamica degli attacchi, l’impatto sulle vittime, le ramificazioni sociali, economiche, legali e perfino geopolitiche di singoli episodi. Tra ospedali in tilt, politici presi di mira, consulenti rovinati, caotici mercati neri e criminali allo sbaraglio.

La giuria
La Giuria che ha scelto i cinque libri finalisti ha come Presidente Alberto Mantovani, immunologo, direttore scientifico di Humanitas e docente di Humanitas University. In passato ha lavorato in Inghilterra e negli Stati Uniti ed è stato a capo del Dipartimento di immunologia dell’Istituto Mario Negri di Milano. Ha contributo al progresso delle conoscenze nel settore immunologico, sia formulando nuovi paradigmi, sia identificando nuove molecole e funzioni. Le analisi bibliometriche lo indicano come il ricercatore italiano attivo in Italia più citato nella letteratura scientifica internazionale, e come uno dei 10 immunologi più citati a livello internazionale. Per la sua attività di ricerca ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti nazionali e internazionali, tra cui il prestigioso premio Pezcoller-AACR assegnatogli nel maggio 2019 dall’American Association for Cancer Research “per gli straordinari risultati nella ricerca sul cancro”, nel 2018 il Prize for Excellence in Medicine (American-Italian Cancer Foundation) e, nel 2016, il Premio Europeo di Oncologia dall’Organizzazione degli Istituti Europei del Cancro (OECI) e il Robert Koch Award per l’impatto trasversale sulla Medicina delle sue scoperte in ambito immunologico.

A lui si affiancano cinque autorevoli giornalisti specialisti della divulgazione scientifica: Gabriele Beccaria, firma de La Stampa e responsabile degli inserti Tuttoscienze e Tuttosalute; Rossella Panarese, autrice e conduttrice di Radio3Scienza, il quotidiano scientifico di Rai Radio 3; Giovanni Caprara, saggista ed editorialista scientifico del Corriere della SeraBarbara Carfagna, giornalista RAI; e infine Silvia Bencivelli, giornalista, saggista, conduttrice radiofonica e televisiva.

Oltre ai giornalisti scientifici, grazie alla collaborazione con l’Università di Padova la Giuria vedrà la partecipazione di cinque docenti universitari in grado di rappresentare la comunità scientifica dell’Ateneo: Maurizio Borin, docente di Agronomia; Marco Ferrante, docente di Calcolo delle Probabilità; Maria Maddalena Parlati, docente di Letteratura Inglese; Maria Berica Rasotto, docente di Anatomia Comparata; e infine Flavio Seno, docente di Fisica Teorica della Materia.

Ma sarà la “giuria esterna” a decretare il vincitore della quattordicesima edizione del Premio: questa è composta da composta da studenti universitari di tutta Italia che si sono candidati come giurati e da 10 scuole secondarie di secondo grado.

Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica
Agli inizi del Seicento, quando insegnava all’Università di Padova, Galileo Galilei puntò per la prima volta un cannocchiale verso il cielo. Questo gesto provocò una rivoluzione nell’astronomia e diede avvio alla scienza moderna. Da quel primato cittadino nelle scienze è nato il Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica, rivolto soprattutto ai giovani, che ne sono i veri protagonisti. Il Premio, promosso dal Comune di Padova-Assessorato alla Cultura, seleziona da quattordici anni i migliori libri di divulgazione scientifica pubblicati in Italia nel biennio precedente. Nelle scorse edizioni si sono succeduti come presidenti della Giuria Umberto Veronesi, Carlo Rubbia, Margherita Hack, Paolo Rossi, Mario Tozzi, Piergiorgio Odifreddi, Paco Lanciano, Nicoletta Maraschio, Vittorino Andreoli, Paolo Crepet, Dario Bressanini, Sandra Savaglio, Elena Cattaneo.




Ulissi vince la tappa 13 del Giro d’Italia, la Maglia Rosa Almeida guadagna 6″ di abbuono Diego Ulissi centra il bis

Diego Ulissi (UAE Team Emirates) ha bissato il successo ottenuto nella seconda tappa ad Agrigento, imponendosi in uno sprint ristretto sul traguardo di Monselice dove ha preceduto la Maglia Rosa Joao Almeida (Deceuninck-Quick Step) e Patrick Konrad (Bora-Hansgrohe).
Con l’abbuono del secondo posto (6″) il corridore portoghese ha aumentato il suo vantaggio in classifica generale alla vigilia dei 34,1 km contro il tempo della Conegliano – Valdobbiadene (Prosecco Superiore Wine Stage) TISSOT ITT di domani.

Jonathan Dibben (Lotto Soudal) sarà il primo corridore a partire alle 13:00. La Maglia Rosa Joao Almeida partirà per ultimo alle 15:Il vincitore di tappa Diego Ulissi: “La fiducia e la serenità che mi ha dato il successo ottenuto nella seconda tappa mi hanno aiutato a conquistare la vittoria oggi. In un Giro d’Italia ci sono giorni buoni e altri difficili. Ieri ho sofferto il freddo. Il tracciato di oggi mi piaceva molto ma sapevo che non dovevo arrivare in volata con sprinters come Sagan e Démare. Per questo motivo abbiamo accelerato ai piedi dell’ultima salita con Valerio Conti. C’era un po’ di vento contrario lungo il rettilineo finale ma ho fatto un ottimo sprint grazie anche al gran lavoro di rifinitura di McNulty.”

La Maglia Rosa João Almeida: “Conoscevo bene le strade e gli strappi degli ultimi 30 km. Adesso non vedo l’ora che arrivi domani. Non ho mai fatto una cronometro così lunga ma sono entusiasta all’idea di partire per ultimo. Se sarò in una buona giornata potrei riuscire a tenere la Maglia Rosa. In caso contrario, perderò un po’ di tempo rispetto agli altri contendenti della generale.”

La Maglia Azzurra Ruben Guerreiro: “È stata una buona giornata in ottica Maglia Azzurra ma non per la tappa. Volevo vincere. In un piccolo gruppo posso sprintare ma non ero in una buona posizione e non ho disputato la volata. Non si puo’ avere tutto. Sono sicuro che domani Joao Almeida manterrà la Maglia Rosa. È un ottimo corridore a cronometro e ha tutto il nostro Paese a tifare per lui “.

La Maglia Ciclamino Arnaud Démare: “Questo risultato è come un pareggio tra me e Peter Sagan per la Classifica a Punti, anzi forse va meglio a me che a lui. Le due salite nel finale erano molto dure, nel tratto in pianura prima dell’arrivo siamo andati a tutta ma non è bastato per raggiungere il gruppo davanti”.


LA TAPPA DI DOMANI

Tappa 14 – CONEGLIANO-VALDOBBIADENE (Prosecco Superiore Wine Stage) – TISSOT  ITT – 34km

Tappa a cronometro molto impegnativa sullo sfondo dei vigneti del Prosecco. La tappa è lunga 34.1 km impegnativi, con un GPM dopo soli 7 km circa con pendenze fino al 19% (Muro di Ca’ del Poggio). La parte successiva è tutto un continuo di saliscendi e serpeggiamenti tra le colline, su strade mediamente ristrette dal fondo in ottimo stato.

Ultimi KM
Ultimi 3 km in discesa fino ai 400 m dall’arrivo. Ai 750 m curva impegnativa a sinistra seguita ai 500 (ancora in discesa) da una curva a destra che con la successiva ai 400 m immette nel rettilineo finale di 300 m al 5.5%, su asfalto di larghezza 6 m.